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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Relazioni internazionali</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Venezuela: riflessioni online contrarie al possibile conflitto armato con la Colombia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 04:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra & conflitti]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche la blogosfera venezuelana si esprime sui nuovi disaccordi governativi con la Colombia, mettendo in evidenza come un eventuale conflitto danneggerebbe popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/laura-vidal/">Laura Vidal</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/26/venezuela-thoughs-about-a-possible-conflict-with-colombia/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche la blogosfera venezuelana va esprimendosi riguardo <a title="Post originale in inglese su Global Voices Online" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/20/colombia-tensions-and-winds-of-war-with-venezuela/">i pesanti scambi verificatisi recentemente tra il Venezuela e la Colombia</a> [in]. Come di consueto nel clima politico del Paese, vi sono opinioni contrastanti riguardo le motivazioni del confronto in corso. Da un lato, questo è visto come un altro elemento per distogliere l&#39;attenzione dai problemi interni del Paese; mentre, all&#39;opposto, altri lo considerato una mossa per preservare la sovranità di fronte a una presenza militare statunitense con base in Colombia.</p>
<div id="attachment_108447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;"><a title="href="><img class="size-full wp-image-108447" title="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/venezuelahumo.jpg" alt="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." width="400" height="270" /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>L&#39;opinione pubblica internazionale e quella venezuelana continuano a chiedersi se l&#39;intenzione di dichiarare guerra da parte del <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Chavez">Presidente venezuelano Hugo Chavez</a> [it] siano serie, considerando altresì le effettive possibilità per il Venezuela di entrare in un conflitto armato per il quale non sembra essere preparato. Nel frattempo, violenti incidenti lungo il confine aumentano le tensioni e adombrano la situazione, rendendo difficile una riconciliazione tra i due Paesi in questi frangenti. Tuttavia, l&#39;opinione più diffusa nella blogosfera evidenzia che una guerra significherebbe un conflitto tra popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.</p>
<p>Sul blog <em>Venezuela News and Views</em> Daniel <a title="Post originale in inglese" href="http://daniel-venezuela.blogspot.com/2009/11/war-with-colombia-ex-president-speaks.html">cita un controverso ex-presidente venezuelano</a> [in] ed esprime il proprio punto di vista:</p>
<blockquote><p>… La traduzione e pubblicazione di questo comunicato fa sì che venga considerato come qualcuno che non vuole entrare in guerra con la Colombia. Se la Colombia finirà per attaccare o meno è un&#39;altra questione, ma allora avrei bisogno di prove concrete, poiché, con la storia delle <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/FARC">FARC</a> [it] e anche dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_di_Liberazione_Nazionale_%28Colombia%29">ELN</a> [it], Chavez potrebbe avere il pretesto per far apparire la Colombia sotto attacco (…)</p>
<p>In altre parole, a meno che non venga provato che effettivamente gli Stati Uniti e la Colombia stiano preparando un&#39;invasione in Venezuela, la cui probabilità per me è inferiore allo 0.01%, mi oppongo apertamente e per questo sono considerato un traditore secondo i canoni chavisti. Senza aggiungere che sono un pacifista, un obiettore di coscienza, e non posso giustificare nessuna guerra eccetto una palese aggressione provata con chiarezza. E anche in quel caso, non prenderò una pistola per sparare, e sarò d&#39;aiuto solo in qualche ospedale o simili servizi (…)</p></blockquote>
<p>Gandica, <a title="Post originale in spagnolo" href="shttp://khandika01.blogspot.com/2008/02/googlefight-venezuela-gana-guerra.html">sul blog <em>Enigma Press</em></a> [sp] proprone un&#39;idea originale:</p>
<blockquote><p>Ahora bien esta es mi posición: Si estalla la guerra entre Venezuela-Colombia invito a la comunidad virtual de blogs de Venezuela a salir con la bandera colombiana. Y a toda la tribu electrónica colombiana a salir con la bandera de Venezuela. Y combatiremos -en esta guerra entre Venezuela y Colombia- a punta de balas de aguardiente y balas de ron en una zona temporal autónoma bajo los explosivos tonos del vallenato y nuestros joropos llaneros. Y después del combate, ebrios de felicidad, nos abrazaremos y reiremos como nunca antes. Que los políticos de Venezuela y Colombia y sus poderosos intereses y los perros de la guerra-Venezuela-Colombia se despedacen entre ellos.</p></blockquote>
<div class="translation">Ecco come la penso: Se dovesse scoppiare una guerra tra Venezuela e Colombia, invito la comunità virtuale venezuelana a scendere in piazza con la bandiera colombiana&#8230;e la comunità online colombiana a scendere in piazza con la bandiera venezuelana. Combatteremo - questa guerra tra Venezuela e Colombia - con superalcolici e proiettili al rum in uno spazio temporale autonomo soggetto al suono esplosivo del <em>vallenato</em> e del <em>joropos llaneros</em> (stili musicali). E dopo la battaglia, ubriachi di felicità, ci abbracceremo e rideremo come non mai. Lasciamo che i politici venezuelani e colombiani, con la loro voglia di potere, e i cani da guerra Venezuela-Colombia si facciano a pezzi.</div>
<p>Anche Facebook è uno strumento dove esprimere il dissenso su questo conflitto in crescita. Il gruppo “<a title="gruppo su facebook in spagnolo" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=196414800762">Paz entre Colombia y Venezuela</a>” [sp] è aperto a chiunque voglia unirsi alla discussione online.</p>
<p>Questo l&#39;obiettivo principale del gruppo:</p>
<blockquote><p>Este grupo no es para discutir si Chavez es bueno o malo o si Uribe hace las cosas bien o no, es solo para que, independientemente de la ideología política de cada uno de los miembros de este grupo nos unamos para RECHAZAR ROTUNDAMENTE UNA POSIBLE GUERRA ENTRE LOS PUEBLOS HERMANOS!.</p></blockquote>
<div class="translation">Questo gruppo non mira a discutere se Chavez sia buono o cattivo, o se Uribe sta agendo bene o male, ma, a prescindere dalle idee politiche dei membri del gruppo, ci uniamo per RESPINGERE CON FORZA UN&#39;EVENTUALE GUERRA TRA FRATELLI.</div>
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		<title>Cina e Giappone: Feng Zhenghu, attivista per i diritti umani, bloccato all&#039;aeroporto Narita</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cina-e-giappone-feng-zhenghu-attivista-per-i-diritti-umani-bloccato-allaeroporto-narita/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 04:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[L'incredibile storia dell'avvocato cinese che da settimane vive e aspetta all'interno dell'aeroporto di Tokyo, dopo che per l'ottava volta l'ufficio immigrazione di Shanghai gli ha impedito di entrare in patria. Aggiornamenti via Twitter e Facebook.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/oiwan/">Oiwan Lam</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/22/china-and-japan-feng-zhenghu-at-narita-airport/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Dal 4 novembre l&#39;attivista per i diritti umani Feng Zhenghu, di Shanghai, vive e aspetta all&#39;interno dell&#39;aeroporto giapponese Narita, dopo che per l&#39;ottava volta l&#39;ufficio immigrazione di Shanghai gli ha impedito di entrare in patria.</p>
<p>Feng è un economista e attivista a tutela dei diritti umani. Dopo il massacro di Tiananmen nel 1989, ha criticato apertamente la repressione ed è stato indagato dal Partito Comunista Cinese (PCC) per oltre un anno. Nel 1991 si era trasferitosi in Giappone per motivi di studio e nel 1998, tornando in Cina per affari, venne trattenuto dalla polizia di Shanghai e condannato a 3 anni di prigione per la pubblicazione illegale di un e-book riguardante gli investimenti giapponesi di Shanghai nel 2000.</p>
<p>Finora il governo cinese non ha ancora ufficialmente spiegato il divieto d&#39;ingresso di Feng nel Paese.</p>
<p>Feng si è rifiutato di entrare in Giappone e <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.ft.com/cms/s/0/3110670c-d31a-11de-af63-00144feabdc0.html?nclick_check=1">ha detto al giornalista del <em>Financial Times</em></a> [in] che “Per un cinese essere rapito e portato in Giappone in questo modo è un&#39;umiliazione per me e un&#39;umiliazione per la Cina.” L&#39;uomo ha anche rifiutato il suggerimento del Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite di “richiedere lo status di rifugiato politico”. Vuole solo tornare a casa.</p>
<p><center><img title="Feng Zhenghu" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/feng.jpg" alt="Feng Zhenghu" width="240" height="320" /></center></p>
<p>Dal 7 novembre publbica aggiornamenti sulla propria situazione su un <a title="Vai al documento google" href="http://docs.google.com/View?id=dg5mtmj9_8g3hk27f5">documento Google</a> [cin] e dal 12 novembre diffonde anche messaggi via <a title="Pagina di Twitter in cinese" href="http://twitter.com/fzhenghu">Twitter</a> [cin].</p>
<p>Di seguito alcuni suoi aggiornamenti tradotti:</p>
<p>7 Novembre - Dichiarazione di rinuncia del visto di lavoro giapponese</p>
<blockquote><p>现在，这份2010年6月12日到期的日本工作签证已成为我回国的障碍物，也是中国上海当局利用非法手段禁止我入境回国的 障眼法。利用企业为了经济利益屈服权力的弱点，上海当局可以轻易地要求航空公司拒载或参与非法绑架，不惜一切非法手段将我强行滞留在日本…</p></blockquote>
<div>Ora il mio visto giapponese (che scade il 12 giugno 2010) è diventato un ostacolo per tornare nel mio Paese ed è una scusa per le autorità di Shanghai per impedirmi l&#39;ingresso. Le autorità di Shanghai stanno minacciando l&#39;azienda a livello economico e hanno richiesto alla compagnia aerea di partecipare a questo sequestro illegale.</div>
<blockquote><p>2009年11月2日我乘全日本航空公司NH0921航班已回国，虽然没有办理入境手续，但已在中国本土，晚上住在上海浦 东机场宾馆。第2天，即11月3日上午约9;45，十几个违法的上海警察又将我强行送至全日本航空公司NH0922航班的停靠处，企图又一次非法“遣送” 一个本国公民去外国。我强烈抗议，他们使用暴力手段将我绑架至飞机上，我竭力抵抗，死守飞机的登机口，与这些绑匪搏斗了近二个小时。最后，全日空航空公司 上海经理饭田屈服于绑匪的威胁，协助他们的暴力绑架行动，四个年轻力壮的便衣警察硬将我拖至机仓底部的座位，全日本航空公司的一位身材高大的上海职员也与 我搏斗，并将我压在座位上，这时我已经筋疲力尽，无力抵抗他们的违法犯罪行为。航班上乘客亲眼目睹他们的暴力绑架场面，飞机也由此延误一个多小时起飞。 我第一次被非法强制遣送回日本，被抛在远离东京的关西机场 …</p></blockquote>
