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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Internet &amp; telecomunicazioni</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Europa: social media e memoria sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 17:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo originale diVeronica Khokhlova  &#183; tradotto da Davide Galati &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Evgeny Morozov interviene sul tema dei “social media e memoria sociale” [in], e parla di un progetto su Facebook [in] riguardante un ragazzo di 22 anni residente a Lublino che fa rivivere un bambino ebreo di 7 anni [in] ucciso dai nazisti durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/03/cee-social-media-and-sociel-memory/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Evgeny Morozov interviene sul tema dei “<a title="Articolo originale in inglese" href="http://neteffect.foreignpolicy.com/posts/2009/11/20/social_media_and_social_memory">social media e memoria sociale</a>” [in], e parla di <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,4908523,00.html">un progetto su Facebook</a> [in] riguardante un ragazzo di 22 anni residente a Lublino che fa rivivere <a title="Post originale in russo" href="http://www.facebook.com/henio.zytomirski#/henio.zytomirski?v=wall">un bambino ebreo di 7 anni</a> [in] ucciso dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.vaviblog.com/"><em>Vaviblog</em></a> [in] è un progetto analogo, che “dà voce” allo scienziato russo Nikolai Vavilov: “…se Vavilov fosse vivo oggi, si infilerebbe nel più vicino internet café a ogni occasione per condividere col mondo le sue scoperte”. Un altro progetto simile è lo <a title="Pagina originale in russo" href="http://hava-volovich.livejournal.com/">pseudo-blog di Hava Volovich</a> [ru], che nacque nel 1916 in Ucraina, trascorse quasi 20 anni nei campi di lavoro sovietico in esilio, e morì nel 2000.</p>
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		<title>&#8220;10 tattiche&#8221; di cyber-attivismo a tutela dei diritti umani nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 04:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il video raccoglie interviste a 25 difensori dei diritti umani in 24 Paesi che dettagliano i successi di altrettanti casi grazie all'uso accorto delle tecnologie digitali. Sono previste proiezioni durante il mese di dicembre in 30 città diverse - oltre che al meeting dei blogger arabi in programma a Beirut il 12 dicembre. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/author/faith-bosworth/">Faith Bosworth</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://advocacy.globalvoicesonline.org/2009/11/17/global-voices-to-screen-10-tactics-for-turning-information-into-action-in-beirut/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><object title="Video su blip.tv" alt="Video su blip.tv" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://blip.tv/play/AYGkpX8C" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="300" src="http://blip.tv/play/AYGkpX8C" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p><a title="Sito originale in inglese" href="http://www.informationactivism.org/">10 tattiche per trasformare l&#39;informazione in azione</a> [in] è un film documentario, sulla difesa dei diritti umani, con un caratteristico approccio molto diretto. Il film dà risalto ad interviste con 25 difensori di tali diritti in 24 Paesi che hanno utilizzato con successo le tecnologie digitali per avviare un cambiamento positivo.</p>
<p>Il film include la storia di Noha Atef il cui blog, <a title="Sito originale in arabo" href="http://www.tortureinegypt.net/">TortureinEgypt.net</a> [ar], ha portato al rilascio di prigionieri detenuti illegalmente in Egitto. <a title="Blog originale in francese" href="http://samibengharbia.com/">Sami Ben Gharbia</a> [fr], redattore di <a title="Global Voices Advocacy in inglese" href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/">Global Voices</a> [in], spiega come gli attivisti abbiano preso in contropiede il governo tunisino usando <a title="Blog originale in inglese" href="http://www.nawaat.org/portail/2008/05/22/human-rights-videos-besiege-the-tunisian-presidential-palace/">Google Earth</a> [in] e Google Maps per evidenziare casi di violazione dei diritti umani. <a title="Blog originale in inglese" href="http://dinamehta.com/">Dina Mehta</a> [in], dall&#39;India, illustra l&#39;attivismo online basatosi su Twitter per trovare donatori di sangue e altri aiuti indispensabili per gli ospedali durante gli attacchi terroristici a Mumbai.</p>
<p>ll <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.informationactivism.org/">film</a> [in] si divide in dieci capitoli e ciascuno esamina una diversa tattica di info-attivismo per: mobilitare la gente, presentare dati complessi, dare risalto a casi personali, usare brevi video e umorismo per comunicare un certo messaggio. Ogni capitolo del film è accompagnato da una scheda che fornisce una visione completa di ogni tattica. Tale scheda evidenzia brevi esempi tratti dal film, dettaglia dei casi di studio, oltre a strumenti e suggerimenti da parte di quanti sono ricorsi a queste tattiche in contesti diversi.</p>
<p>Spiega Tanya Notley, coordinatrice del progetto: “<em>Il video e le schede forniscono quel tipo di informazione approfondita a cui in genere non si ha accesso. Gli intervistati hanno illustrato i costi della loro azione di info-attivismo, quali gli strumenti utilizzati, quali le capacità richieste, quale il contesto locale e hanno spiegato esattamente come sono andate le cose. Tutte queste informazioni possono essere usate da altri per sviluppare proprie idee e azioni</em>.”</p>
<p>Il progetto è emerso dal raduno <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.informationactivism.org/">Tactical Tech</a> [in] tenutosi in India all&#39;inizio di quest&#39;anno. Oltre 100 difensori dei diritti umani, tecnologi e designer da ogni parte del mondo, tutti con delle storie da raccontare, hanno partecipato a questo evento. Stephanie Hankey, co-fondatrice di Tactical Tech, sostiene che essi sanno che le esperienze di info-attivismo dei singoli hanno il potenziale di ispirare ed educare gli altri. E aggiunge: “<em>Abbiamo deciso di documentare ed analizzare le storie della gente in questo convegno. Alla fine ci siamo accorti come quanto avevamo raccolto fosse davvero notevole. Molte gli episodi che hanno messo in luce l&#39;uso innovativo di internet e delle tecnologie digitali. Rivelano come oggi sia possibile, per chi difende i diritti delle persone, ottenere dei risultati anche con poche risorse.</em>”</p>
<p>Il film-progetto <em>10 tattiche per trasformare l&#39;informazione in azione</em> sarà lanciato in tutto il mondo a dicembre. Le proiezioni si svolgeranno per tutto il mese in 30 città diverse. Global Voices proietterà le dieci tattiche il 12 dicembre 2009, durante il <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.arabloggers.com/">meeting dei blogger arabi</a> [in] a Beirut e ai partecipanti verrà offerta una copia gratuita del pacchetto &#8220;10 tattiche&#8221; che comprende il DVD e le schede.</p>
<p>Per maggiori informazioni sul progetto, si può visitare il <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.informationactivism.org/">sito &#8220;10 tattiche&#8221;</a> [in].</div>
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		<title>Reporters sans frontières: la libertà di fare informazione è il prezzo della democrazia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/reporters-sans-frontieres-la-liberta-di-fare-informazione-e-il-prezzo-della-democrazia/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 05:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em>Reporters sans frontières</em> ha diffuso il rapporto annuale <em>Worldwide Press Freedom Index</em>, dove misura il grado di libertà dei giornalisti in 175 nazioni: attualmente oltre 200 reporter e operatori mediatici sono incarcerati in qualche parte del mondo, mentre 91 cyberdissidenti sono detenuti a causa del lavoro svolto online. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/author/sami-ben-gharbia/">Sami Ben Gharbia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://advocacy.globalvoicesonline.org/2009/11/07/for-reporter-without-borders-%E2%80%9Cpress-freedom-is-the-price-for-democracy/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>“<em>A te basta appena un clic per accedere all&#39;informazione. Costerebbe sette anni di prigione ad un giornalista in Cina.</em>” Questo è il messaggio che circola in questi giorni nei siti web delle note testate statunitensi <a title="Sito del NYT in inglese" href="http://www.nytimes.com/">New York Times</a> [in] e <a title="Sito di UsaToday in inglese" href="http://www.usatoday.com/">UsaToday</a> [in].</p>
<p><a title="Sito web dell'organizzazone" href="http://www.rsf.org/">Reporters sans frontières</a> [fr] è un&#39;organizzazione internazionale che difende la libertà di fare informazione, sostiene i giornalisti incarcerati o perseguitati a causa del proprio lavoro e denuncia i maltrattamenti e le torture inflitte loro in numerosi Paesi del mondo. Recentemente l&#39;organizzazione ha lanciato negli Stati Uniti una campagna intitolata: &#8220;La libertà è il prezzo della democrazia.”</p>
