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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Stefano Ignone</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Paraguay: popolazione indigena &#8220;innaffiata&#8221; coi pesticidi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 04:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[I disturbi fisici che vanno colpendo 217 appartenentì alla comunità indigena Ava Guaranì sembrano dovuti alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati - ora assai ambite dai vicini coltivatori di soia. E qualcuno non esita a parlare di continuazione del genocidio ai danni dei nativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/eduardo-avila/">Eduardo Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/12/paraguay-indigenous-group-sprayed-aerially-with-pesticides/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nel Paraguay orientale, 217 appartenenti alla comunità indigena Ava Guaranì hanno manifestato recentemente disturbi fisici, tra cui nausea e mal di testa; si ritiene che ciò sia dovuto alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati.</p>
<p>Alcuni funzionari governativi hanno confermato che alcune zone dei terreni della popolazione indigena, nel distretto di Itakyry all&#39;interno del <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alto_Paraná_Department">Dipartimento dell&#39;Alto Paraná</a> [in], sono state irrorate, nonostante  <a title="Leggi l'articolo in spagnolo" href="http://www.ultimahora.com/notas/272060-Ministra-confirma-que-fumigaron-tierras-sin-cultivo-en-Itakyry">non venissero coltivati</a> [sp]. Secondo il blog <em>Interparaguay</em>, gli indizi indicherebbero come responsabili i coltivatori brasiliani di soia, in parte perché i territori della comunità indigena sono assai adatti a tali coltivazioni e per il contenzioso con gli stessi Ava Guaranì <a title="Leggi il post originale in spagnolo" href="http://interparaguay.blogspot.com/2009/11/ministros-comprobaron-la-fumigacion.html">sulla proprietà di circa 3.000 ettari di terreno</a> [sp].</p>
<p>José Ángel López Barrios, del blog <em>Bienvenidos!</em> <a title="Leggi il post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">descrive l&#39;isolata comunità dove è accaduto l&#39;episodio</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Itakyry es uno de los distritos del Departamento de Alto Paraná, distante a unos 450 kilómetros  de Asunción, capital de la Republica, se llega a el por caminos no pavimentados, su época de esplendor se dio en la época de las explotaciones yerbateras. Que termino al cabo de 100 años abriendo paso a la explotación de la soja en estos últimos tiempos……</p></blockquote>
<div class="translation">Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto Paraná, dista 450 kilometri dalla capitale, Asunción. Ci si arriva seguendo sentieri sterrati, e il culimie dello sviluppo si è avuto con la coltivazione dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mate">erba mate</a> [it]. Scomparsa questa da un centinaio d&#39;anni, aprendo la strada alla recente coltivazione della soia.</div>
<p>È la domanda per i fagioli di soia, e l&#39;aumento dei prezzi, a rendere preziosi i terreni adatti alla sua coltivazione. Parte di queste aree si trovano entro le terre ancestrali di comunità indigene come i <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guaran%C3%AD">Guaraní</a> [it]. Scrivendo su <em>Rescatar </em>, il blogger Carlos Rodríguez <a title="Post in spagnolo" href="http://rescatar.blogspot.com/2009/11/soja-y-genocidio-fumigan-indigenes.html">non considera isolato l&#39;incidente dei pesticidi</a> [sp] e lo definisce un &#8220;genocidio&#8221;:</p>
<blockquote><p>Hubo un tiempo en que en Paraguay los aborígenes no eran considerados seres humanos. Eran cazados como animales y sus crías rescatadas como trofeos.</p>
<p>(…)</p>
<p>Otros fueron apropiándose a bala y sangre de sus tierras y como los indígenas no hacían gestiones ante las instituciones encargadas de titular las tierras que siempre les pertenecieron, el hombre blanco si lo hizo y se plantea el contrasentido de que los legítimos dueños de estas tierras, hoy son “los invasores”.</p>
<p>Y siguen siendo tratados como animales. Sólo así se puede entender que los productores de soja les envíen aviones fumigadores para lanzarles venenos encima, tal como lo ha comprobado el Ministerio de Salud que socorre en estos momentos a los indígenas intoxicados por plaguicidas para soja.</p></blockquote>
<div class="translation"> Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano nemmeno considerati esseri umani: si dava loro la caccia, e i figli venivano &#8220;collezionati&#8221; come trofei.</p>
<p>(…)</p>
<p>Parte dei loro terreni sono stati espropriati a suon di sangue e pallottole, e dal momento che gli aborigeni non si sono mai rivolti a quelle istituzioni incaricate di fornire i certificati di proprietà per terre che appartenevano loro da sempre, ci è andato l&#39;uomo bianco: così, siamo all&#39;assurdo, per cui i legittimi proprietari sono considerati &#8220;intrusi&#8221;.</p>
<p>Continuiamo a trattarli come bestie. È solo così che si capisce come abbiano fatto i produttori di soia a mandare gli aerei a innaffiarli di pesticidi, cosa confermata dal Ministero della Salute, che ora si sta occupando di prestare loro soccorso.</p></div>
<p>Anche López Barrios <a title="Post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">afferma di vergognarsi degli abusi passati commessi in Paraguay ai danni delle comunità indigene [sp]</a>. In quanto discendente di immigrati, scrive che l&#39;episodio &#8220;gli fa venire voglia di tornarsene in Europa&#8230; ma a dire il vero&#8230; preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene&#8221;:</p>
<blockquote><p>Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de 38 siglos de existencia en sus propios y verdaderos territorios, no me parece apropiado…. Si no respetamos a nuestros mayores nuestros días se acortaran sobre la tierra y si anteponemos la avaricia a cualquier otra virtud caeremos sin remedio…..</p></blockquote>
<div class="translation">Prendersela con un popolo indigeno con oltre 38 secoli di storia per quella che è la loro unica e vera terra non mi sembra giusto&#8230; Se non rispettiamo i nostri antenati, abbiamo i giorni contati su questa terra, e se mettiamo la cupidigia davanti ad altri valori, non potremo che soccombere senza speranza&#8230;</div>
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		<title>Somalia: al via un network indipendente per giornalisti e blogger</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/somalia-al-via-un-network-indipendente-per-giornalisti-e-blogger/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/somalia-al-via-un-network-indipendente-per-giornalisti-e-blogger/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 05:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente & Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Il <em>Somali Media Centre</em> è un forum-rete di giornalisti e blogger (non soltanto somali) che fa informazione e pubblica blog scritti da giornalisti sulle vicende del Paese. Ecco una panoramica del progetto in avvio e dei primi post pubblicati - incluso quello di Solana Larsen, managing editor di Global Voices Online.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ndesanjo-macha/">Ndesanjo Macha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/05/somalia-introducing-a-network-of-somali-journalists-and-bloggers/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il <a title="Sito in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/">Somali Media Centre</a> [in], rete di giornalisti e blogger somali che vivono in <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somalia">Somalia</a> [it] e all&#39;estero, diffonde informazioni pubblica i blog curati dai giornalisti.</p>
<blockquote><p>Il Somali Media Centre è un forum indipendente per i giornalisti somali che vivono in patria o all&#39;estero. È stato fondata per promuovere una tipologia di giornalisti capaci, che lavorano sodo e che hanno dedicato la vita al servizio del proprio popolo, in tutto il mondo.</p>
<p>La Somalia è stata etichettata come uno Stato fallito, un Paese associato all&#39;idea della morte, ai conflitti civili di lungo corso, ai signori della guerra, al  terrorismo e alla pirateria moderna. Ma una delle migliore notizie degli ultimi anni è stato l&#39;emergere dei media indipendenti e della libertà di pensiero. Ciò nonostante, la dedizione alla verità e alla sua divulgazione comportano un prezzo.</p>
<p>Il Centro pubblica i blog aggiornati e gli articoli scritti da giornalisti, coordinando inoltre il lavoro tra giornalist somali e non somali, fornendo a questi ultimi che si recano in nel Paese una prima serie di consigli e contatti. Inoltre il Centro collabora con le maggiori testate giornalistiche che commissionano, producono e sono interessate a notizie sulla Somalia o sulla regione del Corno d&#39;Africa.</p></blockquote>
<p>Solana Larsen ci parla delle <a title="Articolo in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/profiles/blogs/the-new-somali-media-centre">origini del progetto del Somali Media Centre</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Nel caso non l&#39;abbiate indovinato, non sono somala.</p>
<p>Mentre frequentavo la scuola di giornalismo a Londra c&#39;era un studente di nome Harun Hassan cui rivolgevo molte domande sulla vita a Mogadiscio e sulla politica somala. Dopo il diploma, siamo rimasti amici e l&#39;ho invitato a scrivere su openDemocracy.net, dove ho lavorato come editor per qualche anno. In seguito, sono diventata managing editor di Global Voices Online, dove ci capitava di pubblicare articoli sui blogger somali.</p>
<p>Harun mi proponeva articoli che riguardavano la comunità somala londinese. Aveva creato una rassegna stampa, su carta, in somalo, e a un certo punto si è rivolto a me per creare il sito di una cosa che chiamava Somali Media Centre.</p>
<p>La copertura mediatica sulla comunità somala in Inghilterra era così negativa e imprecisa, che per Harun l&#39;unico modo per correggerla era facilitare ai giornalisti del Regno Unito la conoscenza di altri giornalisti e ricercatori somali con cui discutere.</p>
<p>Così abbiamo messo su un sito e un blog, ma presto fummo presi da altrii mpegni e il progetto rimase in sospeso.</p>
<p>Il sito online ora è il secondo tentativo di creare un network con strumenti a disposizione di giornalisti somali e di altre provenienze per migliorare la comprensione globale sui somali e sulla Somalia.</p></blockquote>
<p>Ecco di seguito una panoramica sugli ultimi post pubblicati dal Somali Media Centre:</p>
<p>In un post intitolato <a title="Post originale in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/profiles/blogs/affair-to-remember">Affair to Remember</a> [in], Fathia Absie scrive dell&#39;arresto di Joshua Asisa, un <em>peace-keeper</em> di stanza in Somalia, per aver iniziato una relazione con una giovane somala:</p>
<blockquote><p>La corte militare di Kampala ha condannato Joshua Asisa a un anno e mezzo di prigione. Il signor Asisa, che è membro della missione di <em>peace-keeping</em> AMASOM è stato riconosciuto colpevole di aver avuto una relazione con una donna di nome Nimco Omar, averla messa incinta dopo averla sposata con l&#39;inganno facendole credere di essere musulmano.</p>
<p>L&#39;episodio è avvenuto l&#39;anno scorso a Mogadiscio, ma non se ne è saputo nulla finchè questa giovane donna non è andata al tribunale di Kampala per denunciare Asisa per averle mentito. Mohamed Abukar Ahmed, il giornalista che ha scovato la storia, mi ha raccontato di averla appresa da un quotidiano in Uganda. Poi Ahmed ha raggiunto i leader della comunità somala di Kambala ed è riuscito a mettersi in contatto con la ragazza. Mi ha confidato che Omar gli aveva raccontato dell&#39;incontro con Asisa, che è medico. Lavorava in un ospedale privato per l&#39;esercito ugandese a Mogadiscio.</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/profiles/blogs/in-the-spirit-of-spreading-the">&#8220;nello spirito di far girare la voce&#8230;</a>” [in], scrive Idil Osman:</p>
<blockquote><p>I reclutamenti che si svolgono nei campi profughi somali a Dadaab, nel Kenya nordoccidentale, ha provocato controversie nella regione e fuori. Ad ogni modo, la cosa che mi manda su tutte le furie è l&#39;atteggiamento del Governo kenyota: quando tempo fa ho preparato un report investigativo su quest&#39;argomento, dove si legge che il ministro della difesa del Kenya ha dichiarato con fermezza di non aver mai permesso che si svolgessero simili reclutamenti.</p>
<p>Nel frattempo, i testimoni e gli attivisti dei diritti umani continuano a registrare e a documentare il fatto che questi giovani vengano caricati su dei camioni militari kenyoti e portati in basi di addestramento keniote.</p>
<p>Molti di questi giovani vengono adescati con la promessa di un salario regolare e uno posto fisso in un progetto militare dell&#39;ONU/UE/UA.</p>
