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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Rifugiati</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Global Voices in Italiano &#187; Rifugiati</title>
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		<title>Africa: la tecnologia al servizio di rifugiati e sfollati</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 22:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Corradin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione giocano un ruolo sempre più importante negli interventi umanitari in situazioni di crisi. Il post approfondisce l'importante ruolo giocato delle TIC nell'aiutare i rifugiati e gli sfollati a ritrovare i propri cari e comunicare con loro, grazie ai vari progetti che cercano di superare gli inevitabili ostacoli infrastrutturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, Global Voices ha presentato ai lettori diversi esempi di come i media cittadini sono usati per dare voce a <a title="Articoli sui rifugiati" href="http://it.globalvoicesonline.org/-/topics/refugees/">rifugiati e sfollati</a> [it].<br />
Ma se non ci sono dubbi che i blog e i siti di social networking abbiano un ruolo nel rafforzare i gruppi marginalizzati, altrettanto vale per le <a title="Articolo su Wikipedia, in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnologie_dell'informazione_e_della_comunicazione">TIC (tecnologie dell&#39;informazione e della comunicazione)</a> [it] in generale.</p>
<p>Ad esempio, <a title="Sito dell'organizzazione MobileActive" href="http://mobileactive.org/">MobileActive</a> [en, <i>come gli altri link eccetto ove diversamente indicato</i>], una rete globale per l&#39;uso della tecnologia per il cambiamento sociale, sostiene il <a title="Articolo su MobileActive, in inglese" href="http://mobileactive.org/tech-migration-how-refugees-use-mobiles-phones-locate-and-communicate-family">potenziale della telefonia mobile</a> nel permettere ai rifugiati non solo di rimanere in contatto con i propri cari, ma anche di localizzarli facilmente. In un articolo dedicato a questo tema, MobileActive si sofferma sull&#39;uscita speciale della rivista <a title="Numero speciale di Forced Migration Review sulla tecnologia, in inglese" href="http://www.fmreview.org/technology/contents.html">Forced Migration Review</a>, che approfondisce la questione dell&#39;uso delle TIC da parte di rifugiati e sfollati.</p>
<div id="attachment_284092" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a title="Rifugiati in Uganda usano SMS e telefoni cellulari per tornare in contatto con i propri cari. Foto via MobileActive" href="http://mobileactive.org/case-studies/refugees-united-goes-mobile"><img class="size-full wp-image-284092 " title="Rifugiati in Uganda usano SMS e telefoni cellulari per tornare in contatto con i propri cari. Foto via MobileActive" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/CIMG0562.jpg" alt="Rifugiati in Uganda usano SMS e telefoni cellulari per riconnettersi con i propri cari. Foto via MobileActive" width="450" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Rifugiati in Uganda usano SMS e telefoni cellulari per tornare in contatto con i propri cari. Foto via MobileActive</p></div>
<blockquote><p>I rifugiati sono spesso vittime di un trauma complesso. Innanzitutto vi è la situazione che li ha costretti ad andarsene e il fatto che molte famiglie si smembrano durante la migrazione. Per la salute e il benessere dei rifugiati, e per la loro capacità a reinstallarsi, è di vitale importanza che sappiano dove si trovano i propri famigliari e che sono salvi, e che possano rimanere in contatto con loro. Oggi i cellulari sono la più importante tecnologia perché i rifugiati trovino i loro famigliari e restino in contatto.</p>
<p>L&#39;uscita numero 38 di The Forced Migration Review, <i>The Technology Issue</i>, tratta nello specifico delle tecnologie per i rifugiati. Due capitoli sono dedicati all&#39;uso dei cellulari tra i rifugiati, ai problemi che questi ultimi incontrano nell&#39;usare questa tecnologia per trovare e contattare i membri della loro famiglia, e delle questioni di sicurezza e accessibilità.</p></blockquote>
<p>Il vice commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite, T Alexander Aleinikoff <a title="Testo dell'introduzione, in inglese" href="http://www.fmreview.org/technology/aleinikoff.html">introduce questo numero speciale</a>:</p>
<blockquote><p>Superficialmente, i campi profughi di oggi non sembrano molto diversi da quelli di 30, 40 anni fa. La modernizzazione sembra averli dimenticati. Ma se si guarda più da vicino, risulta evidente che le cose stanno cambiando.</p>
<p>Al giorno d&#39;oggi, rifugiati e sfollati dei paesi più poveri hanno spesso accesso a un cellulare e possono guardare la TV satellitare. In alcuni campi compaiono degli internet café, in cui il materiale è fornito da alcuni rifugiati imprenditori o donato da organizzazioni umanitarie come l&#39;UNHCR. Le stesse agenzie umanitarie stanno facendo sempre più spesso uso di tecnologie avanzate: sistemi per l&#39;informazione geografica, Skype, basi di dati biometriche e Google Earth, per non fare che alcuni esempi.</p></blockquote>
<p>Uno degli <a title="Articolo su FMR, in inglese" href="http://www.fmreview.org/technology/kiama-et-al.html">articoli</a> porta l&#39;attenzione su un progetto di rintracciabilità realizzato dal <a title="Sito di RCK" href="http://www.rckkenya.org/">Refugee Consortium of Kenya (RCK)</a> in cooperazione con <a title="Sito di RU" href="http://www.refunite.org/">Refugees United (RU)</a>:</p>
<blockquote><p>Nel 1991 Ahmed Hassan Osman è scappato dal conflitto in Somalia, lasciando la famiglia a Kismayu, ed è partito per il Kenya in cerca di asilo. Ahmed ha vissuto per un periodo nel campo profughi di Ifo, prima di essere reinstallato nel Colorado, USA, di cui ha ricevuto la cittadinanza.</p>
<p>Nel 1992, suo cugino Abdulahi Sheikh è arrivato in Kenya in cerca di aiuto. Dopo aver ottenuto lo status di rifugiato, Abdulahi si è ritrovato nel campo di Dagahaley a Dabaab. Credeva che Ahmed fosse a Dabaab oppure che vi fosse stato, ma i suoi sforzi per trovarlo si sono rivelati infruttuosi e presto ha perso la speranza di ritrovarlo. Di fatto, Abdulahi credeva che Ahmed fosse tornato in Somalia.</p>
<p>All&#39;inizio del 2011, il Refugees Consortium of Kenya ha assunto Abdulahi come assistente al progetto di Refugees United nel campo profughi di Dagahaley. Abdulahi si è registrato nel programma di rintracciabilità. e ha iniziato a cercare i propri cari. Notando casualmente un nome che gli suonava famigliare, ha contattato questa persona per mezzo del sistema di messaggeria di RU. Nel ricevere una risposta, si è reso conto di aver ritrovato, dopo vent&#39;anni di separazione e ricerche, l&#39;amato cugino. Si sono scambiati i numeri di telefono, e Ahmed lo ha chiamato, rompendo 20 anni di silenzio. Continuano a sentirsi regolarmente, e sia Ahmed che Abdulahi continuano a cercare altri amici o membri della famiglia.</p></blockquote>
<p>Certo, come lo <a title="Articolo su FMR, in inglese" href="http://www.fmreview.org/technology/leung.html">ricorda</a> MobileActive, alcuni problemi con le infrastrutture locali rimangono un ostacolo all&#39;adozione di questo tipo di sistemi:</p>
<blockquote><p>In alcune aree dell&#39;Africa non c&#39;è copertura per le telecomunicazioni. I partecipanti ai seminari hanno commentato che anche dove esiste, la connessione telefonica salta regolarmente, e alcuni hanno sperimentato delle interferenze nelle comunicazioni. La potenza del segnale è debole, e la mancanza di una fonte affidabile o regolare di elettricità nel paese di ricezione può essere un problema maggiore, nonostante ciò vari in base alla regione. La crescita della popolazione in alcune aree indebolisce la potenza del segnale, a causa dei cali di corrente. Le persone potrebbero anche avere delle difficoltà a ricaricare i loro telefoni. </p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Trovare la migliore tecnologia da usare per ogni membro della famiglia può essere difficile, in modo particolare se sono loro stessi sfollati, a causa di diversi fattori quali la varietà dei servizi disponibili, le possibilità delle famiglie di permetterseli, e la loro capacità di farne uso. Un partecipante ha osservato che la maggior parte dei membri della sua famiglia all&#39;estero doveva accedere alla tecnologia per comunicare attraverso altre persone. Un&#39;altra partecipante ha descritto le difficoltà che ha dovuto affrontare nel contattare il marito in un campo. Gli ha mandato dei soldi perché comprasse un telefono, che poi anche le altre persone nel campo volevano usare, lasciandola così spesso ad aspettare ore prima di riuscire a contattarlo.</p>
<p>Delle opzioni più economiche come le email, VoIP o le chat non sono accessibili, poiché l&#39;accesso a Internet in Africa è veramente costoso. Inoltre, i membri della famiglia rifugiati in un altro paese potrebbero non sapere come usare questi strumenti.</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-284086" title="Carta della Somalia sul progetto Somalia speaks di Al Jazeera" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/somaliamap-e1326041495514.jpg" alt="Carta della Somalia sul progetto Somalia speaks di Al Jazeera" width="450" height="407" /></p>
<p>Questo numero di Forced Migration Review fornisce un&#39;ampia panoramica di come vengono attualmente usate le TIC: dal fornire ai rifugiati l&#39;accesso alle informazioni sulla salute e sulle opportunità educative all&#39;usare Facebook, Gmail Chat e Skype per restare in contatto con i membri della famiglia e gli amici nonostante la separazione geografica.</p>
<p>Anche <a title="Articolo su Ushahidi, in italiano" href="http://www.ilpost.it/2010/08/16/ushahidi/">Ushahidi</a> [it] viene <a title="Articolo su FMR, in inglese" href="http://www.fmreview.org/technology/wall.html">menzionato</a> in relazione al terremoto del 2010 ad Haiti ed anche perché, in <a title="Articolo su FMR" href="http://www.fmreview.org/technology/ruffer.html">generale</a>, si occupa di conflitti, disastri e rifugiati. </p>
<p>In effetti, il progetto <a title="Articolo su PBS IdeaLab" href="http://www.pbs.org/idealab/">Idea Lab</a> di <a title="Articolo su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PBS_(azienda)">PBS</a> [it] <a title="Articolo su PBS" href="http://www.pbs.org/idealab/2012/01/al-jazeera-ushahidi-join-in-project-to-connect-somalia-diaspora-via-sms003.html">parla</a> della collaborazione tra <a title="Pagina del programma Somalia Speaks su Al Jazeera" href="http://www.aljazeera.com/indepth/spotlight/somaliaconflict/somaliaspeaks.html">Al Jazeera</a> e Ushahidi per connettere e rafforzare i somali separati dal conflitto e dalla carestia:</p>
<blockquote><p>Somalia Speaks è una collaborazione tra Souktel (un&#39;organizzazione basata in Palestina che fornisce servizi di messaggeria via SMS), Ushahidi, Al Jazeera, Crowdflower, e l&#39;Istituto della Diaspora Africana. &#8220;Volevamo scoprire la prospettiva dei normali cittadini somali, affinché ci dicessero in che modo la crisi ha colpito loro e la diaspora somala&#8221;, ha detto Soud Hyder di Al Jazeera in un&#39;intervista.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Lo scopo di Somalia Speaks è di aggregare le voci dei somali che si trovano all&#39;interno e all&#39;esterno del paese, chiedendo per messaggio: In che modo il conflitto somalo ha influenzato la tua vita? Le risposte sono tradotte in inglese, e riportate su una mappa. Da quando è stato lanciato, Al Jazeera ha ricevuto circa 3.000 SMS.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Per Al Jazeera, Somalia Speaks è anche un modo per testare un approccio innovativo ai media cittadini e alla raccolta di notizie.</p></blockquote>
<p>In Ottobre 2010, anche MobileActive ha ideato un <a title="Articolo su MobileActive" href="http://mobileactive.org/case-studies/refugees-united-goes-mobile">progetto</a> basato sulla telefonia mobile, e Refugees United l&#39;ha messo in pratica con il supporto di Ericsson, UNHCR e Omidyar Network, notando che un blog l&#39;aveva denominato &#8220;il social network che è più importante di Facebook&#8221;.</p>
<p>Il numero dedicato alla tecnologia da Forced Migration Reviex può essere letto online a <a title=Link ai vari articoli del numero di FMR"" href="http://www.fmreview.org/technology/contents.html">questo indirizzo</a>.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/' title='elenca tutti gli articoli di Onnik Krikorian'>Onnik Krikorian</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/camilla-corradin/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Camilla Corradin'>Camilla Corradin</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2012/01/08/africa-icts-for-refugees-and-displaced-persons/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/africa-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F&#038;text=Africa%3A+la+tecnologia+al+servizio+di+rifugiati+e+sfollati&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F&#038;title=Africa%3A+la+tecnologia+al+servizio+di+rifugiati+e+sfollati' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F&#038;title=Africa%3A+la+tecnologia+al+servizio+di+rifugiati+e+sfollati' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F&#038;title=Africa%3A+la+tecnologia+al+servizio+di+rifugiati+e+sfollati' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fafrica-la-tecnologia-al-servizio-di-rifugiati-e-sfollati%2F&#038;title=Africa%3A+la+tecnologia+al+servizio+di+rifugiati+e+sfollati' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Sud Sudan: crisi umanitaria nel Paese più giovane del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 00:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Schillaci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A meno di un anno dalla dichiarazione d'indipendenza del luglio 2011, il Paese è in piena crisi: almeno 100.000 le persone costrette alla fuga dalla regione del Jonglei a causa di violenti scontri tra tribù rivali. E la soluzione a simili problemi è lontana, ribadiscono le organizzazioni internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em></em></strong>Poco meno di un anno fa, con la dichiarazione d&#39;indipendenza del luglio 2011, il Sudan del Sud è diventato la nazione <a title="Leggi l'articolo su Global Voices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/07/sud-sudan-finalmente-liberi/">più giovane del mondo</a> [it, <em>come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato</em>], ma continua a essere devastato da una terribile crisi umanitaria. Nonostante la <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_civile_sudanese">guerra civile</a> tra il Sud, in prevalenza animista e cristiano, e il Nord musulmano del Paese sia già costata almeno 1 milione e mezzo di morti, svariate organizzazioni internazionali segnalano che i problemi sono lontani dall&#39;essere risolti.</p>
<p>All&#39;inizio di quest&#39;anno, per esempio, il Sudan del Sud ha dichiarato zona sinistrata il governatorato di <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonglei">Jonglei</a>, dopo che almeno 100.000 persone erano state costrette alla fuga a causa dei combattimenti tra le tribù rivali dei <a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuer">Nuer</a> e dei <a title="Leggi la voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Murle_people">Murle</a> [en]. Le Nazioni Unite hanno già varato un <a title="Vai al sito dell'UN News Center in inglese" href="http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=40897&amp;Cr=south+sudan&amp;Cr1=">piano d&#39;emergenza</a> [en] per fornire aiuti umanitari a circa 60.000 persone.</p>
<p>Il blog <a title="Vai al blog The Borgen Project in inglese" href="http://borgenproject.blogspot.com/2012/01/south-sudan-declares-state-of-disaster.html">The Borgen Project</a> [en] fornisce informazioni dettagliate ed esaurienti sul contesto di disordini tra le tribù:</p>
<blockquote><p>Viene riferito che gli scontri sono iniziati come razzie di bestiame e successivamente degenerati in una spirale di violenza incontrollabile. Tali &#8220;vendette del bestiame&#8221;, così come altri conflitti tra gruppi rivali, sono comuni nel Sudan del Sud. Le Nazioni Unite riferiscono che durante l&#39;anno appena trascorso, sono stati circa 350.000 i profughi, a seguito di questo tipo di violenza.</p>
<p>Tali violenze intercomunitarie costituiscono una sfida enorme per il nascente governo del Sudan del Sud. Trattandosi di uno Stato che ha appena conquistato l&#39;indipendenza, il Paese sta affrontando il compito di stabilire un sistema di governo efficace. Inoltre, il Sudan del Sud è una delle regioni più povere al mondo, dove difficilmente esistono strade, scuole, cliniche mediche o altre infrastrutture di prima necessità. La carenza di sviluppo economico all&#39;interno del Paese contribuisce all&#39;instabilità e incrementa il numero di scontri come quelli recentemente avvenuti nel Jonglei.</p></blockquote>
<div id="attachment_284222" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.msf.org/msf/articles/2012/01/south-sudan-thousands-of-civilians-fleeing-for-their-lives-with-no-aid-msf.cfm"><img class="size-full wp-image-284222 " title="Sfollati a causa delle razzie di bestiame nella provincia di Pibor, governatorato di Jonglei © Liang Zi/Medici Senza Frontiere (MSF)" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/65098.jpg" alt="Displaced population caused by cattle raiding in Pibor county, Jonglei State © Liang Zi/Médecins Sans Frontières (MSF)" width="450" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sfollati a causa delle razzie di bestiame nella provincia di Pibor, governatorato di Jonglei © Liang Zi/Medici Senza Frontiere (MSF)</p></div>
