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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Claudia Della Santa</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Brasile: ancora in limbo le rivendicazioni sui territori indigeni</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/09/brasile-ancora-in-limbo-le-rivendicazioni-dei-territori-indigeni/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2008/09/brasile-ancora-in-limbo-le-rivendicazioni-dei-territori-indigeni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora rimandate le decisioni della Corte Suprema del Brasile su alcuni casi che fanno da precedenti per quasi 150 rivendicazioni di terre indigene. Cresce la tensione nel Paese, tra dimostrazioni di piazza e ampi rilanci nella blogosfera e su siti locali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/paulagoes/">Paula Góes</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/09/20/brazil-suspense-over-indigenous-land-tense-rulings/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La Corte Suprema del Brasile (STF) ha deciso di postporre la sentenza riguardo il <a title="Vai al post in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/08/09/brazil-on-the-verge-of-a-civil-war-over-indigenous-land/">territorio di Raposa Serra do Sol</a> [in] conteso da contadini e tribù indigene, mentre la prossima settimana voterà su un caso meno complesso relativo alle demarcazioni territoriali. Sará dunque la risoluzione sul caso dei territori Caramuru-Paraguaçu nello <a title="Vai alla voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bahia_(stato)">stato di Bahia</a> [it] a stabilire un precedente legale per le quasi altre 150 rivendicazioni di terre indigene che avrebbero dovuto invece essere risolte con la sentenza su Raposa Serra do sol. Si tratta di un caso meno complesso ma non meno importante, almeno per i <a title="Vai al post in inglese" href="http://www.wrm.org.uy/bulletin/41/Brazil.html">Pataxó Hã-Hã-Hãe</a> [in] che attendono la decisione da oltre 26 anni.<br />
 <a title="Vai al post in portoghese" href="http://www.stf.gov.br/portal/cms/verNoticiaDetalhe.asp?idConteudo=96385">La decisione è stata fissata per il 24 settembre</a> [port] e i blogger vanno sempre più interessandosi alla vicenda.  <a title="Vai al post in portoghese" href="http://anarquista.wordpress.com/2008/09/20/raposaserra-do-sol-et-alii-sera-que-ha-justica/">Anarquista Amador</a> [port] commenta così:</p>
<blockquote><p>Esperar 26 anos por uma decisão não é sério. Este papo de que a justiça tarda mais não falha é barato demais. As pessoas envelhecem, morrem. As decisões não vêm e não há suspensão ou garantias. E longe de termos um Estado fraco, omisso, temos um Estado forte que garante que as decisões não sejam tomadas em prazos reais.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Non è certo serio dover attendere attendere una risoluzione per 26 anni. Troppo facile dire che la giustizia è lenta ma infallibile. Le persone invecchiano e muoiono. Le decisioni non arrivano e mancano le garanzie. Altro che Stato debole e silenzioso, il nostro é uno Stato forte che si assicura che le decisioni non vengano prese nei tempi prestabiliti.</div>
<p>Questa data segna un mese esatto da quando il futuro di Raposa Serra do Sol fu collocato nel limbo. Nell&#39;udienza dello scorso 27 agosto, giorno previsto per la legiferazione della Corte Suprema del Brasile, per la prima volta nella storia della Corte Suprema brasiiana un avvocato indigeno ha difeso il proprio popolo. Joênia Batista de Carvalho, della tribú Wapichana, ha preso  la parola e si è presentata davanti ai 11 giudici per difenderne il diritto al territorio di Raposa Serra do Sol e denunciando la morte di 21 leader a causa dei conseguenti conflitti:</p>
<p><center><iframe title="Guarda il video" src="http://dotsub.com/media/60afbf04-263f-4882-8a23-6f808abf63ce/e/m" frameborder="0" width="420" height="347"></iframe><br />
<small><em>&#8220;Siamo accusati di essere ladri nella nostra stessa terra. Siamo stati diffamati e discriminati, e tutto ciò deve finire.&#8221;</em></small></center></p>
<p>Dopo aver parlato per circa due ore, il relatore nominato, il giudice Ayres, è stato il primo a votare perché Raposa Serra do Sol rimanga territorio indigeno, fatto considerato come una forte rassicurazione dei diritti degli indigeni brasiliani. Un altro giudice ha però chiesto l&#39;aggiornamento della seduta per consentire ulteriori indagini; ciò significa che al momento il caso rimane sospeso finché non verrà stabilita la prossima sessione. Intanto sui blog ferve la discussione al riguardo, e sia l&#39;emozionante difesa dell&#39;avvocato Joenia sia la sorprendente votazione del giudice Ayres vengono variamente criticati, lodati o commentati:</p>
<p><a title="Vai al post in portoghese" href="http://www.paznocampo.org.br/Blog/popposts.asp?id=186">D. Bertrand de Orleans e Bragança</a> [port], lontano pronipote dell&#39;ultimo imperatore del Brasile <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dom_Pedro_II">Dom Pedro II</a> sempre in viaggio per il Paese a tenere conferenze per agricoltori e imprenditori in difesa della proprietà privata e della libera impresa, sostiene che: &#8220;L&#39;intervento della dottoressa Joenia è stato esclusivamente emotivo&#8221;.</p>
<blockquote><p>Com essa argumentação, a Dra. Joênia não vai conseguir grande coisa. Será mesmo ir contra a inteligência dos senhores Ministros do Supremo querer chamar de racista a defesa dos produtores rurais, que são apoiados pela maioria dos índios da Serra do Sol, os quais, por sua vez, são em maior número que os da Raposa. Racistas seriam os índios que querem separar-se do País através da ocupação de uma imensa área, para ali, sentados sobre riquezas incalculáveis, serem os maiores latifundiários brasileiros, se bem que em posse coletiva. Um privilégio racista, esse sim.</p>
</blockquote>
<p class="translation">La Dott.sa Joenia non otterrà granché con questi argomenti. Definire razzista la difesa dei produttori rurali va persino contro l&#39;intelligenza del Gran giudice e la maggior parte degli Indiani di Serra do Sol, più numerosi dei Raposa, sono a favore di tale difesa. I razzisti della comunità finirebbero per essere invece gli Indiani, che vogliono separarsi dal Paese occupando una zona assai vasta e ricca, per divenire così i più grandi proprietari terrieri del Brasile. Un vero e proprio privilegio razzista.</p>
<p><a title="Vai al post in portoghese" href="http://amanditas.wordpress.com/2008/09/02/nos-tambem-somos-indios/">Amanda Vieira</a> [port] è orgogliosa dell&#39;intervento tenuto dall&#39;avvocato Wapichanan:</p>
<blockquote><p>Joênia Batista de Carvalho, nós temos orgulhos de você. Por ser índia, mulher, advogada, por fazer uma defesa tão brilhante, por nos fazer acreditar que a luta pela diversidade no Brasil vale a pena e dá muito certo. Salve Joênia! Contamos com sua sabedoria e seu exemplo.</p>
</blockquote>
<p class="translation">Joênia Batista de Carvalho, siamo orgogliosi di te. Per essere Indiana, donna e avvocato, per aver tenuto una difesa eccellente e perché crediamo che in Brasile bisogna lottare per tutelare la diversità e ciò accadrá ancora in futuro. Brava Joenia! Contiamo sulla tua saggezza e sul tuo esempio. </p>
<p>D&#39;altra parte<a title="Vai al post in portoghese"href="http://construindoopensamento.blogspot.com/2008/08/o-caso-raposa-serra-do-sol-muito.html">Yashá Gallazzi</a> [port] non appare convinta dei diritti degli indigeni nel 21 secolo:</p>
<blockquote><p>Devo presumir que tanto Joênia, como as ONG&#39;s (nacionais e internacionais), bem como alguns ministros do STF, prefeririam que tudo continuasse como era nos tempos antigos quando os aborígenes (essa foi a palavra usada por Ayres Brito) viviam em harmonia com a mãe terra. O problema é que em tal realidade idílica não haveria espaço para algumas faces próprias do progresso, como uma universidade, por exemplo. Elogiar uma descendente de índios que se formou em Direito e chegou ao ápice de fazer uma sustentação oral no STF é algo muito digno e válido. Contudo, isso há que ser resultado da capacidade técnica e jurídica da pessoa, não de sua origme étnica. A advogada índia é expressão da democracia e do sistema de liberdades democráticas próprios das sociedades ocidentais.</p>