<p>In realtà, vengono reclutati per andare a combattere nella stessa guerra da cui erano scappati e che li aveva resi dei rifugiati. La maggior parte sembrano essere minorenni, e vengono presi senza il consenso dei genitori. Violandone così anche i diritti umani internazionali di rifugiati secondo l&#39;ultimo comunicato dello Human Rights Watch, perchè i rifugiati vanno tenuti in buone condizioni.</p></blockquote>
<p>Solana discute il tema delle &#8220;fonti anonime&#8221; nei resoconti delle testate occidentali, in un post intitolato “<a title="Post originale in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/profiles/blogs/when-local-sources-go-unnamed">When Local Sources go Unnamed</a>“[Quando le fonti locali restano anonime&#8221;, in]:</p>
<blockquote><p>Ho appena comprato l&#39;ultimo numero della rivista National Geographic perchè volevo leggerne l&#39;articolo della &#8220;Somalia a pezzi&#8221;. Le foto di Mogadiscio, fatte da Pascal Maitre, sono stupende, anche se mostrano una grande distruzione. E l&#39;autore, Robert Draper, ci fa un riassunto delicato e affettuoso di una storia in realtà assai complicata. Inoltre, rende finalmente chiare le sfide che si prospettano ai giornalisti esteri in Somalia.</p>
<p>Curiosamente, il giornalista somalo Harun Hassan viene citato per nome in una didascalia sotto la foto di un addetto al traffico a Mogadiscio, ma a quanto vedo non viene mai nominato nel testo in sè. Perchè questa riluttanza a rivelare le fonti? Se Draper si è preso il disturbo di contattare e intervistare fonti giornalistiche somale, perchè non condividere questa notizia con i lettori?</p>
<p>Si tratta del trattamento abituale per i giornalisti somali che aiutano i giornalisti occidentali nei loro reportage? Spero che i componenti del Somali Media Centre riescano a gettar luce su cosa significhi trovarsi in questa posizione in un ambito giornalistico.</p></blockquote>
<p>L&#39;elenco degli attuali membri del Centro <a title="Post originale in inglese" href="http://somalimedia.ning.com/profiles/members/">è disponibile qui</a> [in].</p>
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		<title>Pakistan: offensiva finale contro i Taliban nel Waziristan meridionale</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/pakistan-offensiva-finale-contro-i-taliban-nel-waziristan-meridionale/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 05:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia meridionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella parte meridionale del Paese prosegue l'<em>Operazione Rah e Nijat</em>, avviata a giugno e mirata ad abbattere definitivamente i Tehrik i Taliban. La blogosfera pullula di commenti a latere, ampliando le riflessioni sulla situazione tutt'altro che facile di cittadini e istituzioni pakistani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/faisal-kapadia/">Faisal Kapadia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/02/pakistan-operation-in-south-waziristan/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><a title ="Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia." href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:FATA_%288%29.jpg"><img class="size-full wp-image-104191" title="Il Waziristan meridionale" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/South-Waziristan.jpg" alt="Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia" width="366" height="385" /></a></p>
<p class="wp-caption-text"><small>Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia inglese.</p>
<p></small></center></p>
<p>L&#39;Operazione <a title="Leggi la voce wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Rah-e-Nijat">Rah e Nijat</a> [in] (in Urdu, &#8220;Il cammino verso la salvezza&#8221;) è l&#39;offensiva più recente avviata dall&#39;esercito pakistano per sconfiggere definitivamente i <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tehrik-i-Taliban_Pakistan">Tehrik i Taliban</a> [in], l&#39;organizzazione che sta terrorizzando il Pakistan. L&#39;operazione è in preparazione sin da quando l&#39;Esercito nazionale aveva riconquistato la valle dello Swat dalle milizie talebane, nel giugno scorso. Il 19 giugno 2009 l&#39;Esercito pachistano ha preso ad ammassare le truppe sul confine con il <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Waziristan">Waziristan meridionale</a> [it]. Dopo tre mesi di blocco alle frontiere e piccole schermaglie con i talebani, il 19 ottobre l&#39;esercito ha lanciato un attacco in grande stile. L&#39;esercito pakistano conta su un totale di 28.000 unità di fanteria e 500 truppe speciali, mentre i Taliban avrebbero dalle 10 alle 15.000 unità più 1.500 combattenti stranieri. La battaglia è intensa e difficile, e ogni giorno arrivano notizie sull&#39;avanzata delle forze pakistane, pur se minima, in un terreno assai ostile e pericoloso.</p>
<p>Sul sito <em>Pakistanpal</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://pakistanpal.wordpress.com/2009/10/05/a-showdown-in-waziristan/"><em>Ahsan Waheed</em></a> [in] conferma come il territorio del Waziristan meridionale sia alquanto impervio:</p>
<blockquote><p>In lontananza si vedono le zone in cui Al Qaeda ha preso rifugio. È un paesaggio quasi lunare, fatto di cime asciutte e non contrassegnate sulle mappe, con poche, rade macchie boschive lungo i versanti. Se stavate cercando un posto dove nascondervi, talmente inospitale e scosceso da far tremare gli stranieri, il Waziristan è il posto che fa per voi. Ai tempi del Raj, le mappe del Waziristan erano quasi completamente vuote; persino gli intrepidi esploratori britannici solitamente se ne stavano alla larga.</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://greatsatansgirlfriend.blogspot.com/2009/10/operation-rah-e-nijat.html"><em>Great Satans Girlfriend</em></a> [in] ribadisce l&#39;importanza di mobilitare ingenti forze per quest&#39;operazione:</p>
<blockquote><p>“Non dobbiamo permettere che lo sconforto getti ombre su quest&#39;operazione, e riusciremo a farlo solamente se lo Stato attingerà a tutte le proprie risorse, mobilitando le masse contro il terrorismo.”</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://abdullahsaad.com/337-operation-rahenijat-path-salvation-operational-assessment"><em>Abdullah Saad</em></a> [in] crede che le milizie dei Tehrik i Taliban (TTP) siano a corto di posti dove nascondersi:</p>
<blockquote><p>La mia opinione è che le cosa vadano facendosi difficili nel Waziristan. In primo luogo perché gli ufficiali del TTP potrebbero rifugiarsi in zone abitate per evitare una fine violenta, o per vivere anche solo per un altro giorno&#8230; ma non concederebbero lo stesso lusso ai propri &#8220;ospiti&#8221;. Gli uzbechi, i ceceni, gli arabi e tutti gli altri, invece dovranno combattere all&#39;ultimo sangue, perchè se catturati verranno rispediti a casa propria con i primi voli disponibili, e in un Paese come l&#39;Uzbekistan finirebbero immediatamente davanti a un plotone d&#39;esecuzione.</p></blockquote>
<p><em>Mustufa Qadri</em> di <a title="Post originale in inglese" href="http://newmatilda.com/2009/10/23/misery-ending-or-just-beginning">Newmatilda</a> [in] ritiene sia impossibile difendere il Pakistan dalle milizie:</p>
<blockquote><p>Le verità scomode di questa storia vanno intepretate seriamente. L&#39;ondata di attentati terroristici a Lahore, Islamabad e Peshawar ci hanno ricordato che, mentre è molto difficile difendere ogni centimetro quadrato di un Paese assediato dagli insorti, è quasi impossibile fare lo stesso in Pakistan, dove risulta facile arruolare giovani disposti a sacrificarsi indossando esplosivi sul petto.</p></blockquote>
<p>Quest&#39;affermazione è fin troppo vera, visto che la reazione immediata all&#39;operazione Rahe-e-Nijat è stata una serie di rappresaglie indirizzate direttamente contro la società civile, vale a dire attacchi suicidi, nonché il dilagare della paura e del panico in tutto il Paese. Ciò ha portato alla chiusura delle strutture scolastiche, facendo fatto aumentare il numero delle forze di sicurezza presenti nell&#39;intero Paese. Ogni giorno, ci svegliamo non soltanto con le notizie della guerra nel Waziristan, ma anche con quelle sugli sconvolgenti dettagli di come questa battaglia venga combattuta anche nelle nostre strade.</p>
<p><em>Brig (r) Junaid Zaman,</em> del sito “<a title="Post originale in inglese" href="http://www.pakspectator.com/schools-closed-in-pakistan-fear-of-terrorism-for-how-long/">Pakistan Spectator</a>&#8221; [in] , racconta dell&#39;inutilità della chiusura delle scuole in Pakistan:</p>
<blockquote><p>Non dobbiamo farci prendere dal panico né dobbiamo trasformare i nostri figli in codardi fifoni. Dobbiamo parlare ai bambini e alle bambine, spiegare loro questi pericoli, chiedere loro di stare all&#39;erta, far capire i pericoli che corre il Paese, e il tipo di minaccia rappresentato dal terrorismo. Rendeteli forti e coraggiosi, fate in modo che apprendano come vivere in tempi tanto duri, quando ne riemergeranno, saranno meglio preparati ad affrontare la vita, rispetto agli altri bambini del mondo.</p></blockquote>
<p>Sul sito <a title="Post originale in inglese" href="http://blog.taragana.com/n/pakistan-shuts-all-schools-after-suicide-bombings-at-islamic-university-201707/">Taragana</a> [in], <em>Zarrar khan</em> segnala come parte dell&#39;opinione pubblica ritenga tali attentati ai civili responsabilità di altri individui:  </p>
<blockquote><p>Molti studenti non accettano l&#39;idea che ci siano i miliziani dietro agli attacchi suicidi, e preferiscono piuttosto accusare forze nascoste, che vorrebbero gettare discredito sull&#39;Islam o indebolire il Pakistan - variazioni sul tema della teorie cospirative che spesso emergono dopo attentati del genere&#8230;</p></blockquote>
<p><em>Glenda</em>, di <a title="Post originale in inglese" href="http://glendaclaborne.com/node/10">Berry picker</a> [in], riflette sulla forza di volontà che una società conserva intatta nonostante il terrore, citando l&#39;esempio di un concerto a Islamabad:</p>
<blockquote><p>Giovedì scorso non si sono fermati. Per quasi un&#39;ora, Arieb Azhar e il suo gruppo di quattro elementi hanno sancito l&#39;universalità del potere della musica, della diversità e della tolleranza in una città che appena quattro giorni prima aveva subìto quello del terrore, che schiaccia la volontà umano di battersi per quanto di bello e meraviglioso offre la vita.</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://changinguppakistan.wordpress.com/2009/10/27/the-parallel-step-bilquis/">Bilquis</a> [in] mette il tutto in prospettiva su <em>CHUP (Changing Up Pakistan)</em>:</p>
<blockquote><p>Parecchi studiosi e politici, in particolare Imran Khan, hanno sostenuto come le popolazioni di quelle aree vivano da secoli in società tradizionalmente prive di leggi. Data la situazione sul campo, affermano, dobbiamo rispettarne le tradizioni e lavorare entro tale cornice. <span style="text-decoration: underline;">Non sono d&#39;accordo</span>. Citando <em>T.S Elliot</em>, “<span style="text-decoration: underline;">Non vale la pena conservare una tradizione priva d&#39;intelligenza</span>.” Queste tradizioni ignorano le questioni che hanno permesso la proliferazione della mentalità integralista in tutto il Pakistan, particolarmente nel Panjab rurale. Prendiamo ad esempio la bambina frustata dai Taliban nello Swat. Sono queste le tradizioni che vogliamo mantenere? Vogliamo che uomini, donne, bambine, vengano barattati nella risoluzione delle dispute? Vogliamo che il popolo continui ad avere una visione sempre distorta e ristretta del mondo? Io sicuramente non lo voglio.</p></blockquote>
<p>Siamo ancora qui, speranzosi ma terrorizzati, con le scuole chiuse e il futuro incerto, ma non ci arrenderemo. Dobbiamo fronteggiare non soltanto le minaccie sul campo di battaglia con l&#39;esercito, ma anche il silenzioso contagio dell&#39;ideologia talebana nella società. Spero che il mondo ci dia una mano, perchè se cadiamo noi la prossima volta toccherà a voi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Brasile: la crisi honduregna rilancia il dibattito sulle relazioni internazionali</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 05:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
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		<description><![CDATA[Si fa sempre più intricata la crisi diplomatica avviata con il ritorno in Honduras del Presidente Manuel Zelaya, rimpiazzato da Roberto Micheletti con l'aiuto dei militari. Il Brasile ne è ben al centro, e anche i blogger continuano a discutere sul ruolo del Paese nella vicenda e sulla politica internazionale latinoamericana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/roger-franchini/">Roger Franchini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/03/brazil-bloggers-on-international-politics-triggered-by-the-honduran-crisis/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Recentemente non sono certo mancate le <a title="Vai allo speciale di Global Voices Online sulla crisi honduregna" href="http://globalvoicesonline.org/specialcoverage/honduras-political-crisis-2009/">discussioni sulla costituzionalità della messa al bando, in Honduras, del Presidente Manuel Zelaya</a> [in]. La crisi ha raggiunto le prime pagine dei giornali in molti Paesi, e anche parecchi blogger latinoamericani, inclusi i brasiliani, partecipano al dibattito su tali eventi.</p>