<p><a title="Vai al sito di Catholic Relief Services in inglese" href="http://newswire.crs.org/catholic-relief-services-poised-to-respond-to-emergency-in-south-sudan/">Catholic Relief Services</a> [en], organizzazione di soccorso internazionale che opera in Sudan del Sud, giunge alle medesime conclusioni:</p>
<blockquote><p>Il travagliato governatorato di Jonglei ha una lunga storia di tensioni etniche, razzie di bestiame, rapimenti e lotte a volte violente per le scarse risorse. Gli attacchi più recenti sono stati condotti dall&#39;autoproclamato gruppo armato <a title="Leggi la voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nuer_White_Army">Nuer White Army</a> [en], costituito da circa 6.000 giovani armati appartenenti al gruppo etnico dei Lou-Nuer. I portavoci del gruppo hanno sostenuto che era loro intenzione reclamare la restituzione del bestiame rubato e dei bambini rapiti, a detta loro, dalla vicina tribù dei Murle.</p></blockquote>
<p>Isaac Boyd, capo progetto di <em>Catholic Relief Services</em> per il Sudan del Sud afferma:</p>
<blockquote><p>Dopo quasi quarant&#39;anni di lavoro in Sudan e nel Sudan del Sud, CRS riconosce che lo sviluppo sostenibile e la pace sono strettamente connessi. Per contribuire a migliorare in maniera duratura i servizi di base e le opportunità economiche disponibili per tutta la popolazione del Sudan del Sud, è essenziale supportare le comunità affinché trovino mezzi significativi e concreti per risolvere i contrasti e mettano fine a un conflitto distruttivo. Difatti, le tensioni tra i vari gruppi vengono spesso inasprite dalla scarsità di servizi fondamentali come l&#39;accesso all&#39;acqua, alle scuole o agli ospedali. Sviluppo e pace devono andare di pari passo.</p></blockquote>
<p>Un&#39;altra organizzazione internazionale, Oxfam, sul suo <a title="Leggi il blog di Oxfam in inglese" href="http://www.oxfamblogs.org/eastafrica/?p=3618">blog</a> [en] dedicato all&#39;Africa orientale, sostiene l&#39;evitabilità del conflitto mediante la fornitura di servizi e beni di prima necessità:</p>
<blockquote><p>Dal momento in cui il Sudan del Sud è diventato uno Stato, la questione fondamentale per i suoi abitanti, e probabilmente per la stabilità di tutta la nazione, è costituita dagli investimenti nel settore agricolo e dalla sicurezza alimentare a lungo termine.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>La comunità internazionale ha investito ingenti cifre nella pastorizia in Sudan e nel Sudan del Sud attraverso l&#39;<a title="Leggi la voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accordo_di_Naivasha">Accordo di Naivasha</a> (<em>Comprehensive Peace Agreement</em>), e durante il periodo di autonomia del Sudan del Sud. Ma il compito più arduo inizia adesso e i donatori internazionali devono raddoppiare gli impegni presi per aiutare il Sudan del Sud a sconfiggere l&#39;instabilità, lo sfollamento, le frequenti siccità e le inondazioni cicliche.</p>
<p>Per facilitare la transizione verso la pace, sia all&#39;interno del Paese sia con gli Stati confinanti, il Sudan del Sud avrà bisogno di sviluppare un completo equilibrio tra un piano d&#39;azione pluriennale basato sulla prevedibilità degli aiuti allo sviluppo e un supporto continuativo per la gestione degli aiuti umanitari, focalizzato sul rafforzamento delle capacità del Governo di gestire le calamità e di rispondere alle emergenze.</p>
<p>Inoltre, sarebbe fondamentale investire in piani di Riduzione del Rischio di Catastrofi (RRC) e di capacità di ripresa, mediante i quali le comunità siano in grado di prevenire, attenuare gli effetti e recuperare velocemente in seguito a crisi umanitarie. I donatori internazionali dovrebbero guardare alla nascente società civile sudsudanese come a un attore fondamentale nella fornitura di aiuti umanitari e allo sviluppo, che possa integrare i programmi statali e privati.</p></blockquote>
<p>Medici Senza Frontiere (MSF) fornisce un <a title="Leggi il comunicato sul sito di Medici Senza Frontiere in italiano" href="http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=2811">resoconto</a> della situazione sul campo. Parthesarathy Rajendran, capo della missione di MSF nel Sudan del Sud, dice:</p>
<blockquote><p>La scorsa settimana migliaia di persone a Lekongole e Pibor sono fuggite per salvarsi e ora si nascondono nella savana, terrorizzate per le proprie vite. La gente è fuggita di fretta e non ha né cibo né acqua, senza dubbio ci sono molti feriti che adesso si trovano da soli e senza la possibilità di ottenere assistenza umanitaria.</p>
<p>Il villaggio di Lekongole è stato raso al suolo e un’équipe di MSF, che ha verificato la situazione il 28 dicembre, ha descritto Pibor come una “città fantasma”, dalla quale quasi tutti sono scappati nelle zone circostanti. Poiché la gente continua a rimanere nascosta nella savana, non è possibile raggiungerla per pulire e medicare le ferite, curare i malati e fornire assistenza sanitaria di base. Se le persone resteranno nascoste ancora a lungo, la situazione per i feriti o i malati si aggraverà.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Ci sono moltissime situazioni di crisi che si stanno evolvendo in varie parti del Sudan del Sud in questi giorni. Le nostre équipe mediche si stanno occupando anche di rispondere alla crisi provocata dai rifugiati in fuga dal conflitto nel vicino Sudan. Tutto ciò dimostra che, nonostante l&#39;indipendenza, vi sono gravi emergenze ancora da affrontare nel Sudan del Sud e incrementare la capacità di rispondere a tali emergenze umanitarie rimane una prioprità assoluta.</p></blockquote>
<p>Sul blog <a title="Leggi il commento sul blog Bill's Space in inglese" href="http://jkirkby8712.wordpress.com/2012/01/07/friday-6th-january-2012-no-2-entry-problems-in-south-sudan-thoughts-of-a-former-refugee-friend/">Bill&#39;s Space</a> [en] si legge:</p>
<blockquote><p>Sono passati solo pochi mesi dalla nascita di un nuovo Stato in Africa, con la separazione del Sudan del Sud dal Sudan. Ma un nuovo nome e una nuova vita servono ben poco per cambiare la realtà in quella parte di mondo. Sto leggendo resoconti che parlano di più di 3.000 persone uccise nel Sudan del Sud la settimana scorsa a causa di violenze etniche, che hanno costretto altre migliaia di persone alla fuga - nonostante la fuga sembra essere ciò che la gente sta facendo da decadi in Sudan. Questi tipi di omicidi di massa o massacri sono perpetuati nonostante la presenza del personale delle Nazioni Unite, dell&#39;esercito del Sudan del Sud, etc. La notizia che si tratta della peggiore esplosione di violenza etnica nel nuovo Stato dalla separazione dal Sudan, avvenuta a luglio, sembra essere indice del fatto che tali violenze rappresentano un&#39;attività continua [&#8230;].</p></blockquote>
<p>Molti sono i commenti cinici sull&#39;intenzione dichiarata dalla comunità internazionale di voler aiutare il Sudan del Sud. Il blog <em>The Impudent Observer</em> ha pubblicato un post satirico dal titolo  <a title="Leggi il post sul blog in inglese" href="http://theimpudentobserver.com/world-news/death-in-sudan-who-cares/">Death in Sudan, Who Cares?</a> [en] (Morte in Sudan, a chi importa?), mettendo in ridicolo in particolare gli Stati Uniti:</p>
<blockquote><p>Quest&#39;intrepido giornalista ha chiesto a famosi leader politici americani la loro reazione a un tale massacro degli innocenti.</p>
<p>George Bush:  ”Il punto da chiarire è la presenza o meno nel Sudan del Sud di armi di distruzione di massa che rappresentino una minaccia per la sicurezza dell&#39;America.”</p>
<p><a title="Leggi la pagina dedicata su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Bachmann">Michele Bachmann</a>:  ”Sudan del Sud? È quello vicino a New Orleans?”</p>
<p><a title="Leggi la pagina dedicata su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Cain">Herman Cain</a>:  ”Mi chiedo se qualcuno là possa essere interessato a un fantastico affare per la pizza.”<br />
<em>(N.d.T.: Cain è stato amministratore delegato della <a title="Leggi un articolo su Il Post in italiano" href="http://www.ilpost.it/2011/10/18/lascesa-di-herman-cain/">catena di pizzerie</a> &#8216;Godfather&#39;s Pizza&#39; fino al 1996).</em></p>
<p><a title="Leggi la pagina dedicata su Wikipedia in italiano">Rick Santorum</a>:  ”Esorto quelle persone sfortunate a pregare Dio”.</p>
<p><a title="Leggi la pagina dedicata su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mitt_Romney">Mitt Romney</a>:  ”L&#39;America si stringe nel cordoglio per tutti i perseguitati. Informerò la sede generale dei Mormoni in modo che posssano inviare dei missionari.”</p>
<p><a title="Leggi la pagina dedicata su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Newt_Gingrich">Newt Gingrich</a>:  ”Se i leader del Sudan del Sud volessero contattarmi, avrei alcune idee interessanti che potrebbero aiutarli e la mia organizzazione offre uno sconto d&#39;inizio anno.”</p>
<p>Barack Obama:  ”Stiamo abbandonando le aree problematiche, non il contrario.”</p></blockquote>
<p style="text-align: center;" title="Guarda il video realizzato da Al Jazeera su YouTube"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/7ZXuvRgMSwU?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per ulteriori aggiornamenti, è utile seguire il blog di <a title="Vai al blog di PannLuel Wël in inglese" href="http://paanluelwel2011.wordpress.com/">PannLuel Wël</a> [en], che scrive da Washington, o anche il suo account Twitter <a title="Vai all'account di PannLuel Wël su Twitter in inglese" href="https://twitter.com/#!/PaanLuelWel2011">@PaanLuelWel2011</a> [en].</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/' title='elenca tutti gli articoli di Onnik Krikorian'>Onnik Krikorian</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/irene-schillaci/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Irene Schillaci'>Irene Schillaci</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2012/01/09/south-sudan-humanitarian-crisis-in-the-worlds-newest-country/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/sud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F&#038;text=Sud+Sudan%3A+crisi+umanitaria+nel+Paese+pi%C3%B9+giovane+del+mondo&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F&#038;title=Sud+Sudan%3A+crisi+umanitaria+nel+Paese+pi%C3%B9+giovane+del+mondo' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F&#038;title=Sud+Sudan%3A+crisi+umanitaria+nel+Paese+pi%C3%B9+giovane+del+mondo' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F&#038;title=Sud+Sudan%3A+crisi+umanitaria+nel+Paese+pi%C3%B9+giovane+del+mondo' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fsud-sudan-crisi-umanitaria-nel-paese-piu-giovane-del-mondo%2F&#038;title=Sud+Sudan%3A+crisi+umanitaria+nel+Paese+pi%C3%B9+giovane+del+mondo' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Georgia: il ritorno dei turchi meskheti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 00:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Marrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia centrale & Caucaso]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 1944 Stalin deportò da questa regione oltre 100.000 musulmani. Dopo più di  60 anni e grazie agli obblighi del Paese nei confronti del Consiglio d'Europa, ad alcuni di loro è stato concesso un graduale rientro in patria. Online si condividono commenti, info e fotografie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rimpatrio in Georgia dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meskheti">turchi meskheti</a> [it] provenienti dall&#39;Azerbaigian, dalla Russia e dall&#39;Asia centrale, non rappresenta solo una priorità del Governo ma un obbligo da adempiere nei confronti del Consiglio d&#39;Europa, essendo il paese entrato a far parte della Comunità nel 1999. Nel 1944 Stalin aveva messo in atto una deportazione dalla regione georgiana della Meschezia di oltre centomila persone; fra di esse vi erano <a title="significato termine en" href="http://www.multilingualarchive.com/ma/enwiki/en/Hemshin_people">hemshin</a> [en,<em> come i link successivi eccetto ove diversamente indicato]</em> (armeni musulmani), curdi e <a title="traduzione" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karapapak">karapapaki</a>. Quello dei turchi meskheti è comunque il gruppo di gran lunga più ampio ad essere stato esiliato.</p>
<p>Attualmente almeno quattrocentomila turchi meskheti vivono fuori dalla Georgia, sebbene non sia chiaro quanti dovrebbero ancora rientrare a seguito di un processo che avrebbe dovuto concludersi ufficialmente l&#39;anno scorso, ma che potrebbe essere prorogato. Questa è stata una delle ragioni per le quali il processo di reintegrazione è durato così a lungo, soprattutto ora che l&#39;etnia armena costituisce la maggioranza della popolazione dell&#39;odierna regione del Samtskhe-Javakheti. Il risultato è che il Governo georgiano sta facendo ristabilire i turchi meskheti un po&#39; ovunque sul territorio nazionale,  allo scopo di non creare tensioni nei rapporti fra le varie etnie.</p>
<p>Il blog <em>East of Center</em> riassume <a title="post en" href="http://eastofcenter.tol.org/2011/03/1196/">vari punti di vista </a> :</p>
<blockquote><p>Grazie alla paranoia di Stalin, milioni di musulmani e membri di vari gruppi etnici non-slavi sono stati deportati con la forza dall&#39;Unione Sovietica in Asia centrale durante gli anni &#8216;30 e &#8216;40. E&#39; difficile a credersi ma di queste comunità nessuna ha sofferto tanto né è stata così tanto ignorata quanto quella dei turchi meskheti.[&#8230;]</p>
<p>Appare comunque chiaro che la Georgia non è in grado di ridistribuire in alcun modo una popolazione così ampia sul proprio territorio, tanto meno riuscirebbe a farlo una regione sottosviluppata come il Samtskhe-Javakheti, ove originariamente vivevano i meskheti. Vi è poi la questione armena e una buona dose di sentimento antimusulmano. [&#8230;]</p></blockquote>
<div id="attachment_282667" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a title="foto ECMI" href="http://repatriation.ge/index.php?m=33&amp;artist_id=11&amp;p_ppai=1&amp;lng=eng"><img class="size-full wp-image-282667 " title="Salim Khamdiv del villaggio Abastumani. Khamdiv aveva 14 anni quando ebbe luogo la deportazione © Temo Bardzimashvili" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/meskhetian_turk_0001.jpg" alt="Salim Khamdiv del villaggio Abastumani. Khamdiv aveva 14 anni quando ebbe luogo la deportazione © Temo Bardzimashvili" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Salim Khamdiv del villaggio Abastumani. Khamdiv aveva 14 anni quando ebbe luogo la deportazione. © Temo Bardzimashvili</p></div>
<p>Tuttavia, <a title="sito in georgiano" href="http://repatriation.ge/index.php?m=30">secondo quanto riferisce il Centro Europeo per gli Interessi delle Minoranze </a> [ge], in un periodo di adesione di due anni scaduto a Luglio 2010, il Governo georgiano ha ricevuto solo 5 841 richieste di rimpatrio ammissibili.<br />
Il numero degli individui ammonta a soli 9 350. Ahıska Türkleri – Ahıskalılar spiega in cosa <a title="blog en" href="http://www.ahiskaturkleri.com/where-is-meskhetia/">sperano</a> i turchi meskheti:</p>
<blockquote><p>Vogliamo far ritorno alle nostre terre dalle quali siamo stati espulsi ingiustamente. Ad oggi, ci hanno fatto stabilire in 2000 diversi insediamenti sparsi in 9 paesi differenti, inclusi gli USA. Nei paesi nei quali viviamo incontriamo difficoltà a ottenere la cittadinanza, il permesso di soggiorno e quello lavorativo. La nostra cultura e la nostra lingua sono sull&#39;orlo dell&#39;estinzione. Vogliamo tornare al nostro paese come cittadini georgiani e da ora in poi vivere le nostre vite nella nostra terra.</p></blockquote>
<div id="attachment_282669" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a title="translation" href="http://repatriation.ge/index.php?m=33&amp;artist_id=11&amp;p_ppai=1&amp;lng=eng"><img class="size-full wp-image-282669 " title="Osman Mekhriev (sinistra) e Islam Niazov, anziani della comunitàdi Abastumani Meskhetianf, si prendono una pausa dalle preghiere durante le celebrazioni di fine Ramadan © Temo Bardzimashvili" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/meskhetian_turk_0002.jpg" alt="Osman Mekhriev (left) and Islam Niazov, elders of the Abastumani Meskhetian community, take a break from the holiday prayers during the end of Ramazan celebrations © Temo Bardzimashvili " width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Osman Mekhriev (sinistra) e Islam Niazov, anziani della comunitàdi Abastumani Meskhetianf, si prendono una pausa dalle preghiere durante le celebrazioni di fine Ramadan. © Temo Bardzimashvili </p></div>
<p>L&#39;anno scorso, il blog Zaka Guluyev ha raccontato nel dettaglio la situazione di alcuni di quelli <a title="blog en" href="http://guluyev.wordpress.com/2010/06/22/ethnic-meskhetians/">che hanno fatto ritorno</a>, principalmente dall&#39; Azerbaigian al Samtskhe-Javakheti:</p>
<blockquote><p>Muslim Arifov e la sua famiglia hanno fatto ritorno tre anni fa ad Akhiltskhe da Saatly, insediamento in Azerbaigian. Arifov dice che ora che è ritornato e che vive nella Georgia, sua terra natale, si sente felice. “I miei genitori furono ingiustamente deportati da questa regione. Ora sono contento di esser riuscito a far ritorno e a vivere nella mia patria, la Georgia, con la mia famiglia.”</p>
