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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Diaspora</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Mondo arabo: prime reazioni online al divieto dei minareti in Svizzera</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 04:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vittoria del recente referendum contro l'erezione di nuovi minareti ha scatenato una varietà di reazioni in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che il divieto non impedisca di professare la propria fede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/01/arab-world-reactions-to-the-swiss-ban-on-minarets/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lo scorso 29 novembre, il 57.5% degli elettori svizzeri <a title="Articolo in inglese" href="http://english.aljazeera.net/news/europe/2009/11/2009112915164769444.html">ha approvato il divieto</a> [in] di costruire nuovi minareti sulle moschee, aprendo la strada alla modifica costituzionale. Il referendum riguarda solo la costruzione di nuovi minareti &#8211;non delle moschee&#8211; e non include i quattro minareti già esistenti.</p>
<p>Il provvedimento ha scatenato reazioni contrastanti in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che questo divieto non impedisca di professare la propria fede.</p>
<p><em>Pierre Tristram</em>, un blogger libanese-americano che scrive su About.com, <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/11/29/islamophobe-swiss-ban-minarets.htm">apre il suo post</a> [in] critico nei confronti della decisione svizzera con il seguente paragrafo:</p>
<blockquote><p>Com&#39;è possibile che 59 milioni di persone siano così stupide, così <a title="Articolo in inglese" href="http://www.mindfully.org/Reform/2004/US-Election-IQ2004.jpg">titolava</a> [in] il quotidiano inglese Daily Mail all&#39;indomani della ri-elezione di George W. Bush nel 2004. Potrebbero inventarsene un&#39;altra simile da aggiungere alla galleria degli orrori: com&#39;è possibile che 3 milioni di svizzeri siano così bigotti?</p>
</blockquote>
<p>Tristram chiude il post con un commento sarcastico:  &#8220;La differenza tra lo svizzero medio e l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/me071030.htm">iraniano</a> [in] <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/ahmadinejad-profile.htm">Mahmoud Ahmadinejad</a> [in], l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/04/21/ahmadinejads-anti-israel-show-at-un-racism-conference.htm">uomo simbolo del razzismo</a> [in], sta diventando sempre più impercettibile.&#8221;</p>
<p>Nel suo post, il blogger egiziano <em>Hicham Maged</em> cerca risposte a certe domande e <a title="Post in inglese" href="http://blog.hichamaged.net/flying-with-black-wings/">conclude</a> [in] in questo modo:</p>
<blockquote><p>In breve, mi auguro che gli svizzeri riconsiderino quanto è successo; non si tratta di capire se la legge protegga i diritti dei cittadini o meno, cosa che comunque sarà importante dibattere ed eventualmente correggere nelle opportune sedi giudiziarie del Paese, ma di considerarlo un errore fatale, l&#39;ultimo campanello d&#39;allarme prima di affondare in una palude di ignoranza piena di paura, rabbia e stupidità ~ Dovunque!</p>
</blockquote>
<p>Un altro blogger egiziano, autore di <em>Not Green Data</em>, ribadisce il concetto secondo cui &#8220;una moschea è una moschea,&#8221; ma <a title="Post in inglese" href="http://notgr33ndata.blogspot.com/2009/11/swiss-identity.html">si lamenta</a> [in] poiché il divieto svizzero altera l&#39;estetica dell&#39;edificio:</p>
<blockquote><p>Possiamo immaginare un pezzo di formaggio svizzero senz&#39;occhi - i suoi buchi? Oppure un coltellino svizzero senza bussola o cacciavite? È esattamente quello che gli svizzeri fanno alle moschee. Una moschea resta una moschea anche senza minareto, e svolgerà sempre la propria funzione. Semplicemente perderà in bellezza e identità architettonica.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger inglese <em>Matthew Teller</em>, scrittore-viaggiatore in Medio Oriente, si concentra sulla retorica di vari poster</p>
<div id="attachment_109213" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img class="size-full wp-image-109213" title="image5797878-300x199" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/12/image5797878-300x199.jpg" alt="Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti" width="254" height="168" />
<p class="wp-caption-text">Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti</p>
</div>
<p>degli attivisti svizzeri e analizza quelli di entrambi i contendenti. Quella che segue è la sua <a title="Post in inglese" href="http://quitealone.com/2009/11/30/swiss-rolled/">descrizione</a> [in] del poster qui a sinistra:</p>
<blockquote><p>Il ripugnante partito <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Democratica_di_Centro_%28Svizzera%29" target="_blank">SVP</a> [it] ha fatto ampiamente ricorso a quello che il Financial Times ha definito “<a title="Articolo in inglese" href="http://www.swissinfo.ch/eng/front/The_minaret_ban_hits_the_headlines.html?siteSect=105&amp;sid=11558450&amp;cKey=1259570958000&amp;ty=st" target="_blank">populismo stridente</a> [in]” per additare &#39;stranieri&#39; di ogni tipo come criminali, assistenzialisti o peggio, promuovendone la campagna con questo slogan: &#8220;Stop! Si al divieto dei minareti&#8221;. Osserviamo la grafica: minareti come missili, donne minacciose, il burqa come occultamento, nero, minaccioso, sulla bandiera svizzera si proietta un&#39;ombra da oriente, la croce viene cancellata.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> ritiene che questa vicenda sia frutto di una lotta di potere e <a title="Post in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/11/30/on-the-minaret-ban/">commenta</a> [in] così:</p>
<blockquote><p>Per chi gli si oppone, il minareto rappresenta &#8220;l&#39;arrivo&#8221; dell&#39;Islam nelle Alpi. È lì e significa che la presenza musulmana è al di sopra di altri popoli e religioni. Vietandolo si nega l&#39;esistenza e il potere dell&#39;Islam.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>L&#39;estetica dell&#39;identità, e quindi del potere, sono gli elementi centrali di questa vicenda. In questo modo un popolo dubbioso della propria identità cerca di affermarla e definirla rifiutando quella del nuovo arrivato.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger siriano <em>Maysaloon</em> riflette in modo originale sul tema più ampio in cui questa storia s&#39;inscrive. Tralasciando bigottismo, paura e integrità architettonica, il blogger <a titlte="Post in inglese" href="http://maysaloon.blogspot.com/2009/11/swiss-have-voted-against-building.html">si concentra</a> [in] sul seguente argomento:</p>
<blockquote><p>L&#39;elemento fondamentale di questa vicenda non è né il valore architettonico o religioso dei minareti, né gli svizzeri bigotti. Quello che conta veramente è che per la prima volta dopo 400 anni, dall&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vienna" target="_blank">assedio ottomano di Vienna</a> [it] , i musulmani hanno un impatto concreto sulla vita dell&#39;Europa.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger elenca i modi in cui l&#39;Islam ha influenzato l&#39;&#8220;occidente&#8221; e viceversa, per poi concludere come segue:</p>
<blockquote><p>In breve, i bigotti non mi preoccupano affatto. Possiamo vietare minareti e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shari'a" target="_blank">shari&#39;a</a> [it], strappare via veli e disegnare vignette, ma questo non cambierà il fatto che l&#39;Islam adesso è in Europa e in America, e va diffondendosi in tutto il mondo.</p>
</blockquote>
<p>Per concludere, il commento di <em>weddady</em> su Twitter riassume bene il sentimento di molti. L&#39;utente <a title="Tweet in inglese" href="http://twitter.com/weddady/status/6226387648">sostiene</a> [in], &#8221; Nessuno adesso potrà negare che l&#39;Europa abbia un problema con i musulmani, né nessuno potrà negare la loro presenza sul territorio.&#8221;</p>
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		<title>Sahara Occidentale: deportata Aminatou Haidar, attivista pro-indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la notorietà e i riconoscimenti a livello internazionale, l'attivista per l'indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco) è stata arrestata e deportata a Lanzarote, nelle Isole Canarie, sotto la giurisidizione spagnola. Anche Amnesty International continua a monitorare la situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/western-sahara-aminatou-haidar-deported/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_107094" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/sahara/"><img title="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/aminatou-225x300.jpg" alt="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" width="181" height="241" /></a><small>Aminatou Haidar, foto di saharauiak</small></div>
<p> <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aminatou_Haidar">Aminatou Haidar</a> [it] è un&#39;importante attivista per l&#39;indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco). Nata nel 1967, a vent&#39;anni è stata fatta “sparire” dalle autorità marocchine a causa del suo attivismo per riemergere solo tre anni dopo. Nel 2005, Haidar è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione di protesta ed è stata condannata a sette mesi in prigione per aver “incitato violente attività di protesta.”  Amnesty International <a title="Documento ufficiale di Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/010/2005/en/e8f78dc1-d476-11dd-8743-d305bea2b2c7/mde290102005en.html">l&#39;ha considerata</a> [in] prigioniera di coscienza, mettendo in dubbio la correttezza del processo contro di lei e altre 6 persone. Dopo il suo rilascio, Aminatou Haidar è stata onorata con il <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_F._Kennedy_Human_Rights_Award">Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani</a> [in], <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://afsc.org/ht/display/ContentDetails/i/15166/pid/449">, nominata</a> [in] per il Premio Nobel per la pace, e più recentemente premiata con il <a title="Vai al sito ufficiale in inglese" href="http://www.civilcourageprize.org/honorees.htm">Premio al coraggio civile</a> [in] a New York - tutto ciò per il suo impegno nel difendere i diritti umani nel Sahara Occidentale.</p>
<p>Nonostante i riconoscimenti ottenuti, fino a poco tempo fa Haidar ha vissuto in Marocco sempre con la paura di essere arrestata; cioè fino a venerdì 13 novembre quando, appena tornata a Laayoune (una città nella regione del Sahara Occidentale), è stata arrestata e successivamente deportata.  <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.csmonitor.com/2009/1117/p06s10-wome.html">Secondo la testata statunitense <em>Christian Science Monitor</em></a> [in], le autorità se la sono presa con lei per aver scritto “Sahara Occidentale” nei moduli alla dogana. Secondo gli ufficiali marocchini, Haidar ha rinunciato e “volontariamente ceduto per iscritto” la cittadinanza marocchina. La donna è stata quindi trasferita a Lanzarote nelle Isole Canarie, dove le è stata poi concessa la residenza spagnola su basi umanitarie, secondo l&#39;agenzia stampa spagnola <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.abc.es/hemeroteca/historico-16-11-2009/abc/Nacional/haidar-afirma-que-no-comera-hasta-que-no-le-permitan-regresar-a-el-aaiun_1131506786134.html">ABC</a> [sp].</p>