<div>Il 2 novembre 2009 sono tornato nel mio Paese con il volo NH0921. Nonostante non avessi passato il controllo dell&#39;immigrazione, mi sono registrato all&#39;Hotel dell&#39;aeroporto Putung di Shanghai. Il secondo giorno (3 Novembre) alle 9:45 circa, una dozzina di poliziotti di Shanghai mi hanno costretto fisicamente ad imbarcarmi sul volo NH0922, cercando di &#8220;trasferire” un cittadino in un Paese straniero. Ho protestato con forza contro tale violento sequestro. Ho fatto resistenza all&#39;entrata dell&#39;aereo e ho lottato contro i sequestratori per due ore. Alla fine il direttore dell&#39;ANA di Shanghai, sotto la minaccia dei sequestratori, è stato costretto ad aiutare il sequestro. 4 giovani poliziotti in borghese mi hanno trascinato verso un sedile in fondo all&#39;aereo, un addetto dell&#39;ANA di Shanghai li ha anche aiutati a mettermi sul sedile. Ero così esausto che non ho più resistito al loro atto criminale. Altri passeggeri hanno assistito alla scena e il volo è stato ritardato per oltre un&#39;ora. Questa è stata la prima volta che sono stato forzatamente deportato in Giappone e ho scaricato all&#39;aeroporto Narita fuori Tokyo.</div>
<blockquote><p>2009年11月4日被绑架到日本，至今11月7日没有入境日本，三夜四天住在入境审查大厅，晚上躺在长椅上，白天忍受饥 饿的折磨。日本成田机场出境的大厅及通道上有很多商店及吃食店，还有饮料的自动贩卖机，但是入境大厅及通道什么也没有。我三天仅吃了三个饭团，当我正式向 成田机场出入国管理局的承办官员铃木先生提出，希望他从人道的角度请入管局的职员代我购买几个饭团，但遭到拒绝。而且，我妹妹送来的食品，他们也拒收了。 他们企图通过饥饿的变相虐待方式逼我入境日本，这是不言而明的。但我会坚持下去，因为我清楚，日本官僚并非人道，不仅冷漠，甚至有点残忍。或许，友爱的国 家仅是日本鸠山总理的理想而已。如果这些事发生在中国，中国人决不会这样对待外国人，中国人内斗很残忍，但对外国人总是很客气…</p></blockquote>
<div>Sono stato sequestrato nell&#39;aeroporto in Giappone il 4 novembre. Oggi è il 7 novembre, non sono mai entrato in Giappone. Per 4 giorni e 3 notti, ho vissuto nella sala dei controlli per l&#39;immigrazione. Durante la notte mi sono steso sulla panchina. Ho sofferto la fame. Ci sono negozi e macchinette automatiche all&#39;uscita, ma nella sala dei controlli per l&#39;immigrazione non c&#39;è niente. Negli ultimi 3 giorni ho mangiato solo tre panini di riso. Ho chiesto al funzionario responsabile dell&#39;immigrazione di applicare i principi umanitari e consentire allo staff di aiutarmi a comprare dei panini di riso. Si è rifiutato. Si sono rifiutati anche di consegnarmi il cibo portatomi da mia sorella. È ovvio che cercavano di torturarmi facendomi patire la fame per costringermi a entrare in Giappone. Tuttavia, ho tenuto duro per andare avanti. I burocrati giapponesi sono disumani, indifferenti e crudeli. La cosiddetta nazione amichevole è solo un immaginazione ideale del Primo Ministro. Se succedesse la stessa cosa in Cina, i cinesi non tratterebbero mai così gli stranieri. I cinesi sono molto crudeli verso i propri cittadini nelle vicende interne, ma sono molto amichevoli verso gli ospiti stranieri…</div>
<p>14 Novembre - Benvenuto a Obama in visita in Giappone e Cina</p>
<blockquote><p>美国总统奥巴马昨天访问日本。我又自制了一件英文广告衫，前面的请愿文字：“A un cittadino cinese è stato rifiutato il ritorno in Cina otto volte.”，背后的文字：“Diritti umani cinesi 中国人権，回国 帰国　Ritornare in Cina”…</p></blockquote>
<div>Ieri il Presidente degli Stati Uniti Obama ha visitato il Giappone, così ho creato una maglietta con uno slogan di protesta in inglese. Davanti c&#39;era scritto: &#8220;Ad un cittadino cinese è stato rifiutato il ritorno in Cina otto volte”, mentre sul retro: &#8220;Diritti umani cinesi, Ritornare in Cina&#8221;…</div>
<blockquote><p>2009 年11月15日奥巴马总统访问中国，而且首站是上海。如果奥巴马总统知道一个中国国民八次被上海当局拒绝入境回国的事件，当他见到中国政府或上海领导人 时，应该会问：“您们热烈欢迎我一个外国人，为什么无情地拒绝自己的一个国民回国呢？容纳百川的上海大城市为什么容纳不下自己的一个小小的市民呢？”一个 国民不能回国，外国人无法理解，连普通的中国人都无法相信，强大的中国无法容纳自己的一个国民。</p></blockquote>
<div>Obama visiterà la Cina il 15 Novembre 2009 e la sua prima tappa è Shanghai. Se Obama viene a sapere che a un cittadino cinese è stato rifiutato l&#39;ingresso nel proprio Paese per otto volte, allora quando avrà la possibilità di incontrare il governo cinese o le autorità di Shanghai, potrebbe chiedere: perchè date un benvenuto così caloroso a uno straniero e rifiutate il ritorno di un vostro cittadino? Una città grande come Shanghai, come può impedire ad un proprio cittadino di rimanervi?” Uno straniero non sarà in grado di capire perchè un cittadino non può tornare nel proprio Paese. Anche i comuni cinesi non potrebbero credere che la forte Cina non possa accettare un proprio cittadino.</div>
<p>18 Novembre - Pagina Twitter di Feng ZhengHu</p>
<blockquote><p>有 人说，我一个在进行一场为争取中国公民回国权的战争。但是，我觉得，我背后始终有强大的中国民众。当我处于饥饿的绝境时，中国国内、香港民众以及海外华人 纷纷向我空运食品；当我处于电脑无法上网的封闭困境中，一些不相识的国内网络专家主动提供技术支持，帮助我建立并编辑推特，我可以通过手机邮件中转的方 式，及时报道我的实况，让国内民众知道事件真相及我每天在日本国门外的流浪生活。</p></blockquote>
<div>Alcuni sostengono che sto combattendo da solo per il diritto dei cittadini di tornare in Cina, ma so che molti cinesi sono con me. Quando ero affamato e disperato, molti cinesi dal continente, da Hong Kong e oltremare mi hanno mandato del cibo. Quando mi hanno tagliato la connessione a Internet, alcuni esperti di Internet dalla Cina continentale mi hanno dato supporto tecnico, aiutandomi ad aprire <a title="Vai alla pagina su Twitter" href="http://twitter.com/fzhenghu">un account su Twitter</a> [cin]. Ora posso utilizzare il mio cellulare per aggiornare il mio status e far sapere alla gente della Cina continentale cosa sta succedendo qui.</div>
<p>18 Novembre</p>
<blockquote><p>我 的答复：“首先我感谢联合国难民机构对我的关心。但是，我不考虑申请难民。因为我有自己的国家，中国是我的祖国。我是中国人，是中国的知识分子，我应该对 中国负有责任。现在，我需要回国，这是中国人最基本的人权。中国当局不让中国国民回国的行为，不仅违反联合国宪章、国际人权条约，也违反中国宪法法律。中 国政府至今没有宣布不让我回国。我知道，在中国有许多许多的苦难，但我还是愿意留在中国。中国难民越来越少，中国就会变得越来越好。”</p></blockquote>
<div>La mia risposta: “Prima di tutto voglio esprimere la mia gratitudine verso l&#39;organizzazione per i rifugiati delle Nazioni Unite. Ma non voglio richiedere lo status di rifugiato perchè ho un Paese. La Cina è la mia patria. Sono cinese e un intelletuale cinese. Devo essere responsabile per la Cina. Ora ho bisogno di ritornare nel mio Paese e questo è il diritto umano fondamentale. L&#39;atto delle autorità cinesi di impedire ai cittadini dal tornare nella propria nazione non solo viola la costituzione delle Nazioni Unite, la Convenzione Internazionale sui diritti umani, ma viola anche la costituzione cinese. Il governo cinese non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale riguardo il mio esilio. Abbiamo tante sofferenze in Cina, ma io voglio ancora viverci. Meno rifugiati cinesi ha la Cina, e migliore diventerà il Paese.”</div>
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		<title>Sahara Occidentale: deportata Aminatou Haidar, attivista pro-indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la notorietà e i riconoscimenti a livello internazionale, l'attivista per l'indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco) è stata arrestata e deportata a Lanzarote, nelle Isole Canarie, sotto la giurisidizione spagnola. Anche Amnesty International continua a monitorare la situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/western-sahara-aminatou-haidar-deported/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_107094" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/sahara/"><img title="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/aminatou-225x300.jpg" alt="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" width="181" height="241" /></a><small>Aminatou Haidar, foto di saharauiak</small></div>
<p> <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aminatou_Haidar">Aminatou Haidar</a> [it] è un&#39;importante attivista per l&#39;indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco). Nata nel 1967, a vent&#39;anni è stata fatta “sparire” dalle autorità marocchine a causa del suo attivismo per riemergere solo tre anni dopo. Nel 2005, Haidar è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione di protesta ed è stata condannata a sette mesi in prigione per aver “incitato violente attività di protesta.”  Amnesty International <a title="Documento ufficiale di Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/010/2005/en/e8f78dc1-d476-11dd-8743-d305bea2b2c7/mde290102005en.html">l&#39;ha considerata</a> [in] prigioniera di coscienza, mettendo in dubbio la correttezza del processo contro di lei e altre 6 persone. Dopo il suo rilascio, Aminatou Haidar è stata onorata con il <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_F._Kennedy_Human_Rights_Award">Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani</a> [in], <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://afsc.org/ht/display/ContentDetails/i/15166/pid/449">, nominata</a> [in] per il Premio Nobel per la pace, e più recentemente premiata con il <a title="Vai al sito ufficiale in inglese" href="http://www.civilcourageprize.org/honorees.htm">Premio al coraggio civile</a> [in] a New York - tutto ciò per il suo impegno nel difendere i diritti umani nel Sahara Occidentale.</p>
<p>Nonostante i riconoscimenti ottenuti, fino a poco tempo fa Haidar ha vissuto in Marocco sempre con la paura di essere arrestata; cioè fino a venerdì 13 novembre quando, appena tornata a Laayoune (una città nella regione del Sahara Occidentale), è stata arrestata e successivamente deportata.  <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.csmonitor.com/2009/1117/p06s10-wome.html">Secondo la testata statunitense <em>Christian Science Monitor</em></a> [in], le autorità se la sono presa con lei per aver scritto “Sahara Occidentale” nei moduli alla dogana. Secondo gli ufficiali marocchini, Haidar ha rinunciato e “volontariamente ceduto per iscritto” la cittadinanza marocchina. La donna è stata quindi trasferita a Lanzarote nelle Isole Canarie, dove le è stata poi concessa la residenza spagnola su basi umanitarie, secondo l&#39;agenzia stampa spagnola <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.abc.es/hemeroteca/historico-16-11-2009/abc/Nacional/haidar-afirma-que-no-comera-hasta-que-no-le-permitan-regresar-a-el-aaiun_1131506786134.html">ABC</a> [sp].</p>
<p>Il blog pro-indipendenza <em>Sandblast</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://sandblast-arts.blogspot.com/2009/11/statement-morocco-expels-saharawi.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Sandblast+%28Sandblast%29&amp;utm_content=Google+Reader">ricorda</a> [in] ai lettori che Haidar non è l&#39;unica dissidente perseguitata per tale causa, infatti afferma:</p>
<blockquote><p>Dal 6 ottobre, quindici noti difensori dei diritti umani del Sahara Occidentale sono stati arrestati, detenuti e interrogati. Sette di loro, conosciuti come i Casablanca 7, sono stati processati in un tribunale militare per atti di tradimento dopo aver visitato dei parenti nei campi per rifugiati dei Saharawi, nel sud-ovest dell&#39;Algeria. Questi Saharawi sono stati bersagliati per essersi espressi contro la repressione dell&#39;occupazione marocchina nella loro patria e per aver sostenuto il diritto all&#39;autodeterminazione come è stato ricosciuto dall&#39;ONU in oltre 100 sue delibere. Ad agosto, le autorità marocchine hanno impedito a sei giovani Saharawi di andare in Gran Bretagna per partecipare al programma <em>Talk Together</em> con sede ad Oxford, che promuove il dialogo tra i giovani nelle aree di conflitto.</p></blockquote>
<p>Il blogger spagnolo <em>Bilbaobilonia</em>, riferendosi ad un recente discorso in cui il Re marocchino Mohammed VI ha affermato che chiunque sostenga l&#39;indipendenza del Sahara è un traditore, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://bilbaobilonia.net/2009/11/18/aminatou-haidar-la-traidora/">ha espresso sostegno</a> [sp] a Haidar:</p>
