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Portogallo: i netizen riflettono sull'esperienza islandese di democrazia diretta

In aprile, nella stessa settimana [en, come per tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato] in cui il primo ministro portoghese uscente Jose Socrates annunciava la necessità di un salvataggio finanziario internazionale per saldare il debito pubblico di 80 miliardi di Euro, gli islandesi hanno votato per decidere se rifiutare o meno di partecipare come contribuenti al salvataggio della banca “Icesave”.

L'esercizio islandese di democrazia diretta [it], la rinuncia al salvataggio internazionale e la ripresa economica degli ultimi due anni non sono argomenti che i media ufficiali portoghesi abbiano raccontato in modo approfondito, mentre sono stati ampiamenti analizzati dai blogger che nella storia della crisi islandese hanno trovato molti punti di ispirazione.

Una manifestazione a Reykjavik, 2008. Foto di Kristine Lowe su Flickr (Licenza Creative Commons)

Una manifestazione a Reykjavik, 2008. Foto di Kristine Lowe su Flickr (Licenza Creative Commons)

Clavis Prophetarum [pseudonimo], del blog Quintus, racconta il perchè [pt] secondo lui la “coraggiosa resistenza islandese alla struttura politico-finanziaria che in modo anti democratico oggi governa l'Unione Europea”, è stata praticamente ignorata :

A opção islandesa não serviu os interesses dos bancos europeus, logo estes têm todo o interesse em que se não fale dela nem que esta possível via chegue aos ouvidos dos cidadãos.

Quando em 2007, a Islândia foi o primeiro país europeus a soçobrar perante a crise mundial, declarando bancarrota por causa da falência do seu maior banco muitos desconsideraram o impacto de tal crise alegando que se tratava apenas de um pequeno país com pouco mais de meio milhão de habitantes e que seria facilmente “socorrido” por um empréstimo do FMI. O problema foi que na Islândia a “ajuda” do FMI foi levada a referendo e… derrotada.

La scelta islandese non rispetta gli interessi delle banche europee e per questa ragione non vogliono che se ne parli né che venga conosciuta dai cittadini.

Quando, nel 2007, l'Islanda fu il primo paese europeo a cadere vittima della crisi globale dichiarando bancarotta in seguito al collasso della sua banca più importante, molti non considerarono l'impatto della crisi dichiarando che si trattava solo di un piccolo Paese di poco meno di mezzo milione di persone e che sarebbe stata facilmente “riscattata” da un prestito del FMI. Il problema è stato che in Islanda la richiesta “d'aiuto” al FMI venne decisa in base a un referendum e … i cittadini la rifiutarono.

Aggiunge che in Portogallo, “la soluzione per la crisi attuale non può affidarsi a dieci anni di severi tagli di bilancio per mantenere le banche che ci hanno avidamente e sfrenatamente prestato denaro”.

Il referendum nazionale [en] è solo una delle“lezioni” [pt] che il Portogallo e l'Europa dovrebbero imparare dall'Islanda, come racconta [pt] la pagina web di notizie online i. La gente ha anche organizzato dei sit-in di fronte al Parlamento esigendo le dimissioni del governo conservatore, considerato il principale responsabile della crisi di fronte alla giustizia. Tra i primi risultati, il 5 di settembre è iniziato il processo al precedente primo ministro Geir Haarde [it] ed è stata completata la stesura della nuova Costituzione scritta collettivamente.

“Pensate che in Portogallo dovremmo seguire il vostro esempio ?”

In un video di Miguel Marques, un gruppo di cittadini portoghesi cerca di capirne di più sulla mobilizzazione sociale chiedendo direttamente agli islandesi:

Com'è successo che i sindacati in Islanda prendessero [sic] quelle posizioni e si considerassero [sic] parte del movimento di resistenza contro la crisi del debito in Islanda e in tutta Europa ? (…)

Come vi state organizzando voi islandesi per creare le condizioni per un futuro migliore per il vostro paese ?

