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Algeria: scarsa partecipazione nelle proteste anti-USA

L'appello su Facebook a riunirsi in massa davanti all'ambasciata USA si è rivelato un falso allarme.

 

Così titola un articolo [fr, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato] pubblicato da www.algerie1.com, che sintetizza la situazione locale sabato 17 settembre, giorno in cui alcuni rappresentanti occidentali, soprattutto statunitensi, sono stati il bersaglio di forti proteste nel mondo arabo, a seguito della diffusione su YouTube del noto, filmato offensivo nei confronti del profeta Maometto. La stampa algerina, fatta eccezione per il sito arabofono www.echouroukonline.com, ha riservato poco spazio alla vicenda, o meglio al suo aborto. Un articolo pubblicato su www.elwatan.com ha infatti questo titolo:

Tentativo di manifestazione abortito a Algeri.

 

Nell'articolo si afferma che un centinaio di manifestanti a Oran, seconda città della nazione, ha denunciato il film incriminato. Ma di fatto, scontrandosi con un dispositivo di polizia impressionante, quelle decine di manifestanti si sono accontentate di appendere una banderuola mentre riprendevano lo slogan diffuso dai canali televisivi satellitari arabi. L'altra grande testata della stampa francofona, www.liberté-algerie.com, ha preferito consacrarsi alle vicende de Il Cairo, Tunisi, Sanaa, Khartoum, ignorando volontariamente i tentativi di manifestare a Algeri e a Oran. Per quanto concerne Echourouk, sito rinomato per le sue simpatie islamiste, vi si legge [ar]:

 Gli Algerini si sono mobilitati per aiutare Profeta.

Domenica 16 settembre, questo sito ha praticamente fatto propri gli appelli che dalla rete invitavano a manifestare contro la rappresentanza diplomatica americana a Algeri. Questa testata, che vanta il più grande tiraggio della stampa algerina sfiorando il mezzo milione di esemplari venduti al giorno, si distingue anche per il numero di commenti agli articoli da parte dei lettori. Su questo argomento, più di 200 lettori hanno espresso la loro opinione; alcuni sono arrivati a assimilare le forze dell'ordine che hanno impedito le manifestazioni alle forze militari israeliane che vietano ai Palestinesi l'accesso alla spianata della moschea di El Qods (Gerusalemme) ogni venerdì.

D'altra parte, l'avvertimento emesso dall'Ambasciata USA ad Algeri ai cittadini americani di evitare di circolare in Algeria ha suscitato l'attenzione di alcune testate, soprattutto online. TSA (www.tsa-algerie.com) si è interrogato sul silenzio delle autorità algerine riguardo questa nota di allerta da parte della diplomazia statunitense. Samir Allam scrive:

Da mercoledì, le critiche nei confronti della posizione algerina si moltiplicano, online e sulla stampa. L'Algeria si è espressa tramite il Ministero degli Affari Esteri. Ma contrariamente agli altri Paesi, né il Presidente della Repubblica Abdelaziz Bouteflika, né il suo Primo Ministro, hanno commentato pubblicamente la questione.

Dallo stesso sito si apprende che Ali Ben Hadj, il numero due del FIS (Fronte Islamico di Salvezza, partito politico ora sciolto), ha tentato di protestare davanti alla sede dell'Ambasciata US a Algeri, facendosi arrestare dalla polizia. Da parte sua, www.dna-algerie.com si è focalizzato sull’attacco all'Ambasciata americana a Tunisi e sull'incendio di una scuola americana. Non si è fatto parola dei tentativi di manifestazione a Algeri e altrove. Stesso caso per www.algeriepatriotique.com che, oltre agli scontri verificatisi a Tunisi, ha affrontato la questione dando la parola a una specialista, che ha condannato le posizioni estremiste. Sonia B aggiunge quanto segue riguardo gli appelli a manifestare:

Gli Algerini non sono caduti nelle pieghe della violenza, che non fa che offuscare l'immagine del mondo musulmano. Da parte loro, diversi imam hanno denunciato le manifestazioni violente che scuotono diversi Paesi arabi e musulmani.

Sul web è nata una piccola scaramuccia tra coloro che hanno incitato a occupare le strade e coloro che al contrario hannoesoratato alla moderazione e all'autocontrollo. Così la pagina Facebook 123 viva l’algerie, che aveva fatto parlare di sé nel gennaio 2011 dopo aver preso posizione contro la così detta “primavera araba”, ha ancora una volta assunto un ruolo da pompiere. Allo stesso tempo, altri utenti Facebook hanno cercato di mobilitare i cittadini per farli scendere in strada. Segnaliamo che tutte le moschee algerine, un canale di informazione che ha il suo proprio pubblico, durante la preghiera del venerdì hanno dissuaso i musulmani dal prendere iniziativa e hanno invitato alla moderazione.

Il fatto che l'Algeria non sia allineata su Tunisi, Bengasi, Il Cairo o Khartoum, ci autorizza forse a evocare “l'eccezione algerina”, pesantemente martellante già al tempo della primavera araba? Forse bisognerebbe aprire un altro dibattito.

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