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chi siamo Maria Grazia Pozzi

33 articoli ·

collabora dal 2008-05-30

Sono traduttore libero professionista e CTU, la mia esperienza è maturata in multinazionali e in aziende dell'industria manufatturiera. Vivo in quel triangolo industriale italiano iperattivo e frenetico e mi piace anche la nebbia ma ricordo con nostalgia gli anni trascorsi in Kenya. Capire per comunicare è la mia ricetta e coltivo tanti interessi (ahimè) stipati in pochissimo tempo.

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2008-11-18

Rep. Dem. del Congo: proseguono i combattimenti

Malgrado il cessate-il-fuoco annunciato dai ribelli del CNDP la settimana scorsa, proseguono i combattimenti nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Si susseguono evacuazioni, uccisioni e stupri, mentre i leader africani si incontrano a Nairobi e il mondo si chiede come fare per riportare la pace nel Paese. Ulteriori testimonianze dirette e considerazioni specifiche rilanciate da varie fonti online.

2008-11-17

Asia meridionale

CHUP! - Changing Up Pakistan intervista [in] Shuja Nawaz, esperto internazionale di analisi strategico-politiche, sull’attuale strategia antiterrorista in Pakistan.

Europa centrale & orientale

Un autore del blog War Crimes della Foreign Policy Association scrive [in] che la guerra di 15 anni fa in Bosnia-Erzegovina [it] “appare tuttora vicina” e che “la Bosnia non attua quegli interventi necessari per diminuire le tensioni e integrare le comunità”: “La scuola e la politica sono divise, i bambini non hanno modo di fare amicizie al di fuori del proprio gruppo etnico e nessun politico deve mediare le aspirazioni di musulmani, serbi e croati o deve ottenere credibilità al là di un singolo gruppo, questo è il motivo per cui la Repubblica Srpska [it] ha come presidente un uomo che la maggior parte dei bosniaci ritiene un criminale di guerra mentre molti serbi pensano la stessa cosa dei leader bosniaci”.

2008-11-08

Africa sub-sahariana

Nel suo blog, Richard Leaky [in] scrive dei timori a proposito delle aste d’avorio in corso in Sudafrica. “… Penso che mettere all’asta le scorte d’avorio favorisca l’aumento del bracconaggio, particolarmente nei Paesi dell’Africa centrale, orientale e occidentale dove la caccia illegale degli elefanti non ha ancora normative adeguate”.

Africa sub-sahariana

Una settimana dopo quanto già descritto sulla crisi nell'area di Goma, l‘emergenza rimane ancora grave. Segnala l’Unicef: “Se la situazione a Goma resta calma, seppur tesa, a Rutshuru i combattimenti sono ripresi violenti nella giornata di martedì 4 novembre, con duri scontri tra le milizie locali Mai-Mai e le truppe ribelli del CNDP di Laurent Nkunda: si teme che 37 bambini arruolati la scorsa settimana - 36 dei quali proprio dai Mai-Mai - siano stati usati in combattimento“.

Max Hadorn [in], capo delegazione della Croce rossa in Congo, afferma che

La situazione umanitaria è drammatica - nei campi di Kibati ho visto persone in condizioni di grave emergenza, tra cui tante donne, bambini e persone anziane.

E il Daily Nation [in], quotidiano kenyota, pubblica le dichiarazioni del leader dei ribelli, Nkunda, che minaccia di portare i combattimenti a ovest di Kinshasa, la capitale, se il governo rifiutasse di aprire un dialogo sul futuro del Paese.
Incurante degli interventi internazionali per mettere fine al conflitto nella Repubblica Democratica del Congo, Nkuda respinge le denunce nei suoi confronti mosse dai gruppi umanitari dicendo che “se ne frega della ICC” [la Corte Penale Internazionale]. “Non ho fatto del male alla mia gente … nessuno può rimproverarmi di nulla”, ha dichiarato il capo dei ribelli, fisico asciutto e un paio d’occhiali, nell’intervista rilasciata nel suo quartier generale in cima a una collina nella provincia di Nord-Kivu.
“Se rifiutano di negoziare significa che sono disposti a combattere e noi li combatteremo perché dobbiamo difendere la nostra libertà”, ha detto Nkunda, circondato da un paesaggio collinare verdeggiante che è valso a Nord-Kivyu il soprannome di “Svizzera dell’Africa”.

Repubblica Democratica del Congo: regna ancora il caos a Goma

Due mesi fa sono ripresi gli scontri fra i ribelli guidati da Laurent Nkunda e le truppe regolari, con l'intensificarsi dei combattimenti nella provincia orientale di Nord Kivu. Pur a fronte della recente tregua, la situazione rimane caotica. Ecco resoconti e aggiornamenti forniti (via blog) da chi è ancora sul posto.

2008-11-06

Europa occidentale ,
Oceania

Vagabondeuse racconta [in] di una famiglia tedesca a cui è stato negato il visto di residenza in Australia per via del figlio affetto dalla sindrome di Down.