<blockquote><p>Ya lo dijo el rey Mohamed VI en su <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html');" rel="nofollow" href="http://bilbaobilonia.net/goto/http://www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html" target="_blank">discurso conmemorativo de la Marcha Verde</a>: en Marruecos sólo se puede ser patriota o traidor.  Claro que, si alguien se toma la molestia de examinar las raquíticas libertades que promueve la dinastía alauí o la <a href="http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/marruecos-y-sahara-occidental-liberacion-inmediata-de-8-presos-de-conciencia/">persecución a la que somete a la disidencia saharaui</a> , es fácil llegar a la conclusión de que en Marruecos, la traición es la forma más noble de patriotismo.</p></blockquote>
<div class="translation">Come ha già detto il Re Mohammed VI durante il discorso per la commemorazione della Marcia Verde: un marocchino può solo essere un patriota o un traditore. Ovviamente, se qualcuno si vuol dare la pena di esaminare le stentate libertà che la dinastia Alawite promuove o la persecuzione a cui sottopone i dissidenti Saharawi, è facile concludere che, in Marocco, il tradimento è la forma più nobile di patriottismo.</div>
<p>Il blogger <em>One Hump or Two</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://onehumportwo.blogspot.com/2009/11/aminatou-haidar-abducted-by-moroccan.html">si è dimostrato sorpreso</a> [in] per il fatto che le autorità marocchine se la prendano con qualcuno così noto: </p>
<blockquote><p>Ciò rivela che la polizia marocchina inseguirà ogni Sahrawi che sosterrà un referendum, anche quelli che hanno conoscenze e sostegni internazionali. I riconoscimenti assegnati ad Haidar (il più recente è <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.rfkcenter.org/node/387">il Premio al coraggio civile</a> [in]) avrebbero dovuto porla al di fuori di questi pericoli mostrando al governo marocchino che il mondo li sta guardando.</p></blockquote>
<p><em>Sahara Occidental </em><a title="Blog originale in inglese" href="http://saharaoccidental.blogspot.com/">continua a pubblicare aggiornamenti</a> [in] sul caso di Aminatou Haidar.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Georgia: dure reazioni online alla condanna di due video-blogger dell&#039;Azerbaigian</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 04:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la condanna a due anni di carcere dei due video-blogger, alcuni blogger della vicina Georgia hanno criticato duramente l'arresto, il processo e la sentenza di Adnan Hajizade e Emin Milli - come anche la mancanza d'attenzione delle testate locali su un caso cruciale per la libertà d'espressione.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/dodka/">Dodka</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/15/georgia-reaction-to-lack-of-attention-on-azerbaijan-bloggers-trial/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/hands_off13.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-106522" title="Giù le mani" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/hands_off13.jpg" alt="Giù le mani" width="177" height="187" /></a> A seguito della <a  title="Post su GlobalVoices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/azerbaijan-reazioni-al-processo-contro-due-blogger-locali-per-opinioni-espresse-online/">recente vicenda</a> [it] dei due video-blogger in Azerbaigian e <a title="Post su GlobalVoices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/11/azerbaijan-bloggers-sentenced/">della condanna a due anni di carcere</a> [in] annunciata la scorsa settimana, alcuni blog nella vicina Georgia hanno pubblicato degli interventi molto critici condannando l&#39;arresto, il processo e l&#39;incarcerazione di <a title="Post su GlobalVoicesAdvocay in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/blogger/adnan-hajizada">Adnan Hajizade</a> [in] e <a title="Post su GlobalVoicesAdvocay in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/blogger/emin-milli">Emin Milli</a> [in]. Gli interventi riguardano anche la relativa mancanza d&#39;attenzione riservata all&#39;episodio dalle maggiori testate locali, come <em>Dv0rsky</em> <a title="Sito originale in georgiano" href="http://www.dgiuri.com/2009/11/eminadnan.html">fa notare con rabbia</a> [ge].</p>
<blockquote><p>ქართული ჟურნალისტიკა და მედია საბოლოოდ ჩაიძირა.</p>
<p>ჩაისვარეს. და არც კი სცხვენიათ.</p>
<p>სიტყვის თავისუფლებაზე რამდენს ბჭობენ, როგორ ”იბრძვიან” - და ამხელა ამბავი გამოეპარათ.</p>
<p>აზერბაიჯანელი ბლოგერები ემინ მილი და ადნან ჰაჯიზადე ორი თვის წინ დაიჭიარეს და დღეს საბოლოოდ გაასამართლეს მხოლოდ იმ ბრალდებით, რომ ისინი მთავრობას აკრიტიკებდნენ, აშარჟებდნენ და დასცინოდნენ. ოფიციალური ბრალდება - ხულიგნობა.</p>
<p>2 წელიწადი იმისათვის, რომ ვირს ჩამოართვა ინტერვიუ - ბევრია თუ ცოტა?</p>
<p>ქართველ ჟურნალისტებს რა უჭირთ, სულ ვირებს არ ართმევენ ინტერვიუებს? სულ თავისუფლად თანაც…</p></blockquote>
<div class="translation">Il giornalismo e i media georgiani sono caduti in basso per l&#39;ennesima volta. L&#39;hanno fatta grossa. E non sono nemmeno imbarazzati. Tante parole sulla libertà di espressione, su come “lottano” per affermarla - e hanno ignorato una vicenda importante come questa.</p>
<p>I blogger azeri Emin Milli e Adnan Hadjizade sono stati condannati solo per aver preso in giro il governo. Accusa ufficiale - teppismo.</p>
<p>Due anni per aver intervistato un asino - è o non è troppo?</p>
<p>I giornalisti georgiani non hanno niente da dire - intervistano sempre degli asini. E assai liberamente.</p></div>
<p>Un commento da parte di <em>სულხანი </em> concorda.</p>
<blockquote><p>სამაგიეროდ ჩვენი ტელევიზიები ძალიან ოპერატიულად (თანაც საღამოს საინფორმაციოს პირველ სიუჟეტად) აშუქებენ პენელოპა კრუსის სავარაუდო ჩამოსვლას ჩვენთან)</p>
<p>ტფუი..</p></blockquote>
<div class="translation">E in questo periodo le nostre emittenti TV parlano della possibile visita di Penelope Cruz come notizia d&#39;apertura. Disgustoso.</div>
<p>Un altro commento, stavolta di <em>Natosha</em>, ricorda come la sensibilità che circonda l&#39;Azerbaigian in Georgia si estenda anche ai monumenti.</p>
<blockquote><p>ეს ამბავი რომ გავიგე ერთი რაღაც გამახსენდა.</p>
<p>უხსოვარ დროს ფოტოჟურნალისტიკას ვსწავლობდით და დავალებით გაგვიშვეს ალიევის ბაღის გახსნის გადასაღებად (თბილისში, აბანოებთან რომ არის). ხოდა, იმ ბაღში ძეგლიც დგას.. და პრინციპულად არ შეგვიშვეს ფოტოების გადასაღებად, მანამ სანამ ალაგებდნენ ტერიტორიას. და მერე აღარ მახსოვს ლექციაზე ითქვა, თუ ვიღაცამ თქვა (ძალიან ბუნდოვნად მახსოვს ეგ მომენტი), რომ არ შეიძლებოდა ისეთი კადრების დაფიქსირება, სადაც ვთქვათ, ასფლატს გვიან და ფონზე ძეგლია.. ან მსგავსი კადრები, რომლის სხვანაირად “ინტერპრეტირება” შეიძლებაო. ვოტ.</p></blockquote>
<div class="translation">Appena ho appreso la notizia mi sono ricordato di una cosa. Tempo fa stavamo imparando fotogiornalismo. Ci era stato assegnato un incarico ed eravamo andati all&#39;apertura del parco Aliyev [ex presidente dell&#39;Azerbaigian] (che si trova a Tbilisi). Nel parco c&#39;era anche monumento di Aliyev. Non ci fu consentito di entrare per scattare delle foto prima che il terreno venisse ripulito. Dopo non ricordo se durante la lezione, o se qualcuno me ne ha spiegato il motivo - era stato vietato scattare foto del monumento di Aliyev se nello sfondo c&#39;era qualcuno intento a spazzare o pulire. Dicevano che poteva essere interpretato negativamente.</div>
<p><center><img class="alignleft size-full wp-image-106528" title="Schermata dell'articolo sul georgiamediacentre.com" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/facecom.gif" alt="Schermata dell'articolo sul georgiamediacentre.com"  width="440" height="162" /></center></p>
<p>Dopo che un sito web <a title="Sito originale in inglese" href="http://georgiamediacentre.com/content/demand_georgian_media_cover_story">ha criticato la mancanza d&#39;attenzione dei media locali</a> [in], ho commentato sul servizio dopo averlo postato su <em>Facebook</em>.</p>
<div class="translation">Oggi due blogger azeri sono stati condannati al carcere. Sui media tradizionali georgiani - silenzio. Ottimo lavoro! Non sorprendetevi quando altri resteranno in silenzio, quando la prossima volta verrete privati della libertà di parola e d&#39;espressione. Ottimo lavoro, giornalisti georgiani, ottimo lavoro!</div>
<p>Comunque alcuni giornalisti online come <em>თავისუფალი სიტყვის ბლოგი</em> <a title="Sito originale in georgiano" href="http://freelandia.wordpress.com/2009/11/13/azerbaijan/">hanno rilanciato la notizia sui propri blog</a> [ge], evidenziando perché i blogger georgiani dovrebbero preoccuparsi. Il post è stato anche ripreso dalla stampa locale.</p>
<blockquote><p>აღსანიშანავია, რომ საქართველოში ჯერჯერობით ბლოგერებს სიტყვის თავისუფლების მხრივ სერიოზული პრობლემები აქამდე ჯერ არ ჰქონიათ.  მიუხედავად ამისა, რამდენიმე კვირის წინ იუტუბის რამდენიმე მომხმარებელს მცირე პრობლემები მაინც შეექმნათ. გასულ თვეში ვიდეოპორტალზე გავრცელდა პატრიარქის გაშარჟებული ვიდეოები, რასაც საზოგადოების მხრიდან უარყოფითი რეაქცია მოჰყვა. დაიწყო გამოძიება. შინაგან საქმეთა სამინისტრომ ვიდეოების გავრცელებაში ბრალდებული ორი ახალგაზრდა დაკითხა და ნივთმტკიცების სახით მათ კომპიუტერები და ფოტოაპარატები ჩამოართვა, აგრეთვე გაჩხრიკეს მათი სახოვრებელი სახლები.</p></blockquote>
<div class="translation">Occorre ricordare che i blogger in Georgia hanno avuto problemi con la libertà di parola. E qualche settimana fa alcuni utenti di YouTube sono finiti nei guai. Un video con battute sul patriarca georgiano Ilia II è stato caricato su YouTube e la società ha risposto negativamente. È stata avviata un&#39;indagine e il Ministro degli Affari Interni ha trattenuto i due ragazzi sospettati di avere realizzato il video. Sono stati loro sequestrati i computer e le macchine fotografiche, e le loro abitazioni perquisite.</div>
<p>Nel frattempo, nonostante le critiche, <em>Social Blurbs</em>, un nuovo blog georgiano in lingua inglese sui social media, suggerisce ai lettori di informarsi sul caso di Hajizade e Milli su <em>Global Voices Online</em> e su un apposito sito a loro <a title="Sito in inglese" href="http://supportadnanandemin.rsfblog.org/">sostegno</a> [in]. Qui si parla inoltre di alcuni blogger e giornalisti georgiani <a title="Sito in inglese" href="http://socialblurbsge.wordpress.com/?p=25">hanno documentato il caso</a> [in].</p>
<blockquote><p>Sebbene il processo non sia stato il tema più caldo per l&#39;ampia maggioranza di quanti danno vita ai social media georgiani, un paio di blogger (<em>Dodka</em> e <em>Cyxymi</em>) che rappresentano la Georgia al <a title="Sito in inglese" href="http://worldbloggingforum.com/">WBF2009 (World Blogging Forum)</a> [in] hanno contribuito a suscitare l&#39;interesse di qualcun altro.</p>
<p>Tutto il giorno <em>Dodka </em> ha diffuso messaggi sul caso via Twitter dal WBF. Successivamente Giga Paichadze alias <em>Dv0rsky </em> ha postato e ripostato su Twitter biasimando i media georgiani “che lottano per la libertà di espressione e non vedono” un evento così grave e così vicino, pur se qualche link nei commenti indicava che alcune testate avevano seguito il processo e l&#39;arresto dei blogger azeri.</p></blockquote>
