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Bahrain: nuovo arresto per attivista dei diritti umani

Sayed Yousif Almuhafda è Vice-Presidente e responsabile dell'Unità di Documentazione del Centro per i Diritti Umani del Bahrain [en, come i link successivi]. È anche membro di Front Line Defenders e Amnesty International. È stato arrestato il 17 dicembre per aver seguito e riportato su Twitter gli sviluppi di manifestazione pacifica svoltasi nella capitale Manama.

Sayed Yousif è anche accusato di aver diffuso informazioni false via Twitter, ma il capo di imputazione più grave, fra tutti, è quello che riguarda una foto diffusa il 17 dicembre [immagine assai esplicita, può urtare la sensibilità di qualcuno] che ritrae un manisfetante ferito arrestato due giorni prima.

In una lettera a Global Voices Advocacy, la famiglia di Sayed Yousif, pur rassicurando sulla sua serenità d'animo, si dice convinta che dietro il suo arresto ci siano motivazioni politiche precise e che sia il tentativo di bloccarne l'impegno come attivista dei diritti umani:

Sayed Yousif ritiene di essere stato arrestato ingiustamente mentre stava semplicemente riportando quanto accadeva durante una manifestazione in Bahrain. [...] Per una cosa del genere e in quanto cittadino in abiti civili non avrebbe mai dovuto essere arrestato né tantomeno essere circondato da almeno 30 poliziotti di quartiere. Avrebbero semmai dovuto inviargli un avviso ufficiale di presentazione davanti al procuratore, ed evitargli così la galera.

Sayed Yousif è fermamente convinto che questa detenzione sia una pura vendetta per il suo lavoro di attivista impegnato a far conoscere le violazioni dei diritti umani durante le proteste pacifiche, oltre che gesto di rpessione per dissuaderlo dal riportare certe violazioni in Bahrain.

Il 25 dicembre Sayed Yousif è apparso, a Manama, dinanzi al procuratore generale, il quale ha deciso di estenderne detenzione altri 15 giorni. Decisione, questa, condannata dai difensori della libertà di parola, tra cui l'organizzazione Reporters Without Borders che ha diffuso questa dichiarazione:

Muhafda sta ancora pagando per l'impegno alla circolazione di informazioni sulle violazioni dei diritti umani in Bahrain [...]. Le autorità devono smetterla con queste continue violazioni alla libertà di informazione e permettere ai giornalisti di lavorare liberamente.
Le informazioni riportata dagli attivisti dei diritti umani del Bahrain è tanto più importante se si considera che le autorità limitano fortemente la presenza di giornalisti stranieri e spesso ostacolano la circolazione di notizie che potrebbero far tornare chi vi ha accesso.

Non è la prima volta che Sayed Yousif è stato arrestato per aver riferito degli abusi sui diritti umani nel Paese. Il 2 novembre scorso è stato trattenuto per 12 giorni, dopo essersi occupato di una violenta repressione da parte della polizia durante una manifestazione a Diraz, città a ovest di Manama.

Manifesto della campagna #FreeSaidYousif

Manifesto della campagna #FreeSaidYousif, caricata su Twitter da @OsamaJaleel

La famiglia ha visitato Sayed Yousif il 25 dicembre nella stazione di polizia ad Hoora, nella parte sud-est di Manama. Hanno spiegato che Sayed è stato isolato dagli altri prigionieri politici e messo in una cella con altri prigionieri comuni che non parlano arabo.

Nel messaggio a Global Voices Advocacy, il fratello Sayed Osama Almuhafda (@OsamaJaleel) scrive:

Si tratta di un'ulteriore forma di punizione, mio fratello non ha possibilità di comunicare con nessuno.
Tutti gli altri prigionieri politici e difensori della libertà di parola si trovano insieme, nella prigione “Dry Dock” [l'Unità di Detenzione per breve termine del Ministero degli Interni a Manama]; tutti tranne Sayed Yousif. Il suo caso è totalmente crudele e senza giustificazioni!

La famiglia di Sayed Yousif chiede ai difensori dei diritti umani di fare pressione al governo del Bahrain per far sì che possa ottenere un processo corretto ed essere trattato come gli altri attivisti prigionieri.

Si può seguire la vicenda di Sayed Yousif sul suo account Twitter, @saidyousif, o rilanciare notizie sotto l'hashtag #FreeSaidYousif e dimostrare il proprio sostegno — oltre a contattare media e organizzazioni sui diritti umani per far sì che tutti conoscano la storia di Sayed Youssif.

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