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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Etnie</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Mondo arabo: prime reazioni online al divieto dei minareti in Svizzera</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/mondo-arabo-prime-reazioni-online-al-divieto-dei-minareti-in-svizzera/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 04:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vittoria del recente referendum contro l'erezione di nuovi minareti ha scatenato una varietà di reazioni in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che il divieto non impedisca di professare la propria fede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/01/arab-world-reactions-to-the-swiss-ban-on-minarets/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lo scorso 29 novembre, il 57.5% degli elettori svizzeri <a title="Articolo in inglese" href="http://english.aljazeera.net/news/europe/2009/11/2009112915164769444.html">ha approvato il divieto</a> [in] di costruire nuovi minareti sulle moschee, aprendo la strada alla modifica costituzionale. Il referendum riguarda solo la costruzione di nuovi minareti &#8211;non delle moschee&#8211; e non include i quattro minareti già esistenti.</p>
<p>Il provvedimento ha scatenato reazioni contrastanti in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che questo divieto non impedisca di professare la propria fede.</p>
<p><em>Pierre Tristram</em>, un blogger libanese-americano che scrive su About.com, <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/11/29/islamophobe-swiss-ban-minarets.htm">apre il suo post</a> [in] critico nei confronti della decisione svizzera con il seguente paragrafo:</p>
<blockquote><p>Com&#39;è possibile che 59 milioni di persone siano così stupide, così <a title="Articolo in inglese" href="http://www.mindfully.org/Reform/2004/US-Election-IQ2004.jpg">titolava</a> [in] il quotidiano inglese Daily Mail all&#39;indomani della ri-elezione di George W. Bush nel 2004. Potrebbero inventarsene un&#39;altra simile da aggiungere alla galleria degli orrori: com&#39;è possibile che 3 milioni di svizzeri siano così bigotti?</p>
</blockquote>
<p>Tristram chiude il post con un commento sarcastico:  &#8220;La differenza tra lo svizzero medio e l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/me071030.htm">iraniano</a> [in] <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/ahmadinejad-profile.htm">Mahmoud Ahmadinejad</a> [in], l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/04/21/ahmadinejads-anti-israel-show-at-un-racism-conference.htm">uomo simbolo del razzismo</a> [in], sta diventando sempre più impercettibile.&#8221;</p>
<p>Nel suo post, il blogger egiziano <em>Hicham Maged</em> cerca risposte a certe domande e <a title="Post in inglese" href="http://blog.hichamaged.net/flying-with-black-wings/">conclude</a> [in] in questo modo:</p>
<blockquote><p>In breve, mi auguro che gli svizzeri riconsiderino quanto è successo; non si tratta di capire se la legge protegga i diritti dei cittadini o meno, cosa che comunque sarà importante dibattere ed eventualmente correggere nelle opportune sedi giudiziarie del Paese, ma di considerarlo un errore fatale, l&#39;ultimo campanello d&#39;allarme prima di affondare in una palude di ignoranza piena di paura, rabbia e stupidità ~ Dovunque!</p>
</blockquote>
<p>Un altro blogger egiziano, autore di <em>Not Green Data</em>, ribadisce il concetto secondo cui &#8220;una moschea è una moschea,&#8221; ma <a title="Post in inglese" href="http://notgr33ndata.blogspot.com/2009/11/swiss-identity.html">si lamenta</a> [in] poiché il divieto svizzero altera l&#39;estetica dell&#39;edificio:</p>
<blockquote><p>Possiamo immaginare un pezzo di formaggio svizzero senz&#39;occhi - i suoi buchi? Oppure un coltellino svizzero senza bussola o cacciavite? È esattamente quello che gli svizzeri fanno alle moschee. Una moschea resta una moschea anche senza minareto, e svolgerà sempre la propria funzione. Semplicemente perderà in bellezza e identità architettonica.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger inglese <em>Matthew Teller</em>, scrittore-viaggiatore in Medio Oriente, si concentra sulla retorica di vari poster</p>
<div id="attachment_109213" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img class="size-full wp-image-109213" title="image5797878-300x199" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/12/image5797878-300x199.jpg" alt="Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti" width="254" height="168" />
<p class="wp-caption-text">Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti</p>
</div>
<p>degli attivisti svizzeri e analizza quelli di entrambi i contendenti. Quella che segue è la sua <a title="Post in inglese" href="http://quitealone.com/2009/11/30/swiss-rolled/">descrizione</a> [in] del poster qui a sinistra:</p>
<blockquote><p>Il ripugnante partito <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Democratica_di_Centro_%28Svizzera%29" target="_blank">SVP</a> [it] ha fatto ampiamente ricorso a quello che il Financial Times ha definito “<a title="Articolo in inglese" href="http://www.swissinfo.ch/eng/front/The_minaret_ban_hits_the_headlines.html?siteSect=105&amp;sid=11558450&amp;cKey=1259570958000&amp;ty=st" target="_blank">populismo stridente</a> [in]” per additare &#39;stranieri&#39; di ogni tipo come criminali, assistenzialisti o peggio, promuovendone la campagna con questo slogan: &#8220;Stop! Si al divieto dei minareti&#8221;. Osserviamo la grafica: minareti come missili, donne minacciose, il burqa come occultamento, nero, minaccioso, sulla bandiera svizzera si proietta un&#39;ombra da oriente, la croce viene cancellata.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> ritiene che questa vicenda sia frutto di una lotta di potere e <a title="Post in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/11/30/on-the-minaret-ban/">commenta</a> [in] così:</p>
<blockquote><p>Per chi gli si oppone, il minareto rappresenta &#8220;l&#39;arrivo&#8221; dell&#39;Islam nelle Alpi. È lì e significa che la presenza musulmana è al di sopra di altri popoli e religioni. Vietandolo si nega l&#39;esistenza e il potere dell&#39;Islam.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>L&#39;estetica dell&#39;identità, e quindi del potere, sono gli elementi centrali di questa vicenda. In questo modo un popolo dubbioso della propria identità cerca di affermarla e definirla rifiutando quella del nuovo arrivato.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger siriano <em>Maysaloon</em> riflette in modo originale sul tema più ampio in cui questa storia s&#39;inscrive. Tralasciando bigottismo, paura e integrità architettonica, il blogger <a titlte="Post in inglese" href="http://maysaloon.blogspot.com/2009/11/swiss-have-voted-against-building.html">si concentra</a> [in] sul seguente argomento:</p>
<blockquote><p>L&#39;elemento fondamentale di questa vicenda non è né il valore architettonico o religioso dei minareti, né gli svizzeri bigotti. Quello che conta veramente è che per la prima volta dopo 400 anni, dall&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vienna" target="_blank">assedio ottomano di Vienna</a> [it] , i musulmani hanno un impatto concreto sulla vita dell&#39;Europa.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger elenca i modi in cui l&#39;Islam ha influenzato l&#39;&#8220;occidente&#8221; e viceversa, per poi concludere come segue:</p>
<blockquote><p>In breve, i bigotti non mi preoccupano affatto. Possiamo vietare minareti e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shari'a" target="_blank">shari&#39;a</a> [it], strappare via veli e disegnare vignette, ma questo non cambierà il fatto che l&#39;Islam adesso è in Europa e in America, e va diffondendosi in tutto il mondo.</p>
</blockquote>
<p>Per concludere, il commento di <em>weddady</em> su Twitter riassume bene il sentimento di molti. L&#39;utente <a title="Tweet in inglese" href="http://twitter.com/weddady/status/6226387648">sostiene</a> [in], &#8221; Nessuno adesso potrà negare che l&#39;Europa abbia un problema con i musulmani, né nessuno potrà negare la loro presenza sul territorio.&#8221;</p>
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		<title>Yemen: guerra civile o conflitto per procura?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/yemen-guerra-civile-o-conflitto-per-procura/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/yemen-guerra-civile-o-conflitto-per-procura/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 05:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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		<description><![CDATA[Pur se non molti blogger sembrano occuparsi del conflitto in corso, alcuni stralci da vari post fanno risaltare una questione centrale di ampie conseguenze: si tratta di una guerra civile o di un conflitto più largo, una guerra per procura tra l'Arabia Saudita sunnita e l'Iran sciita?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/tarek-amr/">Tarek Amr</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/23/yemen-a-civil-or-proxy-war/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La <a title="Articolo originale in italiano" href="http://www.medarabnews.com/2009/11/18/la-crisi-yemenita-e-il-nuovo-scontro-settario-irano-saudita/">guerra in corso</a> [it] nello Yemen merita senz’altro l&#39;interesse di <em>Global Voices Online</em>, ma mi ha veramente colpito notare come non siano molti i blogger interessati al conflitto. Ecco quindi una serie di stralci tratti da post di blogger residenti in diversi Paesi dell&#39;area.</p>
<p>Il giornalista yemenita <em>Nasser Arrabye</em> tiene un diario su <em>Blogspot</em> per aggiornare sulla situazione. Lo scorso agosto <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/08/yemen-threatens-to-strike-al-houthi.html">descriveva</a> [in] le operazioni militari che opponevano il governo dello Yemen ai ribelli Houthi (movimento sciita <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zaydismo">zaydista</a> [it], così chiamato dal nome del fondatore Hussein al-Houthi):</p>
<blockquote><p>Il governo yemenita ha dichiarato giovedì scorso che avrebbe intrapreso azioni militari per liberare scuole ed edifici governativi usati come caserme dai ribelli Houthi a <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sa%27dah_insurgency">Sadaa</a> [in], nel nord del Paese.</p></blockquote>