<p>Il Brasile è rimasto invischiato in una situazione diplomatica decisamente insolita. Pur mancando alcuna prova sul ruolo del Brasile dietro la crisi honduregna, è probabile non esistano casi simili nella storia del diritto internazionale. La crisi ha raggiunto l&#39;ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, spingendo i blogger locali a discutere sulla politica internazionale latinoamericana e sul ruolo del Brasile nei recenti eventi.</p>
<div id="attachment_99178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px;"><a href="http://twitpic.com/jrtoa"><img class="size-full wp-image-99178" title="Zelaya nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Foto di @kattracho pubblicata su Twitpic." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/33210874.jpg" alt="Zelaya nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Foto di @kattracho pubblicata su Twitpic." width="420" height="306" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Zelaya nell&#39;ambasciata brasiliana di Tegucigalpa.<br />
Foto di @kattracho rirpesa da Twitpic.</p>
</div>
<p>Cesar Fonseca, che scrive su <em><a title="Blog in portoghese" href="http://independenciasulamericana.com.br/">Independência Sul Americana</a> [por]</em>, descrive gli eventi in Honduras come una disgrazia per i Paesi latino-americani, perchè si fa ricorso all&#39;uso della forza per esercitare il potere, per via dell&#39;intervento militare del <a title="Post in portoghese" href="http://independenciasulamericana.com.br/?p=4306">un vuoto nella legislazione</a> [por] vigente:</p>
<blockquote><p>Roberto Micheletti, presidente do Legislativo de Honduras, o Carlos Lacerda golpista hondurenho, errou o<em> time </em>histórico, ao aliar-se aos militares, para detonar governo constitucional de José Manuel Zelaya, que propôs referendo constitucional para respaldar nova Constituinte, que, entre outras determinações, suprimiria limite para mandatos presidenciais, como ocorre nas democracias européias.</p></blockquote>
<div class="translation">Roberto Micheletti, Presidente del Parlamento Honduregno, equivalente del golpista brasiliano <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carlos_Lacerda">Carlos Lacerda</a> [in], ha sbagliato malamente i tempi quando si è alleato con l&#39;esercito per distruggere il Governo costituzionale di José Manuel Zelaya, che aveva proposto un referendum costituzionale per legittimare la nuova assemblea costituzionale che, tra gli altri scopi, vorrebbe imporre un limite ai mandati presidenziali (come è norma nella democrazie europee).</div>
<p>Per Bruno Kazuhiro, del blog <em><a title="Blog in portoghese" href="http://perspectivapolitica.com.br/">Perspectiva Política</a> [por]</em>, se Zelaya ha sbagliato a contravvenire al testo costituzionale, <a title="Post in portoghese" href="http://perspectivapolitica.com.br/2009/06/29/entendendo-todo-o-momento-instavel-de-honduras-zelaya-e-micheletti/">lo stesso</a> [por] può dirsi del Parlamento, delle forze militari e del sistema giudiziario che lo hanno espulso senza un giusto processo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">O que o exército hondurenho fez foi muito errado no modo, mas não, na essência. Não deveria ter sido o exército a retirar Zelaya do poder, porém, aceita a renúncia deste pelo Congresso e nomeado o novo Presidente, Manuel Zelaya deveria sim, no fim das contas, deixar o governo. Melhor que tivesse sido voluntariamente.</p>
<p style="text-align: left;">Para os que me disserem que o povo hondurenho desejava mais um mandato do grupo de Zelaya, pergunto:</p>
<p style="text-align: left;">Por que então Zelaya não indicou sucessor e respeitou a lei?</p>
</blockquote>
<div class="translation">
<p>L&#39;esercito honduregno ha decisamente sbagliato nei modi, ma non nel fatto di per se. Non stava all&#39;esercito deporre Zelaya; nondimeno, se il Parlamento ne avesse accolto le dimissioni e nominato un nuovo Presidente, Zelaya avrebbe dovuto lasciare immediatamente il Governo. Sarebbe stato meglio se l&#39;avesse fatto volontariamente.<br />
Domando a quanti sostengono che gli honduregni volevano affidare un nuovo mandato al partito di Zelaya:<br />
Allora perchè Zelaya non ha proposto un successore nel rispetto della legge?</p></div>
<div id="attachment_99177" class="wp-caption alignright" style="width: 250px;"><a href="http://twitpic.com/jfy6q"><img class="size-medium wp-image-99177" title="Foto di @jeneffermelo da TwitPic" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/32656850-300x161.jpg" alt="Foto di @jeneffermelo da TwitPic" width="240" height="129" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Il Presidente Zelaya. Foto di @jeneffermelo ripresa da TwitPic</p>
</div>
<p>Il 22 settembre, Zelaya è riuscito a entrare clandestinamente in Honduras e a raggiungere l&#39;ambasciata brasiliana della capitale Tegucigalpa, trovando rifugio entro la giurisdizione della missione diplomatica per se e per altri 63 sostenitori. Immediatamente le autorià honduregne hanno circondato l&#39;edificio, bloccando l&#39;accesso e imponendo il coprifuoco su quanti vi lavorano. L&#39;energia elettrica e le linee telefoniche dell&#39;ambasciata sono state tagliate.</p>
<p>La controversia origina dal fatto che Zelaya non ha intenzione di fare domanda d&#39;asilo al Governo brasiliano, secondo quanto dichiarato all&#39;emittente <a title="Post in portoghese di GloboTV" href="http://g1.globo.com/Noticias/Mundo/0,,MUL1313949-5602,00-ZELAYA+DIZ+QUE+PEDIU+PROTECAO+AO+BRASIL+E+NAO+PRETENDE+PEDIR+ASILO+POLITICO.html">Globo TV Network</a> [por], e vi rimane per essere protetto e riorganizzare il consenso politico. Con questi propositi, va ponendo in una posizione delicata il Brasile,  il quale ospita a un politico perseguitato che non cerca asilo, ma piuttosto vuole raccogliere sostenitori per rivalersi contro chi lo ha destituito dalla Presidenza.</p>
<p>Il blog <em><a title="Blog in portoghese" href="http://movimentoordemvigilia.blogspot.com/">Movimento Ordem Vigília Contra a Corrupção</a></em> [por] sostiene che l&#39;accoglienza riservata a Zelaya dall&#39;ambasciata brasiliana sia frutto del sostegno diretto del Presidente venezuelano Hugo Chávez, e <a title="Post in portoghese" href="http://movimentoordemvigilia.blogspot.com/2009/09/foi-chavez-quem-decidiu-fazer-da.html">illustra una serie di incongruenze che dimostrerebbero le bugie</a> [por] di alcuni degli attori principali di questa crisi:</p>
<blockquote><p>A diplomacia terceiro-mundista tupiniquim inovou, em matéria de Direito Internacional, criando a figura do perseguido que pretende ENTRAR e não SAIR. Costuma-se conceder asilo para aquele que tenta sair do país, perseguido pelo seu governo, e Zelaya, ao contrário, entrou no país com uma súcia de 60 simpatizantes, o que desfigura a individualidade do asilo. Pior: Zelaya está usando o prédio diplomático como “bunker” da guerrilha para conclamar seus desordeiros e convulsionar as forças de ordem do país.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>La diplomazia terzomondista del Brasile ha aggirato il diritto internazionale creando la figura del rifugiato che vuole ENTRARE, piuttosto che USCIRE. In genere si offre asilo a chi vuole lasciare un Paese, perchè perseguitato da un Governo, ma Zelaya, piuttosto, è entrato in Honduras con 60 sostenitori, in un&#39;accezione distorta dell&#39;individualità delle richieste d&#39;asilo. Ciò che è peggio, Zelaya usa l&#39;edificio diplomatico come un bunker da cui fomentare i disordini ed esercitaedo pressione sulle forze di sicurezza nazionali.</p></div>
<p>Inoltre la figura di Chávez compare sempre più spesso nelle cronache sul ritorno in patria di Zelaya. Egli stesso <a title="Intervista in portoghese" href="http://www.bbc.co.uk/portuguese/noticias/2009/09/090923_chavez_zelaya_viagem_cj_np.shtml">ha dichiarato alla BBC</a> [por] di essere a conoscenza del rientro in Honduras di Zelaya e di averlo aiutato ad aggirare le autorità. Ma non tutti i blogger accettano l&#39;idea dell&#39;influenza di Chávez su questi avvenimenti. A detta di Leandro Fortes, che scrive su<em> <a title="Blog in portoghese" href="http://brasiliaeuvi.wordpress.com/">Brasília, eu vi</a></em> [por], questa teoria sarebbe il cavallo di battaglia della stampa latinoamericana e il punto debole dei mass media. Secondo il blogger, le recenti manifestazioni di sinistra sarebbero state rioprtate in modo superficiale e impreciso, <a title="Post in portoghese" href="http://brasiliaeuvi.wordpress.com/2009/09/26/sem-olhos-em-tegucigalpa/">ignorando le istanze locali</a> [por]:</p>
<div>
<blockquote><p>O jornalismo está abandonando, aos poucos, por motivos inconfessáveis, a valorização das personagens como elemento de narrativa. Emblemático é o caso de Honduras, um catalisador profundo das intenções de setores da imprensa cada vez mais perfilados em bloco sobre um ensaiado viés chavista (a nova panacéia editorial do continente) aplicado ao noticiário toda vez que um movimento de esquerda se insinua sobre velhos latifúndios – físicos e imateriais. Para tal, recorre-se cada vez mais a malabarismos de linguagem para se referir ao golpe militar que derrubou o presidente constitucionalmente eleito Manuel Zelaya.</p>
<p>Por conta disso, o governo golpista passou a ser chamado, aqui e acolá, de “governo de fato”, uma solução patética encontrada por alguns veículos para se referir a uma administração firmada na fraude eleitoral e na usurpação pura e simples de poder. Há, ainda, quem se refira à quadrilha de Roberto Micheleti como “governo interino”, o que só pode ser piada.</p></blockquote>
</div>
<div class="translation">
<p>Poco a poco, il giornalismo cessa di riconoscere i punti salienti di questa vicenda, e per ragioni oscure. Il caso honduregno è sintomatico delle intenzioni di ampi settori dei media, sempre più convinti del ruolo di fondo <em>chavista</em> (nuova panacea dell&#39;editoria sudamericana), sbattendolo in prima pagina non appena un movimento di sinistra comincia a sollevare questioni - concrete o idealiste - relative ai vecchi latifondi. In questo contesto, i media ricorrono a un linguaggio sempre più fuorviante parlando del colpo di Stato che ha estromesso il Presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya.</p>
<p>A causa di questo atteggiamento, il Governo golpista è stato definito, in alcuni casi, un &#8220;governo de facto&#8221;, soluzione patetica cui han fatto ricorso alcune testate per parlare di un&#39;amministrazione nata dalla frode elettorale e dalla palese usurpazione di potere. C&#39;è anche chi definisce la gang di Roberto Micheletti &#8220;Governo ad interim&#8221; - dev&#39;essere uno scherzo.</p></div>
<div id="attachment_98824" class="wp-caption alignright" style="width: 220px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/vredeseilanden/3947309844/"><img class="size-medium wp-image-98824" title="Manifestazione davanti all'ambasciata brasiliana in Honduras. Foto di vredeseilanden da Flickr" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/protest-brazil-embassy-300x225.jpg" alt="Manifestazione davanti all'ambasciata brasiliana in Honduras. Foto di vredeseilanden da Flickr." width="210" height="158" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Manifestazione davanti all&#39;ambasciata brasiliana in Honduras. Foto di vredeseilanden da Flickr.</p>
</div>
<p>Si è parlato dell&#39;eventuale ruolo del Governo brasiliano nel promuovere il rientro in patria di Zelaya; non ci sono conferme ufficiali, ma anzi la secca smentita del Ministro per gli Affari Esteri brasiliano, Celso Amorim, in un&#39;intervista rilasciata al quotidiano <a title="Post in portoghese" href="http://www.estadao.com.br/noticias/internacional,amorim-nega-que-brasil-tenha-dado-asilo-a-zelaya,438683,0.htm">O Estado de São Paulo</a> [por]. Secondo Amorim, il Brasile ha  consentito a Zelaya l&#39;accesso alla sua ambasciata solo in ottemperanza alle norme di diritto internazionale sull&#39;asilo politico. Formalmente, il Governo brasiliano auspica il reinsediamento pacifico di Zelaya alla Presidenza dell&#39;Honduras perchè indica nuove elezioni. Il giornalista e blogger <a title="Blog in portoghese" href="http://colunistas.ig.com.br/luisnassif/"><em>Luis Nassif</em></a> [por] ha rilevato una certa preoccupazione nelle parole del Ministro nell&#39;intervista alla CNN, enfatizzando il fatto che il mutare del paradigma nel mondo politico richieda ora al Brasile di assumere una <a title="Leggi il post in portoghese" href="http://colunistas.ig.com.br/luisnassif/2009/09/23/a-entrevista-de-amorim-na-cnn/">posizione più netta su eventi simili a quelli dell&#39;Honduras</a> [por]:</p>
<blockquote><p>Mesmo que seja verdade (como disse Amorim) que o Brasil foi pego e surpresa no episódio (pedido de abrigo de Zelaya) um país que deseja se firmar como <em>global player</em> tem que estar preparado, não só para “surpresas” dsse tipo, como para assumir, sem hesitação ou insegurança, sua condição de protagonista, particularmente nas questões de politica continental. Para o bem ou para o mal.</p>
