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Italia: #iostoconmarco contro le carceri disumane

La settimana scorsa l’hastag #iostoconmarco si è diffuso  [it, come i link successivi] su Twitter e Facebook, oltre che nella blogosfera italiana — con ampi rilanci tra i media mainstream del Paese. Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ONG con Status Consultivo Generale di prima categoria presso l'ECOSOC delle Nazioni Unite, ha tenuto sciopero della fame e della sete per denunciare le condizioni di vita nelle prigioni italiane e per chiedere che si adottino misure per la riduzione del numero dei carcerati e per consentire loro di votare.

Pannella descrive così gli obiettivi perseguiti, sull'apposito sito amnistiasubito.it:

L'obiettivo è sempre quello: ottenere che lo Stato italiano interrompa la flagranza tecnicamente criminale in termini di diritto internazionale e della “ex” Costituzione italiana. Mentre continuano ad arrivare conferme dalla giurisdizione europea, abbiamo fornito lo strumento perchè questo possa accadere formalmente in dieci giorni. Come episodio enorme, storico, dopo 30 anni di tradimento ed illegalità”.

Tutti riconoscono che le condizioni di vita nelle prigioni sono incivili per un Paese come l'Italia. In questo video intotilato “Viaggio choc nelle prigioni italiane” i rappresentanti delle Camere penali testimoniano e denunciano le condizioni in cui i carcerati sono costretti a vivere. Fanno sapere che:

Fino a 9 detenuti occupano una cella per 4 persone. … La maggioranza dei detenuti trascorre in cella 20 ore su 24…

Il sito online primadanoi.it riporta gli ultimi dati dell’ISTAT e ricorda anche che:

La maggior parte dei detenuti entrati nelle carceri nel 2011 (76.982) è in attesa di giudizio, mentre soltanto il 10% circa ha una condanna definitiva. Il 25% di questi torna in libertà entro una settimana.

In un post del settembre scorso pubblicato da unimondo.org, Alessandro Graziadei denunciava l’immobilismo del governo italiano, citando le parole della parlamentare Rita Bernardini:

A causa della mancanza di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, intere zone negli istituti sono chiuse, transennate, però restano nel computo della capienza regolamentare” inoltre “il disegno di legge delega del Governo in materia di depenalizzazione e decarcerizzazione, calendarizzato a marzo, oggi è ancora al palo”

Manifestazione del 25 Aprile

Marcia per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà nel giorno della Liberazione, 25 Aprile 2012 (foto dell'autore).

Faccendo un'analisi della situazione di sovraffolamento in vari istituti di detenzione, su ristretti.org si legge:

Le cose non vanno meglio a “Poggioreale” (Napoli): 2.600 i detenuti presenti malgrado la struttura ne possa contenere la metà, con punte di 12 individui in celle in cui mancano le docce, a dispetto di quanto richiesto dal Regolamento di attuazione dell'Ordinamento penitenziario. A Lanciano, in Abruzzo, il tasso di sovraffollamento dell'istituto è del 170 per cento. La quasi totalità dei detenuti è dunque costretta a vivere al di sotto dei 3 metri quadrati, soglia minima oltre la quale – secondo quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo – si configura la “tortura”.

Ulisse Spinnato Vega spiega in un’inchiesta gli aspetti socio-economici dei carcerati pubblicata su lettera43.it:

 Di norma, il 70% degli ex galeotti torna infatti a delinquere dopo il periodo di detenzione. Ma la percentuale crolla sotto il 20% se nel frattempo essi hanno svolto un’occupazione vera per conto di imprese o cooperative sociali.
I penitenziari italiani ospitano 66 mila persone e abbattere di un punto la recidiva significa tenerne fuori quasi 700 persone. Se si considera che il costo giornaliero di un detenuto si aggira sui 150 euro, lo Stato risparmia in modo diretto circa 35-36 milioni di euro.
Senza contare tutti i benefici sociali ed economici di un malvivente in meno per strada che minaccia, ferisce, uccide, ruba, rapina e impegna risorse dello Stato sul fronte repressivo.
Del resto, oltre il 50% della popolazione carceraria italiana ha tra i 21 e i 39 anni. Dunque, rappresenta un’ottima forza lavoro potenziale e, in epoca di cuneo fiscale altissimo, garantisce vantaggi competitivi alle imprese.