<p>Due mesi fa anche Mehemmed Rehimov, parente di Muslim, ha deciso di ritornare con la sua famiglia dall&#39;Azerbaigian e di vivere nella sua terra madre, ad Akhlstkhe. Mehemmed Rehimov è convinto che la Georgia sia un posto migliore nel quale vivere. “Vivere nella mia terra natale, la Georgia, è una bella sensazione. Sono già passati due mesi da quando sono arrivato qui. In questo posto con la mia famiglia sono felice e appagato”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Ismayil Moidze, presidente della società [la Vatan Georgian Axhiska Turks] sostiene che la la loro organizzazione si aspettava che molte più persone presentassero domanda per il rientro. Ma spiega anche che molte famiglie si sono rifiutate di far domanda poiché [&#8230;] per richiedere lo status di rimpatriati in Georgia sono necessari molti documenti. [&#8230;] Ecco il motivo per cui molte famiglie optano per rimanere dove già vivono”.</p></blockquote>
<div id="attachment_282673" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a title="translation" href="http://repatriation.ge/index.php?m=33&amp;artist_id=11&amp;p_ppai=1&amp;lng=eng"><img class="size-full wp-image-282673 " title="Rana Rajabova, sposa 24enne nel villaggio di Shirinbeili in Azerbaijani. I nonni di Rana, nati nel villaggio georgiano di Arali, nella regione di Adigeni, furono deportati in Uzbekistan. Prima della deportazione i soldati dissero loro che sarebbero ritornati entro 7 giorni, quindi non avrebbero dovuto portare con sé alcun effetto personale. Sua nonna nascose i propri gioielli in oro in casa con la speranza di far ritorno entro una settimana. I familiari di Rana hanno presentato domanda per il rimpatrio e dichiarano di non voler essere dei 'rifugiati' © Temo Bardzimashvili " src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/meskhetian_turk_0003.jpg" alt="Rana Rajabova, a 24-year-old bride in the Azerbaijani village of Shirinbeili. Rana's grandparents, natives of the Arali village in Georgia's Adigeni region, were deported to Uzbekistan. Before the deportation they were told by the soldiers that they would return in 7 days, so no belongings should be taken. Her grandmother hid her gold jewelry at home with the hope of returning after a week. Rana's family has applied for the repatriation and says that they do not want to be &quot;refugees.&quot; © Temo Bardzimashvili " width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Rana Rajabova, sposa 24enne nel villaggio di Shirinbeili in Azerbaijani. I nonni di Rana, nati nel villaggio georgiano di Arali, nella regione di Adigeni, furono deportati in Uzbekistan. Prima della deportazione i soldati dissero loro che sarebbero ritornati entro 7 giorni, quindi non avrebbero dovuto portare con sé alcun effetto personale. Sua nonna nascose i propri gioielli in oro in casa con la speranza di far ritorno entro una settimana. I familiari di Rana hanno presentato domanda per il rimpatrio e dichiarano di non voler essere dei rifugiati. © Temo Bardzimashvili</p></div>
<p>Il blog <em>Georgian Youth | Multiculturality | New Challenges</em> <a title="sito en" href="http://newgeorgianyouth.wordpress.com/2011/06/17/learning-georgian-with-young-repatriated-meskhetians/">illustra le procedure per la reintegrazione dei nuovi arrivati</a>:</p>
<blockquote><p>Nel Samstkhe-Javakheti, l&#39;associazione regionale “Toleranti” fornisce alle famiglie dei meskheti rimpatriati consulenza legale, assistenza medica e supporto linguistico. Nel quadro del progetto triennale “Fornire assistenza umanitaria per rimpatriare i meskheti e prevenire i tentativi di rientro &#8216;non autorizzati&#39;”, è noto che l&#39;associazione ha organizzato lezioni per i giovani meskheti rimpatriati due volte a settimana. I giovani che frequentano le lezioni sperano di migliorare il proprio rendimento scolastico, giacché l&#39;istruzione viene loro impartita in georgiano, e promuovere la propria integrazione in seno alla comunità.</p>
<p>Visto quanto sono motivati e la fretta che hanno di imparare il georgiano, la loro integrazione ha in genere il 100% di probabilità di successo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Diverse sono le ragioni che impediscono loro di sentirsi completamente a casa propria in Georgia ma la principale è certamente quella di attendere ancora una risposta alla richiesta di cittadinanza georgiana presentata due anni or sono.</p>
<p>Senza la cittadinanza, in Georgia non godono di pieni diritti e quindi devono lottare per avere accesso a servizi di base come l&#39;assistenza medica. Ma non hanno scelta: proprio come tutti gli altri, sono costretti ad attendere […] - ciò significa una vita di incertezze a lunga scadenza…</p></blockquote>
<div id="attachment_282678" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a title="foto sito ECMI " href="http://repatriation.ge/index.php?m=33&amp;artist_id=11&amp;p_ppai=2"><img class="size-full wp-image-282678 " title="I ritratti di Abdullah Gamidov, sua moglie Khalida e suo padre Zia Chumidze poggiano sulla scacchiera in casa di Gamidov in Kant, Kyrgystan. Zia Chumidzelottava al fronte quando ebbe luogo la deportazione e non fece mai ritorno a casa. © Temo Bardzimashvili " src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2012/01/meskhetian_turk_0004.jpg" alt="Portraits of Abdullah Gamidov, his wife Khalida, and her father Zia Chumidze lie on the checkerboard in the Gamidov's house in Kant, Kyrgystan. Zia Chumidze was fighting at the frontline when the deportation happened and never made it home. © Temo Bardzimashvili " width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">I ritratti di Abdullah Gamidov, la moglie Khalida e il padre Zia Chumidze poggiano sulla scacchiera in casa di Gamidov in Kant, Kyrgystan. Zia Chumidzelottava al fronte quando ebbe luogo la deportazione e non fece mai ritorno a casa. © Temo Bardzimashvili </p></div>
<p><em>Where&#39;s Keith</em> <a title="commento in en" href="http://keithrkenney.wordpress.com/2011/12/15/a-journalist-and-a-photographer/">commenta il lavoro</a> del giornalista georgiano e fotografo <a title="profilo ru" href="http://agency.photographer.ru/authors/index.htm?id=102">Temo Bardzimashvili</a> [ru] che ha documentato sia il ritorno dei turchi meskheti in Georgia che le loro vite in Azerbaigian, Kyrgyzstan e Turchia. Uno dei lavori di Bardzimashvili, “La Terra non Promessa – il Lungo Cammino verso casa dei Meskheti” è stato esposto a Tbilisi, <a title="foto sito ECMI" href="http://repatriation.ge/index.php?m=33&amp;artist_id=11&amp;p_ppai=1&amp;lng=eng">con il patrocinio del Centro Europeo per gli Interessi delle Minoranze (ECMI)</a>, ed è incluso in questo post per gentile concessione.</p>
<p>Delizia Flaccavento <a title="blog en" href="http://deliziaflaccavento.com/?p=39">pubblica sul proprio blog fotografie di una comunità di rifugiati Meskheti</a> a Buffalo, New York. Lo stesso avviene  <a title="blog en" href="http://marissamullerturk.blogspot.com/">per i Turchi Meskheti rifugiati</a> ad Atlanta, Georgia (Stato del US). Frattanto l&#39;ECMI denuncia &#8220;l&#39;impellente necessità [&#8230;] di sensibilizzare la coscienza pubblica, soprattutto attraverso i mezzi d&#39;informazione e il sistema scolastico, circa il diritto degli individui deportati al rientro e al procedimento di rimpatrio [&#8230;].&#8221;</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/' title='elenca tutti gli articoli di Onnik Krikorian'>Onnik Krikorian</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elena-marrone/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Elena Marrone'>Elena Marrone</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2012/01/03/georgia-return-of-the-meskhetian-turks/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/georgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F&#038;text=Georgia%3A+il+ritorno+dei+turchi+meskheti&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F&#038;title=Georgia%3A+il+ritorno+dei+turchi+meskheti' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F&#038;title=Georgia%3A+il+ritorno+dei+turchi+meskheti' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F&#038;title=Georgia%3A+il+ritorno+dei+turchi+meskheti' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fgeorgia-il-ritorno-dei-turchi-meskheti%2F&#038;title=Georgia%3A+il+ritorno+dei+turchi+meskheti' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Povertà nel mondo: &#8220;frontiere aperte&#8221; come soluzione radicale?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 22:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Visintin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo parecchi esperti, la povertà non è qualcosa di inevitabile. E la soluzione più radicale per ridurla consisterebbe proprio nell'aprire le frontiere tra i vari Paesi del mondo, consentendo così chi voglia di emigrare laddove vi è una maggiore necessità di manodopera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 dicembre si è colta l&#39;occasione per celebrare <a title="Articolo su 'Journee Mondiale' in francese" href="http://www.journee-mondiale.com/76/18_janvier-internationale_migrants.htm">la Giornata Internazionale degli Immigrati</a> [fr]. In questi tempi di crisi economica mondiale, l&#39;immigrazione proveniente dai Paesi in via di sviluppo è stata spesso additata da diversi partiti politici come fonte di disoccupazione nei loro rispettivi Paesi. Nonostante finora non vi sia nessuna ricerca in grado di comprovare il fatto che l&#39;immigrazione abbia veramente avuto un ruolo centrale nella crisi occupazionale, questa convinzione, ormai impressa nella mente di molti, è dura a morire.</p>
<p>Vi è anche un altro fenomeno che si è ben stabilito nel tessuto di molte società sviluppate: l&#39;aumento di campagne umanitarie durante il periodo festivo. Infatti, ad ogni fine d&#39;anno, nei Paesi più sviluppati, si lanciano simili campagne mirate a incoraggiare i cittadini a versare contributi per combattere la povertà in regioni più lontane e meno fortunate.</p>
<p>In aggiunta alla diffusione, nel periodo festivo, di immagini di estrema povertà (definita anche come &#8220;<a title="Articolo sulla poverty porn sul blog di Owen" href="http://www.owen.org/blog/3018">poverty porn</a>&#8221; [en, <em>come negli articoli successivi, tranne dove diversamente indicato</em>] nel settore dello sviluppo, quando tali immagini vengono  eccessivamente strumentalizzate dalle istituzioni benefiche) vi sono  delle statistiche allarmanti:<a title="Dati sul sito della Banca mondiale" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:21881954~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html">1,4 miliardi di persone vivono con meno di 1,25$ al giorno</a>. Nonostante alcuni progressi economici in molte nazioni africane, l&#39;ineguaglianza sociale è ancor più marcata nel continente africano.</p>
<p>Gli economisti prevedono che <a title="Articolo sul sito della Banca mondiale" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:21881954~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html">entro il 2015, 1/3 della popolazione povera del mondo risiederà nel continente africano</a>. Di fatto, la difficoltà economica è uno dei fattori indicati dalle <a title="Statistica su gallup.com" href="http://www.gallup.com/poll/124028/700-million-worldwide-desire-migrate-permanently.aspx">700 milioni di persone in tutto il mondo che desiderano abbandonare il loro Paese d&#39;origine</a>.</p>
<div id="attachment_92239" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.flickr.com/photos/antonioperezrio/763838591/sizes/m/in/photostream/"><img class="size-medium wp-image-92239 " title="Nomadi in Marocco, immagine tratta da Flickr di Antonioperezrio (CC-NC-2.0) " src="http://fr.globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/Nomades-375x249.jpg" alt="Nomadi in Marocco, immagine tratta da Flickr di Antonioperezrio (CC-NC-2.0) " width="375" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Nomadi in Marocco; immagine di Antonioperezrio, rirpesa da Flickr con licenza Creative Commons NC-2.0 </p></div>
<p>Spesso si ha l&#39;impressione che i Paesi meno sviluppati semplicemente non riescano a sottrarsi al flagello della povertà, perché a quanto pare impotenti davanti alla grandezza di tale compito. Inoltre, spesso a questi Paesi viene ricordata la loro incapacità di soddisfare i bisogni della loro popolazione senza il sostegno internazionale, il quale nonostante sia una conseguenza di gravi crisi, viene spesso visto come un ricorrente affronto all&#39;orgoglio nazionale.</p>
<p>Molti esperti ritengono che in realtà la povertà non sia inevitabile,  ma, per molti esperti di economia, la soluzione più radicale per una  drastica riduzione della povertà mondiale consisterebbe nell&#39;aprire le  frontiere <a title="Articolo su abc.net" href="http://www.abc.net.au/unleashed/44780.html">tra i vari Paesi e permettere ai lavoratori di emigrare laddove vi è una maggiore richiesta di manodopera. </a></p>
<p>I professori Marko Bagaric e Lant Pritchett sono stati tra i primi studiosi ad aver introdotto il<a title="Articolo di wikipedia sul concetto di 'open border'" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Open_border">concetto di “frontiere aperte”</a> come soluzione per ridurre la povertà mondiale.</p>
<p><a title="Articolo di Bagaric sul Sydney Morning Herald" href="http://www.smh.com.au/opinion/politics/migration-can-end-worldwide-poverty-20100406-rpaf.html#ixzz1gyDejPYs">Bagaric scrive</a>:</p>
<blockquote><p>L&#39; invio di proventi in luoghi più poveri è encomiabile, ma è troppo lento e irregolare per aumentarne davvero il benessere. Si potrebbe invece  perseguire direttamente questo scopo, liberando il flusso di persone  cosicché possa dirigersi dove si trovano beni e opportunità […] La crisi della fame  è una crisi della ripartizione di cibo e non della mancanza di  quest&#39;ultimo. Il miglior modo per combattere la povertà nel Terzo Mondo  si trova nell&#39;aumentare significativamente la migrazione verso  l&#39;Occidente. Una volta trovatesi in una situazione in cui sarebbero costrette a  cavarsela da sole, molte persone andrebbero laddove si trovano i  mezzi di sostentamento, portando così a un equilibrio approssimativo tra le risorse e la popolazione mondiali.</p></blockquote>
<p>Lant Pritchett spiega il concetto in modo dettagliato nel suo libro (del 2006): <em>Let Their People Come: Breaking the Gridlock on International Labor Mobility</em>, nel quale cita <a title="Articolo già citato su abc.net" href="http://www.abc.net.au/unleashed/44780.html">i risultati di un&#39;apposito studio, sostenendo che</a>:</p>
<blockquote><p>Eliminando le ultime barriere doganali del pianeta il PIL mondiale aumenterebbe di circa 100 miliardi di dollari. L&#39;eliminazione delle barriere d&#39;immigrazione, invece, raddoppierebbe il reddito mondiale; ciò significa che il PIL mondiale aumenterebbe di 60 trilioni di dollari. Questa ricchezza in più si distribuirebbe nel mondo, ma i maggiori beneficiari sarebbero le persone che ora vivono nei Paesi poveri.</p></blockquote>
<div id="attachment_92238" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.flickr.com/photos/austinevan/3274621603/"><img class="size-medium wp-image-92238 " title="Dimostrazioni tenute a Parigi a favore del diritto di lavoro degli immigrati, immagine tratta da Flickr di austinevan(CC-NC-SA-2.0) " src="http://fr.globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/Immigration-protests-375x300.jpg" alt="Dimostrazioni tenute a Parigi a favore del diritto di lavoro degli immigrati, immagine tratta da Flickr di austinevan (CC-NC-SA-2.0) " width="375" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dimostrazioni tenute a Parigi a favore del diritto di lavoro degli immigrati, immagine tratta da Flickr (austinevan, licenza CC BY-2.0)</p></div>
<p>La Banca Mondiale ha pubblicato <a title="Studio sul sito della Banca Mondiale" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:23058070~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html">uno studio sul contributo degli immigrati all&#39;economia dei loro Paesi d&#39;origine </a> grazie alle rimesse dall&#39;estero. Secondo lo studio ci si aspetta che le  rimesse  raggiungeranno i 351  miliardi di dollari verso i Paesi in via  di sviluppo e 481 miliardi di  dollari a livello mondiale, inclusi i  paesi ad alto reddito. Lo studio <a title="Articolo sul dito della Banca Mondiale" href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:23058070~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html">cita inoltre</a>:</p>
<blockquote><p>Il flusso di rimesse verso quattro delle sei regioni in via di sviluppo, designate dalla Banca Mondiale, nonostante le difficili condizioni economiche in Europa e altre destinazioni degli immigrati africani, è aumentato più velocemente di quanto ci si aspettasse: dell&#39;11% verso l&#39;Europa Orientale e Asia Centrale, del 10,1% verso il Sud Asia, del 7,6% verso l&#39;Asia orientale e il Pacifico e del 7,4% verso l&#39;Africa sub-sahariana.</p></blockquote>
<p>Non c&#39;è bisogno di dire che queste teorie non-ortodosse vengono messe in dubbio da molti esperti e politici. Frank Salter spiega che le maggiori preoccupazioni derivano dalle disfunzioni  <a title="Articolo di Frank Salter su quadrant.org" href="http://www.quadrant.org.au/magazine/issue/2010/6/the-misguided-advocates-of-open-borders">relative a ogni società multiculturale</a>:</p>