<p>Il blog pro-indipendenza <em>Sandblast</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://sandblast-arts.blogspot.com/2009/11/statement-morocco-expels-saharawi.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Sandblast+%28Sandblast%29&amp;utm_content=Google+Reader">ricorda</a> [in] ai lettori che Haidar non è l&#39;unica dissidente perseguitata per tale causa, infatti afferma:</p>
<blockquote><p>Dal 6 ottobre, quindici noti difensori dei diritti umani del Sahara Occidentale sono stati arrestati, detenuti e interrogati. Sette di loro, conosciuti come i Casablanca 7, sono stati processati in un tribunale militare per atti di tradimento dopo aver visitato dei parenti nei campi per rifugiati dei Saharawi, nel sud-ovest dell&#39;Algeria. Questi Saharawi sono stati bersagliati per essersi espressi contro la repressione dell&#39;occupazione marocchina nella loro patria e per aver sostenuto il diritto all&#39;autodeterminazione come è stato ricosciuto dall&#39;ONU in oltre 100 sue delibere. Ad agosto, le autorità marocchine hanno impedito a sei giovani Saharawi di andare in Gran Bretagna per partecipare al programma <em>Talk Together</em> con sede ad Oxford, che promuove il dialogo tra i giovani nelle aree di conflitto.</p></blockquote>
<p>Il blogger spagnolo <em>Bilbaobilonia</em>, riferendosi ad un recente discorso in cui il Re marocchino Mohammed VI ha affermato che chiunque sostenga l&#39;indipendenza del Sahara è un traditore, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://bilbaobilonia.net/2009/11/18/aminatou-haidar-la-traidora/">ha espresso sostegno</a> [sp] a Haidar:</p>
<blockquote><p>Ya lo dijo el rey Mohamed VI en su <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html');" rel="nofollow" href="http://bilbaobilonia.net/goto/http://www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html" target="_blank">discurso conmemorativo de la Marcha Verde</a>: en Marruecos sólo se puede ser patriota o traidor.  Claro que, si alguien se toma la molestia de examinar las raquíticas libertades que promueve la dinastía alauí o la <a href="http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/marruecos-y-sahara-occidental-liberacion-inmediata-de-8-presos-de-conciencia/">persecución a la que somete a la disidencia saharaui</a> , es fácil llegar a la conclusión de que en Marruecos, la traición es la forma más noble de patriotismo.</p></blockquote>
<div class="translation">Come ha già detto il Re Mohammed VI durante il discorso per la commemorazione della Marcia Verde: un marocchino può solo essere un patriota o un traditore. Ovviamente, se qualcuno si vuol dare la pena di esaminare le stentate libertà che la dinastia Alawite promuove o la persecuzione a cui sottopone i dissidenti Saharawi, è facile concludere che, in Marocco, il tradimento è la forma più nobile di patriottismo.</div>
<p>Il blogger <em>One Hump or Two</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://onehumportwo.blogspot.com/2009/11/aminatou-haidar-abducted-by-moroccan.html">si è dimostrato sorpreso</a> [in] per il fatto che le autorità marocchine se la prendano con qualcuno così noto: </p>
<blockquote><p>Ciò rivela che la polizia marocchina inseguirà ogni Sahrawi che sosterrà un referendum, anche quelli che hanno conoscenze e sostegni internazionali. I riconoscimenti assegnati ad Haidar (il più recente è <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.rfkcenter.org/node/387">il Premio al coraggio civile</a> [in]) avrebbero dovuto porla al di fuori di questi pericoli mostrando al governo marocchino che il mondo li sta guardando.</p></blockquote>
<p><em>Sahara Occidental </em><a title="Blog originale in inglese" href="http://saharaoccidental.blogspot.com/">continua a pubblicare aggiornamenti</a> [in] sul caso di Aminatou Haidar.</p>
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		<title>Adozione: tutelare i diritti di madri e bambini</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/adozione-tutelare-i-diritti-di-madri-e-bambini/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 05:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Donne di vari Paesi e situazioni affrontano i molti aspetti della delicata questione: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Punto che trova tutti d'accordo è la necessità di garantire massima trasparenza all'intero processo dell'adozione e alle sue diverse ricadute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/23/adoption-securing-the-rights-of-mothers-and-children/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>L&#39;adozione di un bambino, sia nella propria nazione che a livello internazionale, crea opportunità per i bambini e i futuri genitori ma anche rischi d&#39;abuso per i diritti umani. Su Internet, persone da tutto il mondo condividono esperienze dal punto di vista di madri adottive, di madri biologiche e degli stessi adottati. Quel che li accouma è la ricerca di maggior apertura e dialogo per un processo le cui molte conseguenze spesso restano invisibili. </p>
<p><strong>Babygate: il traffico dei bambini per far fronte alla domanda</strong></p>
<p>Malinda, madre adottiva di due bambine cinesi,  <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html">scrive sul suo blog <em>Adoption Talk</em> </a> [in] riguardo gli estremi a cui arrivano certi individui corrotti  per assicurare un regolare flusso di bambini a persone in grado di pagare le alte tariffe per l&#39;adozione. Nel suo post <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>Adoption Corruption: Trafficking in the news</em></a> [in] evidenzia alcuni casi recenti in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200909160377.html">Camerun</a> [in], dove i bambini vengono rapiti per esser posti in adozione; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.koreatimes.co.kr/www/news/opinon/2009/09/137_51865.html">Corea</a> [in], dove giovani genitori mettono in vendita i figli su Internet; in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/09/12/guatemala.child.abduction/index.html">Guatemala</a> [in], dove l&#39;esercito ha sequestrato e venduto oltre 333 bambini per darli in adozione e lo stesso è accaduto ad altri bambini <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://poundpuplegacy.org/node/39619">senza il consenso dei genitori</a> [in]; e infine in <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.abc.net.au/news/stories/2009/09/15/2685853.htm">Etiopia</a> [in], dove agenzie non regolamentate vanno convincendo le famiglie a dare in adozione i figli, promettendone il ritorno in futuro o il supporto economico della famiglia da parte della stessa agenzia. Casi analoghi si sono registrati in diversi altri Paesi.</p>
<p><strong>Le madri si uniscono per tutelare i propri diritti umani</strong></p>
<p>Alcune madri adottive fanno ciò che possono per assicurare che il diritto alla maternità di una donna non vada contro i diritti riproduttivi di un&#39;altra.</p>
<p>Un&#39;opzione sono le adozioni aperte, decisione <a title="Post originale in inglese" href="http://www.adoptionqa.com/blog/about-adoption/514/use-caution-when-considering-a-fully-open-adoption/">a volte controversa</a> [in] in cui il bambino rimane in contatto con la madre biologica ed è consapevole come, per altre circostanze, quest&#39;ultima non fosse in grado di prendersene cura.</p>
<p>Una donna statunitense, Leigh, cura un blog intitolato <a title="Post originale in inglese" href="http://sturdyyetfragile.blogspot.com/2009/06/open-adoption-roundtable.html">Open Adoption Round Table</a> [in] centrato sulle problematiche del figlio dato in adozione semi-aperta.</p>
<p>Un&#39;altra blogger e scrittrice, Dawn Friedman <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/2009/10/14/adoption-story/">racconta sul proprio blog la storia</a> [in] dall&#39;opposto punto di vista di aver adottato la figlia, Madison, pur mantenendo aperta la comunicazione con la madre biologica. Friedman è anche un&#39;attivista per la <a title="Post originale in inglese" href="http://www.thiswomanswork.com/tag/adoption-reform/"><span>riforma sull&#39;adozione</span> </a> [in] negli Stati Uniti. E ritine che certa assistenza psicologica nelle gravidanze non programmate spinga troppo facilmente le donne a dare i loro figli in <span>adozione</span> senza informarle adeguatamente sulle difficoltà psicologiche. Friedman raccomanda inoltre che l&#39;assistenza psicologica mirata all&#39;adozione includa anche una sessione post-parto in cui le donne vengano seguite durante la decisione e consigliate sui loro diritti e possibilità dopo il parto, nel caso debbano avere dei ripensamenti o ulteriori preoccupazioni.</p>
<p><strong>Madri biologiche</strong></p>
<p>Ancora dagli Stati Uniti, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">Lorraine Dusky</a> [in], coordinatrice del Forum <em>Birth Mother, First Mother</em> spiega in base alla </span><span><a title="Post originale in inglese" href="http://www.firstmotherforum.com/2009/10/would-updated-medical-information-have.html">propria anamnesi</a> [in] di ritenere che le pillole anticoncezionali assunte durante la gravidanza potrebbero aver danneggiato la salute della figlia poi data in adozione, ma quando ha cercato di informarne la famiglia adottiva tramite l&#39;agenzia, questa si è rifiutata di fornirle informazioni. </span></span></p>
<p>Lorraine ha dato in adozione la figlia senza particolari forzature, ma le norme sul “segreto anagrafico” nelle adozioni potrebbero costare la vita alla figlia. </span></span></p>
<p><span><span>Ma cosa succede alle madri biologiche nei Paesi in via di sviluppo? Dove sono le loro voci? Alcune di loro hanno scritto lettere ai figli dati in adozione, come ci racconta Pam Conell di <em><a title="Sito in inglese families.com" href="http://adoption.families.com/">families.com</a> </em> [in] nella <a title="Recensione in inglese" href="http://adoption.families.com/blog/book-review-i-wish-for-you-a-beautiful-life">recensione del libro di Ae Ran Won</a> [in] <em>I Wish for You a Beautiful Life: Letters from the Korean birthmothers of Ae Ran Won (Ti auguro una vita bellissima: Lettere da madri biologiche coreane). </em></p>
<p>Altre raccontano le proprie storie tramite dei <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=Swm1rlAUmOk">documentari</a> o con racconti dopo essersi <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/10/03/sorry-mrs-smith-looking-beyond-the-story/">riunite con i figli naturali</a> [in]. E altre raccontano di donne che non rimpiangono di aver dato in adozione i figli perchè la consideravano la miglior alternativa. Tuttavia alcune donne, come  <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/05/birth-mothers-and-exotic-other.html">Malinda</a> [in] negli USA, madre adottiva di bambine cinesi che scrive su <a title="Post originale in inglese" href="http://chinaadoptiontalk.blogspot.com/2009/09/adoption-corruptiontrafficking-in-news.html"><em>AdoptionTalk</em></a> [in], ritiene che questi racconti vadano presi con le pinze:</p>
