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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Australia</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Global Voices in Italiano &#187; Australia</title>
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		<title>COP17: giovani osservatori rilanciano e commentano sui negoziati</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 17:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Marrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli osservatori del progetto "Adotta un negoziatore" hanno seguito e informato in diretta sui lavori della COP17, conferenza sul cambiamento climatico svoltasi lo scorso dicembre a Durban, offrendo uno spaccato sulle opinioni dei giovani di vari Paesi. Ecco una panoramica dei loro interventi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="sito en" href="http://adoptanegotiator.org/" target="_blank">Gli osservatori del progetto Adopt a Negotiator </a>[en,<em> come i link successivi eccetto ove diversamente indicato]</em> hanno continuato ad aggiornare i loro blog durante le due settimane della COP17, la Conferenza sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite tenutasi tra il 28 novembre e il 9 dicembre 2011 in Sud Africa. Gli osservatori hanno seguito i negoziati dalle loro postazioni regionali, commentandoli in varie lingue: <a title="post in pt" href="http://adoptanegotiator.org/author/juliana-russar/" target="_blank">portoghese,</a> <a title="post in es" href="http://adoptanegotiator.org/author/andreaarzaba/" target="_blank"> spagnolo,</a> <a title="post in cinese " href="http://adoptanegotiator.org/author/marvinnala/" target="_blank"> cinese</a>, <a title="post in francese" href="http://adoptanegotiator.org/author/duycks/" target="_blank"> francese</a>, <a title="post in polacco" href="http://adoptanegotiator.org/author/milosz-hodun/" target="_blank">polacco</a> e<a title="post in en" href="http://adoptanegotiator.org/author/astark/" target="_blank"> inglese</a>.</p>
<p>Uno dei maggiori successi della conferenza è stato il rinnovo dell&#39;impegno assunto con il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Ky%C5%8Dto">Protocollo di Kyoto</a> [it], unico trattato internazionale vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra. Gli impegni sono risultati, alla fine, piuttosto fiacchi a causa del rifiuto da parte dei Paesi maggiormente responsabili dell&#39;inquinamento quali il Canada, gli Stati Uniti, il Giappone, la Russia, l&#39;Australia e la Nuova Zelanda di aderire nuovamente al Trattato.</p>
<p><em> </em> Gli attivisti in ambito climatico e <a title="significato wiki en" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Civil_society">&#8220;sociale&#8221;</a> sono rimasti delusi dagli esiti della conferenza, soprattutto perchè i Paesi presenti hanno aderito a un nuovo strumento legale per ridurre i gas serra che sostituirà nel 2020 il Protocollo di Kyoto, mentre la questione climatica ha ormai assunto caratteri d&#39;urgenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito alcune fra le conclusioni più significative riportate dagli osservatori del progetto <em>Adopt a Negotiator</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#39;osservatore sud-africano Alex Lenferna descrive gli ultimi avvenimenti nel post <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/2011/12/10/an-interim-disappointment-at-cop-17/"> &#8220;An Interim Disappointment at COP 17&#8243;</a> (Momentanea delusione al COP 17):</p>
<blockquote><p>In questo momento avrei dovuto essere già sull&#39;autobus di ritorno a casa; invece mi ritrovo seduto nella ICC, in attesa della proverbiale fumata bianca mentre i ministri tentano di chiudere il COP17. La notte scorsa avrebbe dovuto essere quella conclusiva per il COP 17 ma in seno alla comunità globale le divergenze su testi cruciali, riguardanti la cooperazione a lungo termine e il Protocollo di Kyoto, erano troppe …</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Farrukh Zaman, osservatore per il Pakistan, nell&#39;articolo <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/2011/12/10/decisions-at-cop17-delayed-or-derailed/">&#8220;Decisions at COP17: Delayed or Derailed?&#8221;</a> (COP 17: decisioni rimandate o deragliate?) scrive:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La conclusione del COP17 è come un treno in ritardo; speriamo almeno che le negoziazioni non subiscano un deragliamento e non ripartano il prossimo anno. Bisogna fare attenzione ad una cosa sola: anche se il tempo sta per scadere, non bisogna prendere decisioni affrettate; vogliamo piuttosto che il programma costruito a Durban sia ragionevole, promettente e imparziale. Se non è possibile realizzarlo ora, allora un COP bis sarà la nostra ultima risorsa.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;osservatore francese Sébastien Duyck tira le somme nel suo pezzo intitolato <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/2011/12/10/endless-conference-towards-an-agreement-on-never-ending-negotiations/" target="_blank">&#8220;Endless conference towards an agreement on never ending negotiations&#8221;</a> (Un&#39;interminabile conferenza per un accordo su negoziazioni senza fine):</p>
<blockquote><p>La Presidenza propone di protrarre ulteriormente  le negoziazioni affinché si giunga a un&#39;ampia condivisione di obiettivi e che questi siano legalmente vincolanti ai fini della riduzione delle emissioni. Un approccio di questo genere convince ben pochi fra gli osservatori ancora presenti alla conferenza. Sembra che si continui a girare sempre attorno alle stesse soluzioni (creare un nuovo gruppo di lavoro ad-hoc …), nonostante sia già stato messo alla prova più volte nel passato e, dall&#39;entrata in vigore del Protocollo di Kyoto nel 1997, non sia riuscito a giungere ad alcun risultato.</p></blockquote>
<div id="attachment_283217" class="wp-caption aligncenter" style="width: 599px"><a title="translation" href="http://oneluckylife.wordpress.com/2011/12/22/tracking-climate-negotiations-at-cop17/"><img class="size-full wp-image-283217" title="COP17, Durban - Osservatori durante la riunione quotidiana. Foto di  Andrea Arzaba" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/imagen-9.png" alt="" width="589" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">COP17, Durban - Osservatori durante la riunione quotidiana. Foto di  Andrea Arzaba</p></div>
<p>Nel post <a title="post in pol" href="http://adoptanegotiator.org/2011/12/11/do-bialego-rana-noc-kobiet/" target="_blank">&#8220;Do białego rana. Noc kobiet&#8221;</a> [pol] (&#8221;Fino all&#39;alba. La notte delle donne&#8221;), Milosz Hordun, osservatore per la Polonia, descrive il clima della conferenza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ta noc należy do kobiet. Po pierwsze jest Maite Nkoana-Mashabane,  przewodnicząca obradom. Zdecydowanie zmęczona ostatnimi dwoma  tygodniami. Stara się skutecznie prowadzić strony do celu, udowadniając  że afrykański COP może być skuteczny i przełomowy. Często jednak się  gubi w procedurach, musi prosić o wsparcie sekretariatu. Jest Conni  Hedegaard, unijna komisarz. Także na jej twarzy maluje się zmęczenie.  Widać, że trudno jest jej znosić ogromną presję psychiczną, związaną z  rozbratem między oczekiwaniami wielu Europejczyków oraz środowisk  ekologicznych na całym świecie a możliwościami negocjacyjnymi.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Questa è la notte delle donne. Prima fra tutte vi è Maite Nkoana-Mashabane, che presiede la sessione. Le ultime due settimane l&#39;hanno indubbiamente sfinita. Sta facendo del suo meglio per portare le due parti verso una soluzione condivisa, dimostrando che il COP africano può avere successo e rappresentare un punto di svolta. Ciononostante, spesso si perde nell&#39;espletamento delle formalità; è costretta a chiedere aiuto alla segreteria. C&#39;è anche Connie Hedegaard - commissario europeo [per l&#39;azione per il clima]. Anche sul suo volto si leggono i segni della stanchezza. E&#39; evidente quanto sia difficile gestire questa enorme pressione, dato il divario tra ciò in cui molti europei e ambientalisti di tutto il pianeta sperano e ciò che invece le possibilità di negoziazione concedono.</div>
<p>Priti Rajagopalan, dall&#39;India, riassume  i risultati raggiunti in seno alla conferenza nel suo articolo <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/2011/12/11/cop-17-this-is-what-happened/" target="_blank">&#8220;COP17-This is what happened</a>&#8221; (COP17 - Cos&#39;è accaduto):</p>
<blockquote><p>5.18am, Centro Congressi Internazionale di Durban</p>
<p>E&#39; stato emesso il verdetto. Ecco cosa si è ottenuto a Durban:</p>
<p>1) Qualcosa chiamato binario o carreggiata ..oh, aspetta … piattaforma.<br />
2) Nulla per il secondo periodo di impegno<br />
3) Vuoto il Fondo verde per il clima<br />
4) Gente addormentata, gran parte della quale se n&#39;è andata prima che fosse emesso il verdetto finale.<br />
5) Dimostrazione di come il processo multilaterale, in apparenza democratico e trasparente, si basi in realtà sulla manipolazione.<br />
6) Qualcuno cerca il CBDR e il Bali. Se qualcuno li trova, per favore li restituisca.<br />
7) Vaghi gli obiettivi di mitigazione.<br />
8) Il totale fallimento di qualsivoglia metodo pacifico.</p></blockquote>
<p>Per leggere gli altri post di questo gruppo di osservatori, riguardo gli <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/author/astark/">Stati Uniti</a>, <a title="post es" href="http://adoptanegotiator.org/author/andreaarzaba/"> il Messico, </a> <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/author/clancy-moore/">l&#39;Australia</a>, <a title="post in cinese" href="http://adoptanegotiator.org/author/marvinnala/">la Cina</a>, <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/author/anika-terton/">il Canada</a> e <a title="post en" href="http://adoptanegotiator.org/author/david-tong/">la Nuova Zelanda</a>, fra i tanti altri,  visita <a title="pagina en" href="http://adoptanegotiator.org">la pagina web di Adopt a Negotiator Project (Progetto Adotta un negoziatore).</a></p>
<div class="notes">Andrea Arzaba ha partecipato al COP17 come giovane osservatore del <a title="post es" href="http://adoptanegotiator.org/author/andreaarzaba/">Messico</a> [es]. Si ringrazia<a title="profilo en" href="http://pl.globalvoicesonline.org/author/krzysztofpawliszak/"> Krzysztof Pawliszak</a> per aver tradotto le citazioni di Milosz Hordun.</div>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/andrea-arzaba/' title='elenca tutti gli articoli di Andrea Arzaba'>Andrea Arzaba</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elena-marrone/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Elena Marrone'>Elena Marrone</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2012/01/09/cop17-young-trackers-share-final-thoughts-on-climate-change-talks/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/cop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F&#038;text=COP17%3A+giovani+osservatori+rilanciano+e+commentano+sui+negoziati&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F&#038;title=COP17%3A+giovani+osservatori+rilanciano+e+commentano+sui+negoziati' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F&#038;title=COP17%3A+giovani+osservatori+rilanciano+e+commentano+sui+negoziati' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F&#038;title=COP17%3A+giovani+osservatori+rilanciano+e+commentano+sui+negoziati' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fcop17-giovani-osservatori-rilanciano-e-commentano-sui-negoziati%2F&#038;title=COP17%3A+giovani+osservatori+rilanciano+e+commentano+sui+negoziati' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Libano: reazioni online agli stereotipi mediatici di Beirut come sinonimo di caos continuo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/07/libano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 17:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Gerussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'espressione sarcastica "sembra Beirut" è diventata un cliché molto diffuso per descrivere una situazione di estremo caos o devastazione. Ma la pubblicazione di un articolo sul quotidiano australiano 'The Age', nel cui titolo compariva la famigerata frase, ha causato scalpore e indignazione tra i blogger e gli utenti di Twitter libanesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti l&#39;abbiamo sentita almeno una volta, magari vedendo una stanza sottosopra o persino come battuta in una serie televisiva: l&#39;espressione sarcastica &#8220;sembra Beirut&#8221; è diventata un cliché molto diffuso per descrivere una situazione di estremo caos o devastazione.</p>
<p>Un tempo conosciuta come &#8220;la Parigi del Medio Oriente&#8221;, Beirut ha visto la sua reputazione deteriorarsi in seguito alla <a title="Voce da Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_libanese">guerra civile libanese del 1975 - 1990</a> [it], che ha effettivamente ridotto la città a un cumulo di macerie e ne ha associato l&#39;immagine a quella di un campo di battaglia.</p>