<p>Il giornalista prosegue così:</p>
<blockquote><p>La dichiarazione è arrivata successivamente a notizie di intensi combattimenti avutisi questa settimana tra i ribelli e le truppe governative: negli scontri sono stati uccisi o feriti decine di soldati su entrambi i fronti.</p>
<p>“Da quando il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha ordinato l’interruzione delle operazioni militari, sabotatori e terroristi hanno continuato gli attacchi contro i cittadini e le forze di sicurezza, commettendo crimini odiosi indiscriminatamente, anche contro anziani, bambini e donne, oltre a rapimenti, case e strade distrutte&#8221;, prosegue la dichiarazione.</p></blockquote>
<p>Ma sembra che i ribelli Houthi abbiano un diverso punto di vista:</p>
<blockquote><p>I ribelli di al-Houthi hanno tuttavia affermato di essersi limitati a difendersi e di non volere un’altra guerra.</p></blockquote>
<p>Qualche mese dopo nessuno è stato più grado di fermare la guerra in corso. Ma a quel punto veniva sollevata anche una nuova domanda: nello Yemen sta prendendo piede una guerra civile o ci sono altre forze coinvolte in questo conflitto?</p>
<p>I ribelli Houthi hanno affermato che i sauditi stanno partecipando al conflitto, e che le loro truppe sono lì per sostenere il governo yemenita. Il governo, d’altro canto, l’ha negato. Nasser Arrabyee ha <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/saudi-intervention-in-war-against.html">scritto</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Un ufficiale yemenita ha negato lunedì scorso le affermazioni dei ribelli sul fatto che l’esercito abbia utilizzato una base saudita per attaccarli.</p>
<p>Le autorità saudite hanno “permesso all’esercito dello Yemen di utilizzare una loro base a Jabal al-Dukhan dalla quale hanno sferrato degli attacchi”, si legge in una dichiarazione di al-Houthi inviata via email.</p>
<p>L’ufficiale, che ha voluto restare anonimo, ha detto che al-Houthi cerca solo di nascondere i propri insuccessi chiamando in causa interferenze saudite. “Jabal al-Dukhan è in terra yemenita, non saudita”, ha aggiunto. Questa non è la prima volta che i ribelli di Al-Houthi accusano l’Arabia Saudita di intromettersi nel conflitto.</p></blockquote>
<p>Ma qualche giorno dopo Nasser Arrabyee <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/continuous-confrontations-between-al.html">ha scritto un altro post</a> [in] sul suo blog:</p>
<blockquote><p>Almeno 5 soldati sauditi e 15 ribelli Houthi sono stati uccisi nel corso di intensi combattimenti tra i ribelli e le forze saudite ad Al-Khuba e Jabal al-Dukhan, nell’area di Jaizan nel sud del Regno [saudita], hanno dichiarato fonti locali giovedì.</p>
<p>Il leader dei ribelli, Abdul Malik al-Houthi, ha dichiarato giovedì che l’esercito saudita sta bombardando le postazioni dei suoi combattenti sulla frontiera presso Al-Malahaid, a ovest di Saada, “con ogni genere di armi”.</p></blockquote>
<p>Così le dichiarazioni dei ribelli sul coinvolgimento saudita sono risultate vere, e ciò ha spinto il blogger Gregory [Johnsen] <a title="Post originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/big-question-for-saudi-arabia.html">a porre le seguenti domande</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ho l’impressione che l’idea di gettarsi in quel pantano che è la ribellione nel Nord non sia stata una decisione ben ponderata in Arabia Saudita, portando così a un’altra domanda che mi sto ponendo da un pezzo: chi è a gestire le opzioni yemenite in Arabia Saudita? Certamente non il Sultano. E anche se [il Ministro degli interni] Muhammad bin Nayef ha l’incarico di contrastare il terrorismo di Al-Qaida, l’Arabia Saudita non è gli USA e non è concentrata solo su Al-Qaida. La sua relazione con lo Yemen è complessa.</p>
<p>La mia idea è che non vi sia un preciso responsabile, ma che diversi soggetti gestiscano a turno la questione senza buone idee sugli obiettivi da perseguire, a parte rimbalzare di crisi in crisi cercando di impedire che i pazzi yemeniti e i loro problemi superino i confini.</p></blockquote>
<p>Sapphire ha lasciato un commento sul post di Gregory, <a title="Commento originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/big-question-for-saudi-arabia.html?showComment=1257592431993#c6430825506711060284">cercando di interpretare i motivi per cui l’Arabia Saudita abbia deciso in entrare in guerra</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ora, perché i sauditi hanno deciso l&#39;intervento militare in Yemen? Si dice che dopo aver dovuto concedere l’area dell’Iraq sul confine settentrionale agli sciiti iracheni, i sauditi non possano concedere e non tollerino un altro stato sciita al confine meridionale, ipotizzando che i ribelli Houthi possano riuscire a sconfiggere il governo centrale e conquistare l’indipendenza.</p></blockquote>
<p>La blogger egiziana Zeinobia <a title="Post originale in inglese" href="http://egyptianchronicles.blogspot.com/2009/11/this-is-not-regular-war-this-is.html">è preoccupata per l’intervento saudita</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ufficialmente l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra ai ribelli Houthi; non è mia intenzione discutere se ciò sia giusto o meno, oppure se sia un conflitto all&#39;interno di un più ampio confronto regionale, ma voglio chiarire il fatto che probabilmente l’Arabia Saudita non riuscirà a vincere questa guerra in nessun modo nonostante tutta la tecnologia multimilionaria di cui dispone, semplicemente perché questa è una guerriglia tra le montagne!</p></blockquote>
<p>E prosegue così:</p>
<blockquote><p>Non so perché i sauditi abbiano scelto di impantanarsi come abbiamo fatto noi negli anni ’60, è una situazione chiaramente ironica, perché all’epoca sostenevano gli yemeniti contro di noi!!! Ho letto anzi notizie che riportano voci sull’uso di fosforo bianco contro i civili da parte dei sauditi!! È forse un <em>déjà vu</em>??!!??</p></blockquote>
<p>Ma sono solo i sauditi sono ad essere coinvolti in questa guerra? Una nave iraniana è stata bloccata al largo delle coste yemenite. Ciò ha fatto <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/al-houthi-linked-iranian-sailors.html">scrivere a Nasser Arrabyee quanto segue</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Una nave iraniana carica di armi forse indirizzate ai ribelli di al-Houthi è stata intercettata il 26 ottobre 2009, sulle coste al largo di Midi, nel nord-ovest dello Yemen. L’equipaggio di 6 membri, 5 iraniani e un indiano, sono ora trattenuti per indagini nella capitale yemenita Sana’a. L’ambasciata iraniana a Sana’a ha negato che la nave stesse trasportando armi.</p></blockquote>
<p>Di conseguenza Gregory ha scritto che <a title="Post originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/why-why.html">nello Yemen è forse in corso un conflitto per procura</a> [in]:</p>
<blockquote><p>“Abbiamo quindi una guerra per procura tra l’Arabia Saudita e l’Iran,” ha affermato Simon Henderson (riferendosi a una dichiarazione di quest&#39;ultimo, direttore del <em>Gulf and Energy Policy</em> al <em>Washington Institute for Near East Policy</em>).</p></blockquote>
<p>Il coinvolgimento di Arabia Saudita, Iran, sunniti e sciiti, risveglia le riflessioni di Abul Maali Fayek, perché sembra che <a title="Post originale in arabo" href="http://lokmetaesh.blogspot.com/2009/11/blog-post_1876.html">stia succedendo ciò che temeva</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">وقع ما كنا نحذر منه من إشعال الفتنة الطائفية بين السنة والشيعة،وعلى شيوخ الفضائيات أن يسنوا رماحهم ويجلسوا ليتفرجوا على معارك المسلمين بعضهم البعض،ولعل الشيخ عرعور وقناته الطائفية “قناة صفا” لعلهم يكونو قد استراحوا قليلا بعد أن شاهدوا الحرب الدائرة بين دولة عربية مسلمةوكبيرة فى الحجم والمقام هى المملكة العربية السعودية وبين مسلمين آخرين فى اليمن الشقيق هم جماعة “الحوثيين الشيعة” واستمرار تلك المعارك ليس فى صالح أحد</div>
<div class="translation">Ciò su cui vi stavo mettendo in guardia sta avvenendo, un conflitto settario tra sunniti e sciiti. E ora è il turno del clero che tramite le TV satellitari versa benzina sul fuoco del conflitto e tiene sotto controllo i combattimenti tra musulmani. E allora può essere, può essere che lo Sceicco Aarour e il suo canale satellitare “Safa” [filo-sunnita] siano felici di assistere alla guerra tra una grande e rispettabile nazione musulmana come l’Arabia Saudita e i fratelli nello Yemen, che sono sciiti Houthi. La continuazione di questo conflitto non fa bene a nessuno.</div>
<p>E in conclusione, Zeinobia <a title="Post originale in inglese" href="http://egyptianchronicles.blogspot.com/2009/11/this-is-not-regular-war-this-is.html">si chiede</a> [in] se la Lega degli Stati Arabi esista ancora e perché non assuma nessuna iniziativa per fermare questa guerra:</p>
<blockquote><p>Non so se faccia più ridere o piangere: il sangue arabo e musulmano non andrebbe versato in questo modo per mano di altri con sangue arabo o musulmano!! Alla fin fine siamo tutti fratelli.</p>
<p>Non capisco dove sia la Lega Araba quando serve, Amr Moussa pare essere fuori città, beh, secondo me sta perdendo punti come possibile candidato presidenziale [alle elezioni egiziane del 2011]!!</p></blockquote>
<div class="notes">Per ulteriori informazioni, si veda un altro recente post su Global Voices Online, <a title="Post su GVO in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/saudi-arabia-well-defend-ourselves-for-the-right-reason/">Saudi Arabia: We&#39;ll Defend Ourselves - For The Right Reason</a> [in].</div>