<p>Bom, espero que pelo menos a insegurança demonstrada por Amorim, (inegável na minha percepção) sirva de aprendizado.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>Pur se fosse vero (come dichiarato da Amorim) che il Brasile è rimasto sorpreso da quest&#39;episodio (la richiesta di asilo presentata da Zelaya), un Paese che mira a consolidare la propria posizione nell&#39;arena internazionale dev&#39;essere preparato non soltanto a simili &#8220;sorprese&#8221;, ma anche ad assumere il ruolo di protagonista che gli spetta senza esitazioni o tentennamenti, e in particolare quando si tratta di politica sudamericana, nel bene e nel male.</p>
<p>Beh, spero proprio che l&#39;indecisione di Amorim (che credo fosse piuttosto ovvia) serva da lezione.</p></div>
<p><em>Gabriel Purcelli</em>, del blog <em><a title="Blog in portoghese" href="http://desabafopais.blogspot.com/">Desabafo Brasil</a></em> [por], sostiene che il comportamento del Brasile ne riaffermerebbe la posizione di leader della regione. Ospitare il cosiddetto &#8220;presidente costituzionale&#8221; Zelaya, di fronte agli eccessi del &#8220;presidente de facto&#8221; Micheletti, è una misura che, indirettamente, gli consente di <a title="Post in portoghese" href="http://desabafopais.blogspot.com/2009/09/zelaya-e-aposta-ousada-de-lula.html">occupare il vuoto lasciato dal declino dell&#39;influenza statunitense in America Latina</a> [por]:</p>
<blockquote><p>A jogada brasileira, na qual já estão publicamente envolvidos o chanceler Celso Amorim e o próprio presidente Lula, e para a qual estão utilizando a caixa de ressonância da Assembléia Geral da ONU, em Nova York, deve ser vista à luz da inquietação provocada em Brasília pela remobilização da IV Frota dos Estados Unidos no Atlântico Sul e a presença desse país em bases militares colombianas. Convencidos de que esses movimentos se destinam a contrabalançar sua força como potência emergente, os brasileiros não deixarão passar a oportunidade de se projetar, reafirmando-a.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>La mossa del Brasile, in cui sono ormai pubblicamente coinvolti sia il Ministro degli Esteri Celso Amorim che il Presidente Lula, e per la quale stanno adoperando la cassa di risonanza dell&#39;Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, andrebbe vista alla luce del trambusto provocato a Brasilia dalle nuove operazioni di mobilitazione della Quarta Flotta degli Stati Uniti nell&#39;atlantico meridionale, e della presenza statunitense nelle basi militari colombiane. Convinti che queste misure servano a controbilanciarne l&#39;avvento come potenza emergente, i brasiliani cercheranno di non farsi sfuggire l&#39;occasione per consolidare la propria posizione.</p></div>
<p><a title="Blog in portoghese" href="http://tsavkko.blogspot.com/"><em>Raphael Garcia Tsavkko</em></a> [por] prosegue lo stesso ragionamento e sottolinea alcuni fatti sul ruolo del Brasile nella risoluzione di questa crisi. Il blogger <a title="Post in portoghese" href="http://tsavkko.blogspot.com/2009/09/os-especialistas-do-atraso-e-nova.html">sostiene</a> [por]:</p>
<blockquote><p>O Brasil não sai prejudicado, na verdade foi forçado - a contragosto talvez - a mostrar porque é ou quer ser o líder da América Latina. Não mais o papo de que é mas ações concretas. Resolvendo ou ajudando a resolver o conflito no país o Brasil sai fortalecido como nunca, sai com mais força para pleitear a vaga permanente no Conselho de Segurança - que conta já com o apoio entusiasmado de Sarkozy - e sai fortalecido no cenário internacional.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>Il Brasile non verrà danneggiato dall&#39;episodio; si è trovato anzi costretto - probabilmente controvoglia - a dimostrare il motivo per cui è, o vorrebbe essere, il leader dell&#39;America Latina. Niente più fanfaronate sull&#39;argomento - ora serve dimostrarlo con azioni concrete. Risolvendo o contribuendo a risolvere la crisi honduregna, il Brasile potrà emergere più forte che mai; è un&#39;occasione per rafforzare le proprie velleità di un seggio permenente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - idea già sostenuta entusiasticamente da Sarkozy, e che va acquisendo sempre maggior spessore presso la comunità internazionale.</p></div>
<p>Le limitazioni imposte all&#39;ambasciata brasiliana vanno animando il dibattito sulla sovranità di uno Stato entro i limiti di tale edificio. Anche se sono in molti a ritenere che l&#39;ambasciata di un Paese equivalga a suolo straniero, il giurista e blogger <em>Túlio Vianna</em> <a title="Post in portoghese" href="http://tuliovianna.wordpress.com/2009/09/24/embaixada-nao-e-territorio-estrangeiro/">evidenzia</a> [por] come, pur senza definirlo tecnicamente tale, un attacco contro l&#39;ambasciata vada parimenti ripudiata:</p>
<blockquote><p>A teoria atualmente dominante para legitimar as imunidades da Missão Diplomática é a “teoria do interesse da função”. Ainda segundo Celso Mello, estes privilégios e imunidades podem ser classificados em: inviolabilidade, imunidade de jurisidição civil e criminal e isenção fiscal (v2., nº511). Nas suas palavras:</p>
<p><em>“A inviolabilidade significa que nestes locais o Estado acreditado não pode exercer nenhum ato de coação (ex: ser invadido pela polícia), a não ser que haja o consentimento do chefe da Missão. Do mesmo modo, não pode ser efetuada uma citação dentro da Missão.”</em></p>
<p>Se os golpistas hondurenhos invadirem a embaixada brasileira em Honduras para capturar Zelaya, não estarão invadindo o território brasileiro, mas violando uma imunidade diplomática.</p>
<p>Pode ser tão grave quanto, mas não é a mesma coisa.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>La teoria al momento dominante per giustificare l&#39;immunità delle missioni diplomatiche è la &#8220;teoria degli interessi funzionali&#8221;. Secondo Celso Mello, questi privilegi e immunità possono essere così classificati: inviolabilità, immunità dalla giurisdizione civile e penale, ed esenzione dalle tasse (v2., n°511). Nelle sue parole:</p>
<p><em>“L&#39;inviolabilità significa che in quei luoghi lo Stato ospitante non può praticare alcun atto coercitivo (per esempio, irruzioni della Polizia), a meno che non vi sia il consenso del capo della missione diplomatica. Allo stesso modo, all&#39;interno della missione non possono essere presentati ordini di comparizione in tribunale&#8221;.</em></p>
<p>Se i governanti golpisti dell&#39;Honduras dovessero fare irruzione nell&#39;ambasciata brasiliana in Honduras per arrestare Zelaya, non starebbero invadendo il territorio brasiliano, bensì violando l&#39;immunità diplomatica.</p>
<p>Sembra una cosa seria al pari dell&#39;invasione territoriale, ma non è la stessa cosa.</p></div>
<p>È stato confermato che il 25 settembre c&#39;è stato un attacco a base di gas lacrimogeni all&#39;ambasciata brasiliana, allarmando il personale presente nell&#39;edificio. <a title="Post in portoghese" href="http://www1.folha.uol.com.br/folha/mundo/ult94u629609.shtml">Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite</a> [por] ha fortemente condannato l&#39;episodio.</p>
<p>Il Governo brasiliano sostiene di essere impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica allo stallo, provocato dal ritorno di Zelaya in Honduras. Non è possibile ricorrere a gesti bellicosi, perchè sfocerebbero in azioni militari contro un Paese straniero. Eppure, i blogger continuano a discutere sul ruolo del Brasile in questa vicenda tuttora in evoluzione.</p>
<p><em>Altri articoli sulla crisi istituzionale in Honduras sono raccolti nello <a title="Vai allo speciale di Global Voices Online sulla crisi honduregna" href="../specialcoverage/honduras-political-crisis-2009/">speciale di Global Voices Online.</a> [in] </em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>&#8220;Samoa non dimenticherà mai questo giorno&#8221;</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/samoa-non-dimentichera-mai-questo-giorno/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/samoa-non-dimentichera-mai-questo-giorno/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 05:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=8240</guid>
		<description><![CDATA[Stralci dai racconti sui blog dei volontari dei Peace Corps che operano nelle aree colpite dal terremoto e dallo tsunami della scorsa settimana: l'incertezza e il timore delle prime scosse, la cronaca della fuga verso l'entroterra, la preoccupazione per la sorte di amici e famiglie locali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/john-liebhardt/">john Liebhardt</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/01/samoa-will-remember-this-day-in-her-heart-for-ever/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Blogger e cittadini-reporter continuano a informare online sulle vicende del terremoto, e del susseguente tsunami, che ha colpito l&#39;arcipelago delle Samoa, devastando coltivazioni agricole e proprietà, con un bilancio delle vittime stimato intorno alle 150.</p>
<p>Poco prima delle 7 del mattino, lo scorso mercoledì 30 settembre, un terremoto di magnitudo 8.3 con epicentro in mare, a circa 190 chilometri al largo delle coste di Apia, capitale delle Samoa, ha provocato onde anomale alte fino a 7 metri, poi abbattutesi sulle due isole.</p>
<p>Le onde d&#39;urto sismiche si sono immediatamente diffuse per tutto il Pacifico, dove nel frattempo le autorità e i media si davano da fare per avvisare i cittadini - in particolare quelli che lavoravano in mare, o quanti si trovavano in scuole e abitazioni sul litorale. A causa della natura degli tsunami (che possono raggiungere anche gli 800 chilometri l&#39;ora) e dei grandi spazi del Pacifico, alcuni hanno visto arrivare le ondate fino a tre ore dopo.</p>
<p>Comunque nessun Paese ha registrato danni paragonabili a quelli subiti da Samoa e Samoa americane. Nelle isole orientali dell&#39;arcipelago delle Fiji sono state <a title="Notizia in inglese da fijitimes.com" href="http://www.fijitimes.com/story.aspx?id=130582">avvistate</a> [in] onde sui 30 centimetri appena trenta minuti dopo il sisma. In Nuova Zelanda, che si trova a quasi 2900 chilometri di distanza, sono state segnalate onde alte 40 centrimetri.</p>
<p>Il video seguente proviene dal materiale girato da un cameraman di nome Rayner W, recatosi a documentare lo stato dei danni a Leone, nelle Samoa americane.</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Co_o1-FSirs&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Co_o1-FSirs&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Erica Wales, volontaria dei <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peace_corps">Peace Corps</a> [in] a Salesatele, nelle Samoa, si dice fortunata per essere ancora viva.</p>
<p>Dal <a title="Post originale in inglese" href="http://ericafromamerica.blogspot.com/2009/09/im-lucky-to-be-alive.html">blog</a> [in] <em>Peace Corps Adventures in Samoa</em>:</p>
<blockquote><p>Stavo dormendo, quando c&#39;è stato un terremoto dell&#39;ottavo grado della scala Richter. La casa ha preso a tremare, gli oggetti cadevano dagli scaffali, anche i libri, le scatolette di cibo, il telefono a muro&#8230; sono abbastanza sveglia da sapere che quando gli oggetti cominciano a cadere è saggio uscire di casa. Così ho preso il cellulare e sono uscita da camera mia. La scossa è durata molto, almeno un minuto. Quand&#39;è finita, ho mandato un messaggio a un&#39;amica, dicendo &#8220;merda, questo era grosso&#8221;. Ha risposto d&#39;essere d&#39;accordo. Più o meno in quel momento ho ricevuto una chiamata dall&#39;ufficiale medico dei Peace Corps, che mi diceva che avrei dovuto spostarmi nell&#39;entroterra per il pericolo tsunami (&#8230;).</p>
<p>Ero per strada, quella che costeggia la spiaggia, quando ho capito che c&#39;era qualcosa che non andava. Rocce e coralli mai visti prima affioravano sopra il livello del mare, sopra le onde, e non soltanto nei momenti di risacca. Non era un buon segno. Poi mi sono resa conto che nel moto ondoso c&#39;era qualcosa di strano, qualcosa che non quadrava. Avevo appena svoltato l&#39;angolo, mi dirigevo nell&#39;entroterra, perpendicolare alla spiaggia dove mi trovavo un minuto prima, quando le onde hanno colpito con violenza la spiaggia e hanno cominciato a risalire la strada. A questo punto, insieme agli altri del paese, ho preso a correre. E mentre correvo, sentivo l&#39;acqua risalire lungo il fiume, abbattendo gli alberi.</p>
<p>Ho raggiunto la strada principale, dove si trovavano quasi tutti gli altri. I matai [capi villaggio] indirizzavano tutti verso Siuniu, il villaggio nell&#39;entroterra. La gente intorno a me era in preda al panico, ansiosa, i genitori volevano sapere che fine avevano fatto i figli, e andavano verso la scuola elementare lì vicino. I matai erano organizzati, e sapevano dove indirizzare i genitori per riunirli con i figli. Così, sono andata a Siuniu, ad aspettare insieme agli altri del villaggio. A questo punto ci è arrivata la notizia di una scuola di Poutasi (qualche villaggio più a ovest) che, crollando, aveva ucciso tre ragazzi. Stavamo tutti attaccati al cellulare, a cercare di rintracciare parenti e amici dei villaggi vicini, per capire cosa stesse succedendo. Abbiamo scoperto che a Poutasi sono morti in 50, rimasti sepolti sotto la sabbia. È morto un ragazzo nella vicina Salani, e 15 ad Aleipata. A quanto ne so, nel mio villaggio non è morto nessuno: siamo stati fortunati.</p></blockquote>
