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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Libertà d&#8217;espressione</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Sahara Occidentale: deportata Aminatou Haidar, attivista pro-indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la notorietà e i riconoscimenti a livello internazionale, l'attivista per l'indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco) è stata arrestata e deportata a Lanzarote, nelle Isole Canarie, sotto la giurisidizione spagnola. Anche Amnesty International continua a monitorare la situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/western-sahara-aminatou-haidar-deported/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_107094" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/sahara/"><img title="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/aminatou-225x300.jpg" alt="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" width="181" height="241" /></a><small>Aminatou Haidar, foto di saharauiak</small></div>
<p> <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aminatou_Haidar">Aminatou Haidar</a> [it] è un&#39;importante attivista per l&#39;indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco). Nata nel 1967, a vent&#39;anni è stata fatta “sparire” dalle autorità marocchine a causa del suo attivismo per riemergere solo tre anni dopo. Nel 2005, Haidar è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione di protesta ed è stata condannata a sette mesi in prigione per aver “incitato violente attività di protesta.”  Amnesty International <a title="Documento ufficiale di Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/010/2005/en/e8f78dc1-d476-11dd-8743-d305bea2b2c7/mde290102005en.html">l&#39;ha considerata</a> [in] prigioniera di coscienza, mettendo in dubbio la correttezza del processo contro di lei e altre 6 persone. Dopo il suo rilascio, Aminatou Haidar è stata onorata con il <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_F._Kennedy_Human_Rights_Award">Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani</a> [in], <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://afsc.org/ht/display/ContentDetails/i/15166/pid/449">, nominata</a> [in] per il Premio Nobel per la pace, e più recentemente premiata con il <a title="Vai al sito ufficiale in inglese" href="http://www.civilcourageprize.org/honorees.htm">Premio al coraggio civile</a> [in] a New York - tutto ciò per il suo impegno nel difendere i diritti umani nel Sahara Occidentale.</p>
<p>Nonostante i riconoscimenti ottenuti, fino a poco tempo fa Haidar ha vissuto in Marocco sempre con la paura di essere arrestata; cioè fino a venerdì 13 novembre quando, appena tornata a Laayoune (una città nella regione del Sahara Occidentale), è stata arrestata e successivamente deportata.  <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.csmonitor.com/2009/1117/p06s10-wome.html">Secondo la testata statunitense <em>Christian Science Monitor</em></a> [in], le autorità se la sono presa con lei per aver scritto “Sahara Occidentale” nei moduli alla dogana. Secondo gli ufficiali marocchini, Haidar ha rinunciato e “volontariamente ceduto per iscritto” la cittadinanza marocchina. La donna è stata quindi trasferita a Lanzarote nelle Isole Canarie, dove le è stata poi concessa la residenza spagnola su basi umanitarie, secondo l&#39;agenzia stampa spagnola <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.abc.es/hemeroteca/historico-16-11-2009/abc/Nacional/haidar-afirma-que-no-comera-hasta-que-no-le-permitan-regresar-a-el-aaiun_1131506786134.html">ABC</a> [sp].</p>
<p>Il blog pro-indipendenza <em>Sandblast</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://sandblast-arts.blogspot.com/2009/11/statement-morocco-expels-saharawi.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Sandblast+%28Sandblast%29&amp;utm_content=Google+Reader">ricorda</a> [in] ai lettori che Haidar non è l&#39;unica dissidente perseguitata per tale causa, infatti afferma:</p>
<blockquote><p>Dal 6 ottobre, quindici noti difensori dei diritti umani del Sahara Occidentale sono stati arrestati, detenuti e interrogati. Sette di loro, conosciuti come i Casablanca 7, sono stati processati in un tribunale militare per atti di tradimento dopo aver visitato dei parenti nei campi per rifugiati dei Saharawi, nel sud-ovest dell&#39;Algeria. Questi Saharawi sono stati bersagliati per essersi espressi contro la repressione dell&#39;occupazione marocchina nella loro patria e per aver sostenuto il diritto all&#39;autodeterminazione come è stato ricosciuto dall&#39;ONU in oltre 100 sue delibere. Ad agosto, le autorità marocchine hanno impedito a sei giovani Saharawi di andare in Gran Bretagna per partecipare al programma <em>Talk Together</em> con sede ad Oxford, che promuove il dialogo tra i giovani nelle aree di conflitto.</p></blockquote>
<p>Il blogger spagnolo <em>Bilbaobilonia</em>, riferendosi ad un recente discorso in cui il Re marocchino Mohammed VI ha affermato che chiunque sostenga l&#39;indipendenza del Sahara è un traditore, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://bilbaobilonia.net/2009/11/18/aminatou-haidar-la-traidora/">ha espresso sostegno</a> [sp] a Haidar:</p>
<blockquote><p>Ya lo dijo el rey Mohamed VI en su <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html');" rel="nofollow" href="http://bilbaobilonia.net/goto/http://www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html" target="_blank">discurso conmemorativo de la Marcha Verde</a>: en Marruecos sólo se puede ser patriota o traidor.  Claro que, si alguien se toma la molestia de examinar las raquíticas libertades que promueve la dinastía alauí o la <a href="http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/marruecos-y-sahara-occidental-liberacion-inmediata-de-8-presos-de-conciencia/">persecución a la que somete a la disidencia saharaui</a> , es fácil llegar a la conclusión de que en Marruecos, la traición es la forma más noble de patriotismo.</p></blockquote>
<div class="translation">Come ha già detto il Re Mohammed VI durante il discorso per la commemorazione della Marcia Verde: un marocchino può solo essere un patriota o un traditore. Ovviamente, se qualcuno si vuol dare la pena di esaminare le stentate libertà che la dinastia Alawite promuove o la persecuzione a cui sottopone i dissidenti Saharawi, è facile concludere che, in Marocco, il tradimento è la forma più nobile di patriottismo.</div>
<p>Il blogger <em>One Hump or Two</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://onehumportwo.blogspot.com/2009/11/aminatou-haidar-abducted-by-moroccan.html">si è dimostrato sorpreso</a> [in] per il fatto che le autorità marocchine se la prendano con qualcuno così noto: </p>
<blockquote><p>Ciò rivela che la polizia marocchina inseguirà ogni Sahrawi che sosterrà un referendum, anche quelli che hanno conoscenze e sostegni internazionali. I riconoscimenti assegnati ad Haidar (il più recente è <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.rfkcenter.org/node/387">il Premio al coraggio civile</a> [in]) avrebbero dovuto porla al di fuori di questi pericoli mostrando al governo marocchino che il mondo li sta guardando.</p></blockquote>
<p><em>Sahara Occidental </em><a title="Blog originale in inglese" href="http://saharaoccidental.blogspot.com/">continua a pubblicare aggiornamenti</a> [in] sul caso di Aminatou Haidar.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Francia: prestigioso premio letterario comporta l&#039;“obbligo alla riservatezza”?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 05:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Premio Goncourt è stato assegnato alla scrittrice e commediografa franco-senegalese Marie NDiaye, da tempo però trasferitasi a Berlino principalmente per le scelte politiche del presidente Sarkozy. Tale posizione suscita le polemiche di un parlamentare, prontamente rintuzzate dalle repliche di blogger e intellettuali francesi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/suzanne-lehn/">Suzanne Lehn</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/15/france-does-prestigious-literary-award-entail-a-duty-of-restraint/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>In Francia l’avvio della stagione letteraria di quest’anno ha visto la scrittrice e commediografa franco-senegalese <a title="Pagina originale di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marie_NDiaye">Marie NDiaye</a> [in] vincere il <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Goncourt">Premio Goncourt</a> [it] da tempo atteso [come prima scrittrice di colore e, più in generale, prima donna dal 1998]. Tuttavia da due anni la Ndiaye e famiglia si sono trasferiti a Berlino, soprattutto per le scelte politiche del presidente Nicolas Sarkozy. L’anno scorso, la giuria di questo prestigioso premio ha suscitato clamore selezionando come vincitore lo scrittore afgano <a title="Pagina originale di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atiq_Rahimi">Atiq Rahimi</a> [in] per il suo romanzo in lingua francese <em>Syngué Sabour</em> [La pietra della pazienza]. La scelta di oggi sarà un’ulteriore opportunità per celebrare le differenze in una società francese in mutamento? O questo momento verrà invece rovinato dalle polemiche?</p>
<p>DW-World <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,4884146,00.html">spiega</a> [in] :</p>
<blockquote><p>In un’intervista concessa alla rivista “Inrockuptibles” l’estate scorsa, la Ndiaye ha dichiarato come la decisione di lasciare la Francia per trasferirsi a Berlino fosse dovuta “principalmente a causa di Sarkozy”.</p>
<p>La polemica è cominciata quando Eric Raoult, parlamentare e membro del partito di governo UMP del presidente Sarkozy, ha presentato un’interrogazione al Ministro della cultura rispetto a tali dichiarazioni della NDiaye sul presidente, raccomandando di ricordare alla scrittrice l&#39;“obbligo alla riservatezza” che compete ai vincitori del Premio Goncourt.</p>
<p>Come risposta, l’establishment culturale francese è intervenuto nel dibattito accusandolo di atteggiamenti censori. Bernard Pivot, un membro della giuria del Goncourt, ha accusato Raoult di non saper nulla della scena letteraria.</p></blockquote>
<p>La NDiaye, nata nel 1967 da madre francese e padre senegalese, ha vinto il premio Goncourt con il romanzo “Trois femmes puissantes” (“Tre donne potenti”), la storia di tre donne che fanno la spola tra la Francia e il Senegal e sulle esperienze infernali dell’emigrazione dall’Africa.</p>
<p>“La storia di questi migranti è stata già raccontata molte volte, ma sarei felice di poter contribuire a farne comprendere meglio il destino,” ha spiegato la Ndiaye.</p>
<p>Cos’ha scatenato le ire di Eric Raoult? Niente meno che un intervista della scrittrice, quando in risposta alla domanda della <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.lesinrocks.com/actualite/actu-article/t/1257862620/article/raoultndiaye-on-nest-plus-en-1942/">rivista <em>Les Inrocks</em></a> [fr]: “Sta bene nella Francia di Sarkozy?”, ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>« Je trouve cette France-là monstrueuse. Le fait que nous (avec son compagnon l’écrivain Jean-Yves Cendrey, et leurs trois enfants – ndlr) ayons choisi de vivre à Berlin n’est pas étranger à ça. (…) Je trouve détestable cette atmosphère de flicage, de vulgarité… »</p></blockquote>