<p>Vent&#39;anni dopo e nonostante la completa ristrutturazione del centro di Beirut, il cliché continua a sopravvivere in diverse parti del mondo suscitando il fastidio di buona parte dei suoi abitanti e dei libanesi in generale.</p>
<div id="attachment_235290" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/Beirut_Downtown.jpg"><img class="size-medium wp-image-235290 " title="Locali nel centro di Beirut" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/06/Beirut_Downtown-375x250.jpg" alt="Locali nel centro di Beirut" width="375" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Locali nel centro di Beirut. Foto ripresa da Wikipedia con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported</p></div>
<p>È per questo motivo che, a fine giugno, il titolo di un articolo apparso sul quotidiano australiano <em>The Age</em> che faceva uso della famigerata frase, ha suscitato scalpore tra i blogger e gli utenti di Twitter libanesi.</p>
<p>L&#39;articolo, intitolato &#8220;<a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.theage.com.au/victoria/suburban-street-like-downtown-beirut-after-shooting-firebombing-20110623-1gg1b.html?from=age_sb">Strada di periferia ridotta come il centro di Beirut da sparatoria e lancio di bombe incendiarie</a>&#8221; [en, <em>come gli altri link tranne ove diversamente indicato</em>], fa riferimento ad uno scontro a fuoco che apparentemente ha visto coinvolte delle gang rivali di libanesi residenti in Australia. Il cliché sul &#8220;centro di Beirut&#8221; è stato utilizzato da un testimone oculare residente nel quartiere ed in seguito riportato dal quotidiano <em>The Age</em> per lanciare la notizia in modo sensazionalistico.</p>
<p>Questa scelta ha suscitato le ire di vari netizen libanesi che su Twitter si sono espressi in questo modo:</p>
<blockquote><p>@<a title="Messaggio da Twitter in inglese" href="https://twitter.com/LebAgg/status/84559178282172416">LebAgg</a>: Non ci sono più sparatorie e bombardamenti a <a title="#Beirut" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23Beirut">#Beirut</a>, @<a title="Profilo di Jad Aoun su Twitter" href="http://twitter.com/LebanonNewsURS">LebanonNewsURS</a> mostra com&#39;è veramente il centro di Beirut :) <a title="Post originale in inglese" href="http://bit.ly/j5W3kN">http://bit.ly/j5W3kN</a></p></blockquote>
<blockquote><p>@<a title="Messaggio da Twitter in inglese" href="https://twitter.com/khaladk/status/83893465372561408">khaladk</a>: Strada (<a title="#street" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23street">#street</a>) di periferia ridotta come il &#8216;centro di <a title="#Beirut" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23Beirut">#Beirut</a>&#8216; dopo sparatoria (<a title="#shooting" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23shooting">#shooting</a>) e lancio di bombe incendiarie (<a title="#firebombing" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23firebombing">#firebombing</a>): <a title="Articolo originale in inglese" href="http://t.co/0cr5ghR">http://t.co/0cr5ghR</a> Benvenuti a <a title="#Melbourne" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23Melbourne">#Melbourne</a>! Che diamine (<a title="#WTF" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23WTF">#WTF</a>)! Libano (<a title="#Lebanon" href="https://twitter.com/#!/search?q=%23Lebanon">#Lebanon</a>)</p></blockquote>
<blockquote><p>@<a title="Messaggio da Twitter in inglese" href="https://twitter.com/matthewteller/status/83817637443940352">matthewteller</a>: @<a title="Profilo di su justimage Twitter" href="http://twitter.com/justimage">justimage</a> @<a title="Profilo di antissa su Twitter" href="http://twitter.com/antissa">antissa</a> è risaputo che i titoli principali e catenacci tendono a non avere alcun collegamento con gli articoli. Succede sempre. Questo è un esempio lampante.</p></blockquote>
<blockquote><p>@<a title="Messaggio da Twitter in inglese" href="https://twitter.com/justimage/status/83816333829091328">justimage</a>: @<a title="Profilo di matthewteller su Twitter" href="https://twitter.com/matthewteller">matthewteller</a> @<a title="Profilo di antissa su Twitter" href="http://twitter.com/antissa">antissa</a> è vero ma gli editori sono soliti aggiungere riferimenti fuorvianti ai titoli principali? Risulta anche più oltraggioso se si considera la nutrita comunità libanese in Australia</p></blockquote>
<p>La vicenda ha richiamato l&#39;attenzione anche del blogger libanese <a title="Blog di Jad Aoun" href="http://jadaoun.com/blog/"><em>Jad Aoun</em></a>, residente a Beirut, che si è dato come missione quella di rintracciare i media di tutto il mondo che usino la frase &#8220;sembra Beirut&#8221; con una connotazione negativa.</p>
<p>Per sradicare l&#39;errata e ormai obsoleta associazione di Beirut con la guerra, Aoun ha istituito il Premio <a title="Post originale in inglese" href="http://jadaoun.com/blog/looks-like-beirut-no-more/"> &#8220;Sembra Beirut&#8221;</a>, un certificato che viene conferito e spedito alle persone che fanno uso del cliché.</p>
<p><a title="Blog di Jad Aoun" href="http://jadaoun.com/blog/">Aoun</a> sta tenendo il conto del numero di volte in cui si imbatte nel sarcastico &#8220;sembra Beirut&#8221;:</p>
<blockquote><p>Date un&#39;occhiata all&#39;<a title="Post originale in inglese" href="http://jadaoun.com/blog/?cat=38">archivio</a> e rendetevi conto di quante persone paragonano Beirut alla devastazione. Dal gennaio 2009 ad oggi la frase è stata usata più di 120 volte e non ho ancora finito il conteggio!</p></blockquote>
<p>Non c&#39;era alcuna possibilità che Aoun passasse sopra l&#39;uso del cliché da parte del quotidiano <em>The Age</em> e si lasciasse sfuggire l&#39;occasione di <a title="Post originale in inglese" href="http://jadaoun.com/blog/2011/06/23/4065/according-to-australias-the-age-guildford-avenue-resembles-downtown-beirut/">conferire un certificato</a> &#8220;Sembra Beirut&#8221; sia al testimone oculare della vicenda di cronaca - di cui si conosce solo il nome di battesimo, Andrew - e al giornalista che ha scritto l&#39;articolo, Paul Millar:</p>
<blockquote><p>E visto che non ci è dato sapere il cognome di Andrew e che non ci sono ulteriori informazioni su di lui, gli farò recapitare il <a title="Immagine del certificato" href="http://jadaoun.com/LLBCertificate.png" target="_blank">certificato &#8220;Sembra Beirut&#8221;</a> attraverso il giornalista Paul Millar. Anche Paul riceverà il suo certificato in segno di ringraziamento per il meraviglioso titolo che ha scelto per il suo articolo.</p></blockquote>
<p>Aoun ha inoltre <a title="Post originale in inglese" href="http://jadaoun.com/blog/2011/06/27/4070/the-ages-paul-millar-fails-to-address-beirut-concern/">pubblicato</a> uno scambio di e-mail con Paul Millar, il giornalista di <em>The Age</em>, in merito all&#39;uso della frase denigratoria su Beirut</p>
<blockquote><p>Caro Paul,</p>
<div>
<blockquote><p>grazie per averci illuminato su com&#39;è &#8220;il centro di Beirut&#8221; -  noi blogger libanesi pensiamo che <a title="Articolo originale in inglese" rel="nofollow" href="http://www.theage.com.au/victoria/suburban-street-like-downtown-beirut-after-shooting-firebombing-20110623-1gg1b.html" target="_blank">il tuo più recente articolo</a> sia estremamente lusinghiero. Tanto che ho deciso di inviarti (via posta tradizionale) <a title="Immagine del certificato" href="http://jadaoun.com/LLBCertificate.png" target="_blank">un certificato &#8220;Sembra Beirut&#8221;</a> in riconoscimento del tuo duro lavoro e impegno nel mantenere in vita il vecchio cliché &#8220;Sembra Beirut&#8221;. So che è stato Andrew l&#39;anonimo a fare il commento sarcastico, ma il fatto che tu l&#39;abbia incluso nel titolo del tuo articolo, la dice lunga sul tuo attaccamento al cliché.</p></blockquote>
</div>
<div>
<blockquote><p>Dato che Andrew ha deciso di rimanere nell&#39;ombra, ti sarei grato se potessi trasmettergli il suo certificato. Qualora tu fossi interessato a vedere com&#39;è veramente il centro di Beirut ai nostri giorni, <a title="Post originale in inglese" href="http://jadaoun.com/blog/2011/06/23/4065/according-to-australias-the-age-guildford-avenue-resembles-downtown-beirut/" target="_blank">sul mio blog ho messo a disposizione delle foto</a>.</p></blockquote>
</div>
<div>
<blockquote><p>A breve dovresti ricevere i certificati per posta.</p></blockquote>
</div>
<div>Ed ecco la risposta del giornalista:</div>
<div>
<blockquote><p>Salve, come ho spiegato al tuo amico, non spetta ai reporter il compito di assegnare i titoli agli articoli. Spero che questo serva a chiarire il malinteso.</p></blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Sono io o c&#39;è una mancanza di coerenza tra la mia e-mail e la sua risposta? Paul, mi scuso se non ho letto il mansionario del tuo lavoro, avrei dovuto sapere che tu non ti occupi dei titoli.  Voglio dire, presumo che i titoli debbano essere gestiti da persone più responsabili. Nonostante questo, i certificati sono già stati spediti anche se mi aspetto che tu li getti nel cestino della carta straccia non appena arriveranno sul tuo tavolo.</div>
</blockquote>
<p>In precedenza le campagne condotte attraverso i social media si sono rivelate efficaci per cambiare   il modo in cui le persone percepiscono la realtà. L&#39;impegno di Aoun per informare coloro che non sono ancora consapevoli della trasformazione di Beirut gli è valso il plauso della blogosfera libanese, che non sopporta più i riferimenti alla guerra. Aoun è pronto a spedire tutti i certificati che saranno necessari per raggiungere il suo scopo. Per il momento, Paul Millar dovrebbe ricevere quello che gli spetta nei prossimi giorni.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/antoun-issa/' title='elenca tutti gli articoli di Antoun Issa'>Antoun Issa</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/katia-gerussi/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Katia Gerussi'>Katia Gerussi</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/06/28/lebanon-bloggers-fight-negative-look-like-beirut-jibe/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/07/libano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F&#038;text=Libano%3A+reazioni+online+agli+stereotipi+mediatici+di+Beirut+come+sinonimo+di+caos+continuo&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F&#038;title=Libano%3A+reazioni+online+agli+stereotipi+mediatici+di+Beirut+come+sinonimo+di+caos+continuo' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F&#038;title=Libano%3A+reazioni+online+agli+stereotipi+mediatici+di+Beirut+come+sinonimo+di+caos+continuo' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F&#038;title=Libano%3A+reazioni+online+agli+stereotipi+mediatici+di+Beirut+come+sinonimo+di+caos+continuo' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F07%2Flibano-reazioni-agli-stereotipi-di-beirut-come-sinonimo-di-caos-continuo%2F&#038;title=Libano%3A+reazioni+online+agli+stereotipi+mediatici+di+Beirut+come+sinonimo+di+caos+continuo' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
</p>]]></content:encoded>
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		<title>Australia: attivismo in piazza e dibattito online per le &#8216;SlutWalks&#039;</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/06/australia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2011/06/australia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 04:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Fulcheri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Donne & Genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Sull'onda delle proteste di Toronto, nei giorni scorsi anche Melbourne ha avuto la sua 'Slutwalk' (marcia delle sgualdrine). Slogan principale: Fate sapere che chi subisce una violenza non è mai colpevole. Ampie e articolate anche le reazioni nella blogosfera locale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#39;onda delle proteste di Toronto, gli australiani hanno dato inizio a una serie di <a title="Sito web originale in inglese" href="http://www.slutwalktoronto.com/">Slutwalk</a> [en, <em>come gli altri link eccetto ove diversamente indicato</em>] (Marce delle sgualdrine) e sabato 28 maggio scorso hanno organizzato la prima manifestazione a Melbourne. Lo slogan: <em>Fate sapere che chi subisce violenze sessuali non è mai colpevole</em>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><a href="http://www.slutwalkmelbourne.com/uploads/7/4/6/8/7468073/265452.jpg"><img title="Manifesto della 'Slutwalk' di Melbourne" src="http://www.slutwalkmelbourne.com/uploads/7/4/6/8/7468073/265452.jpg" alt="Manifesto della 'Slutwalk' di Melbourne" width="250" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine riprodotta su gentile concessione di Slutwalk Melbourne</p></div>
<p>Su YouTube <em>IndolentDandy </em>ha caricato un filmato della manifestazione:</p>