<blockquote><p>Un&#39;immigrazione senza restrizioni nuocerebbe agli interessi nazionali (dell&#39;Australia) come documentato da studiosi di economia, sociologia e discipline relative. Gran parte dei danni si può prevedere da quel che già si sa sui problemi relativi all&#39;eterogeneità in una società: tra questi si conta la crescente ineguaglianza della forma particolarmente ingiusta della stratificazione etnica. L&#39;eterogeneità è stata associata a una democrazia ridotta, una crescita economica in rilento, una coesione sociale e un aiuto esterno in calo, un aumento della corruzione e  rischio di conflitti civili.</p></blockquote>
<p>Da un punto di vista politico, l&#39;Europa non ha intenzione di aprire le  frontiere, ma piuttosto il contrario. In Francia ad esempio, la legge  Guéant ha posto delle restrizioni sulla possibilità di assunzione,  scatenando varie reazioni. Julie Owono, autrice di Global Voices, <a title="Articolo in italiano su Global Voices" href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/10/francia-linea-dura-contro-limmigrazione-studentesca/"> descrive le implicazioni di questa legge e le reazioni dei blogger</a>[it] africani che la ritengono una ragione in più per contribuire  allo sviluppo dei loro Paesi. Sul blog di Rue 89&#8242;, Owono aggiunge che <a title="Blog di Rue 89'" href="http://www.rue89.com/2011/11/27/la-france-veut-bien-des-etudiants-etrangers-mais-juste-les-riches-226947">la legge Guéant emargina gli studenti stranieri con possibilità economiche limitate.</a> [fr].</p>
<p>In Africa, soltanto qualche esperto ha studiato l&#39;idea delle frontiere aperte, la quale è senz&#39;ombra di dubbio troppo lontana dalla realtà del continente. Arash Abizadeh, professore di filosofia all&#39;università McGill, non appoggia l&#39;apertura delle frontiere, però afferma che il sistema di confini attuale non può essere giustificato da una logica liberale ugualitaria. Abidazeh <a title="Saggio in pdf di Abidazeh" href="https://papyrus.bib.umontreal.ca/jspui/bitstream/1866/3374/1/2006v4n1_ABIZADEH.pdf">afferma che</a> se ci si vuole attenere al credo che “Tutti gli uomini sono nati liberi e uguali”, la costituzione di confini è in sé una violazione di tale  principio.</p>
<p>Il blogger malgascio Sly ha scritto a proposito <a title="Post di Sly su Yahoo Answers" href="http://answers.yahoo.com/question/index?qid=20111118224058AA2lH9a">dei rischi di aprire le frontiere</a>:</p>
<blockquote><p>Sono africano, e se da una parte l&#39;apertura delle frontiere potrebbe essere una buona idea, dall&#39;altra vi sono degli ostacoli:<br />
-il traffico minorile<br />
-il traffico di stupefacenti<br />
-la diffusione del virus dell&#39;HIV e di altre malattie<br />
-la formazione di campi profughi nelle nazioni più benestanti, la quale causerebbe dei problemi.<br />
Detto questo, c&#39;è da ricordare che sono proprio alcuni paesi africani  ad adottare il sistema delle frontiere aperte con i Paesi confinanti.</p></blockquote>
<p>Sly si riferisce al fatto che l&#39;apertura delle frontiere tra il Kenya, l&#39;Uganda e l&#39;Etiopia, come tentativo di aumentare l&#39;integrazione economica regionale, ha causato, durante la recente crisi della fame, <a href="http://allafrica.com/stories/201107252448.html">gravi problemi</a><a href="http://allafrica.com/stories/201107252448.html"> </a><a href="http://allafrica.com/stories/201107252448.html">nella regione</a><a href="http://allafrica.com/stories/201107252448.html"> </a>.</p>
<p>L&#39;idea di usare le frontiere aperte per ridurre le inuguaglianze sociali nel mondo implica che ridurre la povertà mondiale sarebbe la più grande priorità al mondo, e quindi più importante di altre questioni, come la sicurezza e gli interessi nazionali di ogni Paese. La teoria di Prithcett e Magric presenta certamente parti controverse che potrebbero comunque ampliare il dibattito.</p>
<p>Tuttavia, nonostante le affermazioni della comunità internazionale che vuole ridurre la povertà nel mondo, la soluzione delle frontiere aperte è da considerarsi soltanto in contesti specifici e non avrà la precedenza su altre questioni nell&#39;agenda internazionale.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://fr.globalvoicesonline.org/author/lova-rakoto/' title='elenca tutti gli articoli di Lova'>Lova</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/manuela-visintin/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Manuela Visintin'>Manuela Visintin</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://fr.globalvoicesonline.org/2011/12/19/92134/' title='articolo originale  [fr]'>articolo originale  [fr]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/poverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F&#038;text=Povert%C3%A0+nel+mondo%3A+%26%238220%3Bfrontiere+aperte%26%238221%3B+come+soluzione+radicale%3F&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F&#038;title=Povert%C3%A0+nel+mondo%3A+%26%238220%3Bfrontiere+aperte%26%238221%3B+come+soluzione+radicale%3F' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F&#038;title=Povert%C3%A0+nel+mondo%3A+%26%238220%3Bfrontiere+aperte%26%238221%3B+come+soluzione+radicale%3F' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F&#038;title=Povert%C3%A0+nel+mondo%3A+%26%238220%3Bfrontiere+aperte%26%238221%3B+come+soluzione+radicale%3F' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2012%2F01%2Fpoverta-nel-mondo-frontiere-aperte-come-soluzione-radicale%2F&#038;title=Povert%C3%A0+nel+mondo%3A+%26%238220%3Bfrontiere+aperte%26%238221%3B+come+soluzione+radicale%3F' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Filippine: stato di calamità nazionale dopo il tifone Sendong</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/12/filippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 23:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Visintin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarato lo stato di calamità nazionale dopo che la tempesta tropicale Sendong ha distrutto vaste aree dell'isola di Mindanao: più di 1.000 i morti e almeno altrettanti i dispersi. Raccolta di immagini e testimonianze dei cittadini in loco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi il Presidente ha dichiarato lo stato di <a title="dichiarazione in inglese" href="http://www.ndrrmc.gov.ph/attachments/article/363/Proclamation%20No.%20303%20-%20DECLARING%20A%20STATE%20OF%20NATIONAL%20CALAMITY.pdf">calamità nazionale </a>[en, <em>come i link successivi</em>] dopo che la tempesta tropicale <a title="articolo in inglese di Global Voices" href="http://globalvoicesonline.org/2011/12/17/philippines-storm-leaves-hundreds-dead-and-missing/">Sendong</a> (&#39;Washi&#39; nel codice internazionale) ha distrutto gran parte dell&#39;area settentrionale dell&#39;isola di Mindanao, nel sud del Paese.  Secondo fonti governative,<a title="notizia in inglese" href="http://www.ndrrmc.gov.ph/attachments/article/358/NDRRMC%20UPDATE%20Sitrep%20No%2016%20re%20Tropical%20Storm%20SENDONG.pdf"> 1.080 persone hanno perso la vita</a> e altre 1.000 continuano a mancare all&#39;appello, dopo che la settimana scorsa Sendong ha provocato inondazioni nelle città di Cagayan de Oro e Iligan.</p>
<p>Rubz ha condiviso la storia di una <a title="post originale in inglese" href="http://www.pinaymommyonline.com/sendong-survivor-the-story-of-alma-jomaree-a-catalan/">sopravvissuta</a>:</p>
<blockquote><p>Verso le 10 ha sentito tremare il tetto, mentre la pioggia scendeva senza sosta. Poi, all&#39;improvviso, i suoi genitori l&#39;hanno chiamata perché il livello dell&#39;acqua si stava alzando. Quindi hanno deciso di arrampicarsi su un albero per mettersi al sicuro, ma la casa di un vicino si è diretta verso di loro buttando giù l&#39;albero e portando via anche suo padre. Lei si è messa a saltare  ripetutamente finché è riuscita ad afferrare un grande tronco sul quale è rimasta a cavalcioni sul fiume Cagayan de Oro, fino a quando ha visto una famiglia che stava a galla aggrappata a un frigorifero. Ha chiesto loro aiuto e l&#39;hanno aiutata ad aggrapparsi al frigorifero, su cui si tenevano 6 persone, tra cui un bambino. Tutto è successo durante la fredda notte, perciò non sono riusciti a vedere molto, tuttavia hanno potuto sentire le grida di aiuto di molte persone. Quando poi si è fatto giorno, hanno visto che vicino a loro c&#39;erano molti corpi senza vita.</p></blockquote>
<div id="attachment_279779" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=328251443854094&amp;set=p.328251443854094&amp;type=1"><img class="size-medium wp-image-279779" title="Foto delle inondazioni." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/sendong-overview-of-destruction-375x281.jpg" alt="Panoramica delle inondazioni. Foto di Tony Alejo su Facebook." width="375" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Panoramica delle inondazioni. Foto di Tony Alejo su Facebook.</p></div>
<p>La <a title="Post originale" href="http://www.mindanaoan.com/2011/12/18/how-to-help-typhoon-sendong-victims-in-mindanao-philippines/">casa</a> di Mindanoan è stata danneggiata dalle inondazioni:</p>
<blockquote><p>Sono successe molte cose da quando ieri mi sono svegliato: sono sopravvissuto a forti piogge e venti, ho sopportato molte ore di blackout, ho scoperto che non avevamo più scorte d&#39;acqua, mi sono reso conto che anche la nostra umile casa a Cagayan de Oro City è stata danneggiata e che non avremmo avuto scelta se non affrontare perdite economiche. Nonostante tutto, io e la mia famiglia abbiamo ancora molto di cui essere grati: tutti noi siamo sani e salvi e in grado di fornire aiuto a coloro che ne hanno bisogno.</p></blockquote>
<p>Con l&#39;hashtag <a title="pagina in inglese" href="https://twitter.com/#!/search/%23sendong">#sendong</a>, i netizen esprimono la loro solidarietà per le vittime dell&#39;inondazione:</p>
<blockquote><p><a href="https://twitter.com/#!/jeffcanoy/status/149358687985741824">@jeffcanoy</a>: Una donna ha identificato il cadavere di suo marito dopo aver riconosciuto il loro anello di nozze sul suo dito. #Sendong #heartbreak</p></blockquote>
<blockquote><p><a href="https://twitter.com/#!/momblogger/status/149163955003199488">@momblogger</a>: Per favore, in questo momento non diciamo alle vittime che la vita va avanti. Il trauma è troppo recente. Volteranno pagina per iniziare una nuova vita quando sarà il momento.</p></blockquote>
<blockquote><p><a href="https://twitter.com/#!/piacayetano/status/148947505579700224">@piacayetano</a>: Non dobbiamo pensare che le piccole cose che facciamo per aiutare le vittime di #Sendong siano insignificanti. Contano.</p></blockquote>
<p>In questo video si vede l&#39;avanzare dell&#39;acqua sull&#39;<a title="video su youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=6xwB9mW3vLI&amp;feature=player_embedded">isola di Bayug</a>:</p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/6xwB9mW3vLI?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I netizen si stanno anche attivando per diffondere informazioni su come<a title="Pagina di Blogwatch in inglese" href="http://blogwatch.tv/?p=7371"> fornire aiuto</a> agli sfollati, in aggiunta a quello fornito dalla <a title="Pagina per le donazioni in inglese" href="http://www.redcross.org.ph/donatenow">Croce Rossa</a> e dai soccorsi del <a title="Pagina del Governo in inglese" href="http://www.gov.ph/2011/12/18/information-for-donors-and-volunteers-for-relief-for-typhoon-sendong-victims/">Governo</a>. Le <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150434202830857.353106.672725856&amp;type=1">foto</a> scattate dai lettori sono state <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.339692346044977.98267.123968894283991&amp;type=1">pubblicate</a> anche su Facebook:</p>
<div id="attachment_279780" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=339692689378276&amp;set=a.339692346044977.98267.123968894283991&amp;type=3"><img class="size-medium wp-image-279780 " title="Auto danneggiata." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/sendong-flood-car-375x281.jpg" alt="Auto danneggiata. Foto di Alam Kana Nakin." width="375" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Auto danneggiata. Foto di Alam Kana Nakin.</p></div>
<div id="attachment_279783" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=339692786044933&amp;set=a.339692346044977.98267.123968894283991&amp;type=3"><img class="size-medium wp-image-279783 " title="Una strada inondata. " src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/sendong-flood-overpass-375x281.jpg" alt="Una strada inondata. Foto from Alam Kana Nakin" width="375" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Una strada inondata. Foto di Alam Kana Nakin</p></div>
<div id="attachment_279784" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150435667460857&amp;set=a.10150434202830857.353106.672725856&amp;type=1"><img class="size-medium wp-image-279784 " title="Una scena in un centro di evacuazione." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/sendong-evacuation-center-375x281.jpg" alt="Una scena in un centro di evacuazione. Foto di Beatriz Arcinas Cañedo." width="375" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Una scena in un centro di evacuazione. Foto di Beatriz Arcinas Cañedo</p></div>
<div id="attachment_279785" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150435536737709&amp;set=a.489590647708.264042.711327708&amp;type=1"><img class="size-medium wp-image-279785 " title="Un villaggio inondato. " src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/sendong-flooded-village-375x281.jpg" alt="Un villaggio inondato. Foto di Rachel Monterona" width="375" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Un villaggio inondato. Foto di Rachel Monterona</p></div>
<p>Pacier Decierdo evidenzia la necessità di <a title="Post in inglese" href="http://filipinofreethinkers.org/2011/12/23/typhoon-sendong-and-the-necessity-of-science-literacy-in-the-philippines/">un&#39;alfabetizzazione scientifica</a> per ridurre al minimo le dure conseguenze delle tempeste:</p>
<blockquote><p>Nonostante il nostro dolore per le vittime della tragedia causata da Sendong, non possiamo fare a meno di imparare da ciò che è successo. Sia il popolo che il Governo possono contribuire affinché sia fatto in modo che una simile tragedia venga evitata, imparando come funziona il nostro pianeta e come i suoi processi vengono alterati dai cambiamenti climatici.</p>
<p>Facciamo sì che questa tragedia sia un doloroso promemoria per il popolo e i politici affinché si ricordino che al giorno d&#39;oggi, prendere delle decisioni sulla base di un&#39;alfabetizzazione scientifica di alto livello è una questione di vita o di morte.</p></blockquote>
<p>Stuart Santiago non è entusiasta del <a title="Post originale in inglese" href="http://stuartsantiago.com/sendong-the-president/">discorso del presidente</a> nel dopo-tempesta:</p>
<blockquote><p>“sentire” il presidente chiedersi perché il taglio e trasporto illegale di tronchi d&#39;albero non si interrompa nonostante l&#39;ordine da lui dato, perché le persone non evacuino nonostante gli avvertimenti, perché le persone costruiscano e vivano in zone rischiose, perché i soccorritori debbano rischiare la vita per salvare le persone che si rifiutano di dare retta agli avvertimenti: tutto ciò non ispira fiducia nel fatto che il presidente con i suoi super-poteri sia sul punto di trovare il modo di attenuare i devastanti effetti di futuri Sendong.</p></blockquote>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/mong/' title='elenca tutti gli articoli di Mong Palatino'>Mong Palatino</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/manuela-visintin/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Manuela Visintin'>Manuela Visintin</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/12/23/philippines-state-of-national-calamity/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/12/filippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F&#038;text=Filippine%3A+stato+di+calamit%C3%A0+nazionale+dopo+il+tifone+Sendong&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F&#038;title=Filippine%3A+stato+di+calamit%C3%A0+nazionale+dopo+il+tifone+Sendong' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F&#038;title=Filippine%3A+stato+di+calamit%C3%A0+nazionale+dopo+il+tifone+Sendong' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F&#038;title=Filippine%3A+stato+di+calamit%C3%A0+nazionale+dopo+il+tifone+Sendong' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Ffilippine-stato-di-calamita-nazionale-dopo-il-tifone-sendong%2F&#038;title=Filippine%3A+stato+di+calamit%C3%A0+nazionale+dopo+il+tifone+Sendong' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Egitto: traffico di organi umani ai danni di rifugiati nel Sinai</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 03:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Marrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[Diversi gruppi internazionali per i diritti umani hanno formulato pesanti accuse sul sequestro di rifugiati africani a fini di estorsione, tortura e traffico di organi. Crescono i resoconti, e la preoccupazione, di casi simili che rivelano il fiorire di un vero e proprio traffico di organi umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi gruppi internazionali a sostegno dei diritti umani, inclusi quelli presenti in Israele, hanno formulato pesanti accuse circa il sequestro di rifugiati africani a fini di estorsione, tortura e traffico di organi. L&#39;associazione  <a title="sito phr" href="http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=145">Israeli Physicians for Human Rights</a> [en,<em> come i link successivi eccetto ove diversamente indicato</em>] (Medici Israeliani per i Diritti Umani), per esempio, <a title="articolo in en" href="http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=183&amp;ItemID=1176"> riferisce</a> che &#8220;Centinaia di rifugiati sono ancora prigionieri in Sinai&#8221; e &#8220;vengono sottoposti ad abusi fisici, torture, stupri sistematici, fino alla morte, tutto ciò con l&#39;unico scopo di ottenere decine di migliaia di dollari come prezzo di riscatto per il loro rilascio.&#8221;</p>