Vittorio descrive sul suo blog  i problemi dell’amministrazione giudiziaria :

In Italia ci sono 9 milioni di processi arretrati e per ottenere una sentenza definitiva è necessario attendere 10 anni. Se da un lato il 70% dei furti e l’80% degli omicidi rimane impunito, dall'altro ogni anno 170mila processi cadono in prescrizione, un'amnistia per ricchi con buoni avvocati.

 

Jechil rivela i costi dell’incapacità dell’amministrazione giudiziaria nel far fronte alla mole di lavoro :

 Ancora di più: far ripartire il sistema della Giustizia, significa anche agire sui 6 milioni di processi civili arretrati che costano al nostro Paese 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza (quasi l’1% del Pil italiano). Il centro Studi di Confindustria nel 2011 ha stimato che smaltire l’enorme mole di pratiche accumulate frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil, ma basterebbe abbatterne il tempo di risoluzione anche del 10% per guadagnare ogni anno lo 0,8% di Pil.

Un post pubblicato sul sito ogginotizie.it fa sapere che:

Ci sono anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il governatore della Toscana Enrico Rossi tra i politici e le personalità toscane che hanno aderito a una lettera-appello a Marco Pannella nella quale si condividono i motivi della sua protesta, lo si invita a interrompere il digiuno e si promette al leader radicale che i firmatari intraprenderanno, per un giorno, a staffetta, uno sciopero della fame. All'iniziativa, partita dal consigliere regionale del Pd Enzo Brogi in accordo con i radicali fiorentini, hanno aderito anche, si spiega in una nota, Marco Taradash, consigliere regionale del Pdl, i musicisti Erriquez Greppi e Dolcenera, il regista Alessandro Benvenuti e il vignettista Sergio Staino.

I giovani socialisti del Lazio, la regione dove si trova Roma, hanno mandato un messaggio di solidarietà che pubblica latuavoce.it, scrivono:

Ancora una volta, quest’uomo di oltre 80 anni, che ha introdotto grandi rivoluzioni in Italia, ci consegna una grande lezione di civiltà.

Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare che tutti gli italiani sostengano Marco Pannella in modo unanime. Ad esempio, il lettore di Repubblica.it, attiliomanduzio riassume il punto di vista di molti italiani:

Se preferisce morire, lasciamolo morire, ‘sto rompicoglioni! Vuole solo portare all'attenzione generale la sua lista. Per poi, magari, al momento opportuno, sputare nel piatto dove mangia, come ha fatto quando i suoi sgherri non hanno fatto cadere il governo berlusconi con motivazioni ridicole. Basta! 40 anni fa ha dato una mano benemerita per l'introduzione di due istituti civili quali il divorzio e l'aborto, ma ora basta vivere di rendita!

Intanto, il 26 dicembre Marco Pannella ha sospeso lo sciopero della fame e dalla sete, pur dicendosi “pronto a riprenderlo” se le cose non dovesseo cambiare. Con tutte le attività del mondo politico che girano attorno agli scandali scoperti dalla magistraturae e alle elezioni parlamentari e amministrative in molte regioni, oltre alla caduta del governo Monti, la legalità dello Stato italiano non sembra essere a prioritaria in questo momento.

Chiusa per adesso la sua drastica iniziativa, e la relativa ondata di grande attenzione, resta da vedere se i maggiori prevederanno qualche forma di azione in favore dei carcerati nel proprio programma elettorale verso le elezioni generali di febbraio 2013 – o se invece useranno la solita scusa di un'opinione pubblica non ancora pronta all'idea di un'amnistia di ampia portata.

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