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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Algeria</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Mondo arabo: prime reazioni online al divieto dei minareti in Svizzera</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/mondo-arabo-prime-reazioni-online-al-divieto-dei-minareti-in-svizzera/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 04:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vittoria del recente referendum contro l'erezione di nuovi minareti ha scatenato una varietà di reazioni in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che il divieto non impedisca di professare la propria fede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/01/arab-world-reactions-to-the-swiss-ban-on-minarets/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lo scorso 29 novembre, il 57.5% degli elettori svizzeri <a title="Articolo in inglese" href="http://english.aljazeera.net/news/europe/2009/11/2009112915164769444.html">ha approvato il divieto</a> [in] di costruire nuovi minareti sulle moschee, aprendo la strada alla modifica costituzionale. Il referendum riguarda solo la costruzione di nuovi minareti &#8211;non delle moschee&#8211; e non include i quattro minareti già esistenti.</p>
<p>Il provvedimento ha scatenato reazioni contrastanti in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che questo divieto non impedisca di professare la propria fede.</p>
<p><em>Pierre Tristram</em>, un blogger libanese-americano che scrive su About.com, <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/11/29/islamophobe-swiss-ban-minarets.htm">apre il suo post</a> [in] critico nei confronti della decisione svizzera con il seguente paragrafo:</p>
<blockquote><p>Com&#39;è possibile che 59 milioni di persone siano così stupide, così <a title="Articolo in inglese" href="http://www.mindfully.org/Reform/2004/US-Election-IQ2004.jpg">titolava</a> [in] il quotidiano inglese Daily Mail all&#39;indomani della ri-elezione di George W. Bush nel 2004. Potrebbero inventarsene un&#39;altra simile da aggiungere alla galleria degli orrori: com&#39;è possibile che 3 milioni di svizzeri siano così bigotti?</p>
</blockquote>
<p>Tristram chiude il post con un commento sarcastico:  &#8220;La differenza tra lo svizzero medio e l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/me071030.htm">iraniano</a> [in] <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/ahmadinejad-profile.htm">Mahmoud Ahmadinejad</a> [in], l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/04/21/ahmadinejads-anti-israel-show-at-un-racism-conference.htm">uomo simbolo del razzismo</a> [in], sta diventando sempre più impercettibile.&#8221;</p>
<p>Nel suo post, il blogger egiziano <em>Hicham Maged</em> cerca risposte a certe domande e <a title="Post in inglese" href="http://blog.hichamaged.net/flying-with-black-wings/">conclude</a> [in] in questo modo:</p>
<blockquote><p>In breve, mi auguro che gli svizzeri riconsiderino quanto è successo; non si tratta di capire se la legge protegga i diritti dei cittadini o meno, cosa che comunque sarà importante dibattere ed eventualmente correggere nelle opportune sedi giudiziarie del Paese, ma di considerarlo un errore fatale, l&#39;ultimo campanello d&#39;allarme prima di affondare in una palude di ignoranza piena di paura, rabbia e stupidità ~ Dovunque!</p>
</blockquote>
<p>Un altro blogger egiziano, autore di <em>Not Green Data</em>, ribadisce il concetto secondo cui &#8220;una moschea è una moschea,&#8221; ma <a title="Post in inglese" href="http://notgr33ndata.blogspot.com/2009/11/swiss-identity.html">si lamenta</a> [in] poiché il divieto svizzero altera l&#39;estetica dell&#39;edificio:</p>
<blockquote><p>Possiamo immaginare un pezzo di formaggio svizzero senz&#39;occhi - i suoi buchi? Oppure un coltellino svizzero senza bussola o cacciavite? È esattamente quello che gli svizzeri fanno alle moschee. Una moschea resta una moschea anche senza minareto, e svolgerà sempre la propria funzione. Semplicemente perderà in bellezza e identità architettonica.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger inglese <em>Matthew Teller</em>, scrittore-viaggiatore in Medio Oriente, si concentra sulla retorica di vari poster</p>
<div id="attachment_109213" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img class="size-full wp-image-109213" title="image5797878-300x199" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/12/image5797878-300x199.jpg" alt="Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti" width="254" height="168" />
<p class="wp-caption-text">Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti</p>
</div>
<p>degli attivisti svizzeri e analizza quelli di entrambi i contendenti. Quella che segue è la sua <a title="Post in inglese" href="http://quitealone.com/2009/11/30/swiss-rolled/">descrizione</a> [in] del poster qui a sinistra:</p>
<blockquote><p>Il ripugnante partito <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Democratica_di_Centro_%28Svizzera%29" target="_blank">SVP</a> [it] ha fatto ampiamente ricorso a quello che il Financial Times ha definito “<a title="Articolo in inglese" href="http://www.swissinfo.ch/eng/front/The_minaret_ban_hits_the_headlines.html?siteSect=105&amp;sid=11558450&amp;cKey=1259570958000&amp;ty=st" target="_blank">populismo stridente</a> [in]” per additare &#39;stranieri&#39; di ogni tipo come criminali, assistenzialisti o peggio, promuovendone la campagna con questo slogan: &#8220;Stop! Si al divieto dei minareti&#8221;. Osserviamo la grafica: minareti come missili, donne minacciose, il burqa come occultamento, nero, minaccioso, sulla bandiera svizzera si proietta un&#39;ombra da oriente, la croce viene cancellata.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> ritiene che questa vicenda sia frutto di una lotta di potere e <a title="Post in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/11/30/on-the-minaret-ban/">commenta</a> [in] così:</p>
<blockquote><p>Per chi gli si oppone, il minareto rappresenta &#8220;l&#39;arrivo&#8221; dell&#39;Islam nelle Alpi. È lì e significa che la presenza musulmana è al di sopra di altri popoli e religioni. Vietandolo si nega l&#39;esistenza e il potere dell&#39;Islam.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>L&#39;estetica dell&#39;identità, e quindi del potere, sono gli elementi centrali di questa vicenda. In questo modo un popolo dubbioso della propria identità cerca di affermarla e definirla rifiutando quella del nuovo arrivato.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger siriano <em>Maysaloon</em> riflette in modo originale sul tema più ampio in cui questa storia s&#39;inscrive. Tralasciando bigottismo, paura e integrità architettonica, il blogger <a titlte="Post in inglese" href="http://maysaloon.blogspot.com/2009/11/swiss-have-voted-against-building.html">si concentra</a> [in] sul seguente argomento:</p>
<blockquote><p>L&#39;elemento fondamentale di questa vicenda non è né il valore architettonico o religioso dei minareti, né gli svizzeri bigotti. Quello che conta veramente è che per la prima volta dopo 400 anni, dall&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vienna" target="_blank">assedio ottomano di Vienna</a> [it] , i musulmani hanno un impatto concreto sulla vita dell&#39;Europa.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger elenca i modi in cui l&#39;Islam ha influenzato l&#39;&#8220;occidente&#8221; e viceversa, per poi concludere come segue:</p>
<blockquote><p>In breve, i bigotti non mi preoccupano affatto. Possiamo vietare minareti e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shari'a" target="_blank">shari&#39;a</a> [it], strappare via veli e disegnare vignette, ma questo non cambierà il fatto che l&#39;Islam adesso è in Europa e in America, e va diffondendosi in tutto il mondo.</p>
</blockquote>
<p>Per concludere, il commento di <em>weddady</em> su Twitter riassume bene il sentimento di molti. L&#39;utente <a title="Tweet in inglese" href="http://twitter.com/weddady/status/6226387648">sostiene</a> [in], &#8221; Nessuno adesso potrà negare che l&#39;Europa abbia un problema con i musulmani, né nessuno potrà negare la loro presenza sul territorio.&#8221;</p>
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		<title>Algeria: tutto normale dopo gli scontri tra locali e immigrati cinesi?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/08/algeria-tutto-normale-dopo-gli-scontri-tra-locali-e-immigrati-cinesi/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 04:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Rizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Algeria]]></category>
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		<description><![CDATA[Il recente episodio violento ad Algeri fra cinesi immigrati e popolazione locale sembra sollevare il velo sulle incrinature di una relazione storicamente felice e proficua tra i due Paesi. Se ne discute variamente nella blogosfera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/filippor/'>Filippo Rizzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/08/13/algeria-business-as-usual-after-chinese-face-off/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il flusso di cinesi immigrati in Algeria ha portato a uno scontro fra questi e la popolazione locale nella capitale Algeri. Scontri che hanno coinvolto circa un centinaio di persone fra algerini e immigrati, muniti di coltelli e randelli, innescando il dibattito sulle eventuali conseguenze di tale episodio per gli <a title="Articolo di Reuters in inglese" href="http://www.reuters.com/article/latestCrisis/idUSAHM455539">investimenti cinesi</a> [in] nel Paese nordafricano. Anche i blogger esprimono la propria opinione.<br />
<a title="Post in inglese dal blog originale" href="http://randomdribble.wordpress.com/2009/08/05/algerians-get-more-than-they-bargained-for-with-china/"><em>Talking Under the Random Dribble</em></a> [in] scrive in un post dal titolo <em>Gli algerini ottengono più di quanto pattuito con la Cina</em>:</p>
