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Italia: i figli stanno bene anche in una famiglia gay, conferma la Cassazione

Rome Gay Pride Party 2011. Foto dell'autore

Rome Gay Pride Party 2011. Foto dell'autore.

All'inizio di gennaio, la Corte Suprema [it, come i link successivi] ha rigettato il ricorso di un padre contro la sentenza con cui la Corte d'appello di Brescia stabiliva l'affidamento esclusivo del figlio minore alla madre, che convive con un'altra donna. La testata ilpost.it riassume in questi termini la pronuncia dell'organo supremo della magistratura italiana.

Sostenere che sia dannoso per i bambini crescere in una famiglia gay è un «mero pregiudizio», privo di «certezze scientifiche o dati di esperienza»

La decisione dei giudici di Brescia era stata giustificata da atti di violenza del padre contro l'amica della madre alla presenza del bambino. Cagliostro spiega su pontilex.org

L’uomo, 27 anni, aveva avuto una relazione con una donna italiana e da questo rapporto era nato un figlio. Finita la storia tra i due era stato disposto l’affidamento esclusivo del bambino alla madre mentre gli incontri con il padre si sarebbero tenuti «con cadenza almeno quindicinale in un ambiente neu­tro e inizialmente protetto».

Si è scatenato subito un vivo dibattito (anche online), alimentato a sua volta dal discorso per l'inaugurazione del secondo mandato del Presidente USA, dove Obama ha affermato fra l'altro:

Il nostro viaggio verso la libertà non potrà dirsi completo fin quando i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali non saranno trattati come tutti davanti alla legge: se è vero che tutti siamo creati uguali, allora l’amore tra ciascuno di noi dev’essere trattato allo stesso modo.

Le manifestazioni pro e contro il piano del governo di legalizzare matrimoni gay e adozioni in Francia. I militanti per i diritti LGB esprimono soddisfazione, mentre i settori più conservatori insistono con precisazioni “meno entusiaste”.

Rita De Santis, presidente dell'Agedo (Associazione genitori di omosessuali) commenta su diregiovani.it la decisione della Corte Suprema:

“Una bella notizia certamente. Negli ultimi tempi abbiamo sentito, tra gli altri, anche il Papa dirsi contrario. Per allevare un figlio ci vuole quella che chiamiamo genitorialità che non è da confondere con un qualcosa di genetico. Ci sono etero che non sono in grado di averla, ci sono coppie che ammazzano o che abbandonano figli.

…. I bimbi che crescono in coppie omogenitoriali, spesso trovano ambiente sociale ostile, se ne parla in modo discriminatorio. L'omosessualità non è una malattia o un vizio o una scelta”.

Questa l'opinione della psicologa Anna Oliverio Ferraris, docente dell’età evolutiva all’università pubblica La Sapienza di Roma, riportata da voce.com.ve:

“In assoluto non è un problema” che un figlio cresca con una coppia omosessuale, “ma possono esserci grosse differenze da caso a caso, come peraltro per le coppie eterosessuali. Più che dare principi generali, occorre verificare se le coppie sono all’altezza di tenere i figli, quindi bisogna vedere la preparazione dei genitori”.

Numerosi i commenti ad articoli e post online. Sul blog corriere.it/dilatua, l'utente lettorequalunque00, scrive, con una certa dose di ironia:

Il mondo è pieno di famiglie etero che hanno prodotto individui problematici, traumatizzati da un'infanzia infelice e da genitori assenti ed incapaci di trasmettere affetto. Poi, chi afferma che le coppie gay sono più violente o che addirittura i bimbi potrebbero subire violenze sessuali non si rende conto di quanto sia divertente… La cronaca parla soltanto di uomini violenti con le loro compagne e con i loro figli. Ieri si è parlato del padre di due bimbe, arrestato per violenza sessuale. Ma la sua era una famiglia etero, quindi automaticamente sana, composta da persone sane… È a dir poco ridicolo.

