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Russia: LiveJournal bandito da un tribunale di Jaroslavl

Nella settimana del 16 luglio, in seguito a una richiesta da parte delle forze dell'ordine, un tribunale di Jaroslavl ha ordinato all'Internet provider Netis Telekom [ru, come i link successivi tranne dove altrimenti indicato] di chiudere l'accesso a diversi siti, tra cui LiveJournal (LJ), la piattaforma di blogging più usata in Russia.

A quanto spiega Alexej Kukin, membro della procura di Jaroslavl, qualche mese fa era stato scoperto proprio su LJ un blog neo-nazista, i cui contenuti si trovavano in netta violazione delle leggi federali contro l'estremismo. Lo stesso blog, “pat-index,” era stato incluso nella “lista di materiale estremista” del Ministero di giustizia già dall'ottobre 2009, dopo essere stato ufficialmente proclamato tale dalla magistratura di Bashkortostani (va detto che pat-index non viene aggiornato dal marzo 2008).

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Netis Telekom, che a Jaroslavl conta circa 6000 utenti, ha bloccato l'accesso a LiveJournal, nota piattaforma di blogging. Foto di Kevin Rothrock.

In un'intervista, rispondendo alle critiche di censura, Kukin ha affermato che le misure intraprese da Netis Telekom sono state più severe rispetto quelle disposte dal tribunale, che aveva richiesto un filtro contro il blog incriminato, e non l'intero portale:

Это было бы бредом говорить, что мы требовали закрытия всего сайта www.livejournal.com. Речь шла о закрытии конкретно этой страницы. И в решении суда говорится о том же.

Le accuse nei nostri confronti riguardo la richiesta di chiudere l'intero LiveJournal sono assurde. L'enunciato [della disposizione] riguardava esclusivamente questa [sotto]pagina. E questo è esattamente quanto si trova nella decisione del tribunale.

Tuttavia, nel suddetta disposizione si legge chiaramente che Netis Telekom deve bloccare l'accesso sia a “pat-index.livejournal.com” che all'indirizzo IP “208.93.0.128.”

Guarda caso quest'ultimo comprende l'intero portale di LiveJournal. Il 18 luglio Il'ja Dronov, direttore di LJ Russia, fa luce su alcuni aspetti tecnici dei filtri IP:

Что касается технической стороны вопроса, то тут провайдер действительно может блокировать только весь ЖЖ, а не отдельный дневник […].

Un paio di chiarificazioni sulla vicenda [di Jaroslavl]: nel caso in questione il provider può solo bloccare l'intero LJ, non solo un blog in particolare […].

Pur ammettendo le difficoltà tecniche [en] relative al blocco di uno specifico utente all'interno di un server comune, Kukin lascia intendere che Netis Telekom ha male interpretato l'ordinanza del tribunale di Jaroslavl:

Ответчик, видимо, по техническим причинам перекрыл доступ ко всему ЖЖ. IP-адрес в исковом заявлении был указан общий для всего ЖЖ, но провайдер в ходе разбирательства почему-то не уточнил адрес конкретной запрещённой страницы. В любом случае, я думаю вопрос с доступом к ЖЖ в ближайшее время будет решён.

Ovviamente [Netis telekom] ha interrotto l'accesso all'intera piattaforma LJ per motivi tecnici. L'indirizzo IP nell'ordinanza del tribunale era quello generico di LJ, ma durante il procedimento il provider per qualche motivo non ha perfezionato l'indirizzo specifico del sito incriminato. In ogni modo, sono certo che la questione dell'accesso a LJ sarà risolta a breve.

Il modo in cui Netis Telekom avrebbe dovuto “perfezionare” il filtro IP rimane comunque poco chiaro. L'URL (“pat-index.livejournal.com”) e l'indirizzo IP (“208.93.0.128″) indicati nell'ordinanza combaciano. L’ IP è registrato [en] a livejournal.com a San Francisco, come tutti gli altri blog del sito.

Altrettanto poco chiara la questione del quando in cui Netis Telekom avrebbe dovuto portare il problema all'attenzione della procura e del perché quest'ultima abbia approvato il blocco dell'indirizzo IP, pur consapevole (come Kukin ha lasciato intendere) del fatto che porre un filtro a “208.93.0.128″ avrebbe avuto come esito il blocco dell'intero LJ.

