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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Sudafrica</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Africa: predatori d’arte, capacità imprenditoriali e divagazioni poetiche</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/africa-predatori-d%e2%80%99arte-capacita-imprenditoriali-e-divagazioni-poetiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 05:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Pozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Variegato potpourri di interventi dal taglio artistico e auto-riflessivo prodotti da blogger di varie regioni africane. Alla ricerca di tutto ciò che può nutrire lo spirito e l’anima, verso l'esplorazione dell'espressività artistica in senso lato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/njeri-wangari/">Njeri Wangari</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/mgpozzi/'>Maria Grazia Pozzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/23/africa-predators-of-art-entrepreneurship-and-poet-ramblings/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Ci sono i predatori e poi ci sono i predatori d’arte, e <a title = "Vai al blog inglese" href="http://artpredator.wordpress.com">Gwendolyn Alley</a> [in] è fra questi ultimi.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-102661" title="Halloween" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/Halloween-75x75.jpg" alt="Halloween" width="75" height="75" />Raramente sentiamo il termine “predatore d’arte”, magari cultore, appassionato ma non predatore, ed è questo che mi ha incuriosito del blog di Alley, dove l’autrice confessa l&#39;amore per l’arte.</p>
<p>Ecco cosa dice di sé:</p>
<blockquote><p>Coleridge spiega l’estetica come qualcosa che coinvolge e impregna l’anima. Un predatore d’arte vaga alla ricerca di ciò che può conquistare la sua anima e la vostra, dalla letteratura alle arti visive, dallo spettacolo e dal genio culinario all’attivismo sociale e ambientale, alle attività all’aperto fra cui campeggio, escursioni, trekking, ciclismo, sci, alpinismo e festival quali <a title="Vai alla voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coachella_Valley_Music_and_Arts_Festival">Coachella</a> [it], Lightening in a Bottle e <a title="Vai alla voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burning_Man">Burning Man</a> [it].</p></blockquote>
<p>Sul <a title="Blog in inglese" href="http://artpredator.wordpress.com">blog</a> [in] si trovano poesie, informazioni su attività artistiche a breve oltre a molti altri temi che l’autrice ritiene interessanti. Forse la scelta del nome può sembrare un po’ prudente, riduttiva visto che il lato artistico si perde in mezzo alla vastità dei post, ma per lei è un diario dove scrivere di diverse esperienze, nell&#39;arte o altrove.</p>
<p>Questa sua poesia a proposito di <a title="Post in inglese" href="http://artpredator.wordpress.com/2009/09/28/poetry-from-the-315-experiment-august-2-2009-a-facility-with-language/">un professore</a> [in] è piuttosto interessante.</p>
<blockquote><p>Il professore aveva lasciato tutti<br />
i paroloni <br />
sul bordo del piatto.</p>
<p>E spostava <br />
spostava spostava le parole<br />
intorno con la forchetta</p>
<p>Resta da vedere<br />
ciò per cui <br />
stavano davvero litigando</p>
<p>Inizia sempre tutto con le parole<br />
e poi si va avanti in discesa.</p>
<p><em><a title="Post in inglese" href="http://artpredator.wordpress.com/2009/09/28/poetry-from-the-315-experiment-august-2-2009-a-facility-with-language/">Qui</em></a> [in] è reperibile l&#39;intera poesia</p>
</blockquote>
<p><a title="Blog in inglese" href="http://poetry-and-art-by-injete-chesoni.blogspot.com">Injete Chesoni</a> [in] è un’artista poliedrica con un taglio imprenditoriale per completare il tutto. Ha due blog, uno si chiama <a title="Blog in inglese" href="http://poetry-and-art-by-injete-chesoni.blogspot.com">Poetry and Art by Injete Chesoni</a> [in]. Vi si trovano le sue espressioni creative, cioè poesie, racconti e interventi artistici.</p>
<p>Injete cura anche <a title="Blog in inglese" href="http://poetrygifts.blogspot.com/">poetry Gifts</a> [in] un blog con tante idee per donare poesia. Suggerisce come creare regali poetici oltre a presentare la <a title="Post in inglese" href="http://www.puddinghouse.com/ekphrastic.htm">poesia ekfrastica</a> [in].</p>
<p>Ci sono anche molti oggetti in tema, come poster sulla poesia, libri, calamite a perfino poesie che <em>fanno paura</em> per Halloween.</p>
<p><a title="Post in inglese" href="http://poetry-and-art-by-injete-chesoni.blogspot.com/2009/06/mystery-in-old-town-mombasa-scary-poem.html">Mystery in Old Town Mombasa</a> [in] (mistero nella Mombasa vecchia) è un esempio di queste poesie che esprimono un fondo di timore, di paura.</p>
<blockquote><p>Aveva qualcosa di misterioso</p>
<p>quando andava alla finestra e guardava fuori</p>
<p>Camminavo nella parte vecchia di Mombasa</p>
<p>e ricordai si diceva che</p>
<p>i fantasmi infestano questa città</p>
<p>e le cose non sono mai ciò che sembrano.</p>
<p>Ci sono folletti travestiti da gatti</p>
<p>e uomini che indossano casacche da donna.</p>
<p>Così la guardai negli occhi e corsi via</p>
<p>ma la mia mente si fermò a pensare</p>
<p>se fosse davvero una donna camuffata<br />
O un essere soprannaturale</p>
</blockquote>
<p><strong>L’On. Mwangi S. Muthiora</strong> ha un titolo piuttosto lungo per la sua età,  è deputato del Parlamento Nazionale della Gioventù di Githunguri in Kenya.</p>
<p>Nato nel 1982 in una famiglia di nove persone, Simon Mwangi Muthiora è membro del Parlamento Nazionale della Gioventù in Kenya ed è Deputato Junior nella circoscrizione di Githunguri.</p>
<p>Muthiora è anche scrittore e autore di una serie di brevi racconti, poesie e perfino di un&#39;opera teatrale. Scrive per diletto e il suo blog è una testimonianza concreta di ciò che rivendica.<br />
<a title="Blog in inglese" href="http://twohoursbefore.blogspot.com/">Two Hours Before</a> [in] (due ore prima), ed ecco come è arrivato alla scelta finale del nome:</p>
<blockquote><p>IMMAGINATE COME SARA&#39; CAMBIATO IL MONDO FRA DUE ORE, O PEGGIO, PENSATE A COSA POTREBBE ACCADERE , O GLI EVENTI CHE POTREBBERO VERIFICARSI DOPO LA VOSTRA MORTE, “FRA DUE ORE”. ALLORA FERMATEVI, “DUE ORE PRIMA” VI  TERRA’ COMPAGNIA. E’ ARRIVATO IL NUOVO POETA DEL KENYA.</p>
</blockquote>
<p>La sua poesia è priva di quel fiume emozionale che la maggior parte dei poeti cerca quando scrive versi d’amore. Parla di <em>mutilazione genitale femminile, di mogli-pile, di morte, di eredità delle donne, di guerra</em> e di molte altre forme di immoralità presenti in Kenya, in Africa e nel mondo più in generale.</p>
<p>Ecco un brano dala poesia sulla mutilazione genitale femminile, <a title="Post in inglese" href="http://twohoursbefore.blogspot.com/2009/10/fgm-has-probably-been-performed-for-at.html">A Woman&#39;s Meat</a> [in] (carne di donna)</p>
<blockquote><p><strong> CARNE DI DONNA </strong> </p>
<p>La mattina presto</p>
<p>prima che sorga il sole</p>
<p>e la luna muoia</p>
<p>compare la vecchia zingara </p>
<p>e le sue intenzioni sono chiare</p>
<p>avvolta nell’umorismo colpevole</p>
<p>perchè la carne di una donna</p>
<p>è il suo bersaglio</p>
<p>in nome della purezza.</p>
<p>Ridacchiando si avvicina</p>
<p> Ha ha ha ha, ha ha ha……..</p>
<p>“Non è doloroso, mia cara nipote”</p>
<p><a title="Post in inglese" href="http://twohoursbefore.blogspot.com/2009/10/fgm-has-probably-been-performed-for-at.html"><em>Qui</a> [in] potete leggere il resto della poesia</em>.</p>
</blockquote>
<p><strong>Kojo Bafoe</strong> è un uomo, un padre, un figlio, un fratello, un marito, un amico, un poeta, uno scrittore che cerca di dare senso a questa realtà grazie alle parole. Vive a Johannesburg, in Sudafrica.</p>
<p>Kojo ha due blog,  <a title="Blog in inglese" href="http://imperfectpoetry.blogspot.com/">Imperfectpoetry</a> [in], interamente dedicato alla sua attività di poeta, e <a title="Blog in inglese" href="http://kojobaffoe.wordpress.com/">kojobaffoe</a> [in], blog sulla piattaforma wordpress dove scrive le proprie “divagazioni”, come egli stesso le definisce. Qui spazia dallo sport alla tecnologia, ai poeti che lo ispirano, e vi si trova anche musica <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href = "http://it.wikipedia.org/wiki/Neo_soul">Neo Soul</a> [it].</p>
<p>Il <a title="Blog in inglese" href="http://imperfectpoetry.blogspot.com">blog Imperfectpoetry</a> [in], offre invece un’introspezione di Kojo, che si considera poeta imperfetto che scrive poesie imperfette, una valutazione piuttosto modesta che predispone alla lettura dei suoi versi con particolare attenzione proprio alle imperfezioni.</p>
<p>Ma leggendo la poesia ‘<em><a title = "Post in inglese" href="http://imperfectpoetry.blogspot.com/2008/07/just-words.html">Just words</a></em>’ [in] (solo parole) si capisce d&#39;aver sottovalutato le sue capacità poetiche. Nella brevità e precisione della poesia non troviamo la minima traccia di imperfezione.</p>
<blockquote><p>Brucia i muri della follia</p>
<p>Ubriacati dai fumi</p>
<p>Scatenati contro la macchina</p>
<p>Ma torna a casa in tempo per cena</p>
<p>Spezza le catene</p>
<p>Bevi l’acqua dal pozzo della libertà</p>
<p>Sfrutta la terra dei tuoi padri<br />
Ma non scordare di pagare l’affitto</p>
<p><em><a title="Post in inglese" href="http://imperfectpoetry.blogspot.com/2008/07/just-words.html">Qui</a> [in] potete leggere il resto della poesia.</em></p>
</blockquote>
<p>Il blog esiste già da tre anni e malgrado l&#39;ultimo post risalga a febbraio, non ci si chiede cosa l&#39;abbia trattenuto altrove leggendo l&#39;altro suo blog. Di tanto in tanto c’è bisogno di distrarsi.</p>
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		<title>Strumenti online per monitorare il cambiamento climatico</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/strumenti-online-per-monitorare-il-cambiamento-climatico/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 05:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In previsione della Conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a dicembre a Copenhagen (COP15), ecco una serie di strumenti online a cui ciascuno di noi può ricorrere per seguire l'andamento delle trasformazioni climatiche, e i loro effetti, in varie regioni del mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lester-bolicenni/">Lester Bolicenni</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/22/online-tools-to-monitor-climate-change/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Mentre si avvicina la <a title="Sito ufficiale di COP15" href="http://en.cop15.dk/">Conferenza sul cambiamento climatico</a> [in] (COP15) prevista a dicembre 2009 a Copenhagen, ecco alcuni strumenti online per monitorare le attuali trasformazioni climatiche. Utilizzando questi strumenti, si può imparare di più sugli effetti di tali cambiamenti, e contribuire a spingere verso le possibili soluzioni quanti hanno il potere di prendere decisioni.</p>