<p><iframe title="Video in inglese su dotsub.com" src="http://dotsub.com/media/4fe42f66-8f9b-42f3-85de-69e92c748374/e/m/geo" width="420" frameborder="0" height="347"></iframe></p>
<p>Nel frattempo, ampie notizie su detenzione, processo e condanna di Adnan Hajizade e Emin Milli sono disponibili nella <a title="Sito GlobalVoicesOnline in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/-/world/central-asia-caucasus/azerbaijan/">sezione Azerbaigian </a> [in] di <em>Global Voices Online</em> e sul blog <em>OL!</em> (in <a title="Sito originale in inglese e azero" href="http://ol-en.blogspot.com/">inglese</a> e <a href="http://ol-az.blogspot.com/">azero</a>). Inoltre su <em>Twitter</em> viene usato l&#39;<em>hashtag</em> <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://twitter.com/#search?q=%23EminAdnan">#EminAdnan</a></em> [in].</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-106495" title="Poster di Emin Adnan" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/emin_adnan_poster.jpg" alt="Poster di Emin Adnan" width="440" height="570" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-106493" title="Poster con Adnan Hajizade e Emin Milli" alt="Poster con Adnan Hajizade e Emin Milli" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/poster.jpg" alt="poster" width="440" height="525" /></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Egitto: Nidal Hassan, psichiatra o psicotico?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/10050/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/10050/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 05:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Sichera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Maggiore Nidal Hassan è lo psichiatra militare statunitense di origine araba che recentemente ha ucciso 13 persone a Fort Hood, in Texas - ora accusato di omicidio premeditato. I blogger egiziani commentano e riflettono variamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/marwa-rakha/">Marwa Rakha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/robertas/'>Roberta Sichera</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/14/egypt-nidal-hassan-psychiatrist-or-psychotic/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il Maggiore Nidal Hassan è lo psichiatra militare statunitense di origini arabe <a title="Articolo originale in inglese su Forbes.com" href="http://www.forbes.com/2009/11/12/major-nidal-hassan-fort-hood-muslim-opinions-columnists-melik-kaylan.html">recente autore della sparatoria</a> [in] a Fort Hood in Texas che ha ucciso 12 militari e un civile. Adesso è accusato di omicidio premeditato. “Psichiatra o Psicotico?”, si chiedono i blogger egiziani.</p>
<p><em>Nawara Negm </em><a title="Post originale in arabo" href="http://www.tahyyes.org/2009/11/blog-post_4326.html">simpatizza con Hassan</a> [ar]:</p>
<blockquote><p>اكيد سمع هلاوس كتير من الظباط اللي جايين من العراق بعد ما قتلوا اطفال وستات<br />
كان عايز يسيب الخدمة وطلبه اترفض<br />
وكل محامي عشان يرفع له قضية عشان يسيب الخدمة<br />
فكان الرد انهم قالوا له: انت ح تروح العراق</p></blockquote>
<div class="translation">Deve avere ascoltato le orribili storie dei soldati tornati dall&#39;Iraq; quei soldati che hanno ucciso donne e bambini inermi. Voleva lasciare l&#39;esercito, ma la sua richiesta è stata respinta. Ha avviato, per quanto possibile, le procedure per potersi dimettere e come risposta gli è stato detto che sarebbe stato inviato in Iraq.</div>
<p><em>Hassan El Helali</em> <a title="Post originale in arabo" href="http://hegabs-nekabs.blogspot.com/2009/11/blog-post_1069.html">ritiene che sia uno psicotico</a> [ar]:</p>
<blockquote><p>بفضل هذا المعتوه الحقير سيعيش العرب والمسلمين في الغرب لشهور وربما لسنوات وهم مطالبين مرة أخرى بإثبات برائتهم من تهمة ممارسة التقية والكذب… وادعاء الشرف والإنصهار في المجتمع حتى تتاح لهم الفرصة ليفجروا أنفسهم وسط الأبرياء. بفضل هذا المجرم ستزيد رزالة القائمين على منح تأشيرات الدخول للبلاد المتحضرة، ومعهم كل الحق، وستتعطل المصالح ويحرم المريض من العلاج في الخارج والطالب من بعثة التعليم والسائح من المتعة والثقافة وسيصبح كل عربي ومسلم في الغرب متهماً حتي ولو ثبتت برائته بالإرهاب والوحشية والخسة والخيانة للمجتمع الذي ضمه وعلمه ورباه حتى وصل لرتبه عسكرية راقية وتخصص علمي متميز ومنحه الأوسمة والنياشين وفرصة حياة لا يحلم بعشرها في بلاده عديمة العلم والثقافة والفن والجمال والحرية والكرامة… برافو… الله أكبر والعزة للعرب.</p></blockquote>
<div class="translation">A causa di questa pazzia, arabi e musulmani che vivono in occidente, dovranno cercare di provare ancora una volta, per mesi e forse anni, di non essere bugiardi e di volersi integrare nelle società dove vivono, fino a quando, ancora una volta, noi verremo a sapere che uno di questi idioti si è fatto saltare in aria in mezzo a un gruppo di civili innocenti. Per colpa di questo criminale, verranno negati più visti d&#39;ingresso nei Paesi civilizzati, sia per lavoro, per divertimento, per studio o per motivi di salute. A causa sua, ogni arabo e musulmano che vive in Occidente, verrà considerato colpevole di terrorismo, brutalità, tradimento e di colpire alle spalle chi lo ha aiutato - almeno fino a prova contraria.</div>
<p><em>Wael Nawara</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://weekite.blogspot.com/2009/11/fort-hood-news-update.html">vuole ricordare a tutti</a> [in] che:</p>
<blockquote><p>Verso la fine di giugno 2007, il Sig. Hasan si è presentato davanti al suo supervisore e altri 25 membri del gruppo di salute mentale per presentare loro una relazione sulla religione Islamica, gli attentati suicidi e le minacce cui che i militari potrebbero ricevere dai musulmani che trovano problematico combattere nei Paesi musulmani dell&#39;Iraq e dell&#39;Afghanistan, secondo quanto riportato nella copia della relazione ottenuta da <em>The Washington Post</em>.</p>
<p>“Sta diventando sempre più difficile per i musulmani nel servizio militare giustificare moralmente di essere un soldato costantemente impegnato contro i fratelli musulmani,” scriveva Hassan nella relazione.</p></blockquote>
<p>Un libanese residente in USA, <em>Dr Asa&#39;ad Abu Khalil</em> - <a title="Post originale in inglese" href="http://angryarab.blogspot.com/2009/11/why.html">L&#39;arabo arrabbiato</a> [in] - cita l&#39;articolo di un quotidiano in cui si legge:</p>
<blockquote><p>“Quando un uomo bianco spara in un ufficio postale, si dice che ha dato i numeri,” spiega Victor Benjamin II, 30 anni, ex membro dell&#39;esercito. “Ma quando lo fa un musulmano, si chiama <a title="Post originale in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/11/07/us/07muslim.html?ref=us&amp;pagewanted=print">jihad”</a> [in].</p></blockquote>
<p>E l&#39;egiziano <em>SandMonkey</em> cerca di evitare di scrivere sul tema <a title="Post originale in inglese" href="http://www.sandmonkey.org/2009/11/12/on-fort-hood/">perchè</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Quasiasi cosa possa pensare risulta comunque scontato. Voglio dire, chi ha sparato era arabo, musulmano e palestinese per giunta. Cosa c&#39;è da dire? Si tratta di un caso isolato? Potrebbe mai succedere di nuovo? Ciò significa forse che qualsiasi arabo o mussulmano nell&#39;esercito potrebbe comportarsi in tal modo? Davvero? Ho bisogno di affermarlo? Cosa c&#39;è da dire?</p>
<p>In realtà, mi vengono da dire solo due cose: 1) le mie più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime; 2) a nome di ogni arabo o musulmano che ora verrà fregato per il tuo gesto: ti auguro di non avere un solo giorno di pace né in questa vita né in nessuna di quelle future!</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Russia: blogger discutono il 20.mo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/russia-blogger-discutono-il-20-mo-anniversario-dalla-caduta-del-muro-di-berlino/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa centrale & orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Russo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Vent'anni dopo la caduta del Muro soltanto una manciata di blogger russi citano quello che per molti rimane "l'evento più importante nella storia del XX secolo". Alcuni usano la data per ricordare ai lettori l'attuale situazione politica, altri dimostrano cinismo, ma la maggior parte si chiede: "Perché nessuno parla di questa giornata? Perché non viene celebrata pubblicamente?" ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/alexey-sidorenko/">Alexey Sidorenko</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/09/russia-bloggers-discuss-20th-anniversary-of-the-fall-of-the-berlin-wall/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_105518" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px;"><a title="Il muro di Berlino davanti la Porta di Brandeburgo-1989, foto di romtomtom su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/romtomtom/2717209779/"><img class="size-full wp-image-105518" title="2717209779_c4a81c8f7f" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/2717209779_c4a81c8f7f2.jpg" alt="Berlin Il muro di Berlino davanti la Porta di Brandeburgo 1989, foto di romtomtom su Flickr" width="400" height="263" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Il muro di Berlino alla Porta di Brandeburgo 1989;<br />
foto di <a title="Foto originale su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/romtomtom/2717209779/">romtomtom</a> [in] su Flickr</p>
</div>
<p>Vent&#39;anni dopo la caduta del muro di Berlino, non sono così tanti i blogger russi che ricordano, celebrano e discutono l&#39;evento storico definito da alcuni &#8220;l&#39;avvenimento più importante nella storia del XX secolo.&#8221; Per la maggior parte dei blogger russi &#8220;The Fall&#8221; è un ricordo d&#39;infanzia/adolescenza, un atto piuttosto mitico che reale.</p>
<p>Alcuni blogger usano la data per ricordare ai lettori l&#39;attuale situazione politica, altri evidenziano un certo cinismo, ma la maggior parte si chiede: &#8220;Perchè nessuno parla di questo giorno? Perchè non viene celebrato pubblicamente?&#8221;</p>
<p>L&#39;ex consigliere del Presidente Andrei Illarionov (utente noto su LiveJournal come <em><a title="Post originale in russo" href="http://aillarionov.livejournal.com/">aillarionov</a></em> [rus]) <a title="Post originale in russo" href="http://aillarionov.livejournal.com/128269.html" target="_blank"><em>scrive</em></a> [rus] sul suo blog:</p>
<div class="translation">Oggi, 20 anni dopo, il mondo celebra &#8220;l&#39;evento geopolitico più importante&#8221; della fine del XX secolo - il crollo delle dittature comuniste totalitarie in Europa. Viene celebrato in molti Paesi.</div>
<p>Ma non in Russia. E neanche in una dozzina di altri stati post-comunisti, che ora sono non soltanto fermi, ma per di più soggetti a un nuovo autoritarismo.</p>
<p>L&#39;evidente negligenza della Russia su quest&#39;evento molto importante della nostra epoca, sottolinea le dimensioni del nuovo muro che ha preso il posto di quello distrutto.</p>