<blockquote><p><a title="Articolo della BBC in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8184499.stm">È scoppiato uno scontro fra cinesi e algerini in Algeria</a> [in]…i locali lamentano che i nuovi immigrati bevono alcolici e non rispettano l’Islam (&#8221;<a title="articolo di News24 in inglese" href="http://www.news24.com/Content/Africa/News/965/39ce8f29781b44229c2195f6be48d1e7/04-08-2009%2005-08/Brawl_breaks_out_in_Algeria">Bevono alcolici e non rispettano la nostra religione. Devono andarsene</a> [in].&#8221;)</p></blockquote>
<p>L’algerino-americano Kal, di <a title="Post in inglese dal blog originale" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/08/08/algerians-and-chinese/"><em>The Moor Next Door</em></a> [in], descrive l’episodio come <em>Resa dei conti a Chinatown</em> e si sofferma sulla storia dei fiorenti rapporti fra i due Paesi:</p>
<blockquote><p>Algeria e Cina, ossia i governi della Repubblica Popolare Democratica di Algeria e della Repubblica Popolare Cinese, sono in buoni rapporti. Quest&#39;ultima ha riconosciuto per prima l’indipendenza del Paese nordafricano. Diversi algerini, fra cui ufficiali militari e ingegneri, hanno studiato in Cina, la cui televisione un tempo trasmetteva programmi sulla “rivoluzione popolare” in Algeria. Vi erano molti, molti maoisti fra le file dei comunisti algerini negli anni Sessanta e Settanta, e l’ambasciata cinese è storicamente una delle più importanti fra quante hanno sede ad Algeri. Qualsiasi algerino abbia fatto il servizio militare ha imbracciato un fucile fabbricato in Cina e servito in forze armate strutturate sul modello dell’Esercito Popolare di Liberazione.</p></blockquote>
<p>Dopodiché <em>Kal</em> passa all’attualità e spiega come tale relazione sia entrata in una nuova fase:</p>
<blockquote><p>Gli algerini non hanno bene accolto l’elevato numero di cinesi immigrati nel Paese nell’ultimo decennio per realizzare le unità abitative e le infrastrutture che il presidente Bouteflika ha promesso alla popolazione nel 1999, nel 2004 e nel 2009. Gli algerini vogliono questi impieghi. Ma hanno stipulato accordi con aziende cinesi alle condizioni cinesi.</p></blockquote>
<p>Più oltre nota:</p>
<blockquote><p>Dunque il recente surriscaldamento dei rapporti sino-algerini è il risultato di politiche nazionali, tema che i due governi hanno storicamente trascurato nel corso dei reciproci negoziati. Ora però in Algeria i contestatori attaccano gli interessi cinesi col pretesto di una predominanza cinese, e dei comuni cittadini malmenano gli immigrati giunti qui nell’ambito di una relazione <a title="Articolo della Reuters in inglese" href="http://news.google.com/news/url?sa=t&amp;ct2=us%2F0_0_s_7_0_t&amp;usg=AFQjCNFWXuqjDJ_-j4jaA5o2fqBpn2pRjA&amp;cid=1290590294&amp;ei=GDd9Ssi3Oanm9ASQhYLBAw&amp;rt=MORE_COVERAGE&amp;vm=STANDARD&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.reuters.com%2Farticle%2FlatestCrisis%2FidUSAHM455539" target="_blank">altrimenti felice e duratura</a> [in].</p></blockquote>
<p>Quali le ripercussioni di questa ‘rissa’ sui rapporti sino-algerini? <em>The Moor Next Door</em> assicura che in Algeria è ordinaria amministrazione:</p>
<blockquote><p>Un titolo quale “<a title="Articolo di News24 in inglese" href="http://www.news24.com/Content/Africa/News/965/39ce8f29781b44229c2195f6be48d1e7/04-08-2009%2005-08/Brawl_breaks_out_in_Algeria" target="_blank">Scoppia una rissa in Algeria</a> [in]” è l’equivalente nordafricano di “cane morde un uomo”. Bisogna tenere presente che il giorno prima degli scontri di Bab Ezzouar alcuni giovani hanno provocato disordini a El Tarf, al confine con la Tunisia, e che da poco più di un anno si affrontano a intermittenza i <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Berberi">berberi ibaditi</a> [it] e la popolazione arabofona di Berriane, a nord di Ghardaia. Senza menzionare i roghi di automobili e copertoni che si verificano con certa regolarità nel resto del Paese. Tutto ciò fa parte dell’Algeria di Bouteflika, è il fallimento dell’ordine socio-economico da lui instaurato che si concentra sulla macro-economia e i problemi sociali senza riuscire a gestire in maniera efficace le tensioni intrinseche della società.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Hijab e burqa, divieti e libere scelte</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/08/hijab-e-burqa-divieti-e-libere-scelte/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 23:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se la pratica del <em>hijab</em> esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni, suscitando quasi sempre reazioni polarizzate - come accade a seguito della recente, controversa proposta del presidente francese Sarkozy.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/30/hijablogging-on-burqas-and-bans/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche se la pratica del <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hijab">hijab</a></em> [it] esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni. Mentre in alcuni Paesi (Arabia Saudita, Iran, parti dell’Afghanistan e dell’Indonesia) il <em>hijab</em> è obbligatorio, in altri è stato vietato nelle scuole e in altri luoghi pubblici (Turchia, Tunisia, parti del Belgio e della Germania). Ma sia che venga imposto o proibito, l&#39;abbigliamento delle donne musulmane è quasi sempre un argomento che suscita un dibattito infuocato.</p>
<p>Recentemente il presidente francese Nicholas Sarkozy <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/europe/06/23/france.burkas/index.html">ha proposto</a> [in] il divieto di indossare il <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burqa">burqa</a></em> [it]. La sua proposta segue la norma francese del 2004 che proibisce l’uso del <em>hijab</em> nelle scuole.</p>
<p>Blogger di tutto il mondo e di ogni posizione hanno commentato la proposta di Sarkozy. Su <em>KABOBfest</em>, la canadese Sana <a title="Post originale in inglese" href="http://www.kabobfest.com/2009/07/beyond-mini-skirts-and-veils.html">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Avendo come obiettivo il modo in cui un numero ridotto di donne francesi scelgono di asserire e rappresentare la propria sessualità, la Francia perde di vista le vere radici del problema, lasciando intendere al contempo che le sue fondamenta forse sono assai meno solide di quanto pensino il mondo e i propri cittadini. È ora che la Francia non rinunci alle varie componenti della propria identità, avvicinandosi piuttosto a tali elementi con la mente più aperta. Le sue minoranze stanno cercando di adattarvisi da decenni, ma la Francia non può accettare un’equità minima come base per un’uguaglianza più vasta come abbiamo fatto qui nell’America del Nord?</p></blockquote>
<p>La blogger conclude così:</p>
<blockquote><p>Sig. Sarkozy, forse i suoi tentativi sono sinceri: dopo tutto lei sta solo cercando di salvaguardare i criteri che rendono una persona sufficientemente “francese”. Ricordi, comunque, che nel suo tentativo di liberare la donna dalle proprie catene di stoffa, lei ne limita la sessualità, l&#39;individualità e il suo essere ai confini dell&#39;harem dettando la danza che deve eseguire e gli indumenti che deve indossare per compiacere lei.</p></blockquote>
<p>Il blogger algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> fa eco a questo modo di vedere. Sostenendo che la proposta di Sarkozy è “bigotteria travestita da galanteria”, <a title="Post originale in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/06/27/bigtory-dressed-as-gallantry-sarko-and-the-burqa/">afferma</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Il problema di cui i francesi dovrebbero preoccuparsi non è il burqa per come è indossato oggi in Francia, ma il fatto che un simile divieto, come è successo con la proibizione del velo, rafforzerà quest&#39;indumento in quanto simbolo dell’identità musulmana e un segnale di sfida culturale. La Francia ha fatto un buon lavoro nell&#39;alienarsi le minoranze razziali e religiose. Senz’altro tra le nazioni occidentali è leader in questo campo. Tuttavia questo primato non consente di far avanzare granché la causa dell’assimilazione attivamente perseguita dai francesi. La proposta arriva accompagnata anche da altri accessori. La preoccupazione (sottolineata dall’articolo dell’Economist) che questo possibile divieto venga “equivocato all’estero”, pare ridicola. Cosa ci sarebbe da equivocare? È esattamente un tentativo di limitare l’espressione della religione, in particolare l’Islam in questo caso, e deriva dalle stesse motivazioni del precedente divieto di indossare il velo.</p></blockquote>
<p>Farah, scrivendo sul blog di gruppo <em>Nuseiba</em>, presenta <a title="Post originale in inglese" href="http://nuseiba.wordpress.com/2009/07/27/burqas-bans-and-feeble-women/">un eccellente riepilogo delle opinioni australiane</a> [in] sull&#39;argomento, e nota:</p>
<blockquote><p>Numerosi scrittori (compresi Posetti e Hussein) contrari al divieto rilevano come molte donne scelgano volontariamente di indossare il burqa o il niqab. Mentre il burqa è stato usato da certi gruppi per soggiogare le donne, questi autori sottolineano la necessità di riconoscere la libera decisione di queste donne musulmane, anziché negargliela come farebbe un divieto.</p></blockquote>
<p>La blogger credente Tracy Simmons, dagli Stati Uniti, ritiene la questione alquanto semplice. Chiedendo a Sarkozy di non privare le donne della propria dignità, <a title="Post originale in inglese" href="http://blogs.rep-am.com/matters_of_faith/?p=808">implora</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Non credo che la gente comprenda che indossare il burqa è una scelta per parecchie donne musulmane. Ed essendo una scelta, non dovrebbero essere costrette da un governo a NON indossarlo.</p></blockquote>