<p style="text-align: center;"><object width="500" height="281"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xJ0-6LaoJ5g?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xJ0-6LaoJ5g?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="281" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L&#39;iniziativa ha riscosso molto successo, ma alcuni blogger hanno espresso delle riserve sulla parola &#39;sgualdrina&#39; e sulla scelta di alcune manifestanti di vestirsi &#8216;da sgualdrine&#39;.</p>
<p>Leslie Cannold, una delle partecipanti all&#39;evento, ha chiaramente esposto sul <a title="Post originale in inglese" href="http://blog.cannold.com/2011/05/my-slutwalk-melbourne-speech-2852011.html">proprio blog</a> le ragioni del suo sostegno alla causa:</p>
<blockquote><p>Quello che facciamo oggi è RIAPPROPRIARCI del termine sgualdrina. RIVENDICANDO questa parola la SPOGLIAMO DEL SUO POTERE. I gay hanno rivendicato il termine finocchio e buon per loro. Oggi le donne e gli uomini di Melbourne rivendicano la parola SGUALDRINA.</p></blockquote>
<p>Melinda Tankard Reist, autrice del libro <em>Getting Real: Challenging the Sexualisation of Girls</em>, la pensa diversamente e <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thepunch.com.au/articles/should-women-walk-away-from-the-word-slut/">scrive</a> su <em>The Punch</em>:</p>
<blockquote><p>L&#39;utilizzo del termine sgualdrina come parola d&#39;ordine di questo nuovo movimento mette le donne in una posizione pericolosa, in quanto autorizza ancora di più gli uomini a considerarle tali, e non già vittime di violenze e di terribili discriminazioni sociali.</p></blockquote>
<p>Jimbo, che cura il blog <em>In My Father’s Footsteps</em>, dopo un incontro casuale con i manifestanti, pubblica alcune <a title="Post originale in inglese" href="https://jimbocyberdoc.wordpress.com/2011/05/28/melbournes-slutwalk/">riflessioni in merito</a>,chiedendosi se non si tratti di &#8216;follia femminista&#39;:</p>
<blockquote><p>Il punto è che se da un lato sostengo appieno che le donne (e il loro modo di vestirsi) non dovrebbero essere incolpate dei crimini sessuali commessi dagli uomini (o da altre donne!), dall&#39;altro preferirei avessero scelto un slogan migliore.</p>
<p>In un certo senso, il fatto di chiamarsi &#39;sgualdrine&#39; e di &#8216;rivendicare l&#39;uso del termine&#39; per protesta non mi convince più di tanto.</p></blockquote>
<p>Karen Pickering, una delle organizzatrici dello SlutWalk di Melbourne, spiega il <a title="Post originale in inglese" href="http://www.crikey.com.au/2011/05/24/feminism-is-alive-and-kicking-and-wearing-whatever-it-wants/">perché del suo impegno</a> su <em>Crikey</em>:</p>
<blockquote><p>Tuttavia, pur tra le molte critiche, notevole anche un certo tipo di sostegno intuitivo e organico. Abbiamo accolto nella comunità di SlutWalk persone provenienti da diversi gruppi sociali: ci sono nonne che sfilano con tutta la famiglia, donne col velo, giovani, vecchi, gay, etero, trans, bisex, neri, bianchi, maschi, femmine, sgualdrine e loro alleati, per una volta tutti insieme contro la colpevolizzazione delle vittime.</p>
<p>E se la cosa non vi piace, non venite.</p></blockquote>
<p>Melissa di Brisbane, con una <a title="Post originale in inglese" href="http://thethingsidtellyou.blogspot.com/2011/05/what-i-really-think-of-slutwalk.html">risposta molto articolata</a>, si dice preoccupata per l&#39;uso della parola &#39;sgualdrina&#39;:</p>
<blockquote><p>Non sono sicura che ci si possa (o ci si debba) riappropriare della parola &#39;sgualdrina&#39;. Credo che alcuni termini peggiorativi dovrebbero semplicemente essere aboliti e non accettati, né cambiati, ma banditi per sempre.</p></blockquote>
<p>Le sue preoccupazioni, però, vanno ben oltre la terminologia:</p>
<blockquote><p>Sfilate per il vostro diritto alla tutela contro le violenze sessuali. Scrivete sui blog della derisione cui sono fatte oggetto le vittime di stupri, diffusa tra chi ridacchia e bisbiglia che &#39;se la sono cercata&#39; o che &#8216;non avrebbero dovuto vestirsi da sgualdrine&#39;.</p>
<p>Aprite gli occhi per favore. Guardate il mondo che vi circonda e rendetevi conto di quanto sia orribile essere donna in Africa, in Medio Oriente o nel subcontinente indiano.</p>
<p>Non sfilate per me. Non mettetevi in costume trasformando la questione in una presa in giro e non dichiarate che si tratta di una marcia per i diritti umani se non riuscite a scorgere il quadro d&#39;insieme.</p>
<p>Sfilate per loro.</p></blockquote>
<p>Anche Michelle è di Brisbane e ha partecipato alla manifestazione. Sul suo blog <em>The Red Pill Survival Guide</em> si trovano <a title="Post originale in inglese" href="http://flamingredphoenix.blogspot.com/2011/05/brisbane-slutwalk.html">video e foto</a>, tra cui queste due immagini:</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://flamingredphoenix.blogspot.com/2011/05/slutwalk-rant.html"><img title="Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide" src="http://2.bp.blogspot.com/-uRHXvScpsfE/TeI_TwqYp-I/AAAAAAAAAzo/nSVEDw68AW8/s320/IMG_0253.JPG" alt="Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide</p></div>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://flamingredphoenix.blogspot.com/2011/05/slutwalk-rant.html"><img title="Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide" src="http://3.bp.blogspot.com/-gQPXdwV4bjw/TeJCJ-4MuWI/AAAAAAAAAzs/XLSBWjIU80U/s320/kj.JPG" alt="Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide" width="320" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine tratta dal blog The Red Pill Survival Guide</p></div>
<p>In un post concitato spiega così il <a href="http://flamingredphoenix.blogspot.com/2011/05/slutwalk-rant.html">suo punto di vista</a>:</p>
<blockquote><p>Sfiliamo perché malgrado gli sforzi di alcuni il messaggio non arriva alla gente.</p>
<p>Forse alcuni di voi saranno sorpresi di scoprire che queste manifestazioni non sono piene di donne vestite in maniera osé. Sicuramente qualcuna lo farà e non ci vedo nulla di male, ma non si tratta di un requisito fondamentale.</p></blockquote>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/kevin-rennie/' title='elenca tutti gli articoli di Kevin Rennie'>Kevin Rennie</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/marta-fulcheri/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Marta Fulcheri'>Marta Fulcheri</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/05/30/australia-slutwalks-spread-the-word/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/06/australia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F&#038;text=Australia%3A+attivismo+in+piazza+e+dibattito+online+per+le+%26%238216%3BSlutWalks%26%2339%3B&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F&#038;title=Australia%3A+attivismo+in+piazza+e+dibattito+online+per+le+%26%238216%3BSlutWalks%26%2339%3B' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F&#038;title=Australia%3A+attivismo+in+piazza+e+dibattito+online+per+le+%26%238216%3BSlutWalks%26%2339%3B' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F&#038;title=Australia%3A+attivismo+in+piazza+e+dibattito+online+per+le+%26%238216%3BSlutWalks%26%2339%3B' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F06%2Faustralia-attivismo-in-piazza-e-dibattitto-online-per-le-slutwalks%2F&#038;title=Australia%3A+attivismo+in+piazza+e+dibattito+online+per+le+%26%238216%3BSlutWalks%26%2339%3B' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Si diffonde in tutto il mondo &#8220;Hollaback!&#8221;, piattaforma per denunciare le molestie di genere</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 12:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Grosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Grazie alle innovazioni della tecnologia mobile, per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di porre fine alle molestie in strada": è la premessa su cui si basa Hollaback!, piattaforma che incoraggia le donne di tutto il mondo a utilizzare gli strumenti tecnologici disponibili per condividere le proprie storie e localizzare geograficamente le aggressioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Sito web Hollaback! in inglese" href="http://www.ihollaback.org" target="_blank">Hollaback!</a> [en, <em>come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente indicato</em>] è una piattaforma crowdsourcing che sfrutta le tecnologie mobili per denunciare le molestie in strada. Sul sito, Hollaback! viene descritto come un &#8220;movimento&#8221; piuttosto che come uno strumento o un insieme di strumenti:</p>
<blockquote><p><em>Hollaback!</em> è un movimento che, attraverso l&#39;utilizzo della tecnologia mobile, vuole scrivere la parola &#8220;fine&#8221; alle molestie in strada, una delle forme più dilaganti di violenza di genere, contro la quale non esistono quasi leggi. Commenti come &#8220;Staresti bene sopra di me&#8221; piuttosto che mani morte, esibizionismo e aggressioni sono realtà quotidiane che coinvolgono donne e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/LGBT">LGBT</a> [it] in tutto il mondo. Tuttavia, <strong>questi episodi vengono denunciati raramente e, dal punto di vista culturale, vengono accettati</strong> come &#8220;il prezzo da pagare&#8221; per essere una donna o un omosessuale. Noi di <em>Hollaback!</em> non accettiamo tutto ciò!</p></blockquote>
<p>Sulla base della premessa che &#8220;grazie alle innovazioni della tecnologia mobile, per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di porre fine alle molestie in strada&#8221;, il progetto incoraggia le donne di tutto il mondo a utilizzare gli strumenti disponibili per condividere le proprie storie e localizzare geograficamente le aggressioni.</p>
<p>Con un&#39;applicazione per smartphone, vari video su YouTube, Google maps, <a title="Pagina Facebook del gruppo in inglese" href="http://www.facebook.com/ihollaback">un gruppo su Facebook</a>, <a title="Account su Twitter in inglese" href="http://twitter.com/#!/@ihollaback">un account su Twitter</a> e una piattaforma di multiblogging, <em>Hollaback!</em> rappresenta un grido di battaglia che richiede il coinvolgimento attivo da parte degli utenti. Si basa sull&#39;utilizzo intelligente degli strumenti offerti dal web e dalla telefonia mobile, ma è soprattutto una campagna finalizzata a cambiare le abitudini culturali nei confronti delle molestie in strada.</p>
<p>Hollaback! propone diverse modalità di <a title="Istruzioni su come partecipare su Hollaback in inglese" href="http://www.ihollaback.org/get-involved/" target="_self">partecipazione</a>; il progetto ha avuto origine negli Usa, e molte città statunitensi hanno già aderito; inoltre, donne provenienti da città come <a title="Pagina Hollaback London in inglese" href="http://ldn.ihollaback.org/" target="_blank">Londra</a>, <a title="Pagina Hollaback Mumbai in inglese" href="http://mumbai.ihollaback.org/" target="_blank">Mumbai</a> e <a title="Pagina Hollaback Buenos Aires in spagnolo" href="http://buenosaires.ihollaback.org/" target="_blank">Buenos Aires</a> [es] o Paesi come <a title="Pagina Hollaback in ceco" href="http://czech.ihollaback.org/" target="_blank">Repubblica Ceca</a> [en, cs] e <a title="Pagina Hollaback France in francese" href="http://france.ihollaback.org/" target="_blank">Francia</a> [fr] ne hanno già creato versioni locali.</p>
<p>Hollaback! è senz&#39;altro un modello positivo di giornalismo partecipativo, dove grazie alla tecnologia mobile le donne possono finalmente porre fine ai loro silenzi e far si che le loro voci vengano udite. Voi le state ascoltando?</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/ernesto-priego/' title='elenca tutti gli articoli di Ernesto Priego'>Ernesto Priego</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/sabrina-grosso/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Sabrina Grosso'>Sabrina Grosso</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/03/08/hollaback-mobile-technology-against-street-harassment/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/03/si-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F&#038;text=Si+diffonde+in+tutto+il+mondo+%26%238220%3BHollaback%21%26%238221%3B%2C+piattaforma+per+denunciare+le+molestie+di+genere&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F&#038;title=Si+diffonde+in+tutto+il+mondo+%26%238220%3BHollaback%21%26%238221%3B%2C+piattaforma+per+denunciare+le+molestie+di+genere' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F&#038;title=Si+diffonde+in+tutto+il+mondo+%26%238220%3BHollaback%21%26%238221%3B%2C+piattaforma+per+denunciare+le+molestie+di+genere' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F&#038;title=Si+diffonde+in+tutto+il+mondo+%26%238220%3BHollaback%21%26%238221%3B%2C+piattaforma+per+denunciare+le+molestie+di+genere' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F03%2Fsi-diffonde-in-tutto-il-mondo-hollaback-piattaforma-per-denunciare-le-molestie-di-genere%2F&#038;title=Si+diffonde+in+tutto+il+mondo+%26%238220%3BHollaback%21%26%238221%3B%2C+piattaforma+per+denunciare+le+molestie+di+genere' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>USA: riesame della dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2010/07/usa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2010/07/usa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 22:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo averla respinta nel 2007, il governo USA sta ora rivedendo questa importante dichiarazione ONU - chiedendo anche la partecipazione pubblica e rianimando le speranze dei nativi su possibili compensi e riconoscimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi tre anni dopo aver respinto la <a title="Leggi documento ufficiale in italiano" href="http://www.un.org/esa/socdev/unpfii/documents/DRIPS_it.pdf">Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli indigeni</a> [it] (UNDRIP) nel settembre 2007, il governo degli Stati Uniti ora sta sollecitando l&#39;opinione dei leader nativi americani, rinnovando <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://voiceswithoutvotes.org/2008/11/07/fourth-world-voices-we-can-too/">le loro speranze</a> [en, <em>come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente indicato</em>] che l&#39;elezione del Presidente Barack Obama possa aiutare ad aprire la strada verso la ratificazione. La dichiarazione richiede &#8220;risarcimenti ragionevoli&#8221; per le terre indigene rubate, senza però violare l&#39;integrità territoriale degli attuali Stati.</p>