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		<title>Colombia: tutelare la cultura afro-colombiana a San Basilio di Palenque</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/colombia-tutelare-la-cultura-afro-colombiana-a-san-basilio-di-palenque/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 04:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I discendenti degli schiavi africani fuggiti durante la colonizzazione spagnola vanno impegnandosi per preservare le proprie tradizioni culturali così come il Palenquero, ingua spagnola di origine creola parlata secondo le stime da 2.500 persone. Oggi il villaggio fa rivivere l'anima del continente africano in un angolo della Colombia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/catalina-restrepo/">Catalina Restrepo</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/09/colombia-preserving-afro-colombian-culture-in-san-basilio-de-palenque/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il piccolo villaggio di <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/San_Basilio_de_Palenque">San Basilio di Palenque</a> [in] si trova nel nord della Colombia ed è stato fondato da una delle prime comunità di schiavi africani fuggiti durante la colonizzazione spagnola. Oggi i discendenti di quegli schiavi africani si stanno impegnando per preservare le proprie tradizioni culturali così come <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Palenquero">il Palenquero</a> [in], una lingua spagnola di origine creola parlata secondo le stime da 2.500 persone. Grazie alle storie sulla schiavitù tramandate di generazione in generazione e alle tradizioni musicali mantenute vive nel tempo, questo villaggio fa rivivere l&#39;anima del continente africano in un angolo della Colombia.</p>
<p>
<div id="attachment_105532" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/mompi26/4010843948/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/palenque.jpg" alt="Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons" title="Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons" class="size-full wp-image-105532" width="400" height="267"></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>Il blog <em>Azadón de Palo</em> ha intervistato M. Elena Salgado, una ragazza residente nel villaggio che risponde alla domanda, “<a title="Vai al post originale in spagnolo"href="http://azadondepalo.wordpress.com/2009/07/02/piel-prieta-con-sabor-a-papaya-y-a-patrimonio/">Come si vive a San Basilio di Palenque?</a>&#8221; [sp].</p>
<blockquote><p>Es un lugar pequeño, donde todos nos conocemos. Somos generaciones de todas las familias, desde las primeras que se refugiaron en los Montes de María (así se llama la zona que rodea a San Basilio). Nuestras casas son humildes, hechas con material que nos da la naturaleza; tierra, bahareque, tapia y cemento a la vista. Nuestros techos son de palma y lata, que ayuda a refrescar y soportar el calor.</p>
</blockquote>
<div class="translation">È un posto piccolo dove tutti si conoscono. Le nostre generazioni discendono dalle prime famiglie che si rifugiarono nei Monti di Maria (si chiama così la zona montuosa attorno a San Basilio). Viviamo in case umili, fatte con materiali che si trovano in natura: terra, mattoni e cemento a vista. I tetti sono di foglie di palma e lamiera che aiuta a mantenere la casa fresca e a sopportare il calore.</div>
<p>
<div id="attachment_105534" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/troskiller/3822956595/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/singer.jpg" alt="Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons" title="Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons" class="size-full wp-image-105534" width="300" height="444"></a>
<p class="wp-caption-text">Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons. </p>
</div>
<p>Nelle case riecheggiano le melodie afrocolombiane, ed è proprio partendo dalla tradizione che molti settori della società rivendicamo il proprio diritto. L&#39;essenza di questo concetto si rafforza come sottolinea il blog <em>Colombian Passport </em> dove viene pubblicato questo paragrafo sulla <a title="Vai al post originale in spagnolo"href="http://colombiapassport.com/2007/07/10/colombia-negra-otra-gran-nacion-por-descubrir/comment-page-1/">loro storia</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Lo que bien se sabe acerca de los colombianos negros es que son las personas descendientes de los que fueron traídos como mercancía, forzados por las compañías negreras europeas entre los siglos XV y XVIII a todo el territorio de las Américas.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Dei neri colombiani si sa per certo che sono i discendenti di tutti quegli uomini e donne trasportati come mercanzìa, costretti a lasciare l&#39;Africa per il territorio americano dalle compagnie europee di tratta degli schiavi tra il XV e il XVIII secolo.</div>
<p>Patricia Quintero Barrera <a title="Leggi post originale in spagnolo"href="http://etnicografica.wordpress.com/2009/05/21/hoy-dia-nacional-de-la-afrocolombianidad/">scrive</a> [sp] sul blog <em>Etnicográfica </em>:</p>
<blockquote><p>La Afrocolombianidad o Identidad étnica Afrocolombiana es el conjunto de aportes y contribuciones, materiales y espirituales, desarrollados por los pueblos africanos y la población afrocolombiana en el proceso de construcción y desarrollo de nuestra Nación y las diversas esferas de la sociedad Colombiana. Son el conjunto de realidades, valores y sentimientos que están integrados en la cotidianidad individual y colectiva de todos nosotros y nosotras. La Afrocolombianidad es un patrimonio de cada colombiano(a), indistintamente del color de la piel o el lugar donde haya nacido.</p>
</blockquote>
<div class="translation">L&#39;Afrocolombianità o Identità etnica Afrocolombiana è l&#39;insieme dei contributi e apporti, sia materiali che immateriali, sviluppati dai popoli africani e dalla popolazione afrocolombiana nel corso del processo di costruzione e crescita della nostra nazione e delle diverse sfere della società colombiana. Sono la somma delle diverse realtà, valori e sentimenti integrati nella quotidianità individuale e collettiva di tutti/e noi. L&#39;Afrocolombianità è patrimonio di ogni colombiano/a senza distinzione nel colore della pelle e nel luogo di nascita.</div>
<p>Infine, sul canale Asabbagh di YouTube trovate <a title="Vedi documentario su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=j7pULdFkuB8&amp;feature=geosearch">il trailer del documentario</a> [sp] che mostra com&#39;è San Basilio di Palenque oggi, una comunità non a caso dichiarata  dall&#39;UNESCO &#8216;Capolavoro del Patrimonio orale e intangibile dell&#39;umanità&#39;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Danimarca: immigrati pagati per lasciare il Paese</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/danimarca-immigrati-pagati-per-lasciare-il-paese/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 04:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Diel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Danese]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Etnie]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli immigrati di Paesi "non occidentali" ricevono 100.000 corone se rinunciano volontariamente alla propria residenza legale e tornano a "casa". Solo una delle originali iniziative promosse dal Partito Popolare danese anti-immigrazione per dimostrare la  scarsa accettazione degli stranieri, in particolare quelli di religione musulmana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/solana-larsen/">Solana Larsen</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/laurad/'>Laura Diel</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/11/denmark-immigrants-offered-money-to-leave-the-country/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La Danimarca <a title="Articolo in inglese" href="http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1226698/Denmark-pay-immigrants-12-000-home-wont-assimilate.html?ITO=1490">offre agli immigrati</a> [in] di Paesi &#8220;non occidentali&#8221; 100.000 corone danesi (20.000 dollari statunitensi) se rinunciano volontariamente alla propria residenza legale per fare ritorno a &#8220;casa&#8221;. Questa è solo una delle originali iniziative promosse dal Partito Popolare danese anti-immigrazione per dimostrare la  scarsa accettazione degli stranieri, in particolare quelli di religione musulmana, in questa <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danimarca">piccola nazione europea con 5,5 milioni di abitanti</a> [it].</p>
<p>Secondo il Partito Popolare, membro della coalizione dei due partiti di destra a capo del governo, ricompensando gli immigrati per lasciare la Danimarca <a title="Articolo originale in danese" href="http://www.tv2east.dk/artikler/udlaendinge-faar-100000-kr-tage-hjem">lo Stato potrà risparmiare sul lungo termine per i servizi sociali ed evitare molti “problemi”</a> [da]. “Costa parecchio avere degli immigrati mal integrati nella società danese,” ha affermato il portavoce del partito sui temi finanziari, Kristian Thulesen Dahl. Anche le autorità locali interessate a incoraggiare gli immigrati a lasciare il Paese hanno creato dei fondi per la campagna. Il governo non ha ancora calcolato quante persone potrebbero accettare l’offerta.</p>
<p>Circa <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Denmark#Demographics">il 10% della popolazione</a> [in] è composta di immigrati o discendenti di immigrati compresi quelli provenienti dai Paesi confinanti e da altre parti del mondo. Negli ultimi anni il tema principale in politica e sui media sono stati l&#39;“integrazione” dei musulmani e altri immigrati &#8220;non occidentali&#8221;, e le tensioni sorte da un percepito scontro culturale. I politici danesi hanno creato alcune delle leggi immigratorie più restrittive di tutta l’Europa e continuano per questo a ricevere consensi nei sondaggi.</p>
<p><strong>Quanto per lasciare il Paese?</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-105774" title="pagina di facebook" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/facebook-page-screenshot-300x262.png" alt="facebook page screenshot" width="300" height="262" />Per protestare contro la legge, <a title="Pagina di Facebook" href="http://www.facebook.com/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=191919317436">un gruppo pubblico su Facebook</a> [da] ha organizzato una campagna ironica per raccogliere 100.000 corone e convincere il leader del Partito Popolare danese, Pia Kjærsgård, a lasciare il Paese.</p>
<p>Il gruppo conta oltre 16.000 membri e il motto recita: “100.000 corone, cari amici, e forse lo farà”. I creatori del gruppo promettono di offrire una cifra più alta al Ministro dell&#39;integrazione Birthe Rønn Hornbech,  del Partito Liberale al governo, qualora anche lei fosse disposta a lasciare il Paese.</p>
