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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Tamara Nigi</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Due chiacchiere con lo scrittore e blogger giamaicano Marlon James</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 05:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Vincitore di vari premi letterari e al suo secondo romanzo - <em>The Book of Night Women</em>, "scritto in maniera splendida e devastante” - oggi Marlon James vive e insegna scrittura creativa negli Stati Uniti. Dal 2006 cura un blog personale dove parla di tutto un po'. Eccolo in un'intervista senza peli sulla lingua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/nicholas-laughlin/">Nicholas Laughlin</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/05/08/talking-to-jamaican-writer-and-blogger-marlon-james/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a title="Vai al sito di Marlon James" href="http://marlonjames.com/">Marlon James</a> [in] è nato in Giamaica nel 1970. Il suo romanzo d&#39;esordio, <em>John Crow&#39;s Devil</em>, del 2005 (<a title="Consulta una breve scheda del libro in italiano" href="http://www.wuz.it/catalogo/libri/scheda.aspx?ean=9788860733016"><em>Il Diavolo e John Crow</em></a> [it], Baldini Castoldi Dalai Editore, 2008, traduzione di F. Santi), ha partecipato al concorso <a title="Leggi la corrispondente voce di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Commonwealth_Writers_Prize">Commonwealth Writers&#39; Prize</a> [in] ed è stato finalista al <em>Los Angeles Times</em> Book Prize. Nel febbraio di quest&#39;anno è uscito il suo secondo romanzo, <em>The Book of Night Women</em>, che un critico ha definito <a title="Leggi la recensione sul Sunday Book Review del New York Times in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/03/01/books/review/Glover-t.html?em">“scritto in maniera splendida e devastante”</a> [in]. Oggi James vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura e scrittura creativa al <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Macalester_College">Macalester College</a> [in] di St. Paul, nel Minnesota.</p>
<p>James è anche blogger. Dal maggio 2006 pubblica saltuariamente su <a title="Vai al blog di Marlon James" href="http://marlon-james.blogspot.com/"><em>Marlon James, Among Other Things</em></a> [in] riflessioni su libri, musica, cinema, politica e società. Di recente, <a title="Vai al blog letterario Maud Newton" href="&lt;a href=">il blogger letterario Maud Newton</a> [in] di New York l&#39;ha intervistato a proposito del nuovo libro. E poco dopo James ha rilasciato un&#39;intervista anche a me, per posta elettronica, parlandomi dell&#39;attività di blogger. Qui di seguito un estratto della mia conversazione con lui.</p>
<p><strong>Nicholas Laughlin: </strong>In <a title="Leggi il commento in inglese sul blog di Marlon James" href="http://marlon-james.blogspot.com/2009/01/webism.html">un recente commento</a> [in]  hai criticato gli scrittori “elitari” ostili a Internet che disprezzano i blog. Ne hai trovati così tanti in giro? Di questi tempi un blog pare ce l&#39;abbiano <em>tutti</em> e persino le riviste tradizionali come la <em>New York Review of Books</em>, il <em>New Yorker</em> e altri ricorrono a blog, podcast e feed su Twitter. Dove e a che pro si esprime il  filone resistenziale contro i media online?</p>
<p><strong>Marlon James: </strong>Disprezzo per Internet? Dove si trova? Nella stessa intellighenzia letteraria. C&#39;è del dileggio bonario, ma circola molto anche la convinzione che Internet non sia lo spazio adatto a riflessioni e dibattiti intellettuali seri. Cosa da cui in passato sono nate delle faide. Penso alle insulse e puerili polemiche sollevate qualche anno fa da certi scrittori sul giornale letterario <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/N%2B1">N+1</a> [in], a proposito di blog tipo  <a title="Vai al blog letterario in lingua onglese The Elegant Variation" href="http://marksarvas.blogs.com/"><em>The Elegant Variation</em></a> [in].</p>
<p>Nessuno più di me è convinto dell&#39;importanza del libro e della sua tenuta, ma la letteratura esisteva prima del suo avvento ed esisterà anche dopo. Siccome a Internet non c&#39;è scampo, c&#39;è la tendenza a credere che tutti ci navighino senza porsi problemi, mentre è visto ancora come uno spauracchio incombente. Il posto dove pedofili irriducibili adescano fanciulle e fanciulli. Distrugge la lettura. Ha creato una cultura inconsistente (avrei detto che è stata l&#39;inconsistenza a causare tutto ciò). Detto questo, Internet ha fatto regredire il patrimonio della conoscenza comune al rango di opinione, o comunque all&#39;ultima voce pubblicata su <a title="Apri la pagina iniziale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale">Wikipedia</a> [it]. Tutti timori magari  fondati, ma si diceva così, a suo tempo,  anche del romanzo, della radio e della TV.</p>
<p>Ciò non significa che tutti debbano aprire un blog. Se c&#39;è una cosa che affligge la cultura delle confessioni in rete è l&#39;essere in tanti ad aver così poco da dire, e volerlo dire a tutti i costi. Però di gente che ha cose da dire ce n&#39;è,  e in tal caso Internet è l&#39;unico posto dove puoi ascoltare queste voci.</p>
<p><strong>NL:</strong> Credi di attirare un pubblico più vasto avendo un blog?</p>
<p><strong>MJ:</strong> Non saprei. Il mio amico <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don_Lee_(author)">Don Lee</a> è convinto che il Marlon James  blogger sia una persona totalmente altra. Una volta un docente di scrittura creativa mi ha anche detto che il mio personaggio letterario è uno scrittore di gran lunga migliore.  A un certo punto c&#39;era chi mi conosceva come blogger e basta. Ho aperto un blog perché avevo da tirar fuori un sacco di cose che la narrativa non riesce a esprimere. Più che altro cose sulla vita di oggi. Può anche darsi che non mi sia dato abbastanza da fare  per trovare collaborazioni con le riviste. Ho pochissima voglia di confessarmi e non è che mi faccia vivo solo se c&#39;è il pubblico. E poi non sono mica certo che leggano quel che scrivo. In un certo senso il mio blog è l&#39;area di smistamento dei miei pensieri. Per altri versi è la prova generale di quel che voglio scrivere sul serio.</p>
<p><strong>NL:</strong> Che differenza c&#39;è fra scrivere per il tuo blog e scrivere, poniamo, per un saggio breve su carta? Quando scrivi qualcosa da pubblicare online, cambia il metodo, cambia la voce, l&#39;intenzione? Conta il mezzo? C&#39;è qualcosa che non scriveresti se non fosse per il blog?</p>
<p><strong>MJ:</strong> I miei commenti sul blog sono più che altro ricerca; scrivo per cercare quel che voglio dire veramente. Non so bene perché, ma mi viene più naturale nel formato blog, un modo per buttare giù quel che ho dentro. Su carta, il  post dal titolo <a title="Post" href="http://marlon-james.blogspot.com/2009/03/bigots-on-my-bookshelf.html">“The Bigots On My Bookshelf”</a> [it] risulterebbe acerbo e un po&#39; inconcludente, ma online appare per quel che è, il mio essere in corso di svolgimento. All&#39;inizio dell&#39;articolo non avevo la minima idea di come sarebbe finito.</p>