<p>Inizialmente solo altre tre nazioni si erano opposte alla dichiarazione, che non è legalmente vincolante ma fornisce una solida struttura per il rispetto e il progresso dei diritti dei popoli indigeni. Due di tali nazioni, Nuova Zelanda e Australia, da allora hanno cambiato idea, lasciando isolati Stati Uniti e Canada sul fronte del &#8220;no&#8221;. (Altri 11 paesi – Azerbaijan, Bangladesh, Bhutan, Burundi, Colombia, Georgia, Kenya, Nigeria, Russia, Samoa e Ucraina – si sono invece astenuti).</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img title="Una scultura in corso del capo indiano Cavallo Pazzo sulle Black Hills nel Dakota del Sud, a poca distanza da Monte Rushmore." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2010/07/blackhills.jpg" alt="Una scultura in corso del capo indiano Cavallo Pazzo sulle Black Hills nel Dakota del Sud, a poca distanza da Monte Rushmore" width="450" /><p class="wp-caption-text">Una scultura in corso del capo indiano Cavallo Pazzo sulle Black Hills nel Dakota del Sud, a poca distanza da Monte Rushmore. Secondo i Lakota si tratta di una terra sacra rubata loro. © Simon Maghakyan 2010</p></div>
<p>Il 4 giugno 2010 il Dipartimento di Stato statunitense <a title="Leggi comunicato originale in inglese" href="http://www.state.gov/s/tribalconsultation/declaration/">ha anche annunciato</a> che il pubblico può esprimere la propria opinione tramite email a <em>&lt;declaration@state.gov&gt;</em> entro il 15 luglio. Recentemente <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://blogs.state.gov/index.php/site/entry/indigenous_peoples">un post sul blog ufficiale del Dipartimento di Stato</a> aveva spiegato l&#39;avvio del processo di revisione:</p>
<blockquote><p>Martedì 21 aprile, l&#39;ambasciatrice USA all&#39;ONU, Susan Rice, ha annunciato presso il Foro Permanente per gli affari indigeni, la decisione degli Stati Uniti di rivedere la loro posizione nei confronti della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli indigeni. Il Presidente Obama ha promesso un maggiore impegno nei confronti dei governi tribali riconosciuti a livello federale, mentre una migliore comunicazione con le tribù native è un tema importante per l&#39;Amministrazione.</p></blockquote>
<p>Sempre ad aprile, la Nuova Zelanda è diventata la seconda nazione, dopo l&#39;Australia, ad approvare la Dichiarazione dopo l&#39;iniziale voto negativo. Non tutti ritengono però che la Nuova Zelanda abbia preso la decisione giusta.</p>
<p>Nanaia Mahuta, di origine Maori e figura politica d&#39;opposizione, il cui partito laburista ha votato contro il documento nel 2008, ha dichiarato che il governo sta insistendo troppo sulla natura “simbolica” della Dichiarazione. Ecco cosa <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://blog.labour.org.nz/index.php/2010/04/20/un-declaration-of-indigenous-rights-a-promisory-note-with-no-currency/">scrive sul suo blog</a>:</p>
<blockquote><p>In segreto il Ministro degli Affari Maori ha firmato l&#39;UNDRIP a nome del governo. I Ministri nazionali sono stati veloci a minimizzare questa mossa come “non-vincolante” e “d&#39;ispirazione a migliorare”! Il Primo Ministro ha sottolineato questo punto almeno tre volte durante la sessione parlamentare. La questione è capire se il Partito Nazionale considera il documento solo come un simbolo vuoto, senza alcun effetto concreto in Nuova Zelanda, o se intendono invece applicare qualcuna delle misure a cui il partito si riferisce?? […] Un mucchio di promesse vuote e di guadagni inesistenti – mentre la disoccupazione dei Maori continua a crescere…</p></blockquote>
<p>Se anche gli Stati Uniti, come la Nuova Zelanda e l&#39;Australia, ratificheranno la dichiarazione, cosa ormai sempre più probabile, il Canada rimarrà l&#39;unico “no”. Sul blog del Center for World Indigenous Studies, <em>Fourth World Eye</em>, Rudolph Ryser <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://fwe.cwis.org/2010/04/25/un-permanent-forumun-declaration-on-the-rights-of-indigenous-peoplescanadaunited-states-of-americakimberly-teeheefred-caron/">descrive le ragioni per cui il Canada</a> si oppone alla dichiarazione, e conclude affermando che il cambiamento potrà arrivare dagli stessi indigeni, non dai governi.</p>
<blockquote><p>Il simbolismo della presenza degli indigeni nell&#39;Assemblea Generale delle Nazioni Unite è potente, ma non c&#39;è sostituto per l&#39;esercizio dell&#39;autorità politica. Paesi come il Canada e gli Stati Uniti continueranno a offrire i soliti luoghi comuni e frasi stantie sullo sviluppo delle popolazioni native, ma solo una vigorosa azione politica degli stessi nativi potrà condurre al rispetto e all&#39;accettazione legittima dei popoli indigeni seduti al tavolo dove vengono prese le decisioni, un posto davvero molto meritato.</p></blockquote>
<p>Sul blog progressista <em>Docudharma</em>, un autore che si firma &#8220;winter rabbit&#8221; offre <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://www.docudharma.com/diary/20352/obama-should-sign-declaration-on-rights-of-indigenous-peoples-because2">varie ragioni</a> per cui il Presidente Obama (riferito anche come Awe Kooda Bilaxpak Kuuxshish – il <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.reznetnews.org/article/obama-adopted-crow-tribe-13960">nome adottato nella tribù dei Crow</a>) dovrebbe ratificare la dichiarazione. Uno dei numerosi link contenuti nel suo post rimanda a una notizia del 2009 dove si cita il Procuratore Generale del Dakota del Sud, il quale afferma di non aver mai letto l&#39;originale <a title="Voce wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Treaty_of_Fort_Laramie_%281868%29">Trattato di Fort Laramie</a> del 1868 che garantiva la propietà delle  Black Hills ai Lakota, prima che il territorio venisse usurpato <a title="Voce wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Black_Hills">quando vi fu trovato l&#39;oro</a> [it].</p>
<p>Non è chiaro se l&#39;adozione dell&#39;UNDRIP costringerà i cittadini del Dakota del Sud, oltre ad altri americani, a ripensare ai diritti degli indigeni nel Paese. Ma è incoraggiante il fatto che gli Stati Uniti stiano sollecitando la partecipazione diretta dei nativi nel processo di riesaminazione.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/simon-maghakyan/' title='elenca tutti gli articoli di Simon Maghakyan'>Simon Maghakyan</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Elena Intra'>Elena Intra</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/07/01/usa-indigenous-rights-declaration-under-reexamination/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/07/usa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F&#038;text=USA%3A+riesame+della+dichiarazione+sui+diritti+dei+popoli+indigeni&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F&#038;title=USA%3A+riesame+della+dichiarazione+sui+diritti+dei+popoli+indigeni' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F&#038;title=USA%3A+riesame+della+dichiarazione+sui+diritti+dei+popoli+indigeni' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F&#038;title=USA%3A+riesame+della+dichiarazione+sui+diritti+dei+popoli+indigeni' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F07%2Fusa-riesaminazione-della-dichiarazione-sui-diritti-dei-popoli-indigeni%2F&#038;title=USA%3A+riesame+della+dichiarazione+sui+diritti+dei+popoli+indigeni' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Il genocidio in Rwanda: 16 anni dopo, per non dimenticare</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2010/04/il-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 04:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sinopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 16esimo anniversario del genocidio che provocò oltre 800.000 vittime e sconvolse l'intera regione, i sopravvissuti rievocano quei 100 giorni in cui vennero abbandonati dal mondo intero - per tenerne viva la memoria e aiutare il Paese ad andare avanti nello spirito dell'unità e della riconciliazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 aprile il Rwanda ha commemorato il 16esimo anniversario del genocidio che provocò oltre 800.000 vittime e sconvolse l&#39;intera regione. Una commemorazione che ha lo scopo di tenere viva la memoria dei sopravvissuti e onorarli, ma anche di aiutare il Paese ad andare avanti nello spirito dell&#39;unità e della riconciliazione. I sopravvissuti rievocano quei 100 giorni in cui vennerro completamente abbandonati dal mondo intero. Molti di loro sono impegnati nel processo di ricostruzione, creando legami che rendano possibile la coesistenza. Nei giorni successivi alla recente visita del presidente francese Sarkozy a Kigali, dove nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente Kagame ha riconosciuto che &#8220;<a title="Articolo in francese" href="http://www.liberation.fr/monde/0101621494-au-rwanda-sarkozy-s-incline-sans-s-excuser">sono stati fatti degli errori</a> [fr]&#8221; nel 1994, i blogger vanno discutendo del significato del Giorno dedicato alla Commemorazione del Genocidio (sebbene le commemorazioni durino in realtà una settimana) e della complessità delle relazioni internazionali del Rwanda.</p>
<p>La sopravvissuta Tutsi Norah Bagarinka ricorda quando venne <a title="Post in inglese" href="http://www.ushmm.org/genocide/take_action/gallery/portrait/bagarinka">fermata dai miliziani</a> [in] e da cui riuscì a salvarsi solo grazie all&#39;aiuto di uno di loro che era il suo giardiniere.</p>
<blockquote><p>Ci portò, me ed altre tre donne, dall&#39;altro lato della boscaglia. Quando fummo arrivati, prese delle foglie, mi fasciò una mano e ci disse: &#8220;Correte, correte e mettetevi in salvo&#8221;. E ci chiese scusa.</p></blockquote>
<p><center><embed title="Video: Preventing genocide, learn more and takeaction" alt="Video: Preventing genocide, learn more and takeaction" src="http://www.ushmm.org/genocide/take_action/flash/videos/promo.swf" flashVars="xmlFile=/genocide/take_action/gallery/portrait_xml/3&#038;link=http://www.ushmm.org/genocide/take_action/gallery/portrait/bagarinka" base="http://www.ushmm.org/genocide/take_action/flash/videos/" width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed></center></p>
<p>Il progetto <em>Voci del Rwanda</em> documenta le storie dei rwandesi - non esclusivamente storie relative al genocidio, ma le loro vite in generale. Questa testimonianza di una sopravvissuta spiega perché si <a title="Post in inglese" href="http://www.voicesofrwanda.org/whosevoice.html">senta spinta a ricordare</a> [in] e offrire la sua testimonianza:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se morissi senza raccontare la mia storia, la mia discendenza si estinguerebbe&#8221;.
</p></blockquote>
<p>(Per maggiori dettagli su <em>Voci del Rwanda</em>, si veda <a title="articolo in inglese du The Hub" href="http://hub.witness.org/en/VoicesofRwanda">questo articolo</a> [in] su <em>The Hub at Witness</em>.)</p>
<p>Il blogger Mamadou Kouyate pubblica un articolo sul <a title="Articolo in inglese" href="http://hungryoftruth.blogspot.com/2010/03/ghosts-of-genocide-story-of-kibeho.html">ricordo di un gruppo di soldati australiani</a> [in] che facevano parte della squadra di <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peacekeeping">peacekeeping dell&#39;ONU</a> [it] durante il massacro a Kibeho:</p>
<blockquote><p>Molti dei reduci si sentono in colpa per quanto accadde perché non poterono salvare altre vite umane. Non riuscirono a far nulla per difendere chi non poteva difendersi da solo. [..] Tutto ciò che rimase fu il fetore del genocidio e i bambini abbandonati che vagavano penosamente per le strade, traumatizzati dalla morte e dalla distruzione di cui erano stai testimoni.