</blockquote>
<p class="translation">Presumo che Joenia, come le ONG (nazionali e internazionali) e alcuni ministri della STF [Corte Suprema del Brasile], preferirebbero che tutto rimanesse come un tempo quando gli Aborigeni (parola utilizzata da Ayres Brito) vivevano in armonia con madre Terra. Il problema è che in questa realtà idilliaca non ci sarebbe spazio per angoli di progresso, come ad esempio le università. È molto onesto e giusto lodare un discendente indigeno che si é laureato in legge e ha raggiunto uno dei punti più alti intervendo a difesa [degli indigeni] davanti alla STF. Tuttavia, ciò deve tener conto della capacitá tecnica e legale di tale persona e non le sue origini. Un avvocato indiano è il simbolo della democrazia e del sistema di libertà democratica delle societá occidentali.</p>
<p><center> <a title="Foto su Flick di Talita Oliveira" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/2806609154/in/set-72157606991734664/"><img class="aligncenter size-full wp-image-49915" title="2806609154_a7d1580460" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/09/2806609154_a7d1580460.jpg" title="Foto su Flick di Talita Oliveira" alt="Foto su Flick di Talita Oliveira" width="468" height="312" /></a><br />
<small>&#8220;Gli indigeni hanno fatto resistenza per 508 anni, per il rispetto delle proprie vite, culture e territori&#8221;. Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco - Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.<br />Foto di <a title="Le foto di Talita Oliveira su Flick" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/"><strong>Talita Oliveira</strong></a></p>
<p></small></center></p>
<p>Prevedendo possibili violenze in seguito al verdetto al di là del suo esito, nella regione sono stati inviati oltre 200 poliziotti federali armati. Molto probabilmente la nuova sessione si terrà prima di fine anno, sperando che le parti coinvolte non debbano attendere altri 26 anni. Forse non sarà così, suppone <a title="Vai al post originale in portoghese" href="http://cidadaniaejustica.blogspot.com/2008/09/um-pouco-da-histria-da-raposa-serra-do.html">Maria Rachel Coelho Pereira</a> [port], che il 27 agosto era presente in aula:</p>
<blockquote><p>As evidências da sistemática aliança entre abusos de poder político-econômico e impunidade em torno da causa anti-indígena, já abundantes no passado, parece continuar ainda hoje. No dia 27 de agosto passado ao sairmos do STF fomos surpreendidos com um boato de que o julgamento seria estrategicamente &#8220;empurrado&#8221; para o final de 2009.</p>
</blockquote>
<p class="translation">Le prove di legami sistematici tra l&#39;abuso del potere politico-economico e le impunità dei comportamenti anti-indigeni, che sono stati numerosi in passato, sembrano persistere ancora. Lo scorso 27 agosto lasciando la STF siamo rimasti colpiti da una voce secondo cui la sentenza verrebbe &#8220;strategicamente rimandata&#8221; alla fine del 2009.</p>
<p><center><a alt="Foto su Flick di Talita Oliveira" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/2806609186/in/set-72157606991734664/"><img class="aligncenter size-full wp-image-49916" title="2806609186_2fbc9485a5" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/09/2806609186_2fbc9485a5.jpg" title="Foto su Flick di Talita Oliveira" alt="Foto su Flick di Talita Oliveira" width="462" height="308" /></a></p>
<p><small>Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco - Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.  <br />Fotografia di <a title="Le foto di Talita Oliveira su Flick" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/"><strong>Talita Oliveira</strong></a></p>
<p></small></center></p>
<p>Parlando dell&#39;abuso di potere politico-economico, <a title="Vai al post originale in Portoghese" href="http://luizvalerio.blogspot.com/2008/09/jornalista-agredido-verbalmente-por.html">Luiz Valério</a> [port] cita un recente caso di intimidazione dei mezzi di comunicazione riguardante la questione di Raposa Serra do Sol. Ci narra di uno scontro avvenuto lo scorso 8 settembre tra Paulo Cesar Quartiero, agricoltore e politico fra l&#39;altro accusato di <a title="Vai al post originale in inglese su GVO "href="http://globalvoicesonline.org/2008/08/09/brazil-on-the-verge-of-a-civil-war-over-indigenous-land/">aver attaccato un villaggio indigeno Makuxi</a> [in] e il giornalista Leandro Freitas, del movimento &#8220;Nos Existimos&#8221;, che cercava di intervistarlo:</p>
<blockquote><p>Buscando ouvir a versão de Quartiero para a denúncia foi feita formalmente por 65 lideranças indígenas da Raposa Serra do Sol, protocolada e encaminhada à Funai em Roraima e Brasília, ao Ministério Público Federal, ao Ministério da Justiça e ao Conselho Indígena de Roraima, o jornalista foi tratado de forma desrespeitosa, assim como veículo de comunicação para quem ele trabalha. Esta não é a primeira vez que Paulo Quartiero age com desrespeito contra jornalistas. No primeiro semestre também foi ele o protagonista de outro atentado à liberdade de imprensa e livre exercício da profissão de jornalista em Roraima, quando determinou a captura de equipamentos de filamagens e fitas de vídeo de uma equipe da TV Ativa, que cobria o conflito na região da Raposa Serra do Sol.</p>
</blockquote>
<p class="translation">Mentre il giornalista tentava di ascoltare la versione di Quartiero riguardo la denuncia formale di 65 leader indigeni di Raposa do Sol - depositata e inoltrata alla FUNAI [la Fondazione Nazionale Indiani del Brasile] a Roraima e Brasilia, al Pubblico Ministero, al Dipartimento di Giustizia e sl Consiglio Indigeni di Roraima - Paolo Quarteiro ha trattato di malo modo sia il giornalista che il veicolo della sua testata. Non è la prima volta che Paulo Quarteiro manca di rispetto ai giornalisti. Nella prima metà [dell&#39;anno] si rese protagonista di un altro attacco alla libertà di stampa e alla libertà di fare informazione a Roraima, ordinando il sequestro delle apparecchiature di trasmissione e delle videocassette di una troupe di Active TV che stava facendo la cronaca del conflitto nella regione di Raposa Serra do Sol.</p>
<p><center><a title="Foto su Flick di Talita Oliveira" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/2805716515/in/set-72157606991734664/"><img class="aligncenter size-full wp-image-49914" title="2805716515_f37aed800a" title="Foto su Flick di Talita Oliveira" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/09/2805716515_f37aed800a.jpg" alt="" width="462" height="308" /></a></p>
<p><small>Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco - Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.  <br />Fotografia di <a title="Le foto di Talita Oliveira su Flick" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/"><strong>Talita Oliveira</strong></a></p>
<p></small><br />.</p>
<p> <a title="Foto della dimostrazione di Talita Oliveira" href="http://www.flickr.com/photos/talitaoliveira/sets/72157606991734664/">Qui altre foto della dimostrazione </a>.</small></center>.</p>
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		</item>
