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Nepal: proteste dopo lo stupro di gruppo a New Delhi

Il recente caso di stupro di gruppo a Delhi non ha generato rabbia e indignazione in tutta l'India [it], ma anche nei Paesi confinanti. La società patriarcale del Nepal non è molto diversa da quella indiana – o della maggior parte dell'Asia del Sud – per quanto riguarda le donne, che devono fronteggiare molestie sessuali e violenze mentre le autorità appaiono incapaci di risolvere tali problemi. Lo stupro di Delhi ha portato alla ribalta casi simili in Nepal e diversi gruppi si sono fatti avanti per formare un movimento in favore della giustizia e della legalità.

Le proteste in Nepal sono iniziate in relazione allo stupro di Sita Rai [en, come i link successivi] (il nome è stato cambiato), rapinata e stuprata il mese scorso dal personale di sicurezza del Tribhuvan International Airport di Kathmandu mentre tornava a casa dall'Arabia Saudita. Da qualche giorno gli attivisti locali stanno protestando davanti alla residenza del Primo Ministro a Baluwatar per chiedere giustizia per Sita Rai. Gli attivisti hanno anche redatto una petizione, mettendola poi online perché potesse essere firmata e inviata al Primo Ministro Dr. Baburam Bhattarai, per chiedere interventi immediati sui recenti casi di violenza contro le donne.

Studenti a Birgunj (Nepal) protestano contro lo stupro di gruppo a New Delhi. Immagine di Manish Paudel (copyright Demotix, 24/12/2012)

I racconti di casi di stupro si sono diffusi sui social media in seguito all'estesa copertura da parte dei principali media negli ultimi giorni. Su Facebook e Twitter i netizen esprimono opinioni e capiscono che qualcosa va fatto per promuovere il cambiamento. Alcuni prendono l'iniziativa, proponendo di occupare la residenza del Primo Ministro a Baluwatar. Il movimento è ora noto su Twitter con l'hashtag #OccupyBaluwatar:

@UjjwalAcharya: Esprimo solidarietà con #OccupyBaluwatar e chiedo giustizia per Sita Rai, vittima del #TIARape. Per favore unitevi a noi alla residenza del Primo Ministro alle 10 di domenica!

@manjushreethapa: Spero che #OccupyBaluwatar faccia in modo che lo stato si sforzi di metter fine all'impunità per questo e altri casi di stupro – migliaia restano ancora irrisolti dalla guerra.

@anitapthapa: Ci è stato assicurato che il Primo Ministro leggerà tutte le lettere di petizione entro oggi e che il suo ufficio ci risponderà entro 2 giorni #TIArape #OccupyBaluwatar.

Anche Pushpa Basnet, nominata CNN Hero 2012, fa parte del movimento e sostiene la petizione. Ecco una sua immagine mentre partecipa alla protesta.

Puspa Basnet CNN Hero in Rape Case Campaign

Pushpa Basnet, CNN Hero 2012, mostra solidarietà alla campagna. Immagine per gentile concessione di Ujwal Thapa (uno degli attivisti della campagna).

Il governo ha deciso di risarcire la vittima dello stupro con 150,000 Rupie Nepalesi. I manifestanti chiedono tuttavia severe punizioni per gli autori del reato, invece di un semplice risarcimento. I tweet e agli aggiornamenti Facebook degli attivisti hanno sospinto al meglio la campagna, come rivela lo status Facebook di Stuti Basnyet:

La protesta #OccupyBaluwatar continuerà domani, 29 dicembre, dalle 10 in avanti. Ci sono stati grossi progressi oggi e il Primo Ministro ha promesso di portare i casi di Sita Rai e Saraswati Subedi all'attenzione dei membri del governo perché si giunga a una decisione. Fino ad allora è necessario aumentare la pressione pubblica per chiedere che il governo si assuma le proprie responsabilità. Unitevi alla lotta!

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