</p></blockquote>
<p>La commemorazione allo stadio di Amohoro [Pace] è stata seguita da 20.000 persone in un&#39;atmosfera calma e incoraggiante. Sara Strawczynski propone una descrizione della <a title="Post in inglese" href="http://fellowsblog.kiva.org/2010/04/07/a-walk-to-remember/">Marcia per Ricordare</a> [in] svoltasi nelle strade di Kigali:</p>
<blockquote><p>Nei mesi che ho vissuto e lavorato in Rwanda come membro di Kiva, è stato difficile per me conciliare quello che so essere avvenuto con la mia esperienza di ogni giorno nel Paese. Kigali è una città sicura, bella e pulita. Il paesaggio dei dintorni fuori città è lussureggiante e magnifico. [..] Ciò detto, i segni del genocidio in Rwanda non sono mai troppo lontani dalla superficie [..] abbiamo superato due gruppi di prigionieri, facilmente identificabili nelle loro tute rosa, arancioni e blu. Le prigioni del Rwanda sono piene di persone accusate e condannate per genocidio e crimini di guerra, e il tasso di persone incarcerate è tra i più altri del mondo.</p></blockquote>
<p>Jenny Clover ha preso parte ad una <a title="Post in inglese" href="http://jenny-clover.blogspot.com/2010/04/if-you-knew-me-and-you-knew-yourself.html">commemorazione nella chiesa di Nyamata</a> [in] dove vennero massacrate 10.000 persone:</p>
<blockquote><p> La chiesa di Nyamata raccoglie gli abiti delle 10.000 persone uccise lì - migliaia e migliaia di camice, vestiti, calze, pantaloni accastati sui banchi della chiesa. Cominciano a confondersi uno nell&#39;altro dopo un po&#39; - solo un&#39;infangata pila di abiti malandati, tirati via da una fossa comune dove gli assassini avevano cercato di coprire quanto avevano fatto. [..] Ci sarebbe ancora molto da dire su quanto è visibile a Nyamata: file e file di teschi ordinatamente allineati nella fredda cripta sotterranea, alcuni con i tagli del machete ben visibile&#8230;</p></blockquote>
<p>Questa è la seconda volta che Jenny Morse partecipa in Rwanda al Giorno della Commemorazione. È lacerata tra &#8220;<a title="Post in inglese" href="http://www.jinamoore.com/2010/04/07/time/">l&#39;obbligo di esserci e il forte desiderio di starne lontana</a> [in]&#8221;:</p>
<blockquote><p>Molti stanno esprimendo qualcosa che sanno far parte della loro memoria, altri stanno ricordando la perdita della famiglia anche se all&#39;epoca si trovavano all&#39;estero e non hanno vissuto direttamente il genocidio. Ma non sono questi i miei ricordi. Senza dubbio passerò buona parte della giornata pensando ai miei amici che sono sopravvissuti e alle famiglie che hanno perduto, e che dopo averne ascoltato le storie ho l&#39;impressione di aver conosciuto anch&#39;io. Forse andrò alle manifestazioni con i miei amici durante la giornata. Forse no. Spesso si ha da ridire sulla presenza dei <em>mzungu</em> qui e se è una forma di invadenza per noi partecipare a queste manifestazioni oppure, al contrario, se è una mancanza di rispetto non farlo. Non credo possa esserci una regola precisa.</p></blockquote>
<p>Molti blogger locali sono anche intervenuti in merito ai complessi rapporti tra il Rwanda e la comunità internazionale.</p>
<p>Stephane Ballong spiega che le relazioni tra il Rwanda e la Francia <a title="Post in francese" href="http://www.afrik.com/article16576.html">sono ancora alquanto tese</a> [fr]:</p>
<blockquote><p>En août 2008, Kigali qui a rompu ces relations diplomatiques avec Paris, avait menacé de traduire en justice 33 personnalités françaises. Dans un rapport de 500 pages, les autorités rwandaises ont dénoncé l’implication du gouvernement français dans le génocide. Le document confirmait les responsabilités directes de treize politiciens et vingt militaires français dans ces tueries.</p></blockquote>
<div class="translation">Nell&#39;agosto 2008 Kigali ha interrotto le relazioni diplomatiche con Parigi, minacciando di citare in giudizio 33 note personalità francesi. in un rapporto di 500 pagine le autorità rwandesi hanno denunciato il coinvolgimento del governo francese nel genocidio. Il documento confermava la responsabilità diretta di 13 esponenti politici e 20 militari francesi nel massacro.</div>
<p>Christophe Ayad scende più nei dettagli riguardo queste accuse che <a title="Articolo in francese" href="http://africa.blogs.liberation.fr/diplomatie/2010/04/rwanda-1-le-gendarme-la-veuve-et-la-barbouze.html">saranno pubblicate in un dossier</a> [fr] dal titolo: «La France au Rwanda»:</p>
<blockquote><p>Dans «Là haut, sur la colline de Bisesero», Jean-François Dupaquier fait le récit des premiers jours de l&#39;opération Turquoise -opération militaro-humanitaire controversée et destinée à «stopper les massacres»- à travers le témoignage long et détaillé de l&#39;adjudant-chef Thierry Prungnaud, gendarme du GIGN. Il est envoyé en élément précurseur sous le commandement du COS (Commandement des opérations spéciales). Pendant plusieurs jours, il ne comprend rien à la situation. Et pour cause. Voici le tableau de la situation qu&#39;on lui a dressé avant sa mission: «Les Tutsis exterminent les Hutus. Nous sommes venus pour les protéger, mettre fin aux massacres (…) Votre rôle est de vous informer de la situation sur le terrain, de voir où en sont les rebelles du FPR». C&#39;est exactement le contraire de la réalité: les Tutsis sont massacrés par les Hutus et le Front Patriotique Rwandais (FPR) n&#39;est en rien impliqué dans le génocide, qu&#39;il cherche plutôt à stopper.</p></blockquote>
<div class="translation">In «Là haut, sur la colline de Bisesero», Jean-François Dupaquier narra le vicende dei primi giorni dell&#39;operazione Turquoise -controversa operazione militare-umanitaria destinata  a «fermare il massacro»- attraverso la testimonianza lunga e dettagliata di Thierry Prungnaud, membro delle forze armate del GIGN. Egli fu inviato in una missione di ricognizione sotto il comando del COS (Comando delle operazioni speciali). Per molti giorni non comprese nulla della situazione. E a ragione. Ecco il quadro della situazione che gli fu presentata prima che partisse in missione: «I Tutsi stanno sterminando gli Hutu. Noi siamo venuti per proteggerli, mettere fine ai massacri (…) Il vostro ruolo è di informarvi della situazione sul posto e scoprire dove sono i ribelli del FPR». In realtà era esattamente il contrario: i Tutsi venivano massacrati dagli Hutu e il Fronte Patriottico Rwandese (FPR) non era per niente implicato nel genocidio, al contrario stava cercando di fermarlo.
</div>
<p>La Francia non è il solo Paese accusato di essere coinvolto nella tragedia del Rwanda. Mamadou Kouyate ripubblica sul suo blog <a title="Articolo in inglese" href="http://hungryoftruth.blogspot.com/2010/04/us-was-behind-rwandan-genocide.html">un articolo</a> [in] di Michel Chossudovsky di <em>Global Research</em> dove si sostiene che la guerra in Rwanda e i massacri etnici facessero parte <a title="Articolo in inglese" href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&#038;code=CHO20100407&#038;articleId=18540">della politica estera degli statunitense</a> [in].</p>
<p>Tutte queste accuse e il trauma ancora palpabile della tragedia creano una scena politica e diplomatica assai complessa in Rwanda. I blogger locali sono preoccupati del fatto che a pochi mesi dalle elezioni (in programma nell&#39;agosto 2010) potrebbero sorgere nuovamente tensioni politiche. Jean-Marie Vianney Ndagijimana scrive che il partito di opposizione, Le Forze Democratiche Unificate Inkingi (FDU-Inkingi) ha subìto <a title="Articolo in francese" href="http://www.france-rwanda.info/article-la-nature-totalitaire-du-regime-rwandais-47788120.html">pressioni già in diverse occasioni</a> [fr], i suoi membri si sono visti negare il passaporto e sono stati oggetto di indagini arbitrarie e minacce fisiche da parte della polizia. </p>
<p>=================================================================================<br />
(<a title="Profilo di Abdoulaye Bah in inglese" href="http://fr.globalvoicesonline.org/author/abdoulaye-bah/">Abdoulaye Bah</a> [in] ha contribuito a questo articolo con dei link. Per le reazioni dei blogger alle commemoriazioni dell&#39;anno scorso, anno si rimanda a <a title=Post di GV in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/04/14/rwanda-fifteen-years-after-the-genocide/">questo articolo</a> [in] di Elia Varela Serra.) </p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/lova-rakotomalala/' title='elenca tutti gli articoli di Lova Rakotomalala'>Lova Rakotomalala</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonella-sinopoli/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Antonella Sinopoli'>Antonella Sinopoli</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/04/10/16-years-later-the-rwandan-genocide-remembered/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/04/il-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F&#038;text=Il+genocidio+in+Rwanda%3A+16+anni+dopo%2C+per+non+dimenticare&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F&#038;title=Il+genocidio+in+Rwanda%3A+16+anni+dopo%2C+per+non+dimenticare' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F&#038;title=Il+genocidio+in+Rwanda%3A+16+anni+dopo%2C+per+non+dimenticare' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F&#038;title=Il+genocidio+in+Rwanda%3A+16+anni+dopo%2C+per+non+dimenticare' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Fil-genocidio-in-rwanda-16-anni-dopo-per-non-dimenticare%2F&#038;title=Il+genocidio+in+Rwanda%3A+16+anni+dopo%2C+per+non+dimenticare' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Australia: nave cinese perde petrolio nella grande barriera corallina: anche Obama deve darsi da fare</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 04:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Business]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Oceania]]></category>
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		<description><![CDATA[Rischio ambientale per le perdite di carburante del cargo cinese di carbone che sabato scorso, navigando fuori rotta, ha urtato contro la grande barriera corallina australiana. Mentre la situazione rimane critica, non mancano le critiche al governo da parte dei Verdi - con monito anche agli USA per la salvaguardia dell'ecosistema del Pacifico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso una nave-cargo cinese che trasportava carbone ha iniziato a perdere petrolio a ridosso del Reef australiano, la Grande barriera corallina:</p>
<blockquote><p>Il Premier del Queensland Anna Bligh fa sapere di aspettarsi dalle autorità che la responsabilità sia fatta ricadere interamente sull&#39;armatore del cargo cinese che perde petrolio nelle acque incontaminate dell&#39;area.</p>
<p>fonte: <a title="Articolo in lingua inglese del'australiano ABC  News che  descrive le misure in atto per scongiurare il disastro  ambientale,  mentre è polemica sul fatto che la nave procedeva fuori  rotta e senza  personale esperto a bordo, e il primo ministro Bligh  chiede massima  severità nei confronti dei responsabili - armatore e  capitano della nave  - che trovandosi in acque australiane sono soggetti  alle indagini  dell'autorità del Commonwealth" href="http://www.abc.net.au/news/stories/2010/04/05/2864207.htm">La   Bligh furibonda per l&#39;increscioso incidente</a> [in].</p></blockquote>
<p>“Sembra la trama di un film catastrofico!”, ha rilanciato Geoff Sidebottom di <em>Views from Towradgi (Commenti dalla città australiana di Wollongong su avvenimenti locali e dal mondo)</em>. Sono in tanti a pensarla come lui nel Paese:</p>
<blockquote><p>… le spiagge del Queensland e della vicina isola di Great Keppel subiranno dei danni, e ciò metterà a repentaglio la nostra fiorente industria turistica.</p>
<p>La nave procedeva fuori rotta di quindici miglia, oltre il corridoio di navigazione consentito. Imperizia o scarsa conoscenza dell&#39;area? Non importa, l&#39;incidente si sarebbe potuto evitare con qualcuno esperto al comando.</p>
<p>Di sicuro questa è una condizione che va imposta subito a tutte le navi che transitano nell&#39;area!</p>
<p>fonte: <a title="Ricco di particolari il commento sul blog sidebottom, che descrive i rischi in corso e le misure di sicurezza da imporre per evitare il verificarsi di incidenti simili" href="http://geoff-sidebottom.blogspot.com/2010/04/barrier-reef-oil-spill.html">Fuoriuscita  di petrolio sulla barriera corallina!</a> [in].</p></blockquote>
<p>Brian, del blog collettivo <em>Larvatus Prodeo</em>, ci ha ricordato che:</p>