<div class="translation">“Trovo questa Francia mostruosa. Il fatto che noi (la Ndiaye, il suo compagno, lo scrittore Jean-Yves Cendrey, e i loro tre figli) abbiamo deciso  di trasferirci a Berlino non è estraneo a questo motivo. (…) Trovo odiosa questa atmosfera piena di volgarità, di atteggiamenti polizieschi…”</div>
<p>Il noto blogger e avvocato <a title="Post originale in francese" href="http://www.maitre-eolas.fr/post/2009/11/12/Prix-Busiris-pour-Éric-Raoult"><em>Maître Eolas</em></a> [fr] demolisce l’affermazione di Eric Raoult in un post ironico e ben argomentato, assegnandogli alla fine il “Premio Busiris” (“buse” può essere tradotto con “zuccone”).</p>
<p>Innanzitutto corregge un errore grammaticale:</p>
<blockquote><p>Tout d’abord, et le ministre de la culture et de la communication aura rectifié de lui-même, le devoir de réserve ne peut en tout état de cause être dû aux lauréats mais dû par les lauréats : cette erreur de préposition fait du lauréat le créancier alors que dans <del datetime="2009-11-13T17:48:02+00:00">l’esprit</del> la tête du député, il en serait évidemment le débiteur.</p></blockquote>
<div class="translation">Tanto per cominciare, e il Ministro della Cultura e della Comunicazione l&#39;avrà già corretto da sé, l’obbligo di riservatezza non è dovuto <em>ai</em> vincitori del premio, ma piuttosto dovuto <em>da</em> vincitori del premio: questa preposizione sbagliata fa del vincitore un creditore mentre <del datetime="2009-11-13T21:16:34+00:00">nello spirito</del> nella testa del deputato diventa invece un debitore.</div>
<p>E dal punto di vista giuridico? Tra i testi citati, il blogger richiama naturalmente la <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_dei_diritti_dell%27uomo_e_del_cittadino">Dichiarazione dei Diritti Umani e del Cittadino del 1789</a> [it] insieme alla <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_europea_per_la_salvaguardia_dei_diritti_dell%27uomo_e_delle_libert%C3%A0_fondamentali">Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani</a> [it]. E l’”obbligo di riservatezza” viene tradizionalmente richiesto ai servitori dello Stato?</p>
<blockquote><p>Le devoir de réserve est souvent invoqué à tort et à travers par des gens qui n’y ont rien compris comme interdisant à un fonctionnaire de s’exprimer, y compris parfois sur des affaires purement privées.</p></blockquote>
<div class="translation">L’obbligo di riservatezza è spesso invocato a vanvera da persone che non capendone nulla lo utilizzano per proibire a funzionari dello Stato di esprimersi, a volte persino su affari puramente privati.</div>
<p>L’avvocato conclude la sua argomentazione sulla disonestà del deputato, prima di assestargli il colpo di grazia:</p>
<blockquote><p>Ajoutons à cela qu’en 2005, en tant que maire du Raincy, lors des émeutes de l’automne, il fut le premier à proclamer l’état d’urgence dans sa commune pourtant épargnée par les actes de violence afin de griller la politesse au premier ministre, ce qui montre une certaine tendance à la gesticulation inutile pour attirer l’attention sur lui.</p>
<p>Ce qui établit en même temps le mobile d’opportunité politique, et emporte la décision.</p></blockquote>
<div class="translation">Aggiungiamo a tutto questo il fatto che nel 2005, quand’era sindaco di Le Raincy, durante le rivolte autunnali nelle banlieues, [Raoult] fu il primo a proclamare lo stato d’emergenza nel suo comune, sebbene risparmiato dalle violenze, pur di anticipare il primo ministro, il che dimostra una certa tendenza ad agitarsi inutilmente pur di attirare l’attenzione su di sé.<br />
Ciò chiarisce al contempo il movente dell’opportunismo politico, e ne spiega la decisione.</div>
<p>Altri blogger hanno usato toni altrettanto aspri.</p>
<p>Su <em>Art contemporain, la peau de l&#39;ours</em>, Philippe Rillon <a title="Post originale in francese" href="http://rillon.blog.lemonde.fr/2009/11/10/marie-ndiaye-eric-raoult-et-le-devoir-de-reserve/">scrive</a> [fr]:</p>
<blockquote><p>Nous comprenons fort bien que le devoir de réserve s’impose à tout serviteur de l’Etat; mais depuis quand la littérature et les auteurs sont ils assimilés aux fonctionnaires avec leurs droits et devoirs?</p>
<p>Nous avions déjà une “Culture administrée”, nous voici maintenant “artistes fonctionnaires” comme si Paris était Berlin-est d’avant la chute du mur…</p>
<p>(…)</p>
<p>Il serait quand même étonnant qu’au lendemain d’une hyper-médiatique commémoration de la chute du mur, ce godillot vienne gâcher le spectacle idylique des dominos qui tombent.</p></blockquote>
<div class="translation">Comprendiamo bene l’obbligo di riservatezza come regola da imporre a tutti i servitori dello Stato; ma da quand&#39;è che la letteratura e gli scrittori sono assimilati ai funzionari pubblici con gli stessi diritti e doveri?</p>
<p>Abbiamo già avuto una “Cultura amministrata”, eccoci ora agli “artisti di Stato” come se Parigi fosse la Berlino Est prima della caduta del muro…</p>
<p>(…)</p>
<p>Non sarebbe stupefacente se all’indomani dell’ipermediatica commemorazione della caduta del muro questo suo convinto sostenitore rovinasse la visione idilliaca del domino in rovina?</p></div>
<p>Nel frattempo Marie Ndiaye, dopo un tentativo di smorzare i toni in un’<a title="Pagina originale in francese" href="http://www.europe1.fr/Culture/Ndiaye-revient-sur-ses-propos-excessifs-sur-Sarkozy/%28gid%29/253818">intervista a Radio Europe 1</a> [fr], che nel trambusto è passata inosservata, ha fatto appello al Ministro francese della Cultura Frédéric Mitterand. Quest’ultimo <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.leparisien.fr/flash-actualite-culture/marie-ndiaye-persiste-et-signe-frederic-mitterrand-juge-la-polemique-anecdotique-et-ridicule-12-11-2009-708919.php">giudica</a> [fr] la polemica “banale” e “ridicola”, e i <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2009/11/13/01011-20091113FILWWW00566-ndiaye-raoult-ne-regrette-rien.php">protagonisti</a> [fr] continuano a restare fermi sulle <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.marianne2.fr/Marie-NDiaye-ou-la-fable-de-l-ecrivain-rebelle_a182772.html?com">rispettive posizioni</a> [fr].</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia: l&#039;attivismo online infiamma il &#8220;No Berlusconi Day&#8221;</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/italia-lattivismo-online-infiamma-il-no-berlusconi-day/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/italia-lattivismo-online-infiamma-il-no-berlusconi-day/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 04:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di blogger-citttadini ha lanciato un movimento internazionale di protesta chiedendo le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per gli scandali e i processi per corruzione in cui è coinvolto.  Oltre 280.000 persone hanno già annunciato la propria presenza alle manifestazioni del 5 dicembre.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/">Bernardo Parrella</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/17/italy-online-activism-fires-up-no-berlusconi-day/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a title="Blog del No Berlusconi Day" href="http://www.noberlusconiday.org/"><img class="alignleft size-full wp-image-106522" title="No Berlusconi Day" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/noberl2.png" alt="No Berlusconi Day" /></a>Il 9 ottobre scorso è stata dichiarata l&#39;incostituzionalità del Lodo Alfano, legge emanata nel 2008 dal governo di centro-destra di <a title="Voce su Wikipedia in italiano"href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi">Silvio Berlusconi</a>. La Corte Costituzionale ha annullato la <a title="Voce Lodo Alfano su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Alfano">legge</a> che garantiva l&#39;immunità alle più alte cariche dello Stato fino alla conclusione del mandato elettorale. Questa decisione ha riaperto due processi pendenti, che accusano il Primo Ministro Berlusconi di falso in bilancio e corruzione.</p>
<p>Dopo la decisione della Corte, il Primo Ministro ha lanciato una campagna mediatica accusando le <a title="Articolo su Adnkronos" href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/?id=3.0.3921211743">&#8220;toghe rosse&#8221;</a>, la stampa nazionale ed estera e persino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di complotto politico nei suoi confronti. La scorsa settimana il governo <a title="Leggi i dettagli del nuovo disegno di legge" href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001392.html">ha approvato un disegno di legge</a> considerato dal centro-destra &#8220;la migliore riforma del sistema giudiziario italiano dal dopoguerra&#8221;, mentre la proposta  viene ritenuta dall&#39;opposizione, dai magistrati e dai rappresentanti dei consumatori un&#39;altra &#8220;legge <em>ad personam</em>&#8220;, ideata per consentire a Berlusconi di evitare nuovamente i processi penali in corso per corruzione.</p>
<p>Nello stesso giorno del verdetto, il 9 ottobre, un gruppo di blogger, cittadini e intellettuali dichiaratisi &#8220;apolitici e apartitici&#8221; hanno lanciato l&#39;idea di una manifestazione nazionale di protesta contro Berlusconi chiedendone le dimissioni. È stato subito aperto un <a title="Vai al gruppo su Facebook" href="http://www.facebook.com/no.berlusconi.day#/no.berlusconi.day">gruppo su Facebook</a> con questo motto:</p>
<blockquote><p>SALVIAMO L&#39;ITALIA, SALVIAMO LA DEMOCRAZIA. BERLUSCONI DIMETTITI.</p></blockquote>
<p><strong>Sabato 5 Dicembre </strong> è stato proclamato il &#8220;<a title="Vai al blog ufficiale del NBD" href="http://www.noberlusconiday.org/">No Berlusconi Day</a> (NBD)&#8221;. L&#39;iniziativa si è diffusa velocemente sul web grazie a <a title="Canale su YouTube" href="http://www.youtube.com/NoBerlusconiDay">video</a>, <a title="Link al blog" href="http://www.noberlusconiday.org/">blog</a>, e <a title="Link a Twitter" href="http://twitter.com/noberlusconiday">Twitter</a>, così come nelle piazze grazie al passaparola. In poco più di un mese oltre 280,000 persone hanno confermato la propria partecipazione all&#39;evento del &#8220;No Berlusconi Day&#8221; nel <a title="Vai al gruppo su Facebook" href="http://www.facebook.com/no.berlusconi.day#/no.berlusconi.day">gruppo principale su Facebook</a>. Hanno aderito anche i gruppi locali creati dai blogger di molte città italiane e straniere, così come San Francisco e Sacramento (California), Ottawa e Montreal (Canada), Buenos Aires (Argentina), Londra, Madrid, Vienna, e Istanbul, dove verranno organizzati nello stesso giorno delle manifestazioni locali. </p>