<p>Potrei sbagliarmi, ma ho sempre avuto l&#39;impressione che scrivendo su carta uno dovesse come minimo saper cosa scrivere. O almeno avere un&#39;idea portante. E inoltre è più facile che io scriva un post solo per rabbia, senza preoccuparmi di esser razionale  — mostrando, per così dire, i nervi scoperti. I miei scritti non sono mai così diversi dal modo in cui parlo, ma i post sul blog son forse quelli che più gli somigliano. Il che magari disorienta chi crede che me ne vada in giro oberato da grevi pensieri, quando al massimo sto pensando a come procurarmi &#8216;Buffy l&#39;ammazza vampiri&#39;. E visto che parliamo di Buffy, io uso i blog per sparare battute un po&#39; su tutto tranne che sulla letteratura. La vita va ben oltre i libri. Beh, non molto oltre, ma insomma&#8230;</p>
<p><strong>NL:</strong> Che è come dire: credi che il tuo blog sia un&#39;opera letteraria?</p>
<p><strong>MJ:</strong> No. Un esercizio di ricerca sì, però. Il campo da gioco dove crescono i pensieri. Prove di giornalismo da dilettante, magari. Una riserva di saggi, il più delle volte. Ma forse sono l&#39;unico a credere che l&#39;arte sia meglio lavorata che grezza, e i miei blog tendono al grezzo.</p>
<p><strong>NL:</strong> Hai mai pensato di scrivere i tuoi romanzi per mezzo o in forma di blog?</p>
<p><strong>MJ</strong>: Ora ci addentriamo nell&#39;area <a title="Vai alla voce Luddismo di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luddismo">luddista</a> [it] del mio essere. Se una storia è valida funziona a prescindere dal mezzo, però a volte mi chiedo chi ci riesce. La narrativa  sui blog corre gli stessi rischi di quella pubblicata a proprie spese. Ci sono senz&#39;altro ottimi lavori in giro, ma anche tante cose scadenti, da quanto ho visto, che stanno in piedi solo per la boria dell&#39;autore oppure, se vogliamo, cose che forse non si pubblicherebbero.</p>
<p>Come i libri pubblicati a proprie spese, anche i blog ci dimostrano ancora una volta che non si può fare a meno di buoni editori. Il genio può abitare ovunque, ma è dura scovarlo se una quota smisurata di &#39;sta roba è opera di autori che riversano online le loro deiezioni. La mia è una provocazione, lo so. Ma è un po&#39; come il cliché della bella e stupida. D&#39;accordo, è sprezzante e offensivo. Ma chissà mai perché a me capitano tutte così?</p>
<p><strong>NL:</strong> Quali sono i blog letterari che sei solito leggere? Segui la ristretta blogosfera letteraria caraibica, oppure senti di appartenere a una comunità più ampia?</p>
<p><strong>MJ:</strong> Mi incuriosisce molto questo discorso della blogosfera. Il formarsi di una comunità. Ne parlava <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Binyavanga_Wainaina">Binyavanga Wainaina</a> [in] a un convegno della PEN nel 2007 e l&#39;ho fatto io stesso; secondo lui è stata Internet a far nascere  la comunità degli scrittori africani contemporanei. Una compagine che parlava chiaro ai potenti, ma al tempo stesso troppo dispersa sul territorio, troppo elusiva, seppur tangibile, e oltremodo accessibile ai potenti che volessero fermarla.</p>
<p>Gli autori caraibici sono così dispersi e distanti per svariate ragioni e si ritrovano una volta all&#39;anno in occasione del <a title="Sito del Calabash Literary Festival in inglese" href="http://www.calabashfestival.org/">Calabash Literary Festival</a> [in Giamaica]. Chi lo sa se avremo mai la nostra Parigi, però intanto potremmo ritrovarci online. Non so  bene cosa significhi, ma credo che agli scrittori serva una comunità, se non altro per trovare conforto. Mai ho sofferto di solitudine come quando scrivevo il mio primo libro. Però, a parte questo, leggo <a title="Blog di Guyana Gyal in inglese" href="http://sapodilla.blogspot.com/">Guyana Gyal</a>, <a title="Blog di Long Bench in inglese" href="http://longbench.wordpress.com/">Long Bench</a>, il blog di <a title="Blog di Geoffrey Philp in inglese" href="http://geoffreyphilp.blogspot.com/">Geoffrey Philp</a>, <a title="Blog Active Voice in inglese" href="http://anniepaulactivevoice.blogspot.com/">Active Voice</a>, e tutta una serie di altri blog che ora non ricordo. Oppure leggo Global Voices che mi dice dove andare.</p>
<p><strong>NL:</strong> Di quali scrittori caraibici ti piacerebbe leggere il blog?</p>
<p><strong>MJ:</strong> V.S. Naipaul ha i suoi fegatini da rodere, è evidente. E magari se ne mettesse un po&#39; di più online, ce ne propinerebbe meno sparsi per i suoi libri. Faccio per dire.</p>
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		<title>Bubisher, un autobus colmo di libri per i bambini del Sahara Occidentale</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 03:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualcuno vuole partecipare a un progetto per la lettura rivolto ai bambini del Sahara Occidentale? Basta unirsi alla biblioteca itinerante fra i campi profughi dell'area. Iniziativa dello scrittore iberico Gonzalo Moure Trenor, il quale lascia un commento in calce al post originale per ringraziarne l'autrice. Ammettendo che, 'per una volta', gli mancano le parole per esprimere l'emozione, e ricordando che a fine giugno si terrà a Madrid un incontro di 'bubisheros' per programmare le iniziative dell'anno prossimo, con un mare di novità e proposte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/renata-avila/">Renata Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/29/bubisher-a-bus-of-books-for-children-in-western-sahara/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_70592" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px;"><a rel="attachment wp-att-70592" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=70592"><img class="size-medium wp-image-70592" title="Bubisher, un autobus colmo di libri per i bambini del Sahara Occidentale" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/04/3060684831_94caa48be7-227x300.jpg" alt="Bubisher, un autobus colmo di libri per i bambini del Sahara Occidentale" width="227" height="300" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Bubisher&#8230;libri per i bambini dei campi profughi nel Sahara Occidentale</p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><em>Bubisher</em> significa “uccellino del buon augurio”.  Per<a title="Leggi una nota in lingua spagnola su El blog de Roge" href="http://www.blogseitb.com/rogeblasco/tag/bubisher/"> <em>El Blog del Roge</em></a> [sp], è anche il nome di un libro di poesia <a title="Leggi in italiano una breve storia dei Saharawi" href="http://saharawi.tsnet.it/pag1/">saharawi</a> [it]. Ma per centinaia di bambini che vivono nei campi profughi del <a title="Leggi la relativa voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sahara_Occidentale ">Sahara Occidentale</a> [it], è il nome di un autobus ricolmo di libri, come spiega <a title="Vai al post in lingua spagnola sul blog Haz lo que debas" href="http://hazloquedebas.blogspot.com/2008/08/qu-es-bubisher.html"> <em>Haz lo que debas</em></a> [sp].</p>