<p><strong>Sul campo</strong></p>
<p>L&#39;osservazione degli impatti del cambiamento climatico generalmente parte sul campo. Il fotografo <em><a title="Sito ufficiale di James Balog" href="http://www.jamesbalog.com/pages/home.php">James Balog</a></em> [in] si è recato in Alaska, USA, per seguire il progressivo scioglimento della calotta glaciale. Il video che segue illustra i risultati sbalorditivi del suo lavoro fotografico:</p>
<p><center><span style="margin: 0pt auto 10px; text-align: center; display: block;"><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="350" height="216" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oaTcsyNrEec&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="350" height="216" src="http://www.youtube.com/v/oaTcsyNrEec&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></span></center></p>
<p>Visto che non tutti hanno macchine fotografiche costose e tempo libero per poter andare in Alaska, un altro approccio potrebbe essere leggere le esperienze delle persone in prima linea.</p>
<p><a title="Vai al sito di Climatefrontlines.org" href="http://www.climatefrontlines.org/">On the Frontline of the Climate Change</a> [in] è un progetto che raccoglie storie raccontate in prima persona sugli impatti del cambiamento climatico, nelle comunità indigene, su piccole isole e altre comunità vulnerabili. Il forum contiene numerosi contributi recenti inviati via email, soprattutto dal Sud Asia e dall&#39;Africa. Un partecipante e consulente per lo sviluppo africano, <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.climatefrontlines.org/en-GB/node/430">George Katunguka</a> [in], scrive dall&#39;Uganda:</p>
<blockquote><p>L&#39;impatto del cambiamento climatico non ha ricevuto molta importanza nel mio Paese, l&#39;Uganda, ma tali cambiamenti e i loro effetti vanno evidenziandosi dolorosamente. Secondo un recente rapporto sulle risorse d&#39;acqua, nel 2025 l&#39;Uganda probabilmente soffrirà forti mancanze idrico. La gente sta morendo di fame come nel recente caso della regione Teso, nell&#39;est dell&#39;Uganda; ci sono cambiamenti negli ecosistemi acquatici, come la diminuzione del livello del lago Vittoria; stagioni imprevedibili, perdita di terreno fertile e dei prodotti agricoli e quindi aumento della povertà delle famiglie, con tutte le implicazioni del caso. Che cosa stiamo facendo per evitare quest&#39;imminente catastrofe?</p></blockquote>
<p><strong>Dallo spazio cosmico a Google Earth</strong></p>
<p>L&#39;osservazione sul campo può essere verificata dall&#39;alto. Lo spazio è la prospettiva da cui osservare e analizzare la terra nell&#39;insieme. È difficile trovar posto su un&#39;astronave, ma per fortuna è facile trovare online immagini dal satellite.</p>
<div><center>
<dl id="attachment_102518" style="width: 310px;">
<dt><a href="http://na.unep.net/digital_atlas2/webatlas.php?id=11"><img style="margin: 0pt auto 10px; text-align: center; display: block;" title="Immagini satellitari del mare d'Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/aral_sea-300x192.jpg" alt="Immagini satellitari del mare d'Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004 1973/2004" width="300" height="192" /></a><small>Immagini satellitari del mare d&#39;Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004</small></dt>
</dl>
<p></center></div>
<p>Oltre alle agenzie e imprese spaziali che offrono servizi alle NGO, agli scienziati e alle persone comuni, il Programma delle Nazioni Unite per l&#39;ambiente ha creato un <a title="Guarda l'atlante" href="http://na.unep.net/digital_atlas2/index.php">atlante online</a> [in] che elenca i cambiamenti avvenuti in varie parti del mondo lungo i decenni. Tutte le immagini dal satellite possono essere viste sul <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_globe">globo virtuale</a> [in] di Google Earth, come spiegato sul <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/09/google-climate-change-tools-for-cop15.html">relativo blog ufficiale</a> [in]:</p>
<blockquote><p>In collaborazione con il governo danese ed altri, stiamo lanciando <a title="Guarda il video" href="http://www.google.com/cop15">una serie di riprese speciali via Google Earth</a> [in] per permettervi di scoprire i potenziali impatti del cambiamento climatico sul pianeta e le soluzioni per gestirlo.</p></blockquote>
<p style="clear: both;">Moltissime altre risorse son reperibili sui blog e sui siti delle organizzazioni internazionali. Cari lettori, sentitevi liberi di aggiungere le vostre fonti nella sezione dei commenti in calce a questo.<strong> </strong></p>
<p><strong>Scienza per chi deve prendere decisioni</strong></p>
<p>L&#39;osservazione è una questione centrale per quanti hanno il potere di prendere decisioni. I governi hanno avviato dei sondaggi per comprendere meglio questo fenomeno e come attenuarne gli impatti.</p>
<p>Nel 1998 la Commissione Europea e l&#39;Agenzia Spaziale Europea hanno avviato un programma spaziale chiamato <a title="Vedi voce in italiano su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Global_Monitoring_for_Environment_and_Security">Global Monitoring Environmental Security</a> [it] (GMES), per descrivere i cambiamenti in tempo reale grazie a dati ottenuti da più fonti. Il progetto fornirà un rapporto conclusivo nel 2014, con un allegato sulla sicurezza.</p>
<p>I Paesi in via di sviluppo colpiti maggiormente dal cambiamento climatico hanno compiuto dei passi simili, tra cui <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://rashidfaridi.wordpress.com/2009/10/21/india-to-launch-two-satellites-to-study-climate-change/">i recenti satelliti lanciati dall&#39;India</a> [in] per studiare il cambiamento climatico. Tali informazioni possono aiutare le nazioni a pianificare nuove politiche ambientali ed economiche.</p>
<p>In Sudafrica è stato creato un nuovo strumento economico orientato proprio a questo obiettivo. <a title="Articolo originale in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200909040881.html"><em>AllAfrica</em> riporta</a> [in] :</p>
<blockquote><p>È stato realizzato un nuovo strumento analitico basato su uno studio, Mapping South African Farming Sector Vulnerability to Climate Change and Variability (Mappatura della vulnerabilità al cambiamento climatico e della variabilità del settore agricolo sudafricano), per aiutare i pianificatori a individuare le comunità più vulnerabili al cambiamento climatico e aiutarle a prepararsi a condizioni agricole profondamente diverse.</p></blockquote>
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		<title>Africa: la tecnofobia finirà per rovinare la festa delle tecnologie diffuse?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/africa-la-tecnofobia-finira-per-rovinare-la-festa-delle-tencologia-diffusa/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 05:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Data la crescente influenza delle ICT sullo sviluppo, è possibile che la paura della tecnologia e l’incomprensione delle sue finalità colpiscano in misura sproporzionata il mondo in via di sviluppo? Ecco alcuni esempi e iniziative per combattere la tecnofobia in alcuni Paesi sub-sahariani. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/john-liebhardt/">John Liebhardt</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/22/will-technophobia-crash-the-ict-party/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Le <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/ICT">tecnologie dell&#39;informazione e della comunicazione</a> [it] (nell&#39;acronimo inglese, ICT) promettono di favorire al meglio lo sviluppo. I telefoni cellulari, si dice, facilitano la creazione e l’espansione dei mercati dove prima non esistevano. I dispositivi mobili sono entrati nella sfera bancaria (il bancomat via cellulare in alcuni Paesi), medica (consentendo a chi vive in aree rurali di ricevere le necessarie informazioni dagli specialisti) e dei servizi pubblici.</p>
<p>Le connessioni Internet permettono a studenti che vivono in aree rurali remote di migliorare l&#39;apprendimento attraverso le ricerche online. Gli accademici di tutto il mondo si tengono in contatto tra loro. I social media facilitano e consentono alla gente di organizzarsi meglio e agli immigrati di inviare facilmente denaro a casa. </p>
<p>Il ruolo svolto dalle ICT nello sviluppo umano è stato dibattuto e discusso in un forum svoltosi ad Harvard il 23 e 24 settembre scorsi, dal titolo <a title="Pagina originale in inglese" href="http://cyber.law.harvard.edu/events/2009/09/idrc"> ICT, Sviluppo Umano, Crescita e Riduzione della Povertà</a> [in].</p>
<p>Cosa si può dire però sul rifiuto dei computer e sulla diffidenza verso gli strumenti tecnologici? Se la speranza riposta nelle ICT è quella di condurre alla riduzione della povertà, in che modo la tecnofobia può inficiare questa missione? La tecnofobia è sen’altro una questione globale. Tuttavia, data la crescente influenza delle ICT sullo sviluppo, è plausibile che il timore della tecnologia e l’incomprensione delle sue finalità possano colpire in misura sproporzionata il mondo in via di sviluppo? Se così è, cosa si può fare al riguardo?</p>
<p>Ecco di seguito alcuni esempi della lotta alla tecnofobia e del tentativo di comprenderla. (Se sapete di altre situazioni, ci farebbe piacere ascoltarle. Proveremo a scrivere di questi temi anche in altre parti del mondo, per cui v&#39;invitiamo a diffondere queste idee.)</p>
<p>La tecnofobia assume in Africa, come altrove, forme diverse. La ritrosia degli insegnanti verso la tecnologia è stata <a title="Documento PDF originale in inglese" href="http://www.ernwaca.org/panaf/pdf/phase-1/Kenya-PanAf_Report.pdf">citata</a> [in] come ostacolo all’espansione dei computer nelle scuole. In Uganda, sia lo staff che i pazienti degli ospedali indicano la &#8220;<a title="Pagina originale in inglese" href="http://tiny.cc/n6UuZ">adattabilità culturale</a>” [in] come vincolo all’introduzione dells ICT nelle strutture sanitarie. Molte ragazze in tutto il mondo <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.apcwomen.org/node/280">vedono</a> [in] i cybercafé – in molti luoghi l’unica modalità d&#39;accesso a Internet – come territorio riservato strettamente ai maschi.</p>
<p>James Kariuki, uno specialista di <em>e-learning</em> che vive a Città del Capo, in Sudafrica, racconta la storia di un amico altamente scolarizzato che ha difficoltà nell’adattarsi alle nuove tecnologie. Dal suo <a title="Post originale in inglese" href="http://elearningfundi.blogspot.com/2007/04/where-is-my-overhead-projector.html">blog</a> [in] <em>Elearning in Africa</em>:</p>
<blockquote><p>Oggi ho discusso con un amico che si lamentava della velocità con cui evolve la tecnologia. Potevo leggergli l’espressione agonizzante sul viso quando mi diceva che avrebbe dovuto tenere una presentazione in pubblico, e l&#39;unico supporto audiovisivo presente in sala è un computer con videoproiettore. Le lavagne luminose ormai fuori moda sono state rimpiazzate da questi nuovi strumenti tecnologici. Soffriva parecchio nel pensare di dover rifare la presentazione e scannerizzare le immagini per poterle usare sul computer. Gli ho chiesto se aveva preso in considerazione l’idea di frequentare qualche corso di formazione. Questa la sua replica:</p>