<p>Beninteso, non tutti i blogger sono contrari al divieto proposto da Sarkozy. La nota blogger ed editorialista egiziana Mona Eltahawy, famosa per essersi tolta il velo alcuni anni fa (un’esperienza <a title="Post originale in inglese" href="http://www.monaeltahawy.com/blog/?p=86">narrata sul proprio blog</a>) [in] ha scritto <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/07/03/opinion/03iht-edeltahawy.html?_r=4&amp;ref=global">un editoriale</a> [in] per <em>The New York Times</em> nel quale ha affermato che, come donna e come musulmana, si oppone al <em>burqa</em> ovunque venga indossato.</p>
<p>Una blogger statunitense, <em>Anne of Carversville</em>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.anneofcarversville.com/annes-smart-sensuality-blog/2009/7/2/redtracker-viewpoint-we-support-mona-eltahawys-ny-times-op-e.html">esprime sostegno</a> [in] ad Eltahawy dicendo:</p>
<blockquote><p>Sono sensibile alla natura delicata del cambiamento in politica, ma non ho vissuto fino ad oggi per sentire nel 2009 di essere fuori strada perché credo che i burqa sminuiscano le donne, cancellandole dalla società come sostiene Eltahawy.</p>
<p>Nel formalizzare la mia posizione contro i burqa, non sono assolutamente offesa dalle forme più conservatrici di abbigliamento scelte da molte donne musulmane. Non sono contraria a copricapo di tutti i tipi.</p></blockquote>
<p>Più in generale, la blogger aggiunge:</p>
<blockquote><p>Allo stesso tempo, sostengo e raccomando che si accetti con piacere la sensualità della vita – vedere, sentire, odorare e usare tutta la nostra sensibilità per gustare la vita. Questa visione non è cotnraria alla cultura musulmana, che accetta anch’essa la natura profondamente sensuale del vivere.</p>
<p>Accetterò il burqa per le donne quando gli uomini saranno ugualmente costretti a indossarlo. Se entrambi i sessi adotteranno il burqa come un segno di rispetto per la propria religione (che non lo richiede espressamente nel Corano), allora accetterò il burqa come simbolo della cultura musulmana e del costume religioso.</p></blockquote>
<p>Tuttavia l’editoriale di Eltahawy non ha mancato di suscitare opposizione nella blogosfera. Sahar, che scrive su <em>Nuseiba</em>, protesta:</p>
<blockquote><p>…il miglior modo per sostenere le donne musulmane è rispettarne la scelta di espressione della propria religione e cultura. Non sta nell’imporre loro ciò che noi riteniamo giusto. Trovo paradossale che Eltahawy, che si considera una femminista, dimentichi l’importanza della scelta, della libera decisione e delle esperienze di vita di queste donne – elementi essenziali per comprendere le donne nell’analisi femminista.</p>
<p>Né siamo tutti d’accordo con Eltahawy che, forse per la sua posizione sociale privilegiata, è distante dalle motivazioni sociali, politiche e religiose del portare il burqa, e non riesce a capire come possa essere un veicolo di successo per alcune o un orgoglioso rafforzamento dell’identità islamica per altre. Il burqa può essere concepito come un simbolo della rabbia che i musulmani sentono nei confronti di un’Europa sempre più xenofoba. Rappresenta il tentativo di aggrapparsi a un’identità che va erodendosi in un ambiente ostile. Scrivo questo pezzo subito dopo aver letto della donna egiziana che è stata pugnalata 18 volte in un tribunale tedesco dall’uomo da lei denunciato per averla molestata perché portava il velo. Non è soltanto il burqa a essere denigrato e screditato ma l’abbigliamento islamico nel suo complesso. Pertanto, l’appello a togliere il burqa non può essere visto al di fuori di questo contesto e per Eltahawy pensare di poter separare la propria critica da un simile contesto è politicamente naïf.</p></blockquote>
<p>Anche se resta da vedere se la Francia adotterà o meno il divieto del <em>burqa</em>, una cosa è certa: si tratta di un tema che polarizza fortemente le opinioni in tutto il mondo.</p>
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		<title>Maghreb: punti di vista sull&#039;Iran</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/06/maghreb-punti-di-vista-sulliran/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 06:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche i blogger del Maghreb seguono e commentano gli sviluppi della crisi post-elettorale in Iran. In questa panoramica, alcuni analizzano la rappresentazione mediatica di taglio occidentale, altri criticano la reazione di Mir Houssain Moussavi. Sembra tuttavia che la maggioranza stia dalla parte dei manifestanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/hisham/">Hisham</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/06/21/iran-the-view-from-the-maghreb/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Così come il mondo assiste al rapido evolversi degli eventi, anche i blogger del Maghreb seguono e commentano gli sviluppi della crisi post-elettorale in Iran. Alcuni hanno analizzato la rappresentazione mediatica dell&#39;evento prodotta dalle testate occidentali, altri hanno criticato la reazione di Mir Houssain Moussavi, tuttavia sembra che la maggioranza stia dalla parte dei manifestanti.</p>
<div id="attachment_81165" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/60053005@N00/show/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/06/iran-300x196.jpg" alt="Immagine senza titolo di una manifestante iraniano, di SIR su Flickr" title="Immagine senza titolo di una manifestante iraniana, di SIR su Flickr" width="300" height="196" class="size-medium wp-image-81165" /></a>
<p class="wp-caption-text">Immagine senza titolo di una manifestante iraniana, inserita da SIR su Flickr</p>
</div>
<p>Su <em>Aghora</em>, il blogger marocchino <em><a title="Post in arabo" href="http://elhamribadr.blogspot.com/2009/06/blog-post_20.html">Badr al Hamry</a></em> [ar] loda il ruolo svolto da microblogger e media partecipati per la copertura garantita agli eventi in Iran, e la loro capacità di eludere le restrizioni governative e i suoi tentativi di bloccare l&#39;accesso alle principali piattaforme online. Ecco cosa scrive:</p>
<blockquote>
<div class="arabic">
يوما بعد يوم تأكد صحافة المواطن أنها المستقبل بامتياز!<br />
مناسبة هذا الكلام هــو ما قامت به السلطة الإيرانية و بكل قوة، منع الــعديد من المنابر الإعلامية والصحافية تغطية المظاهرات والاحتجاجات و نقل أخبارها للعالم، و تعطيل لخدمات الرسائل الهاتفية. في الوقت الذي حققت فيه مجموعة من المدونات على الأنترنيت انتصارا كبيرا / كمدونات الفيس بوك،و التويتر، و فليكر، و اليوتوب الموقع العالمي لشرائط الفيديو، محققة بذلك انتصار على كل سلطة تحاول منع تسرب أية معلومات خارج إيران، و خنق حرية التعبير.</p>
<p>و نظرا للاقبال الهائل الذي حققته تلك المدونات،و تغطيتها المتميزة للأحداث فقد وصفت هذه الحركة الإلكترونية من طرف المتتبعين بــــــ &#8220;الثورة&#8221; وهذا ليس غريبا على دولة يوجد فيها 23 مليون مشترك في خدمة الإنترنيت من أصل 70 مليون نسمة.</p></div>
</blockquote>
<div class="translation">
Giorno dopo giorno, il giornalismo partecipativo dimostra di essere sempre più il futuro <em>par excellence</em>!<br />
Le autorità iraniane hanno cercato in tutti i modi di impedire alla stampa e altre testate di riportare dimostrazioni e proteste, la trasmissione di notizie oltre i confini nazionali, [ad esempio] bloccando i servizi telefonici di SMS. Nel frattempo un gruppo di blogger e utenti di Internet - con l&#39;aiuto di diverse piattaforme come Facebook, Twitter, Flickr, Youtube - è riuscito a eludere i controlli messi in atto per filtrare l&#39;informazione verso l&#39;esterno e soffocare la libertà di espressione.<br />
Grazie all&#39;ampia popolarità di alcuni blog e all&#39;eccellente copertura degli eventi, alcuni osservatori sono arrivati a descrivere questo fenomeno come una &#8220;rivoluzione&#8221; elettronica in un Paese dove 23 milioni di persone, sui 70 milioni della popolazione totale, usano i servizi di internet.</div>
<p>Sembra che il ruolo fondamentale dell&#39;informazione digitale nella crisi iraniana sia stato riconosciuto persino dai media filo-governativi, notori per la scarsa attenzione alla libertà di stampa. Proprio questo doppio standard è stato denunciato dal blogger tunisino <a title="Leggi il blog in francese" href="http://tnkhanouff.hautetfort.com/"><em>Khannouff</em></a> [fr] in <a title="Leggi il post in francese" href="http://tnkhanouff.hautetfort.com/archive/2009/06/21/la-planete-internet-au-secours-des-protestataires-iraniens-%D9%85.html">questo</a> suo post [fr]:</p>
<blockquote><p>Dans son édition d’aujourd’hui la Pravda Tunisienne se permet comme toujours de parler (ou plutôt de copier coller intégralement les dépêches étrangères de presse), donc de s’étaler à propos des restrictions imposées aux &#8221;autres&#8221;, ailleurs sans piper mot du quotidien sous haute surveillance qui est le notre.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Nell&#39;edizione odierna, <a title="Sito ufficiale in francese" href="http://www.lapresse.tn/index.php?opt=15&#038;categ=6&#038;news=96221"><em>[LaPress.tn,</em>]</a> [fr] la <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pravda">Pravda</a> [it] tunisina, pretende ancora di parlare (o piuttosto fare il copia-e-incolla delle agenzie di stampa internazionali) delle restrizioni imposte agli &#8221;altri&#8221;, senza neppure menzionare la nostra oppressione quotidiana.</div>
<p>Un altro blogger tunisino <a title="Post in arabo" href="http://insan-ar9a.blogspot.com/2009/06/blog-post_14.html"><em>The Overman</em></a> [ar], esprime sostegno ai manifestanti e spiega perché l&#39;ipotesi di un broglio elettorale sia plausibile:</p>
<blockquote>
<div class="arabic">
اكثر حاجة ظاهرة للعيان هي طريقة الانتخاب في حد ذاتها، و الي تتمثل في كتابة اسم المترشح على ورقة الانتخاب. و في حالة الي يكون فيها الناخب امّي، يقوم واحد من الحرس الثوري الموجودين في مركز الانتخاب بالعملية في بقعتو. و وقتلي نعرفو الي نسبة الامية في ايران حوالي 20% و الي الحرس الثوري يخدم تحت امرة المرشد الاعلى للثورة الاسلامية (الي عبر، ولو بصفة غير مباشرة، عن مساندتو لنجاد)، نفهمو الي امكانية التزوير ماهيش مستبعدة بالكل.<br />
