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São Tomé-et-Príncipe: tutelare una biodiversità unica

São Tomé e Príncipe [fr], come altre isole del golfo della Guinea, tra cui quelle di Bioko e di Pagalu, è uno dei Paesi della costa occidentale africana che si distingue per la sua biodiversità. Per questa ragione, dalla fine del diciannovesimo secolo queste “belle isole equatoriali” hanno suscitato l'enorme interesse dei ricercatori internazionali [pt].

Le loro foreste sono state classificate dall'organizzazione internazionale WWF [en] come uno tra i duecento posti più importanti al mondo in termini di biodiversità. Sono l'habitat di circa 25 specie di uccelli endemici, un numero straordinario e paragonabile [pt] a quello dell'arcipelago Galapagos [fr] (22 specie), un'isola 8 volte più grande di São Tomé e Príncipe, e più del doppio del numero delle specie esistenti alle Seychelles (11), nazione poco più ridotta di São Tomé e Príncipe”.

Negli anni '90, l'organizzazione Birdlife International [fr] ha incluso le foreste di São Tomé e Principe nelle “Important Bird Areas (IBAs)” [en] delle foreste in Africa, situato nella fascia superiore del 25% delle 218 “Zone di uccelli endemici (ZOE)” al mondo.

Beija-flor-oliváceo - Cyanomitra olivacea

Un Cyanomitra olivacea. Foto dal blog Apenas a Minha História (ripresa con permesso)

Facendo del paese un riferimento mondiale per gli uccelli [pt], che sono incontestabilmente i rappresentanti più evidenti dell'immensa ricchezza biologica, le isole sono state una fonte constante di celebrazione e di riconoscimento, come è stato il caso del giornale Jornal Quercus Ambiente [pt], dove Martim Pinheiro de Melo scrive in un articolo:

As ilhas de São Tomé e Príncipe no Golfo da Guiné teriam certamente fascinado Darwin se ele por lá tivesse passado.

Le Isole di São Tomé-e-Príncipe nel golfo di Guinea avrebbero certamente affascinato Darwin se solo ci fosse andato.

È proprio alla ricerca del fascino, della magia e dello splendore che ” le belle isole equatoriali” regalano a braccia aperte ai visitatori, che il biologo portoghese João Pedro Pio si è recato nella parte sud occidentale di São Tomé a luglio 2012 [pt], a Ribeira Peixe per essere precisi. Il suo intento era quello di trovare degli uccelli (Colomba de Delegorgue, Piccione pompadourColomba di Sao Tomé) e altre specie rare in via d'estinzione, come il caso per l'ibis [fr] che si trova in vetta alla lista, considerato come uno degli uccelli endemici in serio pericolo.

Il blog Apenas a minha história [pt], dove João Pedro racconta la sua esperienza durata un anno nella veste di straniero e ricercatore a São Tomé, descrive la scena di devastazione che trova nelle zone in cui sarebbe stato ancora possibile vedere gli uccelli :

Bem, quando o transecto começou, numa zona que anteriormente seria floresta cerrada, agora era um descampado enlameado. Já não haviam árvores nenhumas! Foram todas cortadas indiscriminadamente (…) com a excepção de um ou outro Viru-vermelho que permanecia comicamente sozinho no meio de toda aquela destruição, não havia uma única árvore de pé.

Eh bene, quando è cominciata la traversata in quella che una volta era una foresta densa, la zona è diventata una radura fangosa. Non c'erano neanche più alberi ! Erano stati abbattuti tutti senza discernimento (…) fatta eccezione di uno o due Viru-vermelho comicamente isolati in mezzo a tutta la distruzione, non c'era un solo albero in piedi.

"Ao longe uma escavadora fazia o seu trabalho implacavelmente enquanto toda a paisagem parecia chorar a destruição causada."

“Un bulldozer distrugge tutto senza pietà, mentre il paesaggio sembra piangere per via di questa distruzione.” (Immagine ripresa con permesso)

Ribeira Peixe, chiamata Emolve [pt] (come la società di produzione di olio vegetale), era una grande piantagione di palme quasi abbandonata, una monocultura che ha da sempre rappresentato un pericolo per la biodiversità dell'isola, pericolo aggravato soprattutto dalla volontà di andare avanti con i progetti di riabilitazione e estensione della piantagione dai 610 ettari attuali a circa 5000 ettari, una volontà confermata [pt] nel 2009 quando lo stato di São Tomé ha firmato un accordo con la società belga SOCFINCO [fr] per la produzione di olio di palma.