<blockquote><p>Un&#39;altra grossa fuoriuscita si è verificata al largo della costa orientale del Queensland poco più di un anno fa,  quando si arenò il <a href="http://larvatusprodeo.net/2009/03/13/dreck-in-paradise-hamish-leaves-his-mark/">Pacific Adventurer</a>, che riversò su tutta la Sunshine Coast e sull&#39;isola di Moreton ben 270 tonnellate di petrolio. E adesso il cargo cinese Shen Neng 1, è andato a incagliarsi a tutta forza  a 120 km  a est di Rockhampton, nel lembo meridionale della Grande Barriera Corallina.<br />
fonte: <a title="Anche il blog Larvatus Prodeo si chiede come sia stato possibile il fuori rotta della nave e parla dei rischi di rottura, mentre c'è chi invoca misure che prevedano la guida di personale di marina localmente esperto, mentre le autorità starebbero valutando misure di sicurezza in vista dell'aumento del traffico navale per Gladstone e c'è anche polemica sul perché ci siano volute ben due ore ad avvisare gli organi competenti dell'incidente" href="http://larvatusprodeo.net/2010/04/05/oil-spill-in-the-great-barrier-reef/">Petrolio sulla Grande Barriera Corallina</a> [in].</p></blockquote>
<p>La candidata al senato australiano Larissa Waters espone con chiarezza cosa chiedono <em>I Verdi</em>:</p>
<blockquote><p>&#8220;Alle compagnie di navigazione che transitano in tutta l&#39;area della Grande Barriera Corallina interna va imposta la presenza a bordo di personale di condotta della Marina, e tutte le spese per le azioni disinquinanti dovranno essere sostenute dalle imprese del settore&#8221;, hanno fatto sapere oggi i Verdi, mentre ancora non si sa quanto carburante stia perdendo il cargo di carbone che si trova al largo del&#39;isola di Great Keppel.</p>
<p>La Grande Barriera Corallina non è una via di comunicazione per il carbone, bensì l&#39;immagine stessa di un&#39;industria turistica multimiliardaria e di un paradiso della biodiversità che il governo dovrebbe impegnarsi al massimo a proteggere.</p>
<p>Il governo invece, piuttosto che investire in energia pulita rinnovabile che crea posti di lavoro e tiene al sicuro la nostra barriera, si fa in quattro per aumentare l&#39;esportazione di combustibili fossili.</p>
<p>fonte: <a title="Il blog dei Verdi australiani riassume le preoccupazioni per la politica imprevidente del governo ed è critico nei confronti dei progetti di espansione portuale in vista dell'aumento di esportazione di carbone" href="http://qld.greens.org.au/media-releases/reef-is-not-a-coal-highway-2013-act-to-prevent-oil-spills-say-greens">Il  Reef  non è la via del carbone – I Verdi esortano alla prevenzione contro i versamenti di petrolio</a> [in].</p></blockquote>
<p>Anche al di là del Pacifico si è scatenato il putiferio. Il liberale <em>Irregular Times (News unfit for publishing</em><em>, </em>Notizie impubblicabili<em>)</em> ha tracciato un prevedibile parallelo con gli sviluppi statunitensi.</p>
<blockquote><p>Barak Obama abbraccia l&#39;insensato programma <a title="Articolo da The Wall Street Journal che ricorda lo slogan elettorale di Sarah Palin" href="http://http://blogs.wsj.com/environmentalcapital/2008/09/04/palins-policy-drill-baby-drill/tab/article/">Drill Baby Drill</a> [in] caro alla Palin, prevedendo  di aumentare le trivellazioni petrolifere in mare. E dice di non preoccuparsi, che tanto a breve non dovrebbe accadere niente di grave &#8230;</p>
<p>…un grosso incidente come quello di oggi in cui una nave carica di carbone è andata a cozzare contro la Grande Barriera corallina. E&#39; fuoriuscito del combustibile, ma se ad essere trasportato fosse stato del greggio, ben peggiori sarebbero stati gli effetti dell&#39;accaduto.</p>
<p>fonte: <a href="http://irregulartimes.com/index.php/archives/2010/04/04/oil-spill-on-great-barrier-reef/">Fuoriuscita di petrolio nella Grande Barriera corallina</a> [in].</p></blockquote>
<p>È andata bene che stavolta si sia trattato di un cargo di carbone e non di una nave cisterna che trasportava petrolio.</p>
<p>La situazione rimane <a href="http://www.cbc.ca/world/story/2010/04/06/australia-reef-ship-investigation.html">tuttora critica</a> [in].</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/kevin-rennie/' title='elenca tutti gli articoli di Kevin Rennie'>Kevin Rennie</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Tamara Nigi'>Tamara Nigi</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/04/06/australia-oil-spill-on-iconic-waters-a-warning-to-obama/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/04/australia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F&#038;text=Australia%3A+nave+cinese+perde+petrolio+nella+grande+barriera+corallina%3A+anche+Obama+deve+darsi+da+fare&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F&#038;title=Australia%3A+nave+cinese+perde+petrolio+nella+grande+barriera+corallina%3A+anche+Obama+deve+darsi+da+fare' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F&#038;title=Australia%3A+nave+cinese+perde+petrolio+nella+grande+barriera+corallina%3A+anche+Obama+deve+darsi+da+fare' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F&#038;title=Australia%3A+nave+cinese+perde+petrolio+nella+grande+barriera+corallina%3A+anche+Obama+deve+darsi+da+fare' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F04%2Faustralia-nave-cinese-perde-petrolio-nella-grande-barriera-corallina-anche-obama-deve-darsi-da-fare%2F&#038;title=Australia%3A+nave+cinese+perde+petrolio+nella+grande+barriera+corallina%3A+anche+Obama+deve+darsi+da+fare' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Giappone: monta la controversia sulla caccia alle balene</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2010/03/17503/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 04:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Elena Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l'Oscar conferito al documentario a “The Cove”, che ha richiamato l'attenzione sul problema della caccia ai cetacei, viene arrestato Peter Bethun, leader del gruppo <em>Sea Shepherd</em> che si batte contro la caccia alla balena. E il dibattito si riaccende anche online.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A poco tempo dal <a title="Articolo in inglese su Japan Today" href="http://www.japantoday.com/category/entertainment/view/the-cove-wins-oscar-for-best-documentary">conferimento dell&#39;Oscar come miglior documentario a “The Cove”</a> [in], che ha richiamato l&#39;attenzione dell&#39;opinione pubblica e dei media di tutto il mondo sul problema della caccia ai cetacei, <a title="Articolo in inglese su Brisbane Times" href="http://news.brisbanetimes.com.au/breaking-news-world/sea-shepherd-antiwhaling-activist-arrested-in-japan-20100312-q2y1.html"> si registra l&#39;arresto a Tokyo di Peter Bethune, leader del Sea Shepherd</a> [in], un gruppo che si batte contro la caccia alla balena. Si è riaccesa così la controversia tra Giappone, da un lato, e Australia e Nuova Zelanda, dall&#39;altro.</p>
<p>L&#39;attivista del gruppo di protesta è imputato di violazione di proprietà, per aver abbordato a febbraio una baleniera giapponese nell&#39;oceano meridionale, nel tentativo di eseguire un <em>citizen&#39;s arrest </em>(arresto eseguito da un privato cittadino ammesso in determinate circostanze dal diritto anglo-americano) per l&#39;affondamento della nave del Sea Shepherd avvenuto un mese prima (<a title="Post su GV in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2010/01/08/australia-whaling-war-of-words/">notizia riportata</a> [in] su Global Voices da Kevin Rennie).</p>
<div id="attachment_128947" class="wp-caption aligncenter" style="width: 319px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/james975/4175263831/"><img class="size-full wp-image-128947" title="Il battello degli ecologisti Ady Gil" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2010/03/Ady-Gil.jpg" alt="Il battello degli ecologisti Ady Gil. da id Flickr: james975." width="309" height="500" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Il battello degli ecologisti Ady Gil. Foto dell&#39;utente &#8220;james975&#8243; su Flickr.</p>
</div>
<p>Anche se <a title="Post di GV in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/08/giappone-caccia-alle-balene-a-scopo-scientifico-o-commerciale/">il programma giapponese di caccia alle balene</a> [it] è autorizzato esclusivamente a scopi scientifici e la carne di balena non rientra tra i piatti preferiti della maggior parte dei giapponesi, la collisione con l&#39;imbarcazione neozelandese anticaccia alle balene ha suscitato nel Paese una <a title="Blog in giapponese" href="http://stamen.iza.ne.jp/blog/entry/1500155">reazione nazionalistica</a> [giap], per quanto debole.</p>
<p>Ma gli accenti &#8220;sciovinisti&#8221; sono evidenti anche nell&#39;annuncio dell&#39;arresto di  Peter Bethune sul <a title="Sito Web dell'associazione in inglese" href="http://www.seashepherd.org/">sito Web ufficiale del Sea Shepherd</a> [in].</p>
<blockquote><p>Il 27 marzo, la baleniera giapponese Shonan Maru 2 è arrivata a Tokyo con il primo prigionerio di guerra neozelandese giunto in Giappone come prigioniero politico dalla II guerra mondiale. Appena toccato il suolo giapponese, il Capitano Bethune ha riaffermato il suo ruolo di eroe nazionale della Nuova Zelanda ed eroe internazionale in Australia, Francia, Gran Bretagnia, Stati Uniti e ogni altro paese i cui cittadini deplorano le continue attività illegali di caccia alle balene della flotta baleniera giapponese.</p></blockquote>
<p>In Giappone alcuni percepiscono l&#39;attività della Nuova Zelanda e dell&#39;Australia contro la caccia alla balena come un attacco alla cultura gastronomica del Paese e si chiedono <a title="Blog in giapponese" href="http://tsublog.excite.co.jp/mumble/3a0422ff6238516a4b86552d59540d3d">perché si dovrebbe vietare la carne di balena e non quella di bovini e suini</a> [giap], sollevando la controversa questione della linea di demarcazione tra la macellazione di animali opinabilmente ritenuti intelligenti rispetto quelli considerati meno intelligenti.</p>
<p>In alcuni casi, i mezzi d&#39;informazione giapponese hanno cavalcato l&#39;onda delle polemiche al riguardo, accentuandone sempre più i toni. In <a title="Articolo in inglese" href="http://www.japanprobe.com/2010/03/16/sea-shepherds-sources-of-funding/">Japan Probe</a> [in], James pubblica un post su uno show dell&#39;emittente giapponese NTV, &#8220;Bankisha&#8221;, che si è occupata della questione del Sea Shepherd. James riferisce che, nella prima parte dello spettacolo, l&#39;attenzione si è focalizzata sull&#39;analisi delle fonti di finanziamento e del budget del Sea Shepherd.</p>
<blockquote><p>La seconda metà del video trattava del prossimo obiettivo del Sea Shepherd, vale a dire la pesca del tonno dalla pinna blu nel Mediterraneo. Sembra che molti Paesi si siano uniti per vietare la pesca di tale specie. Il fatto che l&#39;80% del pescato venga venduto sul mercato giapponese viene interpretato come un ulteriore attacco alle tradizioni culturali giapponesi.<br />
Insieme ai giornalisti, erano presenti in studio un art director, che si occupa del marketing per molti marchi famosi giapponesi, e un giurista. Quest&#39;ultimo ha ricordato che l&#39;America, in passato, uccideva le balene per l&#39;olio, esprimendo inoltre l&#39;idea che la posizione americana verso la caccia alle balene giapponese sia influenzata da un&#39;ostilità sottotraccia che il &#8220;mondo bianco&#8221; [白人社会] nutre nei confronti dei giapponesi. Secondo l&#39;art director, il Giappone deve adoperarsi per presentare meglio al mondo la sua situazione, visto che negli altri paesi c&#39;è così tanta gente che non comprende perché i giapponesi mangino carne di balena.</p></blockquote>
<div id="attachment_128948" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/guano/3264970454/"><img class="size-full wp-image-128948" title="SSagainst JapResearchShip" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2010/03/SSagainst-JapResearchShip.jpg" alt="26/12/2008 SS incontra la baleniera giapponese. con id Flickr:guano." width="500" height="310" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">26/12/2008 SS incontra la baleniera giapponese. Foto dell&#39;utente &#8220;guano&#8221; su Flickr.</p>
</div>
<p>Tuttavia <em>Masablog</em> <a title="Blog in giapponese" href="http://keekorok.cocolog-nifty.com/blog/2010/03/post-a1ef.html">non concorda</a> [giap] con chi si avvale del controargomento della cultura gastronomica, che ritiene riduttivo.</p>
<blockquote><p>何となく日本たたきのようにこの問題をとらえていたが、ちょっと違うみたいだなあ。<br />