<p>Nondimeno, desta particolare preoccupazione un recente servizio della CNN secondo cui sembra in aumento il mercato illegale di organi umani. L&#39;inchiesta riporta le testuali parole di un capo tribù: &#8220;Il traffico di organi è una delle attività più remunerative, seconda solamente a quella delle armi. Porta introiti superiori a quelli dello spaccio di droga e della prostituzione.&#8221;</p>
<p>[Attenzione: il seguente video contiene immagini che potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object id="ep" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="416" height="374"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="movie" value="http://i.cdn.turner.com/cnn/.element/apps/cvp/3.0/swf/cnn_416x234_embed.swf?context=embed_edition&amp;videoId=world/2011/11/03/pleitgen-cfp-organ-trafficking.cnn" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="416" height="374" src="http://i.cdn.turner.com/cnn/.element/apps/cvp/3.0/swf/cnn_416x234_embed.swf?context=embed_edition&amp;videoId=world/2011/11/03/pleitgen-cfp-organ-trafficking.cnn" bgcolor="#000000" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent"></embed></object></p>
<p>israel matzav <a title="blog en" href="http://israelmatzav.blogspot.com/2011/11/they-steal-organs-dont-they.html">commenta così la notizia</a>:</p>
<blockquote><p>Nella nostra regione ha luogo il traffico di organi e la sua pratica si estende lungo tutto il confine Egiziano-Israeliano. Eppure lo avete saputo da sempre, no? Oh, aspetta un momento - non potevate saperlo perché davate retta a Carl Bildt e Donald Bostrom e pensavate che fossero gli ebrei a rubare gli organi. Ebbene, non è così. Sono gli arabi beduini che risiedono nella parte settentrionale della penisola del Sinai. E portano via gli organi ai rifugiati africani.</p></blockquote>
<p><a title="blog en" href="http://blogs.forward.com/the-shmooze/tags/sawarka/">The Jewish Daily Forward rilancia</a> in maniera analoga:</p>
<blockquote><p>Viene più volte denunciata l&#39;attività di contrabbandieri beduini egiziani dediti all&#39;uccisione dei migranti africani che tentano di penetrare in Israele, allo scopo di asportarne gli organi. Per la precisione, i beduini drogano i migranti che non riescono a pagare loro il compenso dovuto, li squartano, fanno man bassa dei loro organi e li abbandonano alla morte nel Sinai.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Il Jerusalem Post fa riferimento ad una inchiesta della CNN che cita una fonte diretta che sostiene che un ospedale del Cairo invia cliniche mobili dotate di attrezzatura all&#39;avanguardia e sottopone i migranti ad indagini mediche per individuare i soggetti adatti all&#39;asportazione di organi sani. Fatto ciò, si passa all&#39;intervento chirurgico, che viene eseguito seduta stante, nel bel mezzo del deserto. I medici pagano alla tribù Sawarka 20 mila dollari e oltre per un organo.</p></blockquote>
<p>In questi periodi di tensione, Jerusalem Diaries è uno dei tanti blog ad aver pubblicato ciò sostiene essere la lettera di un riservista israeliano <a title="lettera en" href="http://jerusalemdiaries.blogspot.com/2011/11/israeli-reservist-writes-from-israel.html">che presta servizio al confine con l&#39;Egitto</a>:</p>
<blockquote><p>Diversi anni fa è iniziato l&#39;esodo dei rifugiati africani attraverso il confine egiziano del Sinai verso Israele, alla ricerca di asilo dopo le atrocità del Darfur. Quel che era iniziato con un esiguo numero di uomini, donne e bambini in fuga dai machete dei Janjaweed e dalla violenza dei fondamentalisti alla ricerca di una vita migliore, si è trasformato in una industria organizzata di traffico umano. In cambio di enormi somme di denaro, a volte risparmi di intere vite pagati alle &#8220;guide&#8221; beduine, a questi profughi si promette che verranno trasportati dal Sudan, dall&#39;Eritrea o qualche altro Paese africano, attraverso l&#39;Egitto e il deserto del Sinai, sino al rifugio sicuro di Israele.</p>
<p>Ascoltiamo sempre più spesso le orribili storie di atrocità patite da questi profughi nel loro viaggio verso la libertà. Sono soggetti e vittime di estorsione, stupro, tortura e persino furto di organi e i loro corpi vengono abbandonati alla decomposizione nel deserto.<br />
Se, per loro fortuna, sono sopravvissuti a questa orribile esperienza il cui prezzo è la libertà, quando li separa da Israele e dal loro traguardo solamente un recinto di filo spinato, si ritrovano a dover fare la grande corsa contro la morte cercando di schivare le pallottole dei soldati egiziani appostati lungo il confine. I soldati egiziani hanno il preciso ordine di colpire a morte chiunque tenti di attraversare il confine dall&#39;Egitto verso Israele. Evento che si verifica immancabilmente ogni notte.</p></blockquote>
<p>Anche Rebel With A Cause, blog egiziano, dimostra <a title="blog en" href="http://rwac-egypt.blogspot.com/2011/11/refugees-in-egypt-forgotten-issue.html">apprensione</a>:</p>
<blockquote><p>Le organizzazioni egiziane per i diritti umani avevano già manifestato in passato la loro proccupazione per le torture, gli stupri e il traffico di organi ai danni dei rifugiati africani in Sinai, ma gli ufficiali si erano rifiutati di ammettere la cosa o di prendere alcun provvedimento al riguardo.<br />
La situazione non sembra mutare e il nostro governo non vuole intervenire per far cessare questa tragedia.</p>
<p>Purtroppo abbiamo avuto brutte esperienze nel gestire i rifugiati in Egitto. Costoro lasciano i loro Paesi in fuga da guerre, persecuzioni o condizioni economiche terribili per far fronte a ulteriori avversità in Egitto.[&#8230;]</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Questa situazione tragica non può durare. Il governo deve prendere posizione e metter fine a queste gravi violazioni. È orribile che questi uomini, donne e bambini fuggano dal loro Paese per salvarsi la vita e si ritrovino in condizioni altrettanto difficili se non peggiori. Occorre maggiore attenzione per i rifugiati e la loro situazione, e  si dovrebbe metter fine alle atrocità che li attanagliano.</p></blockquote>
<div id="attachment_275102" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a title="traduzione" href="http://www.demotix.com/photo/939688/protest-against-israeli-trafficking-eritrean-refugees-organs"><img class="size-medium wp-image-275102" title="Dimostranti di fronte alla ambasciata USA protestano contro il traffico illegale di rifugiati eritrei uccisi, si presume, mentre attraversavano il Sinai." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/12/organ-Sinai-375x280.jpg" alt="Proteste davanti all'ambasciata USA protestano contro il traffico illegale di rifugiati eritrei uccisi, si presume, mentre attraversavano il Sinai. Immagine di carlos van as, copyright Demotix (25/11/11). " width="375" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste davanti all&#39;ambasciata USA contro il traffico illegale di rifugiati eritrei uccisi, si presume, mentre attraversavano il Sinai. Immagine di carlos van as, copyright Demotix </p></div>
<p><a title="petizione en" href="http://forcechange.com/9512/stop-organ-trafficking-of-refugees-in-egypt/">Qui è possibile firmare la petizione</a> contro il traffico di organi dei rifugiati in Egitto.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/' title='elenca tutti gli articoli di Onnik Krikorian'>Onnik Krikorian</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elena-marrone/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Elena Marrone'>Elena Marrone</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/12/05/egypt-trafficking-of-refugee-organs-in-sinai/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/12/egitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F&#038;text=Egitto%3A+traffico+di+organi+umani+ai+danni+di+rifugiati+nel+Sinai&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F&#038;title=Egitto%3A+traffico+di+organi+umani+ai+danni+di+rifugiati+nel+Sinai' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F&#038;title=Egitto%3A+traffico+di+organi+umani+ai+danni+di+rifugiati+nel+Sinai' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F&#038;title=Egitto%3A+traffico+di+organi+umani+ai+danni+di+rifugiati+nel+Sinai' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F12%2Fegitto-traffico-di-organi-umani-ai-danni-di-rifugiati-nel-sinai%2F&#038;title=Egitto%3A+traffico+di+organi+umani+ai+danni+di+rifugiati+nel+Sinai' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Kenya: Dadaab, il campo profughi più affollato del mondo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/11/kenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2011/11/kenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Schillaci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>
		<category><![CDATA[Disastri]]></category>
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		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Drammatica la situazione nel campo profughi più affollato del mondo: ospita 450.000 le persone (la maggioranza dei quali fuggiti dalla siccità e dalla guerra civile scoppiata in Somalia nel 1991), mentre altri 1.500 ne arrivano ogni giorno e l'imminente stagione delle piogge non farà che peggiorare le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una fotografia aerea del campo profughi di Dadaab, in Kenya, uno dei più affollati al mondo, <a title="Vai alla foto sul profilo Flickr di Oxfam International" href="http://www.flickr.com/photos/oxfam/6302151099/in/set-72157627052351725">postata su Flickr da Oxfam International</a>, mostra quanto il problema degli sfollati possa essere grave. Nel campo vivono 450.000 rifugiati, la maggioranza dei quali <a title="Leggi l'articolo su Global Voice in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2011/08/25/somalia-food-security-emergency-spreads-despite-aid/">fuggiti dalla siccità</a> [en, <em>come gli altri link eccetto ove diversamente indicato</em>] e dalla guerra civile scoppiata in Somalia nel 1991. Altri 1.500 profughi arrivano ogni giorno.</p>
<p>Nella speranza di trovare tregua dal conflitto, dalla carestia e dai disastri naturali, si stima che il 75% di tutti i rifugiati vivano in Paesi confinanti con il proprio, dando vita a una crisi umanitaria che sfrutta al massimo le risorse dei governi ospitanti e delle organizzazioni internazionali.</p>
<div id="attachment_270818" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/oxfam/6302151099/in/set-72157627052351725"><img class="size-full wp-image-270818" title="Vista aerea del campo profughi di Dadaab" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/11/dabaab.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Vista aerea di Dadaab, il campo profughi più affollato al mondo © Oxfam International</p></div>
<p>L&#39;organizzazione di soccorso internazionale non si limita a diffondere informazioni e immagini riguardo la situazione del campo tramite Twitter e Flickr, ma posta anche un filmato su Youtube, realizzato dall&#39;attrice e ambasciatrice Oxfam Scarlett Johansson.</p>
<div class="youtube-video" style="text-align: center;" title="Vai al video su YouTube prima parte"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/0pkjz2TTljc?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="youtube-video" style="text-align: center;" title="Vai al video su YouTube seconda parte"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/4hc3gFY3bUY?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="youtube-video" style="text-align: center;" title="Vai al video su YouTube terza parte"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/_Jy3pYcCRUI?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Chiaramente, la gravità della situazione a Dadaab è tale che Oxfam non è la sola organizzazione internazionale presente all&#39;interno del campo. Amy Burke, un&#39;operatrice umanitaria del <a title="Vai al sito ufficiale del Lutheran World Relief in inglese" href="http://lwr.org/site/lookup.asp?c=dmJXKiOYJgI6G&amp;b=6319053">Lutheran World Relief</a>, fornisce aggiornamenti regolari sul <a title="vai al blog del Lutheran World Relief in inglese" href="http://blog.lwr.org/2011/09/photo-friday-refuge-in-dadaab/">blog</a> dell&#39;organizzazione.</p>
<div id="attachment_271015" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://blog.lwr.org/2011/09/photo-friday-refuge-in-dadaab/"><img class="size-full wp-image-271015" title="Rifugiati a Dadaab" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/11/110822_Dadaab_0408-hand-on-gate-e1321552993249.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Rifugiati a Dadaab © Lutheran World Relief</p></div>
<blockquote><p>La peggiore siccità degli ultimi 60 anni ha lasciato milioni di persone sull&#39;orlo della morte per fame. Le coltivazioni sono state decimate, così come il bestiame. Rimaste senza mezzi di sussistenza, decine di migliaia di persone si sono accalcate a Dadaab, in Kenya - il campo profughi più affollato al mondo.</p></blockquote>
<p>Diverse le testate che parlano dell&#39;epidemia di colera diffusasi nel campo, <a title="Leggi il post sul blog del Lutheran World Relief" href="http://blog.lwr.org/2011/11/photo-friday-the-coming-rain/">pericolo sottolineato già all&#39;inizio di novembre</a> da Burke.</p>
<blockquote><p>Stanno arrivando le piogge.</p>
<p>Può sembrare estremamente positivo per i rifugiati dell&#39;Africa orientale, che hanno patito una grave siccità nel Corno d&#39;Africa durante lo scorso anno. Ma le piogge, portatrici di nuova vita e rinascita, causano anche abbaondanza di malattie. Si stima che circa 75.000 persone solamente a Dadaab potrebbero ammalarsi per il diffondersi di malattie trasmissibili attraverso l&#39;acqua.</p></blockquote>
<p>Testimonianze come quella di Burke sono decisive per far trapelare informazioni sulla condizione del campo quando l&#39;attenzione mediatica tende a<a title="Leggi il post sul blog di Luteran World Relief in inglese" href="http://blog.lwr.org/2011/09/photo-friday-a-forgotten-crisis/"> spegnersi</a>.</p>
<blockquote><p>I titoli in prima pagina sono finiti. La lotta tace. Solo la crisi rimane.</p>
<p>Sebbene la siccità in Africa orientale e il trasferimento in massa di centinaia di migliaia di persone nei sovraffollati campi profughi a Dadaab siano scomparsi dalle prime pagine dei giornali, la situazione è ancora estremamente disperata.</p>
<p>I rifugiati sono persone in carne e ossa, non semplici statistiche. Ognuno dei 400.000 residenti a Dadaab è una persona reale, con una vita reale e con bisogni reali, ma spesso ci dimentichiamo della loro difficile condizione credendo che non c&#39;è nulla che possiamo fare.</p></blockquote>
<div id="attachment_271036" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://blog.lwr.org/2011/09/photo-friday-a-forgotten-crisis/"><img class="size-full wp-image-271036" title="Rifugiati di Dadaab, una crisi dimenticata" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/11/110823_Dadaab_0080-e1321555761905.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Una crisi dimenticata © Lutheran World Relief</p></div>
<p>Probabilmente è questa la ragione che spinge Burke a fare una descrizione più umana della vita nel campo, sottolineando storie personali che molti al di fuori di Dadaab <a title="Leggi il post sul blog Luteran World Relief in inglese" href="http://blog.lwr.org/2011/10/east-african-refugees-strength-from-love/">considerebbero storie di valore e coraggio</a>.</p>
<blockquote><p>Ambiya viveva in Somalia con la figlia, la madre e la nonna. A causa della prolungata siccità e del diffondersi della carestia nel paese, era necessario scappare verso luoghi più sicuri. Purtroppo non era nelle condizioni di poter partire; dopo aver mangiato poco e niente per 18 giorni, la ventenne Ambiya ha dato alla luce suo figlio Hamza.</p>
<p>[&#8230;] Essere una neo mamma non è semplice; fare in modo che il tuo bambino sia in salute, al sicuro e che i suoi bisogni siano soddisfatti è una responsabilità a tempo pieno. Tutto ciò è già abbastanza stressante, senza aggiungere la necessità di abbandonare il proprio paese, camminare per almeno una settimana, perdere ogni bene materiale a causa della siccità e arrivare in un posto nuovo dove iniziare una nuova vita possedendo nient&#39;altro che i propri vestiti.</p>
<p>Senza perdere tempo, il giorno dopo aver partorito, Ambiya è partita con il neonato, la figlia, la madre e la nonna per il lungo viaggio dalla Somalia al Kenya. L&#39;unico obiettivo della maggior parte delle persone è quello di sopravvivere al viaggio - nobile, ma spesso ambiziosa speranza. Per Ambiya, l&#39;obiettivo era quello di far giungere vivi a Dadaab tutti i membri della sua famiglia, in particolar modo il figlio nato da un solo giorno.</p>
<p>[&#8230;] Il problema che nasce dal prendere le distanze dalla sua storia e dalla sua impresa è che si tende a romanzarla. Ambiya è una persona reale che ha tenuto duro durante quella che probabilmente è stata l&#39;esperienza più ardua della sua vita. Rappresenta la forza autentica. Il suo atto è stato reale ed è emblematico di come l&#39;amore e la forza di una madre vadano oltre la logica e l&#39;istinto di autoconservazione fino a diventare abnegazione di sé.</p></blockquote>
<div id="attachment_271021" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://blog.lwr.org/2011/10/east-african-refugees-strength-from-love/"><img class="size-full wp-image-271021" title="Rifugiati dell'Africa orientale: la forza dell'amore" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/11/110823_Dadaab_0291-e1321553922904.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Rifugiati dell&#39;Africa orientale: la forza dell&#39;amore © Lutheran World Relief</p></div>