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		<title>Banca Mondiale, Concorso di cortometraggi sul tema: &#8220;Dimensioni sociali dei mutamenti climatici&#8221;</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/09/banca-mondiale-concorso-di-cortometraggi-sul-tema-dimensioni-sociali-dei-mutamenti-climatici/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 08:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[La Banca Mondiale ha indetto un concorso per la presentazione di cortometraggi che mostrino aspetti e ripercussioni sociali dei mutamenti climatici. Ecco i dettagli per partecipare al bando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/afromusing/">Juliana Rotich</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/09/15/film-competition-launched-by-world-bank-social-dimensions-of-climate-change/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La Banca Mondiale ha <a title="Leggi il bando dal sito della Banca Mondiale" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/TOPICS/EXTSOCIALDEVELOPMENT/0,,contentMDK:21840190~pagePK:210058~piPK:210062~theSitePK:244363,00.html">indetto  un concorso per la presentazione</a> di brevi documentari (dai 2 ai 5 minuti) che mostrino aspetti e ripercussioni sociali del cambio climatico. Il termine ultimo per partecipare al concorso è il 24 ottobre 2008; si auspica in particolare la partecipazione di giovani dei Paesi in via di sviluppo. I temi possono essere scelti tra le seguenti categorie:</p>
<p>- <strong>Conflitti</strong>: I mutamenti climatici causano scarsità di risorse, instabilità economica e in molti casi anche politica; in che modo ciò può portare a disordini sociali e conflitti armati?</p>
<p>- <strong>Migrazioni</strong>: Qual è la relazione tra i cambiamenti climatici e l&#39;emigrazione dei popoli?</p>
<p>- <strong>Politiche sociali</strong>: In che modo i governi elaborano politiche sociali atte ad affrontare efficacemente le sfide del mutamenti climatici?</p>
<p>- <strong>Zone aride</strong>: Quali sono le risposte a livello sociale nelle zone aride in relazione ai cambiamenti climatici?</p>
<p>- <strong>Spazi urbani</strong>: In che modo i provvedimenti per l&#39;adattamento al cambio climatico prendono in considerazione le necessità dei poveri che vivono in ambienti urbani?</p>
<p>- <strong>Istituzioni rurali</strong>: In che modo le istituzioni locali delle società agrarie creano le competenze atte a gestire i rischi legati ai mutamenti climatici e quali tipi di soluzioni propongono?</p>
<p>- <strong>Popolazioni indigene</strong>: In che modo gli indigeni rispondono e si adattano all&#39;impatto dovuto al cambio climatico?</p>
<p>- <strong>Genere</strong>: I mutamenti climatici hanno implicazioni diverse per uomini e donne, ragazzi e ragazze? Come o dove è possibile trovarne degli esempi?</p>
<p>- <strong>Governo</strong>: Come promuovere la responsabilità sociale nell&#39;attivismo per il clima?</p>
<p>- <strong>Foreste</strong>: Quali minacce e quali opportunità derivanti dalla deforestazione e dal degrado esistono per le comunità locali impegnate a ridurne le emissioni?</p>
<p>- <strong>Diritti umani</strong>: Quali le implicazioni del cambio climatico sui diritti umani?</p>
<p>Ulteriori informazioni sul concorso sono disponibili <a title="Visita il sito della Banca Mondiale per maggiori informazioni" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/TOPICS/EXTSOCIALDEVELOPMENT/0,,contentMDK:21836866~pagePK:210058~piPK:210062~theSitePK:244363,00.html">qui</a>. Di seguito il video di convocazione del concorso.</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qfcxY6fMDwU&amp;rel=0&amp;border=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/v/qfcxY6fMDwU&amp;rel=0&amp;border=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Arabia Saudita: donne indipendenti</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/09/arabia-saudita-donne-indipendenti/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2008/09/arabia-saudita-donne-indipendenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 09:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi e turismo]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Pur se è vero che le donne arabe subiscono alcune restrizioni, non sempre queste ultime corrispondono all'immagine oppressiva che molti stranieri si sono fatti del Paese. Ecco al riguardo le testimonianze dirette di alcune donne-blogger che vivono in Araba Saudita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldana</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/08/29/saudi-arabia-independent-women/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Pur se è vero che esistono restrizioni per le donne che vivono in Arabia Saudita, non sempre tali restrizioni  corrispondono all&#39;immagine oppressiva che molti stranieri si sono fatti del Paese. In questo post troverete consigli utili per le donne che vogliono visitare Jeddah [Gedda in italiano] da sole, una recensione dell&#39;hotel per sole donne di Riyadh e un appello a quegli stranieri che vorrebbero parlare a nome delle donne arabe oppresse. </p>
<p>Iniziamo con Hala, che attualmente vive negli Stati Uniti e che sul blog <em>HALA_IN_USA</em> dà consigli a un&#39;amica single in visita per la prima <a href="http://hala1.wordpress.com/2008/08/27/visiting-jeddah-a-single-woman-perspective title="Post in inglese"/>volta</a> [ing] a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jeddah" title="Jeddah su Wikipedia in italiano">Gedda</a>:</p>
<blockquote><p>Le donne di Gedda indossano una tunica chiamata “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abaya_(abbigliamento)" title="Abaya su Wikipedia in italiano">Abaya</a>”; dato che va indossata sopra gli abitii comuni, è consigliabile vestirsi leggeri, specialmente in estate. Anche se per una straniera in visita alla città non è obbligatorio portare il velo, è raccomandabile indossarlo (per sicurezza e praticità) nei luoghi più tradizionali.<br />
Gedda offre svariati posti da visitare, tra cui Balad, la città vecchia, con la sua storica architettura e le case storiche, di cui Naseef è ottimo esempio. Negli antichi negozietti si possono comprare variati oggetti tradizionali assai graziosi e godersi l&#39;aroma di profumi arabi come l&#39;Oud e il Bukhour, ma si trovano anche prodotti artigianali come le lampade o <em>fanoos</em> [lanterne], datteri, dolcetti e tessuti di svariati colori. </p>
<p>Assolutamente da non perdere è il famoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veduta_di_Jedda" title="La voce su Wikipedia in italiano">Jeddah Corniche</a>: è bene andarci di prima mattina o verso le sei di sera, per ammirare le sculture all&#39;aperto lungo il mare. Lì si trova la &#8220;fontana del mare&#8221;, una delle più alte del mondo. La zona delle Corniche offre un&#39;ampia scelta di locali dove mangiare: da ristoranti di lusso a fast-food e persino piccoli stand che vendono biscotti e patatine. I locali trascorrono lunghe ore seduti lungo il mare, guardando i propri bambini giocare o semplicemente la gente passare. </p>
</blockquote>
<p>Gli altri consigli di Hala per visitare Gedda si trovano <a href="http://hala1.wordpress.com/2008/08/27/visiting-jeddah-a-single-woman-perspective/" title="post in inglese">qui</a> [ing].</p>
<p>Invece <em>American Bedu</em>, americana residente in Arabia Saudita, ci racconta la sua opinione riguardo l&#39;hotel per sole donne di <a href="http://americanbedu.com/2008/08/28/so-what-if-riyadh-has-a-women-only-hotel/ title="post in inglese">Riyadh</a> [ing]:</p>
<blockquote><p>L&#39;hotel e stazione termale <a href="http://www.luthanspa.com/default.htm" title="post in inglese">Al Luthan</a> [ing] è la prima struttura per sole donne a Riyadh di questo genere. Si tratta di un hotel e stazione termale di lusso per sole donne, con servizio completo e sistemazioni deluxe sicure e confortevoli, dove possono alloggiare sia donne arabe che non. Qualche donna ha dichiarato alla stampa che l&#39;apertura di questo hotel significa fare un passo indietro. Secondo loro si tratta di un passo indietro per il Regno perché esiste già tanta discriminazione forzata e considerati i pochi diritti di cui godono le donne, la promozione e l&#39;approvazione dell&#39;apertura di un hotel e stazione termale per sole donne ne riducono ulteriormente la possibilità di ottenere maggiori diritti. Sarò sicuramente in minoranza, ma rimango comunque dell&#39;idea contraria. Al Luthan non è certo l&#39;unico esempio simile al mondo. Nelle principali città (e anche in alcune meno grandi) di tutto il mondo esistono alberghi o interi piani riservati alle donne. Un tempo, quando viaggiavo spesso, preferivo una camera su un piano per sole donne, specialmente quando mi trovavo in una città straniera dove non erano abituati a vedere donne d&#39;affari viaggiare da sole. Secondo me, quindi, un hotel riservato alle donne non è affatto un passo indietro, ma un&#39;ulteriore opzione a disposizione delle donne del Regno.</p>
