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Pakistan: perché morire per le vaccinazioni antipolio?

Funerali dell'operatore antipolio Hilal Khan, Peshawar

Funerali dell'operatore antipolio Hilal Khan, Peshawar. Foto di Musarratullah Jan (20/12/2012) © Copyright Demotix

Il notevole aumento del numero di militanti attivi in Pakistan [en, come tutti i link successivi] sta causando anche parecchi rischi agli operatori umanitari. A Capodanno, sei operatrici umanitarie e un medico sono state uccise in un'imboscata da uomini armati in motocicletta nella provincia di Khayber-Pakhtunkhwa. Questo è stato solo l'ultimo atto di una serie di attacchi mirati agli operatori impegnati nelle campagne di vaccinazione contro la poliomelite.
Il 18 dicembre cinque operatrici sono state uccise mentre stavano somministrando vaccini antipolio. Il giorno successivo è stata la volta di un'altra responsabile delle campagne antipolio, assieme al suo autista, nella città di Peshawar, nella regione del nord-ovest.

Naseer Memon, direttore generale della Strengthening Participatory Organization, spiega:

L'instabilità politica, una situazione interlocutoria della giustizia e dell'ordine pubblico, istituzioni deboli e polarizzazione sociopolitica rendono il Pakistan un luogo ideale per la proliferazione di elementi violenti, per i quali gli operatori umanitari, specialmente nelle zone più remote, sono facili bersagli a causa della loro presenza diffusa in tutto il Paese. Negli ultimi anni in Pakistan si sono verificati parecchi casi, che hanno contribuito a mettere a rischio la presenza delle organizzazioni umanitarie, di rapimenti e uccisioni di operatori di alto profilo.

Obiettivo: gli sforzi contro la poliomelite in Pakistan

Il Pakistan, assieme al vicino Afghanistan e alla Nigeria, è tra i pochi Paesi in cui la poliomelite è ancora endemica. Di conseguenza, le Nazioni Unite, la Croce Rossa internazionale e altre organizzazioni umanitarie hanno organizzato parecchie campagne antipolio in diversi distretti remoti del Pakistan, diventando però frequenti bersagli di gruppi militanti e subendo il sospetto di far parte di cospirazioni varie.

Per esempio, Ehsanullah Ehsan, portavoce dei Talebani del Pakistan, ha dichiarato che le rivelazioni sul falso programma di vaccinazioni di Shakil Afridi per raccogliere le informazioni che hanno portato all'uccisione di Osama bin Laden hanno avuto come conseguenza diretta il fatto che i pachistani abbiano sospettato molti operatori di essere agenti segreti degli Stati Uniti.

Un funzionario del Ministero degli Esteri pachistano è arrivato a suggerire che il timore dei militani che gli operatori sanitari e delle organizzazioni non governative potrebbero essere in realtà spie “si starebbe diffondendo in altri Paesi”. Nello scorso settembre le autorità pachistane hanno ordinato a sei operatori di Save The Children di lasciare il Paese con l'accusa di collaborare con un'agenzia di spionaggio.

Justin Wilder, autore della petizione che chiede di indagare sull'uccisione di otto operatori suggerisce:

In parte, il problema sta nella reazione dei leader religiosi in merito al programma di vaccinazione. La parte conservatrice del clero ha pubblicato una dichiarazione che denuncia il programma ONU in favore dei vaccini orali e iniettabili per i bambini dei villaggi ad alto rischio. In queste comunità circolavano voci che sostenevano che il programma sia un complotto per sterilizzare i bambini musulmani.

Walter Russell, blogger che scrive per la rivista The American Interest, accusa i leader pachistani di non fare abbastanza:

Come si è visto a dicembre, questi attacchi sono stati condannati dal pubblico e numerosi musulmani pachistani sono stati molto fermi nell'esprimere la loro contrarietà verso il male commesso in nome della loro religione. Ma nonostante il grido di allarme il tentativo dei leader pachistani di fare in modo che cose come questa accadano si è rivelato del tutto impotente. È una triste tragedia in atto nei Paesi più bisognosi, e troppi, troppi pachistani finiranno per pagarla con la vita.

Comunque, molte organizzazioni umanitarie sono decise a rimanere in Pakistan nonostante gli attacchi. Shaheen Begum, sopravvissuta per un pelo ad un attacco dei militanti a metà dicembre, ha rivelato al Daily Telegraph:

È vero, il nostro lavoro diventa più pericoloso ogni giorno che passa. Ho ancora paura di partecipare alla campagna, ma sarebbe un indice di codardia se ritirassi il mio aiuto. Dunque ho deciso che continuerò a vaccinare i bambini fino a che la poliomelite non sarà stata eradicata dal Pakistan… La mia famiglia è molto preoccupata per la mia sicurezza, ma mi permette comunque di salvare altri bambini dalla disabilità. Considerando la determinazione del governo e degli operatori sanitari è possibile che si riesca a eradicare una volta per tutte questa malattia.

Allo stesso modo, Bushra Arian of All Pakistan Lady Health Workers Association ha affermato in un'intervista al PBS Newshour:

Andiamo porta a porta e rischiamo la vita per salvare bimbi innocenti dall'essere handicappati a vita. Per che cosa? Perché le generazioni a venire godano di buona salute. Lavoriamo per il nostro Paese, e come premio riceveremo la morte. Che razza di giustizia è questa? Perché siamo presi di mira e uccisi?

ISN logoIl post e la sua traduzione in spagnolo, arabo e francese sono state commissionate dall'International Security Network (ISN) nell'ambito di una collaborazione consistente nella ricerca di voci di cittadini sulle relazioni internazionali e sui vari aspetti della sicurezza nel mondo. Questo post è stato pubblicato originariamente sul blog ISN (qui l'elenco dei post relativi).

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