<p>&#8216;La maggior parte di noi ha una fobia verso la tecnologia e gran parte del gergo usato nei corsi ci rende più confusi di quanto fossimo prima. Conosco diversi professori del mio dipartimento che provano lo stesso timore modo nei confronti della tecnologia e non riescono a partecipare ai corsi.&#39;</p>
<p>Gli ho chiesto: è questo il motivo per cui alcuni conferenzieri non usano mai gli strumenti informatici nelle sale convegni? Ha risposto:</p>
<p>&#8216;Si, e oltre a quello c’è un fattore culturale. Si sarebbe dovuto coinvolgere un antropologo per studiare la cultura dei futuri utilizzatori di tecnologia in modo da poter consigliare loro i primi cambiamenti necessari [in termini di cultura] perché la tecnologia possa essere utilizzata con successo.&#39;</p>
<p>Mi sembra che il problema qui sia che la tecnologia è stata resa disponibile, ma non così la popolazione che dovrebbe beneficiarne. Non so bene quale possa essere il miglior approccio per affrontare la tecnofobia, in particolare in quelle situazioni in cui gli individui [con la fobia] hanno tutte le risorse, la formazione eil sostegno necessari per imparare ma non riescono comunque a utilizzare gli strumenti a loro disposizione. Se qualcuno ha dei suggerimenti, fatemeli sapere.</p></blockquote>
<p>In un commento, Neil J <a title="Commento originale in inglese" href="http://elearningfundi.blogspot.com/2007/04/where-is-my-overhead-projector.html?showComment=1177171020000#c6638125364405986029">afferma</a> [in] che tutti noi dovremmo sviluppare una nostra definizione di tecnofobia – perché tutti ne siamo un po’ affetti.</p>
<blockquote><p>Suppongo, come hai detto, che la formazione sia il modo migliore per affrontare il problema. Al momento ho un incarico universitario sulla tecnofobia. Penso che tutti noi abbiamo degli elementi di tecnofobia:<br />
- la rabbia che proviamo quando si guasta un computer;<br />
- la paura che i computer possano sostituirsi a noi nel lavoro;<br />
- il timore di essere tenuti sotto controllo!</p></blockquote>
<p>Il digital divide non è solo questione di rapporto campagna/città o Paesi ricchi/Paesi poveri. Il genere è un altro fattore importante, dice Ore Somolu, che <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.w-teconline.org/nfsblog/?p=23">scrive</a> [in] su <em>The Networking Success Project</em> in Nigeria.</p>
<p>Le donne subiscono diverse limitazioni alla possibilità di usare liberamente gli strumenti tecnologici, continua Ore, tra le quali redditi più bassi, minor tempo a disposizione, livelli medi di scolarità inferiori. Una delle possibili soluzioni è quella di cominciare a insegnare le ICT alle ragazze fin dalla giovane età.</p>
<blockquote><p>Le ragazze hanno bisogno di essere maggiormente coinvolte nelle materie scientifiche e tecnologiche sin da quando sono ancora piccole. Questo può avvenire sia formalmente (scuola primaria o secondaria, corsi di computer, doposcuola) che informalmente (apprendere dai familiari o da amici, campi estivi con lezioni sui computer). Il Gender Team della <em>KnowledgeHouseAfrica</em> organizza dei workshop destinato alle donne sul <a title="Pagina di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Free_and_Open_Source_Software">FOSS</a> [it, Free and open source software], onde fornire alle ragazze che lo frequentano le capacità necessarie per formare altre donne sull’uso del software libero e open source. La Fondazione Fantsuam offre borse di studio a donne qualificate e interessate alla formazione in ambito ICT.</p>
<p>La madri esercitano grande influenza sulle figlie e se si dimostrano tecnofobe, le ragazze potrebbero adottare atteggiamenti simili senza rendersene conto. È importante che l’incoraggiamento venga da casa, con l’introduzione sin dalla più tenera età a forme di tecnologia via via più complesse.</p></blockquote>
<p>Lauren Clifford-Holmes, studentessa alla Rhodes University in Sudafrica, ha la sensazione che le ICT non stiano mantenendo le promesse perché solo pochi progetti hanno dato risultati tangibili. Elenca alcuni esempi delle migliori pratiche nell’adozione delle ICT come fattore di sviluppo. Dal suo <a title="Post originale in inglese" href="http://laurencliffordholmes.blogspot.com/2007/05/development-as-wholistic-process.html">blog</a> [in], <em>The Soap Box</em>:</p>
<blockquote><p>Ciò che mi ha colpito di questa storia sono stati principalmente due aspetti: innanzitutto che inondare una comunità di tecnologia è inutile a meno che non si insegni a consumarla e utilizzarla a fini produttivi. Secondo, questo caso di studio rende evidente l’importanza di concentrarsi sulle scuole e sull’introduzione degli studenti alla tecnologia, che può contribuire all&#39;esperienza formativa e fornire loro le competenze di cui hanno bisogno per entrare con successo nella società dell’informazione e nell’economia della conoscenza.</p></blockquote>
<p>Descrive poi un esempio per la promozione di tecnologia appropriata, l’<a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.elearning-africa.com/newsportal/english/news68.php">Intel Teach Program</a> [in].</p>
<blockquote><p>Il liceo di Mthebula ha ricevuto alcuni anni fa dei computer donati dalla Telkom, ma nessuno degli insegnanti ne prevedeva l&#39;impiego nei corsi. L’insegnante di lingue, Mercy Ntlemo, attribuiva ciò al fatto che la gran parte dei docenti non possedeva “la conoscenza specifica e la formazione necessaria per integrare adeguatamente la tecnologia”. Di conseguenza i computer restavano a impolverarsi, raramente utilizzati se non per la ricerca di informazioni elementari e il più basilare <em>word processing</em>.</p>
<p>Questo esempio illustra il contesto del più vasto dibattito sulle ICT e lo sviluppo: lo sviluppo deve prodursi su una moltitudine di livelli differenti. Non ha senso pensare che si stia aiutando lo sviluppo donando gratuitamente tecnologia, come i computer, a chi non dispone delle conoscenze necessarie per usarla in maniera efficace.</p>
<p>In questo caso particolare, Ntlemo ha partecipato all’Intel Teach Program, un programma di crescita professionale progettato per aiutare gli insegnanti a integrare con efficacia gli strumenti tecnologici nelle scuole con l’obiettivo di sostenere gli studenti nella formazione di competenze adatte al XXI secolo. Ntlemo sente di aver realmente beneficiato di quel programma e, sull’onda del suo successo, molti altri insegnanti vi hanno preso parte per “superare la tecnofobia”.</p>
<p>Questo programma formativo ha messo i docenti di fronte a nuovi approcci per la creazione di strumenti di valutazione e per allineare le lezioni a obiettivi e standard pedagogici. Essi hanno inoltre scoperto nuovi modalità per incorporare l’uso di Internet, del web design e dei progetti degli studenti come veicoli per un solido apprendimento.</p>
<p>A seguito dell’Intel Teach Program, Ntlemo spiega che la tecnologia è ormai parte integrale del curriculum al liceo DZJ di Mthebula, e la pedagogia di progetto è diventata la norma. Il programma formativo ha rivoluzionato il modo in cui i docenti usano il computer – una risorsa meravigliosa fino ad allora stata totalmente sottoimpiegata. Ntlemo racconta che il programma “ha rivoluzionato il modo in cui insegniamo.”</p>
<p>Cosa ci insegna dunque una storia come questa? Che abbiamo bisogno di un approccio olistico allo sviluppo, e che lo sviluppo avviene all’interno di specifici contesti – per esempio l’analfabetismo informatico. Dobbiamo riuscire a comprendere il contesto delle diverse comunità che hanno bisogno di progredire nelle ICT in modo che lo sviluppo non rimanga uno sforzo inutile ma diventi piuttosto un significativo processo di cambiamento.</p></blockquote>
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		<title>Africa: la &#8220;rivoluzione&#8221; del Grande Fratello IV</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/africa-la-rivoluzione-del-grande-fratello-iv/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 05:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[La quarta serie del noto show Tv riservata al continente africano, partita recentemente, va generando una varietà di discussioni online - colorite e polemiche,  preoccupate e ironiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ndesanjo-macha/">Ndesanjo Macha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/18/big-brother-africa-iv-the-revolution-is-on/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a title="Voce su Wikipedia in inglese per la descrizione del programma" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Brother_Africa_4">Il <em>Grande Fratello Africa IV: La Rivoluzione</em></a> [in] è la quarta edizione del reality show televisivo del Grande Fratello in Africa, partita il 6 settembre 2009. La quarta serie andrà in onda per 91 giorni e il vincitore si porterà a casa 200.000 dollari americani.</p>
<p> Lo spettacolo ha già prodotto ampie discussioni on-line, così com&#39;era successo con <a title="Post di Global Voices della precedente edizione 2008" href="http://globalvoicesonline.org/2008/09/03/africa-here-comes-big-brother-africa-iii/">il Grande Fratello III</a>  [in]. </p>
<p> Il blogger <a title="Post originale in inglese" href="http://accraconsciousforever.blogspot.com/2009/09/big-brother-africa-iv-codename.html">Accra Conscious</a> [in] ha pubblicato alcune notizie di base sullo spettacolo: </p>
<blockquote><p>L&#39;ora &#8216;della nanna&#39; non sarà più la stessa visto che i 14 concorrenti si sfidano pacificamente ogni notte in cerca della strategia migliore per mettere le mani sui 200.000 dollari del premio!</p>
<p>Ecco qui maggiori informazioni sulla nuova Rivoluzione del GFA (Grande Fratello Africa):</p>
<p>• Il montepremi per il vincitore del GFA di quest&#39;anno è stato duplicato  - ad oggi è di 200.000 dollari Usa, della serie ‘chi vince piglia tutto’.</p>
<p>• La nuova edizione del programma ha quasi raddoppiato la capacità video e audio rispetto alle stagioni 1, 2 o 3:ci saranno 40 telecamere &#39;so tutto&#39; e &#8216;vedo tutto&#39; e 100 microfoni.</p>
<p>• Le vecchie regole che vietavano di cospirare in casa sono state ridotte: ora i residenti saranno liberi di creare alleanze, discutere strategie apertamente e giocarsi la partita in un modo completamente diverso.</p>
<p>• Quest&#39;anno agli spettatori verrà chiesto di votare per i partecipanti che vogliono fare rimanere in casa piuttosto che per quelli che vorrebbero eliminare.</p>
<p>• Quest&#39;anno i coinquilini saranno 14 rispetto ai 12 del passato, inclusi dei ragazzi del Mozambico e dell&#39;Etiopia. Gli altri 12 Paesi rappresentati sono: Angola, Botswana, Ghana, Kenya, Malawi, Namibia, Nigeria, Sud Africa, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe.