</blockquote>
<p><em>Sweet Anger</em>, blogger di Riyadh, si dice invece stufa degli stranieri che, senza sapere niente della loro vita o della <a href="http://sweetangerksa.blogspot.com/2008/08/saudi-arabia.html" title="post in inglese">società</a> [ing], ne danno per scontata l&#39;oppressione:</p>
<blockquote><p>Facendo delle ricerche su google, mi sono imbattuta in un post dove si parlava dello spregevole, vile e miserabile orrore provato da una reporter araba a cui era stato normalmente negato l&#39;accesso all&#39;area riservata agli uomini di Starbucks, hoo hoo hoo. Rimasi colpita non tanto dall&#39;articolo in sè, quanto piuttosto dai commenti. [&#8230;] Tanto per essere chiari, l&#39;Arabia Saudita non è un insieme di tende piantate per terra, cammelli erranti, uomini con turbanti che cantano &#8220;Allah o akbar&#8221 mentre violentano le donne perchè è un loro diritto e hanno un harem con minimo 20 mogli. Ah, e neppure ci divertiamo a circoncidere le donne, andiamo, ciò è disgustoso e sbagliato a ogni livello. Le donne non vengono chiuse a chiave in casa, e se mai capita a qualcuna, ciò dipende dalla cultura della famiglia e non del Paese. Mi seguite? Bene. Non siamo gente all&#39;antica (per voi deficienti!), siamo tradizionalisti. Ciò significa che se vuoi conoscere persone dell&#39;altro sesso va in luoghi appositi.[…] Quello che più mi interessa sottolineare è il fatto di giudicare le persone: &#8220;Chiudete Starbucks!! [Questi locali] non vanno sostenuti aprendo delle aree per famiglie! - umm, scusa? Io non mi lamento e voglio il mio caffè, dunque, per favore, SCOMPARI, non ho assunto nessuno perchè parli a mio nome. </p>
<p>Per quanti sono ancora convinti che siamo una nazione di oppressi e che noi, le povere povere donne, abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni a reagire o, se necessario, che vada a combattere in vece nostra, vi racconto una giornata tipo a Riyadh. Allora, ieri mi sono svegliata, ho preparato il caffè&#8230;mi sono vestita, ho indossato l&#39;abaya (se vi sembra orribile il solo pensiero di doverla indossare, immaginate si tratti di una giacca), ho preso il mio angioletto, sono salita in una macchina con autista incluso, ho lasciato mia figlia e sono andata a lavoro. Verso le 13:30<br />
ho pranzato da Subway con le altre ragazze e sono tornata al lavoro. Alle 16:30 sono rientrata a casa, mi sono rilassata un po&#39;, ho fatto la doccia, mi sono vestita e ho atteso l&#39;arrivodell&#39;autista che mi ha portato al ristorante cinese, perchè avevo invitato le ragazze a cena fuori. Arrivata verso le 21:45 e andata via intorno mezzanotte. Tornata a casa, sono andata a online,  controllato la mia pagina su facebook e hotmail, e per le due ero a letto. O MIO DIO CHE ORRORE, COME POSSO VIVERE IN QUESTA OPPRESSIONE, AAAAHHHHHH!!!! […] Quello che voglio dire è che alcune persone non sanno niente della nostra vita e ciò nonostante si ritengono in diritto di giudicarci ed essere onniscenti. Siamo diversi, eh si, diversi da quello che voi pensate sia il giusto, cosa che pero&#39; non ci rende cattivi o sbagliati, ci rende noi. Rendetevene conto e fatevi gli affari vostri. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Venezuela: Antonio Lauro e la sua chitarra classica</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/08/venezuela-antonio-lauro-e-la-sua-chitarra-classica/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 08:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 91° anniversario della nascita, Antonio Lauro viene ricordato nella blogosfera venezuelana come uno dei maggiori compositori e chitarristi nazionali – la cui fama ha raggiunto tutta l'America latina e ben oltre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/laura-vidal/">Laura Vidal</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/08/24/venezuela-celebrating-antonio-lauros-birthday/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a href="http://lascosasderosa.blogspot.com/2008/02/antonio-lauro-el-strauss-de-la-guitarra.html"><img class="alignright" style="float: right;" title="Antonio Lauro" src="http://literanova.eduardocasanova.com/media/blogs/a/180px-Lauro.jpg" alt="Antonio Lauro" width="247" height="340" /></a>Nel 91° anniversario della nascita Antonio Lauro viene ricordato come il miglior esempio della simbiosi tra cultura e identità di una persona. Compositore di grande talento, Lauro nacque a <a title="Leggi la voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ciudad_Bol%C3%ADvar">Ciudad Bolívar</a> [in], Venezuela, e ha composto parecchi valzer e pezzi per chitarra spesso suonati da famosi chitarristi nazionali e internazionali. Allo stesso tempo, come membro del gruppo Trio Cantores del Trópico, Lauro contribuì allo sviluppo del patrimonio musicale venezuelano convertendo partiture musicali europee in melodie somiglianti a tipiche composizioni venezuelane. Puntando alla diffusione della musica venezuelana, <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Lauro">fece anche molti tour</a> nei Paesi vicini.</p>
<p>Tra gli altri blogger venezuelani, Rosa su <a href="http://lascosasderosa.blogspot.com/2008/02/antonio-lauro-el-strauss-de-la-guitarra.html"><em>Las Cosas de Rosa [sp]</em></a> lo ricorda con un post interessante (inclusivo di file musicali, link e fotografie) dove si legge fra l&#39;altro:</p>
<blockquote><p>Antonio Lauro es considerado como uno de los principales maestros latinoamericanos de la guitarra, contribuyendo además a ampliar de manera definitiva el repertorio universal de ese instrumento.</p></blockquote>
<div class="translation">Antonio Lauro è considerato uno dei maestri di chitarra più importanti dell&#39;America Latina, e ha anche contribuito ad ampliare in modo decisivo il repertorio universale di questo strumento.</div>
<p>Eduardo Casanova scrive invece nel suo blog <a href="http://literanova.eduardocasanova.com/index.php/2007/05/17/antonio_lauro"><em>Literanova [sp]</em></a>:</p>
<blockquote><p>Fue mi profesor de música en el Colegio Santiago de León de Caracas, en donde organizó un pequeño coro, tal como lo había hecho en muchos colegios, con lo que fue el verdadero creador del movimiento coral venezolano, que tantos éxitos ha logrado. Con muchísimo orgullo oí varias de sus obras en emisoras radiales europeas, mientras viví en Europa, porque el Profesor Lauro es el músico venezolano, y hasta latinoamericano, más conocido en el mundo.</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>È stato il mio professore di musica al collegio Santiago de Leon di Caracas, dove, come già aveva fatto in molti altri collegi, istituì un piccolo coro e per questo fu considerato il vero creatore del grande movimento corale venezuelano. Mi ha riempito di orgoglio aver ascoltato le sue opere trasmesse dalle radio europee. Il Professor Lauro è il compositore più riconosciuto di tutto il Venezuela, se non addirittura dell&#39;intera America Latina.</p>
</div>
<p>“Natalia” è uno dei pezzi più rappresentativi della musica “classica” venezuelana moderna. Lauro la scrisse per la figlia unica, e oggi non solo viene apprezzata per la sua raffinata bellezza, ma anche perché è un brano impegnativo che mette alla prova molti chitarristi (come confermano i commenti in calce al seguente video):</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Zd_IBAetayk&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Zd_IBAetayk&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://tantoche.blogspot.com/2008/02/sting-tocando-musica-venezolana.html">Il blog di Tan Toche</a> pubblica invece l&#39;interessante video che segue dove diversi artisti famosi si cimentano in “Natalia”.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XrScuNm77M8&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/XrScuNm77M8&amp;hl=en&amp;fs=1"></embed></object></p>
