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Maria Grazia Pozzi

profilo personale · 138 articoli · collabora dal 2 giugno 2009

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Sono traduttore libero professionista e CTU, la mia esperienza è maturata in multinazionali e aziende dell’industria manufatturiera. Vivo in quel triangolo industriale italiano, iperattivo e frenetico e mi piace anche la nebbia ma ricordo con nostalgia gli anni trascorsi in Kenya. Capire per comunicare è la mia ricetta e coltivo tanti interessi (ahimè) stipati in pochissimo tempo.

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ultimi articoli di Maria Grazia Pozzi

12 febbraio 2011

Rep. Dem. del Congo

“Il Congo orientale è oggi uno dei posti più pericolosi al mondo per una donna”, scrive Sadia Hamed nel blog Enough [en] segnalando l'inaugurazione di un nuovo centro di accoglienza per donne vittime di abusi sessuali a Bukavu. “La città della Gioia” è nata grazie all’impegno congiunto di Eva Ensler [it], fondatrice del movimento V-Day [it], dell’Unicef e della fondazione congolese Panzi. È un punto di riferimento per le donne di questo Paese dove i gruppi armati utilizzano lo stupro come arma di guerra [it] per intimidire e disperdere le comunità controllando il ricco mercato minerario della zona. “La città della gioia è il frutto di tanti anni di sangue, sudore, lacrime e sogni” spiega John Prendergast, co-fondatore del progetto Enough, “è un luogo di speranza per le donne e le ragazze di tutto il Congo orientale ma è anche il simbolo di un futuro migliore per il Paese e la sua gente”.

9 febbraio 2011

Kenya

Il recente summit dell’Unione Africana [it] che si è svolto ad Adis Abeba, in Etiopia, aveva due temi importanti fra i molti all'ordine del giorno, la crisi politica in Costa d'Avorio e la battaglia legale di sei kenyoti accusati di crimini di guerra [it] durante le violenze post elettorali scoppiate in Kenya nel 2007/2008. Per loro è stata richiesta l’emissione di mandati di comparizione e se il rinvio del procedimento al tribunale de L’Aia venisse accolto, i sei dovranno difendersi dalle accuse mosse dalla Corte Penale Internazionale. Mentre i firmatari dello Statuto di Roma [it] si riunivano nella capitale etiope la comunità internazionale guardava al Kenya per valutare l’impegno del Paese alle richieste avanzate dall’ICC. Secondo Ken [en] il tentativo della UA di offrire risposte e soluzioni si è rivelato un fallimento.

7 febbraio 2011

Colombia

“101 ragioni per vivere a Bogotà” è un elenco stilato da Vicki, giornalista britannica che risiede nella capitale colombiana. Immancabile richiamo al prodotto nazionale per eccellenza è la ragione n. 1 che apre la lista: «Il caffè qui è divino. Fatti avanti Juan Valdez» [it]. Si prosegue con le lezioni di ballo: «Due ore di salsa costano 1,75 sterline, birra inclusa», e poi un accenno alla toponomastica: «Le strade non hanno nomi ma numeri». La ragione n. 17 dice «La mattina splende SEMPRE il sole» e la n. 20: «Gli amanti della lettura sono graditi, Bogotà è fra le città dell’America Latina con il maggior numero di biblioteche, di soprannome fa “Atene”». Le altre 80 sono elencate nel suo blog [en], e ce n’è davvero per tutti i gusti.

2 gennaio 2011

Nomad Green: la Mongolia sull'orlo della catastrofe ecologica

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I cittadini-reporter locali rilanciano: i cambiamenti climatici e le attività umane vanno accelerando il processo di desertificazione del Paese, dove pesa ormai una grave crisi ambientale che minaccia l’intero equilibrio dell’ecosistema regionale.

29 dicembre 2010

“In principio era il Verbo”: i traduttori della Bibbia e i loro blog

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In questi giorni si torna a celebrare la natività di Gesù: questo post è dedicato a tutti quei traduttori che, spinti dalla volontà di far conoscere il libro sacro delle religioni ebraica e cristiana, si dedicano alla traduzione della Bibbia in lingue poco conosciute e spesso trascurate.

1 dicembre 2010

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“Riprendiamoci la tecnologia”: campagna online contro la violenza sulle donne

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L'edizione 2010 della campagna globale Take Back the Tech! è iniziata il 25 novembre, data in cui si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, e durerà 16 giorni. Quest'anno la campagna punta in particolare alla difesa del diritto delle donne alla libertà di espressione e di informazione.

