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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Canada</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Adozione: tutelare i diritti di madri e bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 05:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Donne di vari Paesi e situazioni affrontano i molti aspetti della delicata questione: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Punto che trova tutti d'accordo è la necessità di garantire massima trasparenza all'intero processo dell'adozione e alle sue diverse ricadute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/23/adoption-securing-the-rights-of-mothers-and-children/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>L&#39;adozione di un bambino, sia nella propria nazione che a livello internazionale, crea opportunità per i bambini e i futuri genitori ma anche rischi d&#39;abuso per i diritti umani. Su Internet, persone da tutto il mondo condividono esperienze dal punto di vista di madri adottive, di madri biologiche e degli stessi adottati. Quel che li accouma è la ricerca di maggior apertura e dialogo per un processo le cui molte conseguenze spesso restano invisibili. </p>
<p><strong>Babygate: il traffico dei bambini per far fronte alla domanda</strong></p>
<p>Malinda, madre adottiva di due bambine cinesi,  <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html">scrive sul suo blog <em>Adoption Talk</em> </a> [in] riguardo gli estremi a cui arrivano certi individui corrotti  per assicurare un regolare flusso di bambini a persone in grado di pagare le alte tariffe per l&#39;adozione. Nel suo post <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>Adoption Corruption: Trafficking in the news</em></a> [in] evidenzia alcuni casi recenti in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200909160377.html">Camerun</a> [in], dove i bambini vengono rapiti per esser posti in adozione; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.koreatimes.co.kr/www/news/opinon/2009/09/137_51865.html">Corea</a> [in], dove giovani genitori mettono in vendita i figli su Internet; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/09/12/guatemala.child.abduction/index.html">Guatemala</a> [in], dove l&#39;esercito ha sequestrato e venduto oltre 333 bambini per darli in adozione e lo stesso è accaduto ad altri bambini <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://poundpuplegacy.org/node/39619">senza il consenso dei genitori</a> [in]; e infine in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.abc.net.au/news/stories/2009/09/15/2685853.htm">Etiopia</a> [in], dove agenzie non regolamentate vanno convincendo le famiglie a dare in adozione i figli, promettendone il ritorno in futuro o il supporto economico della famiglia da parte della stessa agenzia. Casi analoghi si sono registrati in diversi altri Paesi.</p>
<p><strong>Le madri si uniscono per tutelare i propri diritti umani</strong></p>
<p>Alcune madri adottive fanno ciò che possono per assicurare che il diritto alla maternità di una donna non vada contro i diritti riproduttivi di un&#39;altra.</p>
<p>Un&#39;opzione sono le adozioni aperte, decisione <a title="Post originale in inglese" href="http://www.adoptionqa.com/blog/about-adoption/514/use-caution-when-considering-a-fully-open-adoption/">a volte controversa</a> [in] in cui il bambino rimane in contatto con la madre biologica ed è consapevole come, per altre circostanze, quest&#39;ultima non fosse in grado di prendersene cura.</p>
<p>Una donna statunitense, Leigh, cura un blog intitolato <a title="Post originale in inglese" href="http://sturdyyetfragile.blogspot.com/2009/06/open-adoption-roundtable.html">Open Adoption Round Table</a> [in] centrato sulle problematiche del figlio dato in adozione semi-aperta.</p>
<p>Un&#39;altra blogger e scrittrice, Dawn Friedman <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/2009/10/14/adoption-story/">racconta sul proprio blog la storia</a> [in] dall&#39;opposto punto di vista di aver adottato la figlia, Madison, pur mantenendo aperta la comunicazione con la madre biologica. Friedman è anche un&#39;attivista per la <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/tag/adoption-reform/"><span>riforma sull&#39;adozione</span> </a> [in] negli Stati Uniti. E ritine che certa assistenza psicologica nelle gravidanze non programmate spinga troppo facilmente le donne a dare i loro figli in <span>adozione</span> senza informarle adeguatamente sulle difficoltà psicologiche. Friedman raccomanda inoltre che l&#39;assistenza psicologica mirata all&#39;adozione includa anche una sessione post-parto in cui le donne vengano seguite durante la decisione e consigliate sui loro diritti e possibilità dopo il parto, nel caso debbano avere dei ripensamenti o ulteriori preoccupazioni.</p>
<p><strong>Madri biologiche</strong></p>
<p>Ancora dagli Stati Uniti, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">Lorraine Dusky</a> [in], coordinatrice del Forum <em>Birth Mother, First Mother</em> spiega in base alla </span><span><a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">propria anamnesi</a> [in] di ritenere che le pillole anticoncezionali assunte durante la gravidanza potrebbero aver danneggiato la salute della figlia poi data in adozione, ma quando ha cercato di informarne la famiglia adottiva tramite l&#39;agenzia, questa si è rifiutata di fornirle informazioni. </span></span></p>
<p>Lorraine ha dato in adozione la figlia senza particolari forzature, ma le norme sul “segreto anagrafico” nelle adozioni potrebbero costare la vita alla figlia. </span></span></p>
<p><span><span>Ma cosa succede alle madri biologiche nei Paesi in via di sviluppo? Dove sono le loro voci? Alcune di loro hanno scritto lettere ai figli dati in adozione, come ci racconta Pam Conell di <em><a title="Sito in inglese families.com" href="http://adoption.families.com/">families.com</a> </em> [in] nella <a title="Recensione in inglese" href="http://adoption.families.com/blog/book-review-i-wish-for-you-a-beautiful-life">recensione del libro di Ae Ran Won</a> [in] <em>I Wish for You a Beautiful Life: Letters from the Korean birthmothers of Ae Ran Won (Ti auguro una vita bellissima: Lettere da madri biologiche coreane). </em></p>
<p>Altre raccontano le proprie storie tramite dei <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=Swm1rlAUmOk">documentari</a> o con racconti dopo essersi <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/10/03/sorry-mrs-smith-looking-beyond-the-story/">riunite con i figli naturali</a> [in]. E altre raccontano di donne che non rimpiangono di aver dato in adozione i figli perchè la consideravano la miglior alternativa. Tuttavia alcune donne, come  <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/05/birth-mothers-and-exotic-other.html">Malinda</a> [in] negli USA, madre adottiva di bambine cinesi che scrive su <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>AdoptionTalk</em></a> [in], ritiene che questi racconti vadano presi con le pinze:</p>
<blockquote><p>Queste rappresentazioni di madri straniere ci fanno separare dall&#39;esperienza di queste madri biologiche, di minimizzarne il dolore, e giustificare il fatto che i nostri figli stanno meglio con noi piuttosto che con loro.</p></blockquote>
<p><strong>Le voci degli adottati</strong></p>
<p><center>
<div id="attachment_102075" style="width: 250px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg"><img title="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg" alt="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" width="240" height="160" /></a><small>Mary Grace in Cina, foto di endbradley</small></div>
<p></center><br />
Le voci degli adottati sono diverse tra loro al pari delle altre parti coinvolte nella triade dell&#39;adozione. Ma in generale condividono alcuni punti di vista in comune: il desiderio di conoscere la propria origine, la ragione dell&#39;adozione e la speranza che le madri naturali abbiano preso una decisione ben informata nel separarsi da loro.  Credono anche nel diritto di conoscere la propria storia se lo scelgono, di sapere presto della loro condizione di adottati e di riconoscerlo come parte della propria identità.<br />
</span></span></p>
<p>Per esempio Susan di <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>ReadingWritingLiving</em></a> [in], una donna adottata nata negli anni &#8216;60, si identifica nella serie TV Mad Men, in particolare nella rappresentazione delle adozioni in quel periodo, quando le donne nascondevano vergognandosi le gravidanze non volute fino a quando partorivano e i figli adottati venivano considerati degli scarti. Tutto ciò viene riassunto nel suo post <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>Mad Men: A Window into my Own Past</em></a> [in]</p>
<blockquote><p>Sì, è stato doloroso sentire questo ma anche ESTREMAMENTE rinfrescante vedere qualcuno che semplicemente lo DICESSE.</p></blockquote>
<p>Nel blog in spagnolo <a title=Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/"><em>Soy Adoptado</em> </a> [sp], David Azcona parla della sua infanzia difficile, l&#39;adozione all&#39;età di 6 anni, l&#39;instabilità e <a title="Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/2009/08/14/la-dificultad-de-apego/">l&#39;incapacità di legare con la gente</a> [sp] che ha sperimentato da allora. È un posto in cui anche altri adottati possono pubblicare storie sull&#39;adozione, e condividere le proprie esperienze. Nei commenti sulla pagina personale si incontrano vicende di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-618">bambini</a> [sp] che non conoscono i propri genitori biologici, di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-440">gemelli separati alla nascita</a> [sp] da infermiere che annunciavano ai genitori <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-643">la morte di uno dei figli</a> [sp] e di richieste di madri biologiche che cercano di contattare i figli e anche viceversa.</p>
<p>Una <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/07/27/separated-by-adoption-reality-the-adoptive-parent-experience/">ragazza adottata risponde alla domanda</a> [in] posta su un sito riguardo l&#39;amore tra quanti vengono adottati e i genitori adottivi:</p>
<blockquote><p>Sono stata adottata appena nata da i genitori più affettuosi, premurosi e incoraggianti che un bambino o un giovane adulto possa desiderare. Ho anche un fratello più giovane adottato.</p>
<p>Non credo che i miei genitori biologici avrebbero potuto amarmi più di quelli adottivi.</p></blockquote>
<p>Sono intervenute anche altre <a title="Pagina di Yahoo Answers" href="http://uk.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090515134207AAw9oCD">persone adottate con esperienze simili</a> [in], alcuni con relazioni sia con i genitori naturali che quelli adottivi mentre altri conoscevano solo la famiglia adottiva. Le esperienze presentate in questo spazio appaiono straordinariamente positive verso l&#39;adozione.</p>
<p>Alcuni adottati si dichiarano contro l&#39;adozione. <em>Lost Letters</em>, un&#39;adottata che scrive su <a title="Commento originale in inglese" href="http://community.livejournal.com/anti_adoption/"><em>Anti-Adoption</em>, una comunità di livejournal</a> [in], ritiene che anziché spendere così tanti soldi per le procedure e le tariffe per le adozione, il denaro andasse utilizzato per migliorare le condizioni dei genitori naturali in modo da consentire loro di prendersi cura della propria famiglia. E aggiunge:</p>
<blockquote><p>Capisco che la mia <em>attuale</em> posizione nei confronti dell&#39;adozione farà arrabbiare molti perchè la gente vuol credere che l&#39;adozione sia una situazione in cui tutti vincono, perchè la gente ritiene che le donne bianche del ceto medio meritino di avere figli non importa come, perchè la gente crede che la nostra società occidentale sia così meravigliosa che tutti i bambini debbano crescere qui.</p></blockquote>
<p>Nel <a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170814#msg170814">Adult Adoptees Advocating for Change</a></em> [in], AmyAdoptee scrive quanto segue:</p>