<p>La campagna lanciata da <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reporter_Senza_Frontiere">RSF</a> [it] ha come obiettivo quello d&#39;informare il pubblico americano sulle ingiustizie commesse quotidianamente ai danni di chi fa informazione. Il messaggio è chiaro: ogni qual volta un giornalista viene ucciso o censurato, i cittadini vengono privati di informazioni importanti. Negli ultimi quindici anni, la libera circolazione dell&#39;informazione è costata la vita di almeno 850 reporter.</p>
<p><center>
<p><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/E_VgQacMtKw&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;hd=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/E_VgQacMtKw&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;hd=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></object></p>
<p></center></p>
<p>Anche il video “<a title="Vedi video su YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=E_VgQacMtKw&amp;feature=player_embedded">Shot for News?!</a>” [in] caricato su YouTube fa parte della campagna di RSF. Viene ripresa una giovane donna in una strada di New York, dove un secondo dopo un uomo in piedi vicino allo stand dei giornali viene ucciso da alcuni colpi di pistola. Il messaggio del video è questo: a differenza di molti altri Paesi del mondo, qui andare a comprare il giornale non costerà mai una vita umana.</p>
<p>Recentemente <em>Reporters sans frontières</em> ha diffuso il rapporto annuale <a title="Rapporto di RSF" href="http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html">Worldwide Press Freedom Index </a> [in], dove misura il grado di libertà dei giornalisti in 175 nazioni. Attualmente nel mondo ci sono più di 200 reporter e operatori mediatici in prigione. 91 cyberdissidenti sono detenuti a causa del lavoro svolto online. </p>
<p>Per vedere la posizione del proprio Paese in questa &#8220;classifica&#8221; sulla libertà di fare informazione, basta cliccare qui:<br /><a title="Rapporto di RSF"  href="http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html">http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html</a> [L&#39;Italia è al 49.mo posto, appena prima di Romania e subito dopo Hong-Kong, nel 2008 era al 44.mo]. </p>
<p>È stato chiesto ai quotidiani di varie nazioni di offrire spazio gratuito per annunciare l&#39;iniziativa sulla carta stampata e/o online così da far arrivare il messaggio al grande pubblico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L&#039;Avana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-breve-arresto-e-tante-botte-per-yoani-sanchez-e-altri-blogger-a-lavana/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Resta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso Yoaní Sánchez, nota blogger cubana che ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo cyber-attivismo,  è stata brevemente arrestata (e percossa) dai poliziotti nelle strade de L'Avana, insieme ai blogger Claudia Cadelo (collaboratrice di Global Voices) e Orlando Luís Pardo Lazo. Ecco i resoconti diretti e le riflessioni dei netizen locali e internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/gaiar/'>Gaia Resta</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/yoani/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Forse era soltanto questione di tempo, ma <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoani_Sanchez">Yoaní Sánchez</a> [it] - la più nota <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generationy/">blogger cubana</a> [sp], che ha ricevuto <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/04/08/cuba-blocked-blogger-yoani-sanchez-receives-prestigious-award/">svariati premi internazionali</a> [in] per il suo attivismo, incluso il recente Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University, che però non ha potuto ritirare per l&#39;<a title="post in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/cuba-ennesime-restrizioni-per-la-blogger-giornalista-yoani-sanchez/">ennesimo divieto</a> [it] a viaggiare fuori da Cuba - è stata <a title="Breve su Global Voices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-arrestati-e-picchiati-diversi-blogger-tra-cui-la-nota-yoani-sanchez/">brevemente detenuta e percossa</a> [it] dalle autorità cubane venerdì 6 novembre insieme ad altri amici blogger, tra cui <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.octavocerco.blogspot.com/" target="_blank">Claudia Cadelo</a> [sp] (<a title="Profilo su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/author/claudia-cadelo/" target="_blank">collaboratrice di Global Voices</a> [in]) e <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/03/23/cuba-interview-with-blogger-orlando-luis-pardo-lazo/" target="_blank">Orlando Luís Pardo Lazo</a> [in]. Il gruppo si stava recando a <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-marchers-shout-peace-and-love.html" target="_blank">una manifestazione contro la violenza</a> [in] nella capitale L&#39;Avana.</p>
<p>La blogger spagnola Rosa Jiménez Cano, che lavora al quotidiano madrileno <em>El País</em>, ha riportato di <a title="Post originale in spagnolo" href=" http://www.rosajc.com/2009/11/07/yoani-sanchez-detenida-y-golpeada/">aver ricevuto</a> [sp] il seguente SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid:</p>
<blockquote><p>Fui detenida junto a Orlando L. Pardo y Claudia Cadelo nos llevaron a la fuerza estilo sisciliano. Golpes. Nos dejaron tirados en una esquina.</p></blockquote>
<div class="translation">Sono stata arrestata insieme a Orlando L. Pardo e Claudia Cadelo, ci hanno prelevato alla maniera siciliana. Botte. Ci hanno poi rilasciato in una stradina&#8221;.</div>
<p>Il mattino successivo all&#39;episodio, Yoaní <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=2468" target="_blank">ha pubblicato</a> [sp] questo resoconto sul proprio blog:</p>
<blockquote><p>Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: ‘Yoani, móntate en el auto&#39; me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos ‘agresores&#39; llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.</p>
<p>Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identificación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba ‘Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar&#39;, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: ‘No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios&#39;. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: ‘¿Qué hacemos? No quieren subir al auto&#39;. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.</p></blockquote>
<div class="translation">Vicino alla Calle 23, proprio all&#39;incrocio con Avenida de los Presidentes, abbiamo visto accostarsi una macchina -di marca cinese- con tre robusti sconosciuti a bordo. Sono scesi e uno mi ha detto, ‘Yoani, entra in macchina&#39;, afferrandomi con forza al polso. Gli altri due hanno circondato Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo, e un&#39;amica che stava venendo con noi alla manifestazione contro la violenza. Per l&#39;ironia della vita, è stata una serata piena di botte, urla e oscenità in quella che avrebbe dovuto essere una giornata di pace e armonia. Gli stessi ‘aggressori&#39; hanno chiamato una macchina della polizia che ha caricato le mie due amiche, mentre io e Orlando siamo rimasti alla merce&#39; della macchina con le targhe gialle, del terribile mondo dei fuorilegge e dell&#39;impunità di Armageddon.</div>
<p>Mi sono rifiutata di salire nella luccicante macchina Geely e abbiamo chiesto loro di mostrarci i tesserini o un mandato per prelevarci. Ovviamente non ci hanno fatto vedere alcun documento per confermare la legittimità dell&#39;arresto. Si è radunata una folla di curiosi e io ho urlato ‘Aiuto, questi tipi vogliono sequestrarci&#39;, ma loro hanno bloccato quelli che stavano per intervenire, urlando in modo da rivelare le basi ideologiche dell&#39;operazione: ‘Non immischiatevi, questi sono dei contro-rivoluzionari.&#39; Vista la nostra resistenza verbale, hanno telefonato a qualcuno, che doveva essere il capo, chiedendo ‘Cosa dobbiamo fare? Non vogliono saperne di salire in macchina.&#39; Direi che la risposta dall&#39;altra parte sia sta inequivocabile, perché hanno preso a colpirmi e spintonarmi, spingendomi giù la testa per infilarmi in macchina. Mi sono afferrata alla portiera… pugni sulle nocche delle dita… Sono riuscita ad afferrare un documento che uno di loro teneva in tasca e a mettermelo in bocca. Un&#39;altra scarica di cazzotti mi ha costretto a restituirglielo.</p>
<p>Il post di Yoani continua a descrivere le ulteriori brutalità inflitte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio:</p>
<blockquote><p>Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?&#39;… ‘Un secuestro&#39;, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.</p></blockquote>
<div class="translation">Ci hanno lasciati stesi a terra e doloranti in una strada di Timba, una donna si è avvicinata e ha chiesto “Cos’è successo?&#8230;” “Un rapimento”, ho cercato di dire, piangevamo ciascuno nelle braccia dell’altro in mezzo al marciapiede, pensando a Teo, per amore di Dio come faccio a spiegargli tutti questi lividi. Come farò a spiegargli che viviamo in un Paese dove può succedere tutto ciò, come farò a guardarlo e a dirgli che sua madre è stata picchiata in una pubblica strada perché scrive su un blog ed esprime le proprie opinioni in kilobyte. Come descrivere i volti dispotici di coloro che ci hanno spinto dentro un’automobile, il godimento che potevo vedere in loro mentre ci picchiavano, mentre mi toglievano la gonna trascinandomi mezza nuda verso la macchina.</div>
<p>Nel momento in cui scriviamo, il post di Yoani ha raccolto 1412 commenti.</p>