<blockquote><p>Queste rappresentazioni di madri straniere ci fanno separare dall&#39;esperienza di queste madri biologiche, di minimizzarne il dolore, e giustificare il fatto che i nostri figli stanno meglio con noi piuttosto che con loro.</p></blockquote>
<p><strong>Le voci degli adottati</strong></p>
<p><center>
<div id="attachment_102075" style="width: 250px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg"><img title="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/266485504_02408b34a8_m.jpg" alt="Mary Grace in Cina, foto di endbradley" width="240" height="160" /></a><small>Mary Grace in Cina, foto di endbradley</small></div>
<p></center><br />
Le voci degli adottati sono diverse tra loro al pari delle altre parti coinvolte nella triade dell&#39;adozione. Ma in generale condividono alcuni punti di vista in comune: il desiderio di conoscere la propria origine, la ragione dell&#39;adozione e la speranza che le madri naturali abbiano preso una decisione ben informata nel separarsi da loro.  Credono anche nel diritto di conoscere la propria storia se lo scelgono, di sapere presto della loro condizione di adottati e di riconoscerlo come parte della propria identità.<br />
</span></span></p>
<p>Per esempio Susan di <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>ReadingWritingLiving</em></a> [in], una donna adottata nata negli anni &#8216;60, si identifica nella serie TV Mad Men, in particolare nella rappresentazione delle adozioni in quel periodo, quando le donne nascondevano vergognandosi le gravidanze non volute fino a quando partorivano e i figli adottati venivano considerati degli scarti. Tutto ciò viene riassunto nel suo post <a title="Post originale in inglese" href="http://readingwritingliving.wordpress.com/2009/09/29/mad-men-a-window-into-my-own-past/"><em>Mad Men: A Window into my Own Past</em></a> [in]</p>
<blockquote><p>Sì, è stato doloroso sentire questo ma anche ESTREMAMENTE rinfrescante vedere qualcuno che semplicemente lo DICESSE.</p></blockquote>
<p>Nel blog in spagnolo <a title=Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/"><em>Soy Adoptado</em> </a> [sp], David Azcona parla della sua infanzia difficile, l&#39;adozione all&#39;età di 6 anni, l&#39;instabilità e <a title="Post originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/2009/08/14/la-dificultad-de-apego/">l&#39;incapacità di legare con la gente</a> [sp] che ha sperimentato da allora. È un posto in cui anche altri adottati possono pubblicare storie sull&#39;adozione, e condividere le proprie esperienze. Nei commenti sulla pagina personale si incontrano vicende di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-618">bambini</a> [sp] che non conoscono i propri genitori biologici, di <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-440">gemelli separati alla nascita</a> [sp] da infermiere che annunciavano ai genitori <a title="Commento originale in spagnolo" href="http://soyadoptado.wordpress.com/enlaces/#comment-643">la morte di uno dei figli</a> [sp] e di richieste di madri biologiche che cercano di contattare i figli e anche viceversa.</p>
<p>Una <a title="Post originale in inglese" href="http://cedartrees.wordpress.com/2009/07/27/separated-by-adoption-reality-the-adoptive-parent-experience/">ragazza adottata risponde alla domanda</a> [in] posta su un sito riguardo l&#39;amore tra quanti vengono adottati e i genitori adottivi:</p>
<blockquote><p>Sono stata adottata appena nata da i genitori più affettuosi, premurosi e incoraggianti che un bambino o un giovane adulto possa desiderare. Ho anche un fratello più giovane adottato.</p>
<p>Non credo che i miei genitori biologici avrebbero potuto amarmi più di quelli adottivi.</p></blockquote>
<p>Sono intervenute anche altre <a title="Pagina di Yahoo Answers" href="http://uk.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090515134207AAw9oCD">persone adottate con esperienze simili</a> [in], alcuni con relazioni sia con i genitori naturali che quelli adottivi mentre altri conoscevano solo la famiglia adottiva. Le esperienze presentate in questo spazio appaiono straordinariamente positive verso l&#39;adozione.</p>
<p>Alcuni adottati si dichiarano contro l&#39;adozione. <em>Lost Letters</em>, un&#39;adottata che scrive su <a title="Commento originale in inglese" href="http://community.livejournal.com/anti_adoption/"><em>Anti-Adoption</em>, una comunità di livejournal</a> [in], ritiene che anziché spendere così tanti soldi per le procedure e le tariffe per le adozione, il denaro andasse utilizzato per migliorare le condizioni dei genitori naturali in modo da consentire loro di prendersi cura della propria famiglia. E aggiunge:</p>
<blockquote><p>Capisco che la mia <em>attuale</em> posizione nei confronti dell&#39;adozione farà arrabbiare molti perchè la gente vuol credere che l&#39;adozione sia una situazione in cui tutti vincono, perchè la gente ritiene che le donne bianche del ceto medio meritino di avere figli non importa come, perchè la gente crede che la nostra società occidentale sia così meravigliosa che tutti i bambini debbano crescere qui.</p></blockquote>
<p>Nel <a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170814#msg170814">Adult Adoptees Advocating for Change</a></em> [in], AmyAdoptee scrive quanto segue:</p>
<blockquote><p>L&#39;industria dell&#39;adozione ci pone intenzionalmente l&#39;uno contro l&#39;altro. Noi glielo permettiamo.  In effetti, l&#39;industria dell&#39;adozione ci guadagna da tutto ciò. Ecco un articolo che in generale sostiene il nostro punto di vista ma chiede di astenerci dall&#39;attaccare i genitori adottivi. Non c&#39;è niente di male in una sana discussione.</p></blockquote>
<p><a title="Commento originale in inglese" href="http://www.adultadoptees.org/forum/index.php?topic=17486.msg170870#msg170870">PhilM</a> [in], che nella stessa pagina del forum discute su come vengano perceptiti dai genitori adottivi, chiarisce:</p>
<blockquote><p>Sono arrabbiato con una società che ignora i problemi dell&#39;adozione, e il danno che ciò provoca. Sono arrabbiato perchè quando cerco di parlare di queste cose, vengo emarginato e ignorato con commenti come, “beh, ognuno la vive in modo diverso” e “la maggior parte degli adottati che conosco amano i genitori adottivi” e simili. Mi fa arrabbiare che, siccome parlo di adozione, le persone mettono in questione il mio amore per la mia famiglia adottiva. E, ammetto, mi arrabbio quando la gente ripete cose simili.</p>
<p>Non ho bisogno di una lezione su come dialogare. Ho bisogno di persone disposte a dialogare.</p></blockquote>
<p><strong>I prossimi passi</strong></p>
<p>Come per ogni questione delicata, il tema è assai sensibile per tutti coloro che ne sono coinvolti: madri adottive, madri biologiche e figli adottati. Sembra tuttavia che tutti costoro trovano un punto d&#39;incontro su un punto importante: la trasparenza nel processo di adozione è vitale per salvaguardare i diritti umani delle madri e dei figli, e discutere apertamente di adozione incoraggia tale trasparenza.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Revisione redazionale:</em></p>
<p>Abbiamo rimosso il riferimento a una blogger che non vuole essere citata o menzionata in questo post - ce ne scusiamo. Non era nostra intenzione infastidirla od offenderla, quanto piuttosto offrire una molteplicità di punti di vista su questa delicata questione.</p>
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		<item>
		<title>Guinea: indignazione e dolore dopo il massacro compiuto dai militari a Conakry</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/guinea-indignazione-e-dolore-dopo-il-massacro-compiuto-dai-militari-a-conakry/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 05:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Pozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Diaspora]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=8475</guid>
		<description><![CDATA[Dopo le giornate di lutto ufficiale decise dalla dittatura per la brutale azione repressiva dei militari che ha portato alla strage di almeno 157 dimostranti disarmati e sostenitori dell’opposizione, lunedì scorso a Conakry, il Paese si trova ancora sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine. Preoccupanti commenti anche da forum online tedeschi e francesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/claire-ulrich/">Claire Ulrich</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/mgpozzi/'>Maria Grazia Pozzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/02/guinea-outrage-grief-after-brutal-massacre/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Ancora sotto lo stretto controllo della polizia, la <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guinea">Guinea</a> [it] si è lasciata alle spalle il lutto nazionale per la strage dei civili massacrati la scorsa settimana dai militari durante <a title="Articolo della BBC in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8280603.stm">la manifestazione</a> [in] di lunedì 28 settembre contro l’opposizione. Si stima che 157 dimostranti disarmati (probabilmente molti di più) siano stati uccisi con armi da fuoco, accoltellati o bastonati a morte dai soldati dentro e fuori lo &#8220;Stadio del 28 settembre&#8221; dove la coalizione delle forze di opposizione &#8220;Forces vives&#8221; aveva indetto una dimostrazione contro il Capo di Stato, il militare <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href= http://it.wikipedia.org/wiki/Moussa_Dadis_Camara>Dadis Camara</a> [it], che punta a candidarsi alle elezioni presidenziali nel gennaio 2010. Coincidenza tragica, lo stadio prende il nome del giorno in cui la Guinea ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, il 28 settembre 1958. D’ora in poi verrà ricordato come il secondo monumento commemorativo per le torture e le uccisioni di massa dopo il famigerato <a title = "Post di GV in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/guinea-un-memoriale-per-le-vittime-di-camp-boiro/">Camp Boiro</a> [it].</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="356" height="288" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/TFx6Hmz2iOo&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="356" height="288" src="http://www.youtube.com/v/TFx6Hmz2iOo&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br /><small>Il filmato mostra i soldati guineani che sparano sui dimostranti a Conakry,<br />
lunedì 28 settembre (ANSA, su YouTube)</small></center></p>
<p>Quello stesso giorno, in Europa, il blogger <em>Konngol Afirik</em> <a title="Post originale in francese" href="http://konngolafirik.maneno.org/fra/articles/eyf1254167219/">esprimeva così la propria rabbia</a> [fr] :</p>
<blockquote><p>Les responsables du carnage de cette journée noire ont pour nom Capitaine Moussa Dadis Camara, chef de la junte et président de la République autoproclamé, Capitaine Tiegboro Camara secrétaire d’État chargé de la lutte anti-drogue et du grand banditisme, Général Sékouba Konaté ministre de la Défense, Jean Claude Pivi ministre chargé de la sécurité présidentielle. Encore une fois, l&#39;Union Africaine et la CÉDÉAO et les partenaires internationaux se sont révélés ineffectifs devant un officier putschiste prêt à marcher sur des cadavres pour conserver le pouvoir.</p>