</p>
</blockquote>
<p>Rafiq scrive di <a title="Post originale in inglese su come usare MXit dal telefonino" href="http://www.webaddict.co.za/2009/09/07/mxit-vote-big-brother-africa-4/">un servizio gratuito di SMS per votare i concorrenti</a> [in]: </p>
<blockquote><p>Quando arriva il momento del voto per il GFA 4: La rivoluzione, spedire molti SMS o telefonare può&#39; diventare costosissimo. Fortunatamente ci sono alternative: puoi votare per i concorrenti del gfa via web e… *rullo di tamburi* via <a title="Voce su Wikipedia in inglese sul nuovo servizio di sms istatanei gratis"href="http://en.wikipedia.org/wiki/MXit">MXit</a> [in].</p>
<p>Questo modo facile e veloce di votare i propri favoriti del GFA4 è offerto ai 14 milioni  di <a title="Link al sito originale di MXIT in inglese" href="http://www.mxitlifestyle.com/getting-started">utenti MXit</a> [in]. Vedo in questa nuova possibilità un&#39;enorme vittoria di MXit nella costante ricerca per raggiungere un numero sempre crescente di utenti all&#39;interno del continente africano. Ho intenzione di fare una ricerca sulle statistiche degli utenti prima e dopo l&#39;inizio del GFA4 nei 14 Paesi di provenienza dei concorrenti per vedere se i membri MXit di queste regioni cresceranno veramente nel corso dello spettacolo.</p>
</blockquote>
<p>David Ajao non è contento a causa <a title="Vedi il commento di David sul forum del BBA4 in inglese" href="http://www.davidajao.com/blog/2009/09/05/big-brother-africa-4-2009-the-revolution/#comment-46536">dell&#39;esaltazione della promiscuità</a> [in] presente nello show: </p>
<blockquote><p>Le mie riserve riguardo al Grande Fratello Africa sono sempre legate alla continua celebrazione della promiscuità.</p>
</blockquote>
<p>Noni pensa che <a title="Vedi commento di Noni sul Forum del BBA4 in inglese" href="http://www.davidajao.com/blog/2009/09/05/big-brother-africa-4-2009-the-revolution/#comment-46658">questa edizione del Grande Fratello faccia schifo</a> [in]:</p>
<blockquote><p>IL GRANDE FRATELLO FA PROPRIO SCHIFO QUEST&#39;ANNO! I RAGAZZI SONO BRUTTI! PERCHE` CI DEVI DELUDERE COSÌ GRANDE FRATE&#39;? NON CI SONO NEANCHE 2 O 3 BEI RAGAZZI IN &#8216;STA CASA! SONO PROPRIO DELUSO.</p>
</blockquote>
<p>Mika <a title="Post originale in inglese"href="http://mikastefano.wordpress.com/2009/09/07/big-brother-africa-4/">analizza i residenti della casa</a> [in]: </p>
<blockquote><p>Jeremy dal Kenya sembra carino, e Itai dallo Zimbabwe deve avere un enorme pipi… Fremo dall&#39;attesa del mometo doccia! Hannington dall&#39;Uganda sembra proprio una regina, si è descritta in 5 parole come “Una divinità tra gli uomini”…Ummm Ok sorella! Mi chiedo quanti altri ragazzi saranno gay? Rimanete in incognito…? D&#39;ogni modo Quinn, dal Sud Africa è stato tra i primi 4 in classifica nella ricerca per il DJ di pelle bianca della radio YFM.</p>
</blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese"href="http://rafshizzle.blogspot.com/2009/09/big-brother-4-revolution-starts-with.html">Incalza sullo stesso tono Rafshizzle</a> [in], blogger ugandese:</p>
<blockquote><p>Hannington Kuteesa Kavuma è uno dei figli del giudice Steven Kavuma e della parlamentare Ruth Kavuma. È appena tornato dalla Malaysia dove ha frequentato un corso d&#39;informatica. Non ci crederete, ma eravamo con questo tipo al Club di Rugby di Kampala e non ha potuto dirci niente sulla sua partecipazione al GFA4. Beh, buona fortuna! Intanto stiamo ancora raccogliendo informazioni sull&#39;altro ragazzo ugandese, Filbert Okure, quindi tornate ad aggiornarvi. (Ci hanno detto che Hannington lascierà la casa). In ogni caso lo Zimbabwe ha mandato Itai Makumbe, 31enne che ama la politica. E avete indovinato, la maggioranza dei politici sono noiosi a eccezione di tipi come Ken Lukyamuzi, il Presidente Museveni e Idd Amin (RIP). Anche il Kenya ha due concorrenti: Edward Muthusi detto Teddy e Jeremy Ndirangu. La Nigeria ha mandato Kevin Chuwang che è un ragazzo disoccupato di 27 anni. Dal Botswana abbiamo Kaone Ramontshonyana: sinceramente non ho capito che tipo sia. Per la prima volta rappresentata, l&#39;Etiopia ha portato Yacob Yehdego che ha promesso di essere se stesso – frase che dicono quasi tutti gli etiopi. Il suo soprannome è Yac, bisognerà aspettare…Il Paese di casa, il Sud Africa, ha un ragazzo <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Muzungu">Mzungu (di pelle chiara)</a> [in] di nome Quinn Silder: con i suoi 21 anni, l&#39;affascinate Quinn è il più giovane e l&#39;unico bianco della casa. In più è anche un DJ e presentatore radiofonico, perciò dovrebbe sapere come intrattenere la gente. È la prima occasione anche per il Mozambico che è rappresentato dal 23enne Leonel Estevda.</p>
</blockquote>
<p>Pen Powder <a title="Post originale in Inglese" href="http://penpowder.blogspot.com/2009/09/ghana-let-down-in-bba-4.html">critica il concetto di &#8220;rivoluzione&#8221; di quest&#39;anno</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Stavo iniziando a godermi gli eccitanti colpi di scena del Grande Fratello Africa Rivoluzione, ma dopo che all&#39;eliminazione di Ras Wayo non è seguito l&#39;ingresso nella casa di una ragazza ganese, ho dedotto che l&#39;idea di rivoluzione non sia stata studiata a fondo e anzi risulta alquanto vaga. Alcuni dei cambi effettuati non hanno senso: perchè c&#39;è un numero maggiore di concorrenti provenienti da alcuni Paesi piuttosto che da altri, quando in realtà l&#39;idea di creare uno show continentale veniva dal proposito di mettere assieme tutte le diverse nazioni? Con l&#39;ingresso nella casa delle 12 ragazze, avvenuto domenica della scorsa settimana, adesso ci sono 4 nigeriane, 2 keniote e altre presenze multiple per certi Paesi, mentre il Ghana ora non ha alcuna rappresentante. Tutto ciò, viene fatto nell&#39;interesse degli appassionati telespettatori? O piuttosto sono meglio rappresentati quei Paesi dove le reti televisive <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/M-Net">M-net</a> [in] e <a title="Link alla voce su Wikipedia in italiano"href="http://it.wikipedia.org/wiki/DStv">DStv</a> [it] ne trarranno maggior guadagno? È strano che quest&#39;anno il Grande Fratello abbia permesso le &#8216;alleanze di voto&#39; che molto probabilmente si formeranno tra i partecipanti della stessa nazionalità. Ciò non farà altro che aumentare l&#39;antagonismo tra i residenti, eppure M-net ha esordito dicendo che le regole di voto sono state cambiate cosicchè gli spettatori possano votare per salvare i propri favoriti e in modo da promuovere la &#8216;positività&#39; invece della negatività del voto per eliminazione. Con un annuncio a sorpresa, il rappresentante del Ghana, Ras Wayo, è stato il secondo eliminato durante il primo turno di eliminazioni. Wayo è salito sul palco davanti a una folla che intonava in suo nome a ritmo di reggae. Ha detto ad IK, il presentatore, di non essere affatto sorpreso di aver lasciato la casa e di non ritenere che il suo stile di vita Rasta abbia influenzato gli spettatori in modo negativo. Beh, nemmeno i cittadini del Ghana sono sorpresi. Infatti il suo slang giamaicano è diventato un problema non appena Ras è arrivato in casa. Quindi, come mai si è scelto Ras Wayo come primo rappresentante del Ghana? M-net e i produttori dello spettacolo scegliono coloro che secondo il loro punto di vista possono offrire il miglior livello d&#39;intrattenimento secondo i valori degli spettatori di tutti i Paesi partecipanti.</p>
</blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://narcissusconceitus.blogspot.com/2009/09/big-brother-africa-4.html">Narcissus chiede</a> [in]: “sono l&#39;unico, o c&#39;è qualcun&#39;altro dell&#39;opinione che Itai sia totalmente gay?”:</p>
<blockquote><p>Questi piccoli episodi hanno fatto salire alle stelle il mio &#8216;monitor gay&#39;: uno dei suoi show favoriti è, aprite bene le orecchie, <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/America%27s_Next_Top_Model">America’s Next Top Model</a> [it] (lo so!). Tra le sue cattive abitudini viene contemplata quella di rubare sguardi sfuggenti di sè allo specchio (benvenuto narcisismo, ahem). Ultimo, ma non da meno, se vincesse la lotteria, userebbe il denaro per finanziare viaggi a Londra, Parigi, New York e Los Angeles. Ma davvero? Figurati!<br />
Queste due sono le uniche ragioni che &#8216;potrebbero&#39; farmi vedere lo spettacolo. Spero che la casa rimanga immersa in una nube di profumo, e che duri a lungo poichè sembra essere una lunga settimana per i maschietti, lol. Insomma, francamente mi aspettavo una vera &#8220;rivoluzione&#8221; e non la replica di un&#39;idea già sperimentata nella versione del Grande Fratello spagnolo. </p>
</blockquote>
<p>Ms B si definisce una “sfacciata fan di questo reality show tutto costruito a tavolino.” <a title="Link al post originale in inglese"href="http://mycrimsonpages.blogspot.com/2009/09/big-brother-africa-4.html">Commenta il trucco delle ragazze nella casa:</a> [in] </p>
<blockquote><p>Il trucco delle ragazze era ridicolo, nessuna donna di colore su questo pianeta ha le gote rosate!!! Nessuna!! Vi sfido a trovarne una!!! Il travestito aveva delle ciglia da schiacciamosche e Nonhle girava con delle unghie gialle che non avevano niente a che fare con il vestito. So che a volte le costumiste non azzeccano l&#39;abbinamento, ma sembrava proprio che non avesse idea di cosa indossare. Sigh, non possiamo essere tutte delle <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rihanna">Rihanna</a> [it], vero?<br />
Odio le donne quando fanno così! Non sono affatto attraenti (almeno secondo me) quando appaiono come dei clown. Si presume che il trucco serva a valorizzare la bellezza, non a nasconderla. Usalo in modo semplice, stupida!!!! E queste sarebbero le donne che rappresentano noi africane quando sono là fuori sullo schermo,oddddio!!!</p></blockquote>
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		<title>Blogger sieropositivi: &#8220;Mai rinunciare ad amare&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 04:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo un numero crescente di blogger sieropositivi ricorre ai <em>citizen media</em> per raccontare la propria convivenza con il virus - anche se parlare apertamente di HIV/AIDS rimane difficile e traumatico. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/rezwan/">Rezwan</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/08/13/blogging-with-hiv-love-is-still-possible/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Un numero crescente di blogger sieropositivi in tutto il mondo ricorre ai <em>citizen media</em> per raccontare la propria convivenza con il virus.</p>