28 novembre 2010

Guinea-Bissau: la dittatura del consenso e la tentazione della denuncia

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Con il blog 'Ditadura do Consenso', António Aly Silva è diventato il volto più noto e più attivo della blogosfera in Guinea-Bissau. In questa intervista, spiega perché non resiste alla tentazione di ‘denunciare’ e cosa significa essere un blogger sovversivo nel suo Paese.

27 novembre 2010

Azerbaigian

Namik ha dieci anni, la sorella Konul tredici, e da tre anni chiedono l’elemosina per le strade di Tbilisi, dalla mattina presto fino alle sette, otto di sera. Poi tornano a casa e consegnano ai genitori quanto hanno racimolato. Sono zingari provenienti dall’Azerbaijan. “Quando siamo arrivati i nostri genitori ci hanno insegnato a mendicare… a volte mia madre viene a chiedere l’elemosina insieme a noi, ma mio padre non l’ho mai visto farlo, si riposa e vive del nostro lavoro,” dice Namik. “L'accattonaggio praticato dalle donne [zingare] è un lavoro rispettabile per la comunità maschile e non riusciamo a farne a meno. I nostri uomini non lavorano, è la tradizione,” fa eco Gunay, la madre. Ulviya’s Blog [en] raccoglie la testimonianza di una famiglia di zingari fra le tante che hanno lasciato la regione di Yevlakh per stabilirsi nella capitale georgiana.

Sudafrica

Nonostante l'Africa sia ancora indietro rispetto al resto del mondo riguardo la connessione a Internet, un’altra pietra miliare per la diffusione online della conoscenza africana è stata raggiunta il 25 novembre, con la nascita di un nuovo sito web che si pone come autorevole fonte di notizie originali. Africa Portal [en] si occupa di cambiamento climatico, migrazione, salute, sicurezza alimentare, risorse energetiche, risoluzione dei conflitti, oltre a offrire una biblioteca online con più di 2.500 libri, pubblicazioni e documenti in formato aperto (open access). Lo segnala il blog Oluniyi [en], evidenziando il frutto dell'impegno congiunto del Centre for International Governance Innovation, della Makerere University di Kampala, e del South African Institute of International Affairs di Johannesburg.

1 novembre 2010

Pakistan

Quando nel 1999 il Gen. Pervez Musharraf [it] rovesciò con un colpo di Stato il governo in carica per diventare il decimo Presidente, pochi nel mondo dell'informazione immaginavano la monumentale metamorfosi che avrebbe colpito il Paese di lì a poco. Il Pakistan si è ritrovato nel bel mezzo di un’esplosione mediatica di così ampia portata che nel novembre 2007 Musharraf dichiarava lo stato di emergenza e vietava le trasmissioni delle TV private. Le misure repressive adottate hanno così spinto i cittadini a usare mezzi di comunicazione alternativi, favorendo la nascita dei blog, mentre gruppo di giovani professionisti creava il primo sito web di giornalismo partecipativo, SeenReport, dove le notizie possono essere condividese direttamente via cellulare. Ce ne parla Sonya Rehman [en], descrivendo la rapida diffusione del citizen journalism in Pakistan.

Cina

Angry Chinese Blogger [en] segnala che lo scorso mese di maggio Pechino ha introdotto nuove norme in Tibet. A Lhasa [it] è vietato stampare o copiare documenti senza essere identificati. La disposizione impone che tipografi, editori e copisterie registrino i dati di tutti i clienti e li consegnino alle forze di sicurezza se richiesti. Ogni privato cittadino deve presentare la carta d’identità, mentre le aziende devono fornire anche il nome del manager che ha ordinato il lavoro.
Per Pechino la misura serve a impedire che imprecisati criminali commettano reati altrettanto imprecisati. Voci sul posto riferiscono che la norma vuole essenzialmente vietare o scoraggiare la stampa di materiale in lingua tibetana.
Secondo alcuni studiosi della politica cinese il provvedimento somiglia molto alle cosiddette restrizioni “Jim Crow” [it], specifiche vessazioni legali applicate fino al 1965 da numerosi Stati USA, in particolare del Sud, per impedire agli afro-americani di accedere a tutta una serie di servizi.

16 luglio 2010

Russia

In Russia fa più caldo che in Egitto, segnala RIA Novosti [l’agenzia di stampa statale], allarmata per la situazione che sta assumendo dimensioni a dir poco apocalittiche. I termometri a Nizhny Novgorod, nella parte centrale del Paese, sono arrivati a 46° e su Mosca splende il sole da settimane. Se si considera che la capitale moscovita si trova 3 gradi a sud della latitudine di Juneau, capitale dell'Alaksa, non stupisce l'allarme diffuso per questo caldo africano. Ne parla Russia Blog [en], rilanciando altresì le notizie di RIA Novosti.

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