<p>Dell&#39;iniziativa si sono occupati <a title="Rassegna-stampa del NBD" href="http://www.noberlusconiday.org/?page_id=517">innumerevoli siti web</a>, così come i maggiori quotidiani nazionali <a title="Leggi l'articolo su Repubblica" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-16/nob-day1/nob-day1.html"><em>La Repubblica</em></a> e il <em><a title="Leggi l'articolo sul Corriere" href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_17/bersani_dipietro_corteo_0c8cfaa2-d37f-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a></em>. Ieri il quotidiano della sinistra <a title="Vai al sito dell'Unità" href="http://unita.it/">L&#39;Unità</a> ha dedicato diverse pagine all&#39;evento incluso un articolo che evidenzia il <a title="Leggi l'articolo su l'Unità"href="http://www.unita.it/news/italia/91340/cos_nasce_una_protesta_dal_basso">ruolo fondamentale svolto dai media partecipativi</a> in quest&#39;iniziativa &#8220;nata dal basso&#8221; paragonandola al movimento di protesta iraniano e finanche all&#39;elezione di Obama negli Stati Uniti. È stata inviata una lettera aperta anche al <em><a title="Leggi la lettera al Times in inglese" href="http://www.noberlusconiday.org/?p=788">Times di Londra</a></em> [in].</p>
<p><a title="Leggi il testo dell'appello" href="http://www.noberlusconiday.org/?page_id=499">Il testo dell&#39;appello</a>, finora tradotto in 11 lingue incluso arabo, turco e serbo-croato, spiega fra l&#39;altro:</p>
<blockquote><p>Il gruppo del <em>No Berlusconi Day</em> è formato da una ampia rete informale e globale di cittadini comuni che abbracciano diverse ideologie politico-culturali. I coordinatori non vengono pagati e non possiedono alcuna tessera di partito&#8230; Sebbene il gruppo del <em>No Berlusconi Day</em> sia apolitico, l&#39;evento ha ricevuto contributi pubblici e finanziamenti da alcuni attivisti di spicco, incluso Salvatore Borsellino, fratello del noto magistrato anti-mafia Paolo Borsellino assassinato da un&#39;auto-bomba nel 1992.</p></blockquote>
<p>Anche <a title="Pagina di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beppe_Grillo">Beppe Grillo</a>, che l’anno scorso ha lanciato una <a title="Pagina originale in italiano" href="http://www2.beppegrillo.it/vaffanculoday//">popolare campagna</a> (da alcuni ritenuta &#8216;populista&#39;) contro la corruzione e l’illegalità dei precedenti governi italiani, ha <a title="Post di Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/mi_sono_rotto_i.html">annunciato</a> il sostegno al <em>No Berlusconi Day</em> sul proprio sito web, raccogliendo più di <a title="Pagina originaria in italiano" href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/mi_sono_rotto_i.html#comments">1300 commenti</a>, la gran parte dei quali d&#39;accordo con la sua posizione:</p>
<blockquote><p>&#8220;Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi&#8221;. Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei deputati, dei senatori. &#8220;Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>E&#39; mai possibile che gli italiani, anche quelli rincoglioniti dalle televisioni, non abbiano un moto di rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana trattata come una zoccola? Il Grande Corruttore ha corrotto forse ogni coscienza? Tutto ciò che ha toccato nella sua vita si è corrotto, decomposto. E&#39; lui l&#39;H1N1 della nostra democrazia.</p></blockquote>
<p>Il principale gruppo Facebook raccoglie un continuo flusso di nuovi commenti:</p>
<blockquote>
<div id="text_expose_id_4b0020310839a4640493469" class="comment_actual_text"><em><a class="comment_author" href="http://www.facebook.com/giacomo.spataro">Giacomo Spataro</a></em>: GIORNO 5/12.. TUTTI I NEGOZI CHIUSI&#8230;bandiere viola fuori&#8230;e tutti a roma&#8230;.</div>
</blockquote>
<blockquote><p><em><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100000423199943&amp;ref=mf">Diritto Di Parola</a></em>: La manifestazione si potrà definire APARTITICA e nata ed organizzata dal basso solo se i partiti non esibiranno i propri simboli. Non raccontiamoci frottole :)  W il 5 dicembre voluto dai cittadini !!!! Scendiamo tutti in piazza a manifestare per le dimissioni di Berlusconi !!!</p></blockquote>
<blockquote><p><em><a onclick="ft(&quot;4:9:74:160479511167::::0::::176062164748&quot;);" href="http://www.facebook.com/daniele.nuzzo?ref=mf">Daniele Nuzzo</a></em>: Per fare <a rel="nofollow" href="http://www.roadsharing.com/it/event/6435535f-31bf-44dd-aaca-6b87dd90deb9" target="_blank">Carpooling per andare a Roma dividendo le spese</a>.</p></blockquote>
<p>Gli organizzatori del No B-Day hanno scelto il colore viola per identificare il movimento, spiegando che “il viola non è solo il colore del lutto ma anche quello dell’energia vitale, dell’autoaffermazione”. Sono così nate varie idee creative su Facebook:</p>
<blockquote><p>Utilizza quest&#39;immagine per il tuo profilo o per una maglietta:</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%253A%252F%252Fimg211.imageshack.us%252Fimg211%252F3054%252Fnbddata.jpg&amp;h=ad0bbb56a5bf2b9995d6566d9c70ec70&amp;ref=mf" target="_blank"><img src="http://external.ak.fbcdn.net/safe_image.php?d=e39fbe51261465c006993a002e980ba4&amp;url=http%3A%2F%2Fimg211.imageshack.us%2Fimg211%2F3054%2Fnbddata.jpg&amp;w=130&amp;h=130" alt="" /></a></p></blockquote>
<p>Mentre sono in corso riunioni e <em>meet-up</em> in tutto il Paese, il tam-tam elettronico continua a diffondersi anche  <a title="Pagina originaria in italiano" href="http://search.twitter.com/search?q=no+berlusconi+day">via Twitter</a>.</p>
<p>Il 31 ottobre i primi volontari sono scesi per le strade in molte città per cominciare a informare la gente sull’evento in vista. Ecco un video girato nel centro di Roma, nel quale un <a title="Pagina originale in italiano" href="http://www.pdcitv.it/">giornalista di PdCI-TV</a> ha intervistato in diretta gli attivisti:</p>
<p><center><object alt="Video su YouTube" title="Video su YouTube" style="height: 344px; width: 425px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100" height="100" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/m7H6nBGJe10" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="height: 344px; width: 425px;" type="application/x-shockwave-flash" width="100" height="100" src="http://www.youtube.com/v/m7H6nBGJe10" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Nessun partito politico ha formalmente appoggiato la protesta, con l’eccezione di Antonio di Pietro e Paolo Ferrero (leader rispettivamente di <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia_dei_valori">Italia dei Valori</a> e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comunisti_italiani">Comunisti Italiani</a>), che hanno confermato la loro partecipazione al corteo di Roma.</p>
<p>Davvero la gente scenderà in massa nelle piazze? Per chi è ancora in dubbio, il video “Joker Silvio” qui di seguito spiega i “10 motivi  per cui i cittadini dovrebbero partecipare al <em>No B-Day</em>, un evento nato e promosso quasi esclusivamente sulla Rete”:</p>
<p><center><object alt="Video su YouTube" title="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/j496gvwGjcg&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/j496gvwGjcg&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>
<div class="notes"><a href="http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/">Beatrice Borgato</a> ha collaborato alla stesura del post originale. Alla traduzione italiana ha collaborato <a href="http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/">Davide Galati</a>.</div></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Georgia: dure reazioni online alla condanna di due video-blogger dell&#039;Azerbaigian</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 04:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azerbaigian]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo la condanna a due anni di carcere dei due video-blogger, alcuni blogger della vicina Georgia hanno criticato duramente l'arresto, il processo e la sentenza di Adnan Hajizade e Emin Milli - come anche la mancanza d'attenzione delle testate locali su un caso cruciale per la libertà d'espressione.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/dodka/">Dodka</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/15/georgia-reaction-to-lack-of-attention-on-azerbaijan-bloggers-trial/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/hands_off13.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-106522" title="Giù le mani" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/hands_off13.jpg" alt="Giù le mani" width="177" height="187" /></a> A seguito della <a  title="Post su GlobalVoices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/azerbaijan-reazioni-al-processo-contro-due-blogger-locali-per-opinioni-espresse-online/">recente vicenda</a> [it] dei due video-blogger in Azerbaigian e <a title="Post su GlobalVoices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/11/azerbaijan-bloggers-sentenced/">della condanna a due anni di carcere</a> [in] annunciata la scorsa settimana, alcuni blog nella vicina Georgia hanno pubblicato degli interventi molto critici condannando l&#39;arresto, il processo e l&#39;incarcerazione di <a title="Post su GlobalVoicesAdvocay in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/blogger/adnan-hajizada">Adnan Hajizade</a> [in] e <a title="Post su GlobalVoicesAdvocay in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/blogger/emin-milli">Emin Milli</a> [in]. Gli interventi riguardano anche la relativa mancanza d&#39;attenzione riservata all&#39;episodio dalle maggiori testate locali, come <em>Dv0rsky</em> <a title="Sito originale in georgiano" href="http://www.dgiuri.com/2009/11/eminadnan.html">fa notare con rabbia</a> [ge].</p>
<blockquote><p>ქართული ჟურნალისტიკა და მედია საბოლოოდ ჩაიძირა.</p>
<p>ჩაისვარეს. და არც კი სცხვენიათ.</p>
<p>სიტყვის თავისუფლებაზე რამდენს ბჭობენ, როგორ ”იბრძვიან” - და ამხელა ამბავი გამოეპარათ.</p>
<p>აზერბაიჯანელი ბლოგერები ემინ მილი და ადნან ჰაჯიზადე ორი თვის წინ დაიჭიარეს და დღეს საბოლოოდ გაასამართლეს მხოლოდ იმ ბრალდებით, რომ ისინი მთავრობას აკრიტიკებდნენ, აშარჟებდნენ და დასცინოდნენ. ოფიციალური ბრალდება - ხულიგნობა.</p>
<p>2 წელიწადი იმისათვის, რომ ვირს ჩამოართვა ინტერვიუ - ბევრია თუ ცოტა?</p>
<p>ქართველ ჟურნალისტებს რა უჭირთ, სულ ვირებს არ ართმევენ ინტერვიუებს? სულ თავისუფლად თანაც…</p></blockquote>
<div class="translation">Il giornalismo e i media georgiani sono caduti in basso per l&#39;ennesima volta. L&#39;hanno fatta grossa. E non sono nemmeno imbarazzati. Tante parole sulla libertà di espressione, su come “lottano” per affermarla - e hanno ignorato una vicenda importante come questa.</p>
<p>I blogger azeri Emin Milli e Adnan Hadjizade sono stati condannati solo per aver preso in giro il governo. Accusa ufficiale - teppismo.</p>
<p>Due anni per aver intervistato un asino - è o non è troppo?</p>
<p>I giornalisti georgiani non hanno niente da dire - intervistano sempre degli asini. E assai liberamente.</p></div>
<p>Un commento da parte di <em>სულხანი </em> concorda.</p>
<blockquote><p>სამაგიეროდ ჩვენი ტელევიზიები ძალიან ოპერატიულად (თანაც საღამოს საინფორმაციოს პირველ სიუჟეტად) აშუქებენ პენელოპა კრუსის სავარაუდო ჩამოსვლას ჩვენთან)</p>