</blockquote>
<div class="translation">I responsabili della carneficina in questa tragica giornata sono il Cap. Moussa Dadis Camara, capo della giunta militare e presidente dell&#39;autoproclamata repubblica, il Cap. Tiegboro Camara, Segretario di Stato responsabile degli interventi antidroga e contro il banditismo, il Gen. Sekouba Konaté, Ministro della Difesa e Jean Claude Pivi, ministro responsabile della sicurezza del presidente. Ancora una volta l’Unione Africana, <a title="Voce su Wikipedia in Italiano" href ="http://it.wikipedia.org/wiki/Ecowas">l’ECOWAS</a> [it] e i partner internazionali hanno dimostrato la propria incapacità davanti all&#39;ufficiale golpista che non esita a camminare sui morti per mantenere il potere.</div>
<p>Il cap. Moussa Dadis Camara, salito al potere con un colpo di stato senza spargimento di sangue nove mesi fa, subito dopo la morte del dittatore <a title="Post di GV inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/12/24/all-quiet-in-guinea-after-coup-say-bloggers/">Lansana Conté</a> [in], inizialmente aveva alimentato grandi speranze nei guineani. Ciò perchè era giovane, aveva ricevuto addestramento militare all&#39;estero (in Germania) e non era coinvolto nella precedente dittatura. Come <a title="Articolo su France24" href="http://observers.france24.com/fr/content/20090930-capitaine-dadis-camara-sombrer-guinee-chaos-conakry">ricorda</a> [fr] Noël Etienne Gnimassou, tecnico in una fabbrica di alluminio a Conakry, sul web del canale TV di France24, <em>”Les observateurs”</em>, tale speranza è durata tre mesi:</p>
<blockquote><p>Le capitaine Camara est incompétent pour le poste. Il s&#39;est contenté de travailler pendant les trois mois qui ont suivi sa prise de pouvoir : il a lutté contre la corruption, il a mis à la retraite les vieux généraux fidèles au président Conté et il s&#39;est attaqué au trafic de drogue. Mais passé cette période, il a commencé à se sentir à l&#39;aise dans le fauteuil de président.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Il cap. Camara è inadatto a quel ruolo. Si è dato da fare nei tre mesi successivi alla sua ascesa al potere: ha combattuto la corruzione, il traffico di droga e ha mandato in pensione i vecchi generali fedeli al presidente Conté. Poi ha iniziato a star comodo nella poltrona presidenziale.</div>
<p>Su YouTube, l’acconto anonimo <a title="Video su YouTube in francese" href="http://www.youtube.com/watch?v=gzYpeeqmuGA">”Dadis Show”</a> [fr] ha documentato il rapido cambiamento verso la brutalità della dittatura con una serie di discorsi ampollosi che hanno alimentato dubbi su un leader che la rivista <em>Jeune Afrique</em> ha soprannominato <a title="Articolo in francese" href="http://www.jeuneafrique.com/Article/ARTJAJA2541p020-026.xml0/-arrestation-justice-gouvernance-greve-Docteur-Dadis-et-Mister-Camara.html"><em>il Capitano Dadis e il Signor Camara</em></a> [fr].</p>
<p><center>
<p><object title="Video su YouTube in francese" alt="Video su YouTube in francese" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GGgAj1C7YvM&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/GGgAj1C7YvM&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p></center></p>
<p>Lentamente, nei forum dei residenti, dei medici e dei corrispondenti esteri, sono poi filtrate notizie di stupri brutali, di soldati che cercavano di nascondere la reale portata del massacro rubando i cadaveri dalle camere mortuarie degli ospedali o seppellendoli in tutta fretta sul posto.</p>
<blockquote><p>Anonymous: J&#39;ai une collègue qui a perdu son neveu, mais d&#39;apres les militaires qui ont répondu a son téléphone portable, la famille ne récupérera  pas le corps. On est confine dans les maisons. C&#39;est vraiment terrifiant.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Anonimo: una mia collega ha perso la nipote ma stando ai soldati che hanno risposto al cellulare la famiglia non potrà reclamarne il corpo. La gente è confinata in casa. È davvero terribile.</div>
<p>Giovedì le voci sono state confermate dall’agghiacciante testimonianza resa all’emittente radiofonica francese RFI da un <a title="Articolo su RFI in francese" href="http://www.rfi.fr/actufr/articles/118/article_85209.asp">soldato coinvolto nel bagno di sangue</a> [fr] per obbedire all&#39;ordine ricevuto.</p>
<p>In un <a title="Comunicato stampa in francese" href="http://www.guineenews.org/articles/article_tempo.asp?num=200992983648">comunicato stampa</a> [fr] il Cap. Dadis Camara nega qualsiasi responsabilità, scaricando le accuse sull’opposizione e sui soldati: “Neppure il Capo di Stato è in grado di fermare questo movimento”. Resta da vedere chi guida effettivamente l&#39;esercito, chi ha ordinato di dare la caccia a due corrispondenti di testate estere che <a title="Articolo su RSF in inglese" href="http://www.rsf.org/Two-reporters-for-foreign-media-go.html">“hanno diffuso un’immagine negativa della Guinea”</a> [in]. La maggioranza di quanti hanno commentato l’evento nei <a title="Sito originale in francese" href="http://www.guineenews.org/">siti web sulla diaspora</a> [fr] e nei <a title="Forum in francese" href="http://www.guinea-forum.org/">forum guineani</a> [fr] inorridisce di fronte a queste &#8220;lacrime di coccodrillo&#8221; e considera l’appello &#8220;all’indagine internazionale” e al “governo di coalizione” un altro espediente.</p>
<p>Oumar, un guineano residente all’estero, esorta i connazionali a non aver paura e non smettere mai di volere la pace per <a title="Post in francese" href="htttp://konngolafirik.maneno.org/fra/articles/upd1254359233/">non cadere in trappola</a> [fr]:</p>
<blockquote><p>Son dernier subterfuge est le gouvernement d’union nationale. Le dictateur sait que si l’opposition accepte de faire partie d’un pareil gouvernement, la communauté internationale serait embarrassée dans l’application des sanctions. Comment punir des bourreaux si leurs victimes collaborent avec eux dans un même gouvernement ?Autre idée du chef de la junte pour échapper à la justice internationale : une commission d’enquête internationale avec à sa tête un « sage africain ». À qui pense t-il quand il parle de ce fameux « sage africain » ? Certainement à son mentor Abdoulaye Wade président du Sénégal voisin qui l’appelle affectueusement « mon fils » et qui est avec Kadhafi le seul Chef d’État africain à l’avoir ouvertement soutenu depuis le début.</p>
</blockquote>
<div class="translation">L’ultimo pretesto è un governo di unità nazionale. Il dittatore sa bene che qualora l’opposizione accettasse di far parte di quel governo la comunità internazionale sarebbe perlomeno imbarazzata nell&#39;applicare le sanzioni. Come si fa a punire i responsabili quando proprio le loro vittime collaborano nello stesso governo? Un’altra trovata del capo della giunta per sfuggire alla giustizia internazionale: una commissione d’inchiesta internazionale presieduta da un “africano saggio”. Ma a chi pensa quando parla di questo famoso &#8220;saggio africano?&#8221; Sicuramente al suo mentore Abdoulaye Wade, Presidente del vicino Senegal, che gli si rivolge chiamandolo affettuosamente “figlio mio” e che, insieme a Gheddafi, è l’unico capo di stato africano ad aver sostenuto apertamente Camara fin dall’inizio.</div>
<p>Quando finirà questa vicenda? Nell&#39;ambito di un&#39;indagine svolta dalla BBC, l’analista Paul Melly <a title="Articolo sulla BBC in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8280603.stm">spiega una delle ragioni</a> [in] per cui la Guinea si è trovata per cinquant’anni stretta nella morsa di una serie di dittature:</p>
<blockquote><p>Il Paese è ricco di risorse naturali. Non è facile forzare la caduta di un regime solo con le pressioni esterne. Il [precedente] regime di Lasana Conté è sopravvissuto ad anni di sospensioni degli aiuti europei senza mai cedere di fronte alle richieste dell’Unione Europea di una riforma politica.</p>
</blockquote>
<p><strong>Le proteste in Germania</strong></p>
<p>Intanto, le difficili condizioni della Guinea hanno sollevato un’altra polemica. Quando si è saputo in Germania, dove Dadis Camara ha seguito l&#39;addestramento militare, che parla tedesco e che <a title="Articolo in tedesco" href="http://www.welt.de/politik/ausland/article4684280/Bundeswehr-bildete-brutalen-Junta-Chef-aus.html">sfoggia sempre il distintivo dei paracadutisti tedeschi </a> [ted] sul berretto rosso dell’esercito, il ministero della difesa ha dichiarato che la formazione di ufficiali stranieri in Germania viene promossa dal <a title="Articolo in inglese" href="http://www.earthtimes.org/articles/show/287918,defence-ministry-guineas-military-ruler-was-trained-in-germany.html">governo per diffondere la democrazia all&#39;estero</a> [in] e che &#8220;non è colpa di Berlino se gli ufficiali prendono un’altra direzione quando tornano a casa”. L’indignazione si è riversata in dieci pagine e più di commenti sul sito del <a title="Post in tedesco" href="http://www.welt.de/politik/ausland/article4684280/Bundeswehr-bildete-brutalen-Junta-Chef-aus.html">quotidiano tedesco Die Welt</a> [ted]:</p>
<blockquote><p>Angelina: Diesem Schwein sollten alle Titel und Ränge der Deutschen Bundeswehr aberkannt werden,das Fallschirmspringerabzeichen müßte ihm Frau Merkel persönlich vom Barrett reißen!</p>
</blockquote>
<div class="translation">A quel maiale bisognerebbe strappare i titoli e i gradi della Bundeswehr tedesca e il distintivo dei paracadutisti, e dovrebbe farlo personalmente la Sig.ra Merkel!</div>
<p class="notes"><em>Jennifer Brea ha contribuito alla stesura e alla traduzione di quest&#39;articolo.</em></p>
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		<title>Cuba: il concerto per la pace</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 00:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concerto "Pace senza Frontiere", organizzato dal cantante colombiano Juanes e svoltosi il 20 settembre nella Piazza della Rivoluzione a L'Avana, ha acceso passioni e dibattiti roventi. I post dei blogger cubani, residenti dentro e fuori il Paese, rivelano la diversità di opinioni sulla situazione politica e sul futuro dell'isola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/firuzeh-shokooh-valle/">Firuzeh Shokooh Valle</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/26/cuba-concert-for-peace-2/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il semplice nome “Cuba” risveglia i dibattiti più appassionati, specialmente tra i latinoamericani e la gente dei Caraibi.  Il cantante colombiano <a title="Sito ufficiale di Juanes in spagnolo" href="http://www.juanes.net/">Juanes</a> [sp] ha proposto una tregua, un momento per la solidarietà, per la pace, per superare le barriere politiche, geografiche ed emotive. E quale modo migliore di riuscirci se non con la musica? Questa è stata l&#39;idea che ha spinto Juanes a organizzare il concerto <a title="Sito ufficiale di Paz sin Fronteras" href="http://www.pazsinfronteras.org/">“Paz sin Fronteras”</a> [sp] svoltosi domenica 20 Settembre 2009, nell&#39;iconica Piazza della Rivoluzione a L&#39;Avana, Cuba. Quindici artisti provenienti da Cuba, Colombia, Ecuador, Portorico, Venezuela, Spagna, e Italia si sono esibiti (per una lista completa degli artisti vedi il sito ufficiale <a title="Sito ufficiale di Paz sin Fronteras" href="http://www.pazsinfronteras.org/">del concerto</a> [sp]).  Secondo gli organizzatori, 1.150.000 persone hanno riempito Piazza della Rivoluzione per ascoltare musica per sei ore sotto il caldo sole caraibico. La folla immensa sembrava un mare di schiuma: ognuno era vestito di bianco, sia gli artisti che gli spettatori. Su YouTube è disponbile un filmato degli <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=txy35PzvZ44">artisti in arrivo al concerto</a> [in]. </p>