<p>Anche Claudia ha rapidamente riportato sul blog la propria versione dell&#39;accaduto.</p>
<blockquote><p>Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano in tre e ci minacciavano:</p>
<p>‘Forza, entrate in macchina.&#39;<br />
‘Fateci vedere i documenti, o fate venire un poliziotto.&#39;</p>
<p>Orlando avevo il cellulare in mano. ‘Pardo, non registrare&#39;, gli ha detto quello con la maglia arancione, mentre io tiravo fuori il telefonino. Nessuno mi ha notato e ho madato il primo <em>tweet</em>… In meno di tre minuti è arrivata un&#39;autopattuglia con due poliziotti—una donna e un uomo—esterrefatti per la scena. Davano gli ordini al rallentatore, la donna mi ha detto:</p>
<p>‘Non opporre resistenza.&#39;<br />
‘Non hanno i documenti,&#39; mi è venuto da dire per farle capire.</p>
<p>Yoani si aggrappava a un cespuglio, io mi aggrappavo a lei e la donna mi tirava per una gamba. Orlando era già stato trascinato via, fuori dal mio campo visivo. Un uomo alla fermata dell&#39;autobus ci guardava terrorizzato, la gente non diceva una parola. Il poliziotto, molto giovane, mi ha immobilizzato con una mossa. Avrei potuto scalciare un pò ma ero troppo scioccata nel vedere le gambe di Yoani che spuntavano fuori dal finestrino posteriore della macchina della Sicurezza di Stato.</p></blockquote>
<p>Il post di Claudia va avanti riportando la successione degli eventi nei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo:</p>
<blockquote><p>Poi è arrivata la prima telefonata, con un prefisso internazionale 00, e ho capito che nulla era accaduto invano, anche se eravamo stati tutti arrestati e la marcia sospesa. Quando più tardi ho visto il video portatomi da Ciro, ne ho avuto la certezza: sono spacciati; è iniziato il conto alla rovescia.</p></blockquote>
<p>Commentando l&#39;episodio, il blogger <em><a title="Post originale in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/11/cuban-bloggers-arrested.html">Uncommon Sense </a></em>[in], che risiede all&#39;estero, esprime sopresa perchè “quelli di noi che vivono oltremare pensano che essendo Yoanì, Claudia e gli altri piuttosto noti, la dittatura di Castro non oserà mai arrestarli.” Ma arrestarli è proprio quanto sembrano aver fatto&#8221;. Il blogger prosegue:</p>
<blockquote><p>Naturalmente non dovremmo sorprenderci di quanto fa il regime quando si tratta di mettere a tacere l&#39;opposizione nell&#39;isola.<br />
E non dovremmo sottovalutare l&#39;importanza della protezione che forniamo ogni volta che ne leggiamo i blog. Ovviamente ciò non fornisce loro l&#39;immunità assoluta, ma è chiaro che una persona come Yoani Sanchez sarebbe stata richiusa nel gulag di Castro già molto tempo fa, se non fosse che è così nota.</p>
<p>Ciò che offriamo loro con ogni click è il supporto morale vitale per continuare a lottare per la libertà.</p></blockquote>
<p>Il blog <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu </em></a>[in], dopo aver pubblicato al volo le ultime notizie, ha continuato ad aggionare il post man mano che arrivavano maggiori dettagli, inclusa una nota delle 8:15 che prova le violenze fisiche tramite una foto mandata a <em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.penultimosdias.com/2009/11/07/knuck-knuck-knuckin%E2%80%99-on-my-nuca/">Penultimos Dias</a></em> [sp] da Orlando Luis Pardo. John R. del blog <a title="Post originale in inglese" href="http://cubanamericanpundits.blogspot.com/2009/11/beer-ice-cream-and-beaten-bloggers.html" target="_blank"><em>Cuban American Pundits</em></a> [in] ha saputo della detenzione di Yoani da <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu</em></a> [in] e commenta così:</p>
<blockquote><p>Si può solo dire che il governo di Cuba ha paura, e che questi eredi del futuro di Cuba sono estremamente coraggiosi.</p></blockquote>
<p>Il blog ha fatto una ricerca tra i siti delle testate tradizionali per determinare la rilevanza della vicenda, ma è rimasto deluso perchè “l&#39;unica cosa che <a title="Notizia originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/04/cuba.trade/index.html">la CNN</a> [in] riporta su Cuba è che la birra Miller e il gelato Haagen Dazs potranno essere venduti a Cuba — pur se a costi maggiorati. Mentre dei cittadini cubani vengono sequestrati e picchiati perchè esercitano la libertà di parola, la Chicago Foods (e altre aziende) trattano la vendita di birra e gelato sull&#39;isola.” (<a title="Notizia originale in inglese" href="http://edition.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/07/cuba.blogger.detained/index.html" target="_blank">Successivamente CNN ha riportato la storia dei blogger sequestrati</a> [in]). Il post prosegue commentando l&#39;embargo economico degli USA sull&#39;isola:</p>
<blockquote><p>Quanti affermano l&#39;arrivo di una nuova era a Cuba dovrebbero osservare da vicino l&#39;episodio accaduto a un pacifico gruppo di blogger cubani. Non è cambiato nulla. L&#39;oppressione regna ancora nelle città, mentre nelle aree vacanziere trasudano lusso e libertà.</p>
<p>Non so voi, ma io non mangerò più gelato Hagen Dazs nè berrò birra Miller.</p></blockquote>
<p>Oswaldo Payá del Movimiento Cristiano Liberación ha rilasciato <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.oswaldopaya.org/es/2009/11/07/mcl-se-solidariza-con-yoani-sanchez-darsi-ferrer-ylas-demas-victimas-de-la-represion/">una dichiarazione</a> [sp] in cui esprime solidarietà alla Sánchez e alle altre vittime della repressione. Anche <a title="Post originale in inglese" href="http://www.mybigfatcubanfamily.com/my_big_fat_cuban_family/2009/11/standing-with-yoani.html" target="_blank"><em>My big, fat Cuban family</em></a> [in] è solidale con le sorelle cubane:</p>
<blockquote><p>Posso permettermi il lusso di scrivere su qualunque cosa mi appassioni o mi diverta in qualsiasi momento. E lo faccio.</p>
<p>Oggi voglio informarvi, nel caso non lo sappiate di già, che un gruppo di blogger dissidenti è attualmente sotto stretta sorveglianza perchè scrivono dei blog a Cuba.</p>
<p>A differenza di me, loro parlano delle umiliazioni giornaliere di vivere nel gulag di Castro. Voi certamente capite che in un Paese comunista il dissenso non è solo scoraggiato ma spesso attaccato.</p>
<p>Tuttavia questi coraggiosi blogger persistono… Stanotte Yoani Sanchez e un gruppo di dissidenti sono stati prelevati, trattenuti e picchiati mentre si preparavano a partecipare, ironia della sorte, a una manifestazione contro la violenza.</p>
<p>La conoscevano, l&#39;hanno chiamata per nome e l&#39;hanno fatta entrare con la forza in una macchina in cui Yoani ha temuto di essere vittima di un sequestro che sarebbe terminato con la sua esecuzione. Sebbene lei e suoi compagni dissidenti siano stati duramente picchiati, poi sono stati rilasciati.</p>
<p>La sua sicurezza è qui. Nei blog come il mio.</p></blockquote>
<p><em><a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-blogger-yoani-sanchez-shaken-up.html" target="_blank">Along the Malecon</a></em> [in] inquadra l&#39;episodio nel contesto più generale e ritiene fermamente che “la leggenda di Yoani Sanchez sia cresciuta venerdì dopo che le autorità cubane l&#39;hanno afferrata per strada, spintonata dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”:</p>
<blockquote><p>Luis Eligio del gruppo di controcultura OMNI-Zona Franca e due rapper avevano organizzato la manifestazione. Il 20 ottobre la Sanchez era stata una degli oltre 10 blogger che avevano partecipato a una &#8216;protesta virtuale&#39; usando Twitter, cellulari, sms, e post per richiedere il rilascio dei prigionieri politici. Tutto ciò aveva creato difficoltà al governo socialista. Più forza viene usata dalle autorità, più semplice sarà per gli attivisti dell&#39;opposizione reclutare nuovi seguaci. Questi episodi contribuiscono inoltre a galvanizzare il sostegno internazionale alla Sanchez e agli altri blogger. Questo supporto cresce in maniera esponenziale, colonizzando il cyberspazio e rendendo difficile l&#39;attività del governo nel contrastarlo.</p></blockquote>
<p>In <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/peace-march-rather-shady-pro-government.html" target="_blank">un altro post</a> [in], il blogger evidenzia l&#39;opinione di quanti si mostrano un pò scettici riguardo l&#39;accaduto, come la giornalista cuban Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul <a title="Post originale in spagnolo" href="http://vladia.blogcip.cu/2009/11/07/huele-a-quema%C2%B4o-en-calle-g/" target="_blank">proprio blog</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Francamente, me resulta bien oscuro el asunto. ¿A partir de ahora seremos testigos de “espontáneas” marchas de protesta? ¿Contra qué violencia estaban pronunciándose esos muchachos con sus abstractos carteles? ¿Sería contra la que está ocurriendo en Afganistán, Honduras, o contra lo acontecido en la más importante base militar norteamericana donde un enloquecido disparó y dejó muertas a 13 personas y varios heridos?</p></blockquote>
<div class="translation">Francamente, trovo la questione piena di ombre. D&#39;ora in poi saremo testimoni di &#39;spontanee&#39; marcie di protesta? Contro quale violenza stavano manifestando questi ragazzi con quei cartelli? Contro quanto sta accadendo in Afghanistan, in Honduras, o contro ciò che è successo nella più grande base militare USA dove un folle ha sparato uccidendo 13 persone e ferendone molte altre?</div>
<p>La giornalista prosegue:</p>