<blockquote><p>L&#39;industria dell&#39;adozione ci pone intenzionalmente l&#39;uno contro l&#39;altro. Noi glielo permettiamo.  In effetti, l&#39;industria dell&#39;adozione ci guadagna da tutto ciò. Ecco un articolo che in generale sostiene il nostro punto di vista ma chiede di astenerci dall&#39;attaccare i genitori adottivi. Non c&#39;è niente di male in una sana discussione.</p></blockquote>
<p><a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170870#msg170870">PhilM</a> [in], che nella stessa pagina del forum discute su come vengano perceptiti dai genitori adottivi, chiarisce:</p>
<blockquote><p>Sono arrabbiato con una società che ignora i problemi dell&#39;adozione, e il danno che ciò provoca. Sono arrabbiato perchè quando cerco di parlare di queste cose, vengo emarginato e ignorato con commenti come, “beh, ognuno la vive in modo diverso” e “la maggior parte degli adottati che conosco amano i genitori adottivi” e simili. Mi fa arrabbiare che, siccome parlo di adozione, le persone mettono in questione il mio amore per la mia famiglia adottiva. E, ammetto, mi arrabbio quando la gente ripete cose simili.</p>
<p>Non ho bisogno di una lezione su come dialogare. Ho bisogno di persone disposte a dialogare.</p></blockquote>
<p><strong>I prossimi passi</strong></p>
<p>Come per ogni questione delicata, il tema è assai sensibile per tutti coloro che ne sono coinvolti: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Sembra tuttavia che tutti costoro trovano un punto d&#39;incontro su un punto importante: la trasparenza nel processo di adozione è vitale per salvaguardare i diritti umani delle madri e dei figli, e discutere apertamente di adozione incoraggia tale trasparenza.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Revisione redazionale:</em></p>
<p>Abbiamo rimosso il riferimento a una blogger che non vuole essere citata o menzionata in questo post - ce ne scusiamo. Non era nostra intenzione infastidirla od offenderla, quanto piuttosto offrire una molteplicità di punti di vista su questa delicata questione.</p>
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		<title>Internet e tecnologie di comunicazione per diffondere al meglio la conoscenza indigena</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/le-tecnologie-di-comunicazione-per-diffondere-la-conoscenza-indigena/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 05:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Professionisti della conoscenza indigena usano sempre più i media per scambiare idee e publicizzare l'apprendimento delle tradizioni al mondo intero. Cosa succede quando queste abitudini locali diventano globali?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/john-liebhardt/">John Liebhardt</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/05/icts-and-the-spread-of-indigenous-knowledge/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>A prima vista, il rapporto tra conoscenza indigena e Internet sembra difficile. La conoscenza indigena <a title="Post originale in inglese" href="http://www.docstoc.com/docs/5618928/Developing-indigenous-knowledge-databases-in-India%E2%80%9D">fornisce</a> [in] un diverso insieme di convinzioni, pratiche e rappresentazioni strettamente legate al luogo; Internet si vanta di poter abbattere limiti e confini.</p>
<p>Da un lato, le tradizioni racchiuse nella conoscenza indigena sono culturalmente uniche, usando concetti locali per risolvere problemi locali. Ciò la rende un importante componente nei campi dell&#39;ecologia, dell&#39;educazione, dell&#39;agricoltura e della salute. D&#39;altro canto, Internet viene lodata per diffondere informazioni che giovano alla gente, ma è anche un bazar, favorevole per le grandi corporation e le economie di ampia portata: Amazon.com, Google, Microsoft, PayPal. La conoscenza indigena possiede alcune componenti spirituali e cerimoniali; Internet è ampiamente agnostica, e trae grandi profitti dalla facile pornografia.</p>
<p>Nonostante tutte le possibili differenze, nell&#39;ultimo decennio la sapienza indigena e i sistemi di conoscenza globale sono diventati assai più vicini tra loro. I professionisti della conoscenza indigena hanno iniziato a far leva sui diversi media per scambiare idee e pubblicizzare l&#39;apprendimento tradizionale su vasta scala.</p>
<p>Un ricercatore in Ethiopia <a title="Documento Word in inglese" href="http://www.eictda.gov.et/Downloads/Papers/Knowledge_Management_and_Indigenous_Knowledge.doc">sostiene</a> [in] che le Tecnologie d&#39;Informazione e Comunicazione, abbreviati nell&#39;acronimo inglese ICT, possono essere usate come metodi economici per raccogliere, archiviare e diffondere varie forme di conoscenza indigena per le generazioni future.</p>
<p>Le ICT incrementano inoltre l&#39;accesso al sistema della conoscenza indigena, speciamente per le scuole, dove questo apprendimento può essere introdotto direttamente nelle aule.</p>
<p><strong>L&#39;integrazione nei sistemi didattici</strong></p>
<p>Come già detto, le ICT forniscono un perfetto esempio per l&#39;integrazione della sapienza indigena nei sistemi educativi formali ed informali. La tecnologia può facilitare la diffusione di idee sulle culture locali agli studenti e fornire alle scuole la possibilità di insegnare corsi nella lingua del posto.</p>
<p>Prima di considerare esempi specifici, seguiamo questo dibattito tra due blogger sull&#39;importanza di rendere gli studenti consapevoli dell&#39;esistenza di diversi sistemi di conoscenza. Per dirne una, incrementare l&#39;accesso alla conoscenza tradizionale, la rende più credibile agli occhi degli studenti?</p>
<p>Forse.  George Sefa Dei, sul blog del <em>Progetto Freire</em>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.freireproject.org/content-86">sostiene</a> [in] che sui temi dello sviluppo e dell&#39;educazione studenti e professionisti devono trovare un equilibrio tra tradizione e modernità.</p>
<blockquote><p>Gli studenti chiedono spesso come e perché certe conoscenze siano più importanti di altri sistemi d&#39;apprendimento. Esiste la consapevolezza da parte di chi apprende che la conoscenza svolga funzioni diverse a  seconda delle storie, delle condizioni ambientali e dei contesti a livello locale. Sfortunatamente i processi di validazione delle conoscenze falliscono nel considerare questa molteplicità di saperi capaci di parlare alla diversità di storie di idee ed eventi che hanno plasmato e continuano a plasmare la crescita e lo sviluppo dell&#39;umanità. Nel mettere in dubbio la gerarchia delle conoscenze, gli studenti alludono inoltre alla posizione problematica di una conoscenza neutrale, apolitica. È importante che nel nostro insegnare sull&#39;Africa evidenziamo e comprendiamo i processi attraverso i quali, per esempio, la conoscenza della scienza occidentale si posizioni come modalità neutrale, universale e opposta a modalità non-egemoniche, tentando inoltre di inficiare e svalutare gli altri modalità di conoscenza.</p></blockquote>
<p>Ciò va bene in teoria. Ma quanto funziona nella pratica?</p>
<p><em>Passionate Pedagogue</em>, in un <a title="Commento originale in inglese" href="http://www.freireproject.org/content-86#comment-580">commento</a> [in] al precedente post, mette a nudo un importante ostacolo.</p>
<blockquote><p>Trascorro ore cercare su Internet i siti di coloro di cui parlo nel mio corso di storia, testi delle persone di cui insegno. Spesso i siti che trovo sono troppo complicati o impliciti da capire per gli studenti. Altre volte, i siti (legittimamente) sono così culturalmente specifici che un teenager senza bagaglio culturale riguardo l&#39;area o le persone coinvolte potrebbe non capirli. Ciò lascia davvero poca informazione “indigena” accessiblie agli studenti.</p>
<p>Sono sicuro che durante la mia carriera come insegnante, qualche importante educatore riuscirà a creare un accesso alla sapienza indigena centrato sugli studenti. La mia speranza è che l&#39;informazione che brilla per gli inestimabili contributi degli indigeni non venga relegata ai testi universitari di sociologia o ai testi introduttivi di pedagogia critica. Mentre è chiaramente meraviglioso che studenti universitari e accademici prendano a cuore le lezioni che i Nativi del mondo hanno da offrire, hanno da offrire al cuore, forse dovremmo stare attenti a non diventare come Napoleone noi stessi; pubblicando trattati sulla storia dei Nativi scritta da loro che servono solo ai baroni del mondo accademico.</p></blockquote>
<p><strong>Laddove mancano le fonti</strong></p>
<p>Quando diventa troppo difficile trovare le fonti originali, alcuni insegnanti hanno deciso di crearle in proprio. Ecco due esempi di progetti dove la tecnologia può essere una benedizione per gli studenti che apprendono culture diverse. Il <a title="Post originale in inglese" href="http://e-learning-engagement.blogspot.com/2009/04/authentic-assessment-using-wiki.html">primo</a> [in] viene dall&#39; Australia, da Scot Aldred, che cura il blog <em>e-learning</em>.</p>
<blockquote><p>Sono partcolarmente interessato allo sviluppo di una pagina Wiki dedicata agli indigeni australiani; la loro diversità di cultura, storia, lingua e terra. Sebbene siano disponibili delle informazioni pubbliche in testi a stampa, non sono sostanziali e non descrivono tutte le nazioni indigene australiane e le loro popolazioni. Online la situazione è assai peggiore, con poche informazioni accurate.</p>
<p>Immaginate se tutti gli studenti australiani avessero l&#39;opportunità di contribuire ad una pagina Wiki pubblica con informazioni i nativi della propria zona geografica. Buona parte della storia indigena dell&#39;Australia è stata tramandata oralmente attraverso la tradizione orale. Gli anziani, i più vecchi e alcuni storici hanno informazioni che potrebbero essere condivise con tutti gli Australiani e con il mondo intero.</p>
<p>… E perché non avere un Webspace condiviso disponibile a tutte le scuole australiane (pubbliche e private) dove  queste potrebbero proporre un elenco di persone designate a creare contenuti e collaborare. Ulteriori ruoli/autorizzazioni per i moderatori verrebbero sempre stabiliti dalle scuole.</p></blockquote>
<p>Un <a title="Sito originale in inglese" href="http://e-learning-engagement.blogspot.com/2009/04/authentic-assessment-using-wiki.html?showComment=1239847080000#c2734495034909728343">commento</a> [in] di <em>Ginga</em>, originario dell&#39;Alaska (USA).</p>
<blockquote><p>Le tue idee sul recupero della conoscenza indigena, e sulla condivisione con il mondo in maniera collaborativa (pagine wiki e altro), va in parallelo a diversi progetti in corso nel distretto scolastico dello stretto di Bering nell&#39;Alaska del nord.</p>
<p>Il nostro staff e gli studenti stanno creando dizionari wiki in Inupiaq e Siberian Yupik per documentare le lingue indigene nella nostra area. Gli studenti inseriscono un file audio, un&#39;immagine del luogo, e altre informazioni che hanno raccolto. Stiamo inoltre provando a sviluppare altri progetti che abbiano formati flessibile onde consentire la condivisione e la collaborazione degli studenti tramite il wiki.</p></blockquote>
<p><strong>La torre di Chinglish?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Almeno un esperto <a title="Articolo su docs.google.com in inglese" href="http://tiny.cc/zuK6g">sostiene </a>[in] che con tutte le promesse dlle ICT, molte organizzazioni tradizionali si sentono perse nel “sovraccarico d&#39;informazione&#8221; di Internet. I loro siti finiscono in fondo ai risultati nei motori di ricerca e (a volte) mancano di raffinatezza.</p>
<p>Un problema è la lingua. È difficile per un sito scritto, per esempio, in groenlandese (parlato in Groenlandia) o Cha&#39;palaa, una lingua dell&#39; Ecuador, o Bisaya, dalle Filippine, competere per numero di visualizzazioni con siti scritti in Spagnolo, Hindi, Cinese, Giapponese o Arabo. Tradurre pagine web è spesso difficile e temporalmente dispendioso.</p>
<p>Comunque, i sistemi basati sulle ICT hanno la potenzialità di espandere la portata del linguaggio. Magari tramite corsi online o tutorial o piccole applicazioni per telefonia e computer. Ciò è importante soprattutto per l&#39;ambiente a volte fragile in cui vivono oggi i linguaggi indigeni.</p>