<p>In quest&#39;ultimo video, infine, Lauro suona la ninna nanna composta per la nipotina María Cristina, utilizzando una chitarra costruita appositamente per lui.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/OJD64BUAmbM&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/OJD64BUAmbM&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Ossezia del Sud: Georgia, Russia e le elezioni americane</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 09:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra & conflitti]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra in Ossezia del Sud è il banco di prova per la politica estera dei candidati presidenzali in USA. Le cui posizioni vengono analizzate da blogger più o meno quotati: pur con chiavi di lettura diverse, emerge l'esortazione per una rapida e pacifica risoluzione del conflitto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/">Onnik Krikorian</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/08/10/south-ossetia-georgia-russia-and-the-us-presidential-election/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il massiccio dispiegamento delle forze russe in Georgia rivela come le implicazioni politiche del conflitto tra il piccolo Paese del Caucaso del Sud e Mosca sulle richieste <a title="Speciale Ossezia a cura di GVO" href="http://globalvoicesonline.org/specialcoverage/south-ossetia-crisis-2008/">indipendentiste dell&#39;Ossezia del Sud [en]</a>, si estendano a migliaia di chilometri di distanza, negli Stati Uniti, dove il prossimo 4 novembre si terranno le elezioni presidenziali. Alcuni sostengono che la crisi rifletta lo scontro tra Occidente e Russia, mentre le posizioni dei candidati americani vanno rapidamente imponendosi come argomento elettorale rilevante.</p>
<p>Mentre il candidato repubblicano John McCain assume una netta posizione anti-Russia, il candidato del partito democratico Barack Obama si mantiene più neutrale e richiama alla moderazione sia Georgia sia Russia. Elemento centrale del problema è il costante dibattito sulla politica estera e <a title="Steve Levine - scrittore e giornalista" href="http://oilandglory.com/">l&#39;interesse dell&#39;Occidente per le fonti energetiche della regione</a> [en] unitamente al <a title="Blog Unzipped" href="http://unzipped.blogspot.com/2008/08/did-us-prep-georgia-for-war-with-russia.html">sostegno militare americano alla Georgia</a> [en].</p>
<p><em>Across The Pond</em> <a title="Blog  anglo tedesco sulle elezioni americane" href="http://blogs.dw-world.de/acrossthepond/michael/1.6919.html">analizza altre cause</a> [en] per il diverso approccio dei due candidati. Il blog, gestito da <em>Deutsche Welle</em>, chiede inoltre ai lettori di esprimersi in merito.</p>
<blockquote><p>Qual è il motivo delle diverse reazioni di McCain e Obama? Come scrive Martin, i sostenitori di McCain ritengono si tratti della &#8216;opportunità del comandante in capo&#39;. Aggiunge tuttavia Martin che anche la squadra di Obama la considera un&#39;opportunità per dimostrare ancora una volta i suoi stretti legami con lobby particolari. Il suo consigliere in politica estera, Randy Scheuneman, ha esercitato pressioni in favore della Georgia dal 2003 fino a poco tempo fa.</p>
<p>E voi cosa ne pensate? Chi ha  ragione sul conflitto Russia-Georgia, McCain o Obama?</p></blockquote>
<p>Rendere questa faccenda una patata bollente è il punto della politica estera statunitense.  <em>The Washington Note</em> <a title="Articolo da The Washington Note" href="http://www.thewashingtonnote.com/archives/2008/08/georgiarussia_c/">accusa chiaramente</a> gli Stati Uniti dell&#39;attuale situazione.</p>
<blockquote><p>Quando il <a title="Guerra del Kosovo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Kosovo">Kosovo</a> dichiarò l&#39;indipendenza, riconosciuta da Stati Uniti e altri Stati europei - aggirando il veto della Russia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - molti si resero conto che il prezzo da pagare, per ottenere la cooperazione russa in altri problemi rilevanti a livello globale, sarebbe diventato molto più alto, e che in larga misura era cresciuta non poco la possibilità di uno scontro sulle aree irredentiste ai confini della Georgia.</p>
<p>[…]</p>
<p>È possibile che Saakashvili abbia interpretato la visita del 10 luglio di Condoleezza Rice a Tbilisi e la conferenza stampa congiunta come un fermo sostegno del potere e della politica americana a favore della Georgia, e della relativa intenzione di riaffermare il controllo sulle province autonome. Il Presidente georgiano aveva fatto male i conti rispetto all&#39;attuale potere americano nel mondo e alla nostra risolutezza ad affrontare direttamente la Russia — anche se Fred Hiatt e Anne Applebaum del Washington Post vorrebbero vedere una situazione ben diversa.</p>
<p>Mentre le radici del conflitto tra Georgia e Russia risalgono a parecchio tempo addietro, gli Stati Uniti hanno contribuito all&#39;evolversi di quegli eventi che adesso minano i loro stessi interessi e la percezione del potere americano a livello globale.</p></blockquote>
<p>Anche altri blogger iniziano a commentare le posizioni dei due candidati alla presidenza americana. <em>The Carpetbagger Report</em> ritiene  <a title="Blog di Steve Benen consulente politico di Clinton" href="http://www.thecarpetbaggerreport.com/archives/16505.html">allarmante la posizione di McCain</a>.</p>
<blockquote><p>Obama, che richiama alla moderazione, condanna “l&#39;esplosione di violenza” e critica anche la Russia per aver “invaso lo stato sovrano della Georgia” e aver “violato la sovranità della Georgia.” La linea di Obama è sostanzialmente conforme a quella della Casa Bianca di Bush, dell&#39;Unione Eurpea, della NATO e di altre potenze europee.</p>
<p>John McCain ha invece scelto una linea diversa che, come nota Smith, “lo pone in sintonia con i principi morali e l&#39;eccezione americana proiettati dal primo periodo della presidenza Bush.”</p>
<p>[…]</p>
<p>Ma gli aspiranti Presidenti non dovrebbero scorgere le sfumature nell&#39;affrontare una crisi internazionale? Dei candidati credibili dovrebbero essere capaci di riconoscere le zone grigie nelle regioni problematiche dell&#39;Europa orientale. Degli aspiranti leader lungimiranti non dovrebbero precipitarsi nel dividere il mondo in buoni e cattivi.</p>
<p>[…]</p>
<p>Per chiarezza: se il candidato McCain è un indicatore affidabile di ciò che possiamo aspettarci dal Presidente McCain, la promessa repubblicana sembrerebbe ansiosa di esasperare la guerra in fieri e di inimicarsi la Russia.</p>
<p>Parecchie le questioni ballo al momento, ma per la campagna presidenziale si tratta di uno sviluppo assai importante. Ben Smith lo ha definito come un &#8220;momento cruciale&#8221; per i candidati presidenziali. E ancora una volta McCain si rivela alquanto inquietante.</p></blockquote>
<p>Anche <em>Donklephant</em> <a href="http://donklephant.com/2008/08/09/georgia-russia-and-the-candidates-diplomatic-style/">appoggia la posizione di Obama</a>.</p>
<blockquote><p>Obama sostiene la Georgia, ma assume una posizione più diplomatica e cerca di non diffamare la Russia…<br />
[…]<br />
McCain è molto più diretto e non si fa problemi nel dipingere la Russia come il cattivo…<br />
[…]<br />
Personalmente preferisco l&#39;approccio Obama, perché è certo che nemmeno le mani della Georgia sono completamente pulite e persino il governo Bush lo ha ammesso…<br />
[…]<br />