日本人の反論としてよくあるものに、じゃあアメリカ人は牛を食べるが、それと何が違うんだ？鯨を助けても牛の数が減るだけだ、というものがある。これに対しては、単に鯨は知能が高いからかわいそうだということではなく、殺すのに時間がかかるので人道的に問題があるという議論があるようだ。</p></blockquote>
<div class="translation">In un primo tempo, ritenevo il problema un&#39;espressione di sentimenti antigiapponesi, ma in questo caso non mi sembra una spiegazione confacente.<br />
Alcuni giapponesi controbattono chiedendo quale sia la differenza tra gli americani che mangiano manzo [e i giapponesi che mangiano balena]. Un altro tentativo di replica sottolinea che, anche se le balene sono protette, ciò causerà solo la diminuzione delle femmine. Tuttavia, la discussione reale sembra riguardare gli aspetti umanitari, in relazione al tempo maggiore che occorre per uccidere una balena. La questione non riguarda l&#39;empatia che la gente prova per le balene in quanto dotate di elevate capacità intellettuali.</div>
<p><em>Akki</em> <a title="Articolo in giapponese" href="http://akinobu0224jp.seesaa.net/article/143485125.html">afferma</a> [giap] di condannare i metodi adottati dal gruppo animalista.</p>
<blockquote><p>私自身は捕鯨については賛成も否定もしませんが<br />
（いまどきの高価な鯨を食べるようなお金もないですし）<br />
彼らのやり方は、どう理由があろうがはなはだ迷惑な行為であり<br />
危険であります。本当にケガ人が出たらどうするつもりなんだろう。</p></blockquote>
<div class="translation">Personalmente non ho una posizione sulla caccia alle balene. (Comunque non ho denaro da spendere per mangiare carne di balena.) Tuttavia, a prescindere da quale sia il problema, i loro metodo sono semplicemente fastidiosi e pericolosi. Cosa faranno se qualcuno si fa male?</div>
<div id="attachment_128949" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/alisonlongrigg/3800708262/"><img class="size-full wp-image-128949" title="Stop alla caccia alle balene" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2010/03/Stop-Whaling.jpg" alt="Stop alla caccia alle balene. da id Flickr: alisonlongrigg." width="500" height="500" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Stop alla caccia alle balene. Foto di &#8220;alisonlongrigg&#8221; su Flickr.</p>
</div>
<p>Il blogger australiano <a title="blog in inglese" href="http://strangetimes.lastsuperpower.net/?p=611">Youngmarxist</a> [in] sollecita un&#39;accurata revisione delle norme dell&#39;International Whaling Commission (IWC) che disciplinano la caccia alle balene a livello internazionale.</p>
<blockquote><p>I media stanno ricevendo segnalazioni di proposte di emendamento alle norme internazionali sulla caccia alle balene, tendenti a riportare il Giappone e altre nazioni baleniere sotto l&#39;amministrazione dell&#39;International Whaling Commission. Effettivamente, gli emendamenti consentirebbero alle nazioni che già uccidono balene di continuare a farlo con l&#39;approvazione dell&#39;IWC, purché limitino il numero di balene catturate. I limiti esatti sono ancora da decidere e, ovviamente, si applicheranno solo se gli emendamenti proposti saranno approvati. […]<br />
Se questo piano porrà fine alla ridicola iprocrisia della caccia alle balene &#8220;scientifica&#8221;, tanto meglio. Non c&#39;è motivo per cui le balene debbano essere trattate diversamente da qualsiasi altra risorsa. Le balene devono essere gestite correttamente, in modo che non siano condotte imprudentemente all&#39;estinzione, ma non c&#39;è alcuna buona ragione etica di privilegiare i &#8220;diritti&#8221; delle balene rispetto al diritto degli umani a dar loro la caccia.</p></blockquote>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/scilla-alecci/' title='elenca tutti gli articoli di Scilla Alecci'>Scilla Alecci</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/marilena/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Maria Elena Marino'>Maria Elena Marino</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/03/27/japan-a-whale-of-a-controversy/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/03/17503/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F&#038;text=Giappone%3A+monta+la+controversia+sulla+caccia+alle+balene&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F&#038;title=Giappone%3A+monta+la+controversia+sulla+caccia+alle+balene' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F&#038;title=Giappone%3A+monta+la+controversia+sulla+caccia+alle+balene' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F&#038;title=Giappone%3A+monta+la+controversia+sulla+caccia+alle+balene' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F03%2F17503%2F&#038;title=Giappone%3A+monta+la+controversia+sulla+caccia+alle+balene' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Le discussioni sul divieto del burqa scuotono l&#039;Australia multiculturale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 04:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne & Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Etnia]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quando in Francia si discute sul divieto del burqa, anche la blogosfera australiana è assai interessata al problema. Fra gli altri, un controverso conduttore radiofonico, ex agente di polizia, ha sollevato un vespaio per la sua posizione critica sull'uso di tale indumento negli spazi pubblici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando in Francia si discute la possibilità di vietare il burqa, anche la blogosfera australiana si è interessata al problema. Recentemente un controverso conduttore radiofonico, ex agente di polizia, ha sollevato un vespaio di polemiche per la sua posizione critica sull&#39;uso di tale indumento negli spazi pubblici. </p>
<p>Secondo Michael Smith, infatti, gli operatori di banche ed esercizi commerciali sarebbero preoccupati perché il burqa potrebbe essere usato per scopi criminali. L&#39;uomo afferma inoltre che i bambini sarebbero spaventati dalle donne con il &#8220;burqa integrale&#8221;, paragonandoli a &#8220;quei bambini che piangono terrorizzati quando vedono Babbo Natale [per la prima volta]”. Un&#39;intervista radiofonica con Smith è disponibile nel programma <a title="Intervista in inglese" href="http://www.4bc.com.au/blogs/michael-smith-blog/michael-smith-meets-the-press/20090115-7hjo.html">Michael Smith incontra la stampa</a> [in].</p>
<p>All&#39;indomani della proposta francese sul burqa a metà 2009, la giornalista di Canberra Virginia Haussegger si era espressa sul proprio blog a favore del provvedimento in base all&#39;uguaglianza di genere:</p>
<blockquote><p>Coprendosi con il burqa, una donna rinuncia al diritto di esprimere se stessa in quanto donna. Accetta di reprimere la propria sessualità.</p>
<p>Qui non c&#39;è posto per il burqa. Gli australiani devono manifestare per proibire il burqa.<br />
<a title="Post in inglese" href="http://virginiahaussegger.blogspot.com/2009/06/ban-burka-27-june-2009.html">No al Burka</a> [in].
</p>
</blockquote>
<p>Sul blog <em>The Punch</em>, Anna Greer parla di “diritti umani, giustizia sociale e … lo stato del mondo”. La blogger ha un&#39;opinione totalmente diversa sui diritti della donna:</p>
<blockquote><p>Qualunque sia la vostra opinione sul velo islamico, solo una cosa è certa – criminalizzare le donne che indossano burqa o niqab le renderà ancora più invisibili.</p>
<p>…Questo allarme selettivo per i diritti della donna è semplicemente un modo per articolare una forma razzista e identitaria di nazionalismo ed è un&#39;attitudine presente in tutti gli strati sociali – nella popolazione in genere, nei media, nel governo.</p>
</blockquote>
<p>Anna conclude con una punta d&#39;ironia:</p>
<blockquote><p>Imporre un codice di abbigliamento per contrastare l&#39;imposizione di un altro è semplicemente inutile ma, come ho già detto, non è questo il vero motivo per cui si considerano tali provvedimenti, giusto?<br />
<a title="Post in inglese" href="http://www.thepunch.com.au/articles/burqa-ban-is-about-our-fears-not-their-oppression/">Il divieto del burqa rivela la nostra paura e non la loro oppressione</a> [in] </p>
</blockquote>
<p>Le opinioni di Smith vengono dibattute sul sito web di Andrew Landeryou, <em>VexNews</em>:</p>
<blockquote><p>Quella iniziata da Smith è una discussione pericolosa, perché svilisce il credo e le usanze religiose di persone che non fanno male a nessuno e ci porta su un terreno alquanto scivoloso.</p>
<p>… La complessità dell&#39;argomento è data in parte dal fatto che alcune donne musulmane – ma anche di altre religioni – si coprono i capelli come parte della propria tradizione. A quanto pare nessun altro, bigotti a parte, ne ha fatto un problema insormontabile.</p>
<p>Ci auguriamo che la legittima necessità di tutelare la sicurezza di banche o aree strategiche, a rischio di attività terroristiche e criminali, non venga associata con gli intenti di quanti mirano semplicemente a mortificare una delle più grandi religioni nel mondo.<br />
<a title="Pagina in inglese" href="http://www.vexnews.com/news/2295/burqa-ban-bank-brawl-radio-host-says-no-face-covering-in-banks-but-is-he-race-baiting/">RISSA SUL DIVIETO DEL BURQA</a> [in]: conduttore radiofonico si oppone ai volti coperti in banca, ma trattasi forse di apologia del razzismo?</p>
</blockquote>
<p>In un lungo articolo su <em>Online Opinion</em>, Sadanand Dhume, autore di <em>My Friend the Fanatic: Travels with an Indonesian Islamist [Il mio amico fanatico: in viaggio con un islamista indonesiano]</em>, prende in esame entrambe gli aspetti di questo tema scottante. Il giornalista chiude con una previsione ottimista sulla vicenda francese:</p>
<blockquote><p>
Alla fine, malgrado il secolarismo intransigente dei francesi sia stato criticato da musulmani e liberali occidentali, quest&#39;esperienza costituisce una lezione preziosa per il resto del mondo.</p>
<p>La Francia non subisce attacchi terroristici fin dagli attentati dinamitardi negli anni &#8216;90 collegati alla guerra civile in Algeria. Secondo un sondaggio sulle attitudini dei musulmani condotto nel 2006 dal Pew Center, la Francia è l&#39;unico paese europeo in cui circa la metà dei musulmani si sente francese prima che musulmana. (In Germania, Inghilterra e Spagna la stragrande maggioranza si definisce principalmente musulmana.) In fin dei conti, sarà questo dato, più di qualunque altra cosa, a determinare la linea politica francese su tale tema.<br />
<a title="Articolo in inglese" href="http://www.onlineopinion.com.au/view.asp?article=10044">Il divieto francese del burqa: scontro culturale all&#39;orizzonte</a> [in] </p>
</blockquote>
<p>Fortunatamente i &#8216;bigotti&#39; non godono del sostegno dei maggiori partiti politici australiani. Tuttavia recentemente Tony Abbott, leader del movimento federale di opposizione, ha creato imbarazzo sollevando il problema del multiculturalismo e dei diritti delle minoranze:</p>
<blockquote><p>Gli immigrati sarebbero visti molto meglio se i propri leader li esortassero al rispetto della legge e dei valori tradizionali, ha dichiarato.</p>
<p>”Il minimo indispensabile su cui insistiamo è il rispetto della legalità&#8221;, ha dichiarato Mr. Abbott. &#8220;I rapporti con gli immigrati e la diversità culturale migliorerebbero se i leader delle minoranze mostrassero per i tradizionali valori australiani lo stesso rispetto che chiedono per i propri.”<br />