<p>Alla fine, la blogger aggiunge, quasi di sfuggita:</p>
<blockquote><p>Poi ho scoperto che casa mia, insieme a un&#39;altra, sono andate distrutte. Avrei voluto tornare indietro per capire se era vero, ma sapevo di dover rimanere lì. Ho aspettato qualche ora, poi ci sono andata per constatare i danni. Poco ma sicuro, casa mia è stata rasa al suolo. Lo tsunami ha sradicato la casa dalle fondamenta e l&#39;ha spostata a tre metri di distanza, danneggiandola senza possibilità di recupero. Vedevo tutta la mia roba bagnata fradicia e fangosa. Non so se potrò salvare qualcosa. Ci tornerò domani per capire cosa posso ancora recuperare, ma penso che dovrò buttare via la maggior parte delle cose.</p></blockquote>
<p>Matt, altro volontario dei Peace Corps, ha continuato a pubblicare aggiornamenti per tutto il giorno. Il suo racconto evidenzia l&#39;incertezza generale che rimane dopo un disastro naturale.</p>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://diplomatt.blogspot.com/2009/09/earthquake-day-2.html">Dal blog</a> [in] <em>Matt’s Samoa</em>:</p>
<blockquote><p>Circa 8 minuti fa c&#39;è stato un forte terremoto. Forte. Non si sa ancora la magnitudo esatta, ma è durato parecchio, ed è stato tanto potente da sbattere per terra la roba che ho in casa. Tirando a indovinare, direi che era perlomeno di magnitudo 6, in base alle cose che ho visto cadere. 40 secondi dopo l&#39;inizio della scossa, ho afferrato il computer portatile per paura che lo scaffale di legno gli cadesse sopra. Il sisma è continuato ancora, così a lungo che pensavo durasse senza pausa fino alle scosse di assestamento. E già ne avevamo avute un paio.<br />
…<br />
Quasi tutta la popolazione di Apia è stata evacuata verso zone più alte sul livello del mare. Le strade che portano alle colline sono ormai autostrade a senso unico trafficate da macchine e autobus, ma la maggior parte di noi è andata a piedi. Per tutta Apia risuonavano le sirene dell&#39;allarme tsunami e le campane delle chiese. I Peace Corps hanno diffuso moltissimi sms, seguiti da telefonate, per verificare che tutti si dirigessero verso l&#39;entroterra.</p>
<p>Io camminavo a fianco di un paio di ragazze della mia classe delle 11.30, e ho tenuto loro una lezione di geologia del tutto estemporanea.</p>
<p>C&#39;era molta confusione circa dove dovessimo andare, e dove fermarci. I miei studenti mi chiedevano dove stessimo andando, e ho potuto solo rispondere che andavamo &#8220;verso l&#39;alto&#8221;. Un paio di insegnanti mi hanno chiesto la stessa cosa; &#8220;ma io stavo seguendo voi&#8221;, ho risposto&#8230;</p>
<p>Alla fine, ho organizzato un campo-base assieme a un gruppetto di tredicenni, da dove vedevamo perfettamente l&#39;oceano. Ce ne siamo stati lì, al fresco, mentre la gente si passava il mio cellulare.</p>
<p>Dopo un&#39;oretta, la gente ha cominciato a tornare giù, ma la maggior parte di noi è rimasta lì. Volevo avere notizie chiare dai Peace Corps, prima di andarmene. E poi sono sceso giù.<br />
…<br />
Le notizie sono frammentarie. Sembrerebbe che al sud, in particolare a est, le zone più colpite siano quelle di Upolu. È difficile dire se gli ingenti danni siano stati provocati dal terremoto in sè o dal susseguente innalzamento delle acque. Ho anche sentito che le vittime sarebbero 14, pur se non si sa in quale delle isole Samoa.</p></blockquote>
<p>Poi Matt fa l&#39;inventario dei danni subiti dalle case dei suoi amici:</p>
<blockquote><p>Ho appena parlato con Asolima, e mi ha detto che Fausaga sta bene. Loro hanno un canale di scolo che separa il villaggio dall&#39;oceano, per cui son riusciti ad arginare gli effetti dello tsunami. Comunque parecchie famiglie si sono rifugiate nell&#39;entroterra verso maumaga più elevati. Mentre ero al telefono con Asolima, mi ha detto che la radio stava trasmettendo nuovi allarmi tsunami, e che probabilmente sarebbero dovuti tornare un&#39;altra volta sulla montagna. Ha aggiunto che pensavano di dormire lì.</p>
<p>La maggior parte del villaggio confinante con Fausaga, Tafitoala, che si trova sulla costa, è stato gravemente danneggiato. Quasi tutto il lido di Tafitoala è stato spazzato via, così come alcune case che si trovavano sul litorale. Anche altri spiagge vicine, come Sinalei e Coconuts, hanno subito gravi danni.</p>
<p>Koa sta bene. Lui vive nella parte nord dell&#39;isola, e nel suo villaggio è tornato quasi tutto alla normalità. Supy è fuggito insieme a Dan e Paul, poi ha trascorso il pomeriggio a bere niu. Dice che il livello dell&#39;acqua si è alzato, ma che il suo villaggio ne è uscito senza danni. Phil vive proprio sul mare, ma lì le onde non sono arrivate a terra. Il villaggio di Paul e Dan ha subito meno danni, ma sembra che una donna sia morta d&#39;infarto.</p>
<p>Ho sentito dire che sul villaggio di Erin si è abbattuta un&#39;onda di 6 metri. La stima è giustificata dal ritrovamento di barche a 200 metri di distanza dalla spiaggia. Lì, poi, è crollato il liceo.</p></blockquote>
<p>Un&#39;altra volontaria dei Peace Corps è tornata al lavoro l&#39;indomani, dove ha ricevuto brutte notizie. Dal suo <a title="Post originale in inglese" href="http://seereeves.blogspot.com/2009/09/tsunami-update_4690.html">blog</a> [in] <em>See Reeves</em>:</p>
<blockquote><p>Come ogni giorno mi sono svegliata alle sei, e ho visto i vicini rincasare (l&#39;intera famiglia aveva misteriosamente fatto le valigie ed era sparita verso le dieci di ieri sera). Sono andata a chiedere se era tutto a posto. Il padre è il direttore del consiglio d&#39;istituto, così ho domandato se erano previste lezioni per quel giorno. Ha replicato di si. Così ho risposto alle numerose email ricevute, ho fatto la doccia e sono andata a scuola.</p>
<p>Lì ho capito che non ci sarebbero state lezioni. Gli studenti, in genere più di 600, erano meno di 100. A ogni studente e insegnante incontrato per strada chiedevo come stessero le loro famiglie. Moleli, l&#39;insegnante di educazione fisica, aveva perso tre parenti. Tutti si sono detti contenti di rivedermi, aggiungendo che ieri erano in pensiero per me. Mi ero attardata ad andarmene dopo l&#39;allarme d&#39;evacuazione dei Peace Corps, lanciato prima ancora del mio arrivo a scuola. Gli altri insegnanti erano preoccupati per me.</p>
<p>Quando è arrivato l&#39;ordine di evacuazione, il direttore della scuola e altri tre insegnanti avevano caricato gli studenti in macchina per portarli al riparo, lontano dalla costa. Mentre eravamo sulla collina, è successo qualcosa al furgone, si è spento il motore e si sono rotti i freni, così ha cominciato a scivolare all&#39;indietro lungo la collina. L&#39;autista ha sterzato, pensando di girarsi nella direzione in cui stavamo cadendo, ma così il furgoncino si è ribaltato più volte lungo la discesa. Nove studenti a bordo sono stati portati in ospedale ma la figlia dell&#39;autista, che era a bordo, è rimasta uccisa.</p>
<p>Moleli ha portato di persona gli studenti all&#39;ospedale, rimanendo ad aspettare loro notizie per ore, rifiutando di essere curato per una ferita alla testa finchè tutti gli studenti non fossero stati medicati. Era estremamente preoccupato per la sorte degli altri volontari stagionali, Germanie e Imogen (credo siano irlandese e scozzese). Ha tirato fuori di tasca un foglietto con i loro numeri di cellulare, dicendomi che li aveva chiamati la sera prima, e che erano rimasti a chiaccherare per quasi due ore.</p>
<p>Mentre parlavo con gli insegnanti, mi rendevo conto delle emozioni che covavano dentro. Erano stanchi e irritabili. Samoa aveva appena subito il disastro naturale più devastante della sua storia recente. Anche i cicloni dei primi anni &#8216;90 non avevano provocato così tante vittime (anche se ancora non c&#39;è chiarezza sul numero dei morti).</p>
<p>“Samoa ricorderà questo giorno per sempre&#8221;, ha concluso Moleli.</p></blockquote>
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		<title>Indonesia: devastata dal terremoto la provincia occidentale di Sumatra</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/indonesia-devastata-dal-terremoto-la-provincia-occidentale-di-sumatra/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 16:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Bahasa]]></category>
		<category><![CDATA[Casi umanitari]]></category>
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		<description><![CDATA[Panoramica sulle prime reazioni online (foto, post, video, <em>tweets</em>) seguite alla fase iniziale del forte sisma che ieri pomeriggio ha colpito l'area di Padang dell'isola indonesiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/carolina-rumuat/">Carolina Rumuat</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/30/indonesia-strong-earthquake-hit-west-sumatra/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p style="text-align: justify;">Ieri [mercoledì 28 settembre] verso le 17 ora locale un forte terremoto si è abbattuto su <a title="Voce Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Padang_%28Indonesia%29">Padang</a> [it], nella zona occidentale dell&#39;isola di Sumatra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un video realizzato da un <a title="Profilo YouTube dell'utente" href="http://www.youtube.com/watch?v=0b_8aBBO6Wc">utente di YouTube</a> di Padang:</p>
<p style="text-align: justify;" title="Video su YouTube"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0b_8aBBO6Wc" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/0b_8aBBO6Wc"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Il terremoto, con epicentro in mare aperto con una magnitudo di 7.6 della scala Richter, ha provocato moltissime vittime, principalmente a <a title="Articolo in indonesiano" href="http://regional.kompas.com/read/xml/2009/09/30/2120107/Guncangan.Gempa.Paling.Terasa.di.Pariaman.">Pariaman</a> [ind], sul litorale di Padang.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_98979" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-98979" title="Foto pubblicata su Twitpic" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/gempa-padang.jpg" alt="Foto pubblicata su Twitpic" width="320" height="240" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto pubblicata su Twitpic da <a title="Vai al profilo su Flickr dell'utente" href="http://twitpic.com/photos/marcellodecaran">marcellodecaran</a></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">A seguito del sisma, è stato lanciato l&#39;<a title="Articolo in indonesiano" href="http://www.detiknews.com/read/2009/09/30/174704/1212114/10/peringatan-tsunami-dikeluarkan-untuk-indonesia-malaysia-thailand-india?991101605">allarme tsunami</a> [ind] per Indonesia, Tailandia, Malaysia e India, allarme revocato circa un&#39;ora più tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#39;agenzia stampa Antara <a title="Lancio dell'agenzia stampa Antara in indonesiano" href="http://www.antaranews.com/berita/1254326936/bnpb-75-orang-meninggal-akibat-gempa-sumbar">ha stimato</a> [ind] un primo bilancio di 75 vittime destinato ad aumentare man mano che vengono estratti altri corpi ancora intrappolati tra le macerie [oggi, venerdì 2 ottobre, si parla già di <a title="Articolo della BBC in inglese" href="http://www.bbc.co.uk/go/homepage/i/int/news/world/1/-/news/1/hi/world/asia-pacific/8284208.stm">oltre 1.000 morti</a>, in]. Sono molti gli abitanti che preferiscono <a title="Articolo in indonesiano" href="http://www.tempointeraktif.com/hg/nusa/2009/09/30/brk,20090930-200134,id.html">restare fuori casa</a> [ind] per paura di nuove scosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto dichiarato ad Antara da Purnomo Sidik, a capo della Commissione Nazionale per i Disastri Naturali (BNPB), la sede centrale del BNPB a Giacarta non ha ancora ricevuto informazioni dettagliate dal luogo del disastro a causa dell&#39;interruzione delle linee di comunicazione in tutta la Sumatra occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 50% degli edifici cittadini risulta danneggiato, e i voli <a title="Articolo in inglese dal sito del Jakarta Post" href="http://www.thejakartapost.com/news/2009/09/30/flights-padang-canceled-after-quake.html">diretti a Padang sono stati cancellati</a> [in] per via delle lesioni riportate dalle piste d&#39;atterraggio dell&#39;aeroporto di Minangkabau.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunità Twitter indonesiana è inondata da messaggi di cordoglio, aggiornamenti dei parenti delle vittime, o a loro indirizzati, e comunicazioni sugli aiuti da inviare alle popolazioni colpite.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><a title="Profilo su Twitter dell'utente" href="http://twitter.com/henzter">henzter</a>: un amico che si trova a Sumbar ha appena risposto al mio sms: stanno ancora cercando mio fratello: &#8220;conitnuo a pregare&#8221;.</p>