Per farla breve, la posizione di Obama permette una maggiore flessibilità nei negoziati con la Russia, mentre quella di McCain traccia una linea netta sulla sabbia, con minacce vuote che la Russia potrebbe tranquillamente ignorare. Perché? Perché non faremo granché per difendere un Paese come la Georgia… non dopo che questa abbia tentato di conquistare la capitale dell&#39;Ossezia del Sud ed è stata costretta alla ritirata dal travolgente potere militare russo. Si tratta di una vera e propria schermaglia locale con cui, posso garantirlo, gli Americani NON vogliono assolutamente avere nulla a che fare.</p></blockquote>
<p>Anche <em>Blogger Interrupted</em> prende spunto dalla crisi in Georgia per  <a title="post di Tim Russo, consulente politico" href="http://bloggerinterrupted.com/2008/08/on-georgia-vs-russia-and-obama-vs-mccain">discutere il caso</a> della presidenza Obama.</p>
<blockquote><p>[…] La Georgia potrebbe divenire il microcosmo del dibattito sulla politica estera, la politica Bush-McCain, caratterizzata da netti luoghi comuni, contro la serietà di Barack Obama, dominata da una ovvia e sempre maggiore inclinazione a negoziare. Le consequenze della situazione nel Caucaso potrebbero avere riflessi a lungo raggio, fino a divenire l&#39;ennesima replica della diplomazia da cowboy che sfugge al controllo americano.<br />
[…]<br />
Vi ho già detto che Armenia e Azerbaijan confinano con l&#39;Iran? E che sì, il maggior condotto di petrolio dell&#39;Azerbaijan passa per la Georgia?</p>
<p>Se gli Stati Uniti giocano le loro carte come cerca di fare John McCain, nel Caucaso potrebbe verificarsi un effetto domino che provocherebbe un grande spargimento di sangue ed effetti inflazionistici sul prezzo del petrolio. Persino il governo Bush, sfinito e in liquidazione, la pensa diversamente da John McCain, e le sue affermazioni sono simili a quelle di Obama.</p>
<p>In conclusione, per porre fine a questa situazione è urgente e necessaria una diplomazia che sappia tenere gli occhi ben aperti. Se non si interrompe subito, nessuno sa dove potrà portare questo gioco. John McCain ha bisogno di compiacere quelli che vorrebberro la democrazia come ricostituente generale, sullo stile di <a title="Instapundit - uno dei maggiori blog politici americani" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Instapundit">Instapundit</a>, ma in realtà ciò non proteggerà alcuna democrazia e potrebbe mettere in pericolo la democrazia in altre regioni oltre la Georgia.</p>
<p>E gli stupidi giochetti dalle conseguenze imprevedibili dei repubblicani sicuramente non ci hanno portato molto lontano, giusto?</p></blockquote>
<p><em>The Elephant Bar</em> non è d&#39;accordo e sostiene che il conflitto tra Russia e Georgia <a title="Blog Elephant Bar" href="http://2164th.blogspot.com/2008/08/georgia-annihilation-of-democracy-what.html">metta in luce la debolezza di Obama</a> in un momento di crisi internazionale:</p>
<blockquote><p>Cogli l&#39;attimo. Mostra agli Americani quanto è ristretta la statura di colui che, in un periodo bellico, vorrebbe divenire il futuro POTUS (Presidente degli Stati Uniti). Non ha niente da dire e non ha idea di come ci siamo ritrovati in questa situazione. […]</p>
<p>Non fraintendetemi. McCain non è un novizio e non sempre ha preso decisioni corrette.  […] Semplicemente mi ritrovo nell&#39;assurda posizione, causata dal mondo binario della politica americana, di dover scegliere tra un uomo che non ha idee e un altro di cui non condivido le decisioni.</p>
<p>Gli Stati Uniti si sono impegnati a sostenere la libertà e la democrazia in aree del mondo dove c&#39;è poco di entrambe, e questa scelta ci ha portato in Georgia. Li abbiamo addestrati, armati e incoraggiati a entrare nella Nato. Ora la Russia impone rappresaglie. La Georgia è il nuovo Kosovo. Quello che accadrà in Georgia avrà conseguenze imprevedibili per l&#39;Europa e gli Stati Uniti per molto tempo a venire. […]</p></blockquote>
<p><em>Prairie Pundit</em> ritiene semplicemente che il caso Ossezia del Sud riveli il  “<a title="Blog di Prairie Pundit" href="http://prairiepundit.blogspot.com/2008/08/obama-shows-his-wimpy-side-in-russian.html">lato debole</a>” di Obama</p>
<blockquote><p>So che Obama sta seguendo la stessa posizione dell&#39;amministrazione Bush, ma non era lui, quello che sosteneva si dovesse cambiare?</p></blockquote>
<p>Contemporaneamente, <em>The Russia Blog</em> afferma che “<a title="Il blog di  Russiablog " href="http://www.russiablog.org/2008/08/mccains_wrong_on_russia_and_so.php">McCain si sbaglia sulla Russia… e anche Obama</a>.”</p>
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		<title>Iraq: Nero, il colore del dolore</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/iraq-nero-il-colore-del-dolore/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 09:23:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai le donne irachene sono abituate a vestire in nero, il colore del dolore e del lutto – fa notare <em>Inside Iraq</em>, blog curato da giornalisti iracheni che lavorano per il gruppo USA dei quotidiani McClatchy. Eppure, nonostante il buio e lo sconforto, non mancano le giovani donne che ammettono di indossare colori come il marrone, il verde e persino il rosa!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/06/16/iraq-black-the-colour-of-grief/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Ormai le donne irachene sono abituate a vestire in nero, il colore del dolore e del lutto – fa notare <em><a href="http://washingtonbureau.typepad.com/iraq/2008/06/black-iraqi-wom.html">Inside Iraq</a></em>, blog curato da giornalisti iracheni che lavorano per il gruppo USA dei quotidiani McClatchy. Eppure, nonostante il buio e lo sconforto, non mancano le giovani donne che ammettono di indossare colori come il marrone, il verde e persino il rosa!</p>
<p>Secondo la corrispondente <em>Jenan</em>:</p>
<blockquote><p>Le donne irachene generalmente vestono di nero non perchè quel colore piaccia loro in modo particolare, quanto piuttosto perchè ormai vi sono sono abituate. Le irachene subiscono guerre da decenni, spesso perdendo i propri cari, e ciò le ha costrette a vestire di nero, simbolo di profonda afflizione.</p></blockquote>
<p>Questa usanza, sottolinea <em>Jenan</em>, significa buoni affari per i produttori tessili: </p>
<blockquote><p>L&#39;abbigliamento in nero è il piu&#39; importato dai commercianti iracheni proprio per soddisfare le richieste di mercato.</p></blockquote>
<p>“Ci sono forse altri standard in base ai quali le irachene scelgono il colore degli abiti?”, si chiede e si risponde Jenan:</p>
<blockquote><p>Come già spiegato, il colore più in voga è il nero, che oltre ad essere il colore del lutto è anche quello del nostro costume tradizionale, la tunica (aba).</p></blockquote>
<p>Aggiungendo più avanti, in base all&#39;esperienza personale di sua madre che da 28 anni veste completamente di nero: </p>
<blockquote><p>Dal 1980 ad oggi ho sempre visto mia madre vestita in nero dalla testa ai piedi. Iniziò a indossare quel colore con la morte di mio padre, 28 anni fa e da allora non lo ha mai più cambiato, nonostante nella nostra famiglia ci siano stati anche eventi felici. Mia madre è come la maggior parte delle irachene che hanno perso i propri mariti, fratelli, figli o altre persone care.</p>
<p>Quando le chiesi perchè almeno per il capo non scegliesse un velo bianco, mi rispose: “È una vergogna indossare abiti colorati quando uno dei tuoi cari se n&#39;è andato.” Mia madre era convinta che le donne che hanno perso i propri cari non dovessero indossare altri colori se non il nero.</p></blockquote>
<p>E Jenan? Cosa preferisce? Ecco la sua confessione:</p>
<blockquote><p>Personalmente preferisco usare vestiti di diversi colori. In particolare mi piacciono il marrone e il verde, e talvolta indosso perfino qualcosa di rosa! Non lo scelgo per occasioni speciali, ma semplicemente quando ne ho voglia. Oltre alle aba, indossiamo anche il velo, che dovrebbe coordinarsi con gli altri colori indossati.</p>