Il Dipartimento dell’Immigrazione del Governo Australiano ha rifiutato la domanda di residenza permanente presentata dal Dott. Moeller perché il figlio Lukas è affetto dalla sindrome di Down e non soddisfa “i requisiti di salute” previsti: “è quindi verosimile che ciò si traduca in costi significativi a carico della comunità australiana”, si legge nel comunicato.

La cosa più inquietante è che il governo australiano aveva ingaggiato il Dott. Moeller, specialista in medicina interna che esercitava la professione in Germania, per far fronte alla carenza di medici nelle aree rurali.  Quindi va bene utilizzare le sue competenze a beneficio della comunità australiana, ma NON VA BENE assicurargli la residenza perché il figlio malato potrebbe generare oneri finanziari per i contribuenti derivanti da specifiche esigenze didattiche e sanitarie.

Non si tratta di discriminazione [in].  La disabilità in sé non è motivo di rifiuto per ragioni di salute — il punto è l'impatto economico sulla comunità”, spiega ancora il comunicato.  Il Dott. Moeller afferma che le autorità non hanno considerato le capacità economiche della famiglia per offrire a Lukas le cure e l’assistenza necessarie.

La decisione ha suscitato enorme scalpore e incredulità nella comunità in cui il Dott. Moeller lavora da due anni. Secondo Cora Halder, responsabile dell'InfoCenter per la Sindrome di Down, in Germania, la decisione è…

particolarmente spiacevole e inaccettabile, specialmente se consideriamo che l'Australia ha programmi medici per il trattamento della sindrome di Down ben più avanzati della Germania.

L'ufficio immigrazione ha così risposto alle accuse di discriminazione: “Se non utilizzassimo degli standard sanitari [nel valutare le pratiche di accoglienza], la comunità e il sistema sanitario non potrebbero sostenere i costi assistenzali”.

2008-11-04

Africa sub-sahariana

Nel blog Peacekeepingdarfur, Jacky analizza la questione complessa e controversa dell’accesso umanitario in Darfur [in], nel Sudan, partendo dalla “crescente preoccupazione rilanciata dai media nei giorni scorsi a proposito di associazioni umanitarie che si sono viste negare le necessarie autorizzazioni. Il divieto esiste, indiscutibilmente, tuttavia molti di questi attori che lamentano una serie di restrizioni – quali proibizione di viaggiare, visti rifiutati, sequestro del veicolo, ecc. – non sono propriamente “agenzie umanitarie” ma piuttosto una variegata comunità di ONG (Organizzazioni Non Governative) i cui diritti di intervento sono discutibili”.
Il diritto internazionale umanitario, spiega Jacky, garantisce la tutela di aree e attori umanitari – in quanto neutrali e imparziali – affinché possano offrire aiuti e assistenza alle popolazioni durante un conflitto armato. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa e poche altre associazioni come MSF (Medici Senza Frontiere), depositari di questi principi, svolgono regolarmente questo ruolo.
Ma poiché la normativa in materia di protezione civile e diritti umani è stata ampliata, la comunità ONG, oggi, raggruppa organizzazioni dedite all’istruzione, alla consulenza, all’emancipazione femminile e ad altri servizi. Ciò significa che le ONG, sempre più spesso, rivendicano il diritto di accesso ma non le annesse responsabilità. Il loro personale non è specializzato nel Diritto Umanitario ma le organizzazioni prendono parte agli interventi di sensibilizzazione, rilasciano dichiarazioni ai media o sono collegate a personaggi pubblici.
Tuttavia lanciano un allarme sul “divieto di accesso umanitario” se le loro attività vengono bloccate.
È opportuno chiarire che il termine “umanitario” esprime una condizione, una caratteristica, non è un lasciapassare per le destinazioni prescelte. Le ONG sono ospiti nei Paesi dove operano e in quanto tali possono essere legalmente espulse. Perdere la neutralità significa perdere il diritto di essere presenti.
Questa è la realtà emblematica in Darfur dove una ONG che installa un ambulatorio medico deve decidere se trattare i casi di stupro in silenzio, ogni giorno, o denunciarli rischiando di essere espulsa, e tutte sanno che scegliere di parlare rende ancora più difficile il compito delle altre organizzazioni che portano aiuti e assistenza.

Africa sub-sahariana

Nel blog Red Green and Blue [in], Amanda segnala che “quanto prima l’Etiopia potrebbe avere il più grande impianto eolico Africano, grazie al recente accordo siglato fra il Paese e la società francese Vergnet. Si prevede che l'impianto, il cui investimento ammonta a 300 milioni di dollari, possa produrre 120 megawatt entro due anni e mezzo…”

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2008-10-20

Africa sub-sahariana

Cos’è Kelele? [in]: “Kelele è il nome della conferenza annuale dei blogger africani che ogni anno si tiene in una città diversa ed è gestita da un comitato organizzativo locale. Nell’agosto del 2009 si svolgerà per la prima volta a Nairobi, in Kenya”.