<p>Il dibattito nel gruppo Facebook si è fatto acceso. Alcuni fanno commenti spiritosi su chi altro andrebbe cacciato dal Paese o cos’altro gli si dovrebbe fare, mentre altri ribattono che si tratta di un’offerta generosa del governo e che andrebbe accolta dagli immigrati che non sono felici in Danimarca e preferirebbero andarsene. Uno degli intervenuti ha espresso disaccordo per la grande pubblicità fatta e ricorda a tutti come una simile politica sia in vigore da diversi anni, sebbene la somma di denaro offerta fosse dieci volte inferiore. </p>
<p><em>Dan Cornali Jørgensen</em> commenta su Facebook [da]:</p>
<blockquote><p>Jeg har måske misforstået konceptet?<br />
Drejer det sig ikke om et lovforslag som giver ikke-integrerbare udlændige mulighed for at sige ja-tak, til en check på 100.000 kr. mod tilsagn om frivilligt at rejse hjem til deres oprindelsesland? Umidelbart virker det storsindet og absolut humanistisk, da vi må formode at 100.000… kr. er en anseelig formue i det pågældende land, og nok til at starte en anstændig tilværelse i det land som de tilsyneladende har så stærk tilknytning til…</p></blockquote>
<div class="translation">Ho forse inteso male il concetto?<br />
Si tratta mica di una legge che darebbe l’opportunità agli stranieri non integrati di dire “sì, grazie” a un assegno di 100.000 corone per ritornarsene volontariamente a casa nel loro paese di origine? Iniziativa magnanima e assolutamente umanitaria poiché va considerato che 100.000 corone sono una fortuna in certi Paesi e una somma sufficiente per rifarsi una vita decente nella nazione alla quale sembrano essere profondamente legati…</div>
</p>
<p><strong>I pensionati devono comunicare viaggi di durata superiore ai 2 mesi</strong></p>
<p>Un’altra iniziativa proposta questo mese dal Partito Popolare danese è una legge che <a title="Articolo in danese" href="http://www.berlingske.dk/politik/meldepligt-til-alle-pensionister">richiede a tutti i pensionati e a coloro che si sono ritirati prematuramente dal lavoro</a> [da] di informare il proprio Comune quando viaggiano fuori dal Paese per oltre due mesi di seguito. Presumibilmente l’obiettivo è quello di impedire alla gente, “ad esempio gli iracheni”, di ricevere la pensione in Danimarca pur avendo contemporaneamente dei salari in un altro Paese. L’esempio più noto è quello della deputata iracheno-danese, Samia Aziz Mohammad, che si è scoperto ricevere sussidi pensionistici nonostante il Parlamento iracheno le pagasse un elevato salario. Nel frattempo la deputata <a title="Articolo in danese" href="http://politiken.dk/indland/article812531.ece">ha restituito il denaro al governo danese</a> [da]. La stampa locale ha poi scoperto come un <a title="Articolo in danese" href="http://politiken.dk/indland/article761845.ece">altro pensionato</a> [da] fosse pagato dal Parlamento curdo.</p>
<p>I membri del Parlamento, sia quelli del Partito Liberale sia del Partito Popolare, hanno sostenuto che le nuove restrizioni ridurranno inoltre le vacanze di finti rifugiati nei Paesi di origine e il rimpatrio di familiari che trascorrono troppo tempo all&#39;estero.</p>
<p>La più importante associazione di pensionati in Danimarca, DaneAge, è <a title="Articolo in danese" href="http://www.kristeligt-dagblad.dk/artikel/345067:Danmark--Pensionister-raser-over-ny-meldepligt"> è andata su tutte le furie</a> [da] perché così tutti i pensionati danesi verrebbero in pratica sospettati di frode. Molti <a title="Articolo in danese" href="http://debat.bt.dk/index.php?id=1&amp;view=single_thread&amp;cat_uid=3&amp;conf_uid=65&amp;thread_uid=23198&amp;page=1">commenti apparsi sui giornali </a> [da] sostengono questo tentativo governativo di ridurre le frodi, mentre altri lo paragonano ai divieti di transito imposti in passato dalla Repubblica Democratica Tedesca.</p>
<p>Un blogger danese, <a title="Post in danese" href="http://sitestory.dk/wordpress/2009/11/08/pensionisters-meldepligt-er-chikane-og-tom-signalpolitik/">Erik Bentzen su <em>Dette og Hint</em></a> [da] scrive:</p>
<blockquote><p>Enhver kan sige sig selv, at meldepligten ikke dæmmer op for noget som helst, da den ikke indebærer nogen form for effektiv kontrol.</p>
<p>Det er ren chikane og tom signalpolitik, som øger kommunernes administrative arbejde til ingen verdens nytte.</p>
<p>Reglen er så amøbeintelligent, at den forhåbentlig giver bagslag, næste gang pensionisterne skal til stemmeurnerne.</p></blockquote>
<div class="translation">Chiunque può rendersi conto di come la nuova legge non fermerà alcuna frode, poiché non implica nessun tipo di controllo concreto. </p>
<p>Si tratta semplicemente di un fastidio e di vuota politica simbolica, che aumenta il lavoro amministrativo dei governi locali senza alcun motivo.</p>
<p>Questa legge rivela l&#39;intelligenza di un&#39;ameba e speriamo di vedere la reazione negativa dei pensionati la prossima volta che voteranno.</p></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Israele-Palestina: strumenti video per aiutare i giovani a comprendere il conflitto</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 04:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due diverse organizzazioni, una in Israele e l'altra nei territori palestinesi occupati, ricorrono a video e altri progetti editoriali collaborativi per aiutare sia la gioventù araba che quella ebrea a capire le ragioni del conflitto e colmare l'incomprensione che li divide. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/06/israeli-and-palestinian-youth-use-video-to-understand-the-conflict/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Due diverse organizzazioni, una in Israele e l&#39;altra nei territori palestinesi occupati, si servono di video per aiutare sia la gioventù araba che quella ebrea a capire le ragioni del conflitto e colmare l&#39;incomprensione tra loro, creando spazi per l&#39;interazione e la comunicazione dove condividere sogni, riflessioni e preoccupazioni rispetto alla complessa situazione in cui vivono.</p>
<p>Una delle iniziative è l&#39;associazione <a title="Post originale in inglese" href="http://en.reutsadaka.org">Sadaka Reut</a> [in], e questo è quanto si legge nel <a title="Post originale in inglese" href="http:///">loro programma</a> [in]:</p>
<div class="translation">Con la maggior parte dei giovani palestinesi ed ebrei, separati fisicamente gli uni dagli altri (in comunità e scuole diverse), e che ha come risultato paure, razzimo e pregiudizi, cerchiamo di costruire modelli alternativi per l&#39;interazione tra i due gruppi. Il programma &#8220;Costruiamo una cultura di pace&#8221; mira a creare uno spazio in cui sia i giovani palestinesi che ebrei possano sentirsi uguali, rispettati e riconosciuti come individui e per la loro nazionalità.</div>
<p>I partecipanti hanno anche preso parte al progetto &#8220;Video da un minuto&#8221;, dove imparano a fare attivismo tramite i video durante il corso di una settimana. Ecco di seguito alcuni risultati, mentre altri video sono disponibili sul relativo <a title="Sito originale in inglese" href="http://en.reutsadaka.org/?p=846">sito</a> [in]:</p>
<p><a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=XkxUC30UNug">Arab</a>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XkxUC30UNug&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/XkxUC30UNug&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p><a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=US6QtYDVzB8">AM/FM</a>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/US6QtYDVzB8&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/US6QtYDVzB8&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p><a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=gT9KX9fKgT0">Few Love Singing</a>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gT9KX9fKgT0&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/gT9KX9fKgT0&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Un&#39;altra iniziativa è il progetto &#8220;<a title="Post originale in inglese" href="http://www.win-peace.org/home.html">Windows for Peace</a>&#8221; [in], lanciato nel 1991 come tentativo di produrre una rivista bilingue e biculturale per giovani, e come modo per metterli in contatto e far loro conoscere il conflitto, promuovere la parità e dare potere ai giovani. Tuttavia non è stato facile, come spiegano sul <a title="Post originale in inglese" href="http://www.win-peace.org/about.html">sito</a> [in]:</p>
<div class="translation">Non è semplice per i giovani israeliani e palestinesi superare l&#39;enorme quantità di cattiva informazione e gli stereotipi che vengono insegnati sugli uni e sugli altri. La limitata possibilità di interazione, conseguenza del vivere quasi sempre in comunità separate e del violento conflitto politico in atto, non fa altro che perpetuare le antiche paure, il pregiudizio, e l&#39;odio che divide i due popoli. <em>Windows</em> è quindi dedicato alla promozione di un cambiamento su larga scala del modo in cui i giovani israeliani e palestinesi vedono sè stessi, &#8220;l&#39;altro&#8221; e il conflitto. I partecipanti al programma <em>Windows</em> vivono esperienze che promuovono la trasformazione di come i due popoli vedono il conflitto, verso una realtà pacifica in cui possano convivere entrambi. Riteniamo che una pace giusta e duratura debba basarsi su valori democratici, sui diritti umani, la conoscenza reciproca e l&#39;accettazione &#8220;dell&#39;altro&#8221;.</div>
<p>Il gruppo sta lavorando anche a una nuova iniziativa denominata &#8220;<a title="Post originale in inglese" href="http://www.win-peace.org/youth%20media%20program.html">Through the Lens</a>&#8221; [in] dove i giovani dai 15 ai 17 anni &#8220;formati&#8221; dalla rivista, continuano a sviluppare le competenze per creare cortometraggi, bollettini informativi e altre produzioni video destinate a promuovere &#8220;un dialogo produttivo e portatore di pace, oltre ad un&#39;interazione positiva&#8221;.</p>
<p>Ecco un <a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=zsxLrfzyAIo">video</a> [in] in cui i partecipanti a <em>Windows</em> raccontano l&#39;esperienza nel gruppo e come hanno affrontato la sfida rappresentata dal fatto di uscire dalla propria zona di benessere per parlare di argomenti difficili, come il conflitto tra Palestina e Israele:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zsxLrfzyAIo&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/zsxLrfzyAIo&amp;hl=es&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Come precisano i bambini nel video con parole proprie: è possibile che sia difficile accettare gran parte delle opinioni e delle percezioni espresse dagli altri bambini, ma avere la possibilità di discutere dei problemi in modo sano e tranquillo, li aiuta a capire il mondo in cui vivono, permette loro di interagire, imparare, condividere riflessioni con altri bambini e ragazzi, e persino cambiare opinione.</p>