<p>Ma l&#39;evento è stato circondato anche da controversie.  Gli esuli cubani a Miami <a title="Articolo del Washington Post in inglese" href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/09/20/AR2009092000739.html?hpid=moreheadlines">lo hanno ferocemente criticato</a> [in] e Juanes — che vive a Miami, come molti altri artisti latinoamericani — ha persino ricevuto <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=48525">minacce di morte</a> [in]. A L&#39;Avana, alcuni artisti <a title="Sito originale in spagnolo" href="http://www.elnuevodia.com/XStatic/endi/template/content.aspx?se=nota&amp;id=619105">hanno lamentato</a> [sp] di essere sotto il controllo della polizia. Vediamo ancora una volta come qualsiasi cosa riguardi Cuba non lasci nessuno indifferente. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama <a title="Articolo del Washington Post in inglese" href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/09/20/AR2009092000739.html?hpid=moreheadlines">ha avuto qualcosa da dire</a> [in] sul concerto in un&#39;intervista a Univisión: “Certamente non penso che ostacoli i rapporti tra Cuba e Stati Uniti… Né stimerei eccessivamente la misura in cui li aiuta.” Il presidente venezuelano Hugo Chávez <a title="Sito originale in spagnolo" href="http://www.radio.uchile.cl/notas2.asp?idNota=55670">ha commentato</a> [sp]<br />
che è stato “meraviglioso” aver visto così tanti artisti internazionali participare all&#39;evento. Sebbene gli artisti abbiano parlato principalmente di pace, amore, e solidarietà tra i Cubani, ci sono stati solo anche dei commenti politici durante il concerto, come quando Juanes <a title="Sito originale in spagnolo" href="http://www.elnuevoherald.com/entretenimiento/story/548600.html">ha gridato</a> [sp] “Cuba libre”, e quando il leggendario gruppo cubano <a title="Pagina del gruppo Los Van Van in spagnolo" href="http://www.timba.com/artists/losvanvan/index.asp">Los Van Van</a> [sp] — gli ultimi ad esibirsi — <a title="Sito originale in inglese" href="http://www.elnuevoherald.com/entretenimiento/story/548600.html">ha detto</a> [in], “Nonostante tutto, il concerto per la pace ha avuto luogo!”</p>
<p>La blogosfera cubana è stata molto eloquente. Gli interventi dei blogger cubani, che vivono a Cuba e in altri Paesi, rivelano la diversità di opinioni sulla situazione politica cubana.</p>
<p>Su <a title="Blog Generacion Y in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generationy/">Generación Y</a> [sp] la blogger cubana Yoani Sánchez ha scritto del concerto la domenica stessa:</p>
<blockquote><p>Domani il sole sorgerà come ogni lunedì. Il peso convertible continuerà a salire, <a title="Blog Desde Cuba" href="http://www.desdecuba.com/generationy/?p=23">Adolfo</a> [sp] e i suoi colleghi trascorreranno un altro giorno dietro le sbarre nella prigione di Canaleta, mio figlio sentirà a scuola che il socialismo è l&#39;unica possibilità per il Paese e negli aeroporti continueremo a chiedere autorizzazioni per lasciare l&#39;isola. Il concerto di Juanes non avrà cambiato significativamente le nostre vite, ma non sono andata in Piazza con quest&#39;illusione. Non sarebbe giusto chiedere a un giovane cantante colombiano di incitare a quei cambiamenti che noi stessi non siamo riusciti a realizzare, pur volendoli intensamente.</p>
<p>Sono stata alla spianata per vedere come appaia diverso quello spazio quando contiene folle organizzare dall&#39;alto, rispetto a quando ospita un gruppo di persone che ballano, cantano e interagiscono senza il coinvolgimento della politica. È stata un&#39;esperienza unica esserci, senza gridare slogan e senza dover applaudire meccanicamente quando il tono del discorso contrassegnava il momento dell&#39; acclamazione. Chiaramente alcuni elementi somigliano a quelli che marciano ogni primo Maggio, specialmente il numero di poliziotti in abiti civili tra il pubblico.</p>
<p>Se consideriamo l&#39;esibizione del 20 settembre come prova generale per il concerto che avremo un giorno, allora dobbiamo congratularci con quanti vi hanno partecipato. Anche se non ce ne sarà un altro, e la Plaza riprenderà la propria solennità e grigiore, almeno questa domenica pomeriggio viviamo qualcosa di diverso. In un luogo dove la divisione tra di noi è stata sistematicamente seminata, Juanes — al tramonto del sole — ha gridato, “Per la famiglia cubana unita!”</p></blockquote>
<p>Marc Mas Ferrer ha scritto del concerto sul proprio blog <a title="Blog Uncommon Sense in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/"><em>Uncommon Sense</em></a> [in]:</p>
<blockquote><p>Non castigherò Juanes, né lo maledirò, né chiederò alla gente di bruciarne gli album. Sarebbe tutta energia sprecata, a tutto vantaggio dei fratelli Castro.</p>
<p>Invece, approfitterò dell&#39;attenzione creata per quanti di noi sono impegnati per una Cuba libera, di quella creata per sé e per Cuba, per informare e per dare sostegno a quei cubani per i quali l&#39;unico “confine” che blocca la pace nell&#39;isola è quello posto da un regime assassino verso il popolo cubano.</p>
<p>Mentre Juanes e gli altri cantanti si esibiscono, ricorderò <a title="Blog Uncommon Sense in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/09/these-cubans-wont-be-at-the-juanes-concert-cuba-humanrights.html">i prigionieri politici</a> [in] e gli altri cubani che hanno sacrificato la vita per portare a Cuba una pace vera — una pace fatta di rispetto per i diritti umani, una pace con giustizia, una pace con libertà.</p>
<p>Ciò sarà molto di più di quanto Juanes potrà probabilmente fare per loro.</p></blockquote>
<p>Reinaldo Escobar ha commentato così su <a title="Post in spagolo da Desde Cuba" href="http://www.desdecuba.com/reinaldoescobar/"><em>Desde aquí</em></a> [sp] :</p>
<blockquote><p>La plaza estaba llena, no sólo de personas, sino de modos de pensar, de tendencias y credos. Nadie puede dividir en dos bandos a toda una nación. A ver, usted que me está leyendo, ¿en cuál saco quiere que lo echen?, ¿donde van los que hicieron explotar un avión en pleno vuelo en el que viajaba nuestro equipo de esgrima, o en el que están los que hundieron el remolcador 13 de marzo, cargado de inocentes? ¿En el saco de los que ahorcaron al alfabetizador Manuel Ascunce o en el de los que ordenaron derribar dos avionetas desarmadas? La gente que vi en la plaza el pasado domingo no cabía en ninguno. Los jóvenes que acompañaban las canciones tenían sus ojos puestos en el futuro, no digo que fuera un coro de ángeles, pero no seré yo quien los satanice como “cómplices de la dictadura”. Que los cubanos seamos una sola familia es un hermoso y necesario propósito, gústele a quien le guste y pésele a quien le pese.</p></blockquote>
<p class="translation">La Piazza era gremita, non solo di persone, ma anche modi di pensare e convinzioni differenti. Nessuno può dividere una nazione in due fazioni. Vediamo, tu che stai leggendo questo articolo, da che parte stai? Da che parte stanno quelli che hanno fatto esplodere l&#39;aereo su cui viaggiava la nostra squadra di scherma? Da che parte stanno quelli che il 13 marzo hanno affondato il rimorchiatore pieno di persone innocenti? Da che parte stanno quelli che hanno impiccato l&#39;alfabetizzatore Manuel Ascunce o coloro che hanno ordinato di abbattere due aerei disarmati? Le persone che ho visto in Piazza non appartengono a nessuna di queste categorie. I giovani che cantavano guardavano al futuro. Non sto dicendo che fosse un coro di angeli, ma non li demonizzerò come &#8220;complici della dittatura&#8221;.  Pensare che noi cubani siamo parte di una sola famiglia è splendido e necessario, sebbene possa dare fastidio.</p>
<p>Il video dell&#39;intero concerto può essere <a title="Video su Yahoo" href="http://www.yahoo-pazsinfronteras.com/">seguito qui</a> [sp]. Le foto sono disponibili sul fotoblog di Roberto Suárez <em><a title="Sito originale in spagnolo" href="http://robertosuarezpinon.blogspot.com/2009/09/imagenes-del-concierto-de-juanes-en.html">Cuba en fotos</a></em> [sp].</div>
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		<title>&#8220;Ha senso sposare un non-arabo?&#8221;, si chiedono le donne arabe espatriate</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/ha-senso-sposare-un-non-arabo-si-chiedono-le-donne-arabe-espatriate/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 00:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Putrino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle questioni più spinose che si trovano ad affrontare le donne arabe che vivono in altri Paesi è: "Posso sposare uomini non arabi, non musulmani, oppure convertiti all'Islam?" La blogger palestinese Mona, che vive in Canada, scatena un vespaio (e 162 commenti finora) ponendo tali domande sul suo blog.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/rosalbap/'>Rosalba Putrino</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/arab-diaspora-shall-i-marry-a-non-arab/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Le donne arabe che vivono lontano dai Paesi arabi si trovano a dover affrontare domande difficili. Possono sposare uomini non arabi, non musulmani, oppure convertiti all&#39;Islam? La blogger palestinese <em>Mona</em>, che vive in Canada e cura il blog <i>Rebellious Arab Girl</i>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.rebelliousarabgirl.net/2009/09/07/arabs-marrying-non-arabs/">scatena</a> [in] un vespaio quando pone tali domande in un post che finora ha dato seguito a 162 commenti. </p>
<p>Scrive Mona: </p>
<blockquote><p>C&#39;è una domanda a cui non ho una <em>vera</em> risposta, ma è la più frequente che la gente mi chiede. Questa domanda viene fatta soprattutto perché la gente pensa che la Ribelle Ragazza Araba sia una ragazza matta e stramba disposta a tutto.</p>
<p>Mona, perché non sposi un non-arabo? Cosa c&#39;è di male a sposare un convertito? Mona, se non ti piace la cultura araba, perché non sposi qualcuno che ne è al di fuori e ci risparmi le tue lamentele?</p>
</blockquote>
<p>E spiega: </p>
<blockquote><p>La mia risposta è semplice. Sono stata cresciuta in un certo modo e non voglio che qualcuno si abitui al modo in cui il mio cervello è stato pesantemente influenzato dalla cultura e dalla famiglia araba, e non voglio abituarmi al suo. E comunque, si tratta di una mia scelta. </p>
</blockquote>
<p>Aggiunge poi: </p>
<blockquote><p>Molti arabi sposano non arabi. È un fatto noto storicamente. Molte persone sono contro questo fatto e non capisco perché. Se ciò vi riguarda direttamente, allora arrabbiatevi pure. Tutto ciò che so è che ogni persona è responsabile delle proprie azioni. Lasciate che la gente faccia ciò che vuole. Che sia una donna o un uomo arabo, lasciateli fare.</p>