اضف الى ذلك انو في ايران ما فماش قوائم انتخابية : مجرد مضمون ولادة يعطيك الحق في الانتخاب. و بالتالي امكانية الانتخاب اكثر من مرة في اكثر من مكتب ممكنة.<br />
من ناحية اخرى، تنتظر لجنة الانتخابات في العادة ثلاثة ايام قبل ما تمرر النتائج للمرشد الاعلى باش يصادق عليها. لكن الي صار في الانتخابات هذي انو السيد خامنئي وافق على النتائج فور صدورها، و هو ما يثير اكثر من سؤال حول مصداقية هذه النتائج
</div>
</blockquote>
<div class="translation">La ragione più ovvia è il modo in cui sono state condotte le elezioni, ogni elettore doveva scrivere il nome del candidato sulla scheda elettorale. Qualora l&#39;elettore fosse stato analfabeta, una Guardia della Rivoluzione avrebbe dovuto aiutarlo. Ora, se si pensa che l&#39;analfabetismo è un problema che affligge circa il 20% della popolazione iraniana e che le Guardie della Rivoluzione rispondono direttamente alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica (che ha già manifestato il sostegno ad Ahmadinejad - seppur indirettamente), allora la possibilità di brogli elettorali diventa concreta.</p>
<p>Inoltre in Iran non esistono liste di registrazione per gli elettori, per votare è sufficiente un semplice certificato di nascita, dunque è possibile che qualcuno riesca a votare più volte, in più seggi e nella stessa elezione.<br />
Tuttavia la Commissione Elettorale di solito aspetta 3 giorni prima di comunicare i risultati alla Guida Suprema affinché vengano approvati. Quello che è successo questa volta è che Mr. Khaminai (la Guida Suprema) ha approvato i risultati immediatamente dopo la pubblicazione, il che dà adito a dubbi sull&#39;attendibilità dei voti. </div>
<p>Sul fronte opposto, il blogger marocchino <em><a title="Post in francese" href="http://thazmourte.blogspot.com/2009/06/iran-le-bobard-de-lelection-volee.html">Farid</a></em> [fr], autore di <em>La croisée des chemins</em>, riflette su quelle che considera voci disseminate per ragioni politiche contro la Repubblica Islamica dell&#39;Iran. <em>Farid</em> corrobora il proprio punto di vista citando analisti internazionali e alcuni editoriali delle maggiori testate internazionali:</p>
<blockquote><p>L’analyse des résultats de l’élection présidentielle iranienne, au vu des votes précédents et des sondages commandés sur place par les États-Unis, ne laisse pas de doute : Mahmoud Ahmadinejad est largement réélu. Ceci n’est guère surprenant, observe le professeur James Petras : le peuple a voté pour un national-populiste, tandis que seules les élites occidentalisées ont voté pour le candidat libéral, chouchou des médias occidentaux. Le même phénomène a déjà été observé dans d’autres pays.</p>
</blockquote>
<div class="translation">
L&#39;analisi dei risultati elettorali delle presidenziali in Iran, nonché le elezioni precedenti e gli studi commissionati dagli USA e condotti all&#39;interno del Paese, non lasciavano alcun dubbio sull&#39;ampia riconferma di Mahmoud Ahmadinejad. E ciò non deve sorprenderci, come osserva il Professor James Petras: la gente ha votato per un nazional-populista, mentre le élite occidentalizzate hanno scelto il candidato liberale, favorito dai media occidentali. Lo stesso fenomeno è stato già osservato in altri Paesi. </div>
<p>Per nulla sorpreso dagli eventi iraniani è <em><a title="Post in francese" href="http://icietlabascheznous.blogs.nouvelobs.com/archive/2009/06/16/l-iran-c-est-du-pareil-o-meme.html">Massinissa</a></em> [fr], blogger algerino che critica quanto considera un discorso disfattista tutto occidentale, in base al quale Moussavi e i suoi sostenitori sarebbero dei democratici. Scrive il blogger:</p>
<blockquote><p>Le monde occidental a les yeux rivés sur l&#39;Iran croyant naïvement qu&#39;une révolution est en train de se produire et qui pourrait emporter le régime despotique en place depuis la chute du Chah. Mais à y bien regarder Ahmadinejad et Moussavi sont les deux faces d&#39;une même pièce. Ils sont tous les deux inféodés au clergé qui décide de tout.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il mondo occidentale ha lo sguardo fisso sull&#39;Iran, ingenuamente convinto di assistere ad una nuova rivoluzione che potrebbe rovesciare un regime dispotico, al potere sin dalla caduta dello Shah. Ma a ben vedere, si potrebbe concludere che Moussavi e Ahmadinejad siano due facce della stessa medaglia. Entrambi fedeli all&#39;autorità religiosa, che ha l&#39;ultima parola su tutto.</div>
<p>Il blogger tunisino <em>Citoyen du Monde</em>, autore di <em><a title="Post in francese" href="http://intras-muros.blogspot.com/2009/06/iran-la-revolution-20.html">Intras-Muros</a></em> [fr], sostiene che, tralasciando la questione della legittimità delle elezioni, il ruolo ricoperto dal microblogging in questa crisi lo ha colpito in modo positivo. Avverte tuttavia il pericolo di quella che definisce &#8220;Infobesità&#8221;:</p>
<blockquote><p>
L’afflux permanent d’informations parfois non vérifiées[&#8230;] laisse à désirer, il serait dés lors difficile de vérifier leur véracité ainsi que la crédibilité de la source. De plus, il y a un risque de glisser dans l’infobésité, du fait qu’on est submergé par des flux informationnels dénichés à gauche et à droite et tweeter à la hâte. Sans oublier que ca peut être une redoutable armes propagandiste.</p>
</blockquote>
<div class="translation">
Il flusso costante di informazioni talvolta non verificate è deplorevole. In questo modo il controllo su veridicità e attendibilità delle fonti diventa un&#39;impresa ardua. C&#39;è inoltre il rischio dell&#39;<em>infobesità</em>, sopraffatti come siamo da informazioni create e trasmesse in tutta fretta attraverso Twitter. Fra l&#39;altro tutto ciò potrebbe costituire una formidabile arma per la propaganda. </div>
<p><a title="Post in francese" href="http://telestlemonde.blogspot.com/2009/06/parce-que-la-democratie-cest-aussi.html"><em>Sarah </em></a>[fr], una blogger francese (<em>Un Oeil sur la Planète</em>) che segue l&#39;attualità del Maghreb, critica i sostenitori di Moussavi e spiega che, a meno di prove concrete e schiaccianti di brogli elettorali, la coalizione sconfitta dovrebbe accettare la volontà degli elettori iraniani. Ecco cosa scrive:</p>
<blockquote><p>
Mahmoud Ahmadinejad, a été réélu avec 63%. Au lieu de le féliciter comme tout opposant se revendiquant démocrate, Monsieur Hossein Moussavi, candidat favori des pays occidentaux, arrivé deuxième avec 33% réclame l&#39;annulation du scrutin.<br />
Désolée pour lui, mais ce sont les citoyens iraniens qui ont voté, et non les politiques et les médias étrangers, et les citoyens iraniens ont fait leur choix, c&#39;est Ahmadinejad. C&#39;est un coup dur pour lui, qui se croyait vainqueur car il avait le soutien des pays étrangers, et bien justement si les citoyens iraniens ne veulent pas de sa politique, qu&#39;ils aiment bien avoir de la dignité contre un monde contrôlé par les plus forts, il n&#39;a qu&#39;à respecter leur choix.</p>
</blockquote>
<div class="translation">
Mahmoud Ahmadinejad è stato ri-eletto con il 63% dei voti. Invece di fargli i complimenti, come qualunque altro politico che ama definirsi democratico, Mr. Hossein Moussavi, il candidato favorito dai Paesi occidentali giunto secondo con il 33% dei voti, ha invitato ad annullare il risultato.<br />
Mi dispiace per lui ma sono stati i cittadini a votare, non i politici stranieri né i media internazionali; gli iraniani hanno espresso la propria scelta con chiarezza. È uno schock per Moussavi, che credeva di vincere con il sostegno dei Paesi stranieri. I cittadini iraniani hanno bocciato le sue politiche; hanno scelto la dignità a un mondo dove si è governati dal più forte. Moussavi deve rispettare questa scelta.</div>
<p>Infine, il blogger tunisino <em><a title="Post in arabo" href="http://insan-ar9a.blogspot.com/2009/06/blog-post_14.html">Overman</a></em> [ar] si chiede se mai la &#39;strada araba&#39; verrà contaminata dai venti rivoluzionari provenienti da Teheran. E scrive: </p>
<blockquote>
<div class="arabic">شخصيا يظهرلي انو يجب ربط الاحداث هذي بإلِّي قاعد يصير في العالم من عشرين سنة لتالي، بمعنى رغبة الشعوب الي تعيش في انظمة قمعية في الانعتاق : هالشعوب الي عانت طويلا من جراء التقوقع و الانغلاق على جميع المستويات (الاقتصادي و السياسي و خاصة الفكري والثقافي).<br />
و السؤال الذي يطرح نفسه في الوقت الحالي بالنسبة لي هو : هل ستصل رياح التغيير هذه الى البلدان العربية، على الاقل في مستوى التوجه الشعبي ؟</div>
</blockquote>
<div class="translation">
<p>Personalmente credo che questi eventi debbano essere associati agli avvenimenti internazionali degli ultimi due decenni; ad esempio, l&#39;enorme desiderio di emancipazione delle popolazioni che vivono sotto regimi repressivi. Queste società vivono ormai da molto tempo sotto un regime oppressivo in tutti i sensi (politicamente, economicamente, intellettualmente e culturalmente).</p>
<p>A questo punto sorge spontanea la domanda: riuscirà questo vento di cambiamento a raggiungere i Paesi arabi, o almeno le loro popolazioni?</p>
</div>
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		<title>Mondo arabo: è forse il caso di investire in armamenti e programmi spaziali?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 05:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Squarotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un blogger si chiede per quanto tempo gli arabi resteranno a guardare mentre gli altri Paesi continuano a costruire arsenali e missili militari, mentre un altro si domanda perché mai l'Arabia Saudita non abbia un proprio programma spaziale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/marios/'>Mario Squarotti</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/06/04/arab-world-what-are-we-waiting-for/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Due blogger su fronti opposti del mondo arabo provano a riflettere sulle condizioni degli arabi, dall&#39;oceano al golfo. Il primo si chiede per quanto tempo aspetteremo ancora mentre gli altri Paesi continuano a costruire e sviluppare arsenali e magazzini militari - e il secondo si domanda perché l&#39;Arabia Saudita non abbia un proprio programma spaziale.</p>