<p>Ecco una buona discussione sui questioni relative a lingue e tecnologia da parte di Heather, che vive negli Stati Uniti e scrive sul blog <em>flex your info</em>. La blogger <a title="Post originale in inglese" href="http://www.flexyourinfo.com/language-preservation/">sottolinea</a> [in] il fatto che la tecnologia potrebbe fornire ottimi strumenti di comunicazione ai membri della sua tribù che vivono in aree remote. Comunque, “La tecnologia può essere applicata per scopi ancora migliori: la rivitalizzazione e la preservazione culturale.” Ciò comporta tuttavia alcuni problemi.</p>
<blockquote><p>Le lingue indigene sono state a lungo in pericolo di estinzione per la combinazione di urbanizzazione e modernizzazione, oltre alle precedenti politiche governative di rimozione, riallocazione, e sterminio delle popolazioni indigene.</p>
<p>La tecnologia odierna consente di poter registrare facilmente le informazioni e mettersi in contatto con gli altri a lunga distanza, quindi dovrebbe essere facile registrare, preservare, e rendere disponibile le informazioni sui linguaggi indigeni. Esiste comunque un numero di altri fattori che vanno bilanciati con l&#39;urgenza di preservare il la lingua tramite le registrazioni, innanzitutto problemi riguardo proprietà ed accessibilità. Il linguaggio è strettamente legato alla cultura; anche se i membri di una tribù non lo parlano nel quotidiano, probabilmente ne fanno uso nelle cerimonie. Il linguaggio e le cerimonie sono accessibili solo a certe persone: a volte tutti i membri di una tribù, altre volte solo pochi eletti. Potrebbe esserci qualcuno a tutela della conoscenza, del linguaggio o altro. È importante assicurarsi che i programmi creati per registrare e preservare le lingue siano sensibili a questi temi.</p>
<p>Un altro problema da considerare è l&#39;appropriazione indebita o lo sfruttamento di queste informazioni. Non a caso, alcuni anziani di certe tribù hanno deciso di non condividere la conoscenza con persone appartenenti alla tribù; registrandola, aumenta l&#39;opportunità per chi non ne fa parte di accedere a tali informazioni. Evitando di registrarle i membri della tribù mantengono il controllo sulla propria cultura. Un altro modo per conservare tale controllo è coinvolgere direttamente i membri e gli anziani della tribù nel progetto e nella creazione di programmi di conservazione.  Man mano che un numero sempre maggiore di indigeni viene coinvolto nell&#39;opera di preservazione del linguaggio, sono loro a dr forma ai protocolli e agli strumenti impiegati per raccogliere e rendere disponibili le informazioni. Sia che la tribù decida di registrare e conservare un linguaggio, sia che continui a condividerlo oralmente soltanto con i membri della tribù, le loro posizioni vanno rispettate.</p></blockquote>
<p><strong>Apprendere le lingue via telefonia mobile</strong></p>
<p>Tenendo in mente quanto sopra, Heather annuncia una nuova applicazione per un sistema di telefonia mobile che insegnerà la lingua della tribù Cherokee, originaria della parte sud-est degli Stati Uniti, ma durante gli anni 1830-40 forzatamente spostata dal governo americano in una zona più centrale.</p>
<blockquote><p>…L&#39;applicazione comprende sintesi, registrazioni, e giochi per l&#39;apprendimento della lingua, e c&#39;è anche una versione per Nintendo DS. L&#39;idea di usare tecnologia diffusa per aiutare a preservare e rivitalizzare i linguaggi è entusiasmante, perché rende disponibile a tutti i membri della tribù le informazioni sulla lingua, non solo a quelli che vivono vicino ai territor tribalii, ed in un modo che può essere facilmente integrato nelle loro vite.</p>
<p>…L&#39;uso della tecnologia, come l&#39;applicazione della lingua Cherokee per iPhone, può aiutare membri della tribù sparsi in giro ad imparare la lingua originaria. Il software può essere usato per creare materiale multimediale per le lezioni scolastiche, mentre la tecnologia di teleconferenza via web può essere impiegata per insegnare e per fare pratica orale con altri membri.  Tuttavia, tali programmi devono essere sensibili ai temi del controllo e dell&#39;accesso, coinvolgendo direttamente i membri delle tribù e gli anziani, e rispettandone la volontà.</p></blockquote>
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		<title>&#8220;Ha senso sposare un non-arabo?&#8221;, si chiedono le donne arabe espatriate</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 00:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Putrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle questioni più spinose che si trovano ad affrontare le donne arabe che vivono in altri Paesi è: "Posso sposare uomini non arabi, non musulmani, oppure convertiti all'Islam?" La blogger palestinese Mona, che vive in Canada, scatena un vespaio (e 162 commenti finora) ponendo tali domande sul suo blog.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/rosalbap/'>Rosalba Putrino</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/arab-diaspora-shall-i-marry-a-non-arab/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Le donne arabe che vivono lontano dai Paesi arabi si trovano a dover affrontare domande difficili. Possono sposare uomini non arabi, non musulmani, oppure convertiti all&#39;Islam? La blogger palestinese <em>Mona</em>, che vive in Canada e cura il blog <i>Rebellious Arab Girl</i>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.rebelliousarabgirl.net/2009/09/07/arabs-marrying-non-arabs/">scatena</a> [in] un vespaio quando pone tali domande in un post che finora ha dato seguito a 162 commenti. </p>
<p>Scrive Mona: </p>
<blockquote><p>C&#39;è una domanda a cui non ho una <em>vera</em> risposta, ma è la più frequente che la gente mi chiede. Questa domanda viene fatta soprattutto perché la gente pensa che la Ribelle Ragazza Araba sia una ragazza matta e stramba disposta a tutto.</p>
<p>Mona, perché non sposi un non-arabo? Cosa c&#39;è di male a sposare un convertito? Mona, se non ti piace la cultura araba, perché non sposi qualcuno che ne è al di fuori e ci risparmi le tue lamentele?</p>
</blockquote>
<p>E spiega: </p>
<blockquote><p>La mia risposta è semplice. Sono stata cresciuta in un certo modo e non voglio che qualcuno si abitui al modo in cui il mio cervello è stato pesantemente influenzato dalla cultura e dalla famiglia araba, e non voglio abituarmi al suo. E comunque, si tratta di una mia scelta. </p>
</blockquote>
<p>Aggiunge poi: </p>
<blockquote><p>Molti arabi sposano non arabi. È un fatto noto storicamente. Molte persone sono contro questo fatto e non capisco perché. Se ciò vi riguarda direttamente, allora arrabbiatevi pure. Tutto ciò che so è che ogni persona è responsabile delle proprie azioni. Lasciate che la gente faccia ciò che vuole. Che sia una donna o un uomo arabo, lasciateli fare.</p>
</blockquote>
<p>I matrimoni inter-razziali, fa notare Mona, hanno il loro lato negativo: </p>
<blockquote><p>So che ci sono molti problemi con i matrimoni inter-razziali, specialmente per come li vedono gli arabi, ma cosa possiamo farci? A volte gli arabi sono così esigenti  da volere che i figli e le figlie sposino soltanto una persona araba. Inoltre, questa persona deve provenire dalla stessa nazione, dallo stesso villaggio e deve parlare lo stesso dialetto. Cosa volete farci? Questa è la loro mentalità. Prendere o lasciare.</p>
</blockquote>
<p>E aggiunge: </p>
<blockquote><p>Credo che sia logico per una donna araba sposare un arabo. Se qualcuno pensa che non sia giusto, forse un giorno vedranno il lato positivo della faccenda. Se questi arabi vogliono veramente che le cose cambino, forse possono cominiciare a cambiare il modo di vivere la propria vita ed educare i figli secondo uno stile di vita arabo più moderno.</p>
</blockquote>
<p>Nella sezione dei commenti, il dibattito si infiamma. </p>
<p>La marocchina <i>Hajar Benlahmar</i> fa notare: </p>
<blockquote><p>Se dovessi scegliere tra sposare un arabo e un non arabo, sceglierei il non arabo anche se io sono araba. per un semplice motivo, non sopporto la mentalità degli uomini arabi, che è dogmatica, razzista, sessista&#8230;per dirne solo qualcuna<br />
…e qualsiasi donna di successo non può accettare tale comportamento perché un uomo arabo non accetta la donna come sua compagna di vita, vuole che rimanga sotto il suo controllo, ne assecondi i desideri e negandole l&#39;esistenza…Non voglio generalizzare, ma la maggior parte degli uomini arabi non cercano una moglie con cui condividere la vita, ma cercano una serva…Mia cugina è sposata con un francese convertito all&#39;Islam. hanno trascorso le vacanze con noi in marocco. un giorno mi sono svegliata e l&#39;ho trovato a stirare i vestiti suoi e di lei, poi ha cambiato il pannolino della figlia e ha perfino lavato i piatti… ha aiutato in tutto…Mio fratello l&#39;ha visto cucinare la cena e gli ha detto &#8220;amico tu sei pazzo!!! è lei quella che deve farlo, l&#39;hai sposata per questo”, lui ha detto con espressione innocente ”l&#39;ho sposata perché la amo” lol
</p>
</blockquote>
<p>La diciassettenne tedesco-bahraini <a title="Post originale in inglese" href="http://diaryofanarabgirl.blogspot.com/"><i>Mariam</i></a> [in] accentua la questione, aggiungendo: </p>
<blockquote><p>A me non importa sposare un arabo o un non arabo, ma siccome mia madre è tedesca convertita e mio padre arabo e io sono figlia di un matrimonio misto ho pensato di farvi sapere i vantaggi dei matrimoni misti. Conosciamo più di una lingua; capiamo più di una sola cultura, di una tradizione e di una religione anche se non le condividiamo completamente. Siamo capaci di cambiare le idee della gente di entrambi i Paesi e tradizioni a cui noi siamo legati mentre uno straniero non lo è. Siamo privi di pregiudizi. Abbiamo la mentalità più aperta. E uniamo la gente. Questi sono solo alcuni esempi.</p>
</blockquote>
<p>E <a title="Post originale in inglese" href="http://www.desertsharksblog.com/"><i>Desert Shark</i></a> [in] condivide la seguente storia: </p>
<blockquote><p>Mia sorella è fidanzata con un americano convertito all&#39;Islam. All&#39;inizio ciò infastidiva parecchio mio padre, che pian piano si è abituato all&#39;idea. Non c&#39;era nessun ragazzo arabo che riuscisse a stare con una donna istruita, indipendente ed economicamente stabile come mia sorella, è un tipo di mentalità che la maggior parte dei ragazzi arabi non riesce a gestire. Quindi non è ha sorpreso il fatto che abbia trovato un ragazzo americano capace di accettare una donna come lei. L&#39;idea di donne arabe che sposano non arabi non è semplice, penso che molti la considerino qualcosa che va contro la propria cultura. Ma a volte devi seguire il tuo cuore e stare con la persona che veramente vuoi.</p>
</blockquote>
<p>Infine <em>Najma</em> sostiene lo status quo: </p>
<blockquote><p>Personalmente credo che ognuno dovrebbe seguire la propria cultura e origini. Le arabe dovrebbero sposare gli arabi e così via. Ciò fa risparmiare un sacco di problemi, seccature, conflitti e disaccordi familiari. Voi dite che qualcuno preferisce non avere a che fare con i suoceri arabi che non vi lasciano in pace, ditemi allora quali altri suoceri non creano problemi e vi lasciano in pace. Onestamente molti problemi nascono quando si sposa qualcuno con origini diverse. Se non subito, le conseguenze si vedranno più  in là, anche se conosco parecchi che hanno sposato persone di origini diverse e sono felici. Quindi non si sa mai, ma io non lo farei!</p></blockquote>
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		<title>Hijab e burqa, divieti e libere scelte</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 23:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se la pratica del <em>hijab</em> esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni, suscitando quasi sempre reazioni polarizzate - come accade a seguito della recente, controversa proposta del presidente francese Sarkozy.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/30/hijablogging-on-burqas-and-bans/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche se la pratica del <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hijab">hijab</a></em> [it] esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni. Mentre in alcuni Paesi (Arabia Saudita, Iran, parti dell’Afghanistan e dell’Indonesia) il <em>hijab</em> è obbligatorio, in altri è stato vietato nelle scuole e in altri luoghi pubblici (Turchia, Tunisia, parti del Belgio e della Germania). Ma sia che venga imposto o proibito, l&#39;abbigliamento delle donne musulmane è quasi sempre un argomento che suscita un dibattito infuocato.</p>