<p>Questo muro è invisibile, ma assai efficace nel tentativo di isolare i cittadini e i fratelli afflitti del nostro Paese, dal resto del mondo.</p>
<p>Anche Ilya Faibisovich (utente noto su LiveJournal come <em><a title="Post originale in russo" href="http://">faibisovich</a></em> [rus]) appare  <em><a title="Post originale in russo" href="http://faibisovich.livejournal.com/109223.html">sorpreso</a></em> [rus] per l&#39;assenza di pubblicità:</p>
<div class="translation">È davvero incredibile che […] &#8220;L&#39;Eco di Mosca&#8221; [una stazione radio liberale], &#8220;Lenta.ru&#8221;, &#8220;Gazeta.ru&#8221; o qualsiasi altro rispettabile &#8220;portale informativo&#8221; russo, (anche &#8220;RIA Novosti&#8221; o &#8220;Interfax&#8221;) non abbiano &#8220;qualcosa&#8221; che invece si trova sui siti web del resto del mondo. E questo misterioso &#8220;qualcosa&#8221; ha parecchio a che fare con la Russia. Pur se attualmente sembra non abbia nulla a che fare con essa. Ma ci sono un mucchio di notizie (per tutti i gusti) come &#8220;attori sovietici morti&#8221;, &#8220;quanti treni possiede Kim Chen Ir&#8221;, qualche poliziotto che ha imparato a usare il videoblog (<a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/09/officer-exposes-police-corruption-using-the-web/">si veda l&#39;articolo su GV</a> [in]), e il necrologio di Ginsburg (Premio Nobel).</div>
<p>Un altro blogger, <a title="Post originale in russo" href="http://www.diary.ru/~SynthThesis/">SynthThesis</a>, <a title="Post originale in russo" href="http://www.diary.ru/~SynthThesis/p85029031.htm">considera l&#39;evento una sconfitta piuttosto che una vittoria</a> [rus]:</p>
<div class="translation">Come qualcuno &#8220;nato in URSS&#8221; ho un atteggiamento abbastanza particolare su quest&#39;argomento. Penso che ci sia parecchia gente disposta a &#8220;sputarci sopra&#8221; anche senza di me.<br />
[…]<br />
Adesso l&#39;illusione che chiunque possa realmente decidere da solo ci viene inculcata dalle azioni pagate di quanti amano la verità, meglio che in qualsiasi computer game.</div>
<p>Diversi i blogger che sono ricorsi alle immagini per commemorare l&#39;evento. L&#39;utente di LiveJournal <em><a title="Profilo originale in russo" href="http://amelito.livejournal.com/">Amelito</a></em> <a title="Post originale in russo" href="http://amelito.livejournal.com/115068.html">ha pubblicato una raccolta di foto </a> [rus] sullo smantellamento del muro. L&#39;utente di LiveJournal <em><a title="Profilo originale in russo" href="http://www.liveinternet.ru/users/1955645">Sotvoryaushij Miry</a></em> [rus] <a title="Post originale in russo" href="http://www.liveinternet.ru/users/1955645/post114080850/">ha condiviso 17 foto</a> [rus]. L&#39;utente di Privet <em><a title="Profilo originale in russo" href="http://blogs.privet.ru/community/gernov51/">Gernov51</a></em> [rus] ha pubblicato <a title="Post originale in russo" href="http://blogs.privet.ru/community/gernov51/71556170">la cronologia degli eventi del 1989 che hanno portato alla fine della Guerra Fredda</a> [rus].</p>
<p><strong>Informazioni aggiuntive</strong></p>
<p>Secondo il <a title="Post originale in russo" href="http://www.levada.ru/press/2009110602.html">sondaggio realizzato dal Levada Center nell&#39;ottobre 2009</a> [rus], il 63% degli intervistati considera la caduta del muro come un evento positivo o abbastanza positivo, mentre l&#39;11% lo ritiene negativo. &#8220;La caduta del muro&#8221; è la seconda risposta più diffusa  (24%) alla domanda &#8220;Quale ritieni l&#39;evento più importante del 1989?&#8221;; il 50% degli intervistati ha citato il ritiro delle truppe sovietiche dall&#39;Afghanistan come &#8220;l&#39;evento più importante&#8221; dell&#39;anno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L&#039;Avana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-breve-arresto-e-tante-botte-per-yoani-sanchez-e-altri-blogger-a-lavana/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Resta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso Yoaní Sánchez, nota blogger cubana che ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo cyber-attivismo,  è stata brevemente arrestata (e percossa) dai poliziotti nelle strade de L'Avana, insieme ai blogger Claudia Cadelo (collaboratrice di Global Voices) e Orlando Luís Pardo Lazo. Ecco i resoconti diretti e le riflessioni dei netizen locali e internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/gaiar/'>Gaia Resta</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/yoani/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Forse era soltanto questione di tempo, ma <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoani_Sanchez">Yoaní Sánchez</a> [it] - la più nota <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generationy/">blogger cubana</a> [sp], che ha ricevuto <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/04/08/cuba-blocked-blogger-yoani-sanchez-receives-prestigious-award/">svariati premi internazionali</a> [in] per il suo attivismo, incluso il recente Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University, che però non ha potuto ritirare per l&#39;<a title="post in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/cuba-ennesime-restrizioni-per-la-blogger-giornalista-yoani-sanchez/">ennesimo divieto</a> [it] a viaggiare fuori da Cuba - è stata <a title="Breve su Global Voices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-arrestati-e-picchiati-diversi-blogger-tra-cui-la-nota-yoani-sanchez/">brevemente detenuta e percossa</a> [it] dalle autorità cubane venerdì 6 novembre insieme ad altri amici blogger, tra cui <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.octavocerco.blogspot.com/" target="_blank">Claudia Cadelo</a> [sp] (<a title="Profilo su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/author/claudia-cadelo/" target="_blank">collaboratrice di Global Voices</a> [in]) e <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/03/23/cuba-interview-with-blogger-orlando-luis-pardo-lazo/" target="_blank">Orlando Luís Pardo Lazo</a> [in]. Il gruppo si stava recando a <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-marchers-shout-peace-and-love.html" target="_blank">una manifestazione contro la violenza</a> [in] nella capitale L&#39;Avana.</p>
<p>La blogger spagnola Rosa Jiménez Cano, che lavora al quotidiano madrileno <em>El País</em>, ha riportato di <a title="Post originale in spagnolo" href=" http://www.rosajc.com/2009/11/07/yoani-sanchez-detenida-y-golpeada/">aver ricevuto</a> [sp] il seguente SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid:</p>
<blockquote><p>Fui detenida junto a Orlando L. Pardo y Claudia Cadelo nos llevaron a la fuerza estilo sisciliano. Golpes. Nos dejaron tirados en una esquina.</p></blockquote>
<div class="translation">Sono stata arrestata insieme a Orlando L. Pardo e Claudia Cadelo, ci hanno prelevato alla maniera siciliana. Botte. Ci hanno poi rilasciato in una stradina&#8221;.</div>
<p>Il mattino successivo all&#39;episodio, Yoaní <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=2468" target="_blank">ha pubblicato</a> [sp] questo resoconto sul proprio blog:</p>
<blockquote><p>Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: ‘Yoani, móntate en el auto&#39; me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos ‘agresores&#39; llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.</p>
<p>Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identificación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba ‘Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar&#39;, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: ‘No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios&#39;. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: ‘¿Qué hacemos? No quieren subir al auto&#39;. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.</p></blockquote>
<div class="translation">Vicino alla Calle 23, proprio all&#39;incrocio con Avenida de los Presidentes, abbiamo visto accostarsi una macchina -di marca cinese- con tre robusti sconosciuti a bordo. Sono scesi e uno mi ha detto, ‘Yoani, entra in macchina&#39;, afferrandomi con forza al polso. Gli altri due hanno circondato Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo, e un&#39;amica che stava venendo con noi alla manifestazione contro la violenza. Per l&#39;ironia della vita, è stata una serata piena di botte, urla e oscenità in quella che avrebbe dovuto essere una giornata di pace e armonia. Gli stessi ‘aggressori&#39; hanno chiamato una macchina della polizia che ha caricato le mie due amiche, mentre io e Orlando siamo rimasti alla merce&#39; della macchina con le targhe gialle, del terribile mondo dei fuorilegge e dell&#39;impunità di Armageddon.</div>
<p>Mi sono rifiutata di salire nella luccicante macchina Geely e abbiamo chiesto loro di mostrarci i tesserini o un mandato per prelevarci. Ovviamente non ci hanno fatto vedere alcun documento per confermare la legittimità dell&#39;arresto. Si è radunata una folla di curiosi e io ho urlato ‘Aiuto, questi tipi vogliono sequestrarci&#39;, ma loro hanno bloccato quelli che stavano per intervenire, urlando in modo da rivelare le basi ideologiche dell&#39;operazione: ‘Non immischiatevi, questi sono dei contro-rivoluzionari.&#39; Vista la nostra resistenza verbale, hanno telefonato a qualcuno, che doveva essere il capo, chiedendo ‘Cosa dobbiamo fare? Non vogliono saperne di salire in macchina.&#39; Direi che la risposta dall&#39;altra parte sia sta inequivocabile, perché hanno preso a colpirmi e spintonarmi, spingendomi giù la testa per infilarmi in macchina. Mi sono afferrata alla portiera… pugni sulle nocche delle dita… Sono riuscita ad afferrare un documento che uno di loro teneva in tasca e a mettermelo in bocca. Un&#39;altra scarica di cazzotti mi ha costretto a restituirglielo.</p>
<p>Il post di Yoani continua a descrivere le ulteriori brutalità inflitte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio:</p>
<blockquote><p>Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?&#39;… ‘Un secuestro&#39;, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.</p></blockquote>
<div class="translation">Ci hanno lasciati stesi a terra e doloranti in una strada di Timba, una donna si è avvicinata e ha chiesto “Cos’è successo?&#8230;” “Un rapimento”, ho cercato di dire, piangevamo ciascuno nelle braccia dell’altro in mezzo al marciapiede, pensando a Teo, per amore di Dio come faccio a spiegargli tutti questi lividi. Come farò a spiegargli che viviamo in un Paese dove può succedere tutto ciò, come farò a guardarlo e a dirgli che sua madre è stata picchiata in una pubblica strada perché scrive su un blog ed esprime le proprie opinioni in kilobyte. Come descrivere i volti dispotici di coloro che ci hanno spinto dentro un’automobile, il godimento che potevo vedere in loro mentre ci picchiavano, mentre mi toglievano la gonna trascinandomi mezza nuda verso la macchina.</div>
<p>Nel momento in cui scriviamo, il post di Yoani ha raccolto 1412 commenti.</p>