<p><a title="Profilo su Twitter dell'utente" href="http://twitter.com/martinmanurung">martimanurung</a>: Le province meridionali e settentrionali di Sumatra invieranno aiuti a quella occidentale per le vittime del terremoto.</p>
<div><a title="Profilo su Twitter dell'utente" onclick="pageTracker._trackPageview('/exit/to/veraalexandra');" href="http://twitter.com/veraalexandra" target="_blank">veraalexandra</a>: <span id="msgtxt4500952660">Dio, ti prego, aiuta i nostri fratelli e le sorelle a Padanga&#8230;  provvedi loro forza e perseveranza.  Amen.</span><span></p>
<div><a title="Profilo su Twitter dell'utente" onclick="pageTracker._trackPageview('/exit/to/aditdmid');" href="http://twitter.com/aditdmid" target="_blank">aditdmid</a>: <span id="msgtxt4501978266">bru lht dmpak <strong>gempa</strong> <strong>Padang</strong> td sore. evakuasi mlm ni trhmbt hjn deras &amp; mati lstrk,75% kota lumpuh. smg para krbn dbri kkuatn&amp;ktabahn. amin.</span></div>
<p></span></div>
</blockquote>
<div class="translation" style="text-align: justify;">
<div><span>aditdmit: Ho appena visto gli effetti del terremoto di Padang. L&#39;evacuazione, prevista per stasera, è stata rinviata a causa delle forti piogge e dei cali di tensione della linea elettrica. il 75% della città è paralizzato. Speriamo che le vittime conservino forza e perseveranza. Amen.<br />
</span></div>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il vice Presidente Jusuf Kalla ha chiesto di accorciare la cerimonia del giuramento dei nuovi parlamentari, e ha poi inviato sei ministri in loco per una prima stima dei danni.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><a title="Profilo su Twitter dell'utente" hreflang="en" href="http://twitter.com/aulia">aulia</a>: Noi abbiamo votato per te. La nostra prima richiesta ufficiale è di donare parte del tuo patrimonio per le vittime del sisma: a loro serve più che a te.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Verso le 11:45 PM (Ora locale) darlingalih scrive:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<div><a title="Profilo su Twitter dell'utente" onclick="pageTracker._trackPageview('/exit/to/darlingalih');" href="http://twitter.com/darlingalih" target="_blank">darlingalih</a>: <span id="msgtxt4500957199">RT <a title="Profilo su Twitter di Indosat blackberry" onclick="pageTracker._trackPageview('/exit/to/isatbb')" href="http://twitter.com/isatbb" target="_blank">@isatbb</a>: Jaringan data GPRS ISAT aman terkendali di <strong>Padang</strong>, anjuran komunikasi ke <strong>Padang</strong> via fitur BB: Email, BBM, YM, FB. Please RT</span></div>
</blockquote>
<div class="translation">
<div style="text-align: justify;"><span>La rete GPRS di Indosat [secondo gestore di telefonia mobile del Paese] di Padang è stata ripristinata, consigliamo le comunicazioni via Blackberry: messaggi sui forum, Facebook, e-mail, Yahoo Messenger. </span></div>
</div>
<p>Il Ministro del Welfare, <a title="Notizia in indonesiano" href="http://www.detiknews.com/read/2009/10/01/015308/1212329/10/korban-tewas-diperkirakan-akan-terus-bertambah">Abu Rizal Bakrie</a> [ind], sostiene che i danni alle infrastrutture provocati da questo sisma potrebbero essere pari a quelli causati dal <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/May_2006_Java_earthquake">terremoto di Yogyakarta del 2006</a> [in].</p>
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		<title>Global Voices e Blog Action Day 2009: il mondo parla del cambiamento climatico</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 05:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 15 ottobre, blogger da tutto il mondo si "incontreranno" per discutere del cambiamento climatico, in quello che sarà uno dei più grandi eventi di riforma sociale sul web: il Blog Action Day, evento cui Global Voices partecipa come partner ufficiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/diego-casaes/">Diego Casaes</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/28/global-voices-and-the-blog-action-day-2009/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a title="Sito ufficiale in inglese di Blog Action Day" href="http://www.blogactionday.org/"><img class="alignright size-full wp-image-97993" title="badge-180-150" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/bad-180-150.jpg" alt="badge-180-150" width="180" height="150" /></a>Il prossimo 15 ottobre blogger di tutto il mondo si ritroveranno a discutere del cambiamento climatico, in quello che sarà uno dei più grandi eventi di riforma sociale sul web: il <a title="Sito ufficiale in inglese di Blog Action Day" href="http://www.blogactionday.org/">Blog Action Day</a> [in].</p>
<p>Si tratta di un appuntamento annuale che unisce blogger di tutto il mondo, i quali per un giorno scriveranno del medesimo argomento. Lo scopo di questa manifestazione è la sensibilizzazione e la promozione di un dibattito globale sulle questioni importanti che il mondo si trova ad affrontare.</p>
<p>Sul <a title="Blog in inglese di Blog Action Day" href="http://site.blogactionday.org/">blog ufficiale</a> [in], <em>Robin Beck</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://site.blogactionday.org/general/blog-action-day-2009-climate-change/">ha annunciato</a> [in] il tema dell&#39;iniziativa:</p>
<blockquote><p>Sono lieto di annunciarvi il tema del Blog Action Day 2009: il cambiamento climatico.</p>
<p>Sono migliaia le persone che lo hanno votato, e credo proprio che tutti insieme riusciremo ad approfondire ulteriormente il dibattito, proprio mentre i nostri leader si preparano a incontrarsi a Copenhagen il prossimo dicembre, nel tentativo di accordarsi su soluzioni durevoli a questa emergenza.</p></blockquote>
<p>Il Blog Action Day è stato indetto per la prima volta da Collis e Cyan Ta&#39;eed nel 2007, col sostegno del loro staff, su <a title="Sito envato.com in inglese" href="http://envato.com/">Envato</a> [in]. Durante la prima edizione, i fondatori avevano chiesto a oltre 20.000 blogger di dedicare la giornata a discutere di questioni ambientali. L&#39;anno seguente, nel 2008, il tema era la povertà, con i blogger a condividere opinioni personali e proporre soluzioni.</p>
<p>Quest&#39;anno, dunque, il tema è il cambiamento climatico, occasione importante per prendere spunto da tutti i dibattiti e le campagne online che vengono organizzate in previsione dell&#39; <a title="Pagina ufficiale del meeting di Copehangen in inglese" href="http://en.cop15.dk/">incontro COP15 delle Nazioni Unite</a> [in], previsto in Danimarca a dicembre 2009.</p>
<p>Chiunque può partecipare al Blog Action Day del 15 ottobre, che si tratti di blog, riviste o testate online. Non ci sono limiti alnumero di post che si possono scrivere, nè sull&#39;argomento specificio affrontato, purchè coerente col tema proposto. Tra i sostenitori del Blog Action Day troviamo ONG come <a title="Sito ufficiale in inglese" href="http://oxfam.org">Oxfam</a> [in], <a title="Sito ufficiale in italiano" href="http://avaaz.org/it/">Avaaz</a> [it], <a title="Sito ufficiale in inglese" href="http://tcktcktck.org">TckTckTck</a> [in], <a title="Sito ufficiale in inglese" href="http://www.greenpeace.org/international/">Greenpeace</a> [in] e <a title="Sito ufficiale in inglese" href="http://amnesty.org">Amnesty International</a> [in].</p>
<p>Come partner ufficiale, Global Voices sosterrà l&#39;iniziativa spronando i blogger di tutto il mondo a <a title="Post originale in inglese" href="http://www.blogactionday.org/en/blogs/new">iscriversi ed esprimere sostegno online</a> [in]. Il 15 ottobre, e nei giorni successivi, i blogger di Global Voices si daranno da fare per pubblicare link e tradurre i post che arricchiranno il dibattito globale <a title="Post di GVO sul tema in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/-/topics/environment/">sul cambiamento climatico e l&#39;ambiente</a> [in] con punti di vista locali.</p>
<p><center><object title="Video da YouTube riguardo Blog Action Day 2009" alt="Video da YouTube riguardo Blog Action Day 2009" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3CnIJ19EVMo&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="344" src="http://www.youtube.com/v/3CnIJ19EVMo&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
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		<item>
		<title>Israele: &#8220;Ajami&#8221;, una nuova prospettiva sulla società israeliana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/israele-ajami-una-nuova-prospettiva-sulla-societa-israeliana/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/israele-ajami-una-nuova-prospettiva-sulla-societa-israeliana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 05:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Trionfatore dei recenti Premi Ophir, il nuovo film potrebbe essere candidato ai Premi Oscar del 2010. Scritto e diretto nell'omonimo quartiere di Giaffa da un duo arabo-israeliano, tratta della coesistenza tra le due culture - e va ricevendo ampia attenzione (e giudizi positivi) tra i blogger locali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/maya-norton/">Maya Norton</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/27/israel-ajami-reveals-nuanced-look-at-israeli-society/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il film &#8220;Ajami&#8221; è stato il grande trionfatore dei Premi Ophir, sabato 26 settembre, e potrebbe continuare a riscuotere successo presso il pubblico internazionale come candidato israeliano ai Premi Oscar del 2010.</p>
<p>“Ajami” è il nome del quartiere di Giaffa dove si svolge la storia narrata nel film. Scritto e diretto dal duo arabo-israeliano composto da Scandar Copti (che vive ad Ajami) e Yaron Shani, la complessità dell&#39;intreccio di &#8220;Ajami&#8221; replica uno stile narrativo assai popolare nella narrativa e nella cinematografia israeliane.</p>
<p><img class="alignright" title="Ajami [Fonte: pagina fan su Facebook]" src="http://profile.ak.fbcdn.net/object3/776/91/n111118876031_4719.jpg" alt="Ajami [Fonte: pagina fan su Facebook]" width="200" height="279" /></p>
<p>A giudicare dall&#39;incetta di premi fatta ai festival di Ophir, Cannes e Gerusalemme, il percorso di &#8220;Ajami&#8221; sembra ricordare quello di altri film israeliani recentemente candidati agli Oscar, come &#8220;<a title="Leggi la recensione in italiano da mymovies.it" href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=46806">Beaufort</a>&#8221; [it] e &#8220;<a title="Leggi la recensione in italiano da mymovies.it" href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56333">Valzer con Bashir</a>&#8221; [it]. Sinora, &#8220;Ajami&#8221; ha ricevuto i Premi Ophir per miglior film, migliore regia, miglior copione, miglior montaggio, miglior colonna sonora originale, la menzione speciale &#8220;Camera d&#39;or&#8221; al festival di Cannes e il premio Wolgin per il miglior film in concorso all&#39;ultima edizione del festival cinematografico di Gerusalemme.</p>
<p>Il trailer del film è disponibile su YouTube in ebraico e arabo con sottotitoli in ebraico (per il momento non sono ancora disponibili sottotitoli in inglese). Per saperne di più, si può visitare questa <a title="Visita la pagina facebook del film in ebraico" href="http://www.facebook.com/pages/AJAMI-The-Movie-2009/111118876031?ref=search&amp;sid=558336523.3636414431..1">pagina su facebook</a> [eb].</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IZwNwiWZqZg&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/IZwNwiWZqZg&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Yudit, del blog <em>OCCUPIED</em> dice di sentirsi molto toccata dal film, perchè vive nello stesso quartiere in cui si svolge la vicenda. La blogger <a title="Post originale in inglese" href="http://yuditilany.blogspot.com/2009/09/ajami-movie.html">riflette</a> [in]:</p>
<blockquote><p>È un bel pugno nello stomaco &#8220;Ajami&#8221;, il film di Scandar Kopti e Yaron Sheni. Stupendo. E, tra l&#39;altro, è girato nel mio quartiere, anche se non tratta del &#8220;mio&#8221; quartiere. Certo, la mia non sarà una critica oggettiva del film. Conosco molti, anzi, quasi tutti gli attori, almeno di vista, e alcuni sono invece buoni amici. Il cast ha ricevuto una buona formazione, ma non sono attori professionisti, soltanto i miei vicini, che interpretano se stessi, in situazioni che hanno vissuto, con le reazioni che avrebbero se la storia fosse vera. Certo, avrebbe anche potuto essere tutto vero.</p></blockquote>
<p>“Ajami” è anche il sottotitolo del blog di Yudit, che spiega:</p>
<blockquote><p>Ajami, Agami o Adjami, o comunque lo chiamiate, è casa mia. A dispetto di tutto. La parola &#8220;casa&#8221; comporta molte implicazioni. La mia si trova a Giaffa (in ebraico traslitterato, Yafo), e una volta (vale a dire, del 1948) era considerata &#8220;La sposa del mare&#8221;: ora, non è che un fatiscente sobborgo meridionale di Tel Aviv.</p></blockquote>
<p>Carmia, di <em>Kishkushim</em> <a title="Leggi il blog originale in inglese" href="http://kishkushim.blogspot.com/2009/09/and-winner-is-ajami.html">descrive</a> [in] “Ajami” come:</p>