<p>Parlare apertamente di AIDS può essere difficile. Milioni di persone hanno contratto il virus, ma il fatto che l’infezione sia assai temuta e può essere trasmessa per via sessuale implica che le persone ammalate vengano spesso stigmatizzate. Eppure esistono decine di coraggiosi testimoni di simili vicende personali, e anche attivisti che combattono per i propri diritti o per una migliore assistenza sanitaria, nei blog o nei forum su internet che possono essere letti da tutti.</p>
<p><center><code><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps/ms?hl=en&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=116925014949105791191.00045c9dd6cebd5e130f5&amp;source=embed&amp;ll=27.059126,6.328125&amp;spn=150.222974,298.828125&amp;z=1&amp;output=embed"></iframe><br /><small>Guarda <a href="http://maps.google.com/maps/ms?hl=en&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=116925014949105791191.00045c9dd6cebd5e130f5&amp;source=embed&amp;ll=27.059126,6.328125&amp;spn=150.222974,298.828125&amp;z=1" style="color:#0000FF;text-align:left">Blogging Positively</a> su una mappa più grande</small></code></center></p>
<p><strong>Sudafrica</strong></p>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://latifah.wordpress.com/2006/12/22/happy-birthday-to-me/">Busi</a> [in], una blogger e poetessa sudafricana ha scoperto di aver contratto l’AIDS nell’aprile del 2006, sei mesi dopo essere stata violentata.</p>
<p>Ecco la sua triste storia, come l’ha descritta nel suo blog <a title="Post originale in inglese" href="http://latifah.wordpress.com/2006/12/22/happy-birthday-to-me/"><em>My Realities</em></a> [in]:</p>
<blockquote><p>Non molto tempo fa ho scoperto di essere sieropositiva. Sono stata aggredita e violentata davvero troppe volte per riuscire a non contrarre il virus. Sapete, il motivo è che sono una donna identificata come lesbica, a causa della mia relazione con un’altra donna. I miei vari aggressori e violentatori l&#39;hanno fatto per mostrarmi cosa significa essere una donna.</p></blockquote>
<p>Busi <a title="Post originale in inglese" href="http://latifah.wordpress.com/2007/03/17/goodbye-busisiwe-231281-120307/">non ce l&#39;ha fatta a sopravvivere</a> [in] in questo bel mondo e si è arresa alla malattia nel marzo del 2007. Ma il suo blog e la sua poesia restano a testamento della propria vita, allo stesso di modo di altri blog, finché non si riuscirà a trovare una cura efficace.</p>
<p><strong>Cina </strong></p>
<p>Il blogger cinese sieropositivo <em>Li Xiang</em> ha contratto l’infezione da HIV tramite <a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/12/01/china-aids-blogger-li-xiangs-unextraordinary-life/">una trasfusione di sangue</a> [in] quando era adolescente alle superiori. Ha cominciato a scrivere sul suo blog nel 2005 quand’era ventenne. In <a title="Post originale in cinese" href="http://blog.sina.com.cn/s/blog_46f3d7910100byk0.html">un post pubblicato quest’anno</a> [ci] ha cercato di smitizzare l’AIDS scrivendo che la gente non dovrebbe temerlo più di altre cause di morte, e che lui stesso non ne aveva più paura grazie ai progressi delle cure mediche.</p>
<p><strong>Filippine</strong></p>
<p><em>Kiks</em> è un blogger filippino che vive a Kowloon, Hong Kong. Nel 2007 ha scoperto di aver contratto l’HIV e <a title="Post originale in inglese" href="http://bikolanongtsekwangbakla.blogspot.com/2007/07/sounding-alarm.html">ha raccontato</a> [in] cosa significhi conviverci:</p>
<blockquote><p>Essere sieropositivo non è per niente affascinante.</p>
<p>È come avere una malattia cardiaca per tutta la vita, anche se i medici mi hanno spiegato che è meglio del diabete. Con le medicine facilmente reperibili oggi si può esser sicuri di vivere più a lungo dei malati di cancro, degli anemici o degli anziani che vivono nelle metropoli inquinate come Manila.</p></blockquote>
<p><em><a title="Post originale in inglese" href="http://mylifepositive.com/wpmu/ukguy/2009/07/22/mr-angry-2/">Freerangelife</a></em> [in] è il blog di un gay dislessico di origine inglese che ha vissuto con l’AIDS per oltre vent’anni. In un post recente ha parlato della pericolosità di non prendere le dovute precauzioni:</p>
<blockquote><p>Conosciamo il virus HIV da oltre vent’anni, la gente ne conosce i rischi. Allora perché continua a diffondersi? Secondo me perché ne sottovalutiamo i rischi e spesso pensiamo “a me non potrà mai succedere&#8221;.</p></blockquote>
<p><strong>Repubblica del Congo</strong></p>
<p>L’anno scorso <em>Davy Herman Malanda</em> ha scritto nel blog <a title="Sito originale in inglese" href="http://aidsrightscongo.org/?p=103"><em>Aids Right Congo</em></a> [in] su quanto sia rischioso far conoscere agli altri il proprio stato di persona sieropositiva. Racconta la storia di Bernadette (uno pseudonimo), ragazza che vende abiti usati al mercato Tié-Tié di Pointe-Noire nella Repubblica del Congo:</p>
<blockquote><p>La vita di Bernadette è cambiata quando la sua compagna ha rivelato altri che era sieropositiva. I suoi colleghi e clienti sono venuti a saperlo. Pochi clienti hanno continuato ad acquistare vestiti al suo banchetto. La sua vita è diventata difficile, e si è fatto duro arrivare a fine del mese.</p></blockquote>
<p>Dalla capitale della Repubblica del Congo, Brazzaville, <em>Aurelie</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://aidsrightscongo.org/?p=111">descrive</a> [in] il proprio shock nell&#39;aver scoperto di essere sieropositiva:</p>
<blockquote><p>All&#39;inizio mi sembrava di essere stata schiacciata da una tonnellata di mattoni. Ho capito all’istante che la mia vita era cambiata, e mille pensieri hanno preso ad accavallarsi.</p></blockquote>
<p>Spiega anche che, grazie al sostegno della famiglia e di un’associazione non-profit, oggi riesce a condurre una vita normale.</p>
<p><strong>Stati Uniti</strong></p>
<p><em>Michelle</em> scrive dagli Stati Uniti che <a title="Post originale in inglese" href="http://blogs.poz.com/michelle/">“l&#39;amore è ancora possibile”</a> [in] anche con l’HIV e racconta di aver incontrato il suo nuovo compagno in un blog del network internazionale <a title="Sito originale in inglese" href="http://blogs.poz.com/"><em>POZ Blog</em></a> [in]. E offre questo consiglio:</p>
<blockquote><p>A quelli che hanno scoperto da poco di essere infetti e a quelli che sono stanchi di essere soli: non perdete la speranza. Non rinunciate mai ad amare. Arriverà quando meno ve lo aspettavate e quando ne avevate più bisogno.</p></blockquote>
<p><strong>Kenya</strong></p>
<p>Essere sieropositivi non significa che sarete tagliati fuori dal mondo per le discriminazioni. <em><a title="Post originale in inglese" href="http://rising.globalvoicesonline.org/repacted/2008/12/03/world-aids-day-mr-and-miss-red-ribbon-2008/">Mr. and Miss Red Ribbon</a></em> [in] è un galà di beneficenza con sfilata di moda organizzato ogni anno dai gruppi Nakuru Youth in Kenya. La blogger sieropositiva <em>Maureen</em>, membro del collettivo di blog <a title="Sito originale in inglese" href="http://rising.globalvoicesonline.org/projects/repacted-kenya/">REPACTED</a> [in] all&#39;interno di <a title="Sito originale in inglese" href="http://rising.globalvoicesonline.org/">Rising Voices</a> [in] è stata una delle concorrenti alla sfilata e <a title="Post originale in inglese" href="http://maureenakinyi.blogspot.com/2008/12/blogging-positively.html">condivide così la sua esperienza</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Partecipo alle sfilate dal 2006 e ne sono sempre stata felice perché questo avvenimento riesce a ridurre efficamente lo stigma e la discriminazione. <em>Mr and Miss Red Ribbon</em> consente a malati e infetti di ritrovarsi insieme per celebrare la bellezza in maniera speciale. Durante l’evento il pubblico può apprezzare la bellezza guardando i modelli, senza più vedere in loro la malattia.</p></blockquote>
<p><em>La </em><a title="Googlemap di Global Voices dei blogger sieropositivi" href="http://maps.google.com/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=en&amp;msa=0&amp;msid=116925014949105791191.00045c9dd6cebd5e130f5&amp;ll=24.527135,14.765625&amp;spn=120.298584,316.40625&amp;z=2"><em>Googlemap di Global Voices dei blogger sieropositivi</em></a><em> [in] in alto mette in evidenza le voci dei blogger sieropositivi e di chi si prende cura di loro, nonché altri </em>citizen media <em> che trattano di HIV/AIDS. Per leggere altre storie significative in tema, basta fare clic sui contrassegni ivi inclusi.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Africa: l’arrivo del cavo Seacom per la banda larga accende il dibattito</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/07/africa-l%e2%80%99arrivo-del-cavo-seacom-per-la-banda-larga-accende-il-dibattito/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 06:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Pozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Internet & telecomunicazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Il recente arrivo del cavo sottomarino per Internet super-veloce, che finalmente collega l’Africa australe e orientale con il resto del mondo, va suscitando animate reazioni tra i netizen africani. Oltre all'evidente entusiamo, non mancano posizioni critiche e qualche scetticismo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/rebekah-heacock/">Rebekah Heakock</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/mgpozzi/'>Maria Grazia Pozzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/24/africa-the-arrival-of-seacom-cable-sparks-debate/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La messa in atto del cavo sottomarino a banda larga, mirato a incrementare l&#39;accesso a Internet riducendone i costi, ha acceso il dibattito e l’interesse della blogosfera africana. Il cavo <a title="Vai al sito di Seacom" href="http://www.seacom.mu/index2.asp">Seacom</a> [in], che collega Sudafrica, Tanzania, Kenya, Uganda e Mozambico all’Europa e all&#39;Asia, ha <a title="Articolo del Guardian inglese" href="http://www.guardian.co.uk/technology/2009/jul/23/east-africa-broadband-revolution">è stato attivato</a> [in] giovedì 23 luglio scorso, mettendo in comunicazione l’Africa australe e orientale con il network globale a banda larga.</p>
<div id="attachment_87401" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-87401" title="Mappa del collegamento del cavo Seacom tra la fascia costiera dell'Africa australe africana con l’Europa e l’Asia" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/picture-1-300x271.png" alt="Mappa del collegamento del cavo Seacom tra la fascia costiera dell'Africa australe africana con l’Europa e l’Asia" width="300" height="271" />
<p class="wp-caption-text">Il cavo Seacom collega la fascia costiera dell&#39;Africa australe africana con l’Europa e l’Asia</p>
</div>
