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Přednádraží: la comunità rom resiste allo sgombero forzato

Lo scorso agosto il sindaco di Ostrava (Repubblica Ceca) [it] ha ordinato al proprietario delle 11 palazzine di Přednádraží lo sgombero immediato dei residenti a causa delle cattive condizioni degli edifici in seguito alla rottura dei canali di scolo. Ben tre commissioni d'indagine del municipio di Ostrava hanno tentato di stabilire chi dovesse farsi carico delle riparazioni, ma nel frattempo sono i residenti a dover fronteggiare le conseguenze di quest'incuria — si vedano precedenti articoli di GV sul caso: qui e qui, [en, come i link successivi, salvo ove diversamente indicato].

“Non ce ne andiamo!” (Agosto 2012). Foto di Daniela Kantorova.

Circa 100 famiglie, supportate da alcuni attivisti locali, si sono rifiutate di andarsene. Molte non avevano altro posto dove andare; alcune vivevano a Přednádraží da 30 anni. Ora, cinque mesi più tardi, ne sono rimaste soltanto dodici, compresi sei bambini. Con l'eccezione di una coppia, tutti si sono spostati nella palazzina 8, che è diventata il centro della comunità.

Edificio 8 a Přednádraží. Foto di Daniel Arauz, ripubblicata con il suo permesso.

La Commissione Edilizia del comune ha steso una lista delle riparazioni necessarie perché i palazzi di Přednádraží siano dichiarati nuovamente agibili. Il proprietario Roztočil, ha acconsentito a che i residenti svolgano le riparazioni all'edificio 8 loro stessi. Non ha però stanziato dei fondi e la comunità conta per ora solo sulle offerte reperiti dagli attivisti. Al momento è stato riparato il tetto, ripulita la cantina e si stanno per iniziare le riparazioni ai camini.

Jan Bandy, leader della comunità di Přednádraží. Foto di Daniela Kantorova.

Il piano delle riparazioni a Přednádraží

Il piano delle riparazioni a Přednádraží. Foto di Daniela Kantorova.

I lavori vengono tuttavia svolti in condizioni difficili: vi è soltanto un rubinetto funzionante e solo un appartamento ha l'elettricità. Una coppia vive ancora nell'edificio 17, dove c'è elettricità ma non acqua corrente. I due non hanno possibilità di spostarsi altrove, soffrono di malattie croniche e faticano ogni mese per potersi pagare le medicine. La comunità è in ogni caso decisa a continuare con i lavori di riparazione.

L'edificio 17 a Přednádraží. Foto di Daniela Kantorova.

Nonostante molti edifici siano stati saccheggiati da “sciacalli” in cerca di metalli di scarto o materiali da costruzione, alcuni residenti che se ne erano andati in seguito allo sgombero hanno espresso la volontà di tornare. Queste famiglie non hanno avuto altra scelta che trasferirsi in ostelli troppo cari, dove si sono trovate in condizioni disastrose: sovraffollamento, un'epidemia di dissenteria in autunno, e pressioni affinché non ne parlassero in giro, sotto minaccia di espulsione dagli ostelli stessi.

Přednádraží dopo lo ‘sciacallaggio'. Foto di Daniel Arauz, ripresa con il suo permesso.

Ci sono prove di collusione tra alcuni funzionari del comune e i proprietari di alcuni ostelli che ricevono addirittura fondi pubblici per la loro attività. Gli ostelli non possono in ogni caso costituire un'alternativa all'edilizia popolare. Ad esempio, un ostello in via Cihelní ad Ostrava [cs] costa 80 CZK a notte per persona per periodi di lunga permanenza, se quattro o più persone dormono nella stessa stanza con servizi comuni. Per una famiglia di sei persone si arriverebbe a 14.400 CZK al mese (563 euro), cifra impossibile per la maggior parte delle famiglie, dato che lo stipendio medio mensile nella Repubblica Ceca [cs] è di circa 24.500 CZK (959 euro).

La difficoltà di trovare un'alternativa agli ostelli è dovuta allo scarso numero di appartementi a basso costo a Ostrava e alle caparre esorbitanti chieste alle famiglie rom dai proprietari. E molti residenti di Přednádraží sono disoccupati.

L'edificio 17 a Přednádraží. Foto di Daniela Kantorova.

Si rimprovera ai rom di non voler lavorare, ma i motivi di questa condizione, oltre alla discriminazione da parte dei datori di lavoro, sono da ricercarsi nell'oppressione che i rom hanno tradizionalmente subito in Europa. La Repubblica Ceca ha una storia decennale di segregazione nelle scuole che veniva praticata negli anni del comunismo ed è tutt'ora in vigore. Era comune mandare i rom in scuole separate per bambini con problemi di apprendimento, senza che alcuna perizia psicologica ne avesse dimostrato la necessità.

Nel 2007 la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato tale pratica in seguito ad una causa intentata alla Repubblica Ceca dai cittadini rom. Nel novembre del 2012 i rom di Ostrava hanno organizzato una manifestazione per l'anniversario della sentenza. Si trattava della prima azione organizzata da attivisti rom senza alcun supporto governativo o da parte di ONG.

Nonostante la decisione della Corte e nonostante Ostrava abbia iniziato nel febbraio dello scorso anno un programma di integrazione sponsorizzato dall'UE [cs], non sembra diminuire la discriminazione dei bambini rom nelle scuole, secondo un rapporto pubblicato in novembre dalla sezione ceca di Amnesty International [cs].

Il governo ceco si è distinto per la sua assenza nella vicenda. Il rapporto compilato dall'ufficio del difensore civico dopo la visita dei suoi emissari a Přednádraží non è ancora stato pubblicato. E mentre gli abitanti aspettano ancora un segnale di buona volontà da parte delle autorità, continuano a lottare per il diritto fondamentale alla casa, nonostante le minacce, la povertà e le condizioni di vita inumane.

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