<p>Il blogger algerino <a title="Vedi il post originale in arabo" href="http://bilad-13.maktoobblog.com/1617793/%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%B1%D8%A8-%D9%85%D8%AA%D9%81%D8%B1%D8%AC%D9%88%D9%86-%D8%B5%D8%A7%D9%84%D8%AD%D9%8A%D9%86-%D9%81%D9%8A-%D8%AD%D8%B1%D8%A8-%D8%A7%D9%84%D8%B5%D9%88%D8%A7%D8%B1%D9%8A%D8%AE/"><i>Bilad Talisman</i></a> [ar] si chiede perchè gli arabi rimangano attendisti nell&#39;attuale guerra &#8220;missilistica&#8221;: </p>
<div class="arabic">
العرب قاعدون من المحيط إلى الخليج لدرجة أن استثماراتهم في الجزائر أو في أي بلد من بلدان العالم لاتخرج عن دائرة الكباريهات .العرب يتفرجون هذه الأيام على معركة الصواريخ الكورية تماما مثلما جلسوا يتفرجون على الجزيرة وهي تنقل حرب الصواريخ افسرائيلية على غزة وجلسوا قبلها وهم يراقبون مدى الصواريخ الإسرائيلية على لبنان في صيف 2006 ويسخرون من صواريخ حزب الله على إسراائيل. العرب سيجلسون أمام الجزيرة ذات يوم لمتابعة أخبار سقوط الصواريخ الإيرانية على الكويت والرياض وعمان وغيرها . هكذا هم العرب يتابعون مثل أي مشاهد مهذب باهتمام حرب الصواريخ دون حركة.</div>
<div class="translation">
Gli arabi se ne restano seduti dall&#39;Oceano Atlantico al Golfo, investendo i propri soldi nei cabaret in Algeria e altri Paesi intorno al mondo. Al giorno d&#39;oggi, gli arabi osservano la guerra dei missili coreana,e se ne stanno seduti, seguono su Al Jazeera la guerra dei missili israeliana a Gaza e rimangono con le mani mano, proprio come, prima di questa, guardando la serie di missili israeliani caduti sul Libano nell&#39;estate del 2006. Hanno deriso i razzi di Hizbulla caduti su Israele. Un giorno gli arabi  se ne staranno seduti davanti ad Al Jazeera, seguendo le notizie dei missili iraniani che colpiscono il Kuwait, Riyadh, l&#39;Oman e gli altri. Gli arabi sono fatti così. Si siedono, come ogni spettatore beneducato, guardando molto attentamente le guerre missilistiche, senza muovere un dito.</div>
<p>Dall&#39;Arabia Saudita, <a title="Vedi il post originale in inglese" href="http://americanbedu.com/2009/05/24/why-doesn%E2%80%99t-saudi-arabia-have-a-space-program/"><i>American Bedu</i></a> [in], un americano sposato con una Saudita, si domanda perchè l&#39;Arabia Saudita non abbia avviato un proprio programma spaziale: </p>
<blockquote><p>
Sono curioso di sapere perché un Paese così ricco come l&#39;Arabia Saudita non abbia deciso di avere un proprio programma spaziale, anziché dipendere sulla fiducia e la collaborazione con gli alleati? Fino a oggi una sola <a title="Vedi il post su Wikipedia in inglese" rel="#someid13" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sultan_bin_Salman_bin_Abdulaziz_Al_Saud">persona saudita</a> [in] è andata nello spazio, il Sultan bin Salman bin Abdulaziz al Saud.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Così, perché pensate che l&#39;Arabia Saudita con le sue risorse  e capacità abbia deciso di non avere un proprio programma spaziale? Ho chiesto il parere di un saudita al riguardo. La sua risposta è stata, &#8220;I sauditi non sono in grado di guidare per le strade, quindi come puoi aspettarti che siano capaci di farlo nello spazio?&#8221; (naturalmente si trattava di una battuta, ma fa riflettere &#8230;)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MENA: Riflessioni dopo la Conferenza ONU sul razzismo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/mena-riflessioni-dopo-la-conferenza-onu-sul-razzismo/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/mena-riflessioni-dopo-la-conferenza-onu-sul-razzismo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 23:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il discorso del Presidente iraniano Mahmoūd Ahmadinejād alla Conferenza Durban II, e la conseguente reazione dei rappresentanti europei, hanno stimolato il dibattito tra i blogger medio-orientali. Chi accusa Ahmadinejād di opportunismo elettorale e chi il resto del mondo di stare a guardare, mentre c'è anche chi appare soddisfatto.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lasto-adri/">Eman AbdElRahman</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/22/mena-reflections-on-durban-ii/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_70417" class="wp-caption alignright" style="width: 163px;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mahmoud_Ahmadinejad"><img class="size-full wp-image-70417" title="Presidente iraniano Mahmoūd Ahmadinejād" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/04/225px-mahmoud_ahmadinejad.jpg" alt="Presidente iraniano Mahmoūd Ahmadinejād" width="153" height="204" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">da Wikipedia: il Presidente Mahmoūd Ahmadinejād alla Columbia University, 24 settembre 2007</p>
</div>
<p>Il <a title="Guarda il discorso in farsi con i sottotitoli in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=LL5OsaVYz1I&amp;eurl=http%3A%2F%2Fvideo.google.it%2Fvideosearch%3Fq%3Dahmadinejad%2Bdurban%2BII%26hl%3Dit%26emb%3D0%26aq%3Df&amp;feature=player_embedded">discorso</a> [fa/in] del Presidente iraniano <a title="Visita il blog di Ahmadinejad in inglese" href="http://www.ahmadinejad.ir/">Mahmoūd Ahmadinejād</a> [in] alla Conferenza delle Nazioni Unite sul razzismo a Ginevra (Durban II), e la conseguente reazione dei rappresentanti dell&#39;Unione Europea, hanno fatto nascere il dibattito tra i blogger del Medio Oriente. Alcuni hanno accusato Ahmadinejād di <a title="Vai all'articolo di Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/04/21/iran-islamist-bloggers-poems-in-praise-of-ahmadinejad/">essersi messo in mostra</a> [in] in vista della prossima campagna elettorale, mentre altri se la sono presa col resto del mondo, che non starebbe mostrando alcuna volontà di cooperare per un futuro migliore. Altri ancora, invece, sono rimasti soddisfatti, perchè il Presidente iraniano ha detto proprio quanto volevano sentire.</p>
<p>Il blogger saudita <em>The plucky</em>, che vive in Australia, <a title="Leggi il post originale in arabo" href="http://www.the-plucky.com/blogs/?p=362">scrive</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">بالأمس استمعت لحديث الرئيس الإيراني أحمدي نجاد في مؤتمر العنصرية في جنيف و التي نظمته الأمم المتحدة. أستغرب حقيقة من دول تدعي الديموقراطية و حرية التعبير تغضب و تثور ثائرتها و تغادر المؤتمر بمجرد انتقاد نجاد لـ عنصرية إسرائيل. لا أستطيع تفهم الأسباب التي تجعل دول مثل إسرائيل و الولايات المتحدة (و حلفائهما) ترفض الحضور ، و لا أتفهم أيضاً ردة فعل الاتحاد الأوروبي حين غادر معترضاً على تصريحات الرئيس الإيراني. أليس من الأجدر مناقشة هذه الانتقادات بشكل حضاري و متمدن باستحضار لغة الأرقام و الحقائق بدلاً من هذا الضجيج</div>
<div class="arabic">المفتعل الذي يدعم حجة نجاد في حديثه ؟</div>
<div class="translation"></div>
<div class="translation">Ieri ho ascoltato il discorso del Presidente iraniano Ahmadinejād alla Conferenza sul Razzismo delle Nazioni Unite a Ginevra. Sono rimasto sorpreso da certi Paesi, generalmente sostenitori della democrazia e alla libertà di espressione, che hanno reagito con rabbia e hanno abbandonato la conferenza non appena Nejad ha criticato il razzismo di Israele. Non riesco proprio a comprendere il motivo per cui Paesi come Israele, Stati Uniti e i loro alleati abbiano rifiutato di partecipare alla conferenza, nè comprendo la reazione dell&#39;Unione Europea, i cui rappresentanti hanno abbandonato l&#39;aula perché contrari alle osservazioni del Presidente iraniano. Non è meglio discutere queste critiche in modo civile, rispondendo con fatti e dati anziché fare tutta questa scena - confermando così le affermazioni di Ahmadinejād?</div>
<p>Dalla Palestina, <em>Natalie</em> <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://gaza08.blogspot.com/2009/04/durban-conference-2009-boycotted-civil.html">paragona con amarezza</a> [in] il boicottaggio di questa conferenza con il periodo in cui &#8220;per esprimere dissenso contro il sistema razzista, le persone di coscienza rifiutavano di stringere la mano ai bianchi del Sud Africa durante il regime dell&#39;Apartheid&#8221;.</p>
<p>Marcy Newman, altra blogger e attivista dei diritti umani che vive nella West Bank, in Palestina, <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://bodyontheline.wordpress.com/2009/04/21/god-damn-america-and-all-the-other-racist-states-boycotting-durban-2/">si interroga</a> [in] - proprio come <em>The plucky</em> - sull&#39;involontaria ironia della situazione. La blogger scrive:</p>
<blockquote><p>Il &#8220;Razzista in Capo&#8221; dell&#39;entità sionista definisce Ahmadinejād &#8220;razzista&#8221;. dove sta l&#39;ironia? l&#39;entità sionista pianifica una campagna di bombardamenti sull&#39;Iran, e l&#39;uomo che continua a rivendicare la pulizia etnica dei palestinesi definisce razzista il Presidente iraniano.</p></blockquote>
<p>Dal Bahrain, <em>Esra&#39;a</em>, invitata a partecipare al panel di un summit prima di Durban, <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://www.mideastyouth.com/2009/04/20/my-experience-in-the-pre-durban-ii-conference-in-geneva/">racconta di aver riflettuto</a> [in] su come la gente confondesse l&#39;antisemitismo e l&#39;odio per Israele, e come l&#39;Iran venisse accusato per i motivi sbagliati, nonostante esistessero ben altre ragioni per criticarlo in quella conferenza.</p>