<p>Recentemente il presidente francese Nicholas Sarkozy <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/europe/06/23/france.burkas/index.html">ha proposto</a> [in] il divieto di indossare il <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burqa">burqa</a></em> [it]. La sua proposta segue la norma francese del 2004 che proibisce l’uso del <em>hijab</em> nelle scuole.</p>
<p>Blogger di tutto il mondo e di ogni posizione hanno commentato la proposta di Sarkozy. Su <em>KABOBfest</em>, la canadese Sana <a title="Post originale in inglese" href="http://www.kabobfest.com/2009/07/beyond-mini-skirts-and-veils.html">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Avendo come obiettivo il modo in cui un numero ridotto di donne francesi scelgono di asserire e rappresentare la propria sessualità, la Francia perde di vista le vere radici del problema, lasciando intendere al contempo che le sue fondamenta forse sono assai meno solide di quanto pensino il mondo e i propri cittadini. È ora che la Francia non rinunci alle varie componenti della propria identità, avvicinandosi piuttosto a tali elementi con la mente più aperta. Le sue minoranze stanno cercando di adattarvisi da decenni, ma la Francia non può accettare un’equità minima come base per un’uguaglianza più vasta come abbiamo fatto qui nell’America del Nord?</p></blockquote>
<p>La blogger conclude così:</p>
<blockquote><p>Sig. Sarkozy, forse i suoi tentativi sono sinceri: dopo tutto lei sta solo cercando di salvaguardare i criteri che rendono una persona sufficientemente “francese”. Ricordi, comunque, che nel suo tentativo di liberare la donna dalle proprie catene di stoffa, lei ne limita la sessualità, l&#39;individualità e il suo essere ai confini dell&#39;harem dettando la danza che deve eseguire e gli indumenti che deve indossare per compiacere lei.</p></blockquote>
<p>Il blogger algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> fa eco a questo modo di vedere. Sostenendo che la proposta di Sarkozy è “bigotteria travestita da galanteria”, <a title="Post originale in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/06/27/bigtory-dressed-as-gallantry-sarko-and-the-burqa/">afferma</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Il problema di cui i francesi dovrebbero preoccuparsi non è il burqa per come è indossato oggi in Francia, ma il fatto che un simile divieto, come è successo con la proibizione del velo, rafforzerà quest&#39;indumento in quanto simbolo dell’identità musulmana e un segnale di sfida culturale. La Francia ha fatto un buon lavoro nell&#39;alienarsi le minoranze razziali e religiose. Senz’altro tra le nazioni occidentali è leader in questo campo. Tuttavia questo primato non consente di far avanzare granché la causa dell’assimilazione attivamente perseguita dai francesi. La proposta arriva accompagnata anche da altri accessori. La preoccupazione (sottolineata dall’articolo dell’Economist) che questo possibile divieto venga “equivocato all’estero”, pare ridicola. Cosa ci sarebbe da equivocare? È esattamente un tentativo di limitare l’espressione della religione, in particolare l’Islam in questo caso, e deriva dalle stesse motivazioni del precedente divieto di indossare il velo.</p></blockquote>
<p>Farah, scrivendo sul blog di gruppo <em>Nuseiba</em>, presenta <a title="Post originale in inglese" href="http://nuseiba.wordpress.com/2009/07/27/burqas-bans-and-feeble-women/">un eccellente riepilogo delle opinioni australiane</a> [in] sull&#39;argomento, e nota:</p>
<blockquote><p>Numerosi scrittori (compresi Posetti e Hussein) contrari al divieto rilevano come molte donne scelgano volontariamente di indossare il burqa o il niqab. Mentre il burqa è stato usato da certi gruppi per soggiogare le donne, questi autori sottolineano la necessità di riconoscere la libera decisione di queste donne musulmane, anziché negargliela come farebbe un divieto.</p></blockquote>
<p>La blogger credente Tracy Simmons, dagli Stati Uniti, ritiene la questione alquanto semplice. Chiedendo a Sarkozy di non privare le donne della propria dignità, <a title="Post originale in inglese" href="http://blogs.rep-am.com/matters_of_faith/?p=808">implora</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Non credo che la gente comprenda che indossare il burqa è una scelta per parecchie donne musulmane. Ed essendo una scelta, non dovrebbero essere costrette da un governo a NON indossarlo.</p></blockquote>
<p>Beninteso, non tutti i blogger sono contrari al divieto proposto da Sarkozy. La nota blogger ed editorialista egiziana Mona Eltahawy, famosa per essersi tolta il velo alcuni anni fa (un’esperienza <a title="Post originale in inglese" href="http://www.monaeltahawy.com/blog/?p=86">narrata sul proprio blog</a>) [in] ha scritto <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/07/03/opinion/03iht-edeltahawy.html?_r=4&amp;ref=global">un editoriale</a> [in] per <em>The New York Times</em> nel quale ha affermato che, come donna e come musulmana, si oppone al <em>burqa</em> ovunque venga indossato.</p>
<p>Una blogger statunitense, <em>Anne of Carversville</em>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.anneofcarversville.com/annes-smart-sensuality-blog/2009/7/2/redtracker-viewpoint-we-support-mona-eltahawys-ny-times-op-e.html">esprime sostegno</a> [in] ad Eltahawy dicendo:</p>
<blockquote><p>Sono sensibile alla natura delicata del cambiamento in politica, ma non ho vissuto fino ad oggi per sentire nel 2009 di essere fuori strada perché credo che i burqa sminuiscano le donne, cancellandole dalla società come sostiene Eltahawy.</p>
<p>Nel formalizzare la mia posizione contro i burqa, non sono assolutamente offesa dalle forme più conservatrici di abbigliamento scelte da molte donne musulmane. Non sono contraria a copricapo di tutti i tipi.</p></blockquote>
<p>Più in generale, la blogger aggiunge:</p>
<blockquote><p>Allo stesso tempo, sostengo e raccomando che si accetti con piacere la sensualità della vita – vedere, sentire, odorare e usare tutta la nostra sensibilità per gustare la vita. Questa visione non è cotnraria alla cultura musulmana, che accetta anch’essa la natura profondamente sensuale del vivere.</p>
<p>Accetterò il burqa per le donne quando gli uomini saranno ugualmente costretti a indossarlo. Se entrambi i sessi adotteranno il burqa come un segno di rispetto per la propria religione (che non lo richiede espressamente nel Corano), allora accetterò il burqa come simbolo della cultura musulmana e del costume religioso.</p></blockquote>
<p>Tuttavia l’editoriale di Eltahawy non ha mancato di suscitare opposizione nella blogosfera. Sahar, che scrive su <em>Nuseiba</em>, protesta:</p>
<blockquote><p>…il miglior modo per sostenere le donne musulmane è rispettarne la scelta di espressione della propria religione e cultura. Non sta nell’imporre loro ciò che noi riteniamo giusto. Trovo paradossale che Eltahawy, che si considera una femminista, dimentichi l’importanza della scelta, della libera decisione e delle esperienze di vita di queste donne – elementi essenziali per comprendere le donne nell’analisi femminista.</p>
<p>Né siamo tutti d’accordo con Eltahawy che, forse per la sua posizione sociale privilegiata, è distante dalle motivazioni sociali, politiche e religiose del portare il burqa, e non riesce a capire come possa essere un veicolo di successo per alcune o un orgoglioso rafforzamento dell’identità islamica per altre. Il burqa può essere concepito come un simbolo della rabbia che i musulmani sentono nei confronti di un’Europa sempre più xenofoba. Rappresenta il tentativo di aggrapparsi a un’identità che va erodendosi in un ambiente ostile. Scrivo questo pezzo subito dopo aver letto della donna egiziana che è stata pugnalata 18 volte in un tribunale tedesco dall’uomo da lei denunciato per averla molestata perché portava il velo. Non è soltanto il burqa a essere denigrato e screditato ma l’abbigliamento islamico nel suo complesso. Pertanto, l’appello a togliere il burqa non può essere visto al di fuori di questo contesto e per Eltahawy pensare di poter separare la propria critica da un simile contesto è politicamente naïf.</p></blockquote>
<p>Anche se resta da vedere se la Francia adotterà o meno il divieto del <em>burqa</em>, una cosa è certa: si tratta di un tema che polarizza fortemente le opinioni in tutto il mondo.</p>
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		<title>Sri Lanka: le reazioni dei blogger alla morte del leader delle Tigri Tamil</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 09:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La recente uccisione del leader delle LTTE, Vellupillai Prabhakaran, ne rivela lo status di eroe per alcuni e di killer spietato per altri. Oltre alla complessa eredità lasciata da questo 'signore della guerra', i blogger locali riflettono sulla situazione attuale e ancor più sul futuro dell'intero popolo Tamil e dello Sri Lanka.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/angshah/">Angilee Shah</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/05/18/sri-lanka-bloggers-react-to-the-death-of-the-ltte-leader/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nel pomeriggio del 18 maggio scorso il governo dello Sri Lanka ha annunciato tramite i canali di Stato e degli SMS l&#39;uccisione del leader delle Tigri Tamil (LTTE), Vellupillai Prabhakaran. I mezzi d&#39;informazione hanno <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/srilanka/5343129/Sri-Lanka-Tamil-Tiger-leader-Velupillai-Prabhakaran-and-his-lieutenants-eliminated.html">riportato</a> [in] che <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Prabhakaran">Prabhakaran</a> [in], colui che era alla guida di una delle ribellioni più violente al mondo, è stato ucciso da una granata mentre si trovava in un furgone con il capo della marina, Soosai, e dell&#39;intelligence delle LTTE, Pottu Amman. Il corpo del leader ribelle sarà <a title="Leggi articolo originale sul Times" href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article6313072.ece">sottoposto ai test del DNA</a> [in] per confermarne l&#39;identità. Secondo alcune voci, circa 250 membri delle Tigri Tamil <a title="Leggi articolo originale sulla BBC" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8055015.stm">sono stati uccisi</a> [in] nei combattimenti finali di una guerra che affligge il Paese da 26 anni.</p>
<p>Nei necrologi di Prabhakaran si nota che egli fosse un eroe per alcuni e un killer spietato per altri. La <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/7885473.stm">BBC</a> [in] ha scritto, “Per i suoi seguaci, Vellupillai Prabhakaran combatteva per la libertà e lottava per l&#39;emancipazione del Tamil&#8221;. Per gli avversari, era un megalomane riservato con una completa mancanza di considerazione per la vita umana.” <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.hindu.com/thehindu/holnus/000200905181611.htm">The Hindu</a> [in] in India dice, “Un ‘combattente per la libertà&#39; per i suoi sostenitori e un terrorista temuto per gli altri, Prabhakaran era ricercato dal 1990  dall&#39;Interpol e da molte altre organizzazioni per terrorismo, omicidio e crimine organizzato.” Molto prima che il mondo venisse a conoscenza di Osama Bin Laden o Al-Qaeda, era stato Prabhakaran a utilizzare un nuovo metodo di guerriglia, gli attentati suicida. <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.tehelka.com/story_main41.asp?filename=Ne230509coverstory.asp">Quest&#39;articolo</a> [in] su <em>Tehelka magazine</em> rivela parecchio su questo signore della guerra.</p>
<p>Il blogger di <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://beyond-skin.blogspot.com/2009/05/when-they-silenced-their-guns-real-war.html">Beyond Skin</a> [in] la spiega così:</p>
<blockquote><p>Prima reazione: WHAAA! [pelle d&#39;oca e bocca aperta e una sensazione straordinariamente contradditoria di terrore e sollievo.]</p>
<p>Seconda reazione: E adesso? Dopo 26 anni di combattimenti, dopo aver terrorizzato e ucciso centinaia di migliaia di persone, dopo aver messo a tacere chi dissentiva contro il governo e le LTTE tramite l&#39;assasinio, che ne è ora della gente del Tamil?</p></blockquote>