<p>Precisa <a title="Leggi in italiano un breve profilo del giornalista e scrittore iberico" href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/autori/scheda-autore?autoreUUID=b42ef3be-1379-11de-91b6-2ff7c74c9dcf">Gonzalo Moure</a> [it], autore di narrativa per l&#39;infanzia e la gioventù e promotore di <a title="Vai al sito spagnolo che illustra l'iniziativa" href="http://www.bubisher.com/"><em>Bubisher</em></a> [sp]</p>
<blockquote><p>El Bubisher no lleva libros regalados o sobrantes, sino un plan de lectura, con 4 o 20 ejemplares por titulo, para un fondo inicial de 1400 libros.</p></blockquote>
<div class="translation">Bubisher non porta libri usati o d&#39;avanzo, ma è un progetto di lettura che prevede da 4 a 20 copie per titolo, le quali andranno a costituire un fondo librario di almeno 1.400 unità.</div>
<p>Su <a title="Leggi il commento in lingua spagnola su Abueliki blog" href="http://abueliki.blog.com.es/2009/04/12/un-bibliobus-solidario-bubisher-5934363/">A<em>bueliki blog</em></a> [sp] ci esortano a leggere il blog di  <a title="Vai al sito spagnolo che illustra l'iniziativa" href="http://www.bubisher.com/"><em>Bubisher</em></a>, a scoprire quest&#39;autobus creativo e a sostenerne l&#39;impresa - non solo con contributi in denaro, ma confrontando esperienze e apprezzando il modo esemplare in cui i volontari portano avanti il progetto. Fra loro troviamo esponenti politici, istituzioni universitarie, case editrici e gente comune.</p>
<p><object width="400" height="321" data="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2831004&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2831004&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /></object><br />
<small><a title="Guarda un video sull'iniziativa in lingua spagnola che documenta episodi di questa esperienza e in cui lo scrittore Gonzalo Moure si intrattiene con alcuni partecipanti al progetto" href="http://vimeo.com/2831004">EL PAJARO QUE TRAE LA BUENA SUERTE</a><br />
inserito da <a href="http://vimeo.com/user1158492">Irene Bailo</a> [sp] su <a title="Sito di videosharing Vimeo" href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</small></p>
<p><small></small></p>
<p><em>Kalandraka Blog</em> offre <a title="Vai al blog dell'Editrice spagnola Kalandraka" href="http://www.kalandraka.com/blog/?p=2112">maggiori informazioni</a>:</p>
<blockquote><p>Además de libros en castellano, donados por editoriales como KALANDRAKA, el Bubisher también incorpora una selección de literatura infantil y juvenil en árabe, lo que afianza los lazos de la multiculturalidad. Frente a la carencia de libros y de espacios de lectura, el Bubi supone “una biblioteca abierta y que se acerca a los lectores”, tal y como ha expresado Gonzalo Moure. Una biblioteca rodante, en constante movimiento.</p></blockquote>
<div class="translation">Oltre a libri in spagnolo castigliano donati da case editrici come Kalandraka, <em>Bubisher </em>ha una collezione di libri per giovani e ragazzi in lingua araba, grazie alla quale si rafforzano i legami multiculturali. Mancando libri e spazi di lettura, il Bubi è una biblioteca aperta che va verso i lettori, come spiega Gonzalo Moure. Una biblioteca itinerante, sempre in movimento.</div>
<p>Volete fare i volontari per <em>Bubisher</em>? Basta aderire all&#39;iniziativa contattando uno dei <a title="Leggi una presentazione dell'iniziativa in spagnolo sul sito di Bubisher" href="http://www.bubisher.com/2009/03/120-amigos-del-bubisher.html">120 amici di <em>Bubisher</em></a> [sp] che collaborano con singole classi o intere scuole alla raccolta-fondi, oppure potete donare libri o versare contributi direttamente. Ma si può anche  <a title="Leggi il materiale illustrativo in lingua spagnola" href="http://www.enriquecampoamor.com/Webs/Bubisher/Documentos/BUBI_FOLLETO.pdf">tradurre il materiale illustrativo</a> dallo spagnolo, o semplicemente inviare il <a title="Manifesto dell'iniziativa in lingua spagnola" href="http://www.enriquecampoamor.com/Webs/Bubisher/Documentos/BUBI_DOSSIER.pdf">poster di <em>Bubisher</em></a> [sp] agli amici, oppure stamparlo per farlo conoscere in giro offline. Come volontari si può anche visitare il <a title="Apri la pagina del sito di Bubisher che illustra le varie opportunità a disposizione dei volontari" href="http://www.bubisher.com/2008/09/voluntarios_30.html">campo dei rifugiati</a> [sp] e dedicarsi a qualche buona lettura insieme ai ragazzi.</p>
<p>Per finire, un&#39;ultima citazione dall&#39;ideatore di <a title="Vai al sito spagnolo che illustra l'iniziativa" href="http://www.bubisher.com/"><em>Bubisher</em></a> [sp], <a title="Vai al blog dello scrittore iberico Gonzalo Moure" href="http://www.gonzalomouretrenor.es/">Gonzalo Moure</a> [sp], a proposito di libri e letteratura:</p>
<blockquote><p>Eso es la literatura: corazones que no dejan de latir, pensamiento sin la barrera del tiempo. El corazón del abuelo latiendo en nuestro pecho. El aliento de Homero en nuestros oídos. Leer es vencer al tiempo, tener mil corazones</p></blockquote>
<div class="translation">Ecco cos&#39;è la letteratura: cuori che seguitano a battere, pensieri senza frontiere del tempo. Il cuore del padre di nostro padre che batte in noi. Il respiro di Omero nelle nostre orecchie. Leggere è sfidare il tempo, è sentire con mille cuori.</div>
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		<title>Cuba: Washington porge un ramoscello d&#039;ulivo?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/cuba-washington-porge-un-ramoscello-dulivo/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 05:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama allenta la morsa su Cuba, revocando alcune restrizioni che però interessano solo i Cubano-Americani. Numerosi i  blogger locali che riflettono sulle riforme introdotte, in gran parte dichiarando delusione (come fa lo stesso Fidel Castro) per il fatto che non viene toccato il quarantennale embargo che "ha causato perdite dirette per oltre 93 miliardi di dollari."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/14/cuba-usa-extending-an-olive-branch/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lunedì scorso l&#39;amministrazione  <a title="Vai a un  profilo del Presidente americano in inglese" href="http://www.whitehouse.gov/administration/President_Obama/">Obama</a> [in] ha annunciato <a title="Vai al sito della Casa Bianca, che pubblica un elenco delle restrizioni rimosse" href="http://www.whitehouse.gov/the_press_office/Fact-Sheet-Reaching-out-to-the-Cuban-people/">importanti modifiche</a> [in] nella  politica USA intese a “porgere la mano ai Cubani e sostenerne l&#39;aspirazione a determinare in autonomia l&#39;avvenire del Paese.” Mentre le modifiche contemplano la revoca delle restrizioni imposte ai viaggi e ai trasferimenti di denaro, aprendo la strada anche a nuovi collegamenti con l&#39;isola sul fronte delle telecomunicazioni, alcuni blogger lamentano la scarsa incisività dell&#39;intervento (resta infatti in vigore  l&#39;embargo commerciale), che, secondo <a href="http://cubantriangle.blogspot.com/2009/04/obamas-package-to-carry-to-trinidad.html">The Cuban Triangle</a> [in], renderebbe la nuova politica &#8220;umanitaria, non sostenibile, di modesta portata, un blando antidoto e un punto interrogativo.”</p>
<p><a title="Post originale in lingua inglese" href="http://cubantriangle.blogspot.com/2009/04/obamas-package-to-carry-to-trinidad.html">Così</a> [in] prosegue il blogger:</p>