<blockquote><p>In questo Summit il regime iraniano NON è stato criticato per l&#39;oppressione del proprio popolo; nonostante questi crimini siano stati menzionati, non si è dedicata loro molta attenzione. È stato invece attaccato perchè minaccia di &#8220;distruggere Israele&#8221;, diventata la premessa di ogni critica contro l&#39;Iran, nonostante anche Israele abbia minacciato di lanciare la bomba atomica! “Oh, ma nel loro caso si tratterebbe di una risposta&#8221;. Non cambia nulla. Entrambi i governi di Iran e Israele sono ugualmente pericolosi perchè non hanno alcun riguardo per i diritti umani. Il fatto che Israele abbia uno stile di vita &#8220;liberista&#8221; non cambia assolutamente il fatto che le sue politiche corrotte siano pericolose per molti di noi, così come l&#39;Iran ci minaccia finanziando organizzazioni militanti e reprimendo in maniera violenta ogni opposizione interna.</p></blockquote>
<p>Fayyad, blogger arabo-americano che scrive su <em>KABOBfest</em> <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://www.kabobfest.com/2009/04/worse-than-bush.html">si dice scettico</a> [in] sulle intenzioni del Presidente Obama, che ha boicottato la conferenza e chiesto di stralciare dal bozza della risoluzione ogni accenno al razzismo del sionismo e dello Stato israeliano.</p>
<p>Scrive Fayyad:</p>
<blockquote><p>Con George Bush, il villano era evidente: un assassino che abusava dei diritti umani e perpetrava politiche imperialiste, molte delle sue azioni erano ben monitorate e pur se è riuscito a farla franca con molti crimini, gran parte della popolazione non li ha giustificati.</p>
<p>Obama, d&#39;altro canto, gode di un mandato più liberal, e la fa franca commettendo ben più crimini di Bush, perché quegli stessi liberal che controllavano ogni mossa di Bush sembrano piuttosto distratti quando si tratta di Obama, credendo che il cambiamento verso una società progressista ed equa sia già stato raggiunto il giorno dopo le elezioni.</p>
<p>[…]</p>
<p>Per questo bisogna stare attenti, se Obama ti sembra migliore di Bush, significa solo che non sai ancora come ti fregherà. Occhio, Cuba e Venezuela. E se pensavate che un Presidente nero potesse finalmente costringere l&#39;America a ridiscutere la sua storia basata sul razzismo, dovrete aspettare un altro pò.</p></blockquote>
<p><em>Omar</em>, siriano che vive a Toronto, <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://omars2cents.blogspot.com/2009/04/diplomats-pledge-of-allegiance.html">esprime dispiacere</a> [in] per l&#39;occasione persa dal mondo per discutere apertamente delle ingiustizie globali in vista di un domani migliore.</p>
<blockquote><p>Le conferenze come quella tenutasi oggi sono un&#39;ottima idea. Dovrebbero essere un forum aperto in cui discutere le ingiustizie, qualunque parte sia a commetterle. Ma non appena si pone un limite a ciò di cui si può parlare in una conferenza come questa, si perde ogni credibilità. Purtroppo, è proprio quanto accaduto oggi.</p></blockquote>
<p><em>Dubai Jazz</em>, altro blogger siriano che vive a Dubai, <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://dubai-jazz.blogspot.com/2009/04/dubai-jazz-marks-holocaust-remembrance.html">rilancia</a> [in] un&#39;altra idea, e si domanda: &#8220;Cosa succederà dopo la conferenza? Cosa faranno gli arabi al proposito?&#8221;&#8216;</p>
<blockquote><p>Oggi [Ahamdinejad] è l&#39;unico a fare la voce grossa nella regione. Gli europei troveranno sempre un motivo (o ne costruiranno uno, se proprio devono) per abbandonare qualunque conferenza. Gli arabi se ne stanno più o meno zitti. E i palestinesi rimangono nel limbo.</p>
<p>Ecco cos&#39;è successo oggi.</p></blockquote>
<p>In Palestina <em>Mohamed</em>, che aveva parlato di Durban II come di una grande opportunità per Israele, ha anche <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://travellerwithin.blogspot.com/2009/04/why-durban-ii-is-great-platform-for.html">critica</a> [in] il discorso di Ahmadinejād:</p>
<blockquote><p>Naturalmente Ahmedinejād non ha certo migliorato le cose, quell&#39;idiota è altrettanto responsabile del fallimento della conferenza quanto le lobby pro-israeliane dei vari paesi dell&#39;Ocse. Se davvero gliene fosse importato qualcosa del razzismo con cui hanno a che fare i palestinesi ogni giorno, sarebbe rimasto a casa lasciando che la conferenza seguisse il proprio corso, invece di dare un simile aiuto a quanti hanno provato a trasformarla in un coro filo-israeliano.</p></blockquote>
<p><em>Antoun</em>, blogger libanese residente in Australia, <a title="Vai al post originale in inglese" href="http://lebanesechess.blogspot.com/2009/04/durban-ii-west-cant-face-truth-vis-vis.html">se la prende</a> [in] con l&#39; “Occidente”, oltre che con Israele, per le sofferenze patite dal popolo palestinese. Aggiunge poi che l&#39;Occidente non ha abbandonato Durban per colpa dell&#39;Iran, ma perchè non voleva ascoltare la verità. Dopo aver evidenziato alcuni passaggi del discorso di Ahmedinejād, il blogger scrive:</p>
<blockquote><p>Ahmedinejād non ha detto altro che cose ovvie, non è nemmeno scaduto in un discorso al vetriolo antisemita, nè ha attaccato gli ebrei usando il razzismo. Allora, perchè tanto scalpore?</p>
<p>Centinaia di migliaia di persone [&#8230;] hanno protestato contro il razzismo di Israele nelle capitali di tutto l&#39;occidente, durante la guerra di Gaza. Eppure, i Governi occidentali restano muti e sordi dinanzi alle politiche razziste di Israele.</p></blockquote>
<p>Infine, ma non in ordine di importanza, anche Kal, blogger algerino e studente di relazioni internazionali, studi mediorientali e africani,  <a title="Vai al post originale in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/04/20/why-the-durban-walk-out-does-not-matter/">riassume</a> [in] la propria opinione in un paio di righe:</p>
<blockquote><p>Durban II in una battuta: Durban è una piattaforma dove maggioranze e dittatori dispotici possono salire sulle spalle di quanti fingono di rappresentare e di infiammare a nome loro.</p></blockquote>
<p><small>La foto di questo articolo è tratta da <a title="Vai alla foto originale da Wikipedia" href=" http://en.wikipedia.org/wiki/Mahmoud_Ahmadinejad">Wikipedia</a>.</small></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giornata Mondiale del Libro: le donne scrivono del rapporto con gli uomini</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 22:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa cavalcata letteraria offre diversi punti di vista sull'intricato influsso della presenza degli uomini nella vita di una donna. Percorso centrato sulle opere francofone, dal Quebec alla Francia a una nota scrittrice algerina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/suzanne-lehn/">Suzanne Lehn</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/25/international-book-week-womens-lives-in-the-mirror-of-their-men/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignleft" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41G38ECK8SL._SL160_.jpg" alt="Copertina di Nos Hommes" title="Copertina di Nos Hommes" width="130" height="190">Dal primo fino all&#39;ultimo, sono tanti gli uomini nella vita di una donna: «il padre, il nonno, il figlio, il fratello, l&#39;amante, il marito, il superiore, il collega»…Alcuni presenti, altri dimenticati, taluni spariti, altri ancora misteriosamente qui, accattivanti o succubi, in cambiamento, resistendo o trasformandosi; e mettendone insieme i ritratti e contributi otteniamo la migliore descrizione della donna che ne ha attraversato il cammino, passando per storie intime ed intricate, talune ispiratrici e da colpo al cuore, divertenti o modeste, gettando una luce introspettiva sul proprio bagaglio culturale storico e sociale.</p>
<p>La prima scoperta tra queste donne è stata <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Denise_Bombardier">Denise Bombardier</a> [in], giornalista, romanziera, saggista e personalità del mondo mediatico del Quebec, nota per la sua eccezionale abilità di cronaca spesso accompagnata da un graffiante senso dell&#39;umorismo. In «<em>Nos hommes</em>» (1995) scrive, come <a title="Vedi recensione originale in francese" href="http://nicsav.over-blog.com/article-29955901.html"> riporta Nicole Savard</a> [fr] nel suo blog sulla letteratura:</p>
<blockquote><p>Les hommes sont, dit-elle, des êtres qui nous inspirent sur chacun d&#39;eux, chacun d&#39;eux étant la facette de ce qu&#39;est un autre. De plus, l&#39;homme est cette personne qui nous révèle à nous-mêmes, nous les femmes. Ils sont un peu ce que nous voulons qu&#39;ils soient: amoureux, amants, fougueux, touchants, amicaux, professionnels, séducteurs, parfois cruels, et souvent terrifiés par le pouvoir qu&#39;exerce la femme sur eux. Enfin, ces hommes sont à l&#39;image de ce que la femme veut, croit ou “désespère d&#39;être”.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Gli uomini, dice, sono esseri che c&#39;ispirano tra loro, essendo ognuno la sfacettatura dell&#39;altro. Inoltre è l&#39;uomo a rivelarci la consapevolezza dell&#39;essere donna. Sono in qualche modo ciò che vogliamo che siano: innamorati, amanti, teste calde, amichevoli, professionali, seduttivi, talvolta crudeli e spesso terrorizzati dal potere che esercita la donna su di loro. In fondo questi uomini sono l&#39;immagine di ciò che la donna è, crede o &#39;sogna disperatamente&#39; di essere.</div>
<p><img class="alignright" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51953FHTZ8L._SL500_AA240_.jpg" alt="Copertina di Dans ces bras-là" title="Copertina di Dans ces bras-là" width="240" height="240"><a title="Vedi voce su Wikipedia in francese" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Camille_Laurens_%28%C3%A9crivain%29">Camille Laurens</a> [fr] incarna una tendenza controversa nella letteratura francese che integra autobiografia e fiction, detta «<a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Autofiction">autofiction</a>» [in]. Nel 2000 ha pubblicato «<em>Dans ces bras-là</em>» («Tra quelle braccia»), che le è valso il premio Femina, volume <a title="Vedi recensione originale in francese" href="http://ballerinesouconverses.com/blog/?p=333">assai apprezzato</a> [fr] dal blogger <em>ballerines ou converses</em>:</p>