<p>I post di Burke testimoniano anche la <a title="Leggi il post sul blog Luteran World Relief in inglese" href="http://blog.lwr.org/2011/09/photo-friday-community-building/">creazione di vere e proprie comunità</a> da parte dei rifugiati e i <a title="Leggi il post sul blog Luteran World Relief in inglese" href="http://blog.lwr.org/2011/11/photo-friday-the-markets-of-dadaab/">tentativi di guadagnarsi da vivere</a>.</p>
<blockquote><p>I rifugiati un tempo artigiani, sarti, contadini, etc. hanno trovato dei modi per utilizzare le proprie abilità, scambiando risorse all&#39;interno delle loro nuove comunità a Dadaab.</p>
<p>Sebbene l&#39;aiuto umanitario rimanga una componente necessaria per il sostentamento di coloro che vivono a Dadaab, il sorgere dei mercati aiuta i rifugiati a trovare mezzi per soddisfare i propri bisogni.</p>
<p>Si commercia in grande quantità: i pochi fortunati che ancora posseggono bestiame vendono latte e formaggi, i sarti realizzano indumenti con pochi scampoli di tessuto, gli intrecciatori di cesti hanno ripreso la propria attività e chiunque abbia i mezzi per comprare sementi coltiva un terreno e vende gli ortaggi, etc.</p>
<p>I mercati hanno contribuito a migliorare i mezzi di sussistenza individuali, a costruire una comunità più vasta e a garantire un più facile accesso ad alcune risorse. Grazie al recente afflusso di persone e di nuovi beni commerciabili, i mercati stanno fiorendo - creando a Dadaab una piccola economia interna.</p></blockquote>
<p>Allo stesso scopo, la produttrice multimediale Natasha Elkington, collaboratrice di Reuters, ha realizzato <a title="Leggi l'articolo sul Photographers Blog di Reuters" href="http://blogs.reuters.com/photographers-blog/2011/10/25/the-children-of-dadaab-life-through-the-lens/">un filmato sulla vita nel campo</a>.</p>
<blockquote><p>Volevo vedere se era possibile raccontare la loro storia da un punto di vista differente, mostrando la loro vita quotidiana invece di fissare l&#39;obiettivo sui corpi scheletrici e gli occhi gonfi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>[&#8230;] Molti bambini a Dadaab stanno morendo. Altri, nonostante abitino nel campo profughi più antico al mondo, vivono la propria infanzia; giocano, vanno a scuola, si prendono cura dei propri fratelli e sorelle e vanno a prendere l&#39;acqua per le proprie famiglie. Volevo incorporare tutti questi aspetti della vita dei bambini di Dadaab in questo progetto.</p></blockquote>
<div class="youtube-video" style="text-align: center;" title="Video su Youtube"><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/GVUJpUMwDro?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Secondo l&#39;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il numero di rifugiati in tutto il mondo ha raggiunto la cifra di 43,7 milioni, la più alta in 15 anni. Anche il numero di sfollati che rimangono all&#39;interno dei propri paesi è salito, raggiungendo la cifra di 27,5 milioni alla fine del 2010.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/' title='elenca tutti gli articoli di Onnik Krikorian'>Onnik Krikorian</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/irene-schillaci/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Irene Schillaci'>Irene Schillaci</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/11/22/kenya-life-in-dadaab-the-worlds-largest-refugee-camp/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/11/kenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F&#038;text=Kenya%3A+Dadaab%2C+il+campo+profughi+pi%C3%B9+affollato+del+mondo&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F&#038;title=Kenya%3A+Dadaab%2C+il+campo+profughi+pi%C3%B9+affollato+del+mondo' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F&#038;title=Kenya%3A+Dadaab%2C+il+campo+profughi+pi%C3%B9+affollato+del+mondo' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F&#038;title=Kenya%3A+Dadaab%2C+il+campo+profughi+pi%C3%B9+affollato+del+mondo' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F11%2Fkenya-dadaab-il-campo-profughi-piu-affollato-del-mondo%2F&#038;title=Kenya%3A+Dadaab%2C+il+campo+profughi+pi%C3%B9+affollato+del+mondo' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Libano: il massacro di Sabra e Shatila 29 anni dopo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/10/libano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2011/10/libano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nijmi Edres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra & conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente & Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=46976</guid>
		<description><![CDATA[Il 16 settembre scorso i netizen di tutto il mondo hanno condiviso riflessioni e perplessità commemorando l'anniversario del massacro di Sabra e Shatila, i due campi profughi palestinesi di Beirut ovest (all'epoca dei fatti sotto supervisione israeliana) messi a ferro e fuoco dai falangisti libanesi nel 1982.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 settembre scorso è stato commemorato il 29° anniversario del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabra_e_Shatila">massacro di Sabra e Shatila</a>, l&#39;evento più cruento nella storia del conflitto israelo-palestinese, il quale dura ormai da più di sessant&#39;anni.</p>
<p>Il 16 settembre del 1982, i miliziani falangisti libanesi, coperti alle spalle da militari israeliani (in arabo: <em>al-Kataeb</em>) entrarono nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, situati nella parte occidentale della città di Beirut compiendo un massacro senza precedenti. Le uccisioni furono indiscriminate, nemmeno l&#39;età e il sesso vennero presi in considerazione: anziani, donne, bambini e perfino neonati furono facili prede.</p>
<div id="attachment_254629" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a rel="attachment wp-att-254629" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=254629"><img class="size-medium wp-image-254629 " title="Su concessione di Mondoweiss" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/09/Sabra-and-Shatila-375x249.jpg" alt="Su concessione di Mondoweiss" width="375" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Su concessione di Mondoweiss</p></div>
<p>La cifra esatta dei palestinesi uccisi non è mai stata stabilita: secondo le stime il numero dei morti sarebbe compreso tra gli 800 e i 3500 individui, i cui corpi, testimonianze della distruzione operata dai falangisti, in alcuni casi non furono mai ritrovati.</p>
<p>Il massacro si consumò sotto gli occhi dei soldati israeliani i quali, avendo assunto il controllo di Beirut ovest e la responsabilità di vigilare sulle entrate ai campi profughi, facilitarono l&#39;operazione agli alleati libanesi rischiarando il cielo notturno con dei bengala.</p>
<p>Una commissione di inchiesta israeliana, la <a title="Pagina in inglese da Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sabra_and_Chatila_massacre#Sharon_.22personal_responsibility.22">Commissione Khan</a> [<em>en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato</em>], giudicò il Ministro della Difesa dello Stato di Israele, Ariel Sharon, personalmente responsabile dell&#39;accaduto, chiedendone le dimissioni dal Governo israeliano.</p>
<p>Venerdì 16 settembre il web è stato invaso da tribuiti in memoria delle vittime del massacro.</p>
<p><a title="Blog in inglese" href="http://desertpeace.wordpress.com/2011/09/16/sabra-and-shatila-zionists-changing-history-by-erasing-it/">DesertPeace</a> ha commemorato l&#39;accaduto condividendo un video [attenzione: il video contiene immagini impressionanti]:</p>
<p style="text-align: center;"><object width="500" height="375"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kvj9JLVRuDI?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/kvj9JLVRuDI?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="375" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il blog politico <a title="Blog in inglese" href="http://pulsemedia.org/2009/09/17/sabra-and-shatila/">Pulse</a><em>, </em>ha ripercorso la storia dell&#39;orribile tragedia:</p>
<blockquote><p>Erano le sei di giovedì sera. Durante la prima incursione trecentoventi uomini furono trascinati in trenta furgoni. Quattro squadre fecero irruzione da quattro diversi punti di accesso al campo. Queste squadre erano composte dagli uomini più sanguinari, quelli che godevano maggiormente delle violenze perpetrate, i più avezzi alla battaglia, i più saturi di rabbia, uomini che avevano bisogno di alzare ogni volta il livello delle proprie atrocità per scuotere i loro sensi ormai assuefatti alla guerra. Sempre più selvaggi, sempre più crudeli.</p>
<p>Israele illuminò loro il cielo. I bengala bianchi di fosforo si arrampicarono verso l&#39;alto ballando, poi un fuoco, come un sole orribile, si incendiò sopra il tetto, un sole che esplodeva di rabbia, mentre i bambini dormivano&#8230;</p>
<p>Senza nessun riguardo uccisero anche i bambini più piccoli e le loro fastidiose madri. Poi furono grida e corse. Casa per casa, arrivarono fino alle stanze più nascoste, alle mura più estreme. Un duro lavoro. Presto iniziarono a colpire i bersagli con più attenzione, praticando con gusto quel macabro sport, sfregiando, squarciando e accoltellando. Tracannavano whisky e araq, sniffavano cocaina sulla carne viva e sulle lame dei coltelli. Per tutta la notte, quel giovedì, i bulldozer abbatterono gli edifici prossimi all&#39;entrata del campo, mentre una macchina scavava fosse. Ululando e sparando attraversavano correndo ogni strada del campo. La gente si chiudeva in casa, in attesa. Mormoravano cercando di prevedere in quale direzione sarebbe proseguito il massacro o accampando scuse per giustificare il frastuono. Alcuni ancora non si rendevano conto della sua estensione, o non volevano crederci. Il mattino avrebbe mostrato loro la dura realtà.</p>
<p>Si rannicchiavano nel buio più nero. Fuori il sole notturno bruciava, nei nascondigli nemmeno la flebile luce di una candela. Buio, oscuro quanto l&#39;ignoranza. Poi l&#39;alba portò con sè l&#39;odore del fumo e del sangue.</p>
<p>Venerdì il massacro si intensificò. Raggiunse la sua massima ferocia nell&#39;area del Gaza Hospital. Finalmente, intorno alle 8 di sabato mattina, gli scontri andarono scemando. Una follia durata più di 36 ore.</p></blockquote>
<p>Christof Lehmann offre il suo tributo su <a title="Blog in inglese" href="http://sabbah.biz/mt/archives/2011/09/16/sabra-shatila-massacre/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+SabbahsBlog+%28Sabbah+Report%29">Sabbah Report</a>:</p>
<blockquote><p>Sono passati 29 anni, dio mio. Non vi dimenticherò mai, persone meravigliose. Non dimenticherò nemmeno la crudeltà e la compassione portate agli estremi, le brutture e la bellezza, le ghigna e le risate mentre assassinavano senza nessun rispetto per l&#39;umanità e la vita, qualcosa di impossibile da comprendere. Non dimenticherò mai le lacrime e i pianti di disperazione più profonda, le sofferenze a cui nessun essere umano, e nemmeno nessun animale, dovrebbe essere sottoposto. Nei giorni di terrore condivisi, imparari la più grande lezione di umanità e potei conoscere la più profonda bellezza dello spirito collettivo palestinese, che a tratti faticavo a sopportare.</p>
<p>Confuso? Si, lo sono.</p>
<p>Nonostante siano passati 29 anni, ancora non riesco a capire fino in fondo l&#39;effetto che questa esperienza abbia avuto su di me o su di voi. Io, almeno, ebbi il privilegio di andarmene da lì non appena fu possibile venir fuori dalle rovine di Sabra e Shatila.  Voi no. Questo mi ha rattristato profondamente. Così profondamente da impedirmi di riuscire ad affrontare nuovamente i demoni del ricordo e la mia coscienza, così sporca dopo avervi lasciato lì. Ci sono così tante cose che non capisco legate al fatto che vi abbia abbandonati in quello stato, presi a calci, sanguinanti nel corpo e nell&#39;anima. Vetri rotti che brillano come diamanti al sole, gridando di disperazione &#8220;lasciateci vivere in pace&#8221;. Questa è l&#39;unica cosa che so con assoluta certezza:</p>
<p>né io, né voi, né nessun altro uomo dovrebbe sperimentare la crudeltà della pura malvagità sguinzagliata in quel modo, e finché avrò vita farò qualsiasi cosa in mio potere affinché esperienze terrificanti come quella di Sabra e Shatila non si ripetano.</p>
<p>Come potete vedere, sono un completo fallimento.</p></blockquote>
<p>David Samel ha richiamato l&#39;attenzione su altri crimini commessi dall&#39;esercito israeliano durante l&#39;invasione in Libano del 1982, pubblicando un commento su <a title="Blog in inglese" href="http://mondoweiss.net/2011/09/on-the-29th-anniversary-of-the-sabra-and-shatila-massacre.html">Mondoweiss</a>:</p>
<blockquote><p>per quanto terribili furono queste atrocità, esse rappresentarono solo la ciliegina sulla torta dell&#39;invasione israeliana in Libano nel giugno 1982, un&#39;invasione giustificata da un falso pretesto e che causò la morte di un numero compreso tra i 15.000 e i 20.000 individui, libanesi e palestinesi. A dire il vero gli israeliani &#8220;liberali&#8221; citano Sabra e Shatila a dimostrazione di quanto progressista sia il loro Paese. Al di là di tutto, centinaia di migliaia di israeliani manifestarono contro il massacro e la Commissione Khan giudicò due pesci grossi, come Sharon ed Eitan, indirettamente responsabili. Il film &#8220;Valzer con Bashir&#8221; ha dato voce ai sensi di colpa e ai ricordi che i veterani israeliani  cercano drammaticamente di affrontare. Tuttavia, l&#39;intera estate del 1982 fu caratterizzata da continui atti di barbarie, ancor più di quanto accadde nella guerra in Libano del 2006 o, più di recente, durante le invasioni e i bombardamenti combinati del 2008-2009 a Gaza. Crimini impuniti, perchè Begin e Sharon, ormai deceduti (nel caso di Sharon solo virtualmente), non furono mai chiamati a rispondere delle uccisioni di massa e del terrorismo di Stato.</p></blockquote>
<p>Su <a title="Blog in inglese" href="http://bodyontheline.wordpress.com/2009/09/19/against-anniversaries/">Body on the Line</a> Marcy Newman sostiene che celebrare l&#39;anniversario sia cosa vana se nel frattempo non si affrontano le difficili condizioni di vita dei rifugiati palestinesi:</p>
<blockquote><p>quello che mi preoccupa di tutto questo è il fatto che tutti commemorino l&#39;anniversario del massacro di Sabra e Shatila mentre nessuno sembra ricordare la distruzione del campo profughi di Nahr el Bared. È piuttosto conveniente per Mitchell e per i suoi seguaci libanesi parlare del problema dei rifugiati palestinesi, ma state pur certi che non rilasceranno nessuna dichiarazione in merito alla questione del loro diritto al ritorno. Per i palestinesi di Nahr el Bared ora il diritto al ritorno è un &#8220;doppio&#8221; diritto: diritto di ritorno al loro campo e, secondariamente, di ritorno in Palestina. Se solo questo primo passo potesse essere saltato e potessero tornare alle proprie case immediatamente!</p>
<p>È per questo che credo di essere contraria agli anniversari. In senso ideale, gli anniversari dovrebbero essere momenti utili a riflettere in merito a una persona/un popolo/un evento. Dovrebbero aiutare ad agire in modo da riuscire a onorare questa memoria. L&#39;unico vero modo per onorare la memoria del massacro del 1982 o della distruzione di Nahr el Bared del 2007 è combattere per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Ma nessuno parla di questo, come non si sta parlando della ricostruzione di Nahr el Bared.</p></blockquote>
<p>Anche su Twitter, numerosi commenti in memoria dell&#39;accaduto:</p>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/motantawi/status/114792704398983168">@motantawi</a>: una tragedia è una tragedia. Il ricordo dell&#39;11 settembre non supera o cancella la memoria del massacro di Sabra e Shatila. Perché fare dei paragoni?</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/rida_faisal/status/114778409078493184">@rida_faisal</a>: perché le vittime di Sabra e Shatila non vengono ricordate con una cerimonia di commemorazione di massa? E la copertura mediatica? Giusto, non è sangue americano.</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/HamzehLattouf/status/114748251206467584">@HamzehLattouf</a>: Sabra e Shatila rappresentano crimini orribili, crimini commessi dal &#8220;mondo civilizzato&#8221; per permettere agli assassini di farla franca</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/fadiseikaly/status/114729378256125953">@fadiseikaly</a>: ecco qui i miei 140 caratteri dedicati alle vittime di Sabra e Shatila del 1982. Spero che Sharon, nel suo coma, veda i loro volti ogni giorno.</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/omerrcelik/status/114590297001959424">@omerrcelik</a>: oggi si commemora il ventinovesimo anniversario del massacro di Sabra e Shatila. Il giorno di uno dei più brutali attacchi mai commessi nella storia, portato a compimento da Israele</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/IamDiijah/status/114472486078386177">@IamDiijah</a>: il mondo non osserverà un minuto di silenzio in memoria delle 3.500 vittime palestinesi innocenti di Sabra e Shatila</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/KShihabi/status/114381061017972737">@KShihabi</a>: massacro di Sabra e Shatila 16-19/9/1982&#8230;nessuno ha ancora pagato</p></blockquote>