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		<title>Siria: articolo da incorniciare o da buttar via, quello del National Geographic?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/siria-articolo-da-incorniciare-o-da-buttar-via-quello-del-national-geographic/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I blogger siriani non hanno mai amato la letteratura di viaggio sul proprio Paese - spesso carica di luoghi comuni, a volte totalmente falsa. E a volte può essere frustrante vedere certi articoli presentati come 'autorevoli'. Ecco una rassegna delle variegate reazioni provocate da un recente ed esteso articolo del National Geographic.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/03/syria-the-best-or-the-worst-article-ever/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_104351" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><img class="size-medium wp-image-104351" title="Siria" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/syria-300x225.jpg" alt="Uno dei numerosi cartelloni raffiguranti il Presidente Bashar al-Assad (Foto: jilliancyork)" width="248" height="186" />
<p class="wp-caption-text">Uno dei numerosi cartelloni raffiguranti il Presidente Bashar al-Assad (Foto: jilliancyork)</p>
</div>
<p>I blogger siriani non hanno mai amato la letteratura di viaggio sul proprio Paese - spesso carica di luoghi comuni, a volte totalmente falsa. Per un Paese che sta lentamente uscendo da un lungo periodo di &#8220;isolamento&#8221; quanto meno dagli Stati Uniti, può essere decisamente frustrante vedere alcuni articoli presentati come autorevoli. Per questo, quando il popolare blogger siriano Sasa, autore di <em>Syria News Wire</em>, ha scovato un <a title="Articolo in inglese" href="http://ngm.nationalgeographic.com/print/2009/11/syria/belt-text">articolo apparso di recente sul National Geographic</a> [in], definendolo &#8220;il miglior articolo sulla Siria da dieci anni a questa parte,&#8221; si è sentito obbligato a <a title="Post in inglese" href="http://newsfromsyria.com/2009/10/22/the-best-article-on-syria-in-a-decade/">condividere online le propria opinione</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Questo articolo rappresenta la Siria reale. Un elenco di elementi caratteristici che i siriani conoscono bene, ma che i giornalisti stranieri spesso ignorano, nella fretta di trovare conferma ai loro stereotipi.</p>
</blockquote>
<p>Come c&#39;era da aspettarsi in un Paese a volte diviso da profondi contrasti, non tutti hanno sottoscritto l&#39;opinione di Sasa. L&#39;ambasciatore siriano negli Stati Uniti Imad Moustapha (anch&#39;egli <a title="Blog in inglese" href="http://imad_moustapha.blogs.com/imad_moustapha_the_blog/">blogger</a> [in]) ha scritto una lettera all&#39;editore del National Geographic, poi rilanciata dal <a href="http://joshualandis.com/blog/?p=4305">blog</a> [in] <em>Syria Comment</em>, definendo l&#39;articolo del National Geographic una &#8220;rappresentazione fuorviante del Paese a cui appartengo.&#8221; Sebbene <em>Syria Comment</em> di Joshua Landis non abbia commentato in alcun modo l&#39;articolo in questione, il post ha ricevuto oltre ottanta <a title="Post in inglese" href="http://joshualandis.com/blog/?p=4305&amp;cp=all#comments">commenti</a> [in], dando avvio a un acceso dibattito.</p>
<p>Alex di <em><a title="Sito in inglese" href="http://www.creativesyria.com/">Creative Syria</a></em> [in] esprime un giudizio alquanto critico sull&#39;articolo:</p>
<blockquote><p>Condivido gran parte di quanto scritto .. tranne l&#39;enfasi pressoché totale sugli aspetti negativi … credo che il lettore americano non esiterà a cancellare la sua prima vacanza in Siria. Chi vuole gustarsi un pranzetto a Bab Touma [zona di Damasco] mentre i poveri e indomiti siriani combattono per la democrazia e vengono torturati nella porta affianco?</p>
</blockquote>
<p>Ghassan, un altro commentatore, ha un&#39;opinione diametralmente opposta:</p>
<blockquote><p>L&#39;articolo è razionale, ragionevole e accurato. Tutto il mio sostegno al NG, e alla libertà di stampa e d&#39;opinione che non esistono in Siria.</p>
</blockquote>
<p>Sempre attraverso i commenti al post di Landis, Norman fa giustamente notare quanto segue:</p>
<blockquote><p>È interessante vedere come i siriani che amano il proprio Paese possano essere in disaccordo sullo stesso articolo.</p>
</blockquote>
<p>Anche alcuni blogger non residenti in Siria hanno avuto reazioni contrastanti sull&#39;articolo del National Geographic. Evan Hill, parte del blog collettivo <em>The Majlis</em>, <a title="Post in inglese" href="http://www.themajlis.org/2009/10/24/when-the-ophthalmologist-becomes-king">ritiene</a> [in] che l&#39;articolo rappresenti una Siria arretrata:</p>
<blockquote><p>La lettura ci lascia con l&#39;impressione di una Siria impantanata, economicamente e politicamente, in uno schema mentale vecchio almeno 40 anni. Il direttore di un&#39;impresa nazionale di cotone che sembra ignorare o nascondere informazioni sui pericoli del lavoro nella sua azienda, che si guarda la pancia in evidente confusione quando gli viene chiesto se abbia mai guadagnato qualcosa. Accademici e attivisti ancora terrorizzati da servizi segreti creati anni addietro dal padre di <a title="Voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bashar_al-Asad">Assad</a> [it] per distruggere l&#39;opposizione qualora il suo notorio cinismo politico non avesse funzionato.</p>
</blockquote>
<p>Dopo aver letto tutte queste critiche, <em>Syria News Wire</em> <a title="Articolo in inglese" href="http://newsfromsyria.com/2009/10/27/not-the-best-article-on-syria-in-a-decade/">ha invitato i propri lettori</a> [in] a leggere sia l&#39;articolo originale <em>che</em> le critiche di Imad Moustapha prima di prendere una qualsiasi posizione.</p>
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		<title>Adozione: tutelare i diritti di madri e bambini</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/adozione-tutelare-i-diritti-di-madri-e-bambini/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 05:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Donne di vari Paesi e situazioni affrontano i molti aspetti della delicata questione: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Punto che trova tutti d'accordo è la necessità di garantire massima trasparenza all'intero processo dell'adozione e alle sue diverse ricadute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/23/adoption-securing-the-rights-of-mothers-and-children/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>L&#39;adozione di un bambino, sia nella propria nazione che a livello internazionale, crea opportunità per i bambini e i futuri genitori ma anche rischi d&#39;abuso per i diritti umani. Su Internet, persone da tutto il mondo condividono esperienze dal punto di vista di madri adottive, di madri biologiche e degli stessi adottati. Quel che li accouma è la ricerca di maggior apertura e dialogo per un processo le cui molte conseguenze spesso restano invisibili. </p>
<p><strong>Babygate: il traffico dei bambini per far fronte alla domanda</strong></p>
<p>Malinda, madre adottiva di due bambine cinesi,  <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html">scrive sul suo blog <em>Adoption Talk</em> </a> [in] riguardo gli estremi a cui arrivano certi individui corrotti  per assicurare un regolare flusso di bambini a persone in grado di pagare le alte tariffe per l&#39;adozione. Nel suo post <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>Adoption Corruption: Trafficking in the news</em></a> [in] evidenzia alcuni casi recenti in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200909160377.html">Camerun</a> [in], dove i bambini vengono rapiti per esser posti in adozione; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.koreatimes.co.kr/www/news/opinon/2009/09/137_51865.html">Corea</a> [in], dove giovani genitori mettono in vendita i figli su Internet; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/09/12/guatemala.child.abduction/index.html">Guatemala</a> [in], dove l&#39;esercito ha sequestrato e venduto oltre 333 bambini per darli in adozione e lo stesso è accaduto ad altri bambini <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://poundpuplegacy.org/node/39619">senza il consenso dei genitori</a> [in]; e infine in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.abc.net.au/news/stories/2009/09/15/2685853.htm">Etiopia</a> [in], dove agenzie non regolamentate vanno convincendo le famiglie a dare in adozione i figli, promettendone il ritorno in futuro o il supporto economico della famiglia da parte della stessa agenzia. Casi analoghi si sono registrati in diversi altri Paesi.</p>
<p><strong>Le madri si uniscono per tutelare i propri diritti umani</strong></p>
<p>Alcune madri adottive fanno ciò che possono per assicurare che il diritto alla maternità di una donna non vada contro i diritti riproduttivi di un&#39;altra.</p>
<p>Un&#39;opzione sono le adozioni aperte, decisione <a title="Post originale in inglese" href="http://www.adoptionqa.com/blog/about-adoption/514/use-caution-when-considering-a-fully-open-adoption/">a volte controversa</a> [in] in cui il bambino rimane in contatto con la madre biologica ed è consapevole come, per altre circostanze, quest&#39;ultima non fosse in grado di prendersene cura.</p>
<p>Una donna statunitense, Leigh, cura un blog intitolato <a title="Post originale in inglese" href="http://sturdyyetfragile.blogspot.com/2009/06/open-adoption-roundtable.html">Open Adoption Round Table</a> [in] centrato sulle problematiche del figlio dato in adozione semi-aperta.</p>