<blockquote><p>Les hommes. Quel sujet ! Passionnant. Je regrette d’avoir été une femme en lisant ces lignes. J’aurais aimé être masculin pour mieux comprendre ce qui se passe dans le ventre des femmes face à nous, mais je suis fille, je ne fais qu’aquièscer au chemin chaotique et amoureux de l’héroïne. Car il y a toujours une histoire d’amour avec un homme : qu’il soit père, grand-père, fils, frère, ami, amant, mari, patron, collègue.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Gli uomini. Che soggetto! Avvincente. Mi è dispiaciuto di essere una donna, mentre leggevo queste righe. Quanto avrei desiderato essere un maschio per capire meglio cosa succede nelle pance delle donne davanti a noi. Ma sono una donna, non faccio altro che intraprendere il cammino caotico e amorevole dell&#39;eroina. Perché c&#39;é sempre una storia d&#39;amore con un uomo:che si tratti di padre, nonno, figlio, fratello, amante, marito, superiore, collega.</div>
<p><img class="alignleft" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41JPtd71B5L._SL160_AA115_.jpg" alt="Copertina di Mes hommes" title="Copertina di Mes hommes" width="240" height="240" />Ma il mio preferito è senza dubbio <em>Mes hommes</em> (I miei uomini) di <a title ="Vai a Wikipedia Inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Malika_Mokkeddem">Malika Mokkedem</a> [in], scrittrice algerina che vive in Francia dove ha studiato medicina lavorando a lungo come nefrologa prima di decidere di dedicarsi alla letteratura.<br />
Nata in una famiglia analfabeta di ex nomadi nell’Algeria meridionale, vive ora una vita indipendente malgrado le tradizioni radicate e i vincoli familiari, e grazie ad un’incrollabile autodeterminazione è diventata ciò che ha sempre desiderato. Scrive:</p>
<p></a></p>
<blockquote><p>Ho lasciato mio padre per imparare ad amare gli uomini, un mondo ancora ostile poiché estraneo… Mi sono formata con loro e contro di loro. Rappresentavano tutto quel che dovevo conquistare per ottenere la libertà.</p>
</blockquote>
<p><em>La muse agitée</em>,  il blog della libreria di Vallauris, ne parla in termini <a title = "Vai al blog francese" href="http://www.lamuseagitee.com/article-26546427.html">entusiastici [fr]:</p>
<p></a></p>
<blockquote><p>Voici le « carnet de bal » de Malika Mokkedem, qui déroule le fil de sa vie comme on ouvre un tiroir aux souvenirs. Y sont rangés son enfance de petite fille algérienne qui compte moins que ses frères et à qui on demande d’être la plus transparente possible, son adolescence de jeune fille qui trouve dans les livres et l’instruction une porte ouverte à la liberté, une jeune femme avide d’amour, indépendante et déterminée, une femme construite avec ses blessures, sa culture, sa rage et son besoin viscéral de reconnaissance.<br />
Les hommes de sa vie sont ceux qui ont compté et l’on soutenue, ceux avec qui elle a bataillé, contre qui elle a dormi, pour qui elle a fait l&#39;amour. Leurs traces intimes imprègnent de forces conjuguées et de déceptions cuisantes la vie de l’auteur. [&#8230;]</p>
</blockquote>
<div class="translation">Questo è il «carnet da ballo» di Malika Mokkedem che dipana la trama della sua vita nello stesso modo in cui si apre il cassetto dei ricordi. Dentro c’è la sua infanzia di bambina algerina che conta meno dei fratelli e dalla quale ci si aspetta che sia discretamente invisibile, ci sono gli anni della sua adolescenza di ragazza che trova nei libri e nell&#39;istruzione la porta verso la libertà, c&#39;è una giovane donna pronta ad amare, indipendente e risoluta, una donna che si è costruita sulle proprie ferite, la propria cultura, la rabbia e un bisogno di riconoscimento quasi viscerale.<br />
Gli uomini della sua vita sono quelli che hanno avuto un peso e l’hanno sostenuta, gli uomini che ha combattuto, al fianco di cui ha dormito, e con cui ha fatto l’amore. La loro impronta più intima segna la vita dell’autrice coniugando momenti di forza e amare delusioni. […]</div>
<blockquote><p>Le livre se lit comme un récit de vie, un témoignage, une confidence, une sorte de gifle à l’ordre établi, l’ignorance et la servitude, une vérité toute crue qui n’accuse pas mais enveloppe l’avenir d’un espoir encourageant pour les femmes algériennes. [&#8230;]</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il libro si legge come il racconto di una vita, una testimonianza, una confidenza, una sorta di schiaffo all’ordine stabilito, all’ignoranza e alla sottomissione, una realtà cruda che tuttavia non accusa ma piuttosto avvolge il futuro in un alone di speranza per le donne algerine. […]</div>
<p><img class="alignright" src="http://www.algeriades.com/news/IMG/arton1864.jpg" alt="Copertina di Nulle part dans la maison de mon père" width="150" height="220" title="Copertina di Nulle part dans la maison de mon père"/>Questa corsa ad ostacoli che le donne devono affrontare ci porta ad una grande scrittrice, <a title = "Vai a Wikipedia Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assia_Djebar">Assia Djebar</a> [it], che è anche traduttrice, regista, professoressa di letterature francofone alla New York University e una delle rare voci femminili dell’Académie Française. Fra le sue opere più famose, e letture memorabili, troviamo <em>L&#39;Amour</em>, <em>la Fantasia</em> (1985), e <em>Femmes d&#39;Alger dans leur appartement</em> (2002). Nel suo blog <em>Le Bateau libre</em> il critico letterario <a title="Vai al blog di Ferney" href="http://fredericferney.typepad.fr/mon_weblog/2009/04/assia-djebar-une-iphigénie-en-songe.html">Frédéric Ferney parla</a> [fr]  del nuovo libro di Assia, <em>Nulle part dans la maison de mon père</em> (Da nessuna parte nella casa di mio padre, 2007):</p>
<blockquote><p>Le titre sonne comme une dénégation et un aveu, il tient sa promesse.<br />
[&#8230;]<br />
Grandir, est-ce apprendre à désobéir? Et comment grandir sans (se) trahir? Comment être fidèle à soi sans renier les siens? Assia Djebar a cette phrase: &#8220;Se dire à soi-même adieu&#8221; que chacun est libre d&#39;interpréter comme il veut.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il titolo suona al contempo come un rifiuto e un&#39;ammissione, e il libro mantiene le sue promesse.<br />
[&#8230;]<br />
Crescere significa imparare a disobbedire? Come si può crescere senza tradire (e tradirsi)? Come puoi restare fedele a te stesso senza rinnegare la tua gente? Assia Djebar usa queste precise parole: «Dire addio a sé stessi», che ciascuno è libero di interpretare come crede.</div>
<p>Ciò che unisce la maggior parte delle scrittrici algerine francofone è lo stile ricco e vivido, dinamico, non vi è mai un uso inamidato della lingua e i temi sono sicuramente audaci. Infine, allontandosi un po’ dal destino delle donne, questa panoramica si conclude con gli affascinanti libri di <a title = "Voce su Wikipedia Inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yasmina_Khadra">Yasmina Khadra</a> [in] (pseudonimo utilizzato dall’autore durante la guerra civile d’Algeria per evitare la censura militare); <em>Wolf Dreams</em> (1999), <em>The Swallows of Kaboul</em> (2002), <em>The Attack</em> e <em>The Sirens of Baghdad</em> (entrambi pubblicati nel 2006), fra gli altri, vogliono «dare ai lettori occidentali la possibilità di comprendere le radici di un problema che di solito viene affrontato solo superficialmente [cioè, il fanatismo].</p>
<p>Blog quali <a title = "Vai al blog francese" href = "http://telestlemonde.blogspot.com/2009/04/lattentat-de-yasmina-khadra-extraits.html">Un oeil sur la planète</a> [fr] e <a title = "Vai al blog francese" href = "http://cocolasbooks.blogspot.com/2009/04/lattentat-yasmina-khadra.html">Cocola&#39;s</a> [fr] forniscono ulteriori informazioni su quest&#39;affascinante scrittore.</p>
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		<title>Reazioni al Summit per l&#039;Unione del Mediterraneo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/07/reazioni-al-summit-per-lunione-del-mediterraneo/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Algeria]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo l'inaugurazione dell'Unione del Mediterraneo, gran cerimonieri Sarkozy e Mubarak, i blogger dei Paesi della sponda meridionale si interrogano sulla natura della collaborazione con l'Unione Europea, commentando intrecci diplomatici, assenze importanti e presenze a sorpresa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/07/14/mena-reactions-to-the-mediterranean-summit/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Domenica scorsa il Presidente francese <a href="http://www.answers.com/Nicolas%20Sarkozy">Nicolas Sarkozy</a> <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7503907.stm">insieme ai leader</a> di oltre di 40 Paesi ha inaugurato la nuova Unione del Mediterraneo. Soprannominata &#8220;Club Med&#8221;, l&#39;ente avrà il difficile compito di rafforzare le relazioni tra i Paesi dell&#39;Europa meridionale, del nord Africa, del Medio Oriente e dei Balcani, e verrà co-presieduta dal Presidente egiziano <a href="http://www.answers.com/Hosni%20Mubarak">Hosni Mubarak</a> e dallo stesso Sarkozy.</p>
<p>Ogni paese invitato alla cerimonia ha inviato la sua rappresentanza, con l&#39;evidente eccezione della Libia, il cui leader de facto, <a href="http://www.answers.com/Muammar%20Qaddafi">Muammar Gheddafi</a>, <a href="http://dailymaghreb.blogspot.com/2008/07/gathafi-rejects-mediterranean-union.html">si è rifiutato di presenziare</a>.  Il blogger libico <em>Anglo-Libyan</em> <a href="http://www.anglo-libyan.com/2008/07/mediterranean-union.html">ha espresso</a> tutta la sua frustrazione:</p>
<blockquote><p>Ancora una volta i governanti libici dimostrano di non avere rispetto per il loro popolo. Per anni la Libia si è presentata al mondo esterno come Jamahereya, che significa più o meno la nazione governata dalle masse, ovvero dal popolo libico! in realtà sappiamo bene che il Paese è governato da una sola famiglia e dai suoi seguaci.</p></blockquote>