<p>Anche Claudia ha rapidamente riportato sul blog la propria versione dell&#39;accaduto.</p>
<blockquote><p>Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano in tre e ci minacciavano:</p>
<p>‘Forza, entrate in macchina.&#39;<br />
‘Fateci vedere i documenti, o fate venire un poliziotto.&#39;</p>
<p>Orlando avevo il cellulare in mano. ‘Pardo, non registrare&#39;, gli ha detto quello con la maglia arancione, mentre io tiravo fuori il telefonino. Nessuno mi ha notato e ho madato il primo <em>tweet</em>… In meno di tre minuti è arrivata un&#39;autopattuglia con due poliziotti—una donna e un uomo—esterrefatti per la scena. Davano gli ordini al rallentatore, la donna mi ha detto:</p>
<p>‘Non opporre resistenza.&#39;<br />
‘Non hanno i documenti,&#39; mi è venuto da dire per farle capire.</p>
<p>Yoani si aggrappava a un cespuglio, io mi aggrappavo a lei e la donna mi tirava per una gamba. Orlando era già stato trascinato via, fuori dal mio campo visivo. Un uomo alla fermata dell&#39;autobus ci guardava terrorizzato, la gente non diceva una parola. Il poliziotto, molto giovane, mi ha immobilizzato con una mossa. Avrei potuto scalciare un pò ma ero troppo scioccata nel vedere le gambe di Yoani che spuntavano fuori dal finestrino posteriore della macchina della Sicurezza di Stato.</p></blockquote>
<p>Il post di Claudia va avanti riportando la successione degli eventi nei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo:</p>
<blockquote><p>Poi è arrivata la prima telefonata, con un prefisso internazionale 00, e ho capito che nulla era accaduto invano, anche se eravamo stati tutti arrestati e la marcia sospesa. Quando più tardi ho visto il video portatomi da Ciro, ne ho avuto la certezza: sono spacciati; è iniziato il conto alla rovescia.</p></blockquote>
<p>Commentando l&#39;episodio, il blogger <em><a title="Post originale in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/11/cuban-bloggers-arrested.html">Uncommon Sense </a></em>[in], che risiede all&#39;estero, esprime sopresa perchè “quelli di noi che vivono oltremare pensano che essendo Yoanì, Claudia e gli altri piuttosto noti, la dittatura di Castro non oserà mai arrestarli.” Ma arrestarli è proprio quanto sembrano aver fatto&#8221;. Il blogger prosegue:</p>
<blockquote><p>Naturalmente non dovremmo sorprenderci di quanto fa il regime quando si tratta di mettere a tacere l&#39;opposizione nell&#39;isola.<br />
E non dovremmo sottovalutare l&#39;importanza della protezione che forniamo ogni volta che ne leggiamo i blog. Ovviamente ciò non fornisce loro l&#39;immunità assoluta, ma è chiaro che una persona come Yoani Sanchez sarebbe stata richiusa nel gulag di Castro già molto tempo fa, se non fosse che è così nota.</p>
<p>Ciò che offriamo loro con ogni click è il supporto morale vitale per continuare a lottare per la libertà.</p></blockquote>
<p>Il blog <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu </em></a>[in], dopo aver pubblicato al volo le ultime notizie, ha continuato ad aggionare il post man mano che arrivavano maggiori dettagli, inclusa una nota delle 8:15 che prova le violenze fisiche tramite una foto mandata a <em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.penultimosdias.com/2009/11/07/knuck-knuck-knuckin%E2%80%99-on-my-nuca/">Penultimos Dias</a></em> [sp] da Orlando Luis Pardo. John R. del blog <a title="Post originale in inglese" href="http://cubanamericanpundits.blogspot.com/2009/11/beer-ice-cream-and-beaten-bloggers.html" target="_blank"><em>Cuban American Pundits</em></a> [in] ha saputo della detenzione di Yoani da <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu</em></a> [in] e commenta così:</p>
<blockquote><p>Si può solo dire che il governo di Cuba ha paura, e che questi eredi del futuro di Cuba sono estremamente coraggiosi.</p></blockquote>
<p>Il blog ha fatto una ricerca tra i siti delle testate tradizionali per determinare la rilevanza della vicenda, ma è rimasto deluso perchè “l&#39;unica cosa che <a title="Notizia originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/04/cuba.trade/index.html">la CNN</a> [in] riporta su Cuba è che la birra Miller e il gelato Haagen Dazs potranno essere venduti a Cuba — pur se a costi maggiorati. Mentre dei cittadini cubani vengono sequestrati e picchiati perchè esercitano la libertà di parola, la Chicago Foods (e altre aziende) trattano la vendita di birra e gelato sull&#39;isola.” (<a title="Notizia originale in inglese" href="http://edition.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/07/cuba.blogger.detained/index.html" target="_blank">Successivamente CNN ha riportato la storia dei blogger sequestrati</a> [in]). Il post prosegue commentando l&#39;embargo economico degli USA sull&#39;isola:</p>
<blockquote><p>Quanti affermano l&#39;arrivo di una nuova era a Cuba dovrebbero osservare da vicino l&#39;episodio accaduto a un pacifico gruppo di blogger cubani. Non è cambiato nulla. L&#39;oppressione regna ancora nelle città, mentre nelle aree vacanziere trasudano lusso e libertà.</p>
<p>Non so voi, ma io non mangerò più gelato Hagen Dazs nè berrò birra Miller.</p></blockquote>
<p>Oswaldo Payá del Movimiento Cristiano Liberación ha rilasciato <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.oswaldopaya.org/es/2009/11/07/mcl-se-solidariza-con-yoani-sanchez-darsi-ferrer-ylas-demas-victimas-de-la-represion/">una dichiarazione</a> [sp] in cui esprime solidarietà alla Sánchez e alle altre vittime della repressione. Anche <a title="Post originale in inglese" href="http://www.mybigfatcubanfamily.com/my_big_fat_cuban_family/2009/11/standing-with-yoani.html" target="_blank"><em>My big, fat Cuban family</em></a> [in] è solidale con le sorelle cubane:</p>
<blockquote><p>Posso permettermi il lusso di scrivere su qualunque cosa mi appassioni o mi diverta in qualsiasi momento. E lo faccio.</p>
<p>Oggi voglio informarvi, nel caso non lo sappiate di già, che un gruppo di blogger dissidenti è attualmente sotto stretta sorveglianza perchè scrivono dei blog a Cuba.</p>
<p>A differenza di me, loro parlano delle umiliazioni giornaliere di vivere nel gulag di Castro. Voi certamente capite che in un Paese comunista il dissenso non è solo scoraggiato ma spesso attaccato.</p>
<p>Tuttavia questi coraggiosi blogger persistono… Stanotte Yoani Sanchez e un gruppo di dissidenti sono stati prelevati, trattenuti e picchiati mentre si preparavano a partecipare, ironia della sorte, a una manifestazione contro la violenza.</p>
<p>La conoscevano, l&#39;hanno chiamata per nome e l&#39;hanno fatta entrare con la forza in una macchina in cui Yoani ha temuto di essere vittima di un sequestro che sarebbe terminato con la sua esecuzione. Sebbene lei e suoi compagni dissidenti siano stati duramente picchiati, poi sono stati rilasciati.</p>
<p>La sua sicurezza è qui. Nei blog come il mio.</p></blockquote>
<p><em><a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-blogger-yoani-sanchez-shaken-up.html" target="_blank">Along the Malecon</a></em> [in] inquadra l&#39;episodio nel contesto più generale e ritiene fermamente che “la leggenda di Yoani Sanchez sia cresciuta venerdì dopo che le autorità cubane l&#39;hanno afferrata per strada, spintonata dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”:</p>
<blockquote><p>Luis Eligio del gruppo di controcultura OMNI-Zona Franca e due rapper avevano organizzato la manifestazione. Il 20 ottobre la Sanchez era stata una degli oltre 10 blogger che avevano partecipato a una &#8216;protesta virtuale&#39; usando Twitter, cellulari, sms, e post per richiedere il rilascio dei prigionieri politici. Tutto ciò aveva creato difficoltà al governo socialista. Più forza viene usata dalle autorità, più semplice sarà per gli attivisti dell&#39;opposizione reclutare nuovi seguaci. Questi episodi contribuiscono inoltre a galvanizzare il sostegno internazionale alla Sanchez e agli altri blogger. Questo supporto cresce in maniera esponenziale, colonizzando il cyberspazio e rendendo difficile l&#39;attività del governo nel contrastarlo.</p></blockquote>
<p>In <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/peace-march-rather-shady-pro-government.html" target="_blank">un altro post</a> [in], il blogger evidenzia l&#39;opinione di quanti si mostrano un pò scettici riguardo l&#39;accaduto, come la giornalista cuban Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul <a title="Post originale in spagnolo" href="http://vladia.blogcip.cu/2009/11/07/huele-a-quema%C2%B4o-en-calle-g/" target="_blank">proprio blog</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Francamente, me resulta bien oscuro el asunto. ¿A partir de ahora seremos testigos de “espontáneas” marchas de protesta? ¿Contra qué violencia estaban pronunciándose esos muchachos con sus abstractos carteles? ¿Sería contra la que está ocurriendo en Afganistán, Honduras, o contra lo acontecido en la más importante base militar norteamericana donde un enloquecido disparó y dejó muertas a 13 personas y varios heridos?</p></blockquote>
<div class="translation">Francamente, trovo la questione piena di ombre. D&#39;ora in poi saremo testimoni di &#39;spontanee&#39; marcie di protesta? Contro quale violenza stavano manifestando questi ragazzi con quei cartelli? Contro quanto sta accadendo in Afghanistan, in Honduras, o contro ciò che è successo nella più grande base militare USA dove un folle ha sparato uccidendo 13 persone e ferendone molte altre?</div>
<p>La giornalista prosegue:</p>
<blockquote><p>Por lo que leo, parece haber sido una manifestación organizada sobre todo a través de algunos blogs, entre ellos Octavo Cerco; y también me asombra ver las posibilidades tecnológicas de que disponen: teléfonos celulares, rápidas conexiones a Internet que incluso les permiten subir los videos… En ninguna parte dice con claridad quién convocó esa marcha.</p></blockquote>
<div class="translation">Da quello che leggo, sembra che fosse una manifestazione organizzata principalmente tramite i blog, tra cui Octavo Cerco, e mi sorprende la tecnologia di cui dispongono: telefoni cellulari, connessioni veloci a Internet che permettono di caricare i video… Non c&#39;è scritto chiaramente da nessuna parte chi aveva convocato la protesta.</div>
<p><em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://yohandry.wordpress.com/2009/11/07/yoani-sanchez-fuera-de-temporada/">Yohandry&#39;s Weblog</a></em> [sp] fa eco al suo scetticismo:</p>
<blockquote><p>Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en su blog. No comprendo cómo pueden subir sus videos a Youtube tan rápido, pero allí está. Ella misma por Twitter dijo que no había llegado hasta el performance, además de que explicó que estaba detenida.</p>
<p>Cómo pudo hacer Twitter detenida, cómo subió el video desde un carro de la policía?</p>
<p>Entra en acción Yoani Sánchez. Ahora bien, Yoani Sánchez cuenta a las siempre listas agencias y emisoras que tienen la misión de cubrir sus actividades lo ocurrido con ella y otros bloggers que se encaminaban al performance, quizás con el objetivo de provocar, nadie sabe.</p>
