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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Islanda</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>La crisi finanziaria in Europa centro-orientale</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/10/la-crisi-finanziaria-in-europa-centro-orientale/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 08:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco alcune reazioni della blogosfera anglofona ai risvolti assunti dalla crisi finanziaria in alcuni Paesi dell'Europa centrale e orientale - incluse analisi alquanto articolate, oltre che originali e argute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/10/16/central-eastern-europe-financial-crisis/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Ecco di seguito un resoconto delle reazioni della blogosfera anglofona alla crisi finanziaria in alcuni Paesi dell&#39;Europa centrale e orientale.</p>
<p><strong>Ungheria</strong></p>
<p>Il 13 ottobre Antal Dániel, del blog <em>Central Europe Activ</em>, <a title="Leggi il post originale" href="http://central.blogactiv.eu/2008/10/13/bailout-hungary/">ha scritto:</a> [in] </p>
<blockquote><p>Dopo che le principali banche e compagnie di assicurazioni sono state salvate dall&#39;Unione Europea, l&#39;Ungheria è diventata il primo Stato membro a ricevere un&#39;offerta di salvataggio dal Fondo Monetario Internazionale con il sostegno dell&#39;Ecofin. L&#39;Ungheria sembrerebbe lo Stato membro più esposto alla crisi finanziaria globale. [&#8230;]</p></blockquote>
<p>Il blogger ritiene che &#8220;l&#39;attuale situazione economica sia il risultato di una crisi politica&#8221;:</p>
<blockquote><p>[…] Nel corso della campagna elettorale del 2002, tanto l&#39;allora maggioranza di centro-destra quanto il centro-sinistra avevano promesso di redistribuire parte del profitto economico accumulato tra 1989 e 2002. I due principali partiti, il <a title="Leggi l'articolo di Wikipedia sul Fidesz" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fidesz">Fidesz</a> [it] e il <a title="Leggi l'articolo di Wikipedia sul Partito Socialista Ungherese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_socialista_ungherese">Partito Socialista</a> [it], si rincorrevano sulle promesse di spesa e sugli sgravi fiscali [&#8230;]. Il Partito Socialista ha poi mantenuto gran parte di quelle incredibili promesse, riuscendo a portare il deficit pubblico a un record del 10%. Il leader  Gyurcsány ha poi ammesso che il suo partito aveva mentito agli elettori, cosa che rese le successive misure austere ancora più indigeste agli ungheresi.</p></blockquote>
<p>Per superare la crisi, conclude Dániel, “Gli elettori ungheresi […] dovranno impegnare i propri partiti ad attenersi a programmi e politiche economiche ben più razionali.”</p>
<p>Eva Balogh di <em>Hungarian Spectrum</em> <a title="Leggi il post originale" href="http://esbalogh.typepad.com/hungarianspectrum/2008/10/financial-crisis-and-the-hungarian-opposition.html">sostiene quanto segue</a> [in] sull&#39;inadeguata risposta dell&#39;opposizione ungherese alla crisi:</p>
<blockquote><p>[…] Cominciamo dai dirigenti del <a title="Leggi l'articolo di Wikipedia sul SZDSZ" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_dei_Democratici_Liberi">SZDSZ</a> [it]. Ancora una volta, sembrano fuori dalla realtà. [&#8230;]. Parlano come se il compito principale del governo ungherese fossero le &#8220;riforme&#8221;; riforme concluse, a loro vedere. E allora, non è stupendo che abbiano abbandonato la coalizione? A tutt&#39;oggi, metà ottobre 2008, mentre l&#39;intera comunità finanziaria mondiale sembra sull&#39;orlo della catastrofe, queste cosiddette riforme potrebbero decidere il destino del Paese. [&#8230;] Nel frattempo, questi inutili pignoli minano gli sforzi del Governo di tenere l&#39;economia del Paese in equilibrio e evitare il panico. È importante approvare il bilancio e bisogna darsi una mossa. C&#39;è ancora molto duro lavoro da fare.</p>