<p>L&#39;organizzatore del Partito Nazionale Unito <em>Ajith P. Perera</em> ha scritto <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://bandaragama.wordpress.com/2009/05/18/02-3/">in un personale necrologio per Prabhakaran</a> [in] sul suo blog, <em>Dare to be different</em>: “Era un terrorista, senza dubbio, ma Prabhakaran merita un necrologio, anche in una lingua che a malapena capiva,” ha scritto Perera.</p>
<blockquote><p>Ha forse ottenuto qualcosa di buono per la sua comunità? La risposta è un grande NO. La comunità etnica (Jaffna) Tamil è messa peggio che negli anni &#8216;70. Oltre metà della popolazione Tamil si è già trasferita altrove definitivamente. Migliaia di famiglie Tamil devono vivere con l&#39;eterno dolore di aver perso uno o più membri della propria famiglia. L&#39;etnia Tamil, un tempo la più grande minoranza dello Sri Lanka, è ora ridotta al patetico terzo posto dopo i musulmani e i Tamil Indiani. Jaffna, la seconda città più avanzata in Sri Lanka, con un famoso sistema educativo, adesso è assai indietro. Come comunità i Tamil, o almeno quei pochi sfortunati  rimasti, sono tornati indietro di dieci o venti anni. Tutto il mondo li ha considerati dei terroristi. Le aeree a nord ed est sono diventate sempre più economicamente dipendenti da Colombo. Almeno per i prossimi anni, fin quando un governo UNP  attuerà una soluzione politica, saranno controllati da Colombo. Tutto grazie a Prabhakaran.</p></blockquote>
<p>L&#39;attivista Tamil dello Sri Lanka ed ex membro delle LTTE <a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/nirmala-rajasingam-sri-lankas-silenced-dissenters-still-speak-volumes-1686773.html">Nirmala Rajasingam</a> [in]  spiega in un editoriale su <em>The Independent</em> che la sorella fu uccisa dalle LTTE 20 anni fa.</p>
<blockquote><p>Per questa ragione, la notizia del decesso del capo delle LTTE – che ordinò la sua uccisione e quella di molti altri dissidenti Tamil – ha portato un travolgente sollievo. La guerra e il massacro sono finalmente finiti e il continuo spargimento di sangue dei dissidenti Tamil ora è terminato.  </p></blockquote>
<p>Ma mette in guardia:</p>
<blockquote><p>Il continuo rifiuto di accesso totale delle agenzie umanitarie non placa i sospetti riguardo le intenzioni del governo verso i rifugiati e le cellule delle LTTE che si sono arresi. Gli ultimi tre anni hanno visto un gran numero di rapimenti, uccisioni extragiudiziarie e scomparse, quasi esclusivamente ai danni della comunità Tamil, mentre il governo dello Sri Lanka proseguiva incessantemente la campagna militare. La militarizzazione dello Stato e della società è riuscita a sopprimere il dissenso nel sud, e montare anche attacchi contro i giornalisti. Aspettiamo di vedere se il governo invertirà la spirale in discesa di un governo democratico.</p></blockquote>
<p>Il blogger e opinionista <em><a title="Blog originale in inglese" href="http://www.indi.ca/">Indi Samarajiva</a></em> [in] ha usato Twitter per discutere la morte di Prabhakaran mentre era in viaggio. Ha pubblicato dei messaggi sulla <a title="Vai alla pagina su Twitter" href="http://twitter.com/indica">sua pagina in Twitter</a> [in] nel pomeriggio di lunedì:</p>
<blockquote><p>sono a Hambantota. fuochi d&#39;artificio. Sembra che Prabhakaran sia morto. Non c&#39;è gloria nella morte, ma, bene. Possa lo Sri Lanka ricostruirsi #fb</p></blockquote>
<blockquote><p>stanno lanciando fuochi d&#39;artificio letteralmente a pochi metri dal deposito di bombole di gas. I pescivendoli stanno urlando di tornare al lavoro.</p></blockquote>
<blockquote><p>La città di Hambantota è di maggioranza musulmana, si torna agli affari. Una bandiera passa per Ambalantota. La guerra è finita, Prabha è morto. Lunga vita allo Sri Lanka #fb</p></blockquote>
<p><em>Prahalathan KK</em>, un blogger di Chennai, India, afferma che gioire per la  morte di Prabhakaran non <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://prahalathan.blogspot.com/2009/05/spare-thought-for-innocent-tamils-in.html">rende giustizia ai civili uccisi</a> [in] per rendere possibile la sconfitta delle LTTE.</p>
<blockquote><p>“Dunque Prabhakaran il Terrorista è stato ucciso. Felici? State esultando? Avete mai pensato ai migliaia di innocenti Tamil che sono stati massacrati dall&#39;uso indiscriminato di artiglieria e armi chimiche dell&#39;esercito dello Sri Lanka durante il genocidio bellico?”</p></blockquote>
<p>Secondo il <a title="Vai al sito ufficiale" href="http://www.defence.lk/hm/hm.asp">sito del Ministero della Difesa</a> [in], dei quasi 150.000 civili che sono fuggiti dalla zona di guerra in meno di un mese si sta prendendo cura l&#39;esercito. Ma il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), l&#39;unica organizzazione indipendente che ha avuto accesso ai civili nella zona del conflitto, <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/sri-lanka-press-briefing-210409">ha definito la situazione</a> [in] “niente di meno che catastrofica.” In un <a title="Comunicato della ICRC in inglese" href="http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/sri-lanka-news-180509">comunicato stampa</a> [in] la ICRC spiega di non aver avuto accesso ai civili nel nord-est per nove giorni. “La situazione è molto urgente perchè nessun aiuto umanitario ha raggiunto quanti ne avevano bisogno per oltre una settimana,” ha affermato il direttore delle operazioni, <em>Pierre Krähenbühl</em>. <em>Selvarasa Pathmanathan</em>, responsabile delle Relazioni Internazionali Diplomatiche delle LTTE, <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.tamilnet.com/art.html?catid=13&amp;artid=29389">ha rilasciato una dichiarazione</a> [in] in cui annunciava che le Tigri “metteranno a tacere le armi per il bene della nostra gente.” Ha affermato che 3.000 civili sono morti e 25.000 sono feriti.</p>
<p>L&#39;importante blog del sud-asiatico espatriato <em>Sepia Mutiny</em> riporta notizie di continue proteste in Canada. In un post riguardante <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://www.sepiamutiny.com/sepia/archives/005776.html">un raduno a Winnipeg</a> [in], <em>Melvin</em> ha scritto:</p>
<blockquote><p>La gente porta candele, cartelli, bandiere nere e immagini di bambini che consierano vittime dell&#39;assalto del governo dello Sri Lanka ai danni dei civili. Mentre la gente a Colombo e altrove celebrava la fine apparente della guerra civile durata 25 anni, i presenti alla veglia piangevano la morte di persone innocenti e si chiedevano cosa, se mai qualcosa, fosse stato risolto. “Non si risolve niente,”  ha detto Singarajah. “La gente continuerà a lamentarsi. Questo governo è così crudele. Non vogliono darci i nostri diritti. Fin quando la situazione sarà questa, i problemi contineranno ad esistere.”</p></blockquote>
<p>Si sono avute manifestazioni di protesta a Londra, in molte parti del Canada e più recentemente in Australia. Ma l&#39;attivista <em>Rajasingam</em> <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://experts.foreignpolicy.com/posts/2009/05/15/diaspora_of_doom">sulla rivista <em>Foreign Policy</em></a> [in] avverte che i Tamil espatriati hanno avuto un approccio sbagliato alla situazione:</p>
<blockquote><p>Mentre la crisi umanitaria dello Sri Lanka va aumentando, la comunità internazionale deve far sì che il suo messaggio sia chiaro e diretto. Le Tigri e gli espatriati che le sostengono non si sono dichiarati come i “soli rappresentanti” del popolo Tamil. Nè la secessione è un opzione ragionevole. Qualsiasi cosa più superficiale di questo impegno risoluto, cadrà vittima delle pressioni delle LTTE sull&#39;occidente — e infiammerà i nazionalisti Sinhala in Sri Lanka. Solo un simile messaggio risoluto potrà servire alla causa della pace e della democrazia.</p></blockquote>
<p>Su <em>Moving Images, Moving People!</em>, Nalaka Gunawardene spiega di <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://movingimages.wordpress.com/2009/05/18/sri-lanka-can-our-suspended-dreams-resume-after-the-war/">voler credere che la guerra sia davvero finita</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Certo, non c&#39;è una verifica indipendente – è stata una guerra senza testimoni negli ultimi anni. Però voglio essere insolitamente fiducioso, se ciò può servire a portare quella pace così a lungo inafferrabile. Andrò fino ai confini della terra, e sospenderò ogni incredulità se così dev&#39;essere, in cambio di una pace duratura e significativa.</p></blockquote>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Salute globale: si diffonde la minaccia dell&#039;influenza suina</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/salute-globale-si-diffonde-la-minaccia-dellinfluenza-suina/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 05:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Casi sospetti o confermati di influenza suina, già individuati in Messico, ora sono stati riscontrati in almeno altri sette Paesi. Mentre si annuncia una "emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale", ecco una prima panoramica su discussioni e riflessioni in corso online. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juhie-bhatia/">Juhie Bhatia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/27/global-health-swine-flu-threat-spreads-worldwide/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Casi sospetti o confermati di influenza suina, individuati poco addietro in <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/04/25/mexico-concern-over-swine-flu-outbreak/">Messico</a> [in], ora sono stati riscontrati in almeno altri sette Paesi. L&#39;Organizzazione Mondiale della Sanità <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.who.int/mediacentre/news/statements/2009/h1n1_20090425/en/index.html">ha affermato</a> [in] che la situazione costitutisce una “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.”</p>
<p>Conosciuta anche come influenza suina A o H1N1, <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.cdc.gov/swineflu/">l&#39;influenza suina</a> [in] è una malattia respiratoria dei maiali che può essere trasmessa tra umani soprattutto attraverso tosse e starnuti. In Messico, ci sono stati oltre <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gGSyeznluvlTTO6A31IITVNX52FA">100 morti</a> [in] probabilmente collegate all&#39;influenza suina e più di 1.600 persone sono affette da casi sospetti o confermati di questo virus. <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5hZVkRqV2uZVim0TRk5R1ZBfovTCAD97QESOO1">Casi confermati</a> [in] di influenza suina sono stati scoperti anche negli Stati Uniti e in Canada, mentre altri sono statia appena confermati anche in Nuova  Zelanda, Spagna, Francia, Israele e Brasile. Liz Borkowski ne scrive su <em>The Pump Handle</em>, <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://thepumphandle.wordpress.com/2009/04/26/swine-flu-outbreak/">chiarendo il motivo</a> [in] della preoccupazione sulla diffusione dell&#39;influenza suinao:</p>
<blockquote><p>“L&#39;influenza suina è abbastanza comune, ma di solito è trasmessa solo dai maiali alle persone. Questa nuova forma sembra possa invece trasmettersi da persona a persona, e sta colpendo giovani o adulti in buona salute. Ciò significa che il virus può seriamente causare una pandemia, quindi è appropriato che il Messico abbia chiuso le scuole fino al 6 maggio e abbia vietato gli assembramenti pubblici di ampia portata, incluse le funzioni religiose in chiesa.”</p></blockquote>
<p>Le autorità sanitarie americane hanno dichiarato l&#39;emergenza pubblica sanitaria il 26 aprile, dopo aver confermato 20 casi di influenza suina negli stati della California, Kansas, New York, Ohio e Texas. Molti di questi casi erano <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.who.int/csr/don/2009_04_26/en/index.html">leggeri</a> [in] e non ci sono stati morti. In Canada sono stati inoltre <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=awMeiF_SLkGs&amp;refer=home">confermati</a> [in] altri sei casi leggeri di influenza suina nelle province di Nuova Scozia e Columbia Britannica.</p>