<p>Johannesburg, Nairobi e Kampala <a title="La notizia su Google News in inglese" href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iHrESmY6eTaALo3tbsjwGSPkPP1Q">sono state allacciate</a> [in] giovedì scorso, presto seguite da Addis Ababa e Kigali. L’attivazione del cavo era prevista agli inizi di luglio ma gli <a title="Articolo su AllAfrica.com in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200906290065.html">attacchi dei pirati</a> [in] lungo il litorale somalo ne hanno ritardato le operazioni.</p>
<p>Il collegamento sottomarino punta a ridurre i costi della banda larga fino al 90% consentendo un maggiore utilizzo delle video-conferenze, l&#39;alta definizione e l&#39;accesso veloce a Internet lungo la costa orientale africana.</p>
<p>“Mmmh… non vedo l’ora di poter scaricare qualcosa”, scrive  <a title="Blog originale in inglese" href="http://itblogkenya.blogspot.com/2009/07/seacom_22.html">IT Blog Kenya</a> [in].</p>
<p>In Uganda, Josh nota già la differenza e ne parla sul blog <a title="Vai al blog originale" href="http://inanafricanminute.blogspot.com/2009/07/kung-fu-baby-and-seacom-cable-launch.html">In an African Minute</a> [in]:</p>
<blockquote><p>La tecnica ampiamente utilizzata in Africa per vedere i filmati su YouTube è di mettere subito in pausa il video appena inizia, aspettare 20 minuti (o più) finchè viene scaricato per intero, e poi guardarlo. Oggi mi trovo alla cerimonia di inaugurazione del cavo SEACOM… Peter Moreton, direttore acquisti SEACOM, mi indica l’angolo della sala riunioni dove c&#39;é un computer con dei video YouTube in coda. Abbiamo lanciato il filmato  <a title="Video su YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=bxAirY-5QCQ">Kung Fu baby</a> [in] e per la prima volta in Africa ho visto un video di YouTube caricarsi e visualizzarsi completamente in 6 secondi.</p>
</blockquote>
<p>Anche Muhashe ne scrive in termini entusiastici su <a title="Vai al blog originale" href="http://www.techmasai.com/2009/07/24/seacom-the-under-sea-cable-has-arrived/">TechMasai</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Seacom è il cavo sottomarino di cui abbiamo parlato <a title="Vai al blog originale" href="http://www.techmasai.com/2008/04/02/eassy-east-african-submarine-cable/">qualche tempo fa</a> [in] che è stato installato e inaugurato oggi. L’iniziativa è a dir poco rivoluzionaria perché fra i Paesi che lo utilizzeranno ci sono Kenya, Tanzania, Uganda, Mozambico e Sudafrica.</p>
<p>… È un bellissimo momento per l’Africa, posso dirlo con certezza per quanto riguarda il Kenya che finora si affidava al satellite per l&#39;accesso a internet.</p>
</blockquote>
<p>Jeremy, blogger nigeriano che scrive su <a title="Vai al blog originale" href="http://naijablog.blogspot.com/2009/07/east-africa-goes-broadband.html">NaijaBlog</a> [in], fa un raffronto tra il Seacom e le varie connessioni via cavo dell&#39;Africa occidentale. È l’Africa occidentale a rimanere indietro:</p>
<blockquote><p>L’Africa australe ha la banda larga… mentre l’Africa occidentale è ancora ferma ai blocchi di partenza (in realtà è ancora negli spogliatoi che sta pensando come vestirsi) con gli inefficaci quanto inutili cavi SAT3, un fantasma Glo1 (gli appaltatori di Alcatel si sono insabbiati in una duna?) e due nuovi concorrenti, WACS e Main1 ancora lontani all’orizzonte (l’anno prossimo se siamo fortunati). L’Africa australe ha abbracciato la banda larga ed è partita a gran velocità mentre l’Africa occidentale esita e si guarda attorno.</p>
</blockquote>
<p>Anche Twitter è in fermento per la notizia del cavo Seacom. Alcuni utenti sono ensusiasti mentre altri rivelano un certo scetticismo:</p>
<blockquote><p>“Sono ancora stupefatto dall’idea che si possa scaricare praticamente qualsiasi cosa grazie a un piccolo cavo giallo <a title="Messaggio su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/search?q=%23seacom">#seacom</a>&#8220;<br/><br />
<em>— <a title="Messaggio su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/ncallegari/statuses/2815733071">ncallegari</a></em> [in]</p>
<p>“Il Seacom è entrato in azione sul serio oggi. Ora stiamo a vedere quanto ci mette l’ISP ad aumentare la velocità e ad abbassare i costi…”<br />
<em>— <a title="Messaggio su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/dnyaga/status/2808617797">dnyaga</a></em> [in]</p>
<p>“capita solo a me o a Nairobi la connessione è lenta dopo il lancio del <a title="Messaggio su Twitter in inglese"href="http://twitter.com/search?q=%23seacom">#seacom</a>? Forse la banda larga se è fermata a guardare l&#39;oceano prima di emergere?&#8221;<br />
<em>— <a title="Messaggio su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/mentalacrobatic/statuses/2804058608">mentalacrobatic</a></em> [in]</p>
</blockquote>
<p>Gran parte dello scetticismo riguarda le tariffe: malgrado alcuni esperti affermino che il costo della banda larga debba scendere del 90%, altri ritengono che il taglio effettivo sarà assai inferiore. Kachwanya <a title="Post originale su Kachwanga.com in inglese" href="http://www.kachwanya.com/?p=428">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>In teoria il costo dovrebbe scendere oltre il 90%, al momento la tariffa dei <a title="Voce su Wikipedia Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_service_provider">provider Internet (ISP)</a> [it] è di 6500 dollari per MB di banda. Secondo la Seacom, chiederanno solo 400 dollari per MB di banda, ma trattenete il respiro, non aspettatevi miracoli su questo fronte. Recentemente Tom Omariba, CEO di Uunet, ha dichiarato che i nuovi cavi abbasseranno i costi solo del 20-30%.</p>
</blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://www.truekenyan.com/2009/07/23/oh-kenyans-we-have-been-duped-again/">True Kenyan</a> [in] si preoccupa della questione della trasparenza:</p>
<blockquote><p>La Seacom si è categoricamente rifiutata di comunicare, a noi utenti internet, chi è l’ISP che ha comprato da loro la banda larga. Ciò spiega la ragione per cui brancoliamo nel buio e non sappiamo dove è possibile acquistare servizi internet economici e affidabili… Quindi l’unica alternativa che mi resta è continuare con il mio ISP, fissando il computer mentre scarica le pagine alla sua velocità sperando che un giorno il nostro sogno si avveri.</p>
</blockquote>
<p>Anche Mdau riflette sui costi commentando un post del blogger tanzaniano <a title="Post originale in swahili" href="http://issamichuzi.blogspot.com/2009/07/jk-azindua-kituo-cha-mkongo-wa-fibre.html">Issa Michuzi</a> [swahili] ma resta fiducioso per il futuro:</p>
<blockquote><p>Asanteni sana kwa huo mkonga. Sasa kutandaza fibre-optic cables kwenye miji mbalimbali tunaanza lini? Manake kuwa na inter-country connection wakati within the country hatuna connection nzuri bado gharama zitakuwa juu na kwa maoni yangu tutakuwa tuna-under utilise capacity ya hiyo under sea cable. For the moment, well done! For the future, we have to work had!</p>
</blockquote>
<div class="translation">Grazie del cavo. Ma quando lo porterete in altre parti del Paese? Voglio dire, se abbiamo una buona connesione fra i Paesi ma non abbiamo una buona connessione all&#39;interno del Paese, i costi restano elevati e penso che finiremo per sottoutilizzare la capacità del cavo sottomarino’. Per il momento, ben fatto! Per il futuro, c’è ancora molto da fare!</div>
<p>Per <a title="Post originale in inglese" href="http://jellyfishcoolman.wordpress.com/2009/07/24/seacom-goes-live/">Jellyfish</a> [in], che respinge i timori sulle tariffe facendo notare che l’aumento in termini di qualità e velocità del servizio normalmente vedrebbe un&#39;impennata dei prezzi, l&#39;arrivo del Seacom è un grande evento:</p>
<blockquote><p>Con una campagna mediatica ben strutturata, SEACOM ha acceso l&#39;interruttore che ha immediatamente sprigionato il fascio di terabyte della banda larga alla velocità della luce tramite un sofisticato sistema di fibre ottiche.</p>
</blockquote>
<p>E per il sudafricano <a title="Messaggio su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/akianastasiou/status/2797795511">Aki Anastasiou</a> [in], questo  “È un piccolo <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Megabyte">MB</a> [it] per il mio portatile ma un gigantesco <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terabyte">TB</a> [it] per l’Africa”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Zimbabwe: i molti volti della crisi e una richiesta d&#039;aiuto urgente</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/06/5542/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/06/5542/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 05:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Rizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un video in tre parti di CIVICUS i cittadini spiegano come la crisi economica stia decimando la popolazione e distruggendo la qualità della vita di chi sopravvive. Mentre l'iper-svalutazione della moneta nazionale pregiudica le possibilità di nutrirsi, vestirsi e curarsi, si denunciano continue violenze e ci si appella a mediatori quali la Southern African Development Community.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/filippor/'>Filippo Rizzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/06/12/zimbabwe_faces_of_the_crisis_and_a_cry_for_help/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_79656" class="wp-caption alignleft"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/06/civicus.jpg"><img class="size-full wp-image-79656" title="civicus" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/06/civicus.jpg" alt="Civicus.org" width="95" height="82" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Civicus.org</p>
</div>
<p>L’organizzazione <a title=Sito ufficiale di Civicus in inglese" href="http://www.civicus.org/"> CIVICUS (Alleanza Mondiale per la Cittadinanza Attiva)</a> [in] ha pubblicato <em>Time 2 Act</em>, un <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/user/civicusworldalliance">video online</a> [in] nel quale alcuni cittadini zimbabwiani illustrano i vari modi in cui la crisi che imperversa nel Paese sta decimando la popolazione e distruggendo la qualità della vita di chi riesce a sopravvivere. Nel video che segue, diviso in tre parti, si discute di come l’iper-svalutazione della moneta nazionale pregiudichi le possibilità di nutrirsi e vestirsi, si denunciano violenze e ci si appella a mediatori quali la Southern African Development Community (SADC, Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale).</p>