<p>ტფუი..</p></blockquote>
<div class="translation">E in questo periodo le nostre emittenti TV parlano della possibile visita di Penelope Cruz come notizia d&#39;apertura. Disgustoso.</div>
<p>Un altro commento, stavolta di <em>Natosha</em>, ricorda come la sensibilità che circonda l&#39;Azerbaigian in Georgia si estenda anche ai monumenti.</p>
<blockquote><p>ეს ამბავი რომ გავიგე ერთი რაღაც გამახსენდა.</p>
<p>უხსოვარ დროს ფოტოჟურნალისტიკას ვსწავლობდით და დავალებით გაგვიშვეს ალიევის ბაღის გახსნის გადასაღებად (თბილისში, აბანოებთან რომ არის). ხოდა, იმ ბაღში ძეგლიც დგას.. და პრინციპულად არ შეგვიშვეს ფოტოების გადასაღებად, მანამ სანამ ალაგებდნენ ტერიტორიას. და მერე აღარ მახსოვს ლექციაზე ითქვა, თუ ვიღაცამ თქვა (ძალიან ბუნდოვნად მახსოვს ეგ მომენტი), რომ არ შეიძლებოდა ისეთი კადრების დაფიქსირება, სადაც ვთქვათ, ასფლატს გვიან და ფონზე ძეგლია.. ან მსგავსი კადრები, რომლის სხვანაირად “ინტერპრეტირება” შეიძლებაო. ვოტ.</p></blockquote>
<div class="translation">Appena ho appreso la notizia mi sono ricordato di una cosa. Tempo fa stavamo imparando fotogiornalismo. Ci era stato assegnato un incarico ed eravamo andati all&#39;apertura del parco Aliyev [ex presidente dell&#39;Azerbaigian] (che si trova a Tbilisi). Nel parco c&#39;era anche monumento di Aliyev. Non ci fu consentito di entrare per scattare delle foto prima che il terreno venisse ripulito. Dopo non ricordo se durante la lezione, o se qualcuno me ne ha spiegato il motivo - era stato vietato scattare foto del monumento di Aliyev se nello sfondo c&#39;era qualcuno intento a spazzare o pulire. Dicevano che poteva essere interpretato negativamente.</div>
<p><center><img class="alignleft size-full wp-image-106528" title="Schermata dell'articolo sul georgiamediacentre.com" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/facecom.gif" alt="Schermata dell'articolo sul georgiamediacentre.com"  width="440" height="162" /></center></p>
<p>Dopo che un sito web <a title="Sito originale in inglese" href="http://georgiamediacentre.com/content/demand_georgian_media_cover_story">ha criticato la mancanza d&#39;attenzione dei media locali</a> [in], ho commentato sul servizio dopo averlo postato su <em>Facebook</em>.</p>
<div class="translation">Oggi due blogger azeri sono stati condannati al carcere. Sui media tradizionali georgiani - silenzio. Ottimo lavoro! Non sorprendetevi quando altri resteranno in silenzio, quando la prossima volta verrete privati della libertà di parola e d&#39;espressione. Ottimo lavoro, giornalisti georgiani, ottimo lavoro!</div>
<p>Comunque alcuni giornalisti online come <em>თავისუფალი სიტყვის ბლოგი</em> <a title="Sito originale in georgiano" href="http://freelandia.wordpress.com/2009/11/13/azerbaijan/">hanno rilanciato la notizia sui propri blog</a> [ge], evidenziando perché i blogger georgiani dovrebbero preoccuparsi. Il post è stato anche ripreso dalla stampa locale.</p>
<blockquote><p>აღსანიშანავია, რომ საქართველოში ჯერჯერობით ბლოგერებს სიტყვის თავისუფლების მხრივ სერიოზული პრობლემები აქამდე ჯერ არ ჰქონიათ.  მიუხედავად ამისა, რამდენიმე კვირის წინ იუტუბის რამდენიმე მომხმარებელს მცირე პრობლემები მაინც შეექმნათ. გასულ თვეში ვიდეოპორტალზე გავრცელდა პატრიარქის გაშარჟებული ვიდეოები, რასაც საზოგადოების მხრიდან უარყოფითი რეაქცია მოჰყვა. დაიწყო გამოძიება. შინაგან საქმეთა სამინისტრომ ვიდეოების გავრცელებაში ბრალდებული ორი ახალგაზრდა დაკითხა და ნივთმტკიცების სახით მათ კომპიუტერები და ფოტოაპარატები ჩამოართვა, აგრეთვე გაჩხრიკეს მათი სახოვრებელი სახლები.</p></blockquote>
<div class="translation">Occorre ricordare che i blogger in Georgia hanno avuto problemi con la libertà di parola. E qualche settimana fa alcuni utenti di YouTube sono finiti nei guai. Un video con battute sul patriarca georgiano Ilia II è stato caricato su YouTube e la società ha risposto negativamente. È stata avviata un&#39;indagine e il Ministro degli Affari Interni ha trattenuto i due ragazzi sospettati di avere realizzato il video. Sono stati loro sequestrati i computer e le macchine fotografiche, e le loro abitazioni perquisite.</div>
<p>Nel frattempo, nonostante le critiche, <em>Social Blurbs</em>, un nuovo blog georgiano in lingua inglese sui social media, suggerisce ai lettori di informarsi sul caso di Hajizade e Milli su <em>Global Voices Online</em> e su un apposito sito a loro <a title="Sito in inglese" href="http://supportadnanandemin.rsfblog.org/">sostegno</a> [in]. Qui si parla inoltre di alcuni blogger e giornalisti georgiani <a title="Sito in inglese" href="http://socialblurbsge.wordpress.com/?p=25">hanno documentato il caso</a> [in].</p>
<blockquote><p>Sebbene il processo non sia stato il tema più caldo per l&#39;ampia maggioranza di quanti danno vita ai social media georgiani, un paio di blogger (<em>Dodka</em> e <em>Cyxymi</em>) che rappresentano la Georgia al <a title="Sito in inglese" href="http://worldbloggingforum.com/">WBF2009 (World Blogging Forum)</a> [in] hanno contribuito a suscitare l&#39;interesse di qualcun altro.</p>
<p>Tutto il giorno <em>Dodka </em> ha diffuso messaggi sul caso via Twitter dal WBF. Successivamente Giga Paichadze alias <em>Dv0rsky </em> ha postato e ripostato su Twitter biasimando i media georgiani “che lottano per la libertà di espressione e non vedono” un evento così grave e così vicino, pur se qualche link nei commenti indicava che alcune testate avevano seguito il processo e l&#39;arresto dei blogger azeri.</p></blockquote>
<p><iframe title="Video in inglese su dotsub.com" src="http://dotsub.com/media/4fe42f66-8f9b-42f3-85de-69e92c748374/e/m/geo" width="420" frameborder="0" height="347"></iframe></p>
<p>Nel frattempo, ampie notizie su detenzione, processo e condanna di Adnan Hajizade e Emin Milli sono disponibili nella <a title="Sito GlobalVoicesOnline in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/-/world/central-asia-caucasus/azerbaijan/">sezione Azerbaigian </a> [in] di <em>Global Voices Online</em> e sul blog <em>OL!</em> (in <a title="Sito originale in inglese e azero" href="http://ol-en.blogspot.com/">inglese</a> e <a href="http://ol-az.blogspot.com/">azero</a>). Inoltre su <em>Twitter</em> viene usato l&#39;<em>hashtag</em> <em><a title="Pagina Twitter in inglese" href="http://twitter.com/#search?q=%23EminAdnan">#EminAdnan</a></em> [in].</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-106495" title="Poster di Emin Adnan" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/emin_adnan_poster.jpg" alt="Poster di Emin Adnan" width="440" height="570" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-106493" title="Poster con Adnan Hajizade e Emin Milli" alt="Poster con Adnan Hajizade e Emin Milli" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/poster.jpg" alt="poster" width="440" height="525" /></div>
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		<title>Reporters sans frontières: la libertà di fare informazione è il prezzo della democrazia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/reporters-sans-frontieres-la-liberta-di-fare-informazione-e-il-prezzo-della-democrazia/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 05:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[<em>Reporters sans frontières</em> ha diffuso il rapporto annuale <em>Worldwide Press Freedom Index</em>, dove misura il grado di libertà dei giornalisti in 175 nazioni: attualmente oltre 200 reporter e operatori mediatici sono incarcerati in qualche parte del mondo, mentre 91 cyberdissidenti sono detenuti a causa del lavoro svolto online. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/author/sami-ben-gharbia/">Sami Ben Gharbia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://advocacy.globalvoicesonline.org/2009/11/07/for-reporter-without-borders-%E2%80%9Cpress-freedom-is-the-price-for-democracy/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>“<em>A te basta appena un clic per accedere all&#39;informazione. Costerebbe sette anni di prigione ad un giornalista in Cina.</em>” Questo è il messaggio che circola in questi giorni nei siti web delle note testate statunitensi <a title="Sito del NYT in inglese" href="http://www.nytimes.com/">New York Times</a> [in] e <a title="Sito di UsaToday in inglese" href="http://www.usatoday.com/">UsaToday</a> [in].</p>
<p><a title="Sito web dell'organizzazone" href="http://www.rsf.org/">Reporters sans frontières</a> [fr] è un&#39;organizzazione internazionale che difende la libertà di fare informazione, sostiene i giornalisti incarcerati o perseguitati a causa del proprio lavoro e denuncia i maltrattamenti e le torture inflitte loro in numerosi Paesi del mondo. Recentemente l&#39;organizzazione ha lanciato negli Stati Uniti una campagna intitolata: &#8220;La libertà è il prezzo della democrazia.”</p>
<p>La campagna lanciata da <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reporter_Senza_Frontiere">RSF</a> [it] ha come obiettivo quello d&#39;informare il pubblico americano sulle ingiustizie commesse quotidianamente ai danni di chi fa informazione. Il messaggio è chiaro: ogni qual volta un giornalista viene ucciso o censurato, i cittadini vengono privati di informazioni importanti. Negli ultimi quindici anni, la libera circolazione dell&#39;informazione è costata la vita di almeno 850 reporter.</p>
<p><center>
<p><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/E_VgQacMtKw&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;hd=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/E_VgQacMtKw&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;hd=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></object></p>
<p></center></p>
<p>Anche il video “<a title="Vedi video su YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=E_VgQacMtKw&amp;feature=player_embedded">Shot for News?!</a>” [in] caricato su YouTube fa parte della campagna di RSF. Viene ripresa una giovane donna in una strada di New York, dove un secondo dopo un uomo in piedi vicino allo stand dei giornali viene ucciso da alcuni colpi di pistola. Il messaggio del video è questo: a differenza di molti altri Paesi del mondo, qui andare a comprare il giornale non costerà mai una vita umana.</p>
<p>Recentemente <em>Reporters sans frontières</em> ha diffuso il rapporto annuale <a title="Rapporto di RSF" href="http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html">Worldwide Press Freedom Index </a> [in], dove misura il grado di libertà dei giornalisti in 175 nazioni. Attualmente nel mondo ci sono più di 200 reporter e operatori mediatici in prigione. 91 cyberdissidenti sono detenuti a causa del lavoro svolto online. </p>
<p>Per vedere la posizione del proprio Paese in questa &#8220;classifica&#8221; sulla libertà di fare informazione, basta cliccare qui:<br /><a title="Rapporto di RSF"  href="http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html">http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html</a> [L&#39;Italia è al 49.mo posto, appena prima di Romania e subito dopo Hong-Kong, nel 2008 era al 44.mo]. </p>