<p>Passiamo al responsabile del Fidesz, <a title="Leggi l'articolo di Wikipedia su Orban" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Viktor_Orban">Viktor Orbán</a> [in]. Ieri ha provato a spiegare a un gruppo di importanti uomini d&#39;affari che sarebbe possibile risolvere i problemi economici dell&#39;Ungheria in soli tre mesi, se si svolgessero subito regolari elezioni e lui divenisse primo ministro. Sarebbe in grado di trasformare completamente l&#39;economia. Da solo, in Ungheria. Certo, il problema è che in ogni crisi economica nessun Paese è un&#39;isola. In un modo o nell&#39;altro l&#39;Ungheria ne sarebbe comunque influenzata. Magari meno in prima linea rispetto ad altri Paesi, poichè le banche ungheresi non sono sommerse dai titoli-spazzatura, nè il Paese era nel mirino degli &#8220;hedge fund&#8221; o di chi specula sulle valute. Eppure, i primi segni si vedono già. Le vendite della Opel sono scese, e la fabbrica nazionale verrà chiusa &#8220;temporaneamente&#8221;. Ad ogni modo, Orbán afferma che il suo team economico è pronto e ha tutte le risposte: drastici tagli alle tasse, meno burocrazia per gestire le entrate fiscali, diminuzione della burocrazia e della corruzione, un Parlamento più piccolo, un amministrazione pubblica meglio organizzata e una gestione più oculata delle finanze dello Stato. Roba da ridere? No, nelle attuali circostanze una simile ristrettezza di vedute rivela scarsa lungimiranza.</p>
<p>Ancora più preoccupante il fatto che, nell&#39;affrontare le radici della crisi, Viktor Orbán adotti un atteggiamento manicheo. Si dice certo che le &#8220;politiche di economia liberale&#8221; siano la causa del problema, e descrive in modo entusiasta i sistemi di Paesi dove la democrazia non è proprio in buone condizioni: Cina, Russia e alcune nazioni islamiche. Sono questi i modelli di successo, e non le liberaldemocrazie dell&#39;Occidente. […]</p></blockquote>
<p>In un aggiornamento sulla risposta dei politici alla crisi finanziaria, Eva Balogh <a title="Leggi il post originale" href="http://esbalogh.typepad.com/hungarianspectrum/2008/10/crisis-and-attempted-remedy-in-hungary.html">presenta</a> [in] una “lista di richieste in sette punti&#8221; avanzata da Fidesz - e il &#8220;piano in dodici punti&#8221; del Primo Ministro <a title="Leggi l'articolo di Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ferenc_Gyurcs%C3%A1ny">Ferenc Gyurcsány</a> [in]:</p>
<blockquote><p>[…] La benedizione impartitagli dal Presidente della Banca Nazionale di Ungheria gli darà certamente maggiore incisività; oltretutto, include la maggior parte delle richieste di Fidesz. […]</p>
<p>Credete che il piano allevierà la ricaduta della crisi economica finanziaria? Chi lo sa? Il mercato creditizio ha già ricevuto un duro colpo, e senza dubbio gli effetti ricadranno sull&#39;economia globale. Con quali e profonde conseguenze, è impossibile a dirsi.</p></blockquote>
<p>Edward Hugh, del sito <em>Hungary Economy Watch</em> <a title="Leggi il post originale" href="http://hungaryeconomywatch.blogspot.com/2008/10/why-hungary-is-not-next-iceland.html">spiega così perché</a> [in] “l&#39;Ungheria non è l&#39;Islanda”:</p>
<blockquote><p>[…] Le prospettive economico-finanziarie di lungo periodo dell&#39;Islanda appaiono rosee, dopo aver domato la tempesta in corso, e aver fatto tesoro di dure lezioni. Vorrei tanto poter dire lo stesso dell&#39;Ungheria.[…]</p>
<p>[…] L&#39;Islanda è un Paese giovane, con un tasso di natalità appena positivo, e la popolazione in età lavorativa sta aumentando rapidamente. D&#39;altro canto, l&#39;Ungheria è un Paese relativamente anziano,dove  la popolazione invecchia rapidamente, ogni fascia generazionale raggiunge i due terzi di quella precedente, e sia la popolazione totale che quella in età lavorativa tendono a calare nel lungo periodo.</p>
<p>Ecco perchè l&#39;Islanda - nonostante abbia sperimentato un periodo di grandi eccessi - potrà meglio sostenere le speculazioni future rispetto all&#39;Ungheria, ed è per questo che l&#39;Islanda è sicuramente differente dall&#39;Ungheria. Non lo dico certo per criticare l&#39;Ungheria, o i suoi cittadini, ma piuttosto perché mi preoccupa la situazione di un Paese che mi sta <a title="Leggi un post dal blog Bonobo Land" href="http://bonoboathome.blogspot.com/2006/10/imre-nagy-and-pl-malter.html">molto a cuore</a> [in].</p></blockquote>