<p>I nuovi provvedimenti – rivolti a viaggi e rimesse di denaro, servizi e apparati per le telecomunicazioni, ma anche alle spedizioni di beni personali – hanno fatto scalpore perché  invertono una tendenza che in questi ultimi otto anni si è mossa nella direzione opposta, lasciando però il Presidente Obama con una politica per Cuba ancora targata Bush al 90% (politica che lo stesso <a title="Leggi il commento in inglese sul blog The Cuban Triangle" href="http://cubantriangle.blogspot.com/2008/11/obama-on-cuba.html">Obama, quando era ancora candidato</a> [in], aveva definito  “inflessibile nella lettera e vana nei fatti.”). A parte l&#39;effetto sui Cubano-Americani, non affronta la questione del rapporto con la società americana nel suo insieme: dai turisti alle università,  dalle associazioni professionali alle chiese e sinagoghe e agli altri ambiti della società civile. Non contempla neanche i rapporti diplomatici, a ben vedere, dato che l&#39;ufficio stampa del Presidente ha eluso a più riprese le domande sul tipo di dialogo che l&#39;Amministrazione potrebbe imbastire con Cuba.</p>
<p>Invece <em><a title="Post originale in lingua inglese" href="http://cuba-blog.teresabevin.com/?p=183">Cuba-Blog</a></em> [in] esprime soddisfazione perché il Presidente sta mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale, quando scrive:</p>
<blockquote><p>[Obama] ha aperto ancora un po&#39; di più la porta a Cuba e ai Cubani…</p></blockquote>
<p>Le reazioni a <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuba">Cuba</a> [it] - come pure fra gli espatriati - sono state&#8230; beh&#8230; <a title="Vai a un articolo in inglese sul tema pubblicato dalla testata Havana Times" href="http://www.havanatimes.org/?p=7445">variegate</a> [in]. <em><a title="Post originale in lingua inglese" href="http://ourlatinamerica.blogspot.com/2009/04/fidel-castro-pushes-obama-to-drop.html">Latin Americanist</a></em> [in] parla della delusione di Fidel Castro per il persistere dell&#39;embargo:</p>
<blockquote><p>In un suo articolo a stampa, Castro è parso contento del fatto che il Presidente Barack Obama abbia rimosso  <a title="Articolo in inglese sul tema pubblicato dall'agenzia AP Associated Press" href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5imbgM9sviYZ9M0xibNPtoGZopg-gD97I86D00">buona parte</a> [in] delle esecrabili restrizioni varate dall&#39;amministrazione precedente. Castro ha usato toni concilianti scrivendo della volontà del governo cubano di <a title="Articolo in inglese sul tema pubblicato da bloomberg.com" href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601086&amp;sid=aKSy7C3ehFBM&amp;refer=latin_america">normalizzare le relazioni</a> [in] con gli Stati Uniti. Non ha però risparmiato aspre critiche alle quarantennali sanzioni, stigmatizzandole come <a title="Vai alla notizia in inglese pubblicata dall'agenzia di stampa UPI" href="http://www.upi.com/Top_News/2009/04/14/Castro-notes-genocidal-blockade-remains/UPI-11451239708622/">vere e proprie misure da genocidio</a> [in].</p></blockquote>
<p>Anche <em><a title="Articolo in inglese" href="http://cubantriangle.blogspot.com/2009/04/reactions-to-obamas-travel-measures.html">il blog The Cuban Triangle</a></em> [in] pubblica una sintesi delle reazioni.</p>
<p><em><a title="Leggi il blog in spagnolo" href="http://blogs.ya.com/juandiegonusa/c_337.htm">Cuba, desde mi ventana</a></em> [sp], blog che così dichiara i propri intenti: “Vorrei scambiare con voi informazioni sull&#39;attività internazionale di Cuba, mio Paese d&#39;origine, la cui immagine nel mondo è distorta dai nemici della Rivoluzione Cubana&#8221;, dimostra insoddisfazione perché la nuova politica statunitense non si estende all&#39;embargo:</p>
<blockquote><p>El presidente Barack Obama eliminó el lunes ”todas las restricciones” para que los cubanosamericanos puedan visitar Cuba y enviar remesas desde Estados Unidos, pero sin tocar aspectos del criminal bloqueo económico…que ha provocado pérdidas directas a la Isla caribeña por más de 93 mil millones de dólares…</p></blockquote>
<div class="translation">Il Presidente Barack Obama ha ordinato lunedì la &#8216;revoca di tutte le restrizioni&#39; in modo che i Cubani Americani ora possano recarsi a Cuba e inviare denaro dagli Stati Uniti, ma lo ha fatto senza intaccare minimamente il criminoso blocco economico&#8230; che all&#39;isola caraibica ha causato perdite dirette per oltre 93 miliardi di dollari. …</div>
<p>Intanto un blog con sede a L&#39;Avana, <em><a title="Leggi il commento in spagnolo sul blog Yohandry" href="http://yohandry.wordpress.com/2009/04/13/cubanos-opinan-sobre-la-decision-de-obama/">Yohandry&#39;s Weblog</a></em> [sp] ha pubblicato una sintesi delle varie reazioni suscitate da questa manovra fra la gente comune a Cuba.</p>
<p><small>La foto del titolo, “<a href="http://www.flickr.com/photos/fudj/78349997/">propaganda</a>”, è di fudj, usata con <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/deed.en">licenza Creative Commons</a>. Visita il <a href="http://www.flickr.com/photos/fudj/">photostream di fudj</a> su Flickr. </small></p>
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		<title>Cina: il futuro dell&#039;era digitale</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 02:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ &#183; tradotto da Tamara Nigi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Su DANWEY, testata online specializzata in media e comunicazione, è stata pubblicata la versione inglese di un&#39;intervista a Hu Yong, sul futuro della Rete in Cina  [in] e sul contributo che darà per una società migliore. Pioniere di Internet nel suo Paese, Hu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em> &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/16/china-the-digital-age-orwells-newspeak-and-chinese-media/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Su DANWEY, testata online specializzata in media e comunicazione, è stata pubblicata la versione inglese di <a title="Leggi il profilo di Hu Yong e l'intervista in inglese su DANWEY" href="http://www.danwei.org/media/hu_yong_interview.php">un&#39;intervista a Hu Yong, sul futuro della Rete in Cina </a> [in] e sul contributo che darà per una società migliore. Pioniere di Internet nel suo Paese, Hu Yong è professore associato presso la Facoltà di Giornalismo e Comunicazione dell&#39;<a title="Leggi un rimando, in italiano, all'Università di Pechino" href="http://italian.cri.cn/chinaabc/chapter8/chapter80402.htm">Università di Pechino</a> [it].  </p>