<p>Les dejo la grabación, ¡esos medios tan ágiles al servicio de Yoani! Adelanto que cuenta que ella tiene celular, computadora y seguirá haciendo Twitter, cosa que no acabo de comprender, cuando ella misma dice que no tiene libertad para trabajar en Cuba.</p>
<p>Y yo esperaré ahora la otra versión de lo ocurrido. Como dice el dicho, siempre hay un ojo que te ve.</p></blockquote>
<div class="translation">Bene, Claudia Cadelo ha caricato questo video sul proprio blog. Non capisco come facciano i suoi video a essere su YouTube così velocemente, ma è così. Lei stessa ha detto su Twitter che non era riuscita a raggiungere la manifestazione e che era stata sequestrata.</div>
<p>Come poteva essere su Twitter mentre la catturavano? Come ha fatto a caricare il video dalla macchina della polizia?</p>
<p>Yoani Sánchez entra in azione. Vediamo, Yoani Sánchez racconta alle agenzie e alle emittenti, la cui missione è riportare ogni cosa le accade, quanto è successo a lei e agli altri blogger che stavano andando alla manifestazione. Forse con l&#39;intenzione di provocare. Nessuno può saperlo.</p>
<p>Ecco la registrazione. Queste testate sono così solerti nel servire Yoani! Lei ha un telefono cellulare, un computer e continua a usare Twitter, non capisco come possa dire di non essere libera di lavorare a Cuba.</p>
<p>Sono in attesa della prossima versione dell&#39;accaduto. Come dice il proverbio: c&#39;è sempre un occhio che ti osserva.</p>
<p>Gli utenti dei social network connituano a seguire da vicino gli sviluppi. Anche mentre <a title="Post orginale su Twitter" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo" target="_blank">Claudia inviava dei <em>tweet </em>sull&#39;accaduto</a> [sp], sembra proprio quando stava succedendo - “<span class="status-body"><span class="entry-content">Estoy detenida</span><span class="meta entry-meta"><a class="entry-date" rel="bookmark" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo/status/5490743504"><span class="published timestamp"> </span></a> <span><a rel="nofollow" href="http://help.twitter.com/index.php?pg=kb.page&amp;id=75"></a></span></span></span>” è stato il suo primo <em>tweet</em> delle 14.25 - chi la seguiva su Twitter<a href="http://twitter.com/" target="_blank"></a> le ha dimostrato sostegno: un utente l&#39;ha definita “<span class="status-body"><span id="msgtxt5501566171" class="msgtxt es">muy valiente” (”molto coraggiosa”). </span></span></p>
<div><small></small></div>
<p><small></p>
<div class="contributors"><em>L&#39;immagine usata nell&#39;occhiello del post, <a title="Foto su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/2901480891/">&#8220;The Freedom of Speech&#8221;</a>, è di Caveman 92223, ripresa con licenza <a title="testo inglese della licenza crfeative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/deed.en">Creative Commons</a> [in]. Visita il <a title="Phootostream su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/">photostream su Flickr di Caveman 92223</a>.</em></div>
<p> </p>
<p></small></p>
<div class="contributors"><a title="Profilo su GV" href="http://globalvoicesonline.org/author/georgia-popplewell/">Georgia Popplewell</a> [in] e <a href="http://globalvoicesonline.org/author/firuzeh-shokooh-valle/">Firuzeh Shokooh Valle</a> [in] hanno contribuito alla stesura del post inglese originale.</div>
<p><a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/">Bernardo Parrella</a> [it] e <a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/">Davide Galati</a> [it] hanno contribuito alla traduzione italiana.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siria: articolo da incorniciare o da buttar via, quello del National Geographic?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I blogger siriani non hanno mai amato la letteratura di viaggio sul proprio Paese - spesso carica di luoghi comuni, a volte totalmente falsa. E a volte può essere frustrante vedere certi articoli presentati come 'autorevoli'. Ecco una rassegna delle variegate reazioni provocate da un recente ed esteso articolo del National Geographic.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/03/syria-the-best-or-the-worst-article-ever/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_104351" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><img class="size-medium wp-image-104351" title="Siria" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/syria-300x225.jpg" alt="Uno dei numerosi cartelloni raffiguranti il Presidente Bashar al-Assad (Foto: jilliancyork)" width="248" height="186" />
<p class="wp-caption-text">Uno dei numerosi cartelloni raffiguranti il Presidente Bashar al-Assad (Foto: jilliancyork)</p>
</div>
<p>I blogger siriani non hanno mai amato la letteratura di viaggio sul proprio Paese - spesso carica di luoghi comuni, a volte totalmente falsa. Per un Paese che sta lentamente uscendo da un lungo periodo di &#8220;isolamento&#8221; quanto meno dagli Stati Uniti, può essere decisamente frustrante vedere alcuni articoli presentati come autorevoli. Per questo, quando il popolare blogger siriano Sasa, autore di <em>Syria News Wire</em>, ha scovato un <a title="Articolo in inglese" href="http://ngm.nationalgeographic.com/print/2009/11/syria/belt-text">articolo apparso di recente sul National Geographic</a> [in], definendolo &#8220;il miglior articolo sulla Siria da dieci anni a questa parte,&#8221; si è sentito obbligato a <a title="Post in inglese" href="http://newsfromsyria.com/2009/10/22/the-best-article-on-syria-in-a-decade/">condividere online le propria opinione</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Questo articolo rappresenta la Siria reale. Un elenco di elementi caratteristici che i siriani conoscono bene, ma che i giornalisti stranieri spesso ignorano, nella fretta di trovare conferma ai loro stereotipi.</p>
</blockquote>
<p>Come c&#39;era da aspettarsi in un Paese a volte diviso da profondi contrasti, non tutti hanno sottoscritto l&#39;opinione di Sasa. L&#39;ambasciatore siriano negli Stati Uniti Imad Moustapha (anch&#39;egli <a title="Blog in inglese" href="http://imad_moustapha.blogs.com/imad_moustapha_the_blog/">blogger</a> [in]) ha scritto una lettera all&#39;editore del National Geographic, poi rilanciata dal <a href="http://joshualandis.com/blog/?p=4305">blog</a> [in] <em>Syria Comment</em>, definendo l&#39;articolo del National Geographic una &#8220;rappresentazione fuorviante del Paese a cui appartengo.&#8221; Sebbene <em>Syria Comment</em> di Joshua Landis non abbia commentato in alcun modo l&#39;articolo in questione, il post ha ricevuto oltre ottanta <a title="Post in inglese" href="http://joshualandis.com/blog/?p=4305&amp;cp=all#comments">commenti</a> [in], dando avvio a un acceso dibattito.</p>
<p>Alex di <em><a title="Sito in inglese" href="http://www.creativesyria.com/">Creative Syria</a></em> [in] esprime un giudizio alquanto critico sull&#39;articolo:</p>
<blockquote><p>Condivido gran parte di quanto scritto .. tranne l&#39;enfasi pressoché totale sugli aspetti negativi … credo che il lettore americano non esiterà a cancellare la sua prima vacanza in Siria. Chi vuole gustarsi un pranzetto a Bab Touma [zona di Damasco] mentre i poveri e indomiti siriani combattono per la democrazia e vengono torturati nella porta affianco?</p>
</blockquote>
<p>Ghassan, un altro commentatore, ha un&#39;opinione diametralmente opposta:</p>
<blockquote><p>L&#39;articolo è razionale, ragionevole e accurato. Tutto il mio sostegno al NG, e alla libertà di stampa e d&#39;opinione che non esistono in Siria.</p>
</blockquote>
<p>Sempre attraverso i commenti al post di Landis, Norman fa giustamente notare quanto segue:</p>
<blockquote><p>È interessante vedere come i siriani che amano il proprio Paese possano essere in disaccordo sullo stesso articolo.</p>
</blockquote>
<p>Anche alcuni blogger non residenti in Siria hanno avuto reazioni contrastanti sull&#39;articolo del National Geographic. Evan Hill, parte del blog collettivo <em>The Majlis</em>, <a title="Post in inglese" href="http://www.themajlis.org/2009/10/24/when-the-ophthalmologist-becomes-king">ritiene</a> [in] che l&#39;articolo rappresenti una Siria arretrata:</p>
<blockquote><p>La lettura ci lascia con l&#39;impressione di una Siria impantanata, economicamente e politicamente, in uno schema mentale vecchio almeno 40 anni. Il direttore di un&#39;impresa nazionale di cotone che sembra ignorare o nascondere informazioni sui pericoli del lavoro nella sua azienda, che si guarda la pancia in evidente confusione quando gli viene chiesto se abbia mai guadagnato qualcosa. Accademici e attivisti ancora terrorizzati da servizi segreti creati anni addietro dal padre di <a title="Voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bashar_al-Asad">Assad</a> [it] per distruggere l&#39;opposizione qualora il suo notorio cinismo politico non avesse funzionato.</p>
</blockquote>
<p>Dopo aver letto tutte queste critiche, <em>Syria News Wire</em> <a title="Articolo in inglese" href="http://newsfromsyria.com/2009/10/27/not-the-best-article-on-syria-in-a-decade/">ha invitato i propri lettori</a> [in] a leggere sia l&#39;articolo originale <em>che</em> le critiche di Imad Moustapha prima di prendere una qualsiasi posizione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giordania: video per una società migliore</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/giordania-video-per-una-societa-migliore/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni, e grazie all'elevato livello di libertà su Internet nel Paese, vanno emergendo diverse iniziative sociali online - incluso il progetto Aramram qui presentato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/mohammad-azraq/">Mohammad Azraq</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/02/jordan-videos-for-social-change/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Negli ultimi anni, e grazie all&#39;elevato livello di libertà su Internet in Giordania, numerose attività sociali online sono emerse in superficie. <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.ikbis.com">Ikbis.com</a> </em> [ar], <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.7iber.com">7iber.com</a></em> [ar], e <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.watwet.com">Watwet</a></em> [ar] sono soltanto alcuni esempi di quanto avviato dai giovani locali per trovare modi migliori e più efficaci per esprimersi liberamente e senza restrizioni. Una di queste brillanti iniziative, che si distingue per l&#39;uso di tecnologie innovative per suscitare il dialogo su temi sociali, politici, economici, e ambientali concernenti il pubblico giordano, è <em><a title="Sito originale in arabo" href="http://www.aramram.com">Aramram</a></em> [ar].</p>
