Uno studio promosso dall’Unesco in collaborazione con la Royal Holloway University of London rivela che l’e-learning, ovvero l’apprendimento mediante supporti elettronici, è ancora agli inizi nel continente africano. Ne parla Remy Nweke nel blog ITREALMS [in], fornendo i dettagli della ricerca che, iniziata nel 2007 con l’ausilio di una società tedesca specializzata in e-learning e in tecnologie dell’informazione e della comunicazione a favore dello sviluppo (note con la sigla inglese ICT4D), si è conclusa nel 2008 offrendo una fotografia reale e aggiornata.
Dallo studio è emerso che la scuola, dai college alle università, utilizza poco queste piattaforme applicative o LMS (learning management systems) ed è proprio per approfondire la questione che si è deciso di svolgere un’ulteriore indagine tramite un questionario che prevede 15 domande sui sistemi LMS e 9 sulle caratteristiche del partecipante. Il sondaggio è aperto a chiunque sia interessato, nell’ambito della ricerca, richiede una decina di minuti ed è disponibile al sito della Royal Holloway University of London [in] fino al 28 febbraio 2009.
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Il pesce krill (animale marino) e il legno di sandalo (pianta terrestre) sono vittime dell'ipersfruttamento da parte degli esseri umani. Aggiungendo l'effetto-serra e il cambiamento climatico, ciò potrebbe avere conseguenze di ampia portata per il pianeta.
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Per saperne di più sulla varietà e vivacità della blogosfera africana, date un'occhiata all'elenco dei 100 blog migliori [in] stilato da Alisa Miller. Tra questi: Travelling Pundit, che propone interessanti spunti di riflessione, Kubatana, comunità online di attivisti zimbawesi, Making Sense of Darfur, che parla delle difficili condizioni di vita nel Paese e Green Dreams Organic Farming in East Africa, dedicato all’agricoltura biologica nell’Africa Orientale. Ma si parla anche di arte, cultura, tecnologia, imprenditoria e altro.
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“In Africa le donne sono titolari di circa il 50% delle imprese ma hanno enormi difficoltà a ottenere i finanziamenti”, scrive Guest Author su AfricanLoft [in] a proposito dell’imprenditoria femminile nei Paesi africani.
Alcune di loro trovano supporto nelle banche locali, grazie al Thembani International Guarantee Fund, organizzazione sudafricana creata nel 1996 da Shared Interest [in] [società finanziaria americana in forma di cooperativa la cui finalità è ridurre la povertà nel mondo fornendo finanziamenti equi e giusti] e Applications de Financements Alternatifs au Développement [fr] (RAFAD) [un fondo di garanzia che opera in Svizzera orientato alla cooperazione e allo sviluppo nel sud del mondo]. Nel caso del gruppo Pankop, ad esempio, Thembani ha messo a disposizione garanzie sui prestiti per 70.000 dollari fornendo alle banche l’assicurazione che il garante si fa carico di parte delle perdite in caso di inadempienza.
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Crescono gli accordi fondiari segnalati tra Paesi ricchi e nazioni in via di sviluppo, stipulati nello sforzo di prevenire le scarsità alimentari. In Madagascar gli interventi di cittadini e blogger locali impongono il blocco di un accordo in corso con la coreana Daewoo, mentre in Kenia analoghe pressioni portano a un ripensamento generale.
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Secondo il Daily Nation [in], sono migliaia le persone in Kenya che vengono ridotte in stato di schiavitù, si parla di circa 20.000 individui che ogni anno cadono vittime della tratta di esseri umani, persone che nel tentativo disperato di sfuggire alla miseria si lasciano attrarre da false promesse e si ritrovano in Nord America, in Europa e in Medio Oriente a vivere in condizioni spaventose.
Ma nel corso delle ricerche svolte dal giornale è emerso che il Kenya è una base operativa fondamentale per i “cartelli” che gestiscono un giro di 17.500 persone trasferite all’estero e assoggettate a qualsiasi forma di sfruttamento.
L’articolo prosegue citando le indagini che l’African Network for the Prevention and Protection Against Child Abuse (Anppcan) [in] sta svolgendo per verificare alcune segnalazioni di bambini comprati o rapiti in Kenya e nascosti in case camuffate da scuole nella città di Busia, al confine fra Kenya e Uganda, prima di essere trasferiti in Burundi, Sudafrica ed Europa.
“Il Kenya è un luogo di rifornimento, di transito e di arrivo per molti bambini vittime della tratta” afferma Ahmed Hussein, responsabile dei servizi per l'infanzia presso il Ministero dello sviluppo sociale
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Mercoledì 3 dicembre 2008, alle 13:00 in Italia, Rising Voices e Global Voices terranno una chat dal vivo per blogger e attivisti su come utilizzare l’informazione partecipativa per diffondere conoscenza e consapevolezza sul virus dell’Aids. La chat avrà due blogger kenioti come moderatori, Serina Kalande e Daudi Were.
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Secondo diversi scienziati e l'OMS, i mutamenti climatici in corso vanno contribuendo all'aumento della diffusione delle malattie e di altri problemi sanitari soprattutto nei Paesi più poveri del pianeta. Ne discutono alcuni blogger africani, denunciando anche certe posizioni allarmiste.
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Nel suo blog, Richard Leaky [in] scrive dei timori a proposito delle aste d’avorio in corso in Sudafrica. “… Penso che mettere all’asta le scorte d’avorio favorisca l’aumento del bracconaggio, particolarmente nei Paesi dell’Africa centrale, orientale e occidentale dove la caccia illegale degli elefanti non ha ancora normative adeguate”.
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Ecco una selezione delle prime reazioni della blogosfera all'elezione di Barack Obama - dall'Australia al Kenya, dall'Olanda al Pakistan. E non sono tutte rose e fiori.
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Cos’è Kelele? [in]: “Kelele è il nome della conferenza annuale dei blogger africani che ogni anno si tiene in una città diversa ed è gestita da un comitato organizzativo locale. Nell’agosto del 2009 si svolgerà per la prima volta a Nairobi, in Kenya”.
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