<p><a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=pSKb7K6ex1I">La prima parte del video</a> [in] si apre con un giovane studente che spiega le limitazioni alla libertà degli zimbabwiani: non sono liberi di mangiare, di vestirsi, di nutrirsi, di studiare con insegnanti decentemente retribuiti, di fare affidamento sugli ospedali in caso di malattia o di comprare beni a causa dell’utilizzo di un&#39;altra valuta, il Rand sudafricano, invece dei dollari zimbabwiani. La situazione è peggiorata al punto che la gente ritiene che il sistema sia al collasso su più livelli: sanità, sicurezza, economia e governo. I malati giungono negli ospedali e lì muoiono per mancanza di cure. Non c’è nemmeno rispetto per i morti: le famiglie devono pagare cifre esorbitanti affinché i deceduti vengano accolti negli obitori</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/pSKb7K6ex1I&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pSKb7K6ex1I&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></center></p>
<p>La <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=Ptf8K2yK_RE"> seconda parte </a> [in] del video riguarda le ripercussioni dell’attuale recessione economica sulla comunità: gli stipendi pagati in dollari zimbabwiani devono essere convertiti in rand sudafricani, valuta più stabile, ma in tal modo non bastano nemmeno per i bisogni primari. Si discute inoltre delle violazioni dei diritti umani e della libertà di parola che da tempo nel Paese sono all’ordine del giorno:</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/Ptf8K2yK_RE&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ptf8K2yK_RE&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></center></p>
<p>La <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=JVtuxHAxRWk">terza e ultima parte </a> [in] del video è una richiesta d’aiuto e di sostegno rivolta a enti mediatori quali la SADC e il governo sudafricano. I cittadini chiedono loro di prendere in seria considerazione le condizioni disperate in cui versano e di soccorrere l’ex paniere dell&#39;Africa, ora invece chiamato il cestino dell’Africa.</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/JVtuxHAxRWk&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JVtuxHAxRWk&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=es&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></center></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sudafrica: scalpore per il visto rifiutato al Dalai Lama</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/03/sudafrica-scalpore-per-il-visto-rifiutato-al-dalai-lama/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/03/sudafrica-scalpore-per-il-visto-rifiutato-al-dalai-lama/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 01:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Diel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
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		<description><![CDATA[La decisione di negare al Dalai Lama il visto per partecipare a una Conferenza sulla Pace ha suscitato scalpore su Twitter, Facebook e numerosi blog. Impossibile trovare anche un solo post di sostegno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ismail-dhorat/">Ismail Dhorat</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/laurad/'>Laura Diel</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/03/24/south-africa-uproar-over-visa-refusal-for-dalai-lama/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il governo sudafricano ha negato al Dalai Lama il visto per partecipare a una Conferenza sulla Pace che si terrà in Sudafrica. La decisione ha suscitato scalpore su Twitter, Facebook e diversi blog.</p>
<p><a title="Leggi l'articolo originale in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/03/24/world/africa/24safrica.html?ref=world">La motivazione del governo</a> è stata che [in]:</p>
<blockquote><p>La presenza del Dalai Lama alla conferenza avrebbe distolto l’attenzione del mondo dai prossimi mondiali di calcio in Sudafrica per spostarla invece sulla tormentata relazione tra il Dalai Lama e la Cina, uno dei maggiori partner commerciali del Paese. Thabo Masebe, portavoce del governo, ha affermato che la presenza del leader tibetano &#8220;non sarebbe nell’interesse del Sudafrica&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ironia della sorte, il rifiuto del visto ha acceso i riflettori proprio su quello che le autorità volevano lasciare in ombra. Cercando su Google testi relativi alla dichiarazione rilasciata dal governo si ottengono ben <a title="Vai ai risultati della ricerca su Google" href="http://www.google.co./search?q=The+South+African+Government+have+recently+denied+the+Dalai+Lama+a+visa+to+attend+a+Peace+Conference&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;client=firefox-a">2000 risultati </a> [in], mentre <a title="Vai ai post su twitter" href="http://search.twitter.com/search?q=&amp;ands=&amp;phrase=&amp;ors=peace+dalai+lama&amp;nots=&amp;tag=&amp;lang=all&amp;from=&amp;to=&amp;ref=&amp;near=&amp;within=15&amp;units=mi&amp;since=&amp;until=&amp;rpp=15">centinaia sono i rilanci su Twitter</a> [in] e diversi i <a title="Vai ai gruppi di protesta su Facebook " href="http://www.facebook.com/s.php?sid=1376e56e6e9b7be3d0f4114be99a0d91&amp;init=q&amp;sf=r&amp;k=200000010&amp;n=-1&amp;q=Dalai%20Lama%20South%20Africa">gruppi di protesta aperti su Facebook </a> [in].</p>
<p>Ecco alcune opinioni dalla blogosfera:</p>
<p><a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://margieorford.book.co.za/blog/2009/03/23/south-africa-and-the-dalai-lama/">Maggie scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Questa mossa supina e venale è veramente vergognosa. Per un po&#39; di articoli a buon mercato vengono annientate le ultime vestigia della reputazione morale del nostro Paese. Apparentemente lo scopo di questo gesto era catalizzare l’attenzione sul mondiale FIFA 2010 e non sul Tibet. Invece ci siamo guadagnati in tutto il mondo la fama di nazione più inaffidabile sulla questione dei diritti umani. Posso solo sperare che le volubili autorità al potere decidano di riconsiderare la loro posizione.</p></blockquote>
<p>Sul blog <a title="Vai al blog in inglese" href="http://www.nigerianbestforum.com/blog/?p=4822">Nigeria Best forum</a> [in] si legge:</p>
<blockquote><p>Il Sudafrica è il maggior partner commerciale africano della Cina, nel 2008 il volume degli scambi commerciali è stato pari a 100 miliardi di Rand (l’equivalente di 10 miliardi di dollari, 7 miliardi di sterline).</p>
<p>Dai Bing, un funzionario all’ambasciata cinese a Pretoria, ha confermato alla Sapa [Associazione Stampa Sudafricana] che Pechino aveva avvisato il governo sudafricano che la presenza del Dalai Lama nel Paese avrebbe danneggiato le relazioni bilaterali.</p></blockquote>
<p><a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://mynewsblogs.24.com/ViewComments.aspx?mid=5005133e-58ba-40b4-b81f-5edcc0ea15d3&amp;blogid=8dc766f1-b28c-4408-b992-d92655ee0017">Tony Mcgregor</a> [in] ritiene che il governo sudafricano “avrebbe dovuto semplicemente ignorare i cinesi, che, diciamoci la verità, non favoriscono lo sviluppo africano semplicemente per bontà d’animo…”:</p>
<blockquote><p>Cosa ha provocato il rifiuto del visto al Dalai Lama se non proprio quello? L’evidente stupidità della decisione di non accogliere il Dalai Lama nel Paese, dove oltretutto era già stato in diverse occasioni, è allucinante e direi quasi criminale se si pensa ai diritti umani in gioco.</p>
<p>L’ANC [Congresso Nazionale Africano] ha completamente sbagliato su questo fronte. Se avessero semplicemente ignorato i cinesi, che, diciamoci la verità, non promuovono lo sviluppo africano semplicemente per bontà d’animo, ma seguendo freddi e razionali interessi economici, il Dalai Lama sarebbe venuto e se ne sarebbe andato senza troppo clamore e il governo cinese, superato presto l&#39;accesso di rabbia, sarebbe tornato a sfruttare l’Africa.</p></blockquote>
<p><a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://mynewsblogs.24.com/ViewComments.aspx?mid=1c686f92-c4ad-413f-ac56-ba3428e91a04&amp;blogid=079c213e-f119-48c7-9c88-662ff434233a">Marung</a> [in] palesa il legame tra l’ANC, “il Progetto Zuma” e il Partito Comunista cinese:</p>
<blockquote><p>Si stima che il fondo elezioni dell’ANC ammonti a 500 milioni di Rand, una somma sufficiente per contrattare tutto e tutti nel disperato tentativo di restare al potere e tenere il presidente lontano dal tribunale.<br />
…<br />
Il denominatore  comune è che tutti i finanziatori del progetto Zuma provengono da ambienti equivoci. Uno di questi è il partito comunista cinese, noto per l&#39;assoluta mancanza di attenzione verso i diritti umani.</p>
<p>Si è detto che il rifiuto dell’ingresso in Sudafrica a Sua Santità il Dalai Lama per partecipare a una conferenza sulla pace sia dovuto alle pressioni del governo cinese.</p>
<p>È evidente che molte questioni riguardanti il Paese verranno decise da questi finanziatori.</p></blockquote>
<p>Simon Halliday <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://simonhalliday.blogspot.com/2009/03/south-african-scores-own-goal-for.html">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>forse sopprime la libertà di parola e mostra come il Sudafrica si inchini agli interessi cinesi, promovendo politiche illiberali incoerenti con la Costituzione sudafricana.</p></blockquote>
<p><a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://mynewsblogs.24.com/ViewComments.aspx?mid=a9509ff5-edb7-4f2a-a8ab-b04931411c53&amp;blogid=cd3b1c85-5f37-4522-93da-eaa4639001e4">Llewmina</a> [in] paragona l’atteggiamento del governo a un patto con il diavolo:</p>
<blockquote><p>Non importa se narrato in una leggenda, in un film o in un fumetto, succede sempre lo stesso: si fa un patto con il diavolo e si scambia qualcosa che si considera triviale per un effimero desiderio materiale. Satana, sotto qualsiasi spoglie (e si ricordi che il suo nome è “Legione, perché siamo in molti”; Marco 5:9) non mantiene mai la promessa - a dimostrazione della sua natura malvagia, alla quale non può sottrarsi - e l’anima dannata si rende conto di aver dato via il tesoro più prezioso che abbia mai posseduto.</p>
<p>Questo è esattamente quanto ha fatto l’ANC negando al Dalai Lama il visto per recarsi in Sudafrica.</p></blockquote>
<p><a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://tracystokes.co.za/2009/03/i-am-ashamed-of-my-country-today/">Tracy Stokes</a> [in] sottolinea l’ironia di prendere questa decisione proprio in concomitanza con la Giornata Sudafricana per i diritti umani,  mentre anche Ismail <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://ismaild.com/isnt-ironic-dalai-lama/">ne mette in luce tutta l&#39;ironia</a> [in].</p>
<p>Non è stato possibile trovare anche un solo post a sostegno di questa decisione. Dopo l’annuncio, anche altri Premi Nobel per la Pace <a title="Leggi l'articolo in inglese" href="http://www.nationalpost.com/news/story.html?id=1418720">hanno minacciato di boicottare l’evento</a> [in].</div>
</div>