<blockquote><p>Por lo que leo, parece haber sido una manifestación organizada sobre todo a través de algunos blogs, entre ellos Octavo Cerco; y también me asombra ver las posibilidades tecnológicas de que disponen: teléfonos celulares, rápidas conexiones a Internet que incluso les permiten subir los videos… En ninguna parte dice con claridad quién convocó esa marcha.</p></blockquote>
<div class="translation">Da quello che leggo, sembra che fosse una manifestazione organizzata principalmente tramite i blog, tra cui Octavo Cerco, e mi sorprende la tecnologia di cui dispongono: telefoni cellulari, connessioni veloci a Internet che permettono di caricare i video… Non c&#39;è scritto chiaramente da nessuna parte chi aveva convocato la protesta.</div>
<p><em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://yohandry.wordpress.com/2009/11/07/yoani-sanchez-fuera-de-temporada/">Yohandry&#39;s Weblog</a></em> [sp] fa eco al suo scetticismo:</p>
<blockquote><p>Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en su blog. No comprendo cómo pueden subir sus videos a Youtube tan rápido, pero allí está. Ella misma por Twitter dijo que no había llegado hasta el performance, además de que explicó que estaba detenida.</p>
<p>Cómo pudo hacer Twitter detenida, cómo subió el video desde un carro de la policía?</p>
<p>Entra en acción Yoani Sánchez. Ahora bien, Yoani Sánchez cuenta a las siempre listas agencias y emisoras que tienen la misión de cubrir sus actividades lo ocurrido con ella y otros bloggers que se encaminaban al performance, quizás con el objetivo de provocar, nadie sabe.</p>
<p>Les dejo la grabación, ¡esos medios tan ágiles al servicio de Yoani! Adelanto que cuenta que ella tiene celular, computadora y seguirá haciendo Twitter, cosa que no acabo de comprender, cuando ella misma dice que no tiene libertad para trabajar en Cuba.</p>
<p>Y yo esperaré ahora la otra versión de lo ocurrido. Como dice el dicho, siempre hay un ojo que te ve.</p></blockquote>
<div class="translation">Bene, Claudia Cadelo ha caricato questo video sul proprio blog. Non capisco come facciano i suoi video a essere su YouTube così velocemente, ma è così. Lei stessa ha detto su Twitter che non era riuscita a raggiungere la manifestazione e che era stata sequestrata.</div>
<p>Come poteva essere su Twitter mentre la catturavano? Come ha fatto a caricare il video dalla macchina della polizia?</p>
<p>Yoani Sánchez entra in azione. Vediamo, Yoani Sánchez racconta alle agenzie e alle emittenti, la cui missione è riportare ogni cosa le accade, quanto è successo a lei e agli altri blogger che stavano andando alla manifestazione. Forse con l&#39;intenzione di provocare. Nessuno può saperlo.</p>
<p>Ecco la registrazione. Queste testate sono così solerti nel servire Yoani! Lei ha un telefono cellulare, un computer e continua a usare Twitter, non capisco come possa dire di non essere libera di lavorare a Cuba.</p>
<p>Sono in attesa della prossima versione dell&#39;accaduto. Come dice il proverbio: c&#39;è sempre un occhio che ti osserva.</p>
<p>Gli utenti dei social network connituano a seguire da vicino gli sviluppi. Anche mentre <a title="Post orginale su Twitter" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo" target="_blank">Claudia inviava dei <em>tweet </em>sull&#39;accaduto</a> [sp], sembra proprio quando stava succedendo - “<span class="status-body"><span class="entry-content">Estoy detenida</span><span class="meta entry-meta"><a class="entry-date" rel="bookmark" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo/status/5490743504"><span class="published timestamp"> </span></a> <span><a rel="nofollow" href="http://help.twitter.com/index.php?pg=kb.page&amp;id=75"></a></span></span></span>” è stato il suo primo <em>tweet</em> delle 14.25 - chi la seguiva su Twitter<a href="http://twitter.com/" target="_blank"></a> le ha dimostrato sostegno: un utente l&#39;ha definita “<span class="status-body"><span id="msgtxt5501566171" class="msgtxt es">muy valiente” (”molto coraggiosa”). </span></span></p>
<div><small></small></div>
<p><small></p>
<div class="contributors"><em>L&#39;immagine usata nell&#39;occhiello del post, <a title="Foto su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/2901480891/">&#8220;The Freedom of Speech&#8221;</a>, è di Caveman 92223, ripresa con licenza <a title="testo inglese della licenza crfeative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/deed.en">Creative Commons</a> [in]. Visita il <a title="Phootostream su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/">photostream su Flickr di Caveman 92223</a>.</em></div>
<p> </p>
<p></small></p>
<div class="contributors"><a title="Profilo su GV" href="http://globalvoicesonline.org/author/georgia-popplewell/">Georgia Popplewell</a> [in] e <a href="http://globalvoicesonline.org/author/firuzeh-shokooh-valle/">Firuzeh Shokooh Valle</a> [in] hanno contribuito alla stesura del post inglese originale.</div>
<p><a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/">Bernardo Parrella</a> [it] e <a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/">Davide Galati</a> [it] hanno contribuito alla traduzione italiana.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giordania: video per una società migliore</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/giordania-video-per-una-societa-migliore/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni, e grazie all'elevato livello di libertà su Internet nel Paese, vanno emergendo diverse iniziative sociali online - incluso il progetto Aramram qui presentato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/mohammad-azraq/">Mohammad Azraq</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/02/jordan-videos-for-social-change/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Negli ultimi anni, e grazie all&#39;elevato livello di libertà su Internet in Giordania, numerose attività sociali online sono emerse in superficie. <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.ikbis.com">Ikbis.com</a> </em> [ar], <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.7iber.com">7iber.com</a></em> [ar], e <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.watwet.com">Watwet</a></em> [ar] sono soltanto alcuni esempi di quanto avviato dai giovani locali per trovare modi migliori e più efficaci per esprimersi liberamente e senza restrizioni. Una di queste brillanti iniziative, che si distingue per l&#39;uso di tecnologie innovative per suscitare il dialogo su temi sociali, politici, economici, e ambientali concernenti il pubblico giordano, è <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.aramram.com">Aramram</a></em> [ar].</p>
<p>All&#39;interno di video della durata dai tre ai cinque minuti, <em>Aramram</em> evidenzia vari fenomeni quotidiani in Giordania. <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://twitter.com/amahl">Amahl Khouri</a></em> [in] e <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://www.twitter.com/mazraq">il sottoscritto</a></em> [in] abbiamo deciso di avere una video-intervista con il gruppo di <em>Aramram</em> per la seconda fase del<a title="Post originale in inglese" href="http://www.si.se/English/Navigation/Scholarships-and-exchanges/Leadership-programs/Young-Leaders-Visitors-Program/"> Programma Giovani Leader Ospiti</a> [in] che si terrà a Parigi questo mese, e saperne di più sul loro impegno per il dialogo tra sottoculture ed etnicità che convivono in Giordania:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tOcuH2Wj3XI&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/tOcuH2Wj3XI&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Oltre all&#39;attività in Giordania, <em>Aramram</em> spera di espandersi e condurre progetti analoghi in altri Paesi arabi per incoraggiare i giovani ad abbracciare l&#39;era informatica e utilizzare Internet al meglio delle proprie potenzialità.</div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Siria: gran successo per Hyperlink, podcast settimanale su temi tecnologici in arabo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/siria-gran-successo-per-hyperlink-podcast-settimanale-su-temi-tecnologici-in-arabo/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 01:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Internet & telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente & Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Accolto con entusiasmo dai blogger siriani come il miglior podcast sulla tecnologia disponibile in arabo, il programma è creato ogni settimana da due fratelli che affrontano professionalmente una varietà di argomenti correnti, incluse interviste con influenti professionisti dell'info-tech.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/anas-qtiesh/">Anas Qtiesh</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/26/syria-hyperlink-podcast-caters-to-the-arabic-tech-crave/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a href="http://www.hyperlinkpodcast.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-103142" title="Hyperlink-Podcast" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/Hyperlink-Podcast_Albumart-300x300.png" alt="Hyperlink-Podcast" width="189" height="189" /></a></p>
<p><a title="Blog originale in arabo" href="http://www.hyperlinkpodcast.com/" target="_blank"><em>Hyperlink Podcast</em></a> [ar] è stato accolto con entusiasmo dai blogger siriani come il migliore programma di tecnologia disponibile in arabo. <em>Hyperlink</em> viene realizzato ogni settimana da due fratelli siriani: <a title="Pagina Twitter in inglese" title="Twitter" href="http://twitter.com/mkayyali" target="_blank">Mohammad</a> [in] e <a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://twitter.com/Beshrkayali" target="_blank">Beshr Kayyali</a> [in], che hanno guadagnato il rispetto di molti grazie alla meticolosa attenzione al dettaglio nell&#39;eseguire le registrazioni e all&#39;ampia varietà di argomenti tecnologici trattati, incluse le interviste con professionisti influenti dell&#39;information technology.</p>