<blockquote><p><a title="Post originale in inglese su Twitter" href="http://twitter.com/#!/hamna_/status/114306503283982336">@hamna_</a>: domani, 16-17 settembre, si commemora il massacro di Sabra e Shatila ma, di certo, non sarà ricordato come è stato ricordato l&#39;11 settembre.</p></blockquote>
<p>Nonostante il ricordo di Sabra e Shatila sia molto diffuso attravero i social media, la blogosfera libanese rimane pressochè muta in merito al massacro.</p>
<p>Come già accaduto per l&#39;intera guerra civile libanese, molti libanesi hanno scelto la via del silenzio, come risulta evidente dalla quasi completa mancanza di allusioni e riferimenti all&#39;anniversario di Sabra e Shatila sul web.</p>
<p>Per molti libanesi la guerra civile e le sue atrocità continuano a essere un cupo ricordo da evitare per non riaprire ferite ancora troppo dolorose.</p>
<p>La vita prosegue quindi nella sua normalità, ignara dei crimini commessi contro l&#39;umanità, in alcune occasioni proprio sul suolo libanese.</p>
<p>Di fatto, fino ad oggi, nessun libanese colpevole del massacro di Sabra e Shatila o di qualsiasi massacro occorso durante la guerra civile libanese è mai stato condotto davanti a un tribunale.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/antoun-issa/' title='elenca tutti gli articoli di Antoun Issa'>Antoun Issa</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/nijmi-edres/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Nijmi Edres'>Nijmi Edres</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/09/17/lebanon-sabra-and-chatila-massacre-remembered-29-years-on/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/10/libano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F&#038;text=Libano%3A+il+massacro+di+Sabra+e+Shatila+29+anni+dopo&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F&#038;title=Libano%3A+il+massacro+di+Sabra+e+Shatila+29+anni+dopo' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F&#038;title=Libano%3A+il+massacro+di+Sabra+e+Shatila+29+anni+dopo' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F&#038;title=Libano%3A+il+massacro+di+Sabra+e+Shatila+29+anni+dopo' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F10%2Flibano-il-massacro-di-sabra-e-shatila-29-anni-dopo%2F&#038;title=Libano%3A+il+massacro+di+Sabra+e+Shatila+29+anni+dopo' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Cina: chi l&#039;avrebbe detto che i libici odiavano Gheddafi?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 14:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nijmi Edres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia orientale]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei più noti analisti militari cinesi ha trasformato la posizione ufficiale del governo sulla guerra in Libia in una barzelletta. Poiché il sostegno della Cina a Gheddafi potrebbe costare molto caro in termini economici e politici, i netizen cinesi chiedono che il governo di Pechino tragga finalmente insegnamento dai propri errori strategici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zhang Zhaozhong è la versione cinese di ciò che il giornalista <a title="Pagina da Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Lauren_Friedman">Thomas Friedman</a> [it, <em>come gli altri link, eccetto ove indicato diversamente</em>] è per gli Stati Uniti: Zhang è un celebre professore dell&#39;Università per la Difesa Nazionale del PLA [Esercito di Liberazione Popolare], contrammiraglio della <a title="Pagina da Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zh%C5%8Dnggu%C3%B3_R%C3%A9nm%C3%ADn_Ji%C4%9Bf%C3%A0ngj%C5%ABn_H%C7%8Eij%C5%ABn">marina dell&#39;Esercito di Liberazione Popolare</a>, commentatore esperto di questioni militari per <a title="Pagina da Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/CCTV_%28azienda%29">CCTV</a> [Televisione Centrale Cinese] e altri media, con<a title="Biografia di Zhang Zhaozhong in inglese" href="http://zzzmilitary.com/Biography.php"> moltissimi fan</a> [en] e una reputazione singolare: quella di sbagliare ogni pronostico sugli sviluppi futuri dei conflitti militari in atto, dovendo poi rivedere le proprie ipotesi una volta che i fatti dimostrano che ciò che accade è esattamente il contrario di quanto predetto.</p>
<div id="attachment_250753" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/08/zhangzhaozhong3.jpg"><img class="size-medium wp-image-250753" title="Zhang Zhaozhong" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/08/zhangzhaozhong3-233x300.jpg" alt="Zhang Zhaozhong" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Zhang Zhaozhong</p></div>
<p>Quando nel 2003 gli Stati Uniti invasero l&#39;Iraq, Zhang comunicò alla stampa che gli invasori sarebbero sicuramente rimasti in Iraq per anni, coinvolti in una lunga guerra di logoramento. In un&#39;<a title="Post originale in inglese-CCTV english channel" href="http://www.cctv.com/english/news/TVNews/NoonNews/20030411/100708.html">intervista rilasciata a CCTV</a> [en], Zhang dichiarò che il popolo copriva le spalle alla famiglia Hussein e che l&#39;esercito iracheno era sufficientemente ben armato per poter sconfiggere gli eserciti dei quattro Paesi che avevano inizialmente preso parte all&#39;invasione. Baghdad cadde il giorno seguente, mentre  gli iracheni bruciavano immagini di Saddam per le strade.</p>
<p>Con le <a title="Post in inglese-Global Voices Online" href="http://globalvoicesonline.org/specialcoverage/libya-uprising-2011/">insurrezioni in Libia</a> [en], <a title="Post originale in inglese" href="http://www.fangkc.com/2011/03/who-are-old-friends-of-the-chinese-people/">“amica di lunga data del popolo cinese”</a> [en], uno dei focus principali per i media cinesi (una <a title="Blog in cinese" href="http://club.kdnet.net/">conversazione su BBS</a> [zh], che segue gli sviluppi della situazione in Libia, ha riunito più di 5000 pagine di commenti dalla fine di maggio 2011), Zhang è tornato sotto le luci dei riflettori. La causa? Un&#39;intervista rilasciata a CCTV all&#39;inizio del mese di agosto. Questa volta gli utenti cinesi di Internet si sono chiesti come una personalità di così alto rango potesse sbagliarsi così clamorosamente. La risposta? Sta solo facendo il suo lavoro.</p>
<blockquote><p>卡扎菲已经坚持了5个月，我认为再坚持到明年这时候也不成问题。</p></blockquote>
<div class="translation">Gheddafi ha già resistito per cinque mesi, non credo che per lui sarà un problema resistere ancora un anno.</div>
<p>Come <a title="Post originale in cinese" href="http://weibo.com/1237064237/xl6tkyECd">ha sottolineato su Weibo</a> [zh] l&#39;editorialista Xin Haiguang, opinionista per diverse testate nazionali:</p>
<blockquote><p>著名军事理论家张召忠少将在电视上话音未落，卡扎菲就垮了台，当年伊战时也是如此&#8230;一般人弄个预言错误也没啥，但老张身份不同，他这种级别的国家军事智囊估计中国没多少，老这种水平，一旦影响高层决策，国家损失不是一点半点啊。</p></blockquote>
<div class="translation">il noto stratega militare e contrammiraglio Zhang Zhaozhong si dilunga ancora in discorsi alla TV mentre Gheddafi è già stato sconfitto- esattamente come successe con la guerra in Iraq. Un pronostico sbagliato non è una tragedia, ma se a farlo è Zhang le cose cambiano. Sicuramente in Cina non ci sono molti esperti militari alla sua altezza, tuttavia dato il livello di competenza di Zhang, se egli influenzasse i piani alti della politica, il danno al Paese sarebbe considerevole.</div>
<div id="attachment_250755" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://weibo.com/1999386672/xkBLwdMIh"><img class="size-medium wp-image-250755 " title="Zhang Zhaozhong" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/08/zhangzhaozhong4-375x275.jpg" alt="Zhang Zhaozhong" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Zhang Zhaozhong</p></div>
<p>Ed ecco i commenti dei lettori:</p>
<blockquote><p>千山万岳 他得存在就是为了迷惑对手，看来他的工作很成功(8月25日 15:22)</p>
<p>徐启胜 哈哈，我记得03年的时候，他说美军攻陷巴格达也没事。 伊拉克军民会坚持巷战，坚持很久。谁知道，第二天政府垮台，老百姓强政府财产。这哥们的话，听听而已，不知道他是真不懂还是和谐发言。(8月25日 15:23)</p>
<p>郑老师说 幕僚是不允许上电视的。。。(8月25日 15:25)</p>
<p>Hugo羽軍 你听到的，和他给决策层分析的，根本不是一回事(8月25日 15:55)</p>
<p>韩砫1 他就是个军队王勇平，其实他不傻，而是为了生活装傻。(8月25日 19:44)</p>
<p>老湿和尚6世 好吧,张将军已经在电视上活跃好多年了,谁能预测一下,他还能再活跃几年? (8月25日 20:06)</p>
<p>春霁秋髓 我认为张将军再活跃到明年这个时候不是问题(8月25日 20:20)</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>-E&#39; utile solo per confondere il nemico, e sembra ci riesca abbastanza bene!</p>
<p>-ahah! Ricordo quando nel 2003 disse che il fatto che gli americani avessero preso Baghdad non era un problema, perché i soldati iracheni avrebbero continuato a portare avanti azioni di guerriglia per molto tempo. Chi avrebbe immaginato che il governo sarebbe caduto il giorno seguente e che la gente avrebbe fatto incetta di tutti i beni governativi! Potete anche stare a sentire quello che dice questo tizio, ma non saprei dirvi se lo dice per stupidità o perché segue la linea della <a title="Post originale da Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harmonious_society">società armoniosa</a> [en].</p>
<p>-i consiglieri politici del partito non possono apparire in televisione&#8230;</p>
<p>-le analisi che fornisce ai decisionisti politici non hanno niente a che fare con ciò che dice in TV.</p>
<p>-è la versione militare di <a title="Post originale in inglese" href="http://blog.hiddenharmonies.org/tag/wang-yongping/">Wang Yongping</a> [en]: non è stupido, ma si comporta da stupido per sopravvivere</p>
<p>-ok, il vecchio ammiraglio appare in TV da diversi anni, secondo voi per quanto ancora riuscirà a resistere?</p>
<p>-non credo che per il contrammiraglio Zhang sarà un problema resistere ancora un anno.</p>
</div>
<div id="attachment_250752" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://weibo.com/1797162914/xkEPI8uD9"><img class="size-medium wp-image-250752 " title="Zhang Zhaozhong" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/08/zhangzhaozhong2-375x283.jpg" alt="Zhang Zhaozhong" width="300" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Zhang Zhaozhong</p></div>
<blockquote><p>利反对派斋月结束前攻入首都可能性较低，说不定卡扎菲的寿命比萨科齐和奥巴马还长</p></blockquote>
<div class="translation">Le possibilità che i ribelli libici entrino nella capitale prima della <a title="Eid el Fitr-da Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Id_al-fitr">fine del mese di Ramadan</a> sono estremamente basse e non si sa mai, Gheddafi potrebbe anche finire per sopravvivere a Sarkozy e a Obama.</div>
<p>In seguito alle aspre critiche suscitate dai suoi pronostici errati, CCTV ha nuovamente interpellato Zhang. Ecco la sua risposta:</p>
<blockquote><p>我感触最深的，导致我预测不准的关键是：我被利比亚人民欺骗了．现在来看，我是被利比亚人民打败了——利比亚人民简直都是表演艺术家，明明在心里头对卡扎菲恨得要死，却非要在镜头前面表现出对卡扎菲的坚决拥护，这个表演水平太高了，这个对我是个教训。</p></blockquote>
<div class="translation">Tutto ciò che so conferma che la ragione che mi ha indotto a formulare un&#39;ipotesi sbagliata è solo una: il popolo libico mi ha tratto in inganno. Se ripenso a quanto è accaduto, è chiaro che mi sono fatto ingannare dai libici-per farla breve, sono degli attori nati! In cuor loro odiano Gheddafi e sperano di vederlo morto, ma quando si trovano di fronte a una telecamera diventano immediatamente dei fedeli seguaci! Non posso competere con simili attori, questa per me è stata una grande lezione.</div>
<p><a title="Post originale in cinese" href="http://weibo.com/1800623057/xlitFAJDI">Su Weibo</a> [zh] Zhang non ha trovato un pubblico molto ricettivo alle sue argomentazioni, dato che praticamente tutti si sono lasciati prendere la mano da commenti sarcastici:</p>
<blockquote><p>韩都衣舍_Andrew秦 独裁者是不的人心的，表演无处不在 (8月26日 21:57)</p>
<p>科学自由剑 他如果去朝鲜，也会被朝鲜人民欺骗吗？我在一个视频中看到，朝鲜人民谈到伟大的金将军的时候，那真是感激感动的流泪啊。(8月26日 22:00)</p>
<p>哈皮小木头 不知道中国人民演技如何？(8月26日 22:06)</p>
<p>熊信之 建议授予张召忠同志人民艺术家称号！(8月26日 22:08)</p>
<p>卢山同学 哈哈，想不想看看中国人民的表演？(8月26日 22:11)</p>
<p>i南昌 您才是奥斯卡影帝！~(8月26日 22:12)</p>
<p>刘步尘 要说利比亚人民会表演，也不只在你一个人跟前表演，我们也看到了。为什么大家都能看得清楚，唯独将军看不清楚，就因为这身将军服吗？(8月26日 22:19)</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>-i dittatori non possono guadagnarsi il cuore o la mente dei popoli, è tutta recitazione</p>
<p>-se dovesse andare in Corea del Nord verrebbe ingannato anche dai nord coreani?!Io una volta ho visto un video online in cui alcuni cittadini nord coreani parlavano del Grande Generale Kim, ed erano veramente commossi!</p>
<p>-a questo punto mi chiedo come recitino i cinesi..</p>
<p>-chiedo che il camerata Zhang Zhaozhong sia investito del premio Attore del Popolo!</p>
<p>-ahah, vorrà scoprire quanto bene recitino i cinesi?!</p>
<p>-date un Oscar a questo tizio!</p>
<p>-riguardo alle capacità di recitazione del popolo libico, loro non recitano solo quando sono di fronte a voi. Anche noi lo vediamo. Come mai i militari della milizia non si rendono conto di quello che noi vediamo così chiaramente? Sarà per via dell&#39;uniforme?</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>杨吉平8829 张将军也有阴沟里翻船的时候！不过张将军可能也有苦衷，毕竟他代表的是中国官方或者是军方的态度，不可能自己在媒体上乱讲，对吧？(8月26日 22:23)</p>
<p>79元外交稳赚不赔 这就是中国目前所谓专家的现状，从来没有一句真话，连我们上中学的侄女都知道卡扎菲独裁腐败肯定这次会完事，这个专家白吃。</p>
<p>喂嘿  影射我兲朝?(8月27日 18:59)</p>
<p>观澜听雨声 西方国家民众的感受难道都是错的？不要把思维定位在与西方的对立上。独裁者是罪有应得，如果我们对独裁者抱有同情心，其实就是对被压迫的人民的伤害。被骗之说只是对其漠视人民脱责。(8月27日 19:41)</p>
<p>漫步自游 哪个独裁专制的国家人民不是这样，他们不是表演，他们是在求生存！斯大林是这样、毛文革是这样、金在肏是这样、萨达姆是这样、胡……(8月27日 19:54)</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>-anche i generali dell&#39;esercito possono scivolare su una buccia di banana. Ma probabilmente l&#39;ammiraglio Zhang non vuole parlare delle sue gaffe perché in fin dei conti rappresenta la posizione ufficiale dell&#39;esercito cinese. Non c&#39;è modo di lasciargli dire tutto ciò che vuole in TV, vero?</p>
<p>-è così che sono i cosiddetti esperti cinesi oggi, sanno solo mentire. Anche i nostri figli, che vanno ancora alle scuole superiori, sanno che il corrotto dittatore Gheddafi ha i giorni contati. Questo non è un esperto, è un idiota!</p>
<p>-magari alludeva alla Cina?!</p>
<p>-dovremmo forse credere che tutti i popoli occidentali si stanno completamente sbagliando riguardo a questa situazione? Dobbiamo smetterla di pensare a tutti i costi l&#39;opposto di quello che pensano gli occidentali. I dittatori alla fine hanno ciò che meritano. Qualsiasi simpatia espressa nei confronti di un dittatore nuoce al popolo oppresso. Per quanto riguarda l&#39;essere stato ingannato, sta solo evitando di prendersi le proprie responsabilità di fronte a tutti coloro che lo deridono.</p>
<p>-è proprio così che sono tutti i popoli soggiogati da una dittatore. Non stanno recitando, cercano solo di sopravvivere! Proprio come accadeva sotto la dittatura di Stalin o con Mao durante la Rivoluzione culturale. Come accade nella maledetta Corea del Nord, come è successo con Saddam o come sta succedendo adesso con Hu&#8230;..</p>
</div>
<blockquote><p>一宁爸爸 其实中国人民表演水平更高(8月27日 20:09)</p>
<p>原来8921 判断的依据就是人民的表现吗？(8月27日 20:38)</p>
<p>勤奋的屋檐伟岸 中国也有十多亿人在等着机会表演呢(8月27日 21:13)</p>
<p>清欢的围脖儿 他辞职不？(8月27日 23:11)</p>
<p>一粒米的距离 希望他对中国的未来预测准一些。。。(8月28日 08:26)</p></blockquote>
<div class="translation">-a dire il vero, il popolo cinese recita molto meglio di quello libico&#8230;&nbsp;</p>
<p>-non starà basando il suo giudizio sulla capacità recitativa vero?</p>
<p>-andiamo, in Cina ci sono più di un miliardo di persone che stanno solo aspettando un&#39;occasione per iniziare a recitare!</p>
<p>-non ha ancora dato le dimissioni?</p>
</div>
<p>Nelle recenti discussioni che hanno riguardato la difficile situazione del vecchio e caro amico della Cina, Gheddafi, e la futura relazione del Paese con la Libia, gran parte dell&#39;attenzione si è concentrata su quanto i leader libici dell&#39;opposizione hanno affermato molto francamente alcune settimane fa: le nazioni che riconosceranno la loro autorità -non è questo il caso della Cina, che si è già opposta -saranno ricompensate con contratti vantaggiosi per l&#39;acquisto di petrolio e l&#39;avvio di progetti per la ricostruzione del Paese, anche se questo dovesse comportare l&#39;isolamento della Cina. La Cina potrà anche essere stata uno dei grandi vincitori nell&#39;Iraq post-Saddam, ma ciò che sta facendo ora non è altro che <a title="Post originale in inglese" href="http://www.atimes.com/atimes/China/MH31Ad01.html">inviare alcuni pacchi di aiuti umanitari</a> [en] ai Paesi che accolgono rifugiati libici.</p>
<p>Secondo <a title="Post originale in cinese" href="http://blog.ifeng.com/article/13104646.html">quanto dichiarato</a> [zh] da Kai Shengl, docente esperto in relazioni internazionali e diritto, nel suo blog sul portale <em>Phoenix News</em>, la Cina si troverebbe ora tra l&#39;incudine e il martello:</p>
<blockquote><p>最后一个教训是关于中国的。如果从大国博弈的角度来看，中国是几个大国当中唯一的输家。法美英主导的北约一直在对卡扎菲政权发动空中打击，而俄国也早已转变态度，要求卡扎菲下台并对其进行制裁，中国是唯一一个没有明确站在胜利者一方的大国。对于其中的原因，可能既有战略判断上的失误，也有对于支持民主进程所可能引发国内不良后果的担心。不论哪种原因，对于成为胜利者的反对派来说，它心中是有一本帐的。新利比亚政权固然不会有过于突出的疏远中国的举动，特别是经济重建方面可能还有需要依赖于中国的地方。但在政治方面，新政权肯定会对诸大国区别对待，中国将为自己的战略判断与选择失误吞下苦果。这是中国外交应该吸取的深刻教训。利比亚不是一个孤例，此前有苏丹，此后可能还有其他的国家。如何摆脱国内意识形态因素的束缚，体现出更大的战略前瞻性与提前布局的能力，是对未来中国外交的一大考验。</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>la lezione finale [della guerra in Libia] è rivolta alla Cina. Se osserviamo la situazione dal punto di vista della competizione tra le maggiori potenze internazionali, noteremo che la Cina è l&#39;unica perdente. La NATO, guidata da Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, ha già mosso molti attacchi contro il potere di Gheddafi e anche la Russia, cambiando schieramento con grande tempismo, ha chiesto sanzioni per la Libia e le dimissioni di Gheddafi. La Cina resta l&#39;unica grande potenza internazionale a non aver ancora preso posizione a favore di coloro che stanno vincendo la guerra in Libia. E&#39; plausibile che tutto ciò possa essere il frutto di un&#39;errata valutazione strategica.</p>