<p>Le notizie riguardanti l&#39;influenza suina si sono diffuse velocemente su Internet, dove la gente cerca risposte e condivide riflessioni sulla malattia. Influenza suina e #swineflu sono i <a title="Vedi twitter" href="http://search.twitter.com/"> temi più seguiti</a> [in] su Twitter al momento, e sono molte le  <a title="Guarda la mappa" href="http://maps.google.com/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=en&amp;t=p&amp;msa=0&amp;msid=106484775090296685271.0004681a37b713f6b5950&amp;ll=32.639375,-110.390625&amp;spn=59.906843,114.257813&amp;z=4%5D">mappe su Google</a> [in] create per seguire la diffusione della malattia. Ne parlano anche i blogger di tutto il mondo.</p>
<p>Su <em>Intersections</em> Daniel Hernandez <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://danielhernandez.typepad.com/daniel_hernandez/2009/04/in-mexico-city-the-infection-is-fear.html">descrive</a> [in] questa scena a Città del Messico:</p>
<blockquote><p>“Sabato, mentre i pezzi grossi dell&#39;Organizzazione Mondiale della Sanità  tenevano una riunione d&#39;emergenza a Ginevra, a Città del Messico i militari distribuivano mascherine ai semafori, alle stazioni della metropolitana e nelle piazze. Un militare affaticato mi ha teso una mascherina all&#39;entrata della metro a Bellas Artes, ma si è rotta prima ancora che salissi sul treno. A bordo, i passeggeri si guardavano l&#39;un l&#39;altro in modo sospetto e tentavano in ogni modo di evitare il contatto con estranei.”</p></blockquote>
<p>Matthew Yglesias, che scrive sul blog del <em>Center for American Progress Action Fund</em>, esprime <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://yglesias.thinkprogress.org/archives/2009/04/swine-flu.php">preoccupazione</a> [in] per come potranno affrontare la malattia coloro che non hanno un&#39;assicurazione medica negli Stati Uniti:</p>
<blockquote><p>“Non ho opinioni riguardo questo tema se non l&#39;osservazione che sarebbe bello vivere in un Paese dove, se ci si ammala seriamente a causa di un&#39;infezione virale, l&#39;accesso a rimedi medici efficaci non venga determinato da ricchezza, stipendio o professione.”</p></blockquote>
<p>Jim McVeagh, che scrive dalla Nuova Zelanda su <em>MacDoctor</em>, ritiene che occorra fare di più nel suo Paese e nel mondo per contenere il virus. In Nuova Zelanda, <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8019882.stm">13 studenti</a> [in] che recentemente hanno visitato il Messico sono sospettati di aver contratto la malattia. McVeagh <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.macdoctor.co.nz/?p=2061">afferma</a> [in]:</p>
<blockquote><p>“Considerando l&#39;eccessiva reazione all&#39;aviaria, stavolta si sperava in una risposta più rigorosa che il semplice monitoraggio. Avrei pensato che l&#39;isolamento dei casi e una restrizione nei viaggi in Messico sarebbe stata la reazione minima, fin quando non avremmo avuto maggiori informazioni utili. Visto che il CDC [Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti] si sta svegliando ora probabilmente con una settimana di ritardo e che l&#39;Organizzazione Mondiale della Sanità insiste nel starsene con le mani in mano, la risposta apatica della Nuova Zelanda sembra veloce al confronto.</p>
<p>Pur se questa potrebbe rivelarsi un altro non-evento, sarebbe bello se le autorità sanitarie facessero quel richiamo con il senno di poi piuttosto che in anticipo ma con informazioni incomplete.”</p></blockquote>
<p>Molti Paesi stanno introducendo <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5hZVkRqV2uZVim0TRk5R1ZBfovTCAD97QESOO1">misure di sicurezza</a> [in] per prevenire la diffusione dell&#39;influenza suina. Per esempio, alcuni aeroporti controllano se i viaggiatori dal Messico abbiano i sintomi dell&#39;influenza, e Cina e Russia hanno intenzione di mettere in quarantena chiunque riveli dei sintomi. Su <em>scan man</em> Vijay Sadasivam <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://www.catscanman.net/blog/2009/04/swine-flu/">scrive che in India</a> [in] non è in corso alcuna iniziativa di prevenzione, mentre boinky, dal blog <em>Finestkind Clinic and fish market,</em> <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://fkclinic.blogspot.com/2009/04/swine-flu.html">descrive</a> [in] un provvedimento preso nelle Filippine:</p>
<blockquote><p>“Le Filippine bloccheranno le importazioni di maiale dagli Stati Uniti e dal Messico per fermare la diffusione…questo è divertente visto che l&#39;influenza si sta diffondendo da persona a persona, e i nostri maiali hanno il virus ebola…</p>
<p>ma ovviamente è tempo di festa, e finora non si è ancora parlato di quarantena come accaduto con la SARS…”</p></blockquote>
<p>Molti blogger sottolineano che, pur se questa andrebbe considerata una minaccia seria e prepararci adeguatamente, non è ancora il caso di farsi prendere dal panico. Al riguardo, un post su <em>Utah Preppers</em> <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://www.utahpreppers.com/2009/04/pandemic-preparedness/">recita</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Alcune veloci note anti-panico…</p>
<li>L&#39;influenza suina NON può essere trasmessa attraverso il cibo.  Mangiare maiale NON ti mette in pericolo.</li>
<li>Questa NON è la prima volta che ’l&#39;influenza suina’ viene trasmessa agli esseri umani. È accaduto parecchie volte senza che diventasse una pandemia.</li>
<li>Questa variante dell&#39;influenza suina, come qualsiasi influenza, è un virus  e viene trasmesso da persona-a-persona soprattutto attraverso tosse o starnuti.</li>
<li>Questa è solo un&#39;influenza! Il punto qui sta nel NON PRENDERLA.”</li>
</blockquote>
<p>L&#39;Organizzazione Mondiale della Sanità al momento non sta raccomandando nessuna restrizione nei viaggi o nel commercio, e afferma di aver bisogno di maggiori informazioni sul virus prima di decidere se dichiarare o meno il <a title="Vedi sito ufficiale" href="http://www.who.int/csr/disease/avian_influenza/phase/en/index.html">livello di allerta pandemica</a> [in] globale, che al momento è a livello tre su sei [ora salito al livello quattro].</p>
<p><small> <em>La foto <a href="http://www.flickr.com/photos/sarihuella/3474744375/">Protezione dall&#39;influenza suina</a> è di <a href="http://www.flickr.com/photos/sarihuella/">Sarihuella</a> su Flickr.</em></small></p>
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		<title>Giornata Mondiale del Libro: le donne scrivono del rapporto con gli uomini</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 22:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa cavalcata letteraria offre diversi punti di vista sull'intricato influsso della presenza degli uomini nella vita di una donna. Percorso centrato sulle opere francofone, dal Quebec alla Francia a una nota scrittrice algerina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/suzanne-lehn/">Suzanne Lehn</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/25/international-book-week-womens-lives-in-the-mirror-of-their-men/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignleft" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41G38ECK8SL._SL160_.jpg" alt="Copertina di Nos Hommes" title="Copertina di Nos Hommes" width="130" height="190">Dal primo fino all&#39;ultimo, sono tanti gli uomini nella vita di una donna: «il padre, il nonno, il figlio, il fratello, l&#39;amante, il marito, il superiore, il collega»…Alcuni presenti, altri dimenticati, taluni spariti, altri ancora misteriosamente qui, accattivanti o succubi, in cambiamento, resistendo o trasformandosi; e mettendone insieme i ritratti e contributi otteniamo la migliore descrizione della donna che ne ha attraversato il cammino, passando per storie intime ed intricate, talune ispiratrici e da colpo al cuore, divertenti o modeste, gettando una luce introspettiva sul proprio bagaglio culturale storico e sociale.</p>
<p>La prima scoperta tra queste donne è stata <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Denise_Bombardier">Denise Bombardier</a> [in], giornalista, romanziera, saggista e personalità del mondo mediatico del Quebec, nota per la sua eccezionale abilità di cronaca spesso accompagnata da un graffiante senso dell&#39;umorismo. In «<em>Nos hommes</em>» (1995) scrive, come <a title="Vedi recensione originale in francese" href="http://nicsav.over-blog.com/article-29955901.html"> riporta Nicole Savard</a> [fr] nel suo blog sulla letteratura:</p>
<blockquote><p>Les hommes sont, dit-elle, des êtres qui nous inspirent sur chacun d&#39;eux, chacun d&#39;eux étant la facette de ce qu&#39;est un autre. De plus, l&#39;homme est cette personne qui nous révèle à nous-mêmes, nous les femmes. Ils sont un peu ce que nous voulons qu&#39;ils soient: amoureux, amants, fougueux, touchants, amicaux, professionnels, séducteurs, parfois cruels, et souvent terrifiés par le pouvoir qu&#39;exerce la femme sur eux. Enfin, ces hommes sont à l&#39;image de ce que la femme veut, croit ou “désespère d&#39;être”.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Gli uomini, dice, sono esseri che c&#39;ispirano tra loro, essendo ognuno la sfacettatura dell&#39;altro. Inoltre è l&#39;uomo a rivelarci la consapevolezza dell&#39;essere donna. Sono in qualche modo ciò che vogliamo che siano: innamorati, amanti, teste calde, amichevoli, professionali, seduttivi, talvolta crudeli e spesso terrorizzati dal potere che esercita la donna su di loro. In fondo questi uomini sono l&#39;immagine di ciò che la donna è, crede o &#39;sogna disperatamente&#39; di essere.</div>
<p><img class="alignright" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51953FHTZ8L._SL500_AA240_.jpg" alt="Copertina di Dans ces bras-là" title="Copertina di Dans ces bras-là" width="240" height="240"><a title="Vedi voce su Wikipedia in francese" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Camille_Laurens_%28%C3%A9crivain%29">Camille Laurens</a> [fr] incarna una tendenza controversa nella letteratura francese che integra autobiografia e fiction, detta «<a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Autofiction">autofiction</a>» [in]. Nel 2000 ha pubblicato «<em>Dans ces bras-là</em>» («Tra quelle braccia»), che le è valso il premio Femina, volume <a title="Vedi recensione originale in francese" href="http://ballerinesouconverses.com/blog/?p=333">assai apprezzato</a> [fr] dal blogger <em>ballerines ou converses</em>:</p>
<blockquote><p>Les hommes. Quel sujet ! Passionnant. Je regrette d’avoir été une femme en lisant ces lignes. J’aurais aimé être masculin pour mieux comprendre ce qui se passe dans le ventre des femmes face à nous, mais je suis fille, je ne fais qu’aquièscer au chemin chaotique et amoureux de l’héroïne. Car il y a toujours une histoire d’amour avec un homme : qu’il soit père, grand-père, fils, frère, ami, amant, mari, patron, collègue.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Gli uomini. Che soggetto! Avvincente. Mi è dispiaciuto di essere una donna, mentre leggevo queste righe. Quanto avrei desiderato essere un maschio per capire meglio cosa succede nelle pance delle donne davanti a noi. Ma sono una donna, non faccio altro che intraprendere il cammino caotico e amorevole dell&#39;eroina. Perché c&#39;é sempre una storia d&#39;amore con un uomo:che si tratti di padre, nonno, figlio, fratello, amante, marito, superiore, collega.</div>
<p><img class="alignleft" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41JPtd71B5L._SL160_AA115_.jpg" alt="Copertina di Mes hommes" title="Copertina di Mes hommes" width="240" height="240" />Ma il mio preferito è senza dubbio <em>Mes hommes</em> (I miei uomini) di <a title ="Vai a Wikipedia Inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Malika_Mokkeddem">Malika Mokkedem</a> [in], scrittrice algerina che vive in Francia dove ha studiato medicina lavorando a lungo come nefrologa prima di decidere di dedicarsi alla letteratura.<br />
Nata in una famiglia analfabeta di ex nomadi nell’Algeria meridionale, vive ora una vita indipendente malgrado le tradizioni radicate e i vincoli familiari, e grazie ad un’incrollabile autodeterminazione è diventata ciò che ha sempre desiderato. Scrive:</p>
<p></a></p>
<blockquote><p>Ho lasciato mio padre per imparare ad amare gli uomini, un mondo ancora ostile poiché estraneo… Mi sono formata con loro e contro di loro. Rappresentavano tutto quel che dovevo conquistare per ottenere la libertà.</p>
</blockquote>
<p><em>La muse agitée</em>,  il blog della libreria di Vallauris, ne parla in termini <a title = "Vai al blog francese" href="http://www.lamuseagitee.com/article-26546427.html">entusiastici [fr]:</p>