</blockquote>
<p>I matrimoni inter-razziali, fa notare Mona, hanno il loro lato negativo: </p>
<blockquote><p>So che ci sono molti problemi con i matrimoni inter-razziali, specialmente per come li vedono gli arabi, ma cosa possiamo farci? A volte gli arabi sono così esigenti  da volere che i figli e le figlie sposino soltanto una persona araba. Inoltre, questa persona deve provenire dalla stessa nazione, dallo stesso villaggio e deve parlare lo stesso dialetto. Cosa volete farci? Questa è la loro mentalità. Prendere o lasciare.</p>
</blockquote>
<p>E aggiunge: </p>
<blockquote><p>Credo che sia logico per una donna araba sposare un arabo. Se qualcuno pensa che non sia giusto, forse un giorno vedranno il lato positivo della faccenda. Se questi arabi vogliono veramente che le cose cambino, forse possono cominiciare a cambiare il modo di vivere la propria vita ed educare i figli secondo uno stile di vita arabo più moderno.</p>
</blockquote>
<p>Nella sezione dei commenti, il dibattito si infiamma. </p>
<p>La marocchina <i>Hajar Benlahmar</i> fa notare: </p>
<blockquote><p>Se dovessi scegliere tra sposare un arabo e un non arabo, sceglierei il non arabo anche se io sono araba. per un semplice motivo, non sopporto la mentalità degli uomini arabi, che è dogmatica, razzista, sessista&#8230;per dirne solo qualcuna<br />
…e qualsiasi donna di successo non può accettare tale comportamento perché un uomo arabo non accetta la donna come sua compagna di vita, vuole che rimanga sotto il suo controllo, ne assecondi i desideri e negandole l&#39;esistenza…Non voglio generalizzare, ma la maggior parte degli uomini arabi non cercano una moglie con cui condividere la vita, ma cercano una serva…Mia cugina è sposata con un francese convertito all&#39;Islam. hanno trascorso le vacanze con noi in marocco. un giorno mi sono svegliata e l&#39;ho trovato a stirare i vestiti suoi e di lei, poi ha cambiato il pannolino della figlia e ha perfino lavato i piatti… ha aiutato in tutto…Mio fratello l&#39;ha visto cucinare la cena e gli ha detto &#8220;amico tu sei pazzo!!! è lei quella che deve farlo, l&#39;hai sposata per questo”, lui ha detto con espressione innocente ”l&#39;ho sposata perché la amo” lol
</p>
</blockquote>
<p>La diciassettenne tedesco-bahraini <a title="Post originale in inglese" href="http://diaryofanarabgirl.blogspot.com/"><i>Mariam</i></a> [in] accentua la questione, aggiungendo: </p>
<blockquote><p>A me non importa sposare un arabo o un non arabo, ma siccome mia madre è tedesca convertita e mio padre arabo e io sono figlia di un matrimonio misto ho pensato di farvi sapere i vantaggi dei matrimoni misti. Conosciamo più di una lingua; capiamo più di una sola cultura, di una tradizione e di una religione anche se non le condividiamo completamente. Siamo capaci di cambiare le idee della gente di entrambi i Paesi e tradizioni a cui noi siamo legati mentre uno straniero non lo è. Siamo privi di pregiudizi. Abbiamo la mentalità più aperta. E uniamo la gente. Questi sono solo alcuni esempi.</p>
</blockquote>
<p>E <a title="Post originale in inglese" href="http://www.desertsharksblog.com/"><i>Desert Shark</i></a> [in] condivide la seguente storia: </p>
<blockquote><p>Mia sorella è fidanzata con un americano convertito all&#39;Islam. All&#39;inizio ciò infastidiva parecchio mio padre, che pian piano si è abituato all&#39;idea. Non c&#39;era nessun ragazzo arabo che riuscisse a stare con una donna istruita, indipendente ed economicamente stabile come mia sorella, è un tipo di mentalità che la maggior parte dei ragazzi arabi non riesce a gestire. Quindi non è ha sorpreso il fatto che abbia trovato un ragazzo americano capace di accettare una donna come lei. L&#39;idea di donne arabe che sposano non arabi non è semplice, penso che molti la considerino qualcosa che va contro la propria cultura. Ma a volte devi seguire il tuo cuore e stare con la persona che veramente vuoi.</p>
</blockquote>
<p>Infine <em>Najma</em> sostiene lo status quo: </p>
<blockquote><p>Personalmente credo che ognuno dovrebbe seguire la propria cultura e origini. Le arabe dovrebbero sposare gli arabi e così via. Ciò fa risparmiare un sacco di problemi, seccature, conflitti e disaccordi familiari. Voi dite che qualcuno preferisce non avere a che fare con i suoceri arabi che non vi lasciano in pace, ditemi allora quali altri suoceri non creano problemi e vi lasciano in pace. Onestamente molti problemi nascono quando si sposa qualcuno con origini diverse. Se non subito, le conseguenze si vedranno più  in là, anche se conosco parecchi che hanno sposato persone di origini diverse e sono felici. Quindi non si sa mai, ma io non lo farei!</p></blockquote>
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		<title>New York: 30 moschee in 30 giorni</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 06:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, ultimo giorno del Ramadan, si conclude anche il viaggio in cui Aman Ali e Bassam Tariq documentano la visita a “30 moschee in 30 giorni”, che è anche il nome del loro blog. Eccone gli stralci (e le foto) più significativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/solana-larsen/">Solana Larsen</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/usa-30-new-york-mosques-in-30-days/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignright size-full wp-image-96199" title="Aman Ali e Bassam Tariq" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/amanbassam.png" alt="Aman Ali e Bassam Tariq" width="128" height="128">A New York due giovani, Aman Ali e Bassam Tariq, stanno concludendo il viaggio in cui documentano la visita a <a title="Link al sito originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/">“30 moschee in 30 giorni”</a> [in] che è anche il nome del loro blog.</p>
<p>Questo progetto personale di visitare e fotografare l&#39;interno delle moschee durante il sacro mese del <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ramadan">Ramadan</a> [it] (nel quale i musulmani digiunano dall&#39;alba al tramonto) ha richiamato l&#39;attenzione della <a title="Link al video e articolo della TV locale" href="http://www.ny1.com/content/top_stories/105691/two-men-try-for-30-mosques-in-30-days/Default.aspx">TV locale di New York NY1</a> [in].</p>
<p>Il primo post del blog <a title="Primo post del blog" href="http://30mosques.tumblr.com/post/171085403/day-1-the-journey-begins"> è datato 22 Agosto</a> [in] e dice:</p>
<blockquote><p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/171085403/day-1-the-journey-begins"><strong>Primo Giorno: Comincia il viaggio</strong></a> [in] </p>
<p>Stanotte io e il mio amico Bassam Tariq abbiamo avuto un&#39;idea insanamente originale: perché non andiamo a pregare in una moschea diversa per ogni giorno del mese del Ramadan? Ecco com&#39;è nato questo sito Web…</p>
</blockquote>
<p>Secondo una <a title="La ricerca della Columbia University" href="http://www.columbia.edu/cu/news/04/09/muslims.html">ricerca della Columbia University</a> [in], New York conta circa 600.000 <strike>(un milione secondo la televisione locale NY1)</strike> musulmani con culture e appartenenze etniche diverse.</p>
<p>Generalmente la gente non va a visistare le moschee di altri gruppi etnici, ma Aman e Bassam (entrambi originari dall&#39; Asia Meridionale) dicono di essere stati accolti ovunque con sorrisi e caldi benvenuti.</p>
<p><strong><a title="Post dal blog originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/post/175990961/day-9-masjid-aqsa">Nono giorno: Masjid Aqsa</a></strong> [in]  (Moschea dell&#39;Africa Occidentale a Manhattan)</p>
<blockquote><p>Oggi ho deciso di rimanere nel mio quartiere e di visitare la Masjid Aqsa. La moschea si trova un paio d&#39;isolati a sud del mio appartamento all&#39;incrocio tra la 116ima e Frederick Douglas. La comunità è prevalentemente dell&#39;Africa Occidentale; si dice anche che in quest&#39;area risieda il gruppo senegalese più numeroso di New York.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-96181" title="Nona giornata: Masjid Aqsa (Moschea dell'Africa Occidentale a Manhattan)" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/masjid_sign-300x200.jpg" alt="Nona giornata: Masjid Aqsa (Moschea dell'Africa Occidentale a Manhattan)" width="300" height="200"></p>
<p>Come per le altre moschee di Manhattan i venditori circondano l&#39;ingresso offrendo un po&#39; di tutto, dai datteri Madani ai calzini Nike. Uno dei banchetti più interessanti vendeva pesce secco.</p>
</blockquote>
<p><a title="Post dal blog originale in inglese" href="http://30mosques.tumblr.com/post/177632452/day-11-masjid-al-hikmah"><strong>Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah </strong></a> [in] (Moschea indonesiana nel Queens)</p>
<blockquote><p>Amo gli indonesiani tanto quanto la loro cucina. Abbiamo rotto il digiuno con dei datteri e questa persona con la maglietta blu (vedi foto) ci ha servito una buonissima zuppa indonesiana.</p>
<p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/177632452/day-11-masjid-al-hikmah"><img class="size-medium wp-image-96179" title="Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah (Moschea indonesiana nel Queens)" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/iftaar-300x200.jpg" alt="Undicesimo giorno: Masjid Al-Hikmah (Moschea indonesiana nel Queens)" width="300" height="200"></a></p>
</blockquote>
<p>Trascendere le differenze culturali non è sempre facile.</p>
<p>Nel <a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/178461908/day-12-masjid-tawhid-inc">dodicesimo giorno</a> [in] del viaggio Bassam descrive apertamente i suoi pensieri quando ha dovuto scegliere tra due moschee di Brooklyn situate a pochi isolati di distanza: una bengalese e l&#39;altra dell&#39;Africa occidentale.</p>
<p>Date le sue origini asiatiche, la moschea bengalese avrebbe rappresentato l&#39;opzione più facile, ma grazie all&#39;incoraggiamento di un amico Bassam ha deciso di accettare la sfida personale più importante.</p>
<p><strong><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/178461908/day-12-masjid-tawhid-inc">Dodicesimo giorno: Masjid Tawhid Inc.</a> </strong> [in] (Moschea dell&#39;Africa occidentale a Brooklyn)</p>
<blockquote><p>… Le cose non sembravano cosi imbarazzanti all&#39;inizio. Di fatto è stato dal momento in cui mi sono chiesto come il resto della congregazione percepisse la mia presenza che ho cominciato a sentirmi fuori posto. Mi sono sentito uno scroccone, uno che mangia tutto quello che gli viene offerto e lascia la festa all&#39;improvviso poco dopo. Se vuoi, un pessimo esibizionista. Sebbene nessuno nella moschea si sia sentito in quel modo, mi chiedo se qualcuno si sia mai domandato: “Perché non è andato semplicemente alla moschea bengalese?” Forse sono le mie insicurezze personali che hanno suscitato tale reazione.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96193" title="Masjid" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/anothermosque-300x200.jpg" alt="Masjid" width="300" height="200"></p>
</blockquote>