João Pedro ha elaborato qui sotto la mappa della zona:

"A linha verde assinala o limite com o Parque Natural Obô. Toda a área vermelha é antiga plantação de palmeira ou floresta que eu já vi que foi cortada. Como podem ver, há muita floresta que dantes estava de pé juntamente com as palmeiras da Emolve e agora perdeu-se..."

“La linea verde marca la frontiera con il Parc National Obô. Tutta la zona rossa è l'ex palmeto o la foresta che avevo visto, e che è stata distrutta. Come potete vedere, c'è una grande parte della foresta dove si erigevano degli alberi con palme dell'impresa che è scomparsa …”

Il giovane ricercatore ha scritto che “il governo ha deciso che sarà più vantaggioso per il Paese barattare tutta la sua biodiversità, che è unica al mondo, per qualche tonnellata di olio” :

O governo de São Tomé e Príncipe assinou um contrato com a Agripalma, cedendo-lhes 5000 ha, ou seja, terra suficiente para que o negócio de venda de óleo de palma se torne rentável. (…) E como se o Ibis e as outras aves endémicas presentes na zona não fossem suficientes para parar o abate descontrolado de árvores, é aqui que se pode observar o fantástico Pico do Cão Grande que, só por si, poderia e devia ser explorado como um foco de atracção turística importantíssimo para São Tomé e Príncipe! Mas não (…)

Il governo di São Tomé e Principe ha firmato un contratto con Agripalma attribuendogli 5000 ettari, in altri termini, molte terre, affinché la commercializzazione dell'olio di palma diventi redditizia.(…) e come se l'ibis e gli altri uccelli endemici della regione non fossero una ragione sufficiente per fermare l'abbattimento smisurato degli alberi, è qui che è possibile osservare il Pico do Cão Grande in tutto il suo splendore, che potrebbe e dovrebbe essere sfruttato come un'attrattiva turistica importante per São Tomé e Principe ! Ma no (…).

L'ex coordinatore internazionale del Movimento mondiale per le foreste tropicali, Ricardo Carerre [es], spiega nel rapporto intitolato “Oil palm in Africa: Past, present and future scenarios” [en],  i processi che hanno portato all'accordo di un affare di 75 [pt] milioni di dollari in cambio di ricchezze inestimabili.

São Tomé-e-Principe è uno dei firmatari della Convention sulla diversità biologica [fr] e si è impegnato a trovare delle soluzioni per la salvaguardia della biodiversità. Tuttavia, i cittadini come gli internauti si chiedono se sia stato mai effettuato uno studio o una stima da parte di un'entità qualificata sull'impatto ambientale che questa monocultura avrà a corto e a lungo termine.

L'olio di palma può essere usato per la produzione di”biocarburanti” a dei fini commerciali, ma queste piantagioni di palma degradano seriamente l'ambiente, attraverso l'assorbimento degli elementi nutritivi del suolo, e lasciandolo molto povero, in meno di due decenni diventa un terreno totalmente sterile, potendo servire solamente per la crescita della sterpaglia, combustibile ideale per gli incendi. Inoltre le fabbriche create per trattare questo olio producono generalmente una grande quantità di rifiuti contaminanti, costituiti da balle, acqua e residui di grasso e, siccome si tratta di una monocultura, avrà certamente bisogno di erbicidi, fertilizzanti e pesticidi.

C'è una massima che dice “impariamo dagli errori degli altri”, e il vantaggio della storia è che noi possiamo imparare a non commettere gli stessi errori. In Indonesia [fr] e in Malesia [en] per esempio, con i progetti di produzione dell'olio di palma, intere foreste sono scomparse. Circa due milioni di ettari di foreste vengono distrutte ogni anno e di questo sfruttamento ne beneficiano solamente le grandi imprese agricole e i governi corrotti ; i più deboli possono solo guardare dall'altro lato, un copione che si ripete in molte regioni in via di sviluppo del mondo.

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