<p>L&#39;autore di Global Voices <em>Alloush</em> <a title="Sito originale in arabo" title="هايبَر لينكْ بودكاست!." href="http://alloushblog.wordpress.com/2009/10/16/16102009/" target="_blank">ha espresso ammirazione</a> [ar] per la qualità del lavoro scrivendo:</p>
<blockquote>
<div class="arabic">صراحة لم أتوقع هذه الاحترافية من مدونة عربية صوتية، فما بالك أن تكون  سورية!! احترافية للوهلة الأولى تعتقد أنك تستمع إلى اذاعة بي بي سي  بالعربية، كلّ ذلك بجهد شخصين فقط!.</div>
</blockquote>
<div class="translation">Onestamente non mi aspettavo tanta professionalità da un audio blog in arabo, ancor meno se siriano! È cosi ben curato che inizialmente sembra di ascoltare la BBC araba - e tutto ciò grazie all&#39;impegno di due sole persone.</div>
<p><em>Anche 3bdulsalam</em>  <a title="Blog originale in arabo" href="http://www.3bdulsalam.com/?p=2013" target="_blank">ha scritto una recensione positiva</a> [ar] di <em>Hyperlink</em>, ma ha un suggerimento per migliorarlo:</p>
<blockquote>
<div class="arabic">العمل على تنظيم المداخلات بين بشر ومحمد أثناء الحوار بطريقة تقلل المقاطعة والتقطيش بالأفكار من جهة والمحافظة على العفوية والتفاعل بين الإثنين من جهة أخرى.</div>
</blockquote>
<div class="translation">Il dialogo dovrebbe essere organizzato meglio tra Beshr e Mohammad in modo da minimizzare le interruzioni e le considerazioni incomplete e conservare l&#39;interazione spontanea tra i due.</div>
<p><em>Beshr Kayali</em>, uno dei creatori di <em>Hyperlink</em>, ha spiegato alcuni degli aspetti della preparazione del podcast:</p>
<blockquote><p>Dobbiamo affrontare parecchie difficoltà, soprattutto la connessione Internet. Caricare un file di 50MB file è un grosso problema. Per le nostre interviste, siamo stati fortunati per l&#39;ottima accoglienza ricevuta dalle persone che abbiamo intervistato, come Wael Ghonim di Google per esempio. Juanne Kubba, manager delle pubbliche relazioni di Google dell&#39;area MENA, ci ha aiutato molto.</p></blockquote>
<p>E parlando dello sviluppo del progetto, Kayali ha aggiunto:</p>
<blockquote><p>Abbiamo diverse idee per trasformare <em>Hyperlink</em> in una rete Netcasting o Podcasting che non ruoti soltanto attorno alla tecnologia, ma venga anche incontro alle esigenze di altre aree di interesse come film e musica. Siamo aspettando un qualche tipo di sponsorizzazione per poter dedicare all&#39;intero progetto il tempo che merita.</p></blockquote>
<p>Chi conosce l&#39;arabo, può scaricare i podcast di <em>Hyperlink</em> da <a title="Apri ITunes" href="http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewPodcast?id=334024967"><em>iTunes</em></a> o ascoltarli direttamente dal <a title="Blog originale in arabo" href="http://www.hyperlinkpodcast.com/2009/10/12.html" target="_blank">blog</a> [ar], o far partire il player qui di seguito con l&#39;ultima puntata.</p>
<div id="powerpress_player_6618" class="powerpress_player"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="24" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="config=&quot;autoPlay&quot;:false,&quot;autoBuffering&quot;:false,&quot;initialScale&quot;:&quot;scale&quot;,&quot;showFullScreenButton&quot;:false,&quot;showMenu&quot;:false,&quot;videoFile&quot;:&quot;http://www.archive.org/download/Episode12HyperlinkPodcast/Hyperlink12.mp3&quot;,&quot;loop&quot;:false,&quot;autoRewind&quot;:true" /><param name="src" value="http://globalvoicesonline.org/wp-content/plugins/powerpress/FlowPlayerClassic.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="24" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/plugins/powerpress/FlowPlayerClassic.swf" quality="high" allowfullscreen="true" flashvars="config=&quot;autoPlay&quot;:false,&quot;autoBuffering&quot;:false,&quot;initialScale&quot;:&quot;scale&quot;,&quot;showFullScreenButton&quot;:false,&quot;showMenu&quot;:false,&quot;videoFile&quot;:&quot;http://www.archive.org/download/Episode12HyperlinkPodcast/Hyperlink12.mp3&quot;,&quot;loop&quot;:false,&quot;autoRewind&quot;:true" bgcolor="#ffffff"></embed></object></div>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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<p class="powerpress_links">Podcast: <a class="powerpress_link_pinw" title="Apri in una nuova finestra" onclick="return powerpress_pinw('102839-podcast');" href="http://www.archive.org/download/Episode12HyperlinkPodcast/Hyperlink12.mp3" target="_blank">Apri in una nuova finestra</a>|<a class="powerpress_link_d" title="Scarica" href="http://www.archive.org/download/Episode12HyperlinkPodcast/Hyperlink12.mp3">Scarica il podcast</a></p>
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		<item>
		<title>Messico: Internet come necessità e non bene di lusso</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/messico-internet-come-necessita-e-non-bene-di-lusso/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 05:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Resta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Internet & telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Protesta]]></category>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[La Camera dei Deputati ha appena approvato un aumento del 3% della tassa su Internet, gravando così sulle famiglie a basso reddito che risultano essere i maggiori fruitori del web - come confermano una varietà di studi e dati recenti. Forti le proteste via Twitter e nella blogosfera. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/issa-villarreal/">Issa Villarreal</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/gaiar/'>Gaia Resta</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/22/mexico-the-internet-as-a-necessity-not-a-luxury/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La Camera dei Deputati messicana ha approvato un rincaro delle tasse per il 2010 che include la Tassa Speciale per i Prodotti e i Servizi (IESPS nell&#39;acronimo spagnolo), che farà aumentare del 3% la tassa su internet e i servizi via cavo.</p>
<p>Un mese fa, all&#39;interno delle discussioni sulla tassa IESPS, il Segretario all&#39;Amministrazione delle Imposte Pubbliche, Agustín Cartens, aveva dichiarato che la metà del denaro speso nelle telecomunicazioni appartiene al 20% delle famiglie più ricche del Paese, <a title="articolo originale in spagnolo" href="http://www.proceso.com.mx/noticias_articulo.php?articulo=72148" target="_blank">secondo una nota della rivista messicana Proceso</a> [sp]. Il Segretario ha dichiarato che poichè i servizi di telefonia pubblica e rurale sono esenti dalla IESPS, i cittadini che versano in difficoltà economiche non saranno toccati dalla tassa. Eppure le famiglie a basso reddito che usufruiscono di questi servizi in casa saranno maggiormente colpite visto che Internet è considerato un servizio di lusso a beneficio solo di quanti possono permetterselo. Motivo per cui la comunità online messicana ha condannato l&#39;idea di Internet come bene di lusso e lanciato la protesta su Twitter con l&#39;hashtag <a title="pagina originale su Twitter" href="http://twitter.com/#search?q=%23internetnecesario" target="_blank">#internetNecesario [sp]</a>, con grande urgenza perchè il dibattito conclusivo e il voto si sarebbero svolti il 20 ottobre. Le legge è stata approvata nella mattinata del 21 Ottobre.</p>
<div id="attachment_102422" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.flickr.com/photos/magdalenus/2142584328/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/internet.jpg" alt="Foto di Mark Schoneveld usata con licenza Creative Commons." title="Postazione Internet rurale" width="400" height="300" class="size-full wp-image-102422" /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di Mark Schoneveld usata con licenza Creative Commons</p>
</div>
<p>Il movimento di protesta ha dimostrato l&#39;importanza di Internet per i messicani, ed è stato segnalato dalla televisione nazionale e dai giornali, così come da blog assai seguiti quale <a title="Post originale in inglese" href="http://www.boingboing.net/2009/10/20/mexico-net-advocates.html" target="_blank"><em>Boing Boing</em></a> [in]. Il servizio di Twitter <a title="Pagina originale su Twitter" href="http://wthashtag.com/Internetnecesario" target="_blank"><em>WhatTheHashtag</em></a> [in] ha calcolato che la protesta abbia raccolto circa 35.000 <em>tweet</em> da oltre 7.000 partecipanti. </p>
<p>Ecco alcuni dei rilanci diffusi su Twitter [in spagnolo]:</p>
<p><a title="Messaggio originale su Twitter" href="http://twitter.com/mexicomunicado/status/5038817742" target="_blank">MexiComunicado @mexicomunicado</a>:</p>
<blockquote><p>Me voy a ir a finlandia a twittear haya [sic: allá] es un derecho y me cuesta 3% menos hacerlo #internetnecesario</p>
</blockquote>
<div class="translation">
Andrò in Finlandia per usare twitter, lì è un diritto e costa il 3% di meno</div>
</p>
<p><a title="Messaggio originale su Twitter" href="http://twitter.com/luismacedo/status/5028060818" target="_blank">Luis Macedo @Luismacedo</a>:</p>
<blockquote><p>Lujo es el suel[d]o que se imponen como los bonos de fin de año y aguinaldo, nola comunicación #internet necesario</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il vero lusso sono i loro stipendi con bonus di fine anno e altri benefici, non la comunicazione</div>