<p>Il blogger spiega l&#39;assenza della Libia dal summit, e conclude:</p>
<blockquote><p>L&#39;Europa non sarà perfetta, ma di sicuro rappresenta una scelta migliore per la Libia, se il suo compito è di migliorare la vita a tutti. Cosa potremmo perdere da una simile unione? In fin dei conti, possiamo sempre andarcene, una volta capito che non fa per noi.</p>
<p>Sono certo che la mia gente non ne possa più di tutte le discussioni insensate che ascoltiamo in giro sul perchè la Libia non potrebbe far parte del mondo sviluppato.</p>
<p>Che Dio benedica la Libia ed il suo popolo&#8230;</p></blockquote>
<p>La presenza del Presidente siriano <a href="http://www.answers.com/topic/times-topics-bashar-al-assad">Bashar al-Assad</a>, d&#39;altro canto, è stata una sorpresa gradita a molti.  Sabato, al-Assad ha confermato che Siria e Libano intendono aprire ambasciate nelle rispettive capitali, allo scopo di normalizzare i rapporti nelle relazioni tra i Paesi dell&#39;area. Il blogger siriano <em>sasa</em> <a href="http://saroujah.blogspot.com/2008/07/damascus-and-beirut-open-embassies.html">spiega</a> il senso di questo recente sviluppo:</p>
<blockquote><p>La Siria ha dichiarato che avrebbe inaugurato l&#39;ambasciata a Beirut quando si fosse instaurato un governo più incline al dialogo, cosa che si è verificata ieri; così, la Siria ha mantenuto la promessa.</p>
<p>Ma perchè è così importante? Quando il Libano venne ricavato dalla Siria occidentale, ed i due Paesi ottennero l&#39;indipendenza, la Siria si rifiutò di riconoscere il Libano come entità sovrana. Come ha detto Hafez Al-Assad: un Paese, due governi. La Siria si è arroccata sulle sue rivendicazioni territoriali con il Libano fino alla salita al potere di Bashar.</p></blockquote>
<p><em>Rime Allaf</em>, parlando del trattamento riservato alla Siria dai media francesi, <a href="http://www.rimeallaf.com/mosaics/index.php?entry=entry080706-174727">ha rimarcato che</a>&#8230;</p>
<blockquote><p>Come al solito, non soltanto l&#39;argomento è stato completamente ignorato dai media siriani, dal governo e dalle ambasciate (lo so, chi l&#39;avrebbe mai detto?), ma la maggior parte di questi mezzi di comunicazione non sa nulla della campagna anti-siriana in corso in Francia. Non credete sia ora di mettere fine a tutto questo, e concedere alla Siria gli stessi diritti e doveri degli altri? Non credete che la posizione della Siria debba essere spiegata dai dai siriani, e che la sua immagine venga proposta da fonti diverse da quelle libanesi, israeliane o americane?</p></blockquote>
<p>Sempre dalla Siria, <em>On Olives &amp; Sake</em> <a href="http://zozo2k3.blogspot.com/2008/07/seeing-our-president-in-paris-gives-me.html">riconosce</a> l&#39;importanza dell&#39;evento, ma si chiede a cosa pensassero i rappresentani del suo Paese durante il viaggio aParigi:</p>
<blockquote><p>D&#39;altro canto, per quanto il nostro premier e la sua First Lady apparissero belli ed eleganti mentre entravano in sala sul tappeto rosso, continuo a chiedermi cosa stessero pensando persone come Michel Kilo, Anwar al-Bunni o Aref Dalileh, tra sorrisi e strette di mano. Mentre camminano trionfanti per le strade di Parigi, a quale Paese stanno pensando, quando pensano al Paese che si sono lasciati alle spalle? Povertà, corruzione, inquinamento, monopoli e una vita sociale, economica, educativa, culturale decisamente stagnanti. E che mi dite di <a href="http://globalvoicesonline.org/2008/07/07/syria-sednaya-massacre-by-syrian-police-left-25-dead/">Seydnaya</a>?</p></blockquote>
<p><a href="http://flickr.com/photos/piven/"><img class="aligncenter" src="http://farm2.static.flickr.com/1367/1308307899_2f0c1fca35.jpg?v=0" alt="Eastern Med map in Arabic" /></a></p>
<p>Significativa quasi quanto la presenza del Presidente al-Assad è stata la clamorosa assenza del Re del Marocco <a href="http://www.answers.com/King%20Mohammed%20VI">Mohammed VI</a>, il quale in sua vece ha mandato il fratello, il Principe <a href="http://www.answers.com/Moulay%20Rachid">Moulay Rachid</a>. Nonostante il Re avesse un impegno precedente, la stampa ha riportato <a href="http://www.iht.com/articles/ap/2008/07/13/europe/EU-EU-Mediterranean-North-Africa.php">indiscrezioni</a> secondo cui lo scopo del Re fosse di evitare il Presidente dell&#39;Algeria <a href="http://www.answers.com/Abdelaziz%20Bouteflika">Abdelaziz Bouteflika</a>.</p>
<p><em>Western Sahara Info</em> <a href="http://w-sahara.blogspot.com/2008/07/more-links.html">ritiene</a> che la decisione del Re di non partecipare alla cerimonia sia condivisibile:</p>
<blockquote><p>Il Presidente dell&#39;Algeria ha deciso di partecipare dopo essere stato pregato a lungo;  Re Mohammed VI del Marocco ha invece mandato suo fratello, accompagnato da qualche scusa di circostanza. Alcuni marocchini se la sono presa, ma in tutta franchezza in questo caso le moine del governo Sarkozy a Bouteflika, in netto contrasto con l&#39;indifferenza rappresentata dall&#39;assenza dei giornalisti di M6, probabilmente non dipendono da una particolare preferenza francese per l&#39;Algeria, né per via delle risorse di petrolio e gas del Paese, ma dal fatto che mentre il Marocco collabora da sempre, Bouteflika ha minacciato di boicottare il summit assentandosi per principio - pertanto, mentre lui era necessario, il Re ha mandato un sostituto, e nessuno ci ha fatto caso.</p></blockquote>
<p><em>the a la menthe</em> <a href="http://www.williamsonday.com/morocco/archives/2008/07/thaw.html">non crede</a> che il summit possa influire sui rapporti tra Marocco ed Algeria:</p>
<blockquote><p>Non credo proprio che siamo vicini ad una distensione dei rapporti tra Algeria e Marocco, in particolare alla luce dello stato disastrato in cui versa il governo algerino, ma credo che si debba riconoscere a Sarkozy di averci perlomeno provato.</p></blockquote>
<p>L&#39;opinione sul summit sembra variare molto, anche se la maggior parte della blogosfera vi ha trovato dei limiti. Alcuni blogger, come l&#39;egiziano <em>ramsesthesecond</em> <a href="http://ramsesthesecond.livejournal.com/31959.html">non ne sono rimasti affatto impressionati</a>:</p>
<blockquote><p>Nel suo discorso Mubarak sembrava propendere per l&#39;idea dell&#39;Unione, per gli obiettivi prefissati e per i risultati attesi&#8230; se quanto affermato al summit dovesse trovare conferma nei fatti,  il suo discorso sarebbe un sogno che diviene realtà&#8230;</p>
<p>Progetti Comuni, investimenti, progresso, sviluppo e co-operazione culturale, sembrano tutte idee strane, quando provengono da un uomo che si rifiuta ancora di instaurare normali rapporti con Israele dopo oltre 30 anni di pace!</p></blockquote>
<p>Ad ogni modo, il blogger riconosce a Sarkozy di essere riuscito a mettere Israele e Siria nella stessa stanza:</p>
<blockquote><p>È decisamente un grande successo del Presidente francese essere riuscito a mettere il Presidente siriano ed il Primo Ministro israeliano sotto lo stesso tetto, alla ricerca di un&#39;idea comune di sviluppo&#8230;</p></blockquote>
<p>Il blogger tunisino <em>Stupeur!! Un Nouveau Départ!!!</em> [fr] <a href="http://blog.kochlef.com/2008/07/13/union-pour-la-mediterranee-s%E2%80%99assujettir-de-son-propre-gre/">non è contento</a> dell&#39;idea:</p>
<blockquote><p>Alors bénite soit cette union. Union POUR la méditerranée vous avez dit ? Merci, ne vous unissez pas pour moi ni à mon nom. Je vous aurais pourtant prévenu.</p></blockquote>
<div class="translation">E così questa sarebbe la benedetta Unione. Unione per il Mediterraneo, dite? Per favore, non unite niente per me, o nel mio nome. Vorrei mi aveste avvisato, prima!</div>
<p>Infine, dalla Tunisia, il blogger <em>Kissa-Online قصة اون لاين </em> [fr] <a href="http://kissa-online.blogspot.com/2008/07/union-pour-la-mediteranneupm-non-merci.html">non concorda</a> con l&#39;idea dell&#39;Unione, e lo esprime in modo poetico:</p>
<blockquote><p>Je ne veux pas de votre union car elle est à sens unique :</p>
<p>Liberté totale pour vos capitaux</p>
<p>Les barques de la mort pour mes frères et sœurs.</p></blockquote>
<div class="translation">Non voglio la vostra unione, perchè non è che questo:<br />
Libertà assoluta al vostro capitale<br />
E barche della morte per i miei fratelli e le mie sorelle.</div>
<p><small>Foto sotto licenza Creative Commons di <a href="http://flickr.com/photos/piven/">whodisan215</a></small></p>
</div>
</div>
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		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2008/06/64/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 08:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamara Nigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo originale diAmira Al Hussaini  &#183; tradotto da Tamara Nigi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Secondo il blogger algerino Nouri, in Europa e America i mussulmani preferiscono studiare ingegneria, biologia, management, discipline paramediche e parodontoiatriche e altre specializzazioni simili, mentre bocciano o addirittura deplorano le discipline umanistiche, la lingua inglese, la storia dell&#39;arte, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tamara-nigi/'>Tamara Nigi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2008/06/14/algeria-muslims-and-education/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Secondo il blogger algerino <a href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2008/06/12/another-day-in-europe-2/">Nouri</a>, in Europa e America i mussulmani preferiscono studiare ingegneria, biologia, management, discipline paramediche e parodontoiatriche e altre specializzazioni simili, mentre bocciano o addirittura deplorano le discipline umanistiche, la lingua inglese, la storia dell&#39;arte, le scienze politiche e gli studi generalistici.</p>
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