<p>Un&#39;altra blogger e scrittrice, Dawn Friedman <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/2009/10/14/adoption-story/">racconta sul proprio blog la storia</a> [in] dall&#39;opposto punto di vista di aver adottato la figlia, Madison, pur mantenendo aperta la comunicazione con la madre biologica. Friedman è anche un&#39;attivista per la <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/tag/adoption-reform/"><span>riforma sull&#39;adozione</span> </a> [in] negli Stati Uniti. E ritine che certa assistenza psicologica nelle gravidanze non programmate spinga troppo facilmente le donne a dare i loro figli in <span>adozione</span> senza informarle adeguatamente sulle difficoltà psicologiche. Friedman raccomanda inoltre che l&#39;assistenza psicologica mirata all&#39;adozione includa anche una sessione post-parto in cui le donne vengano seguite durante la decisione e consigliate sui loro diritti e possibilità dopo il parto, nel caso debbano avere dei ripensamenti o ulteriori preoccupazioni.</p>
<p><strong>Madri biologiche</strong></p>
<p>Ancora dagli Stati Uniti, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">Lorraine Dusky</a> [in], coordinatrice del Forum <em>Birth Mother, First Mother</em> spiega in base alla </span><span><a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">propria anamnesi</a> [in] di ritenere che le pillole anticoncezionali assunte durante la gravidanza potrebbero aver danneggiato la salute della figlia poi data in adozione, ma quando ha cercato di informarne la famiglia adottiva tramite l&#39;agenzia, questa si è rifiutata di fornirle informazioni. </span></span></p>
<p>Lorraine ha dato in adozione la figlia senza particolari forzature, ma le norme sul “segreto anagrafico” nelle adozioni potrebbero costare la vita alla figlia. </span></span></p>
<p><span><span>Ma cosa succede alle madri biologiche nei Paesi in via di sviluppo? Dove sono le loro voci? Alcune di loro hanno scritto lettere ai figli dati in adozione, come ci racconta Pam Conell di <em><a title="Sito in inglese families.com" href="http://adoption.families.com/">families.com</a> </em> [in] nella <a title="Recensione in inglese" href="http://adoption.families.com/blog/book-review-i-wish-for-you-a-beautiful-life">recensione del libro di Ae Ran Won</a> [in] <em>I Wish for You a Beautiful Life: Letters from the Korean birthmothers of Ae Ran Won (Ti auguro una vita bellissima: Lettere da madri biologiche coreane). </em></p>
<p>Altre raccontano le proprie storie tramite dei <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=Swm1rlAUmOk">documentari</a> o con racconti dopo essersi <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/10/03/sorry-mrs-smith-looking-beyond-the-story/">riunite con i figli naturali</a> [in]. E altre raccontano di donne che non rimpiangono di aver dato in adozione i figli perchè la consideravano la miglior alternativa. Tuttavia alcune donne, come  <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/05/birth-mothers-and-exotic-other.html">Malinda</a> [in] negli USA, madre adottiva di bambine cinesi che scrive su <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>AdoptionTalk</em></a> [in], ritiene che questi racconti vadano presi con le pinze:</p>
<blockquote><p>Queste rappresentazioni di madri straniere ci fanno separare dall&#39;esperienza di queste madri biologiche, di minimizzarne il dolore, e giustificare il fatto che i nostri figli stanno meglio con noi piuttosto che con loro.</p></blockquote>
<p><strong>Le voci degli adottati</strong></p>
<p><center>
<div id="attachment_102075" style="width: 250px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg"><img title="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg" alt="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" width="240" height="160" /></a><small>Mary Grace in Cina, foto di endbradley</small></div>
<p></center><br />
Le voci degli adottati sono diverse tra loro al pari delle altre parti coinvolte nella triade dell&#39;adozione. Ma in generale condividono alcuni punti di vista in comune: il desiderio di conoscere la propria origine, la ragione dell&#39;adozione e la speranza che le madri naturali abbiano preso una decisione ben informata nel separarsi da loro.  Credono anche nel diritto di conoscere la propria storia se lo scelgono, di sapere presto della loro condizione di adottati e di riconoscerlo come parte della propria identità.<br />
</span></span></p>
<p>Per esempio Susan di <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>ReadingWritingLiving</em></a> [in], una donna adottata nata negli anni &#8216;60, si identifica nella serie TV Mad Men, in particolare nella rappresentazione delle adozioni in quel periodo, quando le donne nascondevano vergognandosi le gravidanze non volute fino a quando partorivano e i figli adottati venivano considerati degli scarti. Tutto ciò viene riassunto nel suo post <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>Mad Men: A Window into my Own Past</em></a> [in]</p>
<blockquote><p>Sì, è stato doloroso sentire questo ma anche ESTREMAMENTE rinfrescante vedere qualcuno che semplicemente lo DICESSE.</p></blockquote>
<p>Nel blog in spagnolo <a title=Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/"><em>Soy Adoptado</em> </a> [sp], David Azcona parla della sua infanzia difficile, l&#39;adozione all&#39;età di 6 anni, l&#39;instabilità e <a title="Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/2009/08/14/la-dificultad-de-apego/">l&#39;incapacità di legare con la gente</a> [sp] che ha sperimentato da allora. È un posto in cui anche altri adottati possono pubblicare storie sull&#39;adozione, e condividere le proprie esperienze. Nei commenti sulla pagina personale si incontrano vicende di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-618">bambini</a> [sp] che non conoscono i propri genitori biologici, di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-440">gemelli separati alla nascita</a> [sp] da infermiere che annunciavano ai genitori <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-643">la morte di uno dei figli</a> [sp] e di richieste di madri biologiche che cercano di contattare i figli e anche viceversa.</p>
<p>Una <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/07/27/separated-by-adoption-reality-the-adoptive-parent-experience/">ragazza adottata risponde alla domanda</a> [in] posta su un sito riguardo l&#39;amore tra quanti vengono adottati e i genitori adottivi:</p>
<blockquote><p>Sono stata adottata appena nata da i genitori più affettuosi, premurosi e incoraggianti che un bambino o un giovane adulto possa desiderare. Ho anche un fratello più giovane adottato.</p>
<p>Non credo che i miei genitori biologici avrebbero potuto amarmi più di quelli adottivi.</p></blockquote>
<p>Sono intervenute anche altre <a title="Pagina di Yahoo Answers" href="http://uk.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090515134207AAw9oCD">persone adottate con esperienze simili</a> [in], alcuni con relazioni sia con i genitori naturali che quelli adottivi mentre altri conoscevano solo la famiglia adottiva. Le esperienze presentate in questo spazio appaiono straordinariamente positive verso l&#39;adozione.</p>
<p>Alcuni adottati si dichiarano contro l&#39;adozione. <em>Lost Letters</em>, un&#39;adottata che scrive su <a title="Commento originale in inglese" href="http://community.livejournal.com/anti_adoption/"><em>Anti-Adoption</em>, una comunità di livejournal</a> [in], ritiene che anziché spendere così tanti soldi per le procedure e le tariffe per le adozione, il denaro andasse utilizzato per migliorare le condizioni dei genitori naturali in modo da consentire loro di prendersi cura della propria famiglia. E aggiunge:</p>
<blockquote><p>Capisco che la mia <em>attuale</em> posizione nei confronti dell&#39;adozione farà arrabbiare molti perchè la gente vuol credere che l&#39;adozione sia una situazione in cui tutti vincono, perchè la gente ritiene che le donne bianche del ceto medio meritino di avere figli non importa come, perchè la gente crede che la nostra società occidentale sia così meravigliosa che tutti i bambini debbano crescere qui.</p></blockquote>
<p>Nel <a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170814#msg170814">Adult Adoptees Advocating for Change</a></em> [in], AmyAdoptee scrive quanto segue:</p>
<blockquote><p>L&#39;industria dell&#39;adozione ci pone intenzionalmente l&#39;uno contro l&#39;altro. Noi glielo permettiamo.  In effetti, l&#39;industria dell&#39;adozione ci guadagna da tutto ciò. Ecco un articolo che in generale sostiene il nostro punto di vista ma chiede di astenerci dall&#39;attaccare i genitori adottivi. Non c&#39;è niente di male in una sana discussione.</p></blockquote>
<p><a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170870#msg170870">PhilM</a> [in], che nella stessa pagina del forum discute su come vengano perceptiti dai genitori adottivi, chiarisce:</p>
<blockquote><p>Sono arrabbiato con una società che ignora i problemi dell&#39;adozione, e il danno che ciò provoca. Sono arrabbiato perchè quando cerco di parlare di queste cose, vengo emarginato e ignorato con commenti come, “beh, ognuno la vive in modo diverso” e “la maggior parte degli adottati che conosco amano i genitori adottivi” e simili. Mi fa arrabbiare che, siccome parlo di adozione, le persone mettono in questione il mio amore per la mia famiglia adottiva. E, ammetto, mi arrabbio quando la gente ripete cose simili.</p>
<p>Non ho bisogno di una lezione su come dialogare. Ho bisogno di persone disposte a dialogare.</p></blockquote>
<p><strong>I prossimi passi</strong></p>
<p>Come per ogni questione delicata, il tema è assai sensibile per tutti coloro che ne sono coinvolti: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Sembra tuttavia che tutti costoro trovano un punto d&#39;incontro su un punto importante: la trasparenza nel processo di adozione è vitale per salvaguardare i diritti umani delle madri e dei figli, e discutere apertamente di adozione incoraggia tale trasparenza.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Revisione redazionale:</em></p>
<p>Abbiamo rimosso il riferimento a una blogger che non vuole essere citata o menzionata in questo post - ce ne scusiamo. Non era nostra intenzione infastidirla od offenderla, quanto piuttosto offrire una molteplicità di punti di vista su questa delicata questione.</p>
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		<title>Israele: &#8220;Razzismo del tutto normale” per certe testate d&#039;informazione?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/israele-razzismo-del-tutto-normale%e2%80%9d-per-certe-testate-dinformazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 02:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabo]]></category>