<p><a title="Post su tumblr" href="http://30mosques.tumblr.com/post/186624034/day-22-albanian-islamic-cultural-center"><strong>Ventiduesimo giorno: Centro Culturale Islamico Albanese</strong></a> [in] (Isola Staten ) </p>
<blockquote><p>… La moschea ha un proprio cuoco che prepara il cibo, che Allah lo ricompensi per il suo talento.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96187" title="Centro Culturale Islamico Albanese" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/foodalbanian-300x200.jpg" alt="Centro Culturale Islamico Albanese" width="300" height="200"></p>
<p>Ma la vera esperienza nella moschea non è stato il cibo. Ci siamo seduti in mezzo a molti dei ragazzi piu&#39; giovani facendo domande e raccogliendo informazioni sulla comunità…</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-96186" title="Centro Culturale Islamico Albanese" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/kids-300x205.jpg" alt="Centro Culturale Islamico Albanese" width="300" height="205"><br />
…Una cosa che mi fa tanto piacere è vedere i ragazzini venire alla moschea perché amano trascorrere il tempo li e non perché vi vengono trascinati dai genitori. Sono ragazzi come questi che mi rendono felice rispetto alla direzione che sta prendendo l&#39;intera comunità musulmana di questo Paese. </p>
</blockquote>
<p>Il mese del Ramadan si conclude oggi 19 settembre.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Palestina: immagini da Gaza</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/palestina-immagini-da-gaza/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 23:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Diaspora]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra & conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente & Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi e turismo]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i palestinesi emigrati, il viaggio per tornare a casa è un'esperienza difficile e dolorosa. Recatosi in visita a Gaza, il blogger palestinese Ibrahim si è ritrovato senza parole - preferendo lasciar parlare un appropriato album fotografico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/14/palestine-scenes-from-gaza/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Per i palestinesi emigrati, il viaggio per tornare a casa è un&#39;esperienza difficile e dolorosa. Il blogger palestinese <em><a title="Blog in arabo" href="http://www.datalap.no/?p=467">Ibrahim</a></em> [ar] si è recato in visita a Gaza, ritrovandosi senza parole. Così ci regala un album fotografico per riassumere il suo soggiorno.</p>
<p>Il blogger, che vive in Europa e coordina il sito <em>Palestine Technoblog</em>, ha trascorso un mese intero visitando Gaza, e scrive:</p>
<div class="arabic">
وكنت قد نويت أن أكتب عن الرحلة ، ولكني لا أجد الكلام المناسب، بجد الرحلة كانت ممتعة بكل ما في الكلمة من معنى . ولكنها لم تكن كافية ، حاولت أن أطفآ ما بداخلي من شوق وحنين ، ولكني لم استطع لذا سأحاول بكل ما اوتيت من قوة أن أعود بشكل دائم إلى غزة قريبا بإذن الله . أما لهذه التدوينة فسأضع بعض الصور بشكل تسلسلي . أترككم مع الصور</div>
<div class="translation">Avevo intenzione di parlare del viaggio, ma non sono riuscito a trovare le parole giuste. Sul serio, è stato un viaggio emozionante, con tutto ciò che il termine comporta, ma non è certo bastato. Ho provato a disfarmi di tutta la nostalgia che mi portavo dentro, ma non vi sono riuscito, per quanto ci abbia provato. Spero di potermi trasferire presto e definitivamente a Gaza, se Dio vuole. In questo post vi allego alcune foto, nell&#39;ordine in cui sono state scattate. Vi lascio alle immagini.</div>
<p>Eccone alcune:</p>
<div id="attachment_96076" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-96076" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=96076"><img class="size-medium wp-image-96076" title="Giornata al mare" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/pic_0068-300x225.jpg" alt="Il blogger si gode la giornata al mare con la famiglia" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Il blogger si gode la giornata al mare con la famiglia</p>
</div>
<div id="attachment_96077" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-96077" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=96077"><img class="size-medium wp-image-96077" title="Festività locale" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/img_0726-300x225.jpg" alt="Una giornata di festa a Gaza" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Una giornata di festa a Gaza</p>
</div>
<div id="attachment_96082" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-96082" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=96082"><img class="size-medium wp-image-96082" title="Panorama di Gaza" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/img_0755-300x225.jpg" alt="Panorama di Gaza" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Panorama di Gaza</p>
</div>
<div id="attachment_96083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-96083" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=96083"><img class="size-medium wp-image-96083" title="All'attacco di un dolce locale" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/img_1080-300x225.jpg" alt="All'attacco di un dolce locale" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">All&#39;attacco di un dolce locale</p>
</div>
<div id="attachment_96084" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-96084" href="http://it.globalvoicesonline.org/?attachment_id=96084"><img class="size-medium wp-image-96084" title="Palazzi in sfacelo, souvenir di guerra" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/09/img_1112-300x225.jpg" alt="Palazzi in sfacelo, souvenir di guerra" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Palazzi in sfacelo, souvenir di guerra</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Hijab e burqa, divieti e libere scelte</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/08/hijab-e-burqa-divieti-e-libere-scelte/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 23:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
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		<category><![CDATA[Protesta]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se la pratica del <em>hijab</em> esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni, suscitando quasi sempre reazioni polarizzate - come accade a seguito della recente, controversa proposta del presidente francese Sarkozy.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/30/hijablogging-on-burqas-and-bans/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche se la pratica del <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hijab">hijab</a></em> [it] esiste sin da epoche preislamiche, il dibattito che lo circonda si è intensificato negli ultimi anni. Mentre in alcuni Paesi (Arabia Saudita, Iran, parti dell’Afghanistan e dell’Indonesia) il <em>hijab</em> è obbligatorio, in altri è stato vietato nelle scuole e in altri luoghi pubblici (Turchia, Tunisia, parti del Belgio e della Germania). Ma sia che venga imposto o proibito, l&#39;abbigliamento delle donne musulmane è quasi sempre un argomento che suscita un dibattito infuocato.</p>
<p>Recentemente il presidente francese Nicholas Sarkozy <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/europe/06/23/france.burkas/index.html">ha proposto</a> [in] il divieto di indossare il <em><a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burqa">burqa</a></em> [it]. La sua proposta segue la norma francese del 2004 che proibisce l’uso del <em>hijab</em> nelle scuole.</p>
<p>Blogger di tutto il mondo e di ogni posizione hanno commentato la proposta di Sarkozy. Su <em>KABOBfest</em>, la canadese Sana <a title="Post originale in inglese" href="http://www.kabobfest.com/2009/07/beyond-mini-skirts-and-veils.html">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Avendo come obiettivo il modo in cui un numero ridotto di donne francesi scelgono di asserire e rappresentare la propria sessualità, la Francia perde di vista le vere radici del problema, lasciando intendere al contempo che le sue fondamenta forse sono assai meno solide di quanto pensino il mondo e i propri cittadini. È ora che la Francia non rinunci alle varie componenti della propria identità, avvicinandosi piuttosto a tali elementi con la mente più aperta. Le sue minoranze stanno cercando di adattarvisi da decenni, ma la Francia non può accettare un’equità minima come base per un’uguaglianza più vasta come abbiamo fatto qui nell’America del Nord?</p></blockquote>
<p>La blogger conclude così:</p>
<blockquote><p>Sig. Sarkozy, forse i suoi tentativi sono sinceri: dopo tutto lei sta solo cercando di salvaguardare i criteri che rendono una persona sufficientemente “francese”. Ricordi, comunque, che nel suo tentativo di liberare la donna dalle proprie catene di stoffa, lei ne limita la sessualità, l&#39;individualità e il suo essere ai confini dell&#39;harem dettando la danza che deve eseguire e gli indumenti che deve indossare per compiacere lei.</p></blockquote>
<p>Il blogger algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> fa eco a questo modo di vedere. Sostenendo che la proposta di Sarkozy è “bigotteria travestita da galanteria”, <a title="Post originale in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/06/27/bigtory-dressed-as-gallantry-sarko-and-the-burqa/">afferma</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Il problema di cui i francesi dovrebbero preoccuparsi non è il burqa per come è indossato oggi in Francia, ma il fatto che un simile divieto, come è successo con la proibizione del velo, rafforzerà quest&#39;indumento in quanto simbolo dell’identità musulmana e un segnale di sfida culturale. La Francia ha fatto un buon lavoro nell&#39;alienarsi le minoranze razziali e religiose. Senz’altro tra le nazioni occidentali è leader in questo campo. Tuttavia questo primato non consente di far avanzare granché la causa dell’assimilazione attivamente perseguita dai francesi. La proposta arriva accompagnata anche da altri accessori. La preoccupazione (sottolineata dall’articolo dell’Economist) che questo possibile divieto venga “equivocato all’estero”, pare ridicola. Cosa ci sarebbe da equivocare? È esattamente un tentativo di limitare l’espressione della religione, in particolare l’Islam in questo caso, e deriva dalle stesse motivazioni del precedente divieto di indossare il velo.</p></blockquote>
<p>Farah, scrivendo sul blog di gruppo <em>Nuseiba</em>, presenta <a title="Post originale in inglese" href="http://nuseiba.wordpress.com/2009/07/27/burqas-bans-and-feeble-women/">un eccellente riepilogo delle opinioni australiane</a> [in] sull&#39;argomento, e nota:</p>
<blockquote><p>Numerosi scrittori (compresi Posetti e Hussein) contrari al divieto rilevano come molte donne scelgano volontariamente di indossare il burqa o il niqab. Mentre il burqa è stato usato da certi gruppi per soggiogare le donne, questi autori sottolineano la necessità di riconoscere la libera decisione di queste donne musulmane, anziché negargliela come farebbe un divieto.</p></blockquote>