<p>Sul sito <em>A Fistful of Euros</em>, Edward Hugh <a title="Leggi il post originale" href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/imf-to-step-in-with-rescue-package-for-hungary/">ha parlato</a> [in] della &#8220;disponibilità a offrire sostegno finanziario e tecnico all&#39;Ungheria&#8221; del <a title="Leggi l'articolo su Wikipedia sul Fondo Monetario Internazionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale">Fondo Monetario Internazionale</a> [it]:</p>
<blockquote><p>[…] L&#39;Unione Europea ha affermato di aver gradito il piano. Date le circostanze, non si poteva fare molto di più. L&#39;intervento potrebbe fungere da precedente, e può darsi che l&#39;esempio ungherese venga ben presto seguito dai Paesi d&#39;area baltica, Bulgaria e Romania per prime, direi, vista la rapidità con cui gli eventi stanno precipitando. […]</p></blockquote>
<p><strong>Estonia, Lettonia, Lituania</strong></p>
<p>Il giorno seguente, Edward Hugh <a title="Leggi il post originale" href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/the-baltic-states-may-soon-follow-hungary-into-imf-receivership/">ha proseguito</a> [in] la cronaca dello &#8220;intervento del FMI&#8221; su <em>A Fistful of Euros</em>:</p>
<blockquote><p>[…] un crescente numero di Paesi rischia di seguire Ungheria e Islanda tra le braccia del FMI. Secondo un&#39;<a title="Leggi l'articolo dal sito balticbusiness.com" href="http://balticbusinessnews.com/Default2.aspx?ArticleID=fdc6685f-2e13-44f0-bbfc-d5e555d995fd&amp;open=sec">allarme lanciato ieri dallo [stesso] Fondo Monetario Internazionale</a> [in], i più esposti [sembrerebbero] Estonia, Lettonia e Lituania.<br />
[…]<br />
Credo che la minaccia al sistema finanziario del Baltico sia molto realistica, così come quella a Bulgaria e Romania. Occorre necessario agire, e rapidamente. Lettonia e Estonia attraversano un periodo di recessione, e la Lituania, che pure è in leggera crescita, vi si sta avvicinando. In pratica, è difficile prevedere un incremento della domanda interna nell&#39;immediato futuro, il che significherà fare più affidamento sulle esportazioni. Con gli alti livelli di inflazione attuali, è improbabile immaginare che possano recuperare in competitività adesso che la loro valuta è fissata all&#39;euro. […] Sarà meglio farla finita, per il momento, e approfittare della protezione offerta dal FMI. […]</p></blockquote>
<p>Su <em>Latvia Economy Watch</em>, Claus Vistesen <a title="Leggi il post originale" href="http://latviaeconomy.blogspot.com/2008/10/cee-and-baltics-moving-towards-center.html">fornisce un&#39;analisi approfondita</a> [in] della situazione degli stati baltici:</p>
<blockquote><p>[…] Mentre la crisi attuale è fondamentalmente globale, se c&#39;è una regione in cui questa si fa avvertire più acutamente che altrove questa è proprio l&#39;Europa orientale, e tra le principali vittime di questa congiuntura troviamo tre Paesi baltici: Estonia, Lettonia e Lituania.  Non dovremmo certo stupirci della situazione: sin dalle prime avvisaglie globali della crisi, nell&#39;estate del 2007, molti analisti (incluso chi scrive) avevano messo in guardia dagli effetti della crisi sull&#39;Europa orientale. Questa previsione sfavorevole si è ora avverata, e l&#39;unica domanda possibile riguarda l&#39;entità delle sue ripercussioni. Un paio di indicatori provvisori recenti suggeriscono che la crisi, quasi fosse Sauron che [con il suo occhio] fissa Frodo e i compagni d&#39;avventura, stia rapidamente volgendo il suo sguardo malevolo sull&#39;Europa Orientale.<br />
[…]<br />
Tuttavia la sfida immediata posta ai Paesi baltici è al momento limitare i danni,  e più specificamente come uscir fuori dall&#39;attuale vizio della dipendenza dalle entrate creditizia nello stesso momento in cui l&#39;economia si trova a dover riconquistare competitività.<br />
[&#8230;]<br />
A questo punto è critico per l&#39;area baltica tentare di minimizzare il rischio del crollo del sistema finanziario, ora che le banche straniere cominciano a chiudere. Se ciò permetterà di mantenere il legame tra valute locali e euro è ancora difficile dirlo. La cosa certa è che ogni intervento deflattivo su prezzi e salari, per quanto necessario a correggere lo squilibrio, risulterebbe disastroso per qualsiasi classe politica.</p>