<a title="Articolo in inglese" href="http://www.brisbanetimes.com.au/national/obey-the-law-at-least-abbott-tells-migrants-20100122-mqox.html">Almeno rispettate la legge, dice Abbott agli immigrati</a></p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/kevin-rennie/' title='elenca tutti gli articoli di Kevin Rennie'>Kevin Rennie</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Paolo d&#39;Urbano'>Paolo d&#39;Urbano</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/02/17/burqa-strains-multicultural-australia/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/02/le-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F&#038;text=Le+discussioni+sul+divieto+del+%3Cem%3Eburqa%3C%2Fem%3E+scuotono+l%26%2339%3BAustralia+multiculturale&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F&#038;title=Le+discussioni+sul+divieto+del+%3Cem%3Eburqa%3C%2Fem%3E+scuotono+l%26%2339%3BAustralia+multiculturale' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F&#038;title=Le+discussioni+sul+divieto+del+%3Cem%3Eburqa%3C%2Fem%3E+scuotono+l%26%2339%3BAustralia+multiculturale' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F&#038;title=Le+discussioni+sul+divieto+del+%3Cem%3Eburqa%3C%2Fem%3E+scuotono+l%26%2339%3BAustralia+multiculturale' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fle-discussioni-sul-divieto-o-meno-del-burqa-scuotono-laustralia-multiculturale%2F&#038;title=Le+discussioni+sul+divieto+del+%3Cem%3Eburqa%3C%2Fem%3E+scuotono+l%26%2339%3BAustralia+multiculturale' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>26 gennaio, Australia Day: patriottismo, proteste e sciopero della Rete</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 03:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest'anno la commemorazione, che ha visto un inusitato sfoggio di bandiere e slanci patriottici, ha anche rilanciato le contraddizioni rispetto agli aborigeni e al presente multiculturale, oltre a essere occasione per un diffuso <em>internet blackout</em> di protesta contro le intenzioni governative di introdurre il filtraggio della Rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 gennaio gli australiani hanno celebrato l&#39;<a title="Voce 'Australia Day' su Wikipedia in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FAustralia_Day&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGkHL-QEqvfYfc5Bgcr_TtJ3i4M9A">Australia Day</a> [in, come tutti gli altri link segnalati], festa nazionale che commemora l&#39;arrivo dei coloni britannici, oltre due secoli fa, nel continente &#8220;downunder&#8221;. È una giornata che suscita sentimenti contrastanti, se si pensa che gli aborigeni d&#39;Australia, ricordando il giorno in cui i britannici occuparono i loro territori, lo chiamano  &#8216;Invasion Day&#39;.</p>
<p>L&#39;Australia Day è un evento che si svolge di solito senza clamore nella stagione estiva, e vede famiglie e comitive di amici ritrovarsi intorno a una grigliata bevendo birra, prima di tornare al solito tran tran di scuola e lavoro.</p>
<p><strong>&#8220;Eccesso di patriottismo&#8221;</strong></p>
<p>Quest&#39;anno, però, la ricorrenza ha fatto registrare un boom di patriottismo e di dibattiti intorno all&#39;identità e al futuro del Paese. Le bandiere australiane sono state insolitamente numerose, fatto nuovo per la celebrazione di questa festa nazionale. Davanti alle case, nei negozi e nelle auto, le bandierine erano esposte ovunque. Anche Twitter ha vissuto un picco di orgoglio patriottico, e per svariate ore, nel corso della giornata, l&#39;<a title="Serie di Tweet sull'Australia Day" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fsearch.twitter.com%2Fsearch%3Fq%3DHappy%2BAustralia%2BDay&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNHBXh4Y8eBTptURcoP2LwGmBnimAg">Happy Australia Day</a> è diventato argomento di punta.</p>
<p>A riassumere l&#39;atmosfera di questa festa nazionale proponiamo il seguente <em>tweet</em>:</p>
<blockquote><p>MEG Mclachlan <a title="Esempio di tweet sull'Australia Day in inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fmegasaurus_x%2Fstatuses%2F8262367313&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGN8EI6I5N_RZAhKsWxYkCSSORScQ">@ megasaurus_x:</a> @ Pink Happy Australia Day per ieri! Spero ce l&#39;abbiate avuta tutti la bandierina per festeggiare il paese che vi AMA di più.  Mi sono fatta una birra in vostro onore!</p></blockquote>
<p>Fra i tanti blogger stupiti per gli eccessi di patriottismo, c&#39;è Eva Cox che scrive su <em><a title="Blog in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fblogs.crikey.com.au%2Fthestump%2F2010%2F01%2F27%2Fdid-woollies-buy-australia-day%2F&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNE3naoIRvX3TuZeNieysY7p1Lw60A">Crikey!</a></em>:</p>
<blockquote><p>E&#39; l&#39;uso improprio dei simboli, unito all&#39;eccessivo patriottismo, a farmi temere per cos&#39;è diventata questa festa. Pare abbia cominciato a mutare subito dopo il bicentenario, per diventare emblema sempre più problematico  della frammentazione dell&#39;identità. Come abbiamo fatto a tramutarla in qualcosa che una volta avremmo definito pacchiano?</p>
<p>Cinque anni fa il più eloquente esempio di teppismo nazionalistico era rappresentato dai disordini di Cronulla. ora la bandiera sventola dappertutto! Ma il cambiamento non è genuino e si imitano piuttosto gli Stati Uniti, sempre lì a esporre bandiere, con la loro festa dedicata proprio al vessillo nazionale! Mi oppongo alle bandiere esposte sulle automobili, disegnate sui volti, sulle magliette, sugli asciugamani e magari persino sui profilattici! Le immagini di Cronulla dovrebbero ricordarci che l&#39;abuso dei simboli può essere inelegante e pericoloso e aprire la via a quella legge del branco che fomenta il totalitarismo.</p>
<p>Il nazionalismo e il patriottismo hanno un proprio ruolo, storicamente e nel presente, ma non vanno usati come istanze di aggregazione per l&#39;inclusione o l&#39;esclusione di questo o quel gruppo sulla base di grossolane presunzioni di comunanza e lealtà. Credo si possa benissimo vivere in Australia, senza bisogno di certi slanci iperbolici. Difficile a dirsi cosa s&#39;intenda per &#8216;valori australiani&#39;, visto che per lo più si tratta di valori del tutto comuni a qualsiasi collettività che si reputi civile.</p></blockquote>
<p>Stesse sensazioni riporta il blogger <em><a title="Post in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fclubwah.wordpress.com%2F2010%2F01%2F27%2Fwe-need-to-stop-taking-australia-day-so-seriously%2F&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNE6ZC13xKFnZijhfTYtEv9RPpGvow">Wah Club</a></em> in un post dal titolo &#8220;Smettiamola di prendere tanto sul serio l&#39;Australia Day&#8221;:</p>
<blockquote><p>Fino a ieri, l&#39;unica volta che mi è capitato di [celebrarlo] è stato a Londra, quando vivevo là.  Da allora mi annovero fra i cinici che criticano il patriotismo esasperato, vedono nel 26 gennaio il giorno che segna l&#39;invasione dell&#39;Australia aborigena  e guardano di traverso il tramutarsi di questa festa nazionale in una scusa per esprimere idee xenofobe.</p>
<p>L&#39;estrema sinistra, così come l&#39;estrema destra, ce l&#39;hanno messa tutta per cambiare corso a questa festa, che innesca ogni volta lo stesso repertorio di dibattiti, in cui si spazia dall&#39;idea di una Repubblica australiana al numero degli immigrati&#8230;</p>
<p>Avendo concluso l&#39;Australia Day in un ristorante vietnamita di St Albans, ho pensato a come ci si diverte nel fare cose che di solito si danno per scontate. Ecco cosa dovrebbe celebrare l&#39;Australia Day. Piuttosto che dargli un orientamento teso a evidenziare i problemi e l&#39;agenda politica - cosa che si può  fare sempre e comunque  - dovremmo utilizzarlo per riflettere su tutto il bello dell&#39;Australia e dell&#39;essere australiani. Non dev&#39;essere un giornata di cui vergognarsi, ma neanché la giornata del nazionalismo e dell&#39; esclusione sociale.</p></blockquote>
<p>Non tutti i post sono stati ostili alla festa nazionale, però. Ecco quello di un tassista di Sidney, <em><a title="Post in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.cablog.com.au%2F2010%2F01%2Faustralia-day.html&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGEmnILU7CIdIcRsakp98Z2tFX09w">Cablog,</a></em> che racconta la propria giornata di lavoro in Australia:</p>
<blockquote><p>Stamattina presto un passeggero ubriaco mi ha detto: &#8220;Australia Day? Non so neanche cos&#39;è che stiamo celebrando.&#8221; Al che l&#39;altro che l&#39;accompagnava ha replicato, &#8220;Qualsiasi cosa sia, vero dio che la inaugureremo con un bel botto, vero?&#8221; E giù a ridere al solo pensiero.</p>
<p>Benché la ricorrenza sia un retaggio degli inglesi, gli auguri ieri sera arrivavano da gente di svariate nazionalità, e persino da chi non ha cittadinanza. I proprietari turchi del ristorante in cui cenavo mi hanno augurato buona commemorazione, e lo stesso hanno fatto due bariste di turno, una argentina e l&#39;altra colombiana.</p>
<p>Queste le <a style="color:#1166ee;text-decoration:none" title="documentazione storica in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.foundingdocs.gov.au%2Fitem.asp%3FdID%3D35&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGO7zzmlb9mojf1q5saTyTwbyFVOw">istruzioni</a> di Re Giorgio III al Governatore Filippo per porre le basi dei primi insediamenti bianchi. Principi fondanti in contrasto con l&#39;idea che vorrebbe i primi coloni bianchi invasori e predatori, incuranti degli indigeni.</p>
<p>I lodevoli intenti della Corona verso gli aborigeni. Ecco cosa celebrare in questa giornata. Avrei potuto dare questa di spiegazione ai miei passeggeri di prima, perplessi sul significato dell&#39;Australia Day, mentre aspettavano di farsi una sniffata.</p></blockquote>
<p><strong>La protesta contro la censura di Internet</strong></p>
<p>Questa giornata commemorativa non ha mancato di suscitare la sua buona dose di polemiche anche sul tema del grande <em>internet blackout </em>che ha investito il Paese. Centinaia di siti web australiani si sono auto-oscurati durante questa ricorrenza in segno di protesta contro la decisione del governo australiano di imporre il filtraggio obbigatorio della Rete a scopi censori, come accade in Cina.</p>
<p>Fra i siti coinvolti anche quello dei <a title="Sito dei Verdi australiani" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fgreens.org.au%2F&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNH0hoBQFB_wblTxhnhVAo0LKld35Q">Verdi australiani</a>, il terzo maggior partito politico del Paese, i fornitori di servizi Internet, le testate d&#39;informazione online, <a href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Finastrangeland.wordpress.com%2F2010%2F01%2F27%2Fthe-great-australian-internet-blackout%2F&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNET5junY5Qa_if-vcFfibRDO1WnaA">i blogger</a> e anche gruppi di pressione, come la <a title="Sito di Electronic Frontiers Australia" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.efa.org.au%2Fpetition%2F&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGhSWd-3rCzQScYnM6O5SKWp7sIYg">Electronic Frontiers Australia</a>.</p>
<p>Fra i tanti <em>tweet</em> celebratori dell&#39;Australia Day, non sono mancati quelli critici sul governo per la decisione di censurare la Rete:</p>
<blockquote><p>Symod J. Urich <a title="Un tweet critico verso l'eccesso di patriottismo" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fsymodhcn%2Fstatus%2F8258279056&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNFFqcTucCCdF-TLlmYJElh7pJdpqg">symodhcn @:</a> Quindi è ovvio che l&#39;Australia sarà la prossima Cina. Buon Australia Day! Buon Australia Day! Vorrei che non aveste il governo che avete&#8230; &#8230; <a title="tweet in lingua inglese" href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fsearch%3Fq%3D%2523thegreataustralianinternetblackout&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNGV7EOPxXHvk15izgYHsFqOrbLvkw">thegreataustralianinternetblackout #</a></p></blockquote>
<p>La varietà delle reazioni registrate ci rimanda una nazione giovane che ha ancora bisogno di trovare direzione e scopo. Infatti risulta ancora difficile poter delineare un&#39;identità australiana unitaria e inclusiva. Non è per niente semplice  cercare di conciliare le origini aborigene con il passato coloniale anglosassone e il presente multiculturale.  Per ora, diciamocelo, si può solo tirare a indovinare.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/antoun-issa/' title='elenca tutti gli articoli di Antoun Issa'>Antoun Issa</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Tamara Nigi'>Tamara Nigi</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2010/01/27/australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2010/02/httpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F&#038;text=26+gennaio%2C+Australia+Day%3A+patriottismo%2C+proteste+e+%3C%2Fem%3Esciopero%3C%2Fem%3E+della+Rete&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F&#038;title=26+gennaio%2C+Australia+Day%3A+patriottismo%2C+proteste+e+%3C%2Fem%3Esciopero%3C%2Fem%3E+della+Rete' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F&#038;title=26+gennaio%2C+Australia+Day%3A+patriottismo%2C+proteste+e+%3C%2Fem%3Esciopero%3C%2Fem%3E+della+Rete' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F&#038;title=26+gennaio%2C+Australia+Day%3A+patriottismo%2C+proteste+e+%3C%2Fem%3Esciopero%3C%2Fem%3E+della+Rete' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2010%2F02%2Fhttpglobalvoicesonline-org20100127australia-an-australia-day-of-celebration-and-protest%2F&#038;title=26+gennaio%2C+Australia+Day%3A+patriottismo%2C+proteste+e+%3C%2Fem%3Esciopero%3C%2Fem%3E+della+Rete' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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