<p></a></p>
<blockquote><p>Voici le « carnet de bal » de Malika Mokkedem, qui déroule le fil de sa vie comme on ouvre un tiroir aux souvenirs. Y sont rangés son enfance de petite fille algérienne qui compte moins que ses frères et à qui on demande d’être la plus transparente possible, son adolescence de jeune fille qui trouve dans les livres et l’instruction une porte ouverte à la liberté, une jeune femme avide d’amour, indépendante et déterminée, une femme construite avec ses blessures, sa culture, sa rage et son besoin viscéral de reconnaissance.<br />
Les hommes de sa vie sont ceux qui ont compté et l’on soutenue, ceux avec qui elle a bataillé, contre qui elle a dormi, pour qui elle a fait l&#39;amour. Leurs traces intimes imprègnent de forces conjuguées et de déceptions cuisantes la vie de l’auteur. [&#8230;]</p>
</blockquote>
<div class="translation">Questo è il «carnet da ballo» di Malika Mokkedem che dipana la trama della sua vita nello stesso modo in cui si apre il cassetto dei ricordi. Dentro c’è la sua infanzia di bambina algerina che conta meno dei fratelli e dalla quale ci si aspetta che sia discretamente invisibile, ci sono gli anni della sua adolescenza di ragazza che trova nei libri e nell&#39;istruzione la porta verso la libertà, c&#39;è una giovane donna pronta ad amare, indipendente e risoluta, una donna che si è costruita sulle proprie ferite, la propria cultura, la rabbia e un bisogno di riconoscimento quasi viscerale.<br />
Gli uomini della sua vita sono quelli che hanno avuto un peso e l’hanno sostenuta, gli uomini che ha combattuto, al fianco di cui ha dormito, e con cui ha fatto l’amore. La loro impronta più intima segna la vita dell’autrice coniugando momenti di forza e amare delusioni. […]</div>
<blockquote><p>Le livre se lit comme un récit de vie, un témoignage, une confidence, une sorte de gifle à l’ordre établi, l’ignorance et la servitude, une vérité toute crue qui n’accuse pas mais enveloppe l’avenir d’un espoir encourageant pour les femmes algériennes. [&#8230;]</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il libro si legge come il racconto di una vita, una testimonianza, una confidenza, una sorta di schiaffo all’ordine stabilito, all’ignoranza e alla sottomissione, una realtà cruda che tuttavia non accusa ma piuttosto avvolge il futuro in un alone di speranza per le donne algerine. […]</div>
<p><img class="alignright" src="http://www.algeriades.com/news/IMG/arton1864.jpg" alt="Copertina di Nulle part dans la maison de mon père" width="150" height="220" title="Copertina di Nulle part dans la maison de mon père"/>Questa corsa ad ostacoli che le donne devono affrontare ci porta ad una grande scrittrice, <a title = "Vai a Wikipedia Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assia_Djebar">Assia Djebar</a> [it], che è anche traduttrice, regista, professoressa di letterature francofone alla New York University e una delle rare voci femminili dell’Académie Française. Fra le sue opere più famose, e letture memorabili, troviamo <em>L&#39;Amour</em>, <em>la Fantasia</em> (1985), e <em>Femmes d&#39;Alger dans leur appartement</em> (2002). Nel suo blog <em>Le Bateau libre</em> il critico letterario <a title="Vai al blog di Ferney" href="http://fredericferney.typepad.fr/mon_weblog/2009/04/assia-djebar-une-iphigénie-en-songe.html">Frédéric Ferney parla</a> [fr]  del nuovo libro di Assia, <em>Nulle part dans la maison de mon père</em> (Da nessuna parte nella casa di mio padre, 2007):</p>
<blockquote><p>Le titre sonne comme une dénégation et un aveu, il tient sa promesse.<br />
[&#8230;]<br />
Grandir, est-ce apprendre à désobéir? Et comment grandir sans (se) trahir? Comment être fidèle à soi sans renier les siens? Assia Djebar a cette phrase: &#8220;Se dire à soi-même adieu&#8221; que chacun est libre d&#39;interpréter comme il veut.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il titolo suona al contempo come un rifiuto e un&#39;ammissione, e il libro mantiene le sue promesse.<br />
[&#8230;]<br />
Crescere significa imparare a disobbedire? Come si può crescere senza tradire (e tradirsi)? Come puoi restare fedele a te stesso senza rinnegare la tua gente? Assia Djebar usa queste precise parole: «Dire addio a sé stessi», che ciascuno è libero di interpretare come crede.</div>
<p>Ciò che unisce la maggior parte delle scrittrici algerine francofone è lo stile ricco e vivido, dinamico, non vi è mai un uso inamidato della lingua e i temi sono sicuramente audaci. Infine, allontandosi un po’ dal destino delle donne, questa panoramica si conclude con gli affascinanti libri di <a title = "Voce su Wikipedia Inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yasmina_Khadra">Yasmina Khadra</a> [in] (pseudonimo utilizzato dall’autore durante la guerra civile d’Algeria per evitare la censura militare); <em>Wolf Dreams</em> (1999), <em>The Swallows of Kaboul</em> (2002), <em>The Attack</em> e <em>The Sirens of Baghdad</em> (entrambi pubblicati nel 2006), fra gli altri, vogliono «dare ai lettori occidentali la possibilità di comprendere le radici di un problema che di solito viene affrontato solo superficialmente [cioè, il fanatismo].</p>
<p>Blog quali <a title = "Vai al blog francese" href = "http://telestlemonde.blogspot.com/2009/04/lattentat-de-yasmina-khadra-extraits.html">Un oeil sur la planète</a> [fr] e <a title = "Vai al blog francese" href = "http://cocolasbooks.blogspot.com/2009/04/lattentat-yasmina-khadra.html">Cocola&#39;s</a> [fr] forniscono ulteriori informazioni su quest&#39;affascinante scrittore.</p>
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		<title>Giamaica: ostaggi liberati all&#039;aeroporto, ma turismo nei guai</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 05:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Squarotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Liberato senza danni l'equipaggio di un jet canadese preso in ostaggio a Montego Bay, alcuni blogger ne traggono spunto per segnalarne le ricadute sul turismo giamaicano e proporre delle alternative...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/marios/'>Mario Squarotti</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/04/20/jamaica-hostages-released/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a title="Vedi il sito originale in inglese" href="http://www.breakingtweets.com/2009/04/hostage-situation-develops-at-jamaican.html">L&#39;altro ieri</a> [in] è arrivata dalla <a title="Vai su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giamaica">Giamaica</a> [it] la notizia che l&#39;equipaggio di un jet canadese è stato preso in ostaggio al <a title="Vedi il sito originale in inglese"  href="http://www.mbjairport.com/">Sangster International Airport</a> [in] di <a title="Vai su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Montego_Bay">Montego Bay</a> [in]. <a title="Vedi il sito originale in inglese"  href="http://www.theglobeandmail.com/servlet/story/RTGAM.20090420.wplanehijack0420/BNStory/International/home">Le maggiori testate canadesi</a> [in] hanno presto segnalato la risoluzione della situazione senza alcuna perdita di vite umane quando &#8220;un&#39;unità anti-terrorismo dell&#39;esercito giamaicano ha fatto irruzione sull&#39;aereo disarmando il dirottatore&#8221;, ma parecchi <a title="Vedi il sito originale in inglese"  href="http://www.yardflex.com/archives/003957.html">blogger</a> [in] nei Caraibi e nel mondo <a title="Vedi il post originale in inglese"  href="http://calijamaican.blogspot.com/2009/04/hostage-at-sangster-airport-in-jamaica.html">appaiono ancora increduli</a> [in].</p>
<p><em><a title="Vedi il post originale in inglese"  href="http://blog.bajandream.org/2009/04/20/breaking-news-plane-hijacked-in-montego-bay-jamaica-hostages-taken/">Bajan Dream Diary</a></em> ha pubblicato regolari aggiornamenti sull&#39;incidente, mentre dalle Barbados il collega su <em><a title="Vedi il post originale in inglese"  href="http://barbadosfreepress.wordpress.com/2009/04/20/gunman-holds-hostages-on-canadian-airliner-in-jamaica/">Barbados Free Press</a></em> [in] ha pensato fosse meglio trarre vantaggio dalle opportunità di marketing turistico offerte dall&#39;incidente:</p>
<blockquote><p>La verità è che probabilmente la situazione poteva accadere quasi ovunque - ma così non è stato. È successo in Giamaica, Paese con una delle più alte percentuali di omicidi al mondo e con una cultura delle armi espressa anche nella musica popolare. Se qualcuno dei nostri lettori canadesi sta pensando a una vacanza in Giamaica, vi suggeriamo di considerare che le Barbados sono una località turistica assai più amichevole e sicura.</p>
</blockquote>
<p><em><a title="Vedi il post originale in inglese" href="http://mario239303.wordpress.com/2009/04/20/jamaican-hijack/">Jamaica Salt</a></em> [in] si dice d&#39;accordo:</p>
<blockquote><p>Il dirottamento di un aereo al Sangster international airport è ciò di cui il turismo giamaicano aveva bisogno, come un buco in testa.</p>
<p>Questa è la peggior cosa che potesse accadere alla Giamaica mentre è alle prese con gravi problemi economici. Titoli come questi sulle testate internazionali non potevano arrivare in un periodo peggiore.</p>
</blockquote>
<p>Ma c&#39;è anche un <a title="Vedi il post originale in inglese" href="http://mario239303.wordpress.com/2009/04/20/jamaican-hijack/">motivo per esser contenti</a> [in]: </p>
<blockquote><p>Dal punto di vista positivo, almeno ne sono usciti tutti senza danni, e questa è una grande benedizione.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Hijablogging, il velo conquista la blogosfera</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/03/hijablogging-il-velo-conquista-la-blogosfera/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 07:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo, le donne che scelgono di indossare lo hijab (il velo islamico che copre la testa) hanno anche deciso di raccontare sui blog questa esperienza, e di varie questioni annesse. Trend insolito e interessante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/03/01/global-hijablogging-in-vogue/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Hijablogging: un altro trend globale alla conquista della blogosfera. In tutto il mondo, le donne che scelgono di indossare lo <em>hijab</em> (il velo islamico che copre la testa) hanno anche deciso di raccontare sui blog questa esperienza, le mode legate al velo, gli stili di vita e i problemi politico-religiosi correlati.</p>
<p><em>The Hijablog</em> è alla testa del movimento. L&#39;autrice del blog, residente in Norvegia, tratta qualsiasi argomento, da quelli politici (come il <a title="Leggi il post in inglese" href="http://thehijablog.wordpress.com/2009/02/21/thoughts-on-the-current-hijab-use-in-the-police-debate-in-norway/">recente dibattito sulla donna velata arruolatasi nella polizia norvegese</a> [in]), alla <a title="Leggi il post in inglese" href="http://thehijablog.wordpress.com/2008/12/13/cute-colorful-wedding-gowns/">moda nei matrimoni islamici in Malesia</a> [in].  In uno dei suoi post più recenti, la blogger <a title="Leggi il post in inglese" href="http://thehijablog.wordpress.com/2008/12/11/islamic-wear-designer-itang-yunasz/">ha parlato</a> [in] di uno stilista di moda islamica, il malese Itang Yunasz:</p>
<blockquote><p>Lo stilista Itang Yunasz era solito ideare lunghi vestiti alquanto espliciti ma, dopo essere scomparso per qualche anno, è tornato al lavoro con una collezione pensata per le donne velate. I suoi capi sono stati presentati durante l&#39;ultimo Islamic Fashion Festival.</p>
</blockquote>
<p><em>Muslima Maria</em> è una blogger canadese che accoglie i propri lettori con questa frase: &#8220;Welcome to my hijab journey&#8230;&#8221; [Benvenuti nel mio viaggio nel velo]. Il suo ultimo post lascia chiaramente intendere come la decisione di indossare lo hijab, presa circa otto mesi fa, sia stata in realtà un lungo percorso. L&#39;autrice <a title="Leggi il post in inglese" href="http://muslimamaria.blogspot.com/2009/02/reflections-8-months-of-wearing-hijab.html">scrive</a> [in] quanto segue:</p>
<blockquote><p>