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		<title>Georgia: citizen media e le proteste a Tbilisi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 06:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo originale diOnnik Krikorian  &#183; tradotto da Tamara Nigi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Studenti e giornalisti professionisti hanno garantito la copertura online delle manifestazioni di protesta svoltesi nei giorni scorsi per le strade della capitale georgiana, Tbilisi. Sono questi i nuovi standard di riferimento [in] per i citizen media nel Caucaso meridionale. Ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/">Onnik Krikorian</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/10/georgia-citizen-media-and-the-tbilisi-protests/  '>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Studenti e giornalisti professionisti hanno garantito la copertura online delle manifestazioni di protesta svoltesi nei giorni scorsi per le strade della capitale georgiana, Tbilisi. Sono questi <a title="Vai al blog in lingua inglese Frontline Club" href="http://frontlineclub.com/blogs/onnikkrikorian/2009/04/citizen-media-and-the-georgian-protests.html">i nuovi standard di riferimento</a> [in] per i citizen media nel Caucaso meridionale. Ne parla Onnik Krikorian, il nostro autore per l&#39;area caucasica, dalle pagine del blog Frontline Club, notando come social network e servizi quali Twitter o Facebook diventino strumenti formidabili, se posti nelle mani delle persone giuste.</p>
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		<title>Palestina: parallelismi con gli Indiani d&#039;America</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 05:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo originale diAyesha Saldanha  &#183; tradotto da Tamara Nigi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
 Palestinesi come i Nativi Americani: un operatore del Christian Peacemaker Team [in] in Cisgiordania, Samuel Nichols, traccia un parallelo fra le sorti di queste due popolazioni. Lo spunto per rifletterne è il celebre libro di Dee Brown, Seppelite il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldanha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/09/palestine-parallels-with-native-americans/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p> Palestinesi come i Nativi Americani: un operatore del <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in inglese" href="http://http://en.wikipedia.org/wiki/Christian_Peacemaker_Teams">Christian Peacemaker Team</a> [in] in Cisgiordania, Samuel Nichols, traccia un parallelo fra le sorti di queste due popolazioni. Lo spunto per rifletterne è il celebre libro di Dee Brown, <em><a title="Leggi in taliano una breve recensione del libro" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__seppellite-wounded-knee.php">Seppelite il mio cuore a Wounded Knee</a></em> [it], che narra di come venne <a title="Vai alla voce di Wikipedia in italiano sul Massacrodi Wounded Knee" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Wounded_Knee">distrutto un popolo</a> [it] e il mondo in cui viveva, e delle innumerevoli promesse del governo americano ai pellerossa, una sola delle quali mantenuta: appropriarsi della loro terra. Dal suo blog <a title="Vai al blog di Samuel Nichols in inglese" href="http://samuelnichols.blogspot.com/2009/04/let-me-be-free-man.html">Sammer Time</a> [in], Nichols racconta di un amico israeliano che, colpito dalle coincidenze fra questi due mondi dopo aver letto il libro, lo sta ora traducendo in ebraico. Sammer Time, d&#39;ora in avanti, pubblicherà estratti dal libro che richiamano il parallelismo fra le ingiustizie subite dagli Indiani d&#39;America e quelle patite dai Palestinesi, il tutto corredato da commenti tesi a evidenziare le connessioni.</p>
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		<title></title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/2785/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 14:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo originale diAmira Al Hussaini  &#183; tradotto da Tamara Nigi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Salam Pax, meglio noto come il Blogger di Baghdad  [it], a sei anni di distanza dall&#39;operazione Iraki Freedom [in], che avrebbe portato alla caduta del regime di  Saddam Hussein [it], passa in rassegna le prime pagine delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/09/iraq-front-pages-of-iraqi-newspapers-six-years-later/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Salam Pax, meglio noto come il <a title="Vai a un articolo in italiano che annuncia la scoperta dell'identità del famoso blogger da parte del britannico The Guardian" href="http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo126494.shtml">Blogger di Baghdad </a> [it], a sei anni di distanza dall&#39;operazione <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/2003_invasion_of_Iraq">Iraki Freedom</a> [in], che avrebbe portato alla caduta del regime di  <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saddam_Hussein">Saddam Hussein</a> [it], passa in rassegna <a title="Vai al blog di Salam Pax" href="http://salampax.wordpress.com/2009/04/01/1st-of-april-2003-in-iraqi-newspapers/">le prime pagine delle maggiori testate</a> [in] irachene dell&#39;epoca.</p>
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		<title>Israele: i muratori pendolari di Gaza</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/01/israele-i-muratori-pendolari-di-gaza/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 01:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Dopo aver visto quello che ho visto, ho capito subito che non è possibile né piegarla né spezzarla questa gente. O la si elimina, o si impara a viverci insieme. Non ci sono alternative." Così un blogger russo descrive un gruppo di muratori gazioti con cui ha lavorato negli anni 1996-97 in Israele.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/01/12/israel-construction-workers-from-gaza/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>[Nelle ultime settimane] la blogosfera di lingua russa ha prodotto una miriade di post sulla guerra di Gaza, con tutte le posizioni ben rappresentate sia da blogger israeliani che non-israeliani.</p>
<p><a title="Vai al post originale in russo su Live Journal" href="http://leorer.livejournal.com/421686.html">Il testo</a> [rus] qui proposto in traduzione non parlava però del conflitto in atto. L&#39;8 gennaio scorso l&#39;utente <em>leorer</em> (Leonid Rabin), che risiede a Tel Aviv, ha pubblicato un post  raccontando di sei muratori di Gaza, con i quali negli anni 1996-97 aveva lavorato nella città israeliana di <a title="Vai alla relativa voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ashdod">Ashdod</a> [it] per un anno e mezzo: “i primi anni vissuti a Israele”:</p>
<blockquote><p>[…]</p>
<p>Sono tutti [padri di prole numerosa]. Hanno dai quarant&#39;anni in su. Uno di Gaza non può avere meno di cinque figli se vuole ottenere il permesso di lavoro (si pensa che solo così righi dritto senza farsi venire grilli per la testa). Quanto al problema del tasso di natalità a Gaza, per qualche motivo sembra ci si dimentichi che a incentivare le nascite siamo stati proprio noi, e anche con misure come questa.</p>
<p>[Il responsabile della squadra di Gaza] lavora in Israele da quindici anni. Dicono che abbia costruito mezza <a title="Vai alla relativa voce di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rishon_LeZion">RishonLeZion</a> [in]. Lavorava insieme a due dei sette uomini ammazzati a fucilate il 20 maggio 1990 dal <a title="Vai a un articolo in italiano sull'evento dal titolo 'Amnistiare anche i detenuti ebrei'" href="http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?yy=2007&amp;mm=7&amp;r=27653&amp;p=9">&#8220;eroe israeliano&#8221;</a> [it] <a title="Vai alla voce di Wikipedia che ricorda Ami Popper, in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ami_Popper">Ami Popper</a> [in]. Lui stesso [il caposquadra] era scampato per miracolo. Quel giorno non era andato al lavoro perché stava male, altrimenti ci sarebbe stato anche lui fra le vittime.</p>