<p>È stato chiesto ai quotidiani di varie nazioni di offrire spazio gratuito per annunciare l&#39;iniziativa sulla carta stampata e/o online così da far arrivare il messaggio al grande pubblico.</p>
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		<title>Azerbaijan: reazioni al processo contro due blogger locali per opinioni espresse online</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/azerbaijan-reazioni-al-processo-contro-due-blogger-locali-per-opinioni-espresse-online/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/azerbaijan-reazioni-al-processo-contro-due-blogger-locali-per-opinioni-espresse-online/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Sichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azerbaigian]]></category>
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		<description><![CDATA[Restano in carcere Andnan Hajizade e Emin Milli, arrestati per aver pubblicato l'8 luglio scorso un video su YouTube che ridicolizzava il governo nazionale per aver acquistato degli asini dalla Germania. Dopo nove processi ancora nulla di fatto su un evidente caso di libertà di parola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/onnik-krikorian/">Onnik Krikorian</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/robertas/'>Roberta Sichera</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/azerbaijan-reaction-to-yesterdays-blogger-trial/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Mentre continua a Baku, il processo contro due giovani attivisti di video-blog, Adnan Hajizade e Emin Milli, due blogger inglesi che vivono in Azerbaigian reagiscono all&#39;<a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/06/azerbaijan-activist-blogger-trial-resumes/">udienza interrotta ieri</a> [in]. Entrambi sembrano pessimisti e scontenti per il modo con il quale è stato finora condotto il processo, ma ciò nonostante continueranno a lottare per il rilascio dei due attivisti.</p>
<p>In particolare, il blog <em>L4L </em><a title="Post originale in inglese" href="http://sympathy4thedevil.wordpress.com/2009/11/06/amnezia/">riflette sull&#39;udienza di ieri</a> [in], e soprattutto sulla decisione di non ammettere registrazioni telefoniche come prove a difesa di Hajizade e Milli.</p>
<blockquote><p>Durante l&#39;udienza di oggi sul caso della “Selvaggia lotta tra i campioni di Taekwondo e i blogger Adnan e Emin” sono riuscito a entrare per la prima volta in un&#39;aula di tribunale. Sentimenti contrastanti per ciò che stava accadendo. Ho visto Emin e Adnan, e ne ho notato la forte convinzione. Ciò mi ha fatto sentire felice ed orgoglioso. Mi sono ritrovato a ridere una dozzina di volte a danno delle “vittime” Vusal e Babek. Per il resto mi sono irritato parecchio.</p>
<p>Azercell ha risposto alla richiesta del giudice e ha relazionato sulle telefonate dell&#39;8 luglio tra le “vittime” e Adnan. […] il rapporto sulle chiamate di Adnan rivela che si trovava nella stazione di polizia del distretto 39. Questo piccolo fatto demolisce il caso del procuratore. Ciò dimostra come Adnan e Emin non fossero stati portati alla stazione di polizia in manette. […]</p>
<p>[…]</p>
<p>Poi Vusal ha dimostrato di essere “un vero uomo caucasico” con coraggio e forti sentimenti da “qeyret” (<em>termine che indica un misto tra le concezioni tradizionali e i tabù che definiscono comunemente gli uomini in  Azerbaigian, come spiegato in un altro post sempre sul <a title="Post originale in inglese" href="http://sympathy4thedevil.wordpress.com/2009/10/29/those-amoral-westerners-those-pure-azeris/">blog L4L</a> [in]</em>) . Ha chiesto di non ammettere come prove a favore della difesa la relazione sulle telefonate di Azercell. “Non voglio creare problemi ai miei parenti e alle persone a me vicine”. […] Naturalmente anche il giudice è “un vero uomo caucasico”, ha capito i teneri sentimenti di Vusal ed è stato d&#39;accordo con lui su questo punto.</p>
<p>Ad ogni modo. Amnesia. Adnan e Emin hanno risposto ad alcune domande dopo Vusal e Babek in maniera talmente così chiara e precisa, il contrasto è stato quasi da paura. […]</p>
<p>[…] Persone come Emin e Adnan hanno fatto una scelta precisa e vi credono ancora con orgoglio. Non faranno marcia indietro. Dobbiamo sostenere il loro caso. Solo in questo modo, questa nazione potrà scuotersi dall&#39;AMNESIA.</p></blockquote>
<p>Nel frattempo, il blog <em>Flying Carpets and Broken Pipelines </em> ricorda gli eventi accaduti finora, <a title="Post originale in inglese" href="http://flyingcarpetsandbrokenpipelines.blogspot.com/2009/11/time-goes-by.html">guardando però anche al futuro</a> [in].</p>
<blockquote><p>Sono trascorsi 4 mesi dall&#39;arresto di Emin e Adnan, il tempo passa, ma sembra che certe cose non cambino. […]</p>
<p>[…] la felicità e il sapore della vittoria sono svanite lentamente quando a luglio, due giovani attivisti - Emin Milli (30) e Adnan Hajizada (26) - sono stati arrestati con l&#39;accusa di “teppismo” e ora rischiano fino a 5 anni di carcere. Non hanno fatto nulla, sono stati attaccati da due tipi, ora considerati come “vittime” e liberati, mentre Emin e Adnan sono ancora dietro le sbarre. Ma continuano ad avere il morale alto. […]</p>
<p>[…]</p>
<p>Guardando indietro, viene da chiedersi se cambiaerà mai qualcosa. La gente riuscirà a godersi la vita anziché preoccuparsi di fare più soldi per sfamare la famiglia? Potranno i nostri giovani studiare in università libere dalla corruzione per ottenere davvero una formazione? Riuscirà la gente a essere nuovamente felice? Per adesso, c&#39;è una sola risposta, sarà il tempo a dimostrarlo, pertanto lasciamolo trascorrere, ma con pazienza e ottimismo, noi o i nostri figli o i nostri nipoti vedremo qualche cambiamento…</p></blockquote>
<p>Tra l&#39;altro, la data fissata per la prossima udienza (11 novembre) coinciderà con <a title="Post originale in inglese" href="http://www.ceu.hu/events/2009-11-11/hooliganism-or-freedom-of-speech-the-case-of-two-bloggers-detained-in-azerbaijan">la tavola rotonda</a> [in] organizzata sul caso presso l&#39;Università Centrale Europea a Budapest, Ungheria.</p>
<blockquote><p>Teppismo o libertà di parola? Il caso dei due blogger detenuti in Azerbaigian</p>
<p>L&#39;8 luglio 2009 due blogger e politici attivisti, Andnan Hajizade e Emin Milli, sono stati attestati in Azerbaigian con l&#39;accusa di “teppismo”. I blogger sono stati arrestati poco dopo avere pubblicato un video su YouTube che ridicolizzava il governo nazionale per aver acquistato degli asini dalla Germania. Dopo nove processi, i due blogger (entrambi senza precedenti penali nel casellario giudiziario) rimangono in prigione. I quattro relatori daranno vita a una tavola rotonda per discutere sul caso specifico su cosa s&#39;intenda per libertà di parola in Azerbaigian e nell&#39;intera regione del Caucaso.</p></blockquote>
<p>All&#39;evento parteciperà Parvana Persiani, fidanzata di Hajizade e importante figura del Movimento Giovanile <em>OL!</em>, la quale la prossima settimana sarà anche al <a title="Post originale in inglese" href="http://worldbloggingforum.com/">World Blogging Forum</a> [in] di Bucarest, Romania.</p>
<p>In quell&#39;occasione <em>Global Voices Online </em> intervisterà Persiani, che interverrà poi in diretta su <em>Kosmoshow</em>.</p>
<p><center><object id="viddler_86f1d9ff" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="440" height="372" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="Movie" value="http://www.viddler.com/player/86f1d9ff/" /><param name="Src" value="http://www.viddler.com/player/86f1d9ff/" /><param name="WMode" value="Window" /><param name="Play" value="0" /><param name="Loop" value="-1" /><param name="Quality" value="High" /><param name="SAlign" value="LT" /><param name="Menu" value="0" /><param name="AllowScriptAccess" value="always" /><param name="Scale" value="NoScale" /><param name="DeviceFont" value="0" /><param name="EmbedMovie" value="0" /><param name="SeamlessTabbing" value="1" /><param name="Profile" value="0" /><param name="ProfilePort" value="0" /><param name="AllowNetworking" value="all" /><param name="AllowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.viddler.com/player/86f1d9ff/" /><param name="wmode" value="Window" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="High" /><embed id="viddler_86f1d9ff" type="application/x-shockwave-flash" width="440" height="372" src="http://www.viddler.com/player/86f1d9ff/" allowfullscreen="true" allownetworking="all" profileport="0" profile="0" seamlesstabbing="1" embedmovie="0" devicefont="0" scale="NoScale" allowscriptaccess="always" menu="0" salign="LT" quality="High" loop="-1" play="0" wmode="Window" movie="http://www.viddler.com/player/86f1d9ff/"></embed></object></center></p>
<p>La copertura integrale della detenzione e del processo ad Adnan Hajizade e Emin Milli è disponibile nella <a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/-/world/central-asia-caucasus/azerbaijan/">sezione sull&#39;Azerbaigian</a> [in] di <em>Global Voices Online</em> e sul blog di <em>OL!</em> (in <a title="Blog originale in inglese" href="http://ol-en.blogspot.com/">Inglese</a> [in] e in <a title="Blog originale in Azero" href="http://ol-az.blogspot.com/">azero</a> [az). L&#39;<em>hashtag</em> usato su Twitter è <a title="Ricerca su Twitter" href="http://twitter.com/#search?q=%23EminAdnan">#EminAdnan</a> [in].</p>
<p><center><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/emin_adnan_poster.jpg" alt="Poster sul processo ad Adnan Hajizade e Emin Milli" title="Poster sul processo ad Adnan Hajizade e Emin Milli"/></center> </p>
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		<title>Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L&#039;Avana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-breve-arresto-e-tante-botte-per-yoani-sanchez-e-altri-blogger-a-lavana/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Resta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso Yoaní Sánchez, nota blogger cubana che ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo cyber-attivismo,  è stata brevemente arrestata (e percossa) dai poliziotti nelle strade de L'Avana, insieme ai blogger Claudia Cadelo (collaboratrice di Global Voices) e Orlando Luís Pardo Lazo. Ecco i resoconti diretti e le riflessioni dei netizen locali e internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/gaiar/'>Gaia Resta</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/yoani/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Forse era soltanto questione di tempo, ma <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoani_Sanchez">Yoaní Sánchez</a> [it] - la più nota <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generationy/">blogger cubana</a> [sp], che ha ricevuto <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/04/08/cuba-blocked-blogger-yoani-sanchez-receives-prestigious-award/">svariati premi internazionali</a> [in] per il suo attivismo, incluso il recente Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University, che però non ha potuto ritirare per l&#39;<a title="post in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/cuba-ennesime-restrizioni-per-la-blogger-giornalista-yoani-sanchez/">ennesimo divieto</a> [it] a viaggiare fuori da Cuba - è stata <a title="Breve su Global Voices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-arrestati-e-picchiati-diversi-blogger-tra-cui-la-nota-yoani-sanchez/">brevemente detenuta e percossa</a> [it] dalle autorità cubane venerdì 6 novembre insieme ad altri amici blogger, tra cui <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.octavocerco.blogspot.com/" target="_blank">Claudia Cadelo</a> [sp] (<a title="Profilo su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/author/claudia-cadelo/" target="_blank">collaboratrice di Global Voices</a> [in]) e <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/03/23/cuba-interview-with-blogger-orlando-luis-pardo-lazo/" target="_blank">Orlando Luís Pardo Lazo</a> [in]. Il gruppo si stava recando a <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-marchers-shout-peace-and-love.html" target="_blank">una manifestazione contro la violenza</a> [in] nella capitale L&#39;Avana.</p>