Non so se sia così per tutte le donne, ma credo di aver compreso il problema per cui tutte le donne fanno difficoltà ad accettare il velo - me compresa. Quando indossi il velo non puoi più nasconderti, da nessuna parte. Non puoi nascondere quello che pensi di te stessa, quelli che ti sembrano difetti, la personalità che pensi di non avere perché hai passato 25 anni a costruire una vita fondata sull&#39;estetica piuttosto che sul carattere. Ti senti brutta, anche se ogni donna che ho visto sembra più bella col velo, ciò che pensi del tuo corpo, del tuo viso e la considerazione di te stessa sono di fronte ai tuoi occhi. Questa è la sfida che deve affrontare ogni donna quando decide di indossare il velo. Non c&#39;è nulla che distragga il mondo dalla sua personalità, dalle parole che pronuncia, dai pensieri che esprime&#8230;. E ciò fa davvero paura. È difficile passare da un mondo dove basta sbattere le ciglia, muovere i capelli e prodursi in un sorriso smagliante per ricevere immediata approvazione, a un altro dove la gente presta veramente attenzione a ciò che dici e al modo in cui lo dici. È molto semplice nascondere tutti i tuoi difetti dietro la moda, il trucco, i gioielli e il taglio di capelli. Quando indossi il velo, devi affrontare te stessa, la tua autostima, l&#39;immagine del tuo corpo, la mancanza di personalità oppure la paura di non essere interessante perché non utilizzi la sessualità per attrarre l&#39;attenzione. Quando indossi il velo affronti i tuoi demoni interiori - questa è la parte più dolorosa.</p>
</blockquote>
<p>In uno dei suoi post più recenti, l&#39;autrice di <em>Is There Food On My Niqaab?</em>, residente in New Jersey (U.S.), <a title="Leggi il post in inglese" href="http://istherefoodonmyniqaab.blogspot.com/2009/02/hijab-styles.html">immagina l&#39;apertura di boutique per hijab</a> [in]:</p>
<blockquote><p>
Ve lo dico, molto presto vedrete BOUTIQUE HIJAB dovunque. Prima di un  matrimonio o di un aqeeqah [tradizionale rito islamico compiuto dopo pochi giorni dalla nascita di un bambino], o semplicemente se non sanno aggiustare il velo in maniera appropriata, le nostre sorelle si recheranno in questo centro dove avranno a disposizione uno stilista che si occuperà proprio di questo. Dannazione, probabilmente si potrà persino affittare uno hijab con delle spille perfettamente intonate! Potrai indossarlo e poi restituirlo alla boutique dove verrà accuratamente lavato in attesa del prossimo cliente.</p>
<p>Le sorelle aspetteranno nel retro&#8230; sfogliando riviste specializzate, con diversi tipi di hijab ed eleganti orecchini da abbinare all&#39;abbigliamento. Avranno il proprio vestito in una borsa e riceveranno velo, sotto velo e spillette intonate. Lo stilista esaminerà la struttura facciale e la carnagione e si metterà al lavoro, creando grosse balze, chignon e arrangiamenti, legando il velo e facendo drappeggi di ogni genere. Forse avranno bisogno di una lacca speciale per fissare il velo in modo che non si afflosci! Forse ci sarà bisogno anche di un estetista per il trucco e di un <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano"  href="http://it.wikipedia.org/wiki/Niqab">Niqaab</a> [it] per coprirti mentre vieni agghindata.</p>
<p>Riesco a immaginarmelo&#8230; hmm&#8230;</p>
<p>Se UNA di voi prende spunto dalla mia idea e apre una boutique per hijab DIVENTO vostra cliente, ma con almeno il 50% di sconto! Hmph!</p>
</blockquote>
<p><em>HijabiStyle</em> è un blog che raccoglie i differenti tipi di velo ma anche le variegate esperienze delle donne che li indossano. Questo video è stato <a title="Guarda il video in inglese" href="http://hijabistyle.blogspot.com/2008/10/why-i-wear-hijab-one-sisters-reasons.html">pubblicato di recente</a> [in]:</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BPdxHYAc9iM&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src= "http://www.youtube.com/v/BPdxHYAc9iM&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344" Title="Video originale su YouTube" alt="Video originale su YouTube"></embed></object></p>
<p>Ad ogni modo, oltre ai tre blog descritti in questo post, esistono molti altri esempi: <a title="Leggi il blog in inglese" href="http://hijabstyle.blogspot.com/">Hijab Style</a> [in], <a title="Leggi il blog in inglese"  href="http://projecthijab.blogspot.com/">Hijabee</a> [in] e <a title="Leggi il blog in inglese"  href="http://hijabicouture.blogspot.com/">Hijabi Couture</a> [in] sono solo alcuni esponenti di questo nuovo genere di blog.</p>
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		<title>Tecnologie utili e video-blog per i ciechi</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/02/tecnologie-utili-e-video-blog-per-i-ciechi/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 06:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pantò</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=659</guid>
		<description><![CDATA[Un attivista boliviano spiega come il software open source progettato per ipovedenti lo aiuti a comunicare online. In Etiopia, un'organizzazione insegna a ipovedenti e ciechi a utilizzare il computer e le tecnologie della comunicazione. Con altre esperienze analoghe nel mondo, temi e sfide che meritano attente riflessioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/eleonora-panto/'>Eleonora Pantò</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/02/03/video-vlogging-for-the-blind/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-56320" title="Attenzione! Direzione 5 punti. Prego metteteli dentro un cerchio by sillygwailo" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/02/272291003_5efae93aab.jpg" alt="Cartello in Islanda "><br />
<a title="L'album fotografico su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sillygwailo/272291003/"><small>Cartello islandeses che segnala la presenza di persone sorde e cieche lungo la strada</a> a cura di <a title="L'album fotografico su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sillygwailo/">sillygwailo</a></small></p>
<p>Nicomedes Flores, del blog collettivo <a href="http://vocesbolivianas.org" title="Voces bolivianas - progetto nazionale per l'alfabetizzazione digitale">Voces Bolivianas</a> [sp], spiega come il Software Open Source progettato per ipovedenti consenta loro di comunicare online attraverso chat, posta elettronica e blog. Nel frattempo, in Etiopia, un&#39;organizzazione sponsorizzata dall&#39;ITU (International Telecommunication Union) e dall&#39;UNESCO insegna a ciechi e ipovedenti come usare i computer e le tecnologie della comunicazione, e un&#39;impiegata e sostenitrice della rete ENOVIB per i ciechi spiega ai giovani come la cecità possa essere un&#39;opportunità piuttosto che una disabilità. Andando verso nord, in Spagna, un progettista ha appena rilasciato un videogioco che può essere utilizzato anche dagli ipovedenti, mentre in Nigeria e in Canada una donna racconta attraverso il blog e il videoblog la vita di una persona sorda che sta rapidamente perdendo la vista.</p>
<p><a href="http://nicomedesflores.blogspot.com/" title="blog di Nicomede Flores">Nicomedes Flores</a> [sp] è un blogger boliviano che dirige il centro Manuela Garandillas per i ciechi a Cochabamba. Con il suo blog fa conoscere alla popolazione l&#39;attività dell&#39;organizzazione e tramite il video che segue spiega come il Software Open Source lo ha messo in condizione di navigare sul web, leggere e scrivere email e chattare con gli altri. Il video è disponibile con i sottotitoli in inglese e spagnolo grazie a DotSub.
<p><iframe title="Video su Dotsub" alt="Video su Dotsub" src="http://dotsub.com/media/faef4d0f-a382-4314-a142-3bf307e0068c/e/s" width="320" frameborder="0" height="272"></iframe></p>
<p><a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=h7MGL8kg3as">Questo video</a> [in], a cura di <a href="http://www.youtube.com/user/itutelecommunication" title="Canale Youtube dell'ITU">Itutelecommunication</a> [in], mostra i beneficiari di computer, stampanti braille e sintetizzatori vocali del Centro Tecnologie Adattate per i Ciechi, ad Addis Abeba in Ethiopia:</p>
<p><center><object><embed title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" src="http://www.youtube.com/v/h7MGL8kg3as&#038;hl=es&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></object></center></p>
<p>Sempre in Etiopia, Yetnebersh Nigussie arriva alla Scuola per Ciechi di Gondar e <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=vBFNf9I3kDw">racconta agli studenti</a> [in] di come per lei la cecità sia stata un&#39;opportunità, che anziché limitarla, l&#39;ha spinta verso l&#39;istruzione e il lavoro, un&#39;alternativa a un matrimonio precoce con una gravidanza dietro l&#39;altra. Il video è stato prodotto da <a href="http://www.darkandlight.eu/" title="Fondazione DarkandLight">DarkandLight.org</a>[in]:</p>
<p><center><object><embed title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" src="http://www.youtube.com/v/vBFNf9I3kDw&#038;hl=es&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></object></center></p>
<p>In Spagna, <a href="http://javiermairena.net" title="sito web di Javer Mairena">Javier Mairena</a> [sp] ha progettato un gioco <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adobe_Flash">in flash</a> [it] riservato a quanti hanno disabilità visive. Questo gioco in stile &#8220;pong&#8221; usa allarmi sonori per informare il giocatore che la palla è stata colpita. Lo si può <a href="http://javiermairena.net/videojuegos/videojuegos.html#audiodisco">scaricare qui</a> [es]. Di seguito il video che illustra il gioco:</p>
<p><center><object><embed title="video su YouTube" alt="video su YouTube" src="http://www.youtube.com/v/XtkdghqueDg&#038;hl=es&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></object></center></p>
<p>E infine ma non certo ultimo, Coco su <a href="http://tactiletheworld.wordpress.com" title="blog Tactile the World">Tactile the World</a> [in] racconta al mondo com&#39;è la vita da sordi, e come si vive con la sindrome di Usher, malattia che comporta la perdita completa della vista. Non si limita a curare un blog dove documenta gli alti e bassi del suo lavoro in Nigeria come consulente educativo per una scuola di sordo-ciechi, ma ha anche un video-blog dove mescola l&#39;attivismo, le sue avventure in giro per il mondo per cercare di vedere più cose possibili prima di perdere completamente la vista e gli aspetti personali legati alla sua condizione. Ha trascritto <a href="http://tactiletheworld.wordpress.com/category/videos/" title="blog Tactile the World">alcuni video</a> [in] (dove si utilizza il linguaggio dei segni), in modo che chi non ha problemi di sordità possa leggere tali trascrizioni e i ciechi possano avere un testo leggibile ad alto volume dal computer, come questo, che parla di <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=CtoqPkXG-oo">suoi piccoli fastidi ricorrenti</a> (la trascrizione è accessibile al link precedente):</p>
<p><center><object><embed title="Video su YouTube' alt="Video su YouTube" src="http://www.youtube.com/v/CtoqPkXG-oo&#038;hl=es&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></object></center></p>
<p>Sul <a href="http://tactiletheworld.wordpress.com" title="blog Tactile the World">suo blog</a> [in] scrive anche <a href="http://tactiletheworld.wordpress.com/2007/02/22/vlogs-and-the-deaf-blind/" title="post sul vlogging">di Vlogging e della comunità sordo-ciechi</a> [in], della necessità (o meno) di commentare o sottotitolare i video che utilizzano il linguaggio dei segni, dell&#39;importanza di avere una comunità e della comunicazione fra sordi e sordo-ciechi, oltre che delle sfide derivanti dal fatto di essere sordo-ciechi:</p>
<p>Per esempio: Walmart ha appena introdotto gli altoparlanti sui terminali delle casse in modo che i ciechi udenti possano essere autonomi nei pagamenti. Lo stesso vale per milioni di sportelli bancari automatici - hanno il Braille ma non il visore retrattile Braille in sostituzione della voce, leggibili anche dai sordo-ciechi. Attraversare la strada è una sfida per i sordo-ciechi perché non ci sono vibratori dove dovrebbero essere, ma c&#39;è naturalmente l&#39;avviso vocale quando lampeggia il semaforo o l&#39;omino elettronico del semaforo che fa le sue segnalazioni. Vai! Vai! Alt! Alt!</p>
<p>Temi che meritano attente riflessioni. </p>
]]></content:encoded>
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