<p>Sotto la tunica possiamo indossare tutti i colori che vogliamo, ma il velo, che rimane all&#39;esterno, sopra e intorno al capo, deve intonarsi con il colore dell&#39;aba. Inoltre, con un&#39;aba nera vanno abbinati soltanto sandali neri, mentre con vestiti di altri colori si possono indossare scarpe di colori diversi.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Sulla libertà di stampa in Russia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/russia-liberta-di-stampa/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/russia-liberta-di-stampa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 11:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella community LiveJournal della versione russa del New York Times si è aperta un'interessante discussione sulla libertà di stampa in Russia: oltre un migliaio i commenti inseriti da vari blogger in coda un articolo di Clifford J. Levy (tradotto in russo); 45 di questi sono stati a loro volta tradotti in inglese e pubblicati sul sito del New York Times, assieme a circa 100 ulteriori commenti lasciati dai lettori anglofoni del giornale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/06/10/russia-freedom-of-the-press/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nella community LiveJournal della <a href="http://community.livejournal.com/nytimesinmoscow/">versione russa del New York Times</a> si è aperta un&#39;interessante discussione sulla libertà di stampa in Russia: oltre un migliaio i commenti inseriti da vari blogger in coda a <a href="http://www.nytimes.com/2008/06/03/world/europe/03russia.html">un articolo di Clifford J. Levy</a> (tradotto in russo); <a href="http://community.nytimes.com/article/comments/2008/06/03/world/europe/03russia.html"> 45 di questi</a> sono stati a loro volta tradotti in inglese e pubblicati sul sito del New York Times, assieme a circa 100 ulteriori commenti lasciati dai lettori anglofoni del giornale. </p>
<p><a href="http://cincinna-c.livejournal.com/36294.html">Il post che segue</a> [rus], firmato da <em>CINCINNA-C</em>, non fa parte della conversazione ispirata dal New York Times, ma sembra riprenderne al meglio l&#39;essenza:</p>
<blockquote><p>Proprio oggi mi trovavo in giro per la città con Simon, un amico inglese di Bristol&#8230;<br />
Una volta saputo che lavoravo nel campo dell&#39;informazione&#8230; mi ha chiesto senza peli sulla lingua: &#8220;Non potresti pubblicare sul tuo o su qualche altro giornale un articolo con un punto di vista critico rispetto alle utlime elezioni o con i dati reali dell&#39;inflazione?&#8221;<br />
Non sapevo cosa rispondere.<br />
Tempo fa, oltre al mio, c&#39;erano altri giornali a cui avrei potuto inviare un pezzo simile&#8230; Oggi non saprei proprio a chi proporlo&#8230; Penso che potrei esprimere liberamente la mia opinione (su come il benessere della gente non stia crescendo in maniera così rapida come dichiarano le fonti ufficiali, o sugli scarsi meccanismi rimasti al popolo per controllare l&#39;operato del governo, ecc.) soltanto se il mio redattore-capo fosse ammalato, addormentato o distratto per qualche motivo&#8230; E ciò non perchè [l&#39;editor] non capisca niente o non sia incantata dai successi del governo statale&#8230;È solo che preferisce essere molto prudente&#8230; &#8220;Non si sa mai&#8230;&#8221; Allo stesso modo in cui i maestri d&#39;asilo insegnavano ai bambini a fare i disegni di Putin&#8230; &#8220;Non si sa mai&#8230;&#8221; E come gli ufficiali appendevano i suoi ritratti alle pareti&#8230; [&#8230;]</p>
</blockquote>
<p>E questo uno dei commenti al post precedente :</p>
<blockquote><p><em>ostrov_9</em>:</p>
<p>È accaduto tutto in modo graduale. [&#8230;]<br />
Dopo <a href="http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/moscow/gusinsky.html">il caso di Vladimir Gusinsky</a> [il magnate dei media mandato in esilio], tutti continuavano a ridacchiare, pensando che non si trattasse di una vera e propria guerra. Credo che prima hanno smesso di pubblicare sui quotidiani le vignette a carattere politico con i temi più pungenti, poi hanno bandito i collage. Fu dopo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mikhail_Khodorkovsky">l&#39;arresto di Mikhail Khodorkovsky nel 2003</a> [e la successiva condanna a 8 anni di carcere] che mi sembra si sia iniziato a mettere mano anche ai titoli dei giornali.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Iran: Ambientalismo, arte e fotografie</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/iran-ambientalisti-attivita-e-fotografie/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 16:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Protesta]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>

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		<description><![CDATA[I blog "verdi" sono un elemento importante per conoscere la natura e l'ambiente dell'Iran, con i suoi problemi e le sue sfide. I blogger ambientalisti partecipano attivamente a campagne per la protezione della natura e degli animali, pubblicando articoli, resoconti e fotografie, organizzando conferenze e manifestazioni. Questo post offre una panoramica, mediata dagli occhi dei blogger, sulle attività svolte dagli ambientalisti iraniani durante lo scorso anno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/hamid-tehrani/">Hamid Tehrani</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/06/08/iran-green-activists-in-movement-and-photos/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>I blog &#8220;verdi&#8221; sono un elemento importante per conoscere la natura e l&#39;ambiente dell&#39;Iran, con i suoi problemi e le sue sfide. I blogger ambientalisti partecipano attivamente a <a href="http://www.globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2007/08/flamingo.jpg">campagne per la protezione</a> della natura e degli animali, pubblicando articoli, resoconti e fotografie, organizzando conferenze e manifestazioni. Questo post offre una panoramica, mediata dagli occhi dei blogger, sulle attività svolte dagli ambientalisti iraniani durante lo scorso anno. Ecco, in particolare, una serie di istantanee partciolari sull&#39;ambientalismo, intese come azioni di protesta contro la distruzione della natura e le condizioni degli animali.</p>
<p><strong>Arte e Ambiente</strong></p>
<p><em>Mojgan Jamshidi</em> <a href="http://jamshidi6.blogfa.com/post-320.aspx">ha pubblicato</a> [fa] diverse fotografie di un festival d&#39;arte che si è tenuto recenemente a Noshar, nel nord del Paese. Le foto sono state scattate da Ahmad Nadalyan e Raheleh Zomorodnya:</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greenart1.jpg" alt="An environmentalist in Noshahr Art festival" title="greenart1" class="aligncenter size-full wp-image-44875" /</p>
<p>Alcuni hanno protestato contro contro gli animali tenuti in gabbia:</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greenart2.jpg" alt="greenart2" title="greenart2" class="aligncenter size-full wp-image-45023" /></p>
<p>o contro la caccia: </p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greenart3.jpg" alt="greenart3" title="greenart3" class="alignnone size-full wp-image-45024" /></p>
<p><strong>Proteste</strong></p>
<p><em>Hamnahad</em> <a href="http://hamnahad.blogfa.com/post-471.aspx">ha pubblicato invece</a> [fa] le foto di alcuni manifestanti che lo scorso gennaio protestarono contro la presenza di un circo italiano a Tehran. Sono state scattate fotografie di vari animali in catene con slogan come &#8220;Amami libero, non in catene&#8221; o &#8220;Nato in cattività, senza voglia di vivere&#8221;.</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greencircus.jpg" alt="greencircus" title="greencircus" class="alignnone size-full wp-image-45028" /></p>
<p><strong>Informazione</strong></p>
<p>Nel suo blog, <em>Mohammad Darvish</em> offre un <a href="http://www.darvish100.blogfa.com/post-867.aspx">resoconto della conferenza</a> sulla costruzione di grandi dighe, oltre che sulle varie conseguenze e alternative possibili – conferenza a cui ha partecipato come relatore. </p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greendam.jpg" alt="Dam Demolition" title="Dam Demolition" class="alignnone size-full wp-image-45029" /></p>