</p>
<p><a title="Messaggio originale su Twitter" href="http://twitter.com/missblissdior/statuses/5038616762" target="_blank">Citlali Avilés @missblissdior</a>: </p>
<blockquote><p>Por que debo de pagar por algo que es necesario para mi profesión? No nos dejaremos!!!! #InternetNecesario!!!</p>
</blockquote>
<div class="translation">Perchè dovrei pagare per qualcosa che mi serve per lavoro? Non permettiamoglielo!!!!</div>
</p>
<p><a title="Messaggio originale du Twitter" href="http://twitter.com/neodevelop/status/5028498717" target="_blank">@Neodevelop</a>, citando un altro utente [il cui account è ora chiuso]:</p>
<blockquote><p>Internet es nuestra única opción para llegar a tener un gobierno transparente #internetnecesario</p>
</blockquote>
<div class="translation">Internet è la nostra unica possibilità per arrivare ad avere un governo trasparente.</div>
</p>
<p>L&#39;Associazione Messicana per Internet (AMIPCI) ha dichiarato <a title="Messaggio originale su Twitter"  href="http://twitter.com/AMIPCI/status/5027765751" target="_blank">la propria opposizione via Twitter</a> [sp], unendosi alla protesta: </p>
<blockquote><p>Aprobación del IEPS a Internet alejará aún más a los gobiernos y a los legisladores de los ciudadanos. #InternetNecesario</p>
</blockquote>
<div class="translation">L&#39;approvazione della IEPS per Internet farà aumentare la distanza tra il governo e i cittadini. #InternetNecesario</div>
</p>
<p>Anche i blogger messicani hanno protestato contro la tassa prima che venisse approvata. Su <em>Pixelaris</em>, <a title="Post originale in spagnolo"  href="http://pixelaris.wordpress.com/2009/10/20/impuesto-a-internet-en-mexico-como-ir-contra-la-corriente/" target="_blank">il blogger Jitten descrive</a> [sp] l&#39;aumento delle tasse come un errore, specialmente rispetto ai provvedimenti degli altri Paesi: </p>
<blockquote>
<p>Las propuestas de qué tipo de productos y servicios gravar suponen medidas inteligentes y planeadas en las cuáles los ciudadanos paguen lo que consumen pero recibiendo servicios de calidad.</p>
<p>El gran problema de los impuestos en un país como México es que las políticas fiscales van en contra de la lógica de otros países e incluso expertos en los temas económicos, en las que, por una causa u otra, se grava lo que en otros países se le considera un derecho humano e incluso un servicio básico garantizado.</p>
</blockquote>
<div class="translation">
<p>Le proposte sui prodotti e i servizi da tassare richiedono misure intelligenti e ben pianificate secondo le quali i cittadini pagano ciò che consumano, ma ricevono servizi di qualità.</p>
<p>Il grosso problema delle tasse in un Paese come il Messico è che la politica fiscale va contro la logica degli altri Paesi e contro il parere degli esperti di economia, per cui vengono applicate le tasse su ciò che altrove è considerato un diritto umano o addirittura un servizio di base garantito.</p>
</div>
<p>La blogger Darinka <a title="Post originale in spagnolo" href="http://atomicdarinka.blogspot.com/2009/10/manifiesto.html" target="_blank">ha pubblicato sul proprio blog un manifesto</a> [sp] sull&#39;importanza di Internet in periodi di difficoltà economiche: </p>
<blockquote><p>Somos nosotros, los blogueros y twitteros, los que nos despedimos para siempre del papel, no por convicción ecologista o afán ambientalista, sino porque leemos el periódico on-line a falta de diez pesos para el diario impreso y nos hacemos de libros en pdf ante el encarecimiento ruin de la industria editorial. </p>
</blockquote>
<div class="translation">Siamo noi, blogger e utenti di Twitter, che rinunciamo alla carta stampata non per via di ideali ecologici o motivi ambientali, ma leggiamo i giornali online perchè non abbiamo dieci pesos per comprare i giornali stampati e realizziamo i nostri libri in pdf per contrastare l&#39;aumento dei costi dell&#39;industria editoriale. </div>
<p>Un recente studio del Berkman Center for Internet &#038; Society della Harvard University (<a title="studio originale in inglese" href="http://cyber.law.harvard.edu/newsroom/broadband_review_draft">disponibile online</a> [in]) su Internet a banda larga ha messo a confronto il Messico con altre 30 nazioni, dimostrando che fra questi è il Messico ad avere la minore penetrazione di banda larga e tecnologia 3G. Oltre a questo, il Messico sembra essere in testa alla lista dei Paesi con i prezzi più elevati per le connessioni a bassa velocità, dove gli utenti di Internet pagano circa il doppio rispetto a quelli statunitensi.</p>
<p>Ciò riguarda i circa 30 milioni di messicani che attualmente hanno accesso a Internet, l&#39;equivalente di un quarto della popolazione totale del Paese, <a title="Studio originale in spagnolo" href="http://amipci.org.mx/estudios/">secondo i dati forniti dalla Associazione Messicana per Internet (AMIPCI)</a> [sp] citati da El Universal. Nonostante la mancanza di ricerche dettagliate sugli utenti di Internet, alcuni rapporti hanno fornito dati chiave che non possono essere ignorati sulla distrubuzione dell&#39;utenza nei vari livelli socioecomomici: in un&#39;indagine del 2001, <a title="Studio originale in spagnolo" href="http://www.inegi.org.mx/inegi/default.aspx?c=551&#038;pred=1&#038;s=inegi">Istituto nazionale per statische e geografia (INEGI)</a> [sp] segnalava come metà dei computer del Paese appartenesse a famiglie con redditi inferiori a 800 pesos al mese (circa 62 dollari usa). Nello studio dell&#39;AMIPCI effettuato nel 2006 si rileva come almeno il 10% degli utenti Internet vivano in aeree rurali e oltre il 40% appartengano alle fasce socioeconomiche più basse del Messico. </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Arabia Saudita: valgono le norme sul plagio se un giornalista copia un blogger?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/arabia-saudita-dove-il-plagio-e-reato/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 05:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
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		<description><![CDATA[I blogger sauditi stanno seguendo con attenzione la vicenda di un loro collega, secondo cui un quotidiano nazionale avrebbe preso e utilizzato i contenuti del suo blog senza il suo permesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/20/saudi-arabia-where-plagiarism-is-a-crime/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>I blogger sauditi stanno seguendo con attenzione la vicenda di un collega, secondo cui un giornale avrebbe riutilizzato alcune fotografie e contenuti del suo blog senza autorizzazione.</p>
<p><i><a title="Post in inglese" href="http://saudijeans.org/2009/10/14/alyaum-steals-kaust-blogger/">Saudi Jeans</a></i> [in] di Ahmed Al Omran non usa mezze parole per definire il quotidiano accusato di plagio:</p>
<blockquote><p>
Nonostante il giornale al-Yaum vanti da tempo il monopolio nella Provincia Orientale, rimane una delle pubblicazioni meno quotate del Paese. Sono nato e cresciuto in quella zona, ma leggevo Asharq al-Awsat, al-Hayat e al-Watan, non al-Yaum.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;opinione di Al Omran ha trovato ulteriori conferme dopo che <a title="Post in inglese" href="http://saudiaggie.blogspot.com/2009/10/i-should-be-getting-paid-for-this.html"><i>Saudi Aggie</i></a> [in] - uno studente di nome Nathan, iscritto alla <i><a title="Sito in inglese" href="http://www.kaust.edu.sa/">Università di Scienza e Tecnologia &#8216;King Abdulla&#39;</i></a> [in], <a title="Leggi il post in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/09/26/saudi-arabia-kaust-to-inspire-scientific-achievement-and-more/">aperta di recente</a> [in] - ha affermato che il quotidiano avrebbe usato le immagini e il suo resoconto sulle elezioni studentesche. Il blogger pubblica uno stralcio dell&#39;articolo e chiede ai lettori: </p>
<blockquote><p>
Non ci posso credere! Recentemente quest&#39;articolo è apparso sulle pagine di uno dei maggiori quotidiani sauditi, <span style="font-style: italic;">Al Yaum</span>. Guardate quelle immagini, non le avete le già viste? E il testo? Se non leggete l&#39;arabo, sappiate che quel testo è stato quasi interamente copiato da un mio post, <a title="Post in inglese" href="http://saudiaggie.blogspot.com/2009/10/elections.html">&#8220;Elections&#8221;</a> [in] pubblicato il 7 ottobre 2009. Non può essere legale, nemmeno in Arabia Saudita!</p>
</blockquote>
<p>Lo studente americano aggiunge un ulteriore commento: </p>
<blockquote><p>
Se fossi in America avrei già denunciato Al Yaum per violazione della proprietà intellettuale. Se il New York Times avesse scopiazzato dal mio blog sarei ricco sfondato a quest&#39;ora. La proprietà intellettuale di pensieri e immagini ha qualche valore qui?
</p>
</blockquote>
<p>Al Omran fa notare: </p>
<blockquote><p>Nathan sta pensando di denunciare il quotidiano, il che sarebbe fantastico, ma probabilmente si sono già resi abbastanza ridicoli da soli.</p>
</blockquote>
<p>I commentatori sul blog hanno espresso solidarietà al blogger. </p>
<p><i>Mazoo</i> scrive: </p>
<blockquote><p>Mi dispiace che ti sia successa una cosa del genere ..<br />
Comunque, è normale qui in Arabia Saudita :D ..</p>
<p>Ne ho sentite parecchie di queste storie in cui i contenuti di alcuni miei amici (post, immagini, idee) vengono rubati da giornalisti scansafatiche. Si sono lamentati scrivendo direttamente al Capo Redattore - alcuni si sono scusati pubblicamente e altri hanno licenziato il giornalista.