<p>La blogger spagnola Rosa Jiménez Cano, che lavora al quotidiano madrileno <em>El País</em>, ha riportato di <a title="Post originale in spagnolo" href=" http://www.rosajc.com/2009/11/07/yoani-sanchez-detenida-y-golpeada/">aver ricevuto</a> [sp] il seguente SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid:</p>
<blockquote><p>Fui detenida junto a Orlando L. Pardo y Claudia Cadelo nos llevaron a la fuerza estilo sisciliano. Golpes. Nos dejaron tirados en una esquina.</p></blockquote>
<div class="translation">Sono stata arrestata insieme a Orlando L. Pardo e Claudia Cadelo, ci hanno prelevato alla maniera siciliana. Botte. Ci hanno poi rilasciato in una stradina&#8221;.</div>
<p>Il mattino successivo all&#39;episodio, Yoaní <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=2468" target="_blank">ha pubblicato</a> [sp] questo resoconto sul proprio blog:</p>
<blockquote><p>Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: ‘Yoani, móntate en el auto&#39; me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos ‘agresores&#39; llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.</p>
<p>Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identificación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba ‘Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar&#39;, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: ‘No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios&#39;. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: ‘¿Qué hacemos? No quieren subir al auto&#39;. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.</p></blockquote>
<div class="translation">Vicino alla Calle 23, proprio all&#39;incrocio con Avenida de los Presidentes, abbiamo visto accostarsi una macchina -di marca cinese- con tre robusti sconosciuti a bordo. Sono scesi e uno mi ha detto, ‘Yoani, entra in macchina&#39;, afferrandomi con forza al polso. Gli altri due hanno circondato Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo, e un&#39;amica che stava venendo con noi alla manifestazione contro la violenza. Per l&#39;ironia della vita, è stata una serata piena di botte, urla e oscenità in quella che avrebbe dovuto essere una giornata di pace e armonia. Gli stessi ‘aggressori&#39; hanno chiamato una macchina della polizia che ha caricato le mie due amiche, mentre io e Orlando siamo rimasti alla merce&#39; della macchina con le targhe gialle, del terribile mondo dei fuorilegge e dell&#39;impunità di Armageddon.</div>
<p>Mi sono rifiutata di salire nella luccicante macchina Geely e abbiamo chiesto loro di mostrarci i tesserini o un mandato per prelevarci. Ovviamente non ci hanno fatto vedere alcun documento per confermare la legittimità dell&#39;arresto. Si è radunata una folla di curiosi e io ho urlato ‘Aiuto, questi tipi vogliono sequestrarci&#39;, ma loro hanno bloccato quelli che stavano per intervenire, urlando in modo da rivelare le basi ideologiche dell&#39;operazione: ‘Non immischiatevi, questi sono dei contro-rivoluzionari.&#39; Vista la nostra resistenza verbale, hanno telefonato a qualcuno, che doveva essere il capo, chiedendo ‘Cosa dobbiamo fare? Non vogliono saperne di salire in macchina.&#39; Direi che la risposta dall&#39;altra parte sia sta inequivocabile, perché hanno preso a colpirmi e spintonarmi, spingendomi giù la testa per infilarmi in macchina. Mi sono afferrata alla portiera… pugni sulle nocche delle dita… Sono riuscita ad afferrare un documento che uno di loro teneva in tasca e a mettermelo in bocca. Un&#39;altra scarica di cazzotti mi ha costretto a restituirglielo.</p>
<p>Il post di Yoani continua a descrivere le ulteriori brutalità inflitte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio:</p>
<blockquote><p>Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?&#39;… ‘Un secuestro&#39;, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.</p></blockquote>
<div class="translation">Ci hanno lasciati stesi a terra e doloranti in una strada di Timba, una donna si è avvicinata e ha chiesto “Cos’è successo?&#8230;” “Un rapimento”, ho cercato di dire, piangevamo ciascuno nelle braccia dell’altro in mezzo al marciapiede, pensando a Teo, per amore di Dio come faccio a spiegargli tutti questi lividi. Come farò a spiegargli che viviamo in un Paese dove può succedere tutto ciò, come farò a guardarlo e a dirgli che sua madre è stata picchiata in una pubblica strada perché scrive su un blog ed esprime le proprie opinioni in kilobyte. Come descrivere i volti dispotici di coloro che ci hanno spinto dentro un’automobile, il godimento che potevo vedere in loro mentre ci picchiavano, mentre mi toglievano la gonna trascinandomi mezza nuda verso la macchina.</div>
<p>Nel momento in cui scriviamo, il post di Yoani ha raccolto 1412 commenti.</p>
<p>Anche Claudia ha rapidamente riportato sul blog la propria versione dell&#39;accaduto.</p>
<blockquote><p>Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano in tre e ci minacciavano:</p>
<p>‘Forza, entrate in macchina.&#39;<br />
‘Fateci vedere i documenti, o fate venire un poliziotto.&#39;</p>
<p>Orlando avevo il cellulare in mano. ‘Pardo, non registrare&#39;, gli ha detto quello con la maglia arancione, mentre io tiravo fuori il telefonino. Nessuno mi ha notato e ho madato il primo <em>tweet</em>… In meno di tre minuti è arrivata un&#39;autopattuglia con due poliziotti—una donna e un uomo—esterrefatti per la scena. Davano gli ordini al rallentatore, la donna mi ha detto:</p>
<p>‘Non opporre resistenza.&#39;<br />
‘Non hanno i documenti,&#39; mi è venuto da dire per farle capire.</p>
<p>Yoani si aggrappava a un cespuglio, io mi aggrappavo a lei e la donna mi tirava per una gamba. Orlando era già stato trascinato via, fuori dal mio campo visivo. Un uomo alla fermata dell&#39;autobus ci guardava terrorizzato, la gente non diceva una parola. Il poliziotto, molto giovane, mi ha immobilizzato con una mossa. Avrei potuto scalciare un pò ma ero troppo scioccata nel vedere le gambe di Yoani che spuntavano fuori dal finestrino posteriore della macchina della Sicurezza di Stato.</p></blockquote>
<p>Il post di Claudia va avanti riportando la successione degli eventi nei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo:</p>
<blockquote><p>Poi è arrivata la prima telefonata, con un prefisso internazionale 00, e ho capito che nulla era accaduto invano, anche se eravamo stati tutti arrestati e la marcia sospesa. Quando più tardi ho visto il video portatomi da Ciro, ne ho avuto la certezza: sono spacciati; è iniziato il conto alla rovescia.</p></blockquote>
<p>Commentando l&#39;episodio, il blogger <em><a title="Post originale in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/11/cuban-bloggers-arrested.html">Uncommon Sense </a></em>[in], che risiede all&#39;estero, esprime sopresa perchè “quelli di noi che vivono oltremare pensano che essendo Yoanì, Claudia e gli altri piuttosto noti, la dittatura di Castro non oserà mai arrestarli.” Ma arrestarli è proprio quanto sembrano aver fatto&#8221;. Il blogger prosegue:</p>
<blockquote><p>Naturalmente non dovremmo sorprenderci di quanto fa il regime quando si tratta di mettere a tacere l&#39;opposizione nell&#39;isola.<br />
E non dovremmo sottovalutare l&#39;importanza della protezione che forniamo ogni volta che ne leggiamo i blog. Ovviamente ciò non fornisce loro l&#39;immunità assoluta, ma è chiaro che una persona come Yoani Sanchez sarebbe stata richiusa nel gulag di Castro già molto tempo fa, se non fosse che è così nota.</p>
<p>Ciò che offriamo loro con ogni click è il supporto morale vitale per continuare a lottare per la libertà.</p></blockquote>
<p>Il blog <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu </em></a>[in], dopo aver pubblicato al volo le ultime notizie, ha continuato ad aggionare il post man mano che arrivavano maggiori dettagli, inclusa una nota delle 8:15 che prova le violenze fisiche tramite una foto mandata a <em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.penultimosdias.com/2009/11/07/knuck-knuck-knuckin%E2%80%99-on-my-nuca/">Penultimos Dias</a></em> [sp] da Orlando Luis Pardo. John R. del blog <a title="Post originale in inglese" href="http://cubanamericanpundits.blogspot.com/2009/11/beer-ice-cream-and-beaten-bloggers.html" target="_blank"><em>Cuban American Pundits</em></a> [in] ha saputo della detenzione di Yoani da <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu</em></a> [in] e commenta così:</p>
<blockquote><p>Si può solo dire che il governo di Cuba ha paura, e che questi eredi del futuro di Cuba sono estremamente coraggiosi.</p></blockquote>
<p>Il blog ha fatto una ricerca tra i siti delle testate tradizionali per determinare la rilevanza della vicenda, ma è rimasto deluso perchè “l&#39;unica cosa che <a title="Notizia originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/04/cuba.trade/index.html">la CNN</a> [in] riporta su Cuba è che la birra Miller e il gelato Haagen Dazs potranno essere venduti a Cuba — pur se a costi maggiorati. Mentre dei cittadini cubani vengono sequestrati e picchiati perchè esercitano la libertà di parola, la Chicago Foods (e altre aziende) trattano la vendita di birra e gelato sull&#39;isola.” (<a title="Notizia originale in inglese" href="http://edition.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/07/cuba.blogger.detained/index.html" target="_blank">Successivamente CNN ha riportato la storia dei blogger sequestrati</a> [in]). Il post prosegue commentando l&#39;embargo economico degli USA sull&#39;isola:</p>
<blockquote><p>Quanti affermano l&#39;arrivo di una nuova era a Cuba dovrebbero osservare da vicino l&#39;episodio accaduto a un pacifico gruppo di blogger cubani. Non è cambiato nulla. L&#39;oppressione regna ancora nelle città, mentre nelle aree vacanziere trasudano lusso e libertà.</p>
<p>Non so voi, ma io non mangerò più gelato Hagen Dazs nè berrò birra Miller.</p></blockquote>
