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Libano: il massacro di Sabra e Shatila 29 anni dopo

Il 16 settembre scorso è stato commemorato il 29° anniversario del massacro di Sabra e Shatila, l'evento più cruento nella storia del conflitto israelo-palestinese, il quale dura ormai da più di sessant'anni.

Il 16 settembre del 1982, i miliziani falangisti libanesi, coperti alle spalle da militari israeliani (in arabo: al-Kataeb) entrarono nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, situati nella parte occidentale della città di Beirut compiendo un massacro senza precedenti. Le uccisioni furono indiscriminate, nemmeno l'età e il sesso vennero presi in considerazione: anziani, donne, bambini e perfino neonati furono facili prede.

Su concessione di Mondoweiss

Su concessione di Mondoweiss

La cifra esatta dei palestinesi uccisi non è mai stata stabilita: secondo le stime il numero dei morti sarebbe compreso tra gli 800 e i 3500 individui, i cui corpi, testimonianze della distruzione operata dai falangisti, in alcuni casi non furono mai ritrovati.

Il massacro si consumò sotto gli occhi dei soldati israeliani i quali, avendo assunto il controllo di Beirut ovest e la responsabilità di vigilare sulle entrate ai campi profughi, facilitarono l'operazione agli alleati libanesi rischiarando il cielo notturno con dei bengala.

Una commissione di inchiesta israeliana, la Commissione Khan [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato], giudicò il Ministro della Difesa dello Stato di Israele, Ariel Sharon, personalmente responsabile dell'accaduto, chiedendone le dimissioni dal Governo israeliano.

Venerdì 16 settembre il web è stato invaso da tribuiti in memoria delle vittime del massacro.

DesertPeace ha commemorato l'accaduto condividendo un video [attenzione: il video contiene immagini impressionanti]:

Il blog politico Pulse, ha ripercorso la storia dell'orribile tragedia:

Erano le sei di giovedì sera. Durante la prima incursione trecentoventi uomini furono trascinati in trenta furgoni. Quattro squadre fecero irruzione da quattro diversi punti di accesso al campo. Queste squadre erano composte dagli uomini più sanguinari, quelli che godevano maggiormente delle violenze perpetrate, i più avezzi alla battaglia, i più saturi di rabbia, uomini che avevano bisogno di alzare ogni volta il livello delle proprie atrocità per scuotere i loro sensi ormai assuefatti alla guerra. Sempre più selvaggi, sempre più crudeli.

Israele illuminò loro il cielo. I bengala bianchi di fosforo si arrampicarono verso l'alto ballando, poi un fuoco, come un sole orribile, si incendiò sopra il tetto, un sole che esplodeva di rabbia, mentre i bambini dormivano…

Senza nessun riguardo uccisero anche i bambini più piccoli e le loro fastidiose madri. Poi furono grida e corse. Casa per casa, arrivarono fino alle stanze più nascoste, alle mura più estreme. Un duro lavoro. Presto iniziarono a colpire i bersagli con più attenzione, praticando con gusto quel macabro sport, sfregiando, squarciando e accoltellando. Tracannavano whisky e araq, sniffavano cocaina sulla carne viva e sulle lame dei coltelli. Per tutta la notte, quel giovedì, i bulldozer abbatterono gli edifici prossimi all'entrata del campo, mentre una macchina scavava fosse. Ululando e sparando attraversavano correndo ogni strada del campo. La gente si chiudeva in casa, in attesa. Mormoravano cercando di prevedere in quale direzione sarebbe proseguito il massacro o accampando scuse per giustificare il frastuono. Alcuni ancora non si rendevano conto della sua estensione, o non volevano crederci. Il mattino avrebbe mostrato loro la dura realtà.

Si rannicchiavano nel buio più nero. Fuori il sole notturno bruciava, nei nascondigli nemmeno la flebile luce di una candela. Buio, oscuro quanto l'ignoranza. Poi l'alba portò con sè l'odore del fumo e del sangue.

Venerdì il massacro si intensificò. Raggiunse la sua massima ferocia nell'area del Gaza Hospital. Finalmente, intorno alle 8 di sabato mattina, gli scontri andarono scemando. Una follia durata più di 36 ore.

Christof Lehmann offre il suo tributo su Sabbah Report:

Sono passati 29 anni, dio mio. Non vi dimenticherò mai, persone meravigliose. Non dimenticherò nemmeno la crudeltà e la compassione portate agli estremi, le brutture e la bellezza, le ghigna e le risate mentre assassinavano senza nessun rispetto per l'umanità e la vita, qualcosa di impossibile da comprendere. Non dimenticherò mai le lacrime e i pianti di disperazione più profonda, le sofferenze a cui nessun essere umano, e nemmeno nessun animale, dovrebbe essere sottoposto. Nei giorni di terrore condivisi, imparari la più grande lezione di umanità e potei conoscere la più profonda bellezza dello spirito collettivo palestinese, che a tratti faticavo a sopportare.

Confuso? Si, lo sono.

Nonostante siano passati 29 anni, ancora non riesco a capire fino in fondo l'effetto che questa esperienza abbia avuto su di me o su di voi. Io, almeno, ebbi il privilegio di andarmene da lì non appena fu possibile venir fuori dalle rovine di Sabra e Shatila.  Voi no. Questo mi ha rattristato profondamente. Così profondamente da impedirmi di riuscire ad affrontare nuovamente i demoni del ricordo e la mia coscienza, così sporca dopo avervi lasciato lì. Ci sono così tante cose che non capisco legate al fatto che vi abbia abbandonati in quello stato, presi a calci, sanguinanti nel corpo e nell'anima. Vetri rotti che brillano come diamanti al sole, gridando di disperazione “lasciateci vivere in pace”. Questa è l'unica cosa che so con assoluta certezza:

né io, né voi, né nessun altro uomo dovrebbe sperimentare la crudeltà della pura malvagità sguinzagliata in quel modo, e finché avrò vita farò qualsiasi cosa in mio potere affinché esperienze terrificanti come quella di Sabra e Shatila non si ripetano.