</p>
</blockquote>
<p><i>Al Hanouf</i>, che si definisce studentessa in Legge, chiede giustizia: </p>
<blockquote><p>Se questa vicenda verrà considerata un reato informatico, il giornalista rischierà oltre 6 mesi di carcere e un risarcimento non inferiore a 250.000 Riyal.<br />
Dovresti parlarne con un avvocato, e ti prego di non limitarti a scrivere alla redazione del giornale!<br />
C&#39;è una legge, e non servirà a rimediare agli errori se cerchiamo facili scorciatoie!</p>
</blockquote>
<p>Mentre Chiara consiglia: </p>
<blockquote><p>
Condivido la tua repulsione per il plagio, e anche la comune pratica di tradurre e plagiare non è che sia meglio. Puoi mettere sotto copyright tutto il tuo blog così come fanno altri blogger, e integrare il tuo nome nelle immagini.</p>
</blockquote>
<p>In un post di aggiornamento, Nathan scrive quanto segue: </p>
<blockquote><p>In Arabia Saudita, il gossip viaggia alla velocità della luce. Questo blog ha ricevuto decine di migliaia di nuovi visitatori in una sola settimana. </p>
<p>[&#8230;] </p>
<p>Sono venuto in Arabia Saudita per costruire ponti, non per farmi dei nemici. Sono venuto qui per studiare e fare ricerca in un&#39;università che sta lottando con tutte le forze per diventare uno dei principali poli di ricerca al mondo, non per prendere soldi da persone o organizzazioni. </p>
<p>Non voglio responsabilità. È sbagliato quanto ha fatto <span style="font-style: italic;">Al Yaum</span> , ma è sbagliato anche il tono di questa discussione.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger dedica la conclusione ai suoi lettori: </p>
<blockquote><p>
Se volete prendere qualcosa dal mio blog, vi prego di chiedermelo prima. Nessuno, me stesso incluso, ama i fraintendimenti.</p>
</blockquote>
<p>Con l&#39;aiuto di un software di traduzione, il <a title="Post in inglese" href="http://saudiaggie.blogspot.com/2009/10/i-should-be-getting-paid-for-this.html?showComment=1255467311093#c5285446355482995533">giornalista in questione</a> [in] ha poi scritto un commento al post di Nathan dando la sua versione dei fatti. Dove, pur nella difficoltà di comprendere la traduzione inglese automatica, non sembra ammettere alcun plagio ma spiega anzi di aver avuto quelle informazioni da proprie fonti e rivendica comunque il diritto ad usare liberamente quanto circola online.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Georgia: rilanci dal New Media Forum</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/georgia-rilanci-dal-new-media-forum/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 05:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa centrale & orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[Georgiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il Bar Camp del Caucaso dello scorso anno a Tbilisi, è ora la volta di un forum mirato a far crescere la blogosfera locale, probabilmente la meno sviluppata nella regione. Occasione utile anche per video-intervistare tre dei maggiori esponenti georgiani dei new media.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/">Onnik Krikorian</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/14/georgia-new-media-forum/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><img class="size-full wp-image-101132" title="Blogger georgiani" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/bloggers.jpg" alt="Blogger georgiani" width="440" height="295" /><br />
<small><em>Dodie Kharkheli (alias Dodie Kissie, Dodka), Giga Paitchadze (alias Dv0rsky) e Mari Talakhadze (alias Sweet) al New Media Forum di Tbilisi.<br />
Foto: Video grab © Onnik Krikorian / Oneworld Multimedia 2009</em></small></center></p>
<p>Facendo seguito al <a title="Post su GlobalVoicesOnline in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/06/13/georgia-armenian-georgian-blogosphere-assessed/">Bar Camp del Caucaso dello scorso anno a Tbilisi</a> [in], questa settimana si è tenuto il <a title="Sito originale in georgiano" href="http://newmediaforum.ge/">New Media Forum</a> [ge] sostenuto dalla <a title="Sito originale in georgiano" href="http://osgf.ge/">Open Society Georgia Foundation</a> [ge] (OSGF) e dal Mtatsminda Park. Con la blogosfera georgiana che è probabilmente la meno sviluppata nella regione, nei due giorni l&#39;evento ha cercato di chiarire le potenzialità dei new e social media a un pubblico specializzato.</p>
<blockquote><p>Circa 200 giornalisti, studenti e attivisti sociali si riuniranno nel parco divertimenti del monte Mtatsminda per saperne di più sulle nuove opportunità offerte da new media, blogging, social network, giornalismo collaborativo, podcasting, Internet TV, sistemi di gestione dei contatti, e ovviamente sull&#39;impatto sociale dei new media.</p></blockquote>
<p>Anche <em>Global Voices Online</em> ha partecipato all&#39;evento con relatori provenienti da Armenia, Azerbaijan, Georgia, Polonia, Gran Bretagna e Stati Uniti.  Durante l&#39;incontro è stato inoltre presentato <a title="Sito originale in georgiano" href="http://blogroll.ge/">Blogroll.ge</a> [ge], portale destinato ad aggregare, indicizzare, classificare e rendere popolari i blog nell&#39;ex Unione Sovietica. Il forum è stato seguito dalla principale TV locale, dagli organi di stampa e dai blogger.</p>
<p>L&#39;evento ha inoltre consentito all&#39;editor regionale di <em>Global Voices Online</em> di intervistare tre dei più importanti e prolifici animatori dei new media locali, <em>Dodie Kissie</em> (<a title="Blog originale in georgiano" href="http://dodka.ge">http://dodka.ge</a> e <a title="Blog originale in georgiano" href="http://ni2news.ge">http://ni2news.ge</a>), <em>Dv0rsky</em> (<a title="Blog originale in georgiano" href="http://www.dgiuri.com">http://www.dgiuri.com</a> e <a title="Blog originale in georgiano" href="http://www.face.ge">http://www.face.ge</a>), e <em>Sweet</em> (<a title="Blog originale in georgiano" href="http://www.sweet.ge">http://www.sweet.ge</a>).</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7063638&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7063638&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Le <a title="Video-interviste su Vimeo" href="http://vimeo.com/7063638">interviste con i  blogger georgiani</a> [ge] sono state pubblicate da <a title="Profilo su Vimeo in inglese" href="http://vimeo.com/user2452257">onewmphoto</a> [in] su <a title="Sito di Vimeo in inglese" href="http://vimeo.com">Vimeo</a> [in].</div>
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		<title>Africa: la tecnofobia finirà per rovinare la festa delle tecnologie diffuse?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 05:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Internet & telecomunicazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[The Future of ICT for Development]]></category>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Data la crescente influenza delle ICT sullo sviluppo, è possibile che la paura della tecnologia e l’incomprensione delle sue finalità colpiscano in misura sproporzionata il mondo in via di sviluppo? Ecco alcuni esempi e iniziative per combattere la tecnofobia in alcuni Paesi sub-sahariani. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/john-liebhardt/">John Liebhardt</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/22/will-technophobia-crash-the-ict-party/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Le <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/ICT">tecnologie dell&#39;informazione e della comunicazione</a> [it] (nell&#39;acronimo inglese, ICT) promettono di favorire al meglio lo sviluppo. I telefoni cellulari, si dice, facilitano la creazione e l’espansione dei mercati dove prima non esistevano. I dispositivi mobili sono entrati nella sfera bancaria (il bancomat via cellulare in alcuni Paesi), medica (consentendo a chi vive in aree rurali di ricevere le necessarie informazioni dagli specialisti) e dei servizi pubblici.</p>
<p>Le connessioni Internet permettono a studenti che vivono in aree rurali remote di migliorare l&#39;apprendimento attraverso le ricerche online. Gli accademici di tutto il mondo si tengono in contatto tra loro. I social media facilitano e consentono alla gente di organizzarsi meglio e agli immigrati di inviare facilmente denaro a casa. </p>
<p>Il ruolo svolto dalle ICT nello sviluppo umano è stato dibattuto e discusso in un forum svoltosi ad Harvard il 23 e 24 settembre scorsi, dal titolo <a title="Pagina originale in inglese" href="http://cyber.law.harvard.edu/events/2009/09/idrc"> ICT, Sviluppo Umano, Crescita e Riduzione della Povertà</a> [in].</p>
<p>Cosa si può dire però sul rifiuto dei computer e sulla diffidenza verso gli strumenti tecnologici? Se la speranza riposta nelle ICT è quella di condurre alla riduzione della povertà, in che modo la tecnofobia può inficiare questa missione? La tecnofobia è sen’altro una questione globale. Tuttavia, data la crescente influenza delle ICT sullo sviluppo, è plausibile che il timore della tecnologia e l’incomprensione delle sue finalità possano colpire in misura sproporzionata il mondo in via di sviluppo? Se così è, cosa si può fare al riguardo?</p>
<p>Ecco di seguito alcuni esempi della lotta alla tecnofobia e del tentativo di comprenderla. (Se sapete di altre situazioni, ci farebbe piacere ascoltarle. Proveremo a scrivere di questi temi anche in altre parti del mondo, per cui v&#39;invitiamo a diffondere queste idee.)</p>