<p>All&#39;interno di video della durata dai tre ai cinque minuti, <em>Aramram</em> evidenzia vari fenomeni quotidiani in Giordania. <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://twitter.com/amahl">Amahl Khouri</a></em> [in] e <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://www.twitter.com/mazraq">il sottoscritto</a></em> [in] abbiamo deciso di avere una video-intervista con il gruppo di <em>Aramram</em> per la seconda fase del<a title="Post originale in inglese" href="http://www.si.se/English/Navigation/Scholarships-and-exchanges/Leadership-programs/Young-Leaders-Visitors-Program/"> Programma Giovani Leader Ospiti</a> [in] che si terrà a Parigi questo mese, e saperne di più sul loro impegno per il dialogo tra sottoculture ed etnicità che convivono in Giordania:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tOcuH2Wj3XI&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/tOcuH2Wj3XI&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Oltre all&#39;attività in Giordania, <em>Aramram</em> spera di espandersi e condurre progetti analoghi in altri Paesi arabi per incoraggiare i giovani ad abbracciare l&#39;era informatica e utilizzare Internet al meglio delle proprie potenzialità.</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pakistan: offensiva finale contro i Taliban nel Waziristan meridionale</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/pakistan-offensiva-finale-contro-i-taliban-nel-waziristan-meridionale/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/pakistan-offensiva-finale-contro-i-taliban-nel-waziristan-meridionale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 05:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella parte meridionale del Paese prosegue l'<em>Operazione Rah e Nijat</em>, avviata a giugno e mirata ad abbattere definitivamente i Tehrik i Taliban. La blogosfera pullula di commenti a latere, ampliando le riflessioni sulla situazione tutt'altro che facile di cittadini e istituzioni pakistani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/faisal-kapadia/">Faisal Kapadia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/02/pakistan-operation-in-south-waziristan/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><a title ="Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia." href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:FATA_%288%29.jpg"><img class="size-full wp-image-104191" title="Il Waziristan meridionale" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/South-Waziristan.jpg" alt="Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia" width="366" height="385" /></a></p>
<p class="wp-caption-text"><small>Il Waziristan meridionale. Immagine tratta da Wikipedia inglese.</p>
<p></small></center></p>
<p>L&#39;Operazione <a title="Leggi la voce wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Rah-e-Nijat">Rah e Nijat</a> [in] (in Urdu, &#8220;Il cammino verso la salvezza&#8221;) è l&#39;offensiva più recente avviata dall&#39;esercito pakistano per sconfiggere definitivamente i <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tehrik-i-Taliban_Pakistan">Tehrik i Taliban</a> [in], l&#39;organizzazione che sta terrorizzando il Pakistan. L&#39;operazione è in preparazione sin da quando l&#39;Esercito nazionale aveva riconquistato la valle dello Swat dalle milizie talebane, nel giugno scorso. Il 19 giugno 2009 l&#39;Esercito pachistano ha preso ad ammassare le truppe sul confine con il <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Waziristan">Waziristan meridionale</a> [it]. Dopo tre mesi di blocco alle frontiere e piccole schermaglie con i talebani, il 19 ottobre l&#39;esercito ha lanciato un attacco in grande stile. L&#39;esercito pakistano conta su un totale di 28.000 unità di fanteria e 500 truppe speciali, mentre i Taliban avrebbero dalle 10 alle 15.000 unità più 1.500 combattenti stranieri. La battaglia è intensa e difficile, e ogni giorno arrivano notizie sull&#39;avanzata delle forze pakistane, pur se minima, in un terreno assai ostile e pericoloso.</p>
<p>Sul sito <em>Pakistanpal</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://pakistanpal.wordpress.com/2009/10/05/a-showdown-in-waziristan/"><em>Ahsan Waheed</em></a> [in] conferma come il territorio del Waziristan meridionale sia alquanto impervio:</p>
<blockquote><p>In lontananza si vedono le zone in cui Al Qaeda ha preso rifugio. È un paesaggio quasi lunare, fatto di cime asciutte e non contrassegnate sulle mappe, con poche, rade macchie boschive lungo i versanti. Se stavate cercando un posto dove nascondervi, talmente inospitale e scosceso da far tremare gli stranieri, il Waziristan è il posto che fa per voi. Ai tempi del Raj, le mappe del Waziristan erano quasi completamente vuote; persino gli intrepidi esploratori britannici solitamente se ne stavano alla larga.</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://greatsatansgirlfriend.blogspot.com/2009/10/operation-rah-e-nijat.html"><em>Great Satans Girlfriend</em></a> [in] ribadisce l&#39;importanza di mobilitare ingenti forze per quest&#39;operazione:</p>
<blockquote><p>“Non dobbiamo permettere che lo sconforto getti ombre su quest&#39;operazione, e riusciremo a farlo solamente se lo Stato attingerà a tutte le proprie risorse, mobilitando le masse contro il terrorismo.”</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://abdullahsaad.com/337-operation-rahenijat-path-salvation-operational-assessment"><em>Abdullah Saad</em></a> [in] crede che le milizie dei Tehrik i Taliban (TTP) siano a corto di posti dove nascondersi:</p>
<blockquote><p>La mia opinione è che le cosa vadano facendosi difficili nel Waziristan. In primo luogo perché gli ufficiali del TTP potrebbero rifugiarsi in zone abitate per evitare una fine violenta, o per vivere anche solo per un altro giorno&#8230; ma non concederebbero lo stesso lusso ai propri &#8220;ospiti&#8221;. Gli uzbechi, i ceceni, gli arabi e tutti gli altri, invece dovranno combattere all&#39;ultimo sangue, perchè se catturati verranno rispediti a casa propria con i primi voli disponibili, e in un Paese come l&#39;Uzbekistan finirebbero immediatamente davanti a un plotone d&#39;esecuzione.</p></blockquote>
<p><em>Mustufa Qadri</em> di <a title="Post originale in inglese" href="http://newmatilda.com/2009/10/23/misery-ending-or-just-beginning">Newmatilda</a> [in] ritiene sia impossibile difendere il Pakistan dalle milizie:</p>
<blockquote><p>Le verità scomode di questa storia vanno intepretate seriamente. L&#39;ondata di attentati terroristici a Lahore, Islamabad e Peshawar ci hanno ricordato che, mentre è molto difficile difendere ogni centimetro quadrato di un Paese assediato dagli insorti, è quasi impossibile fare lo stesso in Pakistan, dove risulta facile arruolare giovani disposti a sacrificarsi indossando esplosivi sul petto.</p></blockquote>
<p>Quest&#39;affermazione è fin troppo vera, visto che la reazione immediata all&#39;operazione Rahe-e-Nijat è stata una serie di rappresaglie indirizzate direttamente contro la società civile, vale a dire attacchi suicidi, nonché il dilagare della paura e del panico in tutto il Paese. Ciò ha portato alla chiusura delle strutture scolastiche, facendo fatto aumentare il numero delle forze di sicurezza presenti nell&#39;intero Paese. Ogni giorno, ci svegliamo non soltanto con le notizie della guerra nel Waziristan, ma anche con quelle sugli sconvolgenti dettagli di come questa battaglia venga combattuta anche nelle nostre strade.</p>
<p><em>Brig (r) Junaid Zaman,</em> del sito “<a title="Post originale in inglese" href="http://www.pakspectator.com/schools-closed-in-pakistan-fear-of-terrorism-for-how-long/">Pakistan Spectator</a>&#8221; [in] , racconta dell&#39;inutilità della chiusura delle scuole in Pakistan:</p>
<blockquote><p>Non dobbiamo farci prendere dal panico né dobbiamo trasformare i nostri figli in codardi fifoni. Dobbiamo parlare ai bambini e alle bambine, spiegare loro questi pericoli, chiedere loro di stare all&#39;erta, far capire i pericoli che corre il Paese, e il tipo di minaccia rappresentato dal terrorismo. Rendeteli forti e coraggiosi, fate in modo che apprendano come vivere in tempi tanto duri, quando ne riemergeranno, saranno meglio preparati ad affrontare la vita, rispetto agli altri bambini del mondo.</p></blockquote>
<p>Sul sito <a title="Post originale in inglese" href="http://blog.taragana.com/n/pakistan-shuts-all-schools-after-suicide-bombings-at-islamic-university-201707/">Taragana</a> [in], <em>Zarrar khan</em> segnala come parte dell&#39;opinione pubblica ritenga tali attentati ai civili responsabilità di altri individui:  </p>
<blockquote><p>Molti studenti non accettano l&#39;idea che ci siano i miliziani dietro agli attacchi suicidi, e preferiscono piuttosto accusare forze nascoste, che vorrebbero gettare discredito sull&#39;Islam o indebolire il Pakistan - variazioni sul tema della teorie cospirative che spesso emergono dopo attentati del genere&#8230;</p></blockquote>
<p><em>Glenda</em>, di <a title="Post originale in inglese" href="http://glendaclaborne.com/node/10">Berry picker</a> [in], riflette sulla forza di volontà che una società conserva intatta nonostante il terrore, citando l&#39;esempio di un concerto a Islamabad:</p>
<blockquote><p>Giovedì scorso non si sono fermati. Per quasi un&#39;ora, Arieb Azhar e il suo gruppo di quattro elementi hanno sancito l&#39;universalità del potere della musica, della diversità e della tolleranza in una città che appena quattro giorni prima aveva subìto quello del terrore, che schiaccia la volontà umano di battersi per quanto di bello e meraviglioso offre la vita.</p></blockquote>
<p><a title="Post originale in inglese" href="http://changinguppakistan.wordpress.com/2009/10/27/the-parallel-step-bilquis/">Bilquis</a> [in] mette il tutto in prospettiva su <em>CHUP (Changing Up Pakistan)</em>:</p>
<blockquote><p>Parecchi studiosi e politici, in particolare Imran Khan, hanno sostenuto come le popolazioni di quelle aree vivano da secoli in società tradizionalmente prive di leggi. Data la situazione sul campo, affermano, dobbiamo rispettarne le tradizioni e lavorare entro tale cornice. <span style="text-decoration: underline;">Non sono d&#39;accordo</span>. Citando <em>T.S Elliot</em>, “<span style="text-decoration: underline;">Non vale la pena conservare una tradizione priva d&#39;intelligenza</span>.” Queste tradizioni ignorano le questioni che hanno permesso la proliferazione della mentalità integralista in tutto il Pakistan, particolarmente nel Panjab rurale. Prendiamo ad esempio la bambina frustata dai Taliban nello Swat. Sono queste le tradizioni che vogliamo mantenere? Vogliamo che uomini, donne, bambine, vengano barattati nella risoluzione delle dispute? Vogliamo che il popolo continui ad avere una visione sempre distorta e ristretta del mondo? Io sicuramente non lo voglio.</p></blockquote>
<p>Siamo ancora qui, speranzosi ma terrorizzati, con le scuole chiuse e il futuro incerto, ma non ci arrenderemo. Dobbiamo fronteggiare non soltanto le minaccie sul campo di battaglia con l&#39;esercito, ma anche il silenzioso contagio dell&#39;ideologia talebana nella società. Spero che il mondo ci dia una mano, perchè se cadiamo noi la prossima volta toccherà a voi.</p>
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