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		<title>Telefonia mobile per migliorare l&#039;assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/02/telefonia-mobile-per-migliorare-lassistenza-sanitaria-nei-paesi-in-via-di-sviluppo/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 03:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Del Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre importanti fondazioni stanno collaborando per migliorare l'assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo mediante l'uso di cellulari e Internet. I blogger locali commentano, per lo più positivamente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juhie-bhatia/">Juhie Bhatia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/annalisa/'>Annalisa Del Greco</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/02/23/global-health-mobile-phones-to-boost-healthcare/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/02/2215069210_cdbf2b0bc5_m.jpg" alt="Mobile Phone Up Close" title="Mobile Phone Up Close" width="240" height="180" class="alignright size-full wp-image-57522" /><br />Tre fondazioni hanno deciso di collaborare per offrire un&#39;assistenza sanitaria migliore mediante l&#39;uso di telefoni cellulari e tecnologia informatica. In particolare, queste iniziative basate su tecnologia mobile sono finalizzate a migliorare i servizi sanitari nei Paesi in via di sviluppo. </p>
<p>I telefoni cellulari vengono attualmente impiegati nei servizi sanitari per diffondere informazioni sull&#39;HIV/AIDS e per ricordare alla gente di vaccinarsi. La scorsa settimana, la Fondazione Rockefeller, la Fondazione delle Nazioni Unite e la Fondazione Vodafone hanno dichiarato di voler sostenere tali progetti attraverso la costituzione della <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.unfoundation.org/global-issues/technology/mhealth-alliance.html">Mobile Health Alliance</a> [in] (o mHealth Alliance in breve). L&#39;Alleanza, annunciata nel corso del <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.mobileworldcongress.com/">Mobile World Congress</a> [in], sosterrà progetti che utilizzano la tecnologia mobile per scopi sanitari e collaborerà con gruppi pubblici e privati per sviluppare ulteriormente queste iniziative. Il programma punta a far leva sull&#39;ampio uso dei telefonini nei Paesi in via di sviluppo - dove gli utenti di cellulari raggiungono il 64% della popolazione. </p>
<p>Erik Hersman, blogger di <em>White African</em>, <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://whiteafrican.com/2009/02/17/mobile-phone-quick-hits-around-africa/">discute</a> [in] l&#39;ampio interesse che i servizi sanitari mobili vanno riscuotendo tra le fondazioni e gli enti non-profit, mentre il <em>Social Justice Blog</em> <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.identitytheory.com/sjblog/2009/02/for-worlds-poor-doctor-in-your-pocket.php">applaude questa partnership</a> [in], scrivendo:</p>
<blockquote><p>“Ecco quel tipo di responsabilità sociale d&#39;impresa che fa piacere vedere - la tecnologia che risponde a un&#39;impellente esigenza sociale… la mHealth Alliance utilizza la tecnologia per offrire medici virtuali a quanti vivono in zone rurali, soprattutto in India, Uganda e Sudafrica.”</p>
</blockquote>
<p>Nel corso della conferenza, la mHealth Alliance ha anche diffuso uno studio intitolato <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.unfoundation.org/global-issues/technology/mhealth-report.html">mHealth for Development,</a> [in] che prende in considerazione tutti quei programmi nei Paesi in via di sviluppo che utilizzano la tecnologia mobile per promuovere l&#39;assistenza sanitaria pubblica. Il rapporto esamina 51 programmi attualmente in fase di definizione o che saranno implementati nel prossimo futuro in 26 Paesi, rivelando come tali programmi siano diffusi prevalentemente in India, Sudafrica, Uganda, Perù e Rwanda. <em>3G Doctor Blog</em> <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://3gdoctor.wordpress.com/2009/02/17/the-technology-partnership-between-the-un-foundation-and-the-vodafone-foundation-launch-a-report-into-mhealth-for-development/">elenca</a> [in] tutti i 51 progetti e aggiunge dettagli sullo studio:</p>
<blockquote><p>“Sto scrivendo dal Mobile World Congress di Barcelona durante la presentazione di un rapporto che tenta di definire il concetto di &#8220;salute mobile&#8221;, descrive a grandi linee il potenziale offerto dalla telefonia mobile per migliorare l&#39;assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo, identifica blocchi funzionali per la realizzazione di programmi di salute mobile sostenibili, scalabili e di comprovata efficacia, dimostra gli importanti incentivi per tutti coloro che parteciperanno a questa &#8220;catena del valore della salute mobile&#8221;… la ricerca lancia inoltre un appello per la creazione di un ente globale indipendente per stimolare la collaborazione multisettoriale e panregionale al fine di incrementare il potere trasformazionale di reti e dispositivi mobili volti al miglioramento dei servizi sanitari in tutti i Paesi in via di sviluppo.”</p>
</blockquote>
<p>Il rapporto pone al centro dell&#39;attenzione progetti quali il <a title="Vai al post in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/11/02/south-africa-using-cell-phones-to-combat-aids/">Project Masiluleke (o Progetto M)</a> [in] in Sudafrica, un servizio basato sugli SMS che promuove una linea verde dedicata all&#39;AIDS e offre informazioni utili sul tema HIV/AIDS. Il <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.simpill.com/">SIMpill project</a> [in] è un altro programma attuato in Sudafrica, che utilizza un flacone di pillole dotato di sensore con una scheda SIM che informa gli operatori sanitari tutte le volte che i loro pazienti si dimenticano di assumere la medicina per la tubercolosi. La percentuale di quanti assumono i farmaci è passata dal 22 al 90% grazie a SIMpill, il cui uso è diffuso anche in Tailandia. In Perù è stato lanciato un altro progetto intitolato <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.prevenperu.org/preven/">Cell-PREVEN</a>. Mahmud Hussein <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.mahmudhussein.com/Health_Hygiene.aspx">descrive il progetto</a> [in] sul suo sito:</p>
<blockquote><p>“Gli investimenti in iniziative di salute mobile, come quella intrapresa di recente in Perù, intitolata Cell-Preven, dovrebbero continuare a crescere, ovvero quei progetti in cui un&#39;équipe di salute mobile, costituita da un piccolo gruppo di professionisti medici e lavoratori addestrati, viene inviata per selezionare le comunità. Grazie a queste iniziative, gli abitanti di quei luoghi possono effettuare dei check-up, sottoporsi sul luogo a test per identificare la presenza di malattie quali la malaria e la tuberculosi, ricevere assistenza per il trattamento delle infezioni trasmesse sessualmente e assistenza medica per le prostitute. Le équipe comunicano con i medici di altre zone via satellite o tramite internet/telefonini (se disponibili), onde condividere le informazioni e offrire maggiore assistenza in tempo reale.”</p>
</blockquote>
<p>Nick Hunn, blogger di <em>Creative Connectivity</em>, <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.nickhunn.com/index.php/archives/159">accoglie con favore</a> [in] il rapporto sulla salute mobile, dichiarando che lo studio mostra le diverse modalità in cui la tecnologia mobile può tornare utile. </p>
<blockquote><p>“Questo è il motivo per cui il rapporto &#8220;Medico a portata di mano&#8221; è da accogliere positivamente. Esso evidenzia l&#39;assenza di un modello specifico da seguire. Ogni Paese, citato a mò di esempio, rivela dinamiche e gruppi di clienti assai diversi. In un Paese gli utenti principali potrebbero essere i ragazzi, nell&#39;altro le madri. In tutti i casi, tuttavia, gli utenti apprezzano il servizio e lo trovano utile.”</p>
</blockquote>
<p>Al di là di ogni promessa, c&#39;è chi mostra prudenza sul potenziale offerto dalla tecnologia mobile per migliorare i servizi sanitari. Un commento in calce a un post relativo alla mHealth Alliance <a title="Vai al link originale in inglese" href="http://www.readwriteweb.com/archives/mobile_phones_to_serve_as_doctors_in_developing_countries.php">sottolinea</a> [in] come la tecnologia non sia ancora in grado di sostituire l&#39;esperienza di essere curati da un medico reale. Arun Pal Singh afferma:</p>
<blockquote><p>“L&#39;assistenza medica è spesso incompleta senza il contatto fisico tra il medico e il paziente. Se da una parte può sembrare che l&#39;utilizzo di questa tecnologia sia leggermente vantaggioso, in realtà i Paesi in via di sviluppo trarrebbero maggiori vantaggi se fossero in grado di formare il proprio personale medico e paramedico.</p>
<p>Nulla può sostituire l&#39;istruzione.”</p>
</blockquote>
<p><small><em>Foto del <a title="Vai al link originale in inglese" href="%20http://flickr.com/photos/scelera/2215069210/">primo piano di un cellulare</a> di <a title="Vai su Flickr" href="http://flickr.com/photos/scelera/">Samantha Celera</a> su Flickr.</em></small></p>
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		<title>Malawi-Johannesburg: 36 ore in autobus, e mazzette alle frontiere</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/12/malawi-johannesburg-36-ore-in-autobus-e-mazzette-alle-frontiere/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 08:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Pozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo originale diElia Varela Serra  &#183; tradotto da Maria Grazia Pozzi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Boni Dulani descrive [in] il viaggio in autobus di 36 ore da Mangochi, nel Malawi [it], a Johannesburg [it], in Sudafrica, passando per Mozambico e Zimbabwe. Conclude dicendo che “…malgrado le numerose difficoltà incontrate durante il percorso,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/elia/">Elia Varela Serra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/mgpozzi/'>Maria Grazia Pozzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/12/06/malawi-36-hour-bus-ride-to-johannesburg/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><em>Boni Dulani</em> <a title “Vai al post originale” href="http://ntwee.blogspot.com/2008/11/36-hour-road-trip-to-johannesburg.html">descrive</a> [in] il viaggio in autobus di 36 ore da <a title “Vai alla voce su Wikipedia Italiana href=http://it.wikipedia.org/wiki/Malawi>Mangochi, nel Malawi</a> [it], a <a title “Vai alla Voce su Wikipedia Italiana href=http://it.wikipedia.org/wiki/Sudafrica>Johannesburg</a> [it], in Sudafrica, passando per Mozambico e Zimbabwe. Conclude dicendo che “…malgrado le numerose difficoltà incontrate durante il percorso,  c’è un aspetto positivo in questa storia che vale la pena sottolineare: lo Zimbabwe è l’unico stato dove non ho dovuto pagare mazzette per avere il visto d’entrata e d’uscita”.</p>
]]></content:encoded>
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