<p>Un&#39;altra possibile spiegazione riguarda il timore della Cina per quello che il sostegno ad una causa democratica potrebbe suscitare nell&#39;arena politica interna al Paese. In ogni caso, indipendentemente dalle possibili motivazioni, ora che gli oppositori al regime stanno vincendo la guerra in Libia, sembra che la Cina dovrà pagare il prezzo delle proprie scelte. Il nuovo governo libico non prenderà alcuna misura sanzionatoria diretta nei confronti del governo cinese, specialmente in considerazione del fatto che la Cina potrebbe essere un utile partner economico nella ricostruzione del Paese. Tuttavia, dal punto di vista politico, il nuovo regime rivedrà sicuramente i propri rapporti con le maggiori potenze internazionali e, presto o tardi, la Cina dovrà pagare per ogni decisione e per ogni mossa strategica errata.</p>
<p>Questa è la lezione principale da cui i diplomatici cinesi dovrebbero trarre insegnamento, anche perché quello della Libia non è stato un caso isolato; prima era stata la volta del Sudan, e ciò che è accaduto potrebbe ripetersi nuovamente. La più grande sfida che la diplomazia cinese dovrà affrontare in futuro sarà quella di liberarsi dai legami con la vecchia ideologia politica interna, dimostrando una più ampia e lungimirante capacità strategica e maggiore abilità nel prevedere il corso degli eventi.</p>
</div>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://globalvoicesonline.org/author/feng37/' title='elenca tutti gli articoli di John Kennedy'>John Kennedy</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/nijmi-edres/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Nijmi Edres'>Nijmi Edres</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://globalvoicesonline.org/2011/08/30/china-who-could-have-known-the-libyans-hate-gaddafi/' title='articolo originale  [en]'>articolo originale  [en]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/09/cina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F&#038;text=Cina%3A+chi+l%26%2339%3Bavrebbe+detto+che+i+libici+odiavano+Gheddafi%3F&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F&#038;title=Cina%3A+chi+l%26%2339%3Bavrebbe+detto+che+i+libici+odiavano+Gheddafi%3F' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F&#038;title=Cina%3A+chi+l%26%2339%3Bavrebbe+detto+che+i+libici+odiavano+Gheddafi%3F' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F&#038;title=Cina%3A+chi+l%26%2339%3Bavrebbe+detto+che+i+libici+odiavano+Gheddafi%3F' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F09%2Fcina-chi-lavrebbe-detto-che-i-libici-odiavano-gheddafi%2F&#038;title=Cina%3A+chi+l%26%2339%3Bavrebbe+detto+che+i+libici+odiavano+Gheddafi%3F' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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		<title>Francia: l&#039;odissea dei &#8220;tunisini di Lampedusa&#8221; a Parigi</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2011/08/francia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2011/08/francia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 04:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Corradin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente & Nord Africa]]></category>
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		<category><![CDATA[Relazioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=43975</guid>
		<description><![CDATA[Che ne è stato dei migranti tunisini che da Lampedusa sono riusciti a raggiungere Parigi? Dopo aver occupato il Centro culturale tunisino al 36 di via Botzaris, alcuni di loro sono stati subito sfrattati per documenti segreti che rivelano una situazione a metà strada tra l'intrigo politico e il caso umanitario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una trentina di migranti tunisini dormono all&#39;aperto a Parigi, dopo aver girovagato per diversi mesi.  #Botzaris36 è il tag utilizzato su Twitter da quanti si sono mobilitati per portare assistenza materiale a queste persone, ma pure il nome di un imbroglio giuridico-politico franco-tunisino.</p>
<p>A portare il maggiore sostegno a queste persone sono degli attivisti francesi e tunisini dell&#39;ambiente associativo, riuniti nel blog<a title="Blog Botzaris36 in francese" href="http://www.botzaris36.org/"> Botzaris36</a> [fr, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] e nell&#39;associazione <a title="Pagina su Botzaris36 nel sito di Action Tunisienne in francese" href="http://actiontunisienne.com/botzaris36-dons-pour-les-migrants-tunisiens">Action tunisienne</a>. Tra gli altri, Amira Yahyaoui (<a href="http://twitter.com/Mira404">@Mira404</a>), <a href="http://fr.twitter.com/">@menilmuche</a>, l&#39;attivista tunisino <a href="http://twitter.com/Ooouups">@Ooouups</a>, <a href="http://twitter.com/">@Pierrederuelle</a> e Jérôme Godard (<a href="http://twitter.com/leclown">@leclown</a>):</p>
<blockquote><p><a title="Messaggio su Twitter in francese" href="https://twitter.com/#!/ActionTun/status/96584299863740416">@actiontun</a> Août à <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a> : Si  je ne peux aider avec mon argent, je peux aider avec mes bras ou par ma  simple présence.</p></blockquote>
<div class="translation"><a title="Messaggio su Twitter" href="https://twitter.com/#!/ActionTun/status/96584299863740416">@actiontun</a> Agosto a <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a>: se non posso aiutare con i soldi, posso farlo con le braccia o con la semplice presenza.</div>
<p>Il 31 maggio scorso, al termine di un periplo iniziato con la caduta di Ben Ali, questi tunisini sono arrivati in Francia dopo essere transitati per l&#39;isola di Lampedusa. Alcuni di loro avevano il documento rilasciato dal governo italiano che li autorizzava a rimanere in Europa per diversi mesi.</p>
<p>Sophie  Lebrun, su <em><a title="Articolo originale in francese su Témoignage Chrétien" href="http://www.temoignagechretien.fr/ARTICLES/Societe/Botzaris-un-immeuble-et-des-hommes/Default-18-2819.xhtml">Témoignage  chrétien</a></em>, parla della mobilitazione <a title="Articolo su Liberation in francese sulla campagna via Twitter" href="http://www.liberation.fr/societe/01012344708-botzaris36-la-twitt-campagne-pour-les-migrants-tunisiens"> su Twitter</a>, spiegando la situazione di questi migranti e l&#39;origine della parola #Botzaris36:</p>
<blockquote><p>Certains migrants tunisiens [avaient] investi le « centre culturel tunisien » du 36, rue Botzaris à Paris: avoir un toit, un endroit pour poser un matelas, se reposer après un voyage éreintant, des semaines d’errance, et des jours de bataille – sans succès – pour que leurs papiers donnés par les autorités italiennes soient reconnus valides en France.</p></blockquote>
<div class="translation">Alcuni migranti tunisini [avevano] occupato il « centro culturale tunisino » del n. 36 di via Botzaris a Parigi, alla ricerca di un tetto, di un luogo dove poter adagiare il materasso per riposarsi dopo un viaggio spossante, dopo settimane di girovagare e dopo giorni a battersi - invano - per il riconoscimento in Francia dei documenti rilasciati dalle autorità italiane.</div>
<div id="attachment_75304" class="wp-caption alignleft" style="width: 385px"><a href="http://www.flickr.com/photos/empanada_paris/5845086263/in/set-72157626989779870/"><img class="size-medium wp-image-75304" title="Il 36 di via Botzaris, &quot;dépendence&quot; dell'Ambasciata di Tunisia. Foto di empanada_paris, licenza CC 2.0" src="http://fr.globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2011/07/5845086263_8611787570-375x249.jpg" alt="Il 36 di via Botzaris, &quot;dépendence&quot; dell'Ambasciata di Tunisia. Foto di empanada_paris, licenza CC 2.0" width="375" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Il 36 di via Botzaris, &quot;dépendence&quot; dell&#39;Ambasciata di Tunisia. Foto di empanada_paris, licenza CC 2.0</p></div>
<p>Il blogger <a href="http://menilmontant.typepad.fr/mon_weblog/">Menilmuche</a>, che segue sul suo blog la situazione dei migranti tunisini sin dall&#39;inizio, descriveva lo scorso 31 maggio <a title="Home page del blog in francese" href="http://menilmontant.typepad.fr/mon_weblog/2011/05/un-centre-culturel-tunisien-occupe.html">l&#39;occupazione del &#8220;Centro culturale tunisino&#8221;</a>:</p>
<blockquote><p>Une cinquantaine de Tunisiens de Lampedusa ont occupé mardi 31 mai le Centre culturel tunisien de  la rue Botzaris, en lisière des Buttes-Chaumont, dans le 19e  arrondissement, demandant «un coup de main» de leur ambassade dans leur errance parisienne. Cet immeuble possède un statut extra territorial,  similaire à celui d&#39;une ambassade.</p></blockquote>
<div class="translation">Una cinquantina di tunisini provenienti da Lampedusa hanno occupato martedì 31 maggio il Centro culturale tunisino di via Botzaris, ai margini del <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parc_des_Buttes-Chaumont">Parc des Buttes Chaumont</a> [it], nel 19° arrondissement, chiedendo una mano alla loro ambasciata nel loro girovagare parigino. Questo edificio possiede uno statuto extraterritoriale, simile a quello di un&#39;ambasciata.</div>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 215px"><img src="http://menilmontant.typepad.fr/.a/6a00d83451bac169e2015432e5c65c970c-pi" alt="Una delle entrate del 36 di via Botzaris, un'enclave tunisina a Parigi. Foto di Fabien Abitbol, ripresa dietro autorizzazione" width="205" height="272" /><p class="wp-caption-text">Una delle entrate del 36 di via Botzaris; foto di Fabien Abitbol, ripresa dietro autorizzazione</p></div>
<p>Il Centro culturale tunisino di via Botzaris si è dimostrato un&#39;enclave sensibile nella Francia dell&#39;era di Ben Ali. <em>Menilmuche</em> spiegava in<em> <a title="Post originale di Menilmuche in francese " href="http://menilmontant.typepad.fr/mon_weblog/2011/06/botzaris-36.html" target="_blank">L&#39;importanza sconosciuta di via Botzaris</a></em><a href="http://menilmontant.typepad.fr/mon_weblog/2011/06/botzaris-36.html" target="_blank"> </a>:</p>
<blockquote><p>Cette forteresse est une des bases à partir desquelles le régime tunisien contrôle, réprime et agresse la communauté tunisienne en France. C&#39;est d&#39;ici que sont diffusés les ordres de Ben Ali, c&#39;est ici que se concoctent des agressions, des campagnes d&#39;intimidation et de calomnie contre des réfugiés tunisiens</p></blockquote>
<div class="translation">Questa fortezza è una delle basi a partire dalle quali il regime tunisino controlla, reprime e aggredisce la comunità tunisina in Francia. Qui sono stati diffusi gli ordini di Ben Ali, qui si sono escogitate le agressioni, le campagne d&#39;intimidazione e di calunnia contro i rufugiati tunisini.</div>
<p>Il blog <em>Fhimt </em>ha tradotto <a href="http://www.fhimt.com/2011/06/28/des-tunisiens-decouvrent-les-archives-secretes-du-rcd-a-paris/">in francese</a> il reportage che Al Jazeera ha dedicato alle scoperte fatte durante l&#39;occupazione negli archivi di questo strano edificio, ex-sede dell&#39;RCD, il partito di Ben Ali.</p>
<p>Il n. 36 di via Botzaris <a title="Post originale di Menilmuche in francese" href="http://menilmontant.typepad.fr/mon_weblog/2011/06/le-36-botzaris-encore-evacue-les-archives-parlent.html">è stato evacuato</a> il 16 giugno dalle autorità francesi <a title="Post originale francese sul blog #Botzaris36" href="http://www.botzaris36.org/cest-quoi-botzaris36/"> su domanda delle autorità tunisine</a>. Olivier Tesquest, sul sito Owni, ha seguito <a title="Articolo originale su OWNI in francese" href="http://owni.fr/2011/06/16/bataille-autour-des-archives-parisiennes-de-ben-ali/">i meandri</a> giuridici e politici di un dossier ingombrante per i governi tunisino e francese. Il 17 giugno, <a title="Articolo originale su OWNI in francese" href="http://owni.fr/2011/06/17/botzaris-territoire-annexe-par-lambassade-de-tunisie/">annunciava</a> :</p>
<blockquote><p>En l’espace de 72 heures, un tiers des documents ont disparu du 36 Botzaris, la  police a évacué les lieux, et l’ambassade (de Tunisie) a remis la main sur le bâtiment.</p></blockquote>
<div class="translation">Nel giro di 72 ore, un terzo dei documenti sono spariti dal n. 36 di via Botzaris, la polizia ha evacuato i locali, e l&#39;ambasciata tunisina ha ripreso possesso dell&#39;edificio.</div>
<p>Dall&#39;evacuazione del n. 36 di via Botzaris, pochi politici, a parte il deputato dell&#39;Ardèche Pascal Terrasse, si interessano ai tunisini che ora vivono nel parco dei Buttes Chaumont. François Hollande, candidato alle presidenziali 2012,<a title="Post originale su #Botzaris36 in francese" href="http://www.botzaris36.org/"> ha tuttavia risposto su Twitter</a> agli appelli collettivi:</p>
<blockquote><p><a title="Messaggio su Twitter in francese" href="http://twitter.com/#!/fhollande/status/93783237775720451">@fhollande</a> <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a> je ne serais pas présent ce soir, mais je suis votre situation de près. Je viendrai dans les prochains jours, je m&#39;y engage.</p></blockquote>
<div class="translation"><a href="http://twitter.com/#!/fhollande/status/93783237775720451">@fhollande</a> <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a> non ci sarò stasera, ma seguo da vicino la vostra situazione. Verrò nei prossimi giorni, do la mia parola.</div>
<p>Ciononostante, a più di un mese dalla data in cui la promessa è stata fatta, il candidato alle presidenziali francesi non si è ancora visto tra i tunisini di Botzaris36. Traspare il disappunto degli attivisti, e oltre alla <a href="http://act.ly/451">petizione</a> per ricordare al politico l&#39;impegno preso, non mancano i commenti sarcastici su Twitter. Jérome Godard scrive:</p>
<blockquote><p><a title="Messaggio su Twitter in francese" href="http://twitter.com/#!/leclown/status/105276870513266688">@leclown</a><a title="#statistique" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/search?q=%23statistique"> #statistique</a> on suppose que les élus sont plus souvent ceux qui ne respectent pas leurs engagements <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a> cc <a title="@fhollande" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/fhollande">@fhollande</a> <a title="#surleterrain" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/search?q=%23surleterrain">#surleterrain</a>?</p></blockquote>
<div class="translation"><a title="Messaggio su Twitter" href="http://twitter.com/#!/leclown/status/105276870513266688">@leclown</a><a title="#statistique" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/search?q=%23statistique"> #statistica</a> si suppone che gli eletti non rispettino gli impegni presi <a title="#Botzaris36" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23Botzaris36">#Botzaris36</a> cc <a title="@fhollande" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/fhollande">@fhollande</a> <a title="#surleterrain" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/search?q=%23surleterrain">#scesoincampo</a>?</div>
<p>Infine, Vincent PfRuner ha dedicato <a title="Reportage fotografico sul sito del fotografo" href="http://pfrunner.wordpress.com/2011/06/17/%C2%ABtunisiens-de-lampedusa%C2%BB-a-paris-ocupation-du-51-avenue-simon-bolivar/">un reportage fotografico </a>all&#39;odissea dei &#8220;tunisini di Lampedusa&#8221; a Parigi.</p>
<p class='gv-rss-footer'><span class='credit-text'><span class="contributor">scritto da  <a href='http://fr.globalvoicesonline.org/author/anna-gueye/' title='elenca tutti gli articoli di Anna Gueye'>Anna Gueye</a></span> &middot; <span class="contributor">tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/camilla-corradin/' class='url' title='elenca tutti gli articoli di Camilla Corradin'>Camilla Corradin</a></span></span> 
 &middot; <a href='http://fr.globalvoicesonline.org/2011/07/29/75204/' title='articolo originale  [fr]'>articolo originale  [fr]</a> &middot; <span class="commentcount"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/2011/08/francia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi/#comments" title="commenti">commenti (0) </a></span><br />condividi: <span class='share-links-text'><a href='http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F' id='gv-st_facebook' title='facebook' target="new" ><span class='share-icon-label'>facebook</span></a> &middot; <a href='http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F&#038;text=Francia%3A+l%26%2339%3Bodissea+dei+%26%238220%3Btunisini+di+Lampedusa%26%238221%3B+a+Parigi&#038;via=GVitaliano' id='gv-st_twitter' title='twitter' target="new" ><span class='share-icon-label'>twitter</span></a> &middot; <a href='http://reddit.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F&#038;title=Francia%3A+l%26%2339%3Bodissea+dei+%26%238220%3Btunisini+di+Lampedusa%26%238221%3B+a+Parigi' id='gv-st_reddit' title='reddit' target="new" ><span class='share-icon-label'>reddit</span></a> &middot; <a href='http://www.stumbleupon.com/submit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F&#038;title=Francia%3A+l%26%2339%3Bodissea+dei+%26%238220%3Btunisini+di+Lampedusa%26%238221%3B+a+Parigi' id='gv-st_stumbleupon' title='StumbleUpon' target="new" ><span class='share-icon-label'>StumbleUpon</span></a> &middot; <a href='http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F&#038;title=Francia%3A+l%26%2339%3Bodissea+dei+%26%238220%3Btunisini+di+Lampedusa%26%238221%3B+a+Parigi' id='gv-st_delicious' title='delicious' target="new" ><span class='share-icon-label'>delicious</span></a> &middot; <a href='http://www.instapaper.com/edit?url=http%3A%2F%2Fit.globalvoicesonline.org%2F2011%2F08%2Ffrancia-lodissea-dei-tunisini-di-lampedusa-a-parigi%2F&#038;title=Francia%3A+l%26%2339%3Bodissea+dei+%26%238220%3Btunisini+di+Lampedusa%26%238221%3B+a+Parigi' id='gv-st_instapaper' title='Instapaper' target="new" ><span class='share-icon-label'>Instapaper</span></a></span>
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