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		<description><![CDATA[Rappresentando circa il 20 per cento della popolazione del Paese, gli arabo-israeliani sostengono di essere discriminati in molti aspetti della vita. Sembra confermarlo il resoconto Tv di un recente incidente stradale, almeno secondo un blogger palestinese in Israele.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldanha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/26/israel-ordinary-racism-in-media-coverage/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Rappresentando circa il 20 per cento della popolazione del Paese, i cittadini palestinesi residenti in Israele (anche noti come <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arab_citizens_of_Israel#Terminology">arabo-israeliani</a> [in]) sostengono di essere <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arab_citizens_of_Israel#Discrimination">discriminati</a> [in] in molti aspetti della vita. La notizia di un recente <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&amp;cid=1256150021524">incidente stradale</a> [in] ha spinto un blogger palestinese a condividere le proprie riflessioni. </p>
<p>Il blogger <em>The Other Door</em> scrive quanto segue riguardo tale episodio, in un post intitolato <a title="Blog originale in inglese" href="http://elbabelakhr.blogspot.com/2009/10/blog-post_22.html">“Razzismo del tutto normale”</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">عنصرية عادية جداً</p>
<p>حادث طرق عادي جداً, سيارة عادية جداً انحرفت عن مسارها بشكل عادي جداً, واصطدمت بشكل عادي جداً بسيارة تاكسي , عادية جداً.</p>
<p>سائق السيارة الخصوصية يهودي عادي جداً وصديقه العربي, العادي جداً, قتلا في الحادث بشكل عادي جداً, 5 من راكبي التاكسي اصيبوا بجراح متوسطة بشكل عادي جدا وأخرى اصيبت اصابات بالغة بصورة عادية جداً, ركاب التاكسي ممثلي مسرح يهود, عاديون جداً.</p>
<p>بعد تنظيف الشارع من الدم بشكل عادي جدا, أنتشر الخبر في جميع وسائل الاعلام بشكل عادي جداً.</p>
<p>فعلى سبيل المثال في نشرة اخبارقناة 10 الاسرائيلية, تم بث تقرير عن الحادث مدته 7:34 د, منها 1:08 د عن السائق اليهودي وعائلته,</p>
<p>والباقي عن الممثلة الاسرائيلية واصدقائها , اما القتيل العربي فأكتفوا بذكر اسمه وانه محامي يسكن في كريات شمونة , ولقطة قصيرة جداً لصورة بورتريت, وليس صدفة انني نسيت اسمه فور انتهاء التقرير…</p></div>
<div class="translation">Un comune incidente stradale: una macchina del tutto normale che ha deviato dalla  traiettoria in maniera del tutto normale, e si è schiantata in modo normale contro un taxi, tutto normale.</p>
<p>L&#39;autista di una macchina privata, un comune ebreo, ed il suo amico, un comune arabo, sono rimasti uccisi nell&#39;incidente in un maniera del tutto normale. Cinque dei passeggeri del taxi sono rimasti lievemente feriti in maniera completamente normale, e altri sono rimasti gravemente feriti in maniera del tutto normale. I passeggeri del taxi erano attori teatrali ebrei, del tutto normali.</p>
<p>Dopo che la strada è stata ripulita dal sangue in un modo normalissimo, la notizia si è diffusa tra i media in maniera del tutto normale.<br />
Per esempio, l&#39;israeliano <a title="Voce Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Channel_10_%28Israel%29">Channel 10</a> [in] ha diffuso un servizio di 7 minuti e 34 secondi sull&#39;incidente, di cui 1 minuto e 8 secondi sul guidatore ebreo e la famiglia, ed il resto dedicato all&#39;attrice israeliana ed i suoi amici. Per quanto riguarda l&#39;arabo che è rimasto ucciso, si sono accontentati di citarne il nome e dire che era un avvocato che viveva a <a title="Voce Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kiryat_Shmona">Kiryat Shmona</a> [it], mostrandone rapidamente una foto. Non è un caso che ne abbia dimenticato il nome immediatamente dopo la fine del servizio&#8230;</div>
</div>
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		<title>Israele: &#8220;Ajami&#8221;, una nuova prospettiva sulla società israeliana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/israele-ajami-una-nuova-prospettiva-sulla-societa-israeliana/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/israele-ajami-una-nuova-prospettiva-sulla-societa-israeliana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 05:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Film]]></category>
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		<description><![CDATA[Trionfatore dei recenti Premi Ophir, il nuovo film potrebbe essere candidato ai Premi Oscar del 2010. Scritto e diretto nell'omonimo quartiere di Giaffa da un duo arabo-israeliano, tratta della coesistenza tra le due culture - e va ricevendo ampia attenzione (e giudizi positivi) tra i blogger locali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/maya-norton/">Maya Norton</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/27/israel-ajami-reveals-nuanced-look-at-israeli-society/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il film &#8220;Ajami&#8221; è stato il grande trionfatore dei Premi Ophir, sabato 26 settembre, e potrebbe continuare a riscuotere successo presso il pubblico internazionale come candidato israeliano ai Premi Oscar del 2010.</p>
<p>“Ajami” è il nome del quartiere di Giaffa dove si svolge la storia narrata nel film. Scritto e diretto dal duo arabo-israeliano composto da Scandar Copti (che vive ad Ajami) e Yaron Shani, la complessità dell&#39;intreccio di &#8220;Ajami&#8221; replica uno stile narrativo assai popolare nella narrativa e nella cinematografia israeliane.</p>
<p><img class="alignright" title="Ajami [Fonte: pagina fan su Facebook]" src="http://profile.ak.fbcdn.net/object3/776/91/n111118876031_4719.jpg" alt="Ajami [Fonte: pagina fan su Facebook]" width="200" height="279" /></p>
<p>A giudicare dall&#39;incetta di premi fatta ai festival di Ophir, Cannes e Gerusalemme, il percorso di &#8220;Ajami&#8221; sembra ricordare quello di altri film israeliani recentemente candidati agli Oscar, come &#8220;<a title="Leggi la recensione in italiano da mymovies.it" href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=46806">Beaufort</a>&#8221; [it] e &#8220;<a title="Leggi la recensione in italiano da mymovies.it" href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56333">Valzer con Bashir</a>&#8221; [it]. Sinora, &#8220;Ajami&#8221; ha ricevuto i Premi Ophir per miglior film, migliore regia, miglior copione, miglior montaggio, miglior colonna sonora originale, la menzione speciale &#8220;Camera d&#39;or&#8221; al festival di Cannes e il premio Wolgin per il miglior film in concorso all&#39;ultima edizione del festival cinematografico di Gerusalemme.</p>
<p>Il trailer del film è disponibile su YouTube in ebraico e arabo con sottotitoli in ebraico (per il momento non sono ancora disponibili sottotitoli in inglese). Per saperne di più, si può visitare questa <a title="Visita la pagina facebook del film in ebraico" href="http://www.facebook.com/pages/AJAMI-The-Movie-2009/111118876031?ref=search&amp;sid=558336523.3636414431..1">pagina su facebook</a> [eb].</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IZwNwiWZqZg&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/IZwNwiWZqZg&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Yudit, del blog <em>OCCUPIED</em> dice di sentirsi molto toccata dal film, perchè vive nello stesso quartiere in cui si svolge la vicenda. La blogger <a title="Post originale in inglese" href="http://yuditilany.blogspot.com/2009/09/ajami-movie.html">riflette</a> [in]:</p>
<blockquote><p>È un bel pugno nello stomaco &#8220;Ajami&#8221;, il film di Scandar Kopti e Yaron Sheni. Stupendo. E, tra l&#39;altro, è girato nel mio quartiere, anche se non tratta del &#8220;mio&#8221; quartiere. Certo, la mia non sarà una critica oggettiva del film. Conosco molti, anzi, quasi tutti gli attori, almeno di vista, e alcuni sono invece buoni amici. Il cast ha ricevuto una buona formazione, ma non sono attori professionisti, soltanto i miei vicini, che interpretano se stessi, in situazioni che hanno vissuto, con le reazioni che avrebbero se la storia fosse vera. Certo, avrebbe anche potuto essere tutto vero.</p></blockquote>
<p>“Ajami” è anche il sottotitolo del blog di Yudit, che spiega:</p>
<blockquote><p>Ajami, Agami o Adjami, o comunque lo chiamiate, è casa mia. A dispetto di tutto. La parola &#8220;casa&#8221; comporta molte implicazioni. La mia si trova a Giaffa (in ebraico traslitterato, Yafo), e una volta (vale a dire, del 1948) era considerata &#8220;La sposa del mare&#8221;: ora, non è che un fatiscente sobborgo meridionale di Tel Aviv.</p></blockquote>
<p>Carmia, di <em>Kishkushim</em> <a title="Leggi il blog originale in inglese" href="http://kishkushim.blogspot.com/2009/09/and-winner-is-ajami.html">descrive</a> [in] “Ajami” come:</p>
<blockquote><p>Un&#39;appassionante storia sul <em>balagan</em> [caos] che si svolge ad Ajami: i rapporti tra vicini arabi e israeliani, arabo-israeliani e cisgiordani, cristiani e musulmani, e tutto ciò che c&#39;è in mezzo.</p></blockquote>
<p>Ayelet Dekel di <em>Midnight East</em> ci racconta la sua <a title="Leggi il post originale in inglese" href="http://www.midnighteast.com/mag/?p=932">reazione</a> [in] dopo aver visto il film al Jerusalem Film Festival.</p>
<blockquote><p>Se mi avessero riassunto la trama del film, forse non mi avrebbe interessato, visto che tratta un genere che non amo particolarmente. Eppure, Ajami è molto più della sua trama, proprio come le persone sono ben più di una descrizione delle circostanze della loro nascita, o degli eventi della loro vita.</p></blockquote>
<p>Dekel ci racconta qualche indiscrezione su Ibrahim Frege, che interpreta Malek, e incontrato dalla blogger nei camerini dopo il film.</p>
<blockquote><p>Il diciannovenne Frege mi ha detto che non aveva mai pensato a recitare. Quando era ancora a scuola, alcuni amici che frequentavano i workshop di &#8220;Peace Child Israel&#8221; (organizzazione fondata nel 1988 da David Gordon e Yael Drouyannof per spiegare la tolleranza attraverso il teatro e le arti) lo avevano invitato a parteciparvi per svagarsi un pò. Il ragazzo seguì il workshop per un anno, per poi ricevere una telefonata che l&#39;invitava a recitare nel film. Frege crede che i registi cercassero qualcuno con un accento simile a quello di Nablus, città d&#39;origine del suo personaggio.</p></blockquote>