<p><em>Jamshidi</em> <a href="http://jamshidi6.blogfa.com/post-317.aspx">mostra</a> [fa] l&#39;impatto negativo causato da una delle dighe costruite in Iran: il <a href="http://library.witpress.com/pages/PaperInfo.asp?PaperID=15572">lago Urumiyeh</a>, nel nord-ovest del Paese, si è trasformato in un lago salato con conseguente morte di tutti gli animali.</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greendam2.jpg" alt="greendam2" title="greendam2" class="alignnone size-full wp-image-45030" /></p>
<p><strong>Attivismo</strong></p>
<p><em>Grey Wolf </em>ci mostra infine [fa] un gruppo di persone che piantano assieme degli alberi come augurio per un futuro migliore.</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2008/06/greentrees.jpg" alt="greentrees" title="greentrees" class="alignnone size-full wp-image-45031" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bahrain: Detenuti in patria e all&#039;estero</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/bahrain-detenuti-in-patria-e-allestero/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 18:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Della Santa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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		<description><![CDATA[In seguito a <a href="http://globalvoicesonline.org/2007/12/31/bahrain-reactions-after-the-riots-and-arrests/">proteste e scontri</a> avvenuti in Bahrain nel dicembre scorso, parecchi degli arrestati sono ancora detenuti. Vi sono anzi accuse (non provate) secondo cui alcuni detenuti sarebbero. A febbraio, inoltre, otto cittadini del Bahrain sono stati arrestati in Arabia Saudita, sembra perchè si trovavano in una zona riservata. Ecco un aggiornamento su tutti questi casi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldanha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/claudia-della-santa/'>Claudia Della Santa</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/06/02/bahrain-detainees-at-home-and-abroad/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>In seguito a <a href="http://globalvoicesonline.org/2007/12/31/bahrain-reactions-after-the-riots-and-arrests/">proteste e scontri</a> avvenuti in Bahrain nel dicembre scorso, parecchi degli arrestati sono ancora detenuti. Vi sono anzi accuse (non provate) secondo cui alcuni detenuti sarebbero <a href="http://hrw.org/english/docs/2008/02/16/bahrai18083.htm">sottoposti a torture</a>. A febbraio, inoltre, otto cittadini del Bahrain <a href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE23/013/2008/en/d5ec0c86-ff2d-11dc-b092-bdb020617d3d/mde230132008eng.html">sono stati arrestati</a> in Arabia Saudita, sembra perchè si trovavano in una zona riservata. Ecco un aggiornamento su questi casi. </p>
<p><em><a href="http://bahraniat.blogspot.com/2008/05/letter-to-abdullah.html">Babbling Bahrania</a></em> ha inviato una lettera aperta a Abdulla Mohsen, uno dei <a href="http://www.globalvoicesonline.org/2008/03/29/bahrain-blogger-in-jail-for-four-months/">blogger detenuti</a> dal dicembre scorso, per via delle preoccupazioni sulle sue condizioni di salute:</p>
<blockquote><p>Caro Abdullah,<br />
  Una &#8220;gabbia ando&#39; a cercare un uccello&#8221; - Kafka.<br />
Era solo questione di tempo - ma in ogni caso non mi aspettavo di dover rimanere in gabbia così a lungo. Ogni parola è una pugnalata sferzata da un cuore appesantito da vergogna, colpa e dolore per cio&#39; che devi sopportare. La penna non sa cosa dirà il cuore, ma tu hai già letto queste parole, già prima che apparissero su questa pagina, perchè tu, più della mia giugulare, sei vicino al mio cuore. La penna svolge solo l&#39;esercizio di scrivere questa lettera, come una trascrizione postdatata dei miei tormentati pensieri prosciugati dall&#39;emorragia interna&#8230; Nella tua lettera scrivi che &#8220;possono sparare contro di noi e i nostri sogni ma non possono farci smettere di sognare&#8221;. &#8230;Sii forte, appassionato e impegnato&#8230; Un eroe non ha bisogno di un salvatore, ma noi si abbiamo bisogno di te!</p></blockquote>
<p>Nel frattempo <em><a href="http://www.banijamrah.info/albader/?p=26">Ahmed Al Bader</a></em> scrive quanto segue sugli otto cittadini del Bahrain detenuti in Arabia Saudita:</p>
<blockquote><p>لكل إنسان على هذه الكرة الأرضية وطن ولكل وطن شعب ولكل شعب حكومة ولكل حكومة قوانين ودساتير، ولكن هناك ثمانية أشخاص محتجزين بلا وطن وبلا حكومة ترعاهم، هم ثمانية يحملون الشهادات الجامعية ويدرسون أجيال وطن له شعب وحكومة ودستور، فهل من المعقول أن تتغافل حكومة عن مواطنيها وهم محتجزين بسجون دولة شقيقة بل دولة أخوية بكل ما تحمل من معنى الأخوة، لا يربطنها بها مجرد جسر بل يربطنا بها قوة المحبة والتعاون والتزاوج.<br />
هم ثمانية محتجزين بالمملكة العربية السعودية (مجيد عبدالرسول سلمان الغسرة، عباس أحمد إبراهيم، سيدأحمد علوي عبدالله، عيسى عبدالحسن أحمد، محمد حسن علي مرهون، محمد عبدالله المؤمن، إبراهيم مرزم ومحمد مهدي) قصتهم أغرب إلى الخيال تم احتجازهم في بداية شهر مارس الفائت لا بسبب جرم أو إرهاب وإنما لأنهم أضاعوا الطريق ليدخلوا بالخطأ منطقة عسكرية محظورة، والعجيب بالأمر أنهم منذ احتجازهم حتى يومنا هذا وهم بالسجون الانفرادية لا يعلمون عن بعضهم بعض وفي أول وأخر زيارة لهم تمت قبل ثلاثة أسابيع قال أهاليهم الذي التقوا بهم بأنه أشكالهم تغيرت بصورة كبيرة وأثار التعب على وجوهم نعم التعب الجسدي والنفسي، تعب الابتعاد عن الأهل والوطن.<br />
جميعهم ملفهم الأخلاقي والسياسي نظيف فلا شأن لهم بالسياسة، اهتماماتهم أما أن تكون رياضية أو ثقافية، فأين العدل والإنسانية والحقوق، فلا ذنب اكترثوا ولا محاكمة أدانتهم، فمنذ احتجازهم حتى هذه الأيام والحديث متكرر ( لم تثبت عليهم أي تهم ولكن لازال التحقيق جاري معهم ) دخلنا الشهر الثالث والتحقيق مستمر معهم.</p>
<p>فهل يجد هؤلاء الثمانية وطنهم الذي أحتضنهم ورعاهم؟!!</p>
<p>Ogni persona su questa Terra ha una nazione; ogni nazione ha un popolo; tutti i popoli hanno governi e tutti i governi hanno leggi e costituzioni. Tuttavia, ci sono otto persone detenute senza una nazione nè un governo che si occupi di loro; ci sono otto persone laureate, gli educatori di varie generazioni in una nazione con propri cittadini, governo e costituzione. È forse possibile che un governo ignori i propri cittadini detenuti nelle prigioni di un Paese vicino, con cui condivide strette e fraterne relazioni, e non una semplice strada rialzata. Cio&#39; che ci unisce a loro è la forza dell&#39;amore, la cooperazione e i matrimoni tra famiglie.<br />
Sono otto i detenuti in Arabia Saudita (Majeed Abdulrasool Salman Al Ghasra, Abbas Ahmed Ibrahim, Sayed Ahmed Alawi Abdulla, Isa Abdulhassan Ahmed, Mohammed Hassan Ali Marhoon, Mohammed Abdulla Al Moamen, Ibrahim Marzam and Mohammed Mahdi). La loro storia è più strana della fiction. Furono arrestati all&#39;inizio di marzo non per aver commesso qualche crimine, ma perchè erano entrati per sbaglio in una zona militare riservata. La cosa strana di questo fatto è che da quando sono stati arrestati, si trovano tutti in segregazione, ognuno in una cella diversa senza saper niente degli altri. Durante la prima ed unica visita concessa alle loro famiglie due settimane fa, i parenti hanno notato rispetto all&#39;ultima volta che li avevano visti un grande cambio nell&#39;abbigliamento e sui loro volti, gli effetti dell&#39;esaurimento fisico e mentale, dovuto alla lontananza da casa e famiglia.<br />
Tutti questi detenuti hanno la fedina pulita - sia penalmente che politicamente. Non sono coinvolti in politica e si interessano invece di sport o attività culturali.<br />
Dove stanno la giustiza, l&#39;umanità e i diritti? Queste persone non hanno commesso alcun crimine né sono state condannate da una corte di giustizia. Da quando sono state arrestate ad oggi, si ripete il medesimo commento:  &#8220;Non è stato provato niente contro di loro e le investigazioni sono ancora in corso&#8221;. Adesso siamo al terzo mese e non si intravvede nulla di nuovo.<br />
Potranno mai ritrovare queste otto persone la nazione che li ha cresciuti e protetti?</p>
</blockquote>
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