<p>Aveva lasciato la città di  <a title="Vai a un articolo in italiano sulla città di Asqelon" href="http://www.fidesvita.org/index.php/ashqelon-quando-la-fuga-e-una-normale-quotidianita/">Ashqelon</a> [it] (che all&#39;epoca si chiamava Majdal) quand&#39;era bambino. Raccontava che laggiù i suoi possedevano molta terra ed erano gente rispettata.  Poi era stata la volta del campo profughi, dove lui era comunque riuscito a farsi strada fino a diventare [capo squadra di un cantiere edile].</p>
<p>L&#39;altro &#8220;veterano&#8221; di Gaza era padre di dodici figli (più di quanti non ne avessero tutti gli altri) e lo soprannominavano <a title="Vai al post ori ginale in inglese" href="http://byfiles.storage.msn.com/y1p61tRgEbRs2su97OriWMA4pb2oPt3_li4ao8MEfMdDKITvKI606YwcV2UUB4uudfU">Ya-Hmar</a> [in] per il fatto di avere il miglior asino da monta di tutta Gaza. Tutti gli portavano le femmine per l&#39;accoppiamento. Ma lui non ci ricavava abbastanza, e così aveva preso a lavorare nell&#39;edilizia in Israele. Al lavoro era lui a ripetere a gran voce “yalla-yalla” ogni due minuti per incitare i compagni, e lo si sentiva in tutto il vicinato.</p>
<p>Una volta che gli chiesi se fosse difficile tirare su dodici figli mi aveva risposto: “Più ne hai, più è semplice. Si dividono in due squadre e giocano a pallone, hanno sempre qualcosa da fare tra loro e non ci disturbano&#8230;”</p>
<p>[…]</p>
<p>Vivevano tutti nelle vicinanze di <a title="Vai alla relativa voce su Wikipedia in italiano" href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Khan_Younis">Khan Yunis</a> [it].</p>
<p>Ecco il racconto della classica giornata di lavoro nello stile di <a title="Vai alla voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Un_giorno_nella_vita_di_Ivan_Denisovi%C4%8D">Ivan Denisovich</a> [it[.</p>
<p>Il momento cruciale era il passaggio del <a title="Vai alle impressioni di un osservatore italiano sul checkpoint di Erez" href="http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&amp;file=print&amp;sid=105">checkpoint di Erez</a> [it] (in ebraico <em><a title="Vai alla voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Israel_Defense_Forces_checkpoint"><em>machsom</em></a> </em>[in]) sulla via di Israele. Apriva alle quattro del mattino e chiudeva alle cinque o sei del pomeriggio. Quindi bisognava raggiungerlo per le cinque, perché poi ad attraversarlo ci voleva minimo un&#39;ora.</p>
<p>Così si svegliavano alle tre del mattino. Alle quattro salivano sulla macchina del capo squadra come fosse un grande taxi per raggiungere il machsom. Ci voleva minimo un&#39;ora, perché nella <a title="Vai alla relativa voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza">Striscia di Gaza</a> [it] ci sono anche i <a title="Vai al racconto, in italiano, di un passaggio dal checkpoint di Erez, con la descrizione dei molteplici controlli cui si è sottoposti in un chilometro quadrato di terra" href="http://www.ilguado.it/cusano/marzo04/solidarieta.htm">checkpoint israeliani</a> [it] che ti controllano. Non potendo entrare a Israle in automobile, lasciavano il mezzo nei pressi del machsom di Erez. Quando andava bene, riuscivano a passare il checkpoint alle 5:30 per poi raggiungere Israele in autobus. Sono autobus speciali quelli che trasportano i gazioti da Erez direttamente a Tel Aviv. Sono di Gaza anche gli autisti, ma solo gente particolarmente fidata. Verso le sei l&#39;autobus raggiungeva l&#39;incrocio di “Ad Galom”,  loro scendevano e proseguivano a piedi per il cantiere.</p>
<p>Dovevano camminare per circa tre chilometri. Lungo il tragitto arraffavano vestiti distesi ad asciugare, rubavano scarpe da donna se ne trovavano in giro, a volte si trascinavano al cantiere persino biciclette da bambino. Quando ho chiesto loro come facessero a far passare la refurtiva dal checkpoint rientrando a Gaza, mi hanno risposto che era molto semplice. Al ritorno non c&#39;era nessuno a controllare, in compenso dentro Israele non potevi portare neanche una vite, perché ti perquisivano lasciandoti quasi in mutande.</p>
<p>Il lavoro cominciava alle 7:30, così gli rimaneva quasi un&#39;ora e mezza libera. Quanto bastava per sistemare quello che avevano sottratto dagli isolati vicini, accendere un fuoco e fare colazione.</p>
<p>A Gaza bisognava rientrare entro le 5:00 del pomeriggio (il Venerdì invece entro l&#39;una), quindi dovevano lasciare il cantiere almeno alle tre se non volevano perdere l&#39;autobus. Se non si registravano – all&#39;ingresso il mattino e in uscita il pomeriggio – perdevano il diritto di entrare a Israele. E se uno perdeva l&#39;autobus doveva arrangiarsi con altri mezzi, anche in taxi, pur di essere nella Striscia di Gaza entro le cinque.</p>
<p>Ripartivano dal machsom di Erez con lo stesso mezzo. Se andava bene, a casa ci arrivavano alle sei. Cenavano, pregavano e già era ora di coricarsi. L&#39;indomani si sarebbero dovuti svegliare alle tre di notte.</p>
<p>Pare che alcuni a casa non tornassero, per fermarsi invece  a dormire su materassi al checkpoint di Erez, sul versante di Gaza. Così risparmiavano tempo ed energie. Non i nostri compagni, però – loro erano persone coscienziose e la sera ci tenevano a riabbracciare le mogli e rivedere i figli.</p>
<p>Quanto al pregare, si ricordi che è sacro. Si portavano sempre dietro il proprio tappeto e quando non ce l&#39;avevano ne trovavano uno qualunque. Quando arrivava il momento, si mettevano a pregare ovunque fossero - al cantiere, al checkpoint, per strada. Il più devoto fra loro era il capo squadra.</p>
<p>In otto ore un gaziota doveva fare il lavoro che altri facevano in dieci ore, perché altrimenti conveniva ingaggiare un rumeno, come del resto ogni altro operaio immigrato che fosse in grado di tirare per dieci o dodici ore, facendo anche lo straordinario all&#39;occorrenza, e per di più senza doversi registrare al checkpoint mattino e sera. Sul serio, lavorava di più un muratore di Gaza in otto ore che un rumeno in dodici. E tutto questo dopo il tragitto di &#8220;andata&#8221; e di &#8220;ritorno&#8221; descritto sopra.</p>
<p>Io, come molti altri che non venivano da Gaza, sarei crollato dopo una settimana di questo ritmo, ma i nostri compagni gazioti facevano questa vita da dieci anni. E tutto ciò finché un giorno la Striscia non è stata chiusa una volta per tutte, e allora la vita  si è fatta ancora più dura per loro. […] Dopo aver visto quello che ho visto, ho capito subito che non si può piegarla né spezzarla questa gente. O la si elimina, o si impara a viverci insieme. Non ci sono alternative.</p>
<p><em></em></p></blockquote>
<p><em></em></p>
