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Perché sono indignati gli argentini?

Lo scorso 13 settembre si sono tenute varie manifestazioni [it] in tutto il Paese, per chiedere “giustizia, libertà, sicurezza e controllo cambiario”.

Nel blog Pienso, Luego Pienso, Luego Existo (“Penso, dunque sono”) [es, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato] si analizza accuratamente il punto di vista dell'autore riguardo alle manifestazioni e se ne commentano gli aspetti positivi e negativi:

Il bello della protesta è stato, tra l'altro, l'atteggiamento festoso generale e la sensazione di sicurezza derivante dall'essere tutti “una persona sola”. Come avrebbe spiegato più tardi il blog Relato Del Presente (“Racconti dal Presente”), è stata l'unica volta in cui ho tirato fuori il cellulare dalla tasca senza timore che me lo rubassero [...] E poi c'era questa strana voglia di uscire ad abbracciare tutti quelli che c'erano, tanta era la gioia di sapere che ci si trovava tra fratelli. Diversi, con motivazioni diverse, ma in in fin dei conti fratelli e patrioti.

Per quanto riguarda i demeriti, scrive:

Il brutto della protesta è quanto già evidenziato nel post sui cacerolazos ai tempi di K [si riferisce a passate manifestazioni in cui si protestava battendo sulle pentole]. Avrebbe dovuto essere una cosa seria, non un'occasione di ilarità generale (anche se devo ammettere che questa allegria è contagiosa e per certi versi perfino benefica); è come se la gente non si rendesse conto dei pericoli insiti in una manifestazione come questa (c'erano moltissimi giovani e bambini); e non dovrebbero esserci pentole, ma più organizzazione e integrazione. Ad esempio si sta già parlando di un corteo da fare a ottobre, tutti in maglietta bianca. Questo sì che sarebbe più adatto.

Corteo del 13 settembre 2012 a Buenos Aires.

Corteo del 13 settembre 2012 a Buenos Aires. Foto di Maximiliano Ramos, copyright Demotix.

E aggiunge:

Bisognerebbe anche unificare la protesta verso finalità più elevate e generali. Chiedere la regolamentazione del cambio peso/dollaro è un diritto anche giusto, ma meno rappresentativo o importante che dover mangiare con $6 o la mancanza di sicurezza. Occorre imparare a riconoscere le priorità. Vale lo stesso per i coretti “io non l'ho votata”: ricordiamoci che molti tra i manifestanti l'hanno votata, eccome (me ne sono accorto proprio partecipando), e per questo si sentono messi in disparte (e non dovrebbero: l'autocritica o il riconoscere un errore non è causa di limitazione né di esclusione).

Per che cosa si protestava?

Il blogger ‘el loco Mario’ (“Mario il pazzo”) di Te escracho ya (“Adesso ti smaschero”) fa un riassunto delle varie proteste. Tra queste c'è “l'abuso dell'utilizzo della rete mediatica nazionale”, un tema che già abbiamo trattato in un articolo su Global Voices.

Le parole d'ordine dell'appello a manifestare, diramato in maniera informale su Internet tramite i social network, erano la protesta contro una possibile rielezione presidenziale, la scarsa sicurezza, l'abuso nell'utilizzo della rete mediatica nazionale, le restrizioni sulle importazioni, l'acquisto di dollari e i viaggi all'estero, tra le altre decisioni del governo.

Il controllo cambiario

Il governo argentino ha adottato una serie di misure [it] di controllo del mercato valutario. Le più recenti interessano gli acquisti effettuati in valute estere tramite carte di credito e/o di debito. Secondo quanto pubblicato dalla Amministrazione Federale delle Entrate (AFIP),  questa “ha disposto una commissione del 15% sui consumi effettuati all'estero.”

Inoltre, nello stesso comunicato la AFIP afferma che i gestori delle carte dovranno “comunicare nel dettaglio la totalità dei consumi realizzati dai titolari delle carte di credito e le operazioni aggiuntive [...] identificando i Paesi in cui sono state sostenute le spese”.

Emendamenti della legge elettorale

Un altro tema fonte di preoccupazioni per gli argentini che si sono recati alla manifestazione del 13 settembre riguarda una riforma costituzionale che permetterebbe alla Presidente Cristina Fernández de Kirchner di ricandidarsi alle elezioni. Tony de Vivieros, nel blog 6to Poder – Aldea Global (“6° Potere – Villaggio Globale”) spiega le implicazioni di questa riforma costituzionale e commenta altre riforme introdotte alla legge elettorale argentina:

Il kirchnerismo ha promosso una riforma della legge elettorale argentina per introdurre due cambiamenti estremamente controversi: abbassare a 16 anni l'età minima per votare e consentire la partecipazione elettorale agli stranieri residenti nel Paese da almeno due anni consecutivi.

La sicurezza

Corteo a Buenos Aires, 13 settembre 2012.

Corteo a Buenos Aires, 13 settembre 2012. Foto di Maximiliano Ramos, copyright Demotix.

In Argentina, quello della sicurezza è un tema che preoccupa tutti. Un recente discorso della Presidente riguardo a permessi di uscita per consentire ai carcerati di partecipare a iniziative culturali ha scatenato polemiche. Il grido di “basta” riferito alla mancanza di sicurezza è stato uno dei messaggi principali lanciati dai manifestanti il 13 settembre. Quel giorno María Celeste (@tehdramaqueen) ha condiviso su Twitter:

@tehdramaqueen: #13ASTA cartelloni al corteo: giustizia per le vittime della scarsa sicurezza http://yfrog.com/nx2njbgj

Una nazione divisa?

In un post intitolato “El país binario”, il blogger Gaston Maine cita questi e altri motivi per cui gli argentini sono andati a protestare in massa il 13 settembre. Come spiega Maine, sembra che in Argentina “qualcuno abbia tirato una riga con il gesso sul suolo del Paese, dividendoci in due fazioni”:

Siamo rimasti senza possibilità di scelta. Siamo diventati fondamentalisti, assolutisti, manichei. Quelli che ieri sono scesi in strada sono anti-K [Kirchner], imperialisti che odiano Cristina, ricchi che badano al loro orticello e che se ne fregano della crescita del Paese. Quelli che ieri sono rimasti in casa sono K, pappagalli che ripetono le menzogne del governo, ladri, assistenzialisti, beneficiari di qualche forma di previdenza sociale.

Maine conclude:

Mentre succede tutto questo, un 54 [la percentuale di voti ottenuta da Cristina Fernández de Kirchner alle scorse elezioni] che ormai non è più tale ride “dell'altra metà”, e un gruppo di improvvisati appartenenti a questa altra metà chiede -di nuovo!- che se ne vadano tutti. A quanto pare non abbiamo imparato niente.

Appelli per le prossime manifestazioni

La pagina Facebook Yo no vote a la Kretina, y Ud? (“Io non ho votato la Kretina, e tu?”) sta organizzando un altro corteo insieme ad altri gruppi. Sull'altro fronte, @reddemilitantes pubblica tramite Twitter una convocazione per il 27 ottobre in concomitanza con l'anniversario della morte dell'ex Presidente argentino Néstor Kirchner [it].

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