<p>Delle tre economie considerate, la Lettonia sembra decisasamente la più vulnerabile, e data la prossimità tra le economie [dell&#39;area] ogni evento inatteso potrebbe avere effetti disastrosi anche sulle altre. Speriamo solo che non si arrivi a tanto.  […]</p></blockquote>
<p><strong>Ucraina</strong></p>
<p>Nell&#39;&#8221;elenco sempre più fitto dei Paesi dell&#39;Est Europa&#8221; in fila per ricevere sostegno dal FMI troviamo anche l&#39;Ucraina (vedi il post <a title="Leggi il post originale" href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/ukraine-joins-the-swooning-bout-and-heads-for-the-imf/">del 14 ottobre</a> [in] su <em>A Fistful of Euros</em>).</p>
<p>Come già sottolineato da Edward Hugh in una <a title="Leggi il post originale" href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/ukraine-wobbles-as-the-financial-ground-beneath-it-melts/">precedente, approfondita analisi</a> [in] della situazione socio-politica ed economica del Paese, in questo momento l&#39;Ucraina non è &#8220;certo l&#39;unico ad avere problemi nei settori bancario, borsisitico o creditizio (ma qui, di certo, non c&#39;è alcuna consolazione nell&#39;essere in compagnia)”. Qui elencati alcuni degli argomenti più generali trattati dal post di Hugh:</p>
<blockquote><p>[…] La successione degli eventi in Ucraina potrà aver colto alcuni analisti di sorpresa, perchè era opinione diffusa che le prestazioni economia fossero solide e che la crescita del reddito pro-capite fosse salda; tutto ciò aveva dato l&#39;impressione che il tessuto economico fosse di buona fattura, cosa che in realtà si è rivelata falsa. Il Paese è martoriato da continue lotte intestine, mentre allo stesso tempo la combinazione tra consistenti moti migratori verso l&#39;estero e bassi livelli di natalità nel lungo periodo indicano che l&#39;Ucraina soffre endemicamente di gravi carenze di forza lavoro, dovute all&#39;effetto combinato dell&#39;invecchiamento e del crollo della natalità. Da qui, a mio modo vedere, derivano gli incredibili livelli di inflazione cui stiamo assistendo.</p>
<p>Nondimeno, il prodotto interno lordo comparato ai salari è cresciuto del 7.5% all&#39;anno sin dal 2000, in linea con altri Paesi dell&#39;ex blocco sovietico; anzi, tale dato si è rivelato ben più alto di quello registrato in molte altre economie di transizione: verificheremo presto la solidità di questa crescita. […]</p></blockquote>
<p>Peter Byrne di <em>Abdymok</em> inizia il suo <a title="Leggi il post originale" href="http://abdymok.net/78/banking-mess">post sul &#8220;caos bancario&#8221; in corso</a> [in] in Ucraina con un esempio di &#8220;saggezza poplare&#8221; [rus]: &#8220;A Kiev, le persone per bene hanno sempre con loro del denaro&#8221;. Byrne continua così:</p>
<blockquote><p>[…] Il direttore [della Banca Nazionale di Ucraina] Vololdymyr Stelmakh <a title="Leggi il post originale" href="http://news.ubp.com.ua/109783.html">ha affermato</a> [in] il 10 ottobre che ci vorranno almeno due settimane perchè la situazione dei settori bancari e finanziari del Paese si tranquillizzi.</p>
<p>Poco probabile. […]</p></blockquote>
<p><strong>Serbia</strong></p>
<p>Infine, nella lista dei Paesi ospitati nell&#39; &#8220;infermeria del FMI&#8221; c&#39;è anche la Serbia. Ecco un&#39;altra delle spiegazioni offerte da <a href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/now-serbia-adds-its-name-to-those-in-the-imf-sick-ward/">Edward Hugh</a> [in] sul sito <em>A Fistful of Euros</em>:</p>
<blockquote><p>[…] Diciamolo chiaramente, la Serbia non è un &#8220;caso urgente&#8221;, come per esempio l&#39;Ungheria - pur se va notato che il governo ungherese sostiene di non essere nelle gravi condizioni dell&#39;Islanda, che a sua volta non si trova nelle stesse cattive condizioni dell&#39;Ucraina, ad esempio, che a sua volta non è messa male quanto, fra gli altri, la Lettonia. E a sentire il Primo Ministro lettone Ivars Godmanis, la Lettonia non avrebbe alcun problema, specialmente se la si paragona alla Serbia.</p>
<p>Bene: pensatela come volete, ma una cosa è certa: gli esperti del Fondo Monetario Internazionale avranno sicuramente un ruolo importante nella definizione del bilancio 2009 della Serbia. […]</p></blockquote>
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