<blockquote><p>Un&#39;appassionante storia sul <em>balagan</em> [caos] che si svolge ad Ajami: i rapporti tra vicini arabi e israeliani, arabo-israeliani e cisgiordani, cristiani e musulmani, e tutto ciò che c&#39;è in mezzo.</p></blockquote>
<p>Ayelet Dekel di <em>Midnight East</em> ci racconta la sua <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://www.midnighteast.com/mag/?p=932">reazione</a> [in] dopo aver visto il film al Jerusalem Film Festival.</p>
<blockquote><p>Se mi avessero riassunto la trama del film, forse non mi avrebbe interessato, visto che tratta un genere che non amo particolarmente. Eppure, Ajami è molto più della sua trama, proprio come le persone sono ben più di una descrizione delle circostanze della loro nascita, o degli eventi della loro vita.</p></blockquote>
<p>Dekel ci racconta qualche indiscrezione su Ibrahim Frege, che interpreta Malek, e incontrato dalla blogger nei camerini dopo il film.</p>
<blockquote><p>Il diciannovenne Frege mi ha detto che non aveva mai pensato a recitare. Quando era ancora a scuola, alcuni amici che frequentavano i workshop di &#8220;Peace Child Israel&#8221; (organizzazione fondata nel 1988 da David Gordon e Yael Drouyannof per spiegare la tolleranza attraverso il teatro e le arti) lo avevano invitato a parteciparvi per svagarsi un pò. Il ragazzo seguì il workshop per un anno, per poi ricevere una telefonata che l&#39;invitava a recitare nel film. Frege crede che i registi cercassero qualcuno con un accento simile a quello di Nablus, città d&#39;origine del suo personaggio.</p></blockquote>
<p>Infine, il critico Yair Raveh, del blog <em>Cinemascope</em> <a title="Recensione originale in inglese" href="http://cinemascopian.com/2009/09/26/ajami-wins-ophir-goes-to-the-oscars/">si interroga</a> [in] sulle possibilità che “Ajami”  vinca un Oscar.</p>
<blockquote><p>Riuscirà &#8220;Ajami&#8221; a diventare il terzo film israeliano a candidarsi agli Oscar come miglior film straniero (dopo &#8220;Beaufort&#8221; e &#8220;Valzer con Bashir&#8221;)? Purtroppo, devo confessarvi che ne dubito. Certo, &#8220;Ajami&#8221; è un film sensazionale, e da molti punti di vista rappresenta una svolta per il cinema israeliano. Ma temo sia troppo realistico, duro, fedele alla realtà, e probabilmente un pò frastornante, per un giurato medio del premio Oscar. Manca poi di quell&#39;attenzione antecedente alla proiezione che aveva &#8220;Valzer con Bashir&#8221; l&#39;anno scorso, e che ora ha &#8220;Lebanon&#8221;. Ma chissà.</p></blockquote>
<p><em><strong>Letture consigliate –</strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em></p>
<p>- <a title="Post di GVO in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/03/israele-film-sulle-conseguenze-della-chiusura-dei-confini-a-gaza/">Israele: film sulle conseguenze della chiusura dei confini a Gaza</a> [it] (Maya Norton) – Alcuni blogger reagiscono al corto &#8220;Closed Zone&#8221; diretto da Yoni Goodman.</p>
<p>- <a title="Post di GVO in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/lebanon-lebanese-react-to-israeli-film-lebanon/">Lebanon: Lebanese Bloggers React to Israeli Film “Lebanon”</a> [in] (Antoun Issa) – Reazioni dal Libano a un film israeliano che descrive le storie di soldati israeliani durante la guerra civile libanese (1975-1990). &#8220;Lebanon&#8221; segue &#8220;Valzer con Bashir&#8221; come secondo film sull&#39;argomento realizzato negli ultimi due anni da un regista israeliano.</p>
<p>- <a title="Articolo del New York Times in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/05/22/arts/22iht-dupont22.html?_r=1">Cannes Film Festival: Sources of Hope, Amid a Divide</a> [in] (Joan Dupont, <em>New York Times</em>) – quest&#39;anno a Cannes sono stati presentati tre film su israeliani e palestinesi. Joan Dupont intervista Copti e Shani, registi di &#8220;Ajami&#8221;.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Gabon: l&#039;opposizione continua a contestare i risultati elettorali (e la perdurante Françafrique)</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/gabon-lopposizione-continua-a-contestare-i-risultati-elettorali-e-la-perdurante-francafrique/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 06:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Gabon]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il figlio di Omar Bongo, uno dei dittatori africani di più lungo corso, è stato dichiarato vincitore delle elezioni del 31 agosto. Ma l'opposizione non ha accettato tacitamente il risultato, con ricorsi alla Corte Suprema e manifestazioni estese anche a Parigi. Ne discutono i blogger locali, ribadendo il ruolo - e gli interessi commerciali tuttora cospicui - della Francia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jennifer/">Jennifer Brea</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/22/gabon-opposition-continues-to-fight-election-result/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lo scorso giugno la morte di Omar Bongo, uno dei dittatori africani di più lungo corso, aveva fatto sperare in una nuova fase politica per il Gabon. Ma quando suo figlio, Ali Ben Bongo, candidato con il partito di Governo, è stato dichiarato vincitore delle elezioni del 31 agosto, sono stati in pochi a dirsi sorpresi. Come spiega il blogger francofono <a title="Post originale in francese" href="http://petitimmonde.blogspot.com/2009/09/ya-bon-bongo-au-gabon.html"><em>Le petit Quimonte illustre</em></a> [fr]:</p>
<blockquote><p>Au Gabon, la Couronne est héréditaire, de mâle en mâle par ordre de primogéniture élue démocratiquement par succession directe au suffrage universel sous protection militaire.</p></blockquote>
<p class="translation">In Gabon, la Corona è ereditaria, viene tramandata in via patrilineare per diritto di primogenitura, e viene eletta democraticamente tramite suffragio universale, sotto la protezione dell&#39;esercito.</p>
<p>Eppure, i membri dell&#39;opposizione non accettano tacitamente il risultato.</p>
<p>La scorsa settimana, i partiti all&#39;opposizione hanno indetto <a title="Notizia in inglese" href="http://www.makatilocal.com/gabon-opposition-calls-for-strike/">uno sciopero generale di tre giorni</a> [in], come forma di protesta per le elezioni del mese scorso, e per esprimere solidarietà alle vittime delle violenze post-elettorali a Port Gentil (per quanto, stando alla maggioranza dei media internazionali, pochi a Libreville hanno raccolto la proposta di sciopero).  <em><a title="Post in francese" href="http://www.gabon-libre-expression.com/article-36052095.html">Gabon Libre Expression</a></em> [fr] (segnalato da Afrik.com) riferisce che alcuni candidati dell&#39;opposizione stanno proponendo il proprio conteggio alternativo delle schede, secondo il quale il candidato dell&#39;UPG Pierre Mamboundou si troverebbe avanti rispetto a Bongo, con oltre il 68% dei voti.</p>
<p>Giovedì, i candidati dell&#39;opposizione <a title="Post originale in francese" href="http://www.unifang.org/article-36222685.html">hanno rilasciato una dichiarazione congiunta</a> [fr], e almeno nove di loro hanno esposto reclami alla Corte Costituzionale, chiedendo l&#39;annullamento del voto del 31 agosto, che l&#39;ex candidato Bruno Ben Moubamba, [infatti, quelle consultazioni] rappresentano &#8220;un colpo di Stato elettorale&#8221;, in base ai racconti di presunte frodi e altre irregolarità. La Corte ha ora un mese di tempo per pronunciarsi, ma come fa notare un recente articolo su Afrik.com, gli <a title="Articolo in inglese dal sito afrik.com" href="http://en.afrik.com/article16190.html">stretti legami della Corte con la famiglia Bongo</a> [in] lasciano poche le speranze a una sentenza favorevole all&#39;opposizione.</p>
<p><strong>Lunga vita alla Françafrique!</strong></p>
<p>La Francia, da tempo assai vicina alla famiglia Bongo, è considerata almeno in parte responsabile di tale situazione. Nel corso degli scontri post-elettorali Port-Gentil che hanno causato almeno tre morti, i manifestanti si sono scagliati contro le strutture della Total, compagnia petrolifera francese.</p>
<p>A Parigi, ieri si è svolta una <a title="Articolo in francese" href="http://moubamba.com/communique-manifestation-a-paris-mercredi-le-24-septembre/">una manifestazione contro i risultati elettorali</a> [fr] e, perlomeno stando a una testata gabonese, girano appelli <a title="Articolo in francese" href="http://www.lvdpg.org/Gabon-Les-nouvelles-du-quartier-Boycotte-des-produits-Francais_a1235.html">a boicottare i prodotti francesi</a> [fr].</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Post originale in francese" href="http://okouetch.canalblog.com/archives/2009/09/13/15060377.html"><em>Pour Un Gabon Meilleur!</em></a> [fr] illustra la storia dell&#39;imprenditoria francese in Gabon, e degli stretti legami con la famiglia Bongo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Elf, rebaptisé aujourd’hui Total, est la plus connue des entreprises françaises qui exploite les richesses du Gabon du fait de l’affaire qui à partir de 1994 et jusqu’au procès de 2004 a donné un coup de projecteur sur les liens entre les dirigeants de la société pétrolière, la famille Bongo, la mafia et les sommets de l’appareil d’État français.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais en fait, c’est l’ensemble de l’économie du pays qui est sous la coupe de sociétés françaises et il est difficile de toutes les citer. Le clan Bongo est servi au passage, étalant un luxe provoquant au milieu du dénuement. Mais l’essentiel de la richesse produite par les travailleurs du pétrole, des mines, de l’extraction forestière, du transport et des activités portuaires, etc., profite à des patrons et des actionnaires d’entreprises dont le siège est par exemple à Odet dans le Finistère (Bolloré), à la Tour Montparnasse à Paris (Eramet), à La Défense (Areva) ou à Niort (Rougier, pour l’exploitation et le négoce des bois tropicaux).</p>
</blockquote>
<p class="translation" style="text-align: justify;">Elf, poi rinominata Total, è la più nota tra le aziende francesi che sfruttano le risorse del Gabon, a causa di un contenzioso che tra 1994 e 2004 mise a nudo i legami tra la dirigenti aziendali, la famiglia Bongo, la mafia, e i vertici dell&#39;apparato statale francese.</p>
<p>Ma di fatto, l&#39;intera economia del Paese soggiace ai voleri delle imprese francesi, e sarebbe difficile elencarle tutte. Il clan Bongo ha svolto il ruolo di collegamento, esponendo provocatoriamente i propri lussi in un Paese di estrema miseria. Ma la maggioranza del denaro prodotto in Gabon dai lavoratori nell&#39;estrazione di petrolo,  minerali, legname, nei trasporti e nella gestione portuale, finiscono in tasca ai proprietari e agli azionisti di aziende i cui uffici si trovano, per esempio, in posti come Odet (Bolloré), la Torre Montparnasse a Parigi (Eramet), La Defense (Areva) o Niort (Rougier, che si occupa dello sfruttamento e del commercio del legname tropicale).</p>
<p>Su <a title="Articolo in francese" href="http://anr.typepad.com/anr/2009/09/gabon-l%C3%A9lection-%C3%A9tait-inutile-paris-a-nomm%C3%A9-ali-pr%C3%A9sident.html"><em>Alliance Nationale de la Resistance du Tchad</em></a> [fr] pubblica le fasi temporali del presunto coinvolgimento francese in queste elezioni, concludendo con una citazione, che ora appare come un sinistro presagio, di Robert Bourgi a <em>Le Monde </em>la sera delle elezioni: &#8220;In Gabon la Francia non è candidata, ma il mio candidato è Ali Bongo. E sappiate che sono un amico fidato di Nicholas Sarkozy. Spero che il messaggio subliminale  giunga agli elettori” [fr].</p>
<p>I lettori di <em><a title="Articolo in francese" href="http://www.lvdpg.org/Gabon-Les-nouvelles-du-quartier-Boycotte-des-produits-Francais_a1235.html">La Voix Du Peuple Gabonais</a> </em>[fr] discutono sulla fattibilità di un boicottaggio dei prodotti francesi. Ondonza scrive:</p>
<blockquote><p>je suis entièrement d&#39;accord avec le boycotte, c&#39;est une mesure de pression efficace qui peut amener les francais à revoir leur position, dans la mesure où le chiffre d&#39;affaires de leurs sociétés diminuera à long terme, ils seront obligés de fermer et rentrer chez eux. Pour cela aussi bien les hommes d&#39;affaires, étudiants, touristes et autres ne devraient plus prendre Air france ou Gabon airlines, une alternative sera de prendre la Lufthansa, Ethiopia airlines et autres compagnies. Les automobilistes ne devraient plus consommer le carburant de Total, ni de la Lybian oil. Penser consommer Gabonais maintenant cela fera rehausser le pouvoir d&#39;achat des petits commercants gabonais.<br />
Que Dieu benisse le Gabon</p></blockquote>
<p class="translation">Sono assolutamente d&#39;accordo col boicottaggio: si tratta di una forma di pressione efficace che riuscirà a far cambiare posizione alla Francia&#8230; uomini d&#39;affari, studenti, turisti e altri ancora non dovrebbero viaggiare più con Air France, o Gabon Airlines, ma scegliere Lufthansa, Ehiopia, o altre compagnie, piuttosto. Gli automobilisti non dovrebbero rifornirsi con benzina Total, o Lybian. Scegliere prodotti gabonesi, in questo momento, potrà aumentare il potere d&#39;acquisto dei piccoli commercianti locali.<br />