<p>Oswaldo Payá del Movimiento Cristiano Liberación ha rilasciato <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.oswaldopaya.org/es/2009/11/07/mcl-se-solidariza-con-yoani-sanchez-darsi-ferrer-ylas-demas-victimas-de-la-represion/">una dichiarazione</a> [sp] in cui esprime solidarietà alla Sánchez e alle altre vittime della repressione. Anche <a title="Post originale in inglese" href="http://www.mybigfatcubanfamily.com/my_big_fat_cuban_family/2009/11/standing-with-yoani.html" target="_blank"><em>My big, fat Cuban family</em></a> [in] è solidale con le sorelle cubane:</p>
<blockquote><p>Posso permettermi il lusso di scrivere su qualunque cosa mi appassioni o mi diverta in qualsiasi momento. E lo faccio.</p>
<p>Oggi voglio informarvi, nel caso non lo sappiate di già, che un gruppo di blogger dissidenti è attualmente sotto stretta sorveglianza perchè scrivono dei blog a Cuba.</p>
<p>A differenza di me, loro parlano delle umiliazioni giornaliere di vivere nel gulag di Castro. Voi certamente capite che in un Paese comunista il dissenso non è solo scoraggiato ma spesso attaccato.</p>
<p>Tuttavia questi coraggiosi blogger persistono… Stanotte Yoani Sanchez e un gruppo di dissidenti sono stati prelevati, trattenuti e picchiati mentre si preparavano a partecipare, ironia della sorte, a una manifestazione contro la violenza.</p>
<p>La conoscevano, l&#39;hanno chiamata per nome e l&#39;hanno fatta entrare con la forza in una macchina in cui Yoani ha temuto di essere vittima di un sequestro che sarebbe terminato con la sua esecuzione. Sebbene lei e suoi compagni dissidenti siano stati duramente picchiati, poi sono stati rilasciati.</p>
<p>La sua sicurezza è qui. Nei blog come il mio.</p></blockquote>
<p><em><a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-blogger-yoani-sanchez-shaken-up.html" target="_blank">Along the Malecon</a></em> [in] inquadra l&#39;episodio nel contesto più generale e ritiene fermamente che “la leggenda di Yoani Sanchez sia cresciuta venerdì dopo che le autorità cubane l&#39;hanno afferrata per strada, spintonata dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”:</p>
<blockquote><p>Luis Eligio del gruppo di controcultura OMNI-Zona Franca e due rapper avevano organizzato la manifestazione. Il 20 ottobre la Sanchez era stata una degli oltre 10 blogger che avevano partecipato a una &#8216;protesta virtuale&#39; usando Twitter, cellulari, sms, e post per richiedere il rilascio dei prigionieri politici. Tutto ciò aveva creato difficoltà al governo socialista. Più forza viene usata dalle autorità, più semplice sarà per gli attivisti dell&#39;opposizione reclutare nuovi seguaci. Questi episodi contribuiscono inoltre a galvanizzare il sostegno internazionale alla Sanchez e agli altri blogger. Questo supporto cresce in maniera esponenziale, colonizzando il cyberspazio e rendendo difficile l&#39;attività del governo nel contrastarlo.</p></blockquote>
<p>In <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/peace-march-rather-shady-pro-government.html" target="_blank">un altro post</a> [in], il blogger evidenzia l&#39;opinione di quanti si mostrano un pò scettici riguardo l&#39;accaduto, come la giornalista cuban Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul <a title="Post originale in spagnolo" href="http://vladia.blogcip.cu/2009/11/07/huele-a-quema%C2%B4o-en-calle-g/" target="_blank">proprio blog</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Francamente, me resulta bien oscuro el asunto. ¿A partir de ahora seremos testigos de “espontáneas” marchas de protesta? ¿Contra qué violencia estaban pronunciándose esos muchachos con sus abstractos carteles? ¿Sería contra la que está ocurriendo en Afganistán, Honduras, o contra lo acontecido en la más importante base militar norteamericana donde un enloquecido disparó y dejó muertas a 13 personas y varios heridos?</p></blockquote>
<div class="translation">Francamente, trovo la questione piena di ombre. D&#39;ora in poi saremo testimoni di &#39;spontanee&#39; marcie di protesta? Contro quale violenza stavano manifestando questi ragazzi con quei cartelli? Contro quanto sta accadendo in Afghanistan, in Honduras, o contro ciò che è successo nella più grande base militare USA dove un folle ha sparato uccidendo 13 persone e ferendone molte altre?</div>
<p>La giornalista prosegue:</p>
<blockquote><p>Por lo que leo, parece haber sido una manifestación organizada sobre todo a través de algunos blogs, entre ellos Octavo Cerco; y también me asombra ver las posibilidades tecnológicas de que disponen: teléfonos celulares, rápidas conexiones a Internet que incluso les permiten subir los videos… En ninguna parte dice con claridad quién convocó esa marcha.</p></blockquote>
<div class="translation">Da quello che leggo, sembra che fosse una manifestazione organizzata principalmente tramite i blog, tra cui Octavo Cerco, e mi sorprende la tecnologia di cui dispongono: telefoni cellulari, connessioni veloci a Internet che permettono di caricare i video… Non c&#39;è scritto chiaramente da nessuna parte chi aveva convocato la protesta.</div>
<p><em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://yohandry.wordpress.com/2009/11/07/yoani-sanchez-fuera-de-temporada/">Yohandry&#39;s Weblog</a></em> [sp] fa eco al suo scetticismo:</p>
<blockquote><p>Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en su blog. No comprendo cómo pueden subir sus videos a Youtube tan rápido, pero allí está. Ella misma por Twitter dijo que no había llegado hasta el performance, además de que explicó que estaba detenida.</p>
<p>Cómo pudo hacer Twitter detenida, cómo subió el video desde un carro de la policía?</p>
<p>Entra en acción Yoani Sánchez. Ahora bien, Yoani Sánchez cuenta a las siempre listas agencias y emisoras que tienen la misión de cubrir sus actividades lo ocurrido con ella y otros bloggers que se encaminaban al performance, quizás con el objetivo de provocar, nadie sabe.</p>
<p>Les dejo la grabación, ¡esos medios tan ágiles al servicio de Yoani! Adelanto que cuenta que ella tiene celular, computadora y seguirá haciendo Twitter, cosa que no acabo de comprender, cuando ella misma dice que no tiene libertad para trabajar en Cuba.</p>
<p>Y yo esperaré ahora la otra versión de lo ocurrido. Como dice el dicho, siempre hay un ojo que te ve.</p></blockquote>
<div class="translation">Bene, Claudia Cadelo ha caricato questo video sul proprio blog. Non capisco come facciano i suoi video a essere su YouTube così velocemente, ma è così. Lei stessa ha detto su Twitter che non era riuscita a raggiungere la manifestazione e che era stata sequestrata.</div>
<p>Come poteva essere su Twitter mentre la catturavano? Come ha fatto a caricare il video dalla macchina della polizia?</p>
<p>Yoani Sánchez entra in azione. Vediamo, Yoani Sánchez racconta alle agenzie e alle emittenti, la cui missione è riportare ogni cosa le accade, quanto è successo a lei e agli altri blogger che stavano andando alla manifestazione. Forse con l&#39;intenzione di provocare. Nessuno può saperlo.</p>
<p>Ecco la registrazione. Queste testate sono così solerti nel servire Yoani! Lei ha un telefono cellulare, un computer e continua a usare Twitter, non capisco come possa dire di non essere libera di lavorare a Cuba.</p>
<p>Sono in attesa della prossima versione dell&#39;accaduto. Come dice il proverbio: c&#39;è sempre un occhio che ti osserva.</p>
<p>Gli utenti dei social network connituano a seguire da vicino gli sviluppi. Anche mentre <a title="Post orginale su Twitter" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo" target="_blank">Claudia inviava dei <em>tweet </em>sull&#39;accaduto</a> [sp], sembra proprio quando stava succedendo - “<span class="status-body"><span class="entry-content">Estoy detenida</span><span class="meta entry-meta"><a class="entry-date" rel="bookmark" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo/status/5490743504"><span class="published timestamp"> </span></a> <span><a rel="nofollow" href="http://help.twitter.com/index.php?pg=kb.page&amp;id=75"></a></span></span></span>” è stato il suo primo <em>tweet</em> delle 14.25 - chi la seguiva su Twitter<a href="http://twitter.com/" target="_blank"></a> le ha dimostrato sostegno: un utente l&#39;ha definita “<span class="status-body"><span id="msgtxt5501566171" class="msgtxt es">muy valiente” (”molto coraggiosa”). </span></span></p>
<div><small></small></div>
<p><small></p>
<div class="contributors"><em>L&#39;immagine usata nell&#39;occhiello del post, <a title="Foto su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/2901480891/">&#8220;The Freedom of Speech&#8221;</a>, è di Caveman 92223, ripresa con licenza <a title="testo inglese della licenza crfeative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/deed.en">Creative Commons</a> [in]. Visita il <a title="Phootostream su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/">photostream su Flickr di Caveman 92223</a>.</em></div>
<p> </p>
<p></small></p>
<div class="contributors"><a title="Profilo su GV" href="http://globalvoicesonline.org/author/georgia-popplewell/">Georgia Popplewell</a> [in] e <a href="http://globalvoicesonline.org/author/firuzeh-shokooh-valle/">Firuzeh Shokooh Valle</a> [in] hanno contribuito alla stesura del post inglese originale.</div>
<p><a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/">Bernardo Parrella</a> [it] e <a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/">Davide Galati</a> [it] hanno contribuito alla traduzione italiana.</p>
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		<title>Cuba: arrestati e picchiati diversi blogger, tra cui la nota Yoaní Sánchez,</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 14:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo originale diGeorgia Popplewell  &#183; tradotto da Bernardo Parrella &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Nella serata di venerdì 6 novembre, il blog di Babalú [in] ha rilanciato il post originale in cui Penultimos Dias segnalava [sp] come alcuni noti blogger cubani, tra cui Yoaní Sánchez e Claudia Cadelo [in] (collaboratrice di Global Voices), fossero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/georgia-popplewell/">Georgia Popplewell</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/'>Bernardo Parrella</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/yoani-sanchez-other-cuban-bloggers-detained-beaten/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nella serata di venerdì 6 novembre, il <a title="Post originale in inglese"  href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/">blog di Babalú</a> [in] ha rilanciato il post originale in cui <a title="Post originale in spagnolo"  href="http://www.penultimosdias.com/2009/11/06/la-seguridad-de-estado-detiene-a-yoani-sanchez-y-otros-blogueros-cuando-iban-a-participar-en-una-manifestacion-performance-en-la-calle-23/">Penultimos Dias segnalava</a> [sp] come alcuni noti blogger cubani, tra cui Yoaní Sánchez e <a title="Profilo in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/author/claudia-cadelo/">Claudia Cadelo</a> [in] (collaboratrice di Global Voices), fossero stati arrestati dalle forze di sicurezza. Un successivo aggiornamento di Penultimos Días spiegava che Sanchez e Orlando Luis Pardo avevano subito “abuse verbali e pesanti percosse&#8221;. Claudia Cadelo ha aggiornato <a title="Messaggi di Claudia Cadelo su Twitter in spagnolo" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo">via Twitter</a> [in] sugli ulteriori sviluppi durante la serata e la nottata, annunciando infine di essere &#8220;a casa di Yoaní che ha un occhio nero&#8221;. E in una successiva intervista telefonica è la stessa Yoaní Sánchez a <a title="Audio su YouTube in spagnolo" href="http://www.youtube.com/watch?v=gKx0KJhiNL4">spiegare la situazione</a> [sp], oltre a scriverne poi sul <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=2468">proprio blog</a> [sp]. Anche <a title="Intevista di Radio Martí in spagnolo" href="http://www.martinoticias.com/FullStory.aspx?ID=9F85737A-1355-4620-9DAA0BD6ABE9F6EE">Radio Martí</a> [sp] ha intervistato Claudia e Yoani, mentre la notizia viene man mano ripresa dalle <a title="Lancio della Reuters in inglese" href="http://www.reuters.com/article/mediaNews/idUSN0620636520091107">agenzie internazionali</a> [in] e da una varietà di blog tra cui <a title="Post originale in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/11/cuban-bloggers-arrested.html">Uncommon Sense</a> [in] e <a title="Post originale in inglese" href="http://repeatingislands.com/2009/11/07/yoani-sanchez-detained-briefly/">Repeating islands</a> [in].</p>