(…) Cosa sta succedendo adesso ? Cosa state facendo? Per cosa state lottando e per cos'altro pensate sia giusto continuare a lottare come avete fatto per la costituzione ? La nuova costituzione propone veramente la separazione dei poteri – economico, politico, religioso? Che contributo darà? Quali aspetti vorreste che la costituzione aiutasse a cambiare ? (…)

Cosa state facendo adesso ? I movimenti popolari… sono ancora organizzati ? Vi riunite in piccoli gruppi ? La gente si divide tra chi è stato eletto e chi no? Esistono piccoli gruppi di interesse ?

(…) Pensate che voi del nord e noi del sud Europa riusciremo a riunirci e capire cosa c'è che non funziona con l'intero sistema, quello capitalista naturalmente ? Come possiamo riuscire a creare una rete in cui proporre un sistema totalmente nuovo sia per l'Europa che per il resto del mondo? Forza islandesi !

Secondo Miguel Madeira, del blog Vias de Facto [pt], “il relativo successo islandese è più il risultato della mobilitazione popolare che dei ‘nuovi governi'”. In un commento [pt] al suo post, Fernando Ribeiro inizia sottolineando il fatto che in Islanda non c'è stato bisogno di arrivare a “violenti scontri” e sostiene che invece in “Grecia, Irlanda e Portogallo la classe politica non ha interpellato- e non lo farà nel futuro – gli elettori che rappresenta quando dovevano essere prese decisioni importanti come il ricorso ai fondi europei”. È importante:

requerer abertamente mais democracia na hora das tomadas de decisão fundamentais, e ultrapassar o argumento caduco da democracia liberal em que a democracia representativa funciona assim mesmo.

pretendere apertamente più democrazia quando vengono prese decisioni di tale importanza e ignorare la vecchia tesi della democrazia liberale che sostiene che la democrazia rappresentativa può funzionare solo così.

Gli islandesi non chiedono solamente più democrazia ma anche di poter prendere parte all’ “estrema forma della democrazia partecipativa. (…) la democrazia 2.0″, grazie a una  nuova costituzione scritta collettivamente che verrà discussa in Parlamento in ottobre. Paula Thomaz di Carta Capital riassume il processo [pt]:

a discussão para a nova [constituição] islandesa se dá através de vídeos do Youtube em tempo real, que mostram os debates do Conselho; fotos no < a title =”Pagina Flick” href=”http://www.flickr.com/photos/61516283@N05″>Flickr; pequenas frases no Twitter; no site oficial dos temas (em islandês e em inglês); e no Facebook é que as ideias estão abertas para discussão.

la discussione per la nuova [costituzione] islandese si sta svolgendo anche grazie a dei video di Youtube in tempo reale, che mostrano il dibattito in consiglio; foto su Flickr; brevi frasi su Twitter; sul sito ufficiale rispetto a temi specifici (in islandese e inglese); e su Facebook in cui vengono proposte idee da discutere.

Fernando Gouveia, ingegnere e dipendente pubblico, analizza in modo approfondito la risposta islandese alla crisi e nell’articolo d'opinione [pt] pubblicato inizialmente nel sito web Noticias do Douro e in seguito ampiamente diffuso online, scrive:

Se isto servir para esclarecer uma única pessoa que seja deste pobre país aqui plantado no fundo da Europa, que por cá anda sem eira nem beira ao sabor dos acordos milionários que os seus governantes acertam com o capital internacional, e onde os seus cidadãos passam fome para que as contas dos corruptos se encham até abarrotar, já posso dar por bem empregue o tempo que levei a escrever este artigo.

Se tutto questo dovesse servire a chiarire le idee almeno a un cittadino di questo povero Paese impantanato in fondo all'Europa, che vaga senza un soldo senza poter assaporare gli accordi milionari che i suoi leader di governo hanno firmato con il capitale internazionale e in cui i cittadini soffrono la fame in modo che i conti in banca dei corrotti possano continuare a rimpinguarsi fino ad esplodere, allora potrei dire che il tempo che mi ci è voluto per scrivere questo articolo è stato ben speso.

Questo articolo fa parte dello speciale Europe in Crisis.

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