Come potete vedere, sono un completo fallimento.

David Samel ha richiamato l'attenzione su altri crimini commessi dall'esercito israeliano durante l'invasione in Libano del 1982, pubblicando un commento su Mondoweiss:

per quanto terribili furono queste atrocità, esse rappresentarono solo la ciliegina sulla torta dell'invasione israeliana in Libano nel giugno 1982, un'invasione giustificata da un falso pretesto e che causò la morte di un numero compreso tra i 15.000 e i 20.000 individui, libanesi e palestinesi. A dire il vero gli israeliani “liberali” citano Sabra e Shatila a dimostrazione di quanto progressista sia il loro Paese. Al di là di tutto, centinaia di migliaia di israeliani manifestarono contro il massacro e la Commissione Khan giudicò due pesci grossi, come Sharon ed Eitan, indirettamente responsabili. Il film “Valzer con Bashir” ha dato voce ai sensi di colpa e ai ricordi che i veterani israeliani  cercano drammaticamente di affrontare. Tuttavia, l'intera estate del 1982 fu caratterizzata da continui atti di barbarie, ancor più di quanto accadde nella guerra in Libano del 2006 o, più di recente, durante le invasioni e i bombardamenti combinati del 2008-2009 a Gaza. Crimini impuniti, perchè Begin e Sharon, ormai deceduti (nel caso di Sharon solo virtualmente), non furono mai chiamati a rispondere delle uccisioni di massa e del terrorismo di Stato.

Su Body on the Line Marcy Newman sostiene che celebrare l'anniversario sia cosa vana se nel frattempo non si affrontano le difficili condizioni di vita dei rifugiati palestinesi:

quello che mi preoccupa di tutto questo è il fatto che tutti commemorino l'anniversario del massacro di Sabra e Shatila mentre nessuno sembra ricordare la distruzione del campo profughi di Nahr el Bared. È piuttosto conveniente per Mitchell e per i suoi seguaci libanesi parlare del problema dei rifugiati palestinesi, ma state pur certi che non rilasceranno nessuna dichiarazione in merito alla questione del loro diritto al ritorno. Per i palestinesi di Nahr el Bared ora il diritto al ritorno è un “doppio” diritto: diritto di ritorno al loro campo e, secondariamente, di ritorno in Palestina. Se solo questo primo passo potesse essere saltato e potessero tornare alle proprie case immediatamente!

È per questo che credo di essere contraria agli anniversari. In senso ideale, gli anniversari dovrebbero essere momenti utili a riflettere in merito a una persona/un popolo/un evento. Dovrebbero aiutare ad agire in modo da riuscire a onorare questa memoria. L'unico vero modo per onorare la memoria del massacro del 1982 o della distruzione di Nahr el Bared del 2007 è combattere per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Ma nessuno parla di questo, come non si sta parlando della ricostruzione di Nahr el Bared.

Anche su Twitter, numerosi commenti in memoria dell'accaduto:

@motantawi: una tragedia è una tragedia. Il ricordo dell'11 settembre non supera o cancella la memoria del massacro di Sabra e Shatila. Perché fare dei paragoni?

@rida_faisal: perché le vittime di Sabra e Shatila non vengono ricordate con una cerimonia di commemorazione di massa? E la copertura mediatica? Giusto, non è sangue americano.

@HamzehLattouf: Sabra e Shatila rappresentano crimini orribili, crimini commessi dal “mondo civilizzato” per permettere agli assassini di farla franca

@fadiseikaly: ecco qui i miei 140 caratteri dedicati alle vittime di Sabra e Shatila del 1982. Spero che Sharon, nel suo coma, veda i loro volti ogni giorno.

@omerrcelik: oggi si commemora il ventinovesimo anniversario del massacro di Sabra e Shatila. Il giorno di uno dei più brutali attacchi mai commessi nella storia, portato a compimento da Israele

@IamDiijah: il mondo non osserverà un minuto di silenzio in memoria delle 3.500 vittime palestinesi innocenti di Sabra e Shatila

@KShihabi: massacro di Sabra e Shatila 16-19/9/1982…nessuno ha ancora pagato

@hamna_: domani, 16-17 settembre, si commemora il massacro di Sabra e Shatila ma, di certo, non sarà ricordato come è stato ricordato l'11 settembre.

Nonostante il ricordo di Sabra e Shatila sia molto diffuso attravero i social media, la blogosfera libanese rimane pressochè muta in merito al massacro.

Come già accaduto per l'intera guerra civile libanese, molti libanesi hanno scelto la via del silenzio, come risulta evidente dalla quasi completa mancanza di allusioni e riferimenti all'anniversario di Sabra e Shatila sul web.

Per molti libanesi la guerra civile e le sue atrocità continuano a essere un cupo ricordo da evitare per non riaprire ferite ancora troppo dolorose.

La vita prosegue quindi nella sua normalità, ignara dei crimini commessi contro l'umanità, in alcune occasioni proprio sul suolo libanese.

Di fatto, fino ad oggi, nessun libanese colpevole del massacro di Sabra e Shatila o di qualsiasi massacro occorso durante la guerra civile libanese è mai stato condotto davanti a un tribunale.

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