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		<title>Francia: repliche alle accuse di censura sull&#039;opera teatrale &#8220;47&#8243;</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 04:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rispetto alle accuse di censura sull'opera teatrale '47', segnalate in precedenza, le autorità francesi adducono ora ragioni di interesse politico regionale nonché questioni di natura economica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lova-rakotomalala/">Lova Rakotomalala</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/12/20/madagascar-france-responds-to-alleged-censorship-of-47-play/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><em>Pierre Maury</em> riferisce che <a TITLE="Vai al post originale in francese di Pierre Maury" href="http://cultmada.blogspot.com/2008/12/madagascar-1947-suite-et-fin.html">le autorità francesi hanno risposto</a> [fr] all&#39;accusa di censura nei confronti di <a TITLE="Vai al precedente articolo di Global Voices in Italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/01/madagascar-censurata-opera-teatrale-su-storica-battaglia-per-lindipendenza/">“47″, un&#39;opera teatrale sui moti indipendentisti malgasci</a> [it] realizzata da Jean-Luc Raharimanana e Thierry Bedard.</p>
<p>Victoire Bidegain Di Rosa, consulente del ministro francese della cultura <a TITLE="Vai all'articolo di Express de Madagascar che riporta, in francese, i commenti di vari soggetti chiamati in causa" href="http://www.lexpressmada.com/index.php?p=display&amp;id=23232">spiega</a> [fr] che il tema dell&#39;opera non rientra necessariamente nell&#39;interesse degli altri Paesi della regione e che ogni centro culturale è libero di mettere in programma lo spettacolo purché trovi fonti di finanziamento proprie per coprire le spese.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Madagascar: censurata opera teatrale su storica battaglia per l&#039;indipendenza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2009 01:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le autorità francesi censurano la programmazione di un'opera teatrale che sarebbe dovuta andare in scena in varie località dell'Africa austro-orientale in commemorazione del 29 marzo 1947, data storica nella lotta del Madagascar verso l'indipendenza dal dominio coloniale. Protestano gli artisti coinvolti, e la discussione prende corpo nella blogosfera e su Facebook. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lova-rakotomalala/">Lova Rakotomala</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/12/14/madagascar-french-authorities-ban-play-on-historic-independence-battle/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Senza dare spiegazioni, le autorità francesi <a title="Vai a una rassegna stampa sull'argomento: per informazioni di dettaglio sul caso si segnala la lettera del 15 novembre 2008 a Bernard Kouchner da parte dello scrittore Jean-Luc Raharimanana" href="http://notoire47.canalblog.com/">hanno revocato</a> la tournée teatrale in programma per la commemorazione dei moti indipendentisti malgasci del 1947.</p>
<p>L’opera, una <a title="Vai al sito di CulturesFrance=" href="http://www.culturesfrance.com">co-produzione</a> di <a title="Leggi, in francese, informazioni su CulturesFrance. Nata dalla fusione dell'Afaa (Association française d'action artistique, già sotto il patrocinio dei Ministeri francesi degli Affari Esteri e della Cultura), e dell'ADPF (Association pour la diffusion de la pensée française), questa nuova agenzia promuove gli scambi e la cooperazione artistica e culturale a favore di artisti che vivono e operano in Francia, nel continente africano e nei Caraibi" href="http://www.liberation.fr/culture/010148381-l-afaa-devient-culturesfrance">CulturesFrance</a> [agenzia che promuove gli scambi e la cooperazione artistica e culturale a favore di artisti che vivono e operano in Francia, nel continente africano e nei Caraibi], doveva andare in scena nei centri culturali di Alliance Française in varie località dell&#39;Africa austro-orientale (Isole Comore, Mauritius, Reunion, ecc.), ma il <a title="Leggi in francese l'articolo di R. Solis e M.C. Vernay sul quotidiano francese Libération, che contiene un approfondimento sul caso" href="http://www.liberation.fr/theatre/0101304677-le-cas-47">Ministero degli Affari Esteri ha poi deciso di sciogliere l&#39;accordo</a> [fr].</p>
<p>Il 29 marzo 1947 è una data che rimanda il pensiero dei più anziani a ricordi dolorosi. Segna infatti il giorno in cui l&#39;esercito francese stroncò brutalmente una delle prime rivolte indipendentiste del <a title="Leggi in italiano un breve profilo storico del Madagascar" href="http://www.madagasikara.it/storia.htm">Madagascar</a> contro il dominio coloniale. Il numero di morti provocato dalla sommossa si stima fra i 30.000 e i 100.000 (essendo quello effettivo ancora oggetto di dibattito fra gli storici).</p>
<p>Malgrado la qualifica di crimine di guerra attribuita a quel massacro nel 1951, e il riconoscimento nel 2005 del <a title="Leggi un approfondimento in lingua inglese sulla rivolta malgascia" href="http://www.absoluteastronomy.com/topics/Madagascar_Revolt">carattere inaccettabile della repressione</a> [in], i fatti del 1947 sono ancora scarsamente noti in Madagascar, come nel resto del mondo. Per far luce su quei tragici eventi, un noto scrittore malgascio, <a title="Vai al profilo dello scrittore su Wikipedia, in francese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Raharimanana">Jean-Luc Raharimanana</a>, ha realizzato insieme al regista francese Thierry Bedard l&#39;<a title="Vai alla rassegna stampa in francese" href="http://notoire47.canalblog.com/">opera teatrale dal titolo &#8220;47&#8243;</a> (fr) che ricostruisce l&#39;evolversi di quegli eventi e mette in discussione il complesso rapporto fra colonizzatori e popolazione locale.</p>
<p>Ecco un breve video-clip dell&#39;opera:</p>
<div><object width="420" height="339" data="http://www.dailymotion.com/swf/x7o55p" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.dailymotion.com/swf/x7o55p" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
<em><a title="Video clip di '47' di Raharimanana" href="http://www.dailymotion.com/swf/x7o55p">&#8216;47&#8242; di Raharimanana</a>, videoclip di <a title="Vai alla pgina dio notoire su Dailymotion" href="http://www.dailymotion.com/notoire">notoire</a></em></div>
<p>Dopo alcune rappresentazioni in due città francesi, l&#39;opera è stata <a title="Vai all'articolo del quotidiano francese Libération sull'accaduto" href="http://www.liberation.fr/theatre/0101304677-le-cas-47">di fatto esclusa</a> dalla programmazione prevista nell&#39;Africa orientale e nell&#39;area dell&#39;Oceano Indiano su indicazione della <a title="Vai al sito web della DGCID" href="http://www.diplomatie.gouv.fr/fr/ministere_817/missions-organisation_823/structure-administration-centrale_808/direction-generale-cooperation-internationale-du-developpement_3146/index.html">DGCID</a> [Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo che fa capo al Ministero degli Esteri francese].</p>
<p>Sul blog <em><a title="Vai al blog rue89" href="http://rue89.com">Rue89</a></em> [fr], l&#39;autore dell&#39;opera, Jean Luc Raharimanana ha vivamente protestato <a title="Vai all'articolo di Jean Luc Raharimana, in francese, pubblicato da Rue89" href="http://www.rue89.com/2008/12/05/madagascar-1947-censure-d-etat-pour-une-piece-de-theatre">contro questa decisione</a>:</p>