<p>Infine, il critico Yair Raveh, del blog <em>Cinemascope</em> <a title="Recensione originale in inglese" href="http://cinemascopian.com/2009/09/26/ajami-wins-ophir-goes-to-the-oscars/">si interroga</a> [in] sulle possibilità che “Ajami”  vinca un Oscar.</p>
<blockquote><p>Riuscirà &#8220;Ajami&#8221; a diventare il terzo film israeliano a candidarsi agli Oscar come miglior film straniero (dopo &#8220;Beaufort&#8221; e &#8220;Valzer con Bashir&#8221;)? Purtroppo, devo confessarvi che ne dubito. Certo, &#8220;Ajami&#8221; è un film sensazionale, e da molti punti di vista rappresenta una svolta per il cinema israeliano. Ma temo sia troppo realistico, duro, fedele alla realtà, e probabilmente un pò frastornante, per un giurato medio del premio Oscar. Manca poi di quell&#39;attenzione antecedente alla proiezione che aveva &#8220;Valzer con Bashir&#8221; l&#39;anno scorso, e che ora ha &#8220;Lebanon&#8221;. Ma chissà.</p></blockquote>
<p><em><strong>Letture consigliate –</strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em></p>
<p>- <a title="Post di GVO in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/03/israele-film-sulle-conseguenze-della-chiusura-dei-confini-a-gaza/">Israele: film sulle conseguenze della chiusura dei confini a Gaza</a> [it] (Maya Norton) – Alcuni blogger reagiscono al corto &#8220;Closed Zone&#8221; diretto da Yoni Goodman.</p>
<p>- <a title="Post di GVO in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/lebanon-lebanese-react-to-israeli-film-lebanon/">Lebanon: Lebanese Bloggers React to Israeli Film “Lebanon”</a> [in] (Antoun Issa) – Reazioni dal Libano a un film israeliano che descrive le storie di soldati israeliani durante la guerra civile libanese (1975-1990). &#8220;Lebanon&#8221; segue &#8220;Valzer con Bashir&#8221; come secondo film sull&#39;argomento realizzato negli ultimi due anni da un regista israeliano.</p>
<p>- <a title="Articolo del New York Times in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/05/22/arts/22iht-dupont22.html?_r=1">Cannes Film Festival: Sources of Hope, Amid a Divide</a> [in] (Joan Dupont, <em>New York Times</em>) – quest&#39;anno a Cannes sono stati presentati tre film su israeliani e palestinesi. Joan Dupont intervista Copti e Shani, registi di &#8220;Ajami&#8221;.</p>
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		<title>New York: 30 moschee in 30 giorni</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/new-york-30-moschee-in-30-giorni/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/new-york-30-moschee-in-30-giorni/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 06:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diaspora]]></category>
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		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, ultimo giorno del Ramadan, si conclude anche il viaggio in cui Aman Ali e Bassam Tariq documentano la visita a “30 moschee in 30 giorni”, che è anche il nome del loro blog. Eccone gli stralci (e le foto) più significativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/solana-larsen/">Solana Larsen</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/usa-30-new-york-mosques-in-30-days/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignright size-full wp-image-96199" title="Aman Ali e Bassam Tariq" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/amanbassam.png" alt="Aman Ali e Bassam Tariq" width="128" height="128">A New York due giovani, Aman Ali e Bassam Tariq, stanno concludendo il viaggio in cui documentano la visita a <a title="Link al sito originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/">“30 moschee in 30 giorni”</a> [in] che è anche il nome del loro blog.</p>
<p>Questo progetto personale di visitare e fotografare l&#39;interno delle moschee durante il sacro mese del <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ramadan">Ramadan</a> [it] (nel quale i musulmani digiunano dall&#39;alba al tramonto) ha richiamato l&#39;attenzione della <a title="Link al video e articolo della TV locale" href="http://www.ny1.com/content/top_stories/105691/two-men-try-for-30-mosques-in-30-days/Default.aspx">TV locale di New York NY1</a> [in].</p>
<p>Il primo post del blog <a title="Primo post del blog" href="http://30mosques.tumblr.com/post/171085403/day-1-the-journey-begins"> è datato 22 Agosto</a> [in] e dice:</p>
<blockquote><p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/171085403/day-1-the-journey-begins"><strong>Primo Giorno: Comincia il viaggio</strong></a> [in] </p>
<p>Stanotte io e il mio amico Bassam Tariq abbiamo avuto un&#39;idea insanamente originale: perché non andiamo a pregare in una moschea diversa per ogni giorno del mese del Ramadan? Ecco com&#39;è nato questo sito Web…</p>
</blockquote>
<p>Secondo una <a title="La ricerca della Columbia University" href="http://www.columbia.edu/cu/news/04/09/muslims.html">ricerca della Columbia University</a> [in], New York conta circa 600.000 <strike>(un milione secondo la televisione locale NY1)</strike> musulmani con culture e appartenenze etniche diverse.</p>
<p>Generalmente la gente non va a visistare le moschee di altri gruppi etnici, ma Aman e Bassam (entrambi originari dall&#39; Asia Meridionale) dicono di essere stati accolti ovunque con sorrisi e caldi benvenuti.</p>
<p><strong><a title="Post dal blog originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/post/175990961/day-9-masjid-aqsa">Nono giorno: Masjid Aqsa</a></strong> [in]  (Moschea dell&#39;Africa Occidentale a Manhattan)</p>
<blockquote><p>Oggi ho deciso di rimanere nel mio quartiere e di visitare la Masjid Aqsa. La moschea si trova un paio d&#39;isolati a sud del mio appartamento all&#39;incrocio tra la 116ima e Frederick Douglas. La comunità è prevalentemente dell&#39;Africa Occidentale; si dice anche che in quest&#39;area risieda il gruppo senegalese più numeroso di New York.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-96181" title="Nona giornata: Masjid Aqsa (Moschea dell'Africa Occidentale a Manhattan)" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/masjid_sign-300x200.jpg" alt="Nona giornata: Masjid Aqsa (Moschea dell'Africa Occidentale a Manhattan)" width="300" height="200"></p>
<p>Come per le altre moschee di Manhattan i venditori circondano l&#39;ingresso offrendo un po&#39; di tutto, dai datteri Madani ai calzini Nike. Uno dei banchetti più interessanti vendeva pesce secco.</p>
</blockquote>
<p><a title="Post dal blog originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/post/177632452/day-11-masjid-al-hikmah"><strong>Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah </strong></a> [in] (Moschea indonesiana nel Queens)</p>
<blockquote><p>Amo gli indonesiani tanto quanto la loro cucina. Abbiamo rotto il digiuno con dei datteri e questa persona con la maglietta blu (vedi foto) ci ha servito una buonissima zuppa indonesiana.</p>
<p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/177632452/day-11-masjid-al-hikmah"><img class="size-medium wp-image-96179" title="Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah (Moschea indonesiana nel Queens)" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/iftaar-300x200.jpg" alt="Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah (Moschea indonesiana nel Queens)" width="300" height="200"></a></p>
</blockquote>
<p>Trascendere le differenze culturali non è sempre facile.</p>
<p>Nel <a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/178461908/day-12-masjid-tawhid-inc">dodicesimo giorno</a> [in] del viaggio Bassam descrive apertamente i suoi pensieri quando ha dovuto scegliere tra due moschee di Brooklyn situate a pochi isolati di distanza: una bengalese e l&#39;altra dell&#39;Africa occidentale.</p>
<p>Date le sue origini asiatiche, la moschea bengalese avrebbe rappresentato l&#39;opzione più facile, ma grazie all&#39;incoraggiamento di un amico Bassam ha deciso di accettare la sfida personale più importante.</p>
<p><strong><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/178461908/day-12-masjid-tawhid-inc">Dodicesimo giorno: Masjid Tawhid Inc.</a> </strong> [in] (Moschea dell&#39;Africa occidentale a Brooklyn)</p>
<blockquote><p>… Le cose non sembravano cosi imbarazzanti all&#39;inizio. Di fatto è stato dal momento in cui mi sono chiesto come il resto della congregazione percepisse la mia presenza che ho cominciato a sentirmi fuori posto. Mi sono sentito uno scroccone, uno che mangia tutto quello che gli viene offerto e lascia la festa all&#39;improvviso poco dopo. Se vuoi, un pessimo esibizionista. Sebbene nessuno nella moschea si sia sentito in quel modo, mi chiedo se qualcuno si sia mai domandato: “Perché non è andato semplicemente alla moschea bengalese?” Forse sono le mie insicurezze personali che hanno suscitato tale reazione.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96193" title="Masjid" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/anothermosque-300x200.jpg" alt="Masjid" width="300" height="200"></p>
</blockquote>
<p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/186624034/day-22-albanian-islamic-cultural-center"><strong>Ventiduesimo giorno: Centro Culturale Islamico Albanese</strong></a> [in] (Isola Staten ) </p>
<blockquote><p>… La moschea ha un proprio cuoco che prepara il cibo, che Allah lo ricompensi per il suo talento.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96187" title="Centro Culturale Islamico Albanese" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/foodalbanian-300x200.jpg" alt="Centro Culturale Islamico Albanese" width="300" height="200"></p>
<p>Ma la vera esperienza nella moschea non è stato il cibo. Ci siamo seduti in mezzo a molti dei ragazzi piu&#39; giovani facendo domande e raccogliendo informazioni sulla comunità…</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96186" title="Centro Culturale Islamico Albanese" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/kids-300x205.jpg" alt="Centro Culturale Islamico Albanese" width="300" height="205"><br />
…Una cosa che mi fa tanto piacere è vedere i ragazzini venire alla moschea perché amano trascorrere il tempo li e non perché vi vengono trascinati dai genitori. Sono ragazzi come questi che mi rendono felice rispetto alla direzione che sta prendendo l&#39;intera comunità musulmana di questo Paese. </p>
</blockquote>
<p>Il mese del Ramadan si conclude oggi 19 settembre.</p>
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