Che Dio benedica il Gabon.</p>
<p><em>Aligatoire</em> si chiede come potrà funzionare il boicottaggio, data l&#39;estrema dipendenza del Gabon dal suo ex colonizzatore:</p>
<blockquote><p>Boycotter les produits français, je me demande comment? notre économie ne produit rien. Cela suppose boycotter tout les groupes CFAO, CECADIS,TOTAL,SMAG,BNP(bicig) bgfi,crédit lyonnais (ugb), SEEG, LIBERTIS(les bongo). DRAGAGE……commençons donc par créer une banque gabonaise et des entreprises gabonaises. Il faut donc commencer à être décomplexé de l&#39;homme blanc. car bcp d&#39;africains souffrent d&#39;un complexe d&#39;inferiorité face l&#39;homme occidental.Cette lutte doit être d&#39;abord psychlogique et culturelle.Tous nos dirigeants sont à la merci des occidentaux au détriment de leur peuple. Nous sommes dans les mêmes configurations lors de la traite négrière, le chef coutumier et le négrier.</p></blockquote>
<p class="translation">Boicottare i prodotti francesi? E come? La nostra economia non produce nulla. Vorrebbe dire boicottare CFAO, CECADIS, TOTAL, SMAG, BNP (bicig), Bgfi,Crédit Lyonnais (Ugb), SEEG, LIBERTIS (les bongo), cioè l&#39;intera imprenditoria&#8230; cominciamo a creare una banca e un&#39;impresa gabonese. Dovremo cominciare a superare i nostri limiti, perchè gi africani soffrono di un complesso di inferiorità rispetto all&#39;uomo occidentale. La lotta dev&#39;essere, prima di tutto, psicologica e culturale. I nostri leader sono alla mercè dell&#39;occidente, a scapito della propria gente. Siamo allo stesso punto in cui ci trovavamo al tempo del commercio di schiavi, con padroni e schiavisti.</p>
<p>Alphonse Obiang, in un commento su <em><a title="Post in francese" href="http://anr.typepad.com/anr/2009/09/gabon-l%C3%A9lection-%C3%A9tait-inutile-paris-a-nomm%C3%A9-ali-pr%C3%A9sident.html"><em>Alliance Nationale de la Resistance du Tchad</em></a></em> [fr] dà la colpa ai politici gabonesi:</p>
<blockquote><p>Cet article est du grand n&#39;importe quoi!…je ne vois pas ce que paris vient faire là, sauf si vous prétendez que c&#39;est paris qui a contraint les anti-bongo à diviser leurs voix par 22. le résultat est clair: prise en semble, l&#39;opposition dépasse largement les 50%. divisée, ali bongo passe haut la maion. Tout le reste n&#39;est qu&#39;explications facile et foutage dd gueule.</p></blockquote>
<p class="translation">Quest&#39;articolo è pieno di sciocchezze&#8230; non riesco a capire cos&#39;abbia fatto di male Parigi, a meno che non vogliate dire che è responsabilità francese se gli oppositori di Bongo si sono divisi in 22 piccoli partiti. Il risultato è chiaro: tutta insieme, l&#39;opposizione è arrivata a più del 50%. Divisa, Ali Bongo ha vinto facilmente. Tutto il resto non sono che semplici scuse, str***ate.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>UE: netizen russi discutono sul latte distrutto per protesta dagli allevatori belgi</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 05:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre in Belgio gli allevatori che protestano contro il basso livello dei prezzi hanno innaffiato di latte i campi nei pressi della città di Ciney, in Russia l'utente di LiveJournal <em>Drugoi</em> ha lanciato una provocazione: si poteva trovare una soluzione migliore? Abbondano le repliche di ogni tipo e fattura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/17/eu-russophone-bloggers-react-to-dairy-farmers-protest/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Mercoledì 16 settembre, l&#39;utente di LiveJournal <em>drugoi</em> ha ri-pubblicato due foto della Reuters che mostrano allevatori belgi che <a title="Articolo in inglese dal sito della Reuters" href="http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSTRE58F4KG20090916">innaffiano di latte fresco i campi</a> [in] per protestare contro i bassi prezzi di mercato, <a title="Post in russo dal profilo di drugoi" href="http://drugoi.livejournal.com/3043798.html">riassumendo così la situazione</a> [ru]:</p>
<blockquote><p>[…] gli allevatori belgi, disperati per i bassi prezzi praticati sui loro prodotti, hanno deciso che fosse più conveniente innaffiare i campi con 3 milioni di litri di latte, piuttosto che venderli senza ricavarne profitto. Al momento, il prezzo del latte è fissato all&#39;incirca tra i 18 e i 20 centesimi di euro al litro, mentre il costo di produzione è di 33 centesimi. Secondo gli allevatori, solo un innalzamento del prezzo al litro fino a 50 centesimi permetterebbe loro di mantenersi in attività. Ma, per il momento, questa soglia è solo un sogno. In precedenza, gli allevatori avevano organizzato blocchi stradali e distribuito il latte gratuitamente. Adesso, la decisione estrema: i campi nei pressi della città belga di Ciney sono stati fertilizzato con milioni di litri di latte che non serve a nessuno. […]</p></blockquote>
<p>E di seguito il post scriptum di <em>drugoi</em> allo stesso post:</p>
<blockquote><p>[…] Avrebbero dovuto interpellare gli utenti di LiveJournal. I nostri esperti hanno sempre la soluzione giusta per ogni possibile circostanza. Ad esempio, il consiglio degli esperti qui poteva suggerire di donare il latte ai bambini africani che muoiono di fame. Vediamo chi hai dei commenti, e quali sono le proposte.</p></blockquote>
<p>L&#39;utente <em>drugoi</em> ha 41.453 lettori solo tra quanti sono registrati su LiveJournal, e, inutile dirlo, sono in molti ad aver risposto: finora, sono apparsi 774 commenti. Eccone alcuni tradotti qui di seguito:</p>
<blockquote><p><em>a_brosimov</em>:</p>
<p>Fossi Dio, li avrei [fulminati].</p>
<p>***</p>
<p><em>flymanager</em>:</p>
<p>Avrebbero proprio dovuto donarlo ai bisognosi. Esportarlo in Africa sarebbe stato troppo costoso.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>L&#39;Africa non accetta prodotti Europei, come nemmeno la Russia. Gli allevatori locali, infatti, hanno problemi ben peggiori di quelli degli allevatori europei.</p>
<p>[…]</p>
<p>Se donassero il latte ai bisognosi, il prezzo non salirebbe, perchè farebbero calare la domanda.</p>
<p>***</p>
<p><em>sokolhan</em>:</p>
<p>Meglio venderlo a 20 centesimi che buttarlo.</p>
<p>***</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Il secolo scorso, nei periodi di produzione eccessiva, lo avrebbero semplicemente buttato nel fiume; c&#39;è da dire che in questo caso, almeno, hanno fatto qualcosa di utile.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>Negli anni delle grandi carestie in Unione Sovietica, gli Stati Uniti offrirono a Stalin i propri prodotti gratuiti perchè da loro mancava del tutto la domanda. Eravamo troppo orgogliosi e rifiutammo categoricamente - per poi sbandierare la nostra &#8220;abbondanza&#8221; inscenando dei gran banchetti. Così i contadini furono costretti a bruciare il grano e gettare il latte nei fiumi. Sembra che queste misure abbiano migliorato la situazione - la domanda è poi tornata.</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Non sapevo delle &#8220;proposte di donazione&#8221; - ma se è vero che gli allevatori regalavano il latte, non c&#39;era però nessuno disposto a finanziare la consegna in Africa.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>In occidente si diceva che in Unione Sovietica molta gente moriva di stenti, se ne parlava anche sui giornali. Ma l&#39;URSS negava che ci fosse del vero in queste voci. Vennero anche organizzati enormi banchetti per gli ospiti europei e statunitensi, per dimostrare che non c&#39;era nessuna carestia. L&#39;occidente ci credette, così gli Stati Uniti smisero di offrire a Stalin gli aiuti umanitari.</p>
<p>[…]</p>
<p><a title="Articoli sull'Unione Sovietica di G.B. Shaw in inglese" href="http://www.garethjones.org/soviet_articles/bernard_shaw.htm">http://www.garethjones.org/soviet_articles/bernard_shaw.htm</a> [in]</p>
<p>In questa lettera aperta indirizzata al direttore del Manchester Guardian, Bernard Shaw dichiarava false le voci di carestie in Unione Sovietica. (Giovedì 2 marzo 1933)</p>
<p><em>pashyrey</em>:</p>
<p>In Unione Sovietica, la carestia fu provocata dal fatto che i raccolti venivano requisiti ai contadini e venduti in occidente. Poichè serviva denaro per l&#39;industrializzazione, e gas e petrolio non erano altrettanto popolari come adesso, il grano valeva molto di più.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>È vero, si vendeva il raccolto. E lo si lasciava anche marcire nei campi. In più, l&#39;occidente si rifiutava d&#39;acquistarlo, bastava la produzione propria, e il valore del grano stava crollando verso lo zero.</p>
<p>***</p>
<p><em>denver07</em>:</p>
<p>Be&#39;&#8230; prendiamo il Sudan, per esempio. Dove la gente muore come mosche. Questi, invece, buttano via il latte. È una mentalità simile alla nostra.</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Be&#39;, perchè allora non ne finanzi la spedizione in Sudan?</p>
<p>***</p>
<p><em>onlymax</em>:</p>
<p><a title="Articolo in russo dal sito della RG" href="http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html">http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html</a> [articolo pubblicato sulla Rossiyskaya Gazeta il 30 luglio, ru]</p>
<p><em>Per domani è prevista un&#39;azione dimostrativa senza precedenti nella regione di Ust-Labinsky, nella Repubblica del Kuban. Gli abitanti locali, disperati, getteranno i loro prodotti nel letame, spinti alla disperazione dai bassi prezzi del latte.</em></p>
<p>Stessa cosa nella regione di Stavropol.</p>
<p>***</p>
<p><em>pashaman</em>:</p>
<p>Tutto ciò è già successo&#8230; in Inghilterra&#8230; circa 100 anni fa&#8230; ma si trattava di verdure. Gettate in mare.</p>
<p>[…]</p>
<p>Anche i nostri allevatori [russi] vendono i loro prodotti a 10 rubli [22 centesimi di euro], mentre il prezzo di stoccaggio è di 30 rubli [67 centesimi di euro].</p>
<p><em>daily_winegraph</em>:</p>
<p>Dieci rubli mi sembra un prezzo troppo alto. Secondo le informazioni che ho io, il prezzo vero oscilla tra i 4 e i 6 rubli [8-13 centesimi di euro].</p>
<p><em>kolbaska</em>:</p>
<p>Quattro rubli al litro [8 centesimi di euro].</p>
<p>***</p>
<p><em>zanozanet</em>:</p>
<p>Avrebbero dovuto gettare il latte in una piscina, e poi far pagare 50 euro il biglietto per entrare.</p>
<p>***</p>
<p><em>leo_nardo</em>:</p>
<p>Possibile che in Belgio non ci siano orfanotrofi, o altri istituti per l&#39;infanzia?</p>
<p><em>mcsdwarken</em>:</p>
<p>Non credo proprio che in Belgio orfanotrofi o istituti simili patiscano la mancanza di latte.</p>
<p>***</p>
<p><em>tatti_anna</em>:</p>
<p>Possibile che oggigiorno il latte non serva a nulla? [&#8230;] Voglio dire, e la divisione del lavoro, allevatori che producono il latte, altri che fanno formaggio, fiocchi di latte […] Ma la gente è troppo pigra per produrre alcunché. È un modo di fare talmente russo&#8230; raccogliere, lasciar marcire, chiedere più denaro&#8230; è sempre questa l&#39;opzione più a buon mercato..</p>
<p><em>incogn1too</em>:</p>
<p>Il socialismo porta a questo: tutti vogliono gli aiuti di Stato.</p>
<p>***</p>
<p><em>sergey_sht</em>:</p>
<p>A proposito, nel 2002, quando l&#39;UE si rifiutò di comprare latte in polvere dall&#39;Ucraina, cosa che portò a una situazione simile, i nostri macellarono le mucche - scelta drastica. I belgi invece non fanno altro che gettar via il latte, attirare l&#39;attenzione, ma perlomeno non macellano le mucche! Resta da vedere chi adotta il comportamento più intelligente, in questo tipo di situazione.</p>
<p>***</p>
<p><em>red_tengu</em>:</p>
<p>Una volta prendevano ricchi sussidi dal governo e dalla UE, ma ora che i finanziamenti sono stati tagliati considerevolmente (per via dell&#39;Organizzazione Mondiale del Commercio e della crisi) - i profitti degli allevatori sono crollati. Nessuno vuol più comprare latte tanto costoso. In Lettonia, a proposito, il prezzo del latte è anche più basso - circa sei centesimi di euro al litro, e in alcuni casi gli allevatori non prendono niente, per il latte - perchè non contiene abbastanza grassi, tra le altre cose.</p>
<p>***</p>
<p><em>golovach_igor</em>:</p>
<p>Perchè ci sono così tanti allevatori, se a nessuno serve il latte? Tutti gli allevatori belgi dovrebbero darsi subito al citizen journalism, diventare blogger, vendere i trattori, comprare una macchina digitale e un computer portatile, e ancora avrebbero abbastanza denaro per comprare un biglietto per <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Perm%27">Perm</a> [it] - allora sì, ci sarebbe competizione!</p>
<p>***</p>
<p><em>rolliks</em>:</p>
<p>Un buon metodo per far soldi col latte:</p>
<p>Primo Giorno: alla guida di un convoglio di camion pieni di latte, entriamo a Bruxelles, e inondiamo le strade [di latte].<br />
Secondo Giorno: Col nostro convoglio di camion pieni di latte, arriviamo a Bruxelles. Che ormai puzza. E inondiamo di nuovo le strade [di latte].<br />
Terzo Giorno: Ci avviciniamo a Bruxelles. La puzza è terribile. Gli abitanti ci vengono incontro ai confini della città con un sacco di soldi. Vendiamo loro il latte.</p></blockquote>
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