<blockquote><p>Silence pèse sur la mémoire. Les langues se délient. Des homes et des femmes voudront comprendre. Dans ce désir, réel cette fois-ci, de vivre ensemble [&#8230;] Pourquoi en 47, deux ans après le carnage, deux ans après le «plus jamais ça», pourquoi à Madagascar s&#39;est perpétré l&#39;un des plus grands massacres coloniaux? [&#8230;]. C&#39;est ce silence qu&#39;explore le spectacle “47″.[&#8230;] Une histoire commune, violente, sensible. Un théatre qui nous ramène dans ce désir de vivre ensemble de comprendre ce qui a déchiré, les corps malmenés et torturés, les paroles étoufés et les non-dits qui corrmpent les âmes. [&#8230;] Mais ainsi en a décidé le bureau politique de la DGCID1 [&#8230;]. Censure sur le spectacle. Interdiction d&#39;emmener cette parole dans les centres culturels africains et alliances françaises. [&#8230;] Mails la mémoire se moque bien de la censure même si c&#39;est une censure d&#39;Etat. Le désir est profond de comprendre d&#39;autant plus que nous avons maintenant le recul nécessaire pour tout entendre, pour enfin échanger.</p></blockquote>
<div class="translation">Sulla memoria pesa il silenzio. Si liberano le parole. Gli uomini e le donne vorranno capire. Nel desiderio, questa volta reale, di vivere insieme [&#8230;]. Perché nel &#8216;47, due anni dopo lo scempio della guerra mondiale, a due anni da quel «mai più», perché mai in Madagascar si è perpetrato uno dei più grandi massacri della storia coloniale? [..] Questo è il silenzio che indaga “47″. Una storia comune. Violenta. Difficile. Un teatro che ci riconduce al desiderio di vivere insieme, di comprendere cosa ha generato la lacerazione, quei corpi percossi e torturati, il non detto che corrompe l&#39;anima.[..] Ma la DGCID ha deciso altrimenti. Censura dell&#39;arte. Vietato portare il messaggio nei centri culturali africani e dell&#39;Alliance Française.[..] Però la memoria irride la censura, quand&#39;anche sia censura di Stato. Profondo è il desiderio di comprendere, tanto più adesso che abbiamo il distacco necessario per sentire ogni voce, e infine parlarci.</div>
<p>La notizia della revoca è apparsa su alcuni blog locali come <a title="Vai al blog in lingua francese" href="http://mondomix.com/musiques-du-monde/fr/1234185.htm">Mondomix</a> e <a title="Vai al blog in lingua francese" href="http://www.africultures.com/index.asp?menu=affiche_article&amp;no=8238">Africultures</a>. Le reazioni presenti <a title="Vai al post originale, in lingua francese" href="http://www.rue89.com/2008/12/05/madagascar-1947-censure-d-etat-pour-une-piece-de-theatre?page=0#commentaires">tra i commenti</a> all&#39;intervento di Raharimanana spaziano dall&#39;indifferenza all&#39;indignazione.</p>
<p>C&#39;è chi non avverte il bisogno di rinvangare il passato, come <a title=" Vai al post originale in lingua francese" href="http://www.rue89.com/user/login?destination=user/28480">Mechante Langue</a> che chiosa [fr]:</p>
<blockquote><p>Ne jouez pas les faux martyrs. Sinon sérieusement vous croyez vraiment que la chose la plus importante à dénoncer à Madagascar aujourd&#39;hui ce sont le massacres de 47, sérieusement</p></blockquote>
<div class="translation">Non giocate a fare i martiri. Ma ditemi, siete proprio convinti che la cosa più importante da denunciare oggi in Madagascar siano i massacri del 1947&#8230; ci credete davvero?”</div>
<p>Al che <a title="Vai al post originale, in lingua francese" href="http://www.rue89.com/user/login?destination=user/61535">Monsieur Lambda</a> ha replicato [fr]:</p>
<blockquote><p>Il vous échappe manifestement que ces massacres sont, dans une large mesure, fondateurs de la conscience nationale des Malgaches et qu’ils occupent, du point de vue de la mythologie nationale, une place comparable à celle de la prise de la Bastille pour les Français.</p></blockquote>
<div class="translation">Quel che evidentemente vi sfugge è che su quei massacri si fonda in gran parte l&#39;identità nazionale malgascia e che essi occupano, nella mitologia nazionale, lo stesso posto della presa della Bastiglia per i francesi.</div>
<p><a title="Vai al post originale, in lingua francese" href="http://www.rue89.com/user/login?destination=user/60349">Juan Pablo de Tagéna</a> sostiene che oggi il popolo malgascio potrebbe avere un ripensamento sull&#39;opportunità di condurre quella lotta di indipendenza (fr):</p>
<blockquote><p>Aujourd’hui les Malgaches ne demanderaient pas leur indépendence: ils seraient à 99% pour le maintien dans la Communauté Française.</p></blockquote>
<div class="translation">Oggi i malgasci non chiederebbero più l&#39;indipendenza: il 99% sarebbe favorevole a far parte della comunità francese.</div>
<p>In una conversazione privata sulla censura <a title="Vai su Facebook" href="http://facebook.com">all&#39;interno di facebook</a>, <a title="Vai al profilo di Rabarimampianina su Facebook" href="http://www.facebook.com/profile.php?id=625121986">Soaray Rabarimampianina</a> (citazione autorizzata) sostiene che c&#39;è ancora tanto da fare prima di poter affrontare apertamente questa pagina di storia.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-53934" title="Soaray su Facebook" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/12/facebook-soaray.jpg" alt="Soaray su Facebook" width="541" height="141" /></p>
<blockquote><p>Il y a bien du chemin à parcourir avant que la France accepte cette partie de son histoire qu&#39;est la colonisation.</p></blockquote>
<div class="translation">È ancora lunga la strada da percorrere prima che la Francia accetti la pagina coloniale della sua storia.</div>
<p>In un analogo intervento nella stessa conversazione, <a title="Vai al profilo di Ralaindimby su Facebook" href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1386817819">Tsilavina Ralaindimby</a> sottolinea come non vada dimenticato il contributo dei soldati venuti dalle colonie a combattere per la Francia in entrambi i conflitti mondiali [e commenta così un cortometraggio che ha visto di recente]:</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-53935" title="Ralaindimby su Facebook" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/12/facebook-tsi.jpg" alt="Ralaindimby su Facebook" /></p>
<blockquote><p>C&#39;est un documentaire sur les Tirailleurs Malagaches qui sont venus pour se battre au nomb de la France en 14/18 et dont beaucoup sont morts là-bas. A Menton [..] il y a là-bas un cimetière avec toute une rangée de tombes de soldats malgaches.</p></blockquote>
<div class="translation">È un documentario sulle gesta dei fanti malgasci venuti a combattere in nome della Francia nella guerra del 14-18, molti dei quali sono morti lì. A Mentone [..] esiste un cimitero con una serie di tombe di soldati malgasci.</div>
<p class="contributors">Alcuni link e riferimenti alla versione inglese di questo articolo sono stati forniti da <a title="Profilo, in lingua malgascia, dell'editor di GV Jentilisa" href="http://mg.globalvoicesonline.org/author/jentilisa/">Jentilisa</a> [mg].</p>
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