Sud est asiatico: risorse di energia alternativa

L'impennata dei prezzi del petrolio ha spinto molti Paesi del sud est asiatico a valutare con maggiore interesse l'utilizzo di risorse di energia alternative. Ad investire sulle fonti di energia rinnovabili sono anche Paesi produttori di petrolio quali Malesia, Indonesia e Brunei.

Il ricorso all'energia alternativa è da considerarsi ormai un atto dovuto. I recenti rincari del carburante hanno infatti scatenato proteste su larga scala in Malesia e Indonesia. Il caro petrolio aggrava inoltre le difficili condizioni economiche in cui versa la regione, già messa in ginocchio dal rialzo dei prezzi alimentari.

La maggiore consapevolezza generale della crisi del prezzo del petrolio si ripercuote sugli stili di vita, modificandoli. Su Tree Maple si apprende ad esempio di un complesso ecologico, in procinto di sorgere a Singapore, che sarà caratterizzato dal proficuo utilizzo di fonti di energia alternativa. Da Tumelor giunge invece notizia di un progetto dell’ Amministrazione metropolitana di Bangkok che prevede l'utilizzo di turbine eoliche per l'illuminazione del parco pubblico.

La più grande azienda tailandese di prodotti di largo consumo ha invece annunciato un piano di riduzione del consumo di petrolio dell'1 percento per l'anno in corso grazie all'impiego di energia solare, la stessa che il blogger Rambling Librarian auspica venga ultilizzata in futuro (tramite batterie con un buon rendimento energetico) quale fonte di alimentazione per alcuni elettrodomestici.

Proseguendo su questa linea, su Asiabiofuels’s Weblog si apprende dell'unione in consorzio delle piantagioni di proprietà dello stato per la realizzazione di un impianto a biodiesel in Indonesia. Nell'attuale fase di crescente opposizione all'utilizzo dei biocarburanti nel mondo, il blogger The Poisoned ne è invece un convinto sostenitore. Restando in tema, l'Orangutan Outreach rileva d'altra parte come l'industria dell'olio di palma in Indonesia stia innescando conflitti locali ed esodi, alimentando la morbilità e il fenomeno dei senza tetto.

L'energia geotermica ha poi un notevole potenziale nella regione, in particolare nelle Filippine e in Indonesia. Secondo uno studio “entrambi i paesi si trovano nel cosiddetto Anello di fuoco del Pacifico, un'area geografica costellata di vulcani e con la più estesa riserva al mondo di energia geotermica.”

Il The Asia Tomorrow cita però i possibili elementi di contrasto alla promozione della stessa:

“Alcuni tra questi vanno a scapito di altri nuovi potenziali progetti al di là delle località interessate. È infatti necessaria un'intensa attività di trivellazione per raggiungere per quanto possibile le fonti di acqua calda o di vapore impiegate per alimentare le turbine. Inoltre, a rallentare la diffusione dell'energia geotermica s'aggiunge anche la burocrazia che regola la pianificazione e l'implementazione di questi progetti. Per non parlare dell'elevato grado di acidità associato ai vulcani attivi, causa di corrosione dei condotti previsti dai piani per lo sfruttamento di questa fonte di energia.”

Ciononostante l'autore sottolinea come il funzionamento degli impianti geotermici sia economicamente più vantaggioso:

“Infatti, anche se date le trivellazioni e la costruzione dell'impianto – per non parlare poi dell'esplorazione – i costi sono maggiori rispetto a quelli di altre alternative – è altrettanto vero che, a confronto di queste, i costi operativi e di manutenzione si riducono notevolmente. Normalmente occorrono dai 7 agli 8 anni perché un progetto geotermico passi dalla fase esplorativa a quella produttiva. Un altro fattore da considerare riguarda le spese di trasporto in aree remote. In tal senso, la possibilità di accedere ai crediti di carbonio [in] imprimerebbe di certo un influsso positivo agli investimenti in questo campo, così come l'assistenza economica per i costi iniziali del progetto sarebbe un forte incentivo.”

In Tailandia, Vietnam e Indonesia, è invece al vaglio l'uso dell'energia nucleare. In merito alla questione sulla sicurezza del nucleare, è da segnalare la neonata cooperazione regionale che questi paesi hanno intrapreso con Cina, Corea del Sud e Giappone. Ma nomad4ever si dice contrario alla costruzione di impianti nucleari in Indonesia:

“L'economia galoppante fa aumentare di 5000 megawatt la domanda di energia elettrica; dicono che gli impianti nucleari ridurrebbero invece la dipendenza del paese da combustibili fossili come il petrolio o il carbone, fornendo nel contempo l'elettricità richiesta a piacimento. La domanda è: perché mai costruire reattori nucleari in un'area sismica, caratterizzata dalla massiccia presenza di vulcani e per di più soggetta a inondazioni e tsunami? Proprio non ci sono, le alternative? L'energia geotermica può costituire una valida alternativa ecologica, in grado non solo di aiutare l'Indonesia a soddisfare il crescente fabbisogno di energia ma anche di amplificare la cattiva reputazione di cui gode in fatto di tematiche correlate al riscaldamento globale, e ben al di là dei ‘discorsi accalorati’ della Conferenza Climatica di Bali.”

Anche Bellamy Budiman è contrario alla costruzione degli impianti nucleari, ma per altri motivi. Il blogger si dice infatti a favore dell'energia eolica.

“Se al governo stesse realmente a cuore la crisi energetica, adotterebbe qualche misura atta a incrementare l'uso di un'energia sempre più pulita. Prendiamo l'energia eolica, ad esempio, visto che di certo il vento qui non manca. Se il governo si prodigasse per l'installazione di un numero variabile di turbine residenziali in base al numero degli edifici presenti in città, si provvederebbe in parte al fabbisogno energetico.

“L'idea di costruire un impianto di energia nucleare è semplicemente una stupidata. Se il nostro paese non è neanche in grado di occuparsi di questioni semplici come i rifiuti o il traffico, non capisco perché mai DOVREMMO costruire un impianto di energia nucleare. Lo scenario che mi si presenta al solo pensiero è quello di un'altra Chernobyl o di una replica dei fatti di Hiroshima e Nagasaki. Bombardamenti a parte, s'intende. D'altra parte, non servirebbero le bombe per ricreare quello scenario: gli impianti in questo caso esploderebbero da soli. Persino i paesi più sviluppati prendono le distanze dall'energia atomica”.

Dal Blog of Bobby del Brunei arriva questa proposta:

“Un'alternativa promettente è l'impiego di metodi innovativi, tuttora in fase di sperimentazione ma ancora non redditizi. Tra questi prediligo la fusione, la fusione a freddo e l’energia di punto zero. La fusione nucleare è un concorrente temibile, certo, ma è anche vero che deve produrre più energia di quanta non ne consumi.”

Sul Sarawak Headhunter si apprende delle potenzialità del gas naturale:

“Il Sarawak è ricco di risorse di energia alternativa, come ad esempio il gas naturale. Secondo l'Autorità per lo sviluppo di Buntulu, il Sarawak dispone di una riserva di gas totale (nota) di circa 50 trilioni di metri cubi standard”.

Su moglie's recycled ramblings si sottolinea invece l'importanza del risparmio energetico:

“Forse dovremmo imparare fin d'ora che non si tratta di energia rinnovabile e che, se non impareremo a risparmiare, ci attende il baratro. Non sono un pessimista a oltranza ma dobbiamo metterci in testa che l'era del petrolio facile è finita. E guardare alle estrazioni di petrolio secondario/gas e all'esplorazione delle acque profonde quali rimedi ideali, dimostra che ci stiamo provando”.

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