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		<title>Iran: video delle nuove proteste del Movimento Verde</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/9713/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 05:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 4 novembre le nuove proteste di massa del Movimento Verde hanno suscitato le violente reazioni delle forze di sicurezza - prontamente filmate e rilanciate, come previsto, tramite i citizen media online.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/hamid-tehrani/">Hamid Tehrani</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/05/iran-green-movement-defies-regime-again/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-104932" title="13aban" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/13aban.jpg" alt="13aban" width="200" height="269" />In Iran il Movimento Verde di opposizione <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.guardian.co.uk/world/blog/2009/nov/04/iran-student-day-protests">ha organizzato</a> [in] nuove proteste di massa per le strade il 4 novembre (il 13mo del mese di Aban), approfittando dei raduni ufficiali tenutisi lo stesso giorno per segnare il trentesimo anniversario dell&#39;occupazione dell&#39;ambasciata americana a Teheran. Le proteste dell&#39;opposizione sono state accolte da una violenta reazione da parte delle forze di sicurezza.</p>
<p>Come previsto,  i citizen media iraniani hanno video-registrato la “storia” sui telefoni cellulari.</p>
<p>I dimostranti a Tehran hanno calpestato un ritratto del capo supremo del Paese, l&#39;Ayatollah Ali Khamenei, un gesto che sarebbe stato inimmaginabile appena qualche mese fa.</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ROBiaGs7OYo&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/ROBiaGs7OYo&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Un messaggio per Obama: O con noi o con loro.</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/x-yLLZ3JGfM&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/x-yLLZ3JGfM&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Mehdi Karoubi, un leader dell&#39;opposizione, tra la gente:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UuGNPxkIXU4&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UuGNPxkIXU4&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Le forze di sicurezza attaccano i dimostranti:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AIiAopKXE7w&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/AIiAopKXE7w&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
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		<title>Al via Threatened Voices per tutelare attivismo e libertà di parola online</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/al-via-threatened-voices-a-difesa-di-blogger-e-giornalisti-online-minacciati/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Libertà d'espressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Global Voices lancia un nuovo progetto per seguire e informare al meglio sulla repressione della libertà d'espressione su Internet. Oltre a una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo, la piattaforma (aperta a tutti) centralizza le informazioni sui casi specifici provenienti dalle organizzazioni e dagli attivisti più impegnati ma anche da chiunque abbia notizie utili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/sami-ben-gharbia/">Sami Ben Gharbia</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/03/introducing-threatened-voices/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><a href="http://threatened.globalvoicesonline.org/"><img title="Logo di threatened voices" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/threatened-logo-1.gif" alt="logo di threatened voices" width="352" height="77" /></a></center></p>
<p>Mai come oggi così tante persone sono state o vengono minacciate o incarcerate per ciò che hanno scritto online.</p>
<p>Insieme all’uso sempre più intenso di Internet da parte di attivisti o di semplici cittadini per esprimere le proprie opinioni o interagire con gli altri, anche i governi stanno aumentando i livelli della sorveglianza, del filtraggio, delle azioni legali e di disturbo. Molte volte le conseguenze peggiori sono state l’arresto politicamente motivato di blogger e scrittori online per le proprie attività in rete e/o offline, in alcuni tragici casi arrivando anche alla morte. Giornalisti online e blogger rappresentano il <a title="Articolo originale in inglese" href="http://cpj.org/imprisoned/cpjs-2008-census-online-journalists-now-jailed-mor.php">45% di tutti gli operatori dei media</a> [in] oggi detenuti nelle carceri del mondo.</p>
<p>Ecco dunque che <a title="Pagina originale in inglese" href="http://advocacy.globalvoicesonline.org">Global Voices Advocacy</a> [in] lancia un nuovo sito-progetto chiamato <a title="Pagina originale in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org">Threatened Voices</a> [in] con l’obiettivo di contribuire a seguire i casi di repressione della libertà d&#39;espressione online. Il sito presenta una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo che aiutano a visualizzare gli episodi di minacce e arresti di blogger in tutto il mondo, e rappresenta una piattaforma centralizzata per la raccolta di informazioni diffuse da organizzazioni e attivisti maggiormente impegnati su questo tema, tra cui <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.committeetoprotectbloggers.org">Committee to Protect Bloggers</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.anhri.net/en/">The Arabic Network for Human Rights Information</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://rsf.org">Reporters without Borders</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://hrw.org">Human Rights Watch</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://cyberlaw.org.uk/">CyberLaw Blog</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.amnesty.org/">Amnesty International</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.cpj.org/">Committee to Protect Journalists</a>, <a title="Pagina originale in inglese" href="http://advocacy.globalvoicesonline.org">Global Voices Advocacy</a> [tutti siti in inglese].</p>
<p><center><a href="http://threatened.globalvoicesonline.org/"><img class="alignnone size-full wp-image-104336" title="Schermata di Threatened Voices" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/threatened_voices1.jpg" alt="Schermata di Threatened Voices" width="450" height="352" /></a></center></p>
<p><strong>Quali sono e dove vivono i blogger minacciati e silenziati?</strong></p>
<p>Per diverse ragioni è difficile trovare informazioni accurate su blogger o giornalisti online arrestati, filtrati o minacciati, .</p>
<p>Primo, la segretezza intorno alla censura e alla repressione su Internet rende particolarmente difficile essere accurati. Non passa settimana senza resoconti di arresti di sempre nuovi giornalisti o attivisti online in Paesi quali l’Egitto o l’Iran, ma i dettagli e le motivazioni degli arresti sono spesso avvolti nel mistero.</p>
<p>Secondo, esiste ancora una certa confusione sulla definizione di “blogger”. Giornalisti professionisti vanno migrando sempre più spesso nei media online e sui blog alla ricerca di maggiore libertà, rimescolando i tradizionali ambiti operativi. E molti cosiddetti cyber-dissidenti in Cina, Tunisia, Vietnam o Iran non hanno dei blog personali. Altre volte, i blogger vengono arrestati per attività svolte offline anziché per quanto hanno pubblicato in rete.</p>
<p>Alcune volte questa confusione ha messo in difficoltà i difensori della libertà d&#39;espressione nel riuscire a definire strategie e alleanze positive per aiutare i blogger e gli attivisti online, ma è sempre più importante continuare a insistere.</p>
<p><strong>L&#39;importanza del lavoro di gruppo</strong></p>
<p>All&#39;interno del progetto <a title="Sito originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org">Global Voices</a> prosegue l&#39;impegno della comunità di autori, editor e traduttori per tenerci informati sulle violazioni della libertà d&#39;espressione e dei diritti umani. Con <a title="Pagina originale in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/">Threatened Voices</a> ci poniamo l’obiettivo di <a title="Pagina originale in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/submit">espandere il processo di raccolta di tali notizie</a> [in], fino a raggiungere anche il singolo individuo che possa disporre d&#39;informazioni utili.</p>
<p>Facciamo perciò appello a tutti coloro i cui amici, parenti, colleghi o compatrioti siano stati minacciati, di aiutarci a <a title="Pagina originale in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/submit">creare</a> [in] e aggiornare i profili delle persone scomparse, censurate o arrestate, in modo da poter aggiungere ulteriori fonti, verificarle e integrarle nelle campagne online per la loro liberazione.</p>
<p>Attraverso tutto questo, speriamo di ottenere maggiori informazioni su quando, dove e fino a che punto i blogger abbiano subito violazioni dei propri diritti nei diversi Paesi, in modo da poter condividere queste notizie con giornalisti, ricercatori e attivisti, e lavorare per la creazione di una Rete dove tutti possano esercitare il proprio diritto alla libertà di parola, e dove i blogger in prigione non vengano dimenticati.</p>
<p><strong>Aiutateci a diffondere il messaggio. Scrivetene su Twitter, sui blog e aggiornate Facebook, diffondendo il lancio del progetto <a title="Pagina originale in inglese" href="http://threatened.globalvoicesonline.org/">Threatened Voices</a>!</strong></p>
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