<p>La tecnofobia assume in Africa, come altrove, forme diverse. La ritrosia degli insegnanti verso la tecnologia è stata <a title="Documento PDF originale in inglese" href="http://www.ernwaca.org/panaf/pdf/phase-1/Kenya-PanAf_Report.pdf">citata</a> [in] come ostacolo all’espansione dei computer nelle scuole. In Uganda, sia lo staff che i pazienti degli ospedali indicano la &#8220;<a title="Pagina originale in inglese" href="http://tiny.cc/n6UuZ">adattabilità culturale</a>” [in] come vincolo all’introduzione dells ICT nelle strutture sanitarie. Molte ragazze in tutto il mondo <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.apcwomen.org/node/280">vedono</a> [in] i cybercafé – in molti luoghi l’unica modalità d&#39;accesso a Internet – come territorio riservato strettamente ai maschi.</p>
<p>James Kariuki, uno specialista di <em>e-learning</em> che vive a Città del Capo, in Sudafrica, racconta la storia di un amico altamente scolarizzato che ha difficoltà nell’adattarsi alle nuove tecnologie. Dal suo <a title="Post originale in inglese" href="http://elearningfundi.blogspot.com/2007/04/where-is-my-overhead-projector.html">blog</a> [in] <em>Elearning in Africa</em>:</p>
<blockquote><p>Oggi ho discusso con un amico che si lamentava della velocità con cui evolve la tecnologia. Potevo leggergli l’espressione agonizzante sul viso quando mi diceva che avrebbe dovuto tenere una presentazione in pubblico, e l&#39;unico supporto audiovisivo presente in sala è un computer con videoproiettore. Le lavagne luminose ormai fuori moda sono state rimpiazzate da questi nuovi strumenti tecnologici. Soffriva parecchio nel pensare di dover rifare la presentazione e scannerizzare le immagini per poterle usare sul computer. Gli ho chiesto se aveva preso in considerazione l’idea di frequentare qualche corso di formazione. Questa la sua replica:</p>
<p>&#8216;La maggior parte di noi ha una fobia verso la tecnologia e gran parte del gergo usato nei corsi ci rende più confusi di quanto fossimo prima. Conosco diversi professori del mio dipartimento che provano lo stesso timore modo nei confronti della tecnologia e non riescono a partecipare ai corsi.&#39;</p>
<p>Gli ho chiesto: è questo il motivo per cui alcuni conferenzieri non usano mai gli strumenti informatici nelle sale convegni? Ha risposto:</p>
<p>&#8216;Si, e oltre a quello c’è un fattore culturale. Si sarebbe dovuto coinvolgere un antropologo per studiare la cultura dei futuri utilizzatori di tecnologia in modo da poter consigliare loro i primi cambiamenti necessari [in termini di cultura] perché la tecnologia possa essere utilizzata con successo.&#39;</p>
<p>Mi sembra che il problema qui sia che la tecnologia è stata resa disponibile, ma non così la popolazione che dovrebbe beneficiarne. Non so bene quale possa essere il miglior approccio per affrontare la tecnofobia, in particolare in quelle situazioni in cui gli individui [con la fobia] hanno tutte le risorse, la formazione eil sostegno necessari per imparare ma non riescono comunque a utilizzare gli strumenti a loro disposizione. Se qualcuno ha dei suggerimenti, fatemeli sapere.</p></blockquote>
<p>In un commento, Neil J <a title="Commento originale in inglese" href="http://elearningfundi.blogspot.com/2007/04/where-is-my-overhead-projector.html?showComment=1177171020000#c6638125364405986029">afferma</a> [in] che tutti noi dovremmo sviluppare una nostra definizione di tecnofobia – perché tutti ne siamo un po’ affetti.</p>
<blockquote><p>Suppongo, come hai detto, che la formazione sia il modo migliore per affrontare il problema. Al momento ho un incarico universitario sulla tecnofobia. Penso che tutti noi abbiamo degli elementi di tecnofobia:<br />
- la rabbia che proviamo quando si guasta un computer;<br />
- la paura che i computer possano sostituirsi a noi nel lavoro;<br />
- il timore di essere tenuti sotto controllo!</p></blockquote>
<p>Il digital divide non è solo questione di rapporto campagna/città o Paesi ricchi/Paesi poveri. Il genere è un altro fattore importante, dice Ore Somolu, che <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.w-teconline.org/nfsblog/?p=23">scrive</a> [in] su <em>The Networking Success Project</em> in Nigeria.</p>
<p>Le donne subiscono diverse limitazioni alla possibilità di usare liberamente gli strumenti tecnologici, continua Ore, tra le quali redditi più bassi, minor tempo a disposizione, livelli medi di scolarità inferiori. Una delle possibili soluzioni è quella di cominciare a insegnare le ICT alle ragazze fin dalla giovane età.</p>
<blockquote><p>Le ragazze hanno bisogno di essere maggiormente coinvolte nelle materie scientifiche e tecnologiche sin da quando sono ancora piccole. Questo può avvenire sia formalmente (scuola primaria o secondaria, corsi di computer, doposcuola) che informalmente (apprendere dai familiari o da amici, campi estivi con lezioni sui computer). Il Gender Team della <em>KnowledgeHouseAfrica</em> organizza dei workshop destinato alle donne sul <a title="Pagina di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Free_and_Open_Source_Software">FOSS</a> [it, Free and open source software], onde fornire alle ragazze che lo frequentano le capacità necessarie per formare altre donne sull’uso del software libero e open source. La Fondazione Fantsuam offre borse di studio a donne qualificate e interessate alla formazione in ambito ICT.</p>
<p>La madri esercitano grande influenza sulle figlie e se si dimostrano tecnofobe, le ragazze potrebbero adottare atteggiamenti simili senza rendersene conto. È importante che l’incoraggiamento venga da casa, con l’introduzione sin dalla più tenera età a forme di tecnologia via via più complesse.</p></blockquote>
<p>Lauren Clifford-Holmes, studentessa alla Rhodes University in Sudafrica, ha la sensazione che le ICT non stiano mantenendo le promesse perché solo pochi progetti hanno dato risultati tangibili. Elenca alcuni esempi delle migliori pratiche nell’adozione delle ICT come fattore di sviluppo. Dal suo <a title="Post originale in inglese" href="http://laurencliffordholmes.blogspot.com/2007/05/development-as-wholistic-process.html">blog</a> [in], <em>The Soap Box</em>:</p>
<blockquote><p>Ciò che mi ha colpito di questa storia sono stati principalmente due aspetti: innanzitutto che inondare una comunità di tecnologia è inutile a meno che non si insegni a consumarla e utilizzarla a fini produttivi. Secondo, questo caso di studio rende evidente l’importanza di concentrarsi sulle scuole e sull’introduzione degli studenti alla tecnologia, che può contribuire all&#39;esperienza formativa e fornire loro le competenze di cui hanno bisogno per entrare con successo nella società dell’informazione e nell’economia della conoscenza.</p></blockquote>
<p>Descrive poi un esempio per la promozione di tecnologia appropriata, l’<a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.elearning-africa.com/newsportal/english/news68.php">Intel Teach Program</a> [in].</p>
<blockquote><p>Il liceo di Mthebula ha ricevuto alcuni anni fa dei computer donati dalla Telkom, ma nessuno degli insegnanti ne prevedeva l&#39;impiego nei corsi. L’insegnante di lingue, Mercy Ntlemo, attribuiva ciò al fatto che la gran parte dei docenti non possedeva “la conoscenza specifica e la formazione necessaria per integrare adeguatamente la tecnologia”. Di conseguenza i computer restavano a impolverarsi, raramente utilizzati se non per la ricerca di informazioni elementari e il più basilare <em>word processing</em>.</p>
<p>Questo esempio illustra il contesto del più vasto dibattito sulle ICT e lo sviluppo: lo sviluppo deve prodursi su una moltitudine di livelli differenti. Non ha senso pensare che si stia aiutando lo sviluppo donando gratuitamente tecnologia, come i computer, a chi non dispone delle conoscenze necessarie per usarla in maniera efficace.</p>
<p>In questo caso particolare, Ntlemo ha partecipato all’Intel Teach Program, un programma di crescita professionale progettato per aiutare gli insegnanti a integrare con efficacia gli strumenti tecnologici nelle scuole con l’obiettivo di sostenere gli studenti nella formazione di competenze adatte al XXI secolo. Ntlemo sente di aver realmente beneficiato di quel programma e, sull’onda del suo successo, molti altri insegnanti vi hanno preso parte per “superare la tecnofobia”.</p>
<p>Questo programma formativo ha messo i docenti di fronte a nuovi approcci per la creazione di strumenti di valutazione e per allineare le lezioni a obiettivi e standard pedagogici. Essi hanno inoltre scoperto nuovi modalità per incorporare l’uso di Internet, del web design e dei progetti degli studenti come veicoli per un solido apprendimento.</p>
<p>A seguito dell’Intel Teach Program, Ntlemo spiega che la tecnologia è ormai parte integrale del curriculum al liceo DZJ di Mthebula, e la pedagogia di progetto è diventata la norma. Il programma formativo ha rivoluzionato il modo in cui i docenti usano il computer – una risorsa meravigliosa fino ad allora stata totalmente sottoimpiegata. Ntlemo racconta che il programma “ha rivoluzionato il modo in cui insegniamo.”</p>
<p>Cosa ci insegna dunque una storia come questa? Che abbiamo bisogno di un approccio olistico allo sviluppo, e che lo sviluppo avviene all’interno di specifici contesti – per esempio l’analfabetismo informatico. Dobbiamo riuscire a comprendere il contesto delle diverse comunità che hanno bisogno di progredire nelle ICT in modo che lo sviluppo non rimanga uno sforzo inutile ma diventi piuttosto un significativo processo di cambiamento.</p></blockquote>
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