Certi Diritti, un'associazione del Partito Radicale, rileva che questa posizione non è nuova nell'ordinamento giuridico nazionale, e sulla sentenza aggiunge:

È molto importante che vi sia stato un riconoscimento da parte della Corte di Cassazione. Ora vedremo come i Tribunali applicheranno questa sentenza. Ma soprattutto chiediamo ai candidati al prossimo parlamento di prendere nota di questa sentenza, e di agire di conseguenza, facendo sì che Camera e Senato la smettano di non guardare alla realtà dei fatti e comincino invece a operare solo (!) sulla base della stessa.

Oltre al Papa che ha fatto diversi discorsi sull'argomento da quando il dibattito è entrato nel vivo in Francia, tra le voci della Chiesa vanno annoverate quelle di Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio della famiglia, e Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente della Commissione della Conferenza episcopale italiana per il laicato. La dichiarazione di quest'ultimo viene ripresa da gayburg.blogspot.it:

«Non si può costruire una civiltà attraverso le sentenze dei tribunali… Non può essere la legge a stabilire quale sia il rapporto migliore con i genitori. Né tocca a un tribunale stabilire quale sia la situazione ottimale per un bambino».

Nefrite commenta queste parole del prelato, scrivendo su corriere.it/dilatua:

Le uniche sentenze su cui costruire una civiltà sono evidentemente solo quelle della Sacra Rota, che decidono dell'inesistenza di un matrimonio da cui magari sono nati quattro figli…magari per uno dei cosiddetti “impedimenti dirimenti”, resi celebri ne I promessi sposi da Don Abbondio.

Quanti considerano negativa la sentenza, ribadiscono l'interesse alla tutela dei figli, senza peraltro offrire prove concrete a sostegno dei loro punti di vista. Il portale linkiesta.it pubblica un post di Monica Piccini, corredato da un video in cui i figli di famiglie omogenitoriali parlano delle loro esperienze:

…. i figli under 18 delle Famiglie Arcobaleno hanno detto la loro in un film documentario Il Lupo in calzoncini corti delle filmaker Lucia Stano e Nadia Dalle Vedove. Due anni di riprese in compagnia di due famiglie miste per riprenderne la quotidianità, eccezionale e insieme ordinaria. «Come ci si senta con un papà – spiega Federico, 10 anni e due mamme – non lo posso sapere. Stando bene così non m’interessa come si sta in un altro modo».

Dario De Gregorio, descrive la sua esperienza di omogenitorialità con una bambina sul blog ildialogo.org:

In cosa differisce la nostra vita da quella di una qualsiasi coppia di genitori eterosessuali? Direi in pochissimo. E sicuramente non nella gestione quotidiana della nostra vita familiare che è fatta di pappe e cacche, tappe da percorrere, scoperte continue, gioie quotidiane. Forse la reale differenza (e credo possa essere un vantaggio) sta proprio nella nostra uguaglianza nella gestione della bambina: non c’è uno che ha partorito ed allattato e l’altro che è tornato al lavoro subito dopo. Io ed Andrea abbiamo sin dall'inizio vissuto in maniera paritaria quest'avventura condividendo allattamenti (artificiali…), veglie notturne, scoperte quotidiane. Ciascuno di noi con le proprie sensibilità e le proprie modalità, ma accomunati da questa meravigliosa esperienza.

Innamorate in giro.  Foto dell'autore. È difficile avere delle statistiche sul numero dei bambini che vivono in questa forma di famiglie. Crescono nel mondo i Paesi che hanno già adottato legislazioni a sostegno di matrimoni e adozioni omosessuali. E nella vita famigliare omossesuale non si segnalano problemi particolari o diversi da quelle delle famiglie eterosessuali. Anzi, in diverse occasioni la Corte europei dei diritti umani ha condannato quei Paesi europei che discriminavano nei confronti delle persone LGBT.

Un essere umano non può scegliere se essere bianco, nero, giallo, rosso, uomo, donna, etero o omossessuale.

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