Screenshot del blocco imposto a pat-index.livejournal.com, 19 luglio 2012, foto di Il'ja Rassadin, uso autorizzato.

Anton Nosik, noto blogger e Media Director per SUP Media (azienda proprietaria di LiveJournal), attribuisce la colpa dell'incidente di Jaroslavl all'incapacità delle autorità russe di comprendere le ripercussioni delle proprie disposizioni:

Проблема заключается в технической безграмотности и незнании предметной области. Решение выносится людьми, которые не в состоянии оценить его природу и последствия. Эту проблему могло бы решить повышение технической грамотности судебных работников и прокуроров, но к этому нет никаких стимулов. Потому что наши судьи и прокурорские работники — это все менты, которые не прошли бы переаттестацию.

Il problema sta nell'incompetenza tecnologica e nell'ignoranza di tutto ciò che riguarda questo settore. Questa decisione è stata partorita da persone incapaci di valutarne la natura e ripercussioni. La questione avrebbe potuto essere risolta aumentando le competenze tecniche della corte e della procura, ma nessuno si sente incentivato a farlo, visto che i nostri giudici e i nostri magistrati sono quegli stessi poliziotti che non sarebbero in grado di passare la propria ricertificazione.

Su LiveJournal Nosik afferma che le forze dell'ordine stanno già prendendo misure simili a quelle previste dalla legge della “lista nera” dei siti Internet, approvata dalla Duma a metà giugno (e già segnalata qui [it]). Andrey Malgin, un altro noto blogger dai toni anticremliniani, inserisce il caso di Jaroslavl nel contesto di un ben più ampio sgretolamento della libertà di parola online, e afferma che i blocchi IP sono destinati ad aumentare, con l'aiuto di botnet programmati per diffondere materiale estremista o pornografico. Se si riuscisse a riversare contenuti illegali in un angolino dimenticato di un noto fornitore di hosting, di sicuro un altro tribunale russo sarebbe felice di seguire le orme di Jaroslavl, e bloccare l'intero indirizzo IP.

Il 19 luglio il Ministro delle comunicazioni e dei media Nikolaj Nikiforov ha commentato la vicenda, dicendo che di solito solo le compagnie di telecomunicazioni più grandi dispongono dell'equipaggiamento necessario per applicare filtri agli URL agendo su un unico blog, e non sull'intero dominio. Dronov invece sostiene che il modo più semplice di risolvere tali questioni è lavorare direttamente con il server di hosting (in questo caso, LJ).

In particolare fa riferimento al team di LJ preposto alla prevenzione degli abusi, e cita una specifica condizione di utilizzo della piattaforma (contenuti di incitamento all'odio [en]) che è di per se stessa sufficiente a disattivare il blog neo-nazista al centro della polemica. (Va notato che il blog in questione è, nonostante tutto, ancora accessibile.) L'agenzia federale di monitoraggio Roskomnadzor ha preferito agire in pieno stile, richiedendo a decine di domini a livello internazionale (solo nella prima metà del 2012), la disattivazione di siti individuali che violavano le leggi della privacy (inclusi LiveJournal and YouTube).

Sebbene le polemiche riguardo l'approvazione della recente legge sulla lista nera di Internet, e altri provvedimenti legislativi discutibili siano tutt'altro che spente, non tutti sembrano temere un effetto a catena che porterebbe a ulteriori manifestazioni di tirannia. Il'ja Rassadin, il programmatore di Jaroslavl che ha fatto trapelare la foto del testo del provvedimento legistlativo (ed egli contrario all'interdizione di LJ), non condivide l'idea che la vicenda sia una conseguenza della legge della “lista nera”.

Una volta saputo tramite Twitter che era stato Anton Nosik a denunciare una relazione tra i due eventi, Rassadin ha semplicemente replicato: “La decisione della corte non è in alcun modo legata alla legge di recente approvata [dalla Duma].” Per il momento comunque la maggior parte degli utenti di LJ in russo (circa cinque milioni) restano scettici davanti a questa affermazione.

1 commento

  • Articolo interessantissimo, tornerò qui più spesso…

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