<p>La blogger credente Tracy Simmons, dagli Stati Uniti, ritiene la questione alquanto semplice. Chiedendo a Sarkozy di non privare le donne della propria dignità, <a title="Post originale in inglese" href="http://blogs.rep-am.com/matters_of_faith/?p=808">implora</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Non credo che la gente comprenda che indossare il burqa è una scelta per parecchie donne musulmane. Ed essendo una scelta, non dovrebbero essere costrette da un governo a NON indossarlo.</p></blockquote>
<p>Beninteso, non tutti i blogger sono contrari al divieto proposto da Sarkozy. La nota blogger ed editorialista egiziana Mona Eltahawy, famosa per essersi tolta il velo alcuni anni fa (un’esperienza <a title="Post originale in inglese" href="http://www.monaeltahawy.com/blog/?p=86">narrata sul proprio blog</a>) [in] ha scritto <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.nytimes.com/2009/07/03/opinion/03iht-edeltahawy.html?_r=4&amp;ref=global">un editoriale</a> [in] per <em>The New York Times</em> nel quale ha affermato che, come donna e come musulmana, si oppone al <em>burqa</em> ovunque venga indossato.</p>
<p>Una blogger statunitense, <em>Anne of Carversville</em>, <a title="Post originale in inglese" href="http://www.anneofcarversville.com/annes-smart-sensuality-blog/2009/7/2/redtracker-viewpoint-we-support-mona-eltahawys-ny-times-op-e.html">esprime sostegno</a> [in] ad Eltahawy dicendo:</p>
<blockquote><p>Sono sensibile alla natura delicata del cambiamento in politica, ma non ho vissuto fino ad oggi per sentire nel 2009 di essere fuori strada perché credo che i burqa sminuiscano le donne, cancellandole dalla società come sostiene Eltahawy.</p>
<p>Nel formalizzare la mia posizione contro i burqa, non sono assolutamente offesa dalle forme più conservatrici di abbigliamento scelte da molte donne musulmane. Non sono contraria a copricapo di tutti i tipi.</p></blockquote>
<p>Più in generale, la blogger aggiunge:</p>
<blockquote><p>Allo stesso tempo, sostengo e raccomando che si accetti con piacere la sensualità della vita – vedere, sentire, odorare e usare tutta la nostra sensibilità per gustare la vita. Questa visione non è cotnraria alla cultura musulmana, che accetta anch’essa la natura profondamente sensuale del vivere.</p>
<p>Accetterò il burqa per le donne quando gli uomini saranno ugualmente costretti a indossarlo. Se entrambi i sessi adotteranno il burqa come un segno di rispetto per la propria religione (che non lo richiede espressamente nel Corano), allora accetterò il burqa come simbolo della cultura musulmana e del costume religioso.</p></blockquote>
<p>Tuttavia l’editoriale di Eltahawy non ha mancato di suscitare opposizione nella blogosfera. Sahar, che scrive su <em>Nuseiba</em>, protesta:</p>
<blockquote><p>…il miglior modo per sostenere le donne musulmane è rispettarne la scelta di espressione della propria religione e cultura. Non sta nell’imporre loro ciò che noi riteniamo giusto. Trovo paradossale che Eltahawy, che si considera una femminista, dimentichi l’importanza della scelta, della libera decisione e delle esperienze di vita di queste donne – elementi essenziali per comprendere le donne nell’analisi femminista.</p>
<p>Né siamo tutti d’accordo con Eltahawy che, forse per la sua posizione sociale privilegiata, è distante dalle motivazioni sociali, politiche e religiose del portare il burqa, e non riesce a capire come possa essere un veicolo di successo per alcune o un orgoglioso rafforzamento dell’identità islamica per altre. Il burqa può essere concepito come un simbolo della rabbia che i musulmani sentono nei confronti di un’Europa sempre più xenofoba. Rappresenta il tentativo di aggrapparsi a un’identità che va erodendosi in un ambiente ostile. Scrivo questo pezzo subito dopo aver letto della donna egiziana che è stata pugnalata 18 volte in un tribunale tedesco dall’uomo da lei denunciato per averla molestata perché portava il velo. Non è soltanto il burqa a essere denigrato e screditato ma l’abbigliamento islamico nel suo complesso. Pertanto, l’appello a togliere il burqa non può essere visto al di fuori di questo contesto e per Eltahawy pensare di poter separare la propria critica da un simile contesto è politicamente naïf.</p></blockquote>
<p>Anche se resta da vedere se la Francia adotterà o meno il divieto del <em>burqa</em>, una cosa è certa: si tratta di un tema che polarizza fortemente le opinioni in tutto il mondo.</p>
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		<title>Brasile: la sanatoria per gli immigrati illegali suscita speranze e controversie</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 06:05:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Diel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://it.globalvoicesonline.org/?p=6651</guid>
		<description><![CDATA[Si prevede che la nuova amnistia beneficerà tra le 50.000 e 200.000 persone. La speranza è che porti migliori condizioni lavorative soprattutto per i molti immigrati clandestini sfruttati nei laboratori tessili locali, ma anche maggior comprensione per i brasiliani che vivono illegalmente all'estero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/paulagoes/">Paula Góes</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/laurad/'>Laura Diel</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/18/brazil-amnesty-for-illegal-immigrants-sparks-hope-and-controversy/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_86056" class="wp-caption alignright" style="width: 211px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/ritabarreto/3669264636/in/set-72157620686393846/"><img class="size-medium wp-image-86056" title="imigration_2_rita_barreto" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/imigration_2_rita_barreto-201x300.jpg" alt="14th São Paulo's Immigrant Festival, in June 2009. Photo by Rita Barreto, published with permission." width="201" height="300" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">14. Festa degli immigrati a São Paulo, giugno 2009. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto.</p>
</div>
<p>Il Brasile è stato storicamente <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_to_Brazil">un punto di arrivo per persone di svariate nazionalità</a> [in], un’apertura che ha ha conferito al Paese un carattere variegato e multiculturale tale da renderlo un vero e proprio <em>melting pot</em>. Mentre in passato l’immigrazione era una soluzione promossa dal governo per popolare i vasti territori del gigante sud-americano, negli ultimi anni il fenomeno ha riguardato immigrati, prevalentemente illegali, provenienti dai Paesi confinanti, soprattutto Paraguay, Perù e sempre più spesso Bolivia, emigrati in Brasile per ragioni economiche e politiche. Anche dalla Cina proviene un flusso consistente di persone alla ricerca di opportunità lavorative.</p>
<p>Si ritiene che solo dalla Bolivia arrivino ogni mese in Brasile tra i 1.200 e 1.500 immigrati in cerca di lavoro che vanno a infoltire le schiere dei lavoratori illegali. Si stima che nell’area metropolitana di São Paulo vivano 200.000 boliviani, la maggior parte senza documenti. Situazione però prossima a cambiare. Il Presidente Lula da Silva <a title="Articolo del Latin American Herald Tribune" href="http://www.laht.com/article.asp?ArticleId=338501&amp;CategoryId=14090">ha varato</a> [in] una nuova amnistia per gli immigrati, che consentirà agli stranieri irregolari di richiedere un permesso di residenza temporaneo e alla fine di ottenere lo status legale in Brasile. La norma riguarda gli immigrati arrivati prima del 1 febbraio 2009 – entrati illegalmente nel Paese o rimastivi una volta scaduto il visto – che otterranno il diritto alla libertà di movimento e al lavoro, oltre all&#39;accesso a servizi sanitari pubblici, educazione e strutture legali.</p>
<p>Secondo il Ministero di Giustizia, quasi 50.000 le persone potranno beneficiare della legge, ma le organizzazioni internazionali stimano che gli immigrati eligibili siano 200.000. Anche se solo un quarto dovessero trarne beneficio, si tratterà comunque della più grande sanatoria mai realizzata in Brasile. La speranza è che possa cambiare le sorti di chi ad esempio <a title="Articolo in inglese" href="http://www.laborrights.org/creating-a-sweatfree-world/525">viene sfruttato nei laboratori tessili (sweatshop)</a> [in] - una cruda realtà di São Paulo.</p>
<div id="attachment_84090" class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px;"><a title="Profilo su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/thmacedo/3426230533/"><img class="size-full wp-image-84090" title="Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/3426230533_c23bdb819e.jpg" alt="Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009" width="397" height="264" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009.</p>
</div>
<p>L’obiettivo ultimo è ottenere clemenza e comprensione per gli immigrati brasiliani illegalmente residenti all’estero: secondo il Ministero di Giustizia i brasiliani che lasciano il Paese sono assai più numerosi delle migliaia che vi arrivano. Durante il recente convegno del G8 in Italia, il Presidente Lula, che sta anche facendo una campagna per il miglioramento e l’“umanizzazione&#8221; dello statuto sull’immigrazione del 1980, ha criticato le nazioni ricche per il duro atteggiamento assunto contro gli immigrati illegali e ha fatto appello alla solidarietà internazionale. Riuscirà il Brasile a far capire agli altri Paesi la necessità di trattare meglio gli immigrati? <a title="Post originale in portoghese" href="http://arielpontes.blogspot.com/2009/07/avancos-na-politica-de-imigracao.html">Ariel Pontes</a> [pt] ritiene che il Brasile stia insegnando qualcosa al mondo:</p>
<blockquote><p>Enquanto Estados Unidos criam leis e muro entre seu território e do México para impedir estrangeiros de entrar em seu país e Israel isola comunidade palestina, presidente Lula dá ao mundo demonstração de que é possível vivermos em tempos modernos a multicultura.</p></blockquote>
<div class="translation">Mentre gli Stati Uniti approvano leggi e tirano su muri tra il proprio territorio e il Messico per impedire agli stranieri di entrare nel Paese e Israele isola le comunità palestinesi, il Presidente Lula dimostra al mondo che oggi si può vivere nella multiculturalità.</div>
<p><a title="Post in portoghese" href="http://blogdobranquinho.blogspot.com/2009/07/anistia-imigrantes-ilegaisbrasil-da.html">Fernando Branquinho</a> [pt] elabora ulteriormente la questione:</p>
<blockquote><p>Em época de crise, onde as oportunidades de trabalho e negócios minguam, a mesquinhez humana aguça preconceitos numa “ética de bote salva-vidas”, onde a regra é: eu me salvo, você, não! É o caldo cultural onde os fascismos prosperam, e a história nos mostra que o ápice da direita como ideologia aconteceu após a 1a grande guerra, reforçado pela crise do capitalismo de 1929. Hoje na Europa o tema que tem elegido direitistas a cada urna aberta é a restrição a estrangeiros. A França tem cotas de expulsão mensais. A Itália incentiva a deduragem de estrangeiros com a aprovação de uma nova lei que criminaliza a imigração ilegal.</p>
<p>No Brasil, temos uma elite tão retrógrada quanto a que deu o golpe agora em Honduras, e que se manifesta no cotidiano espumando seu ódio ao “iletrado” presidente Lula, às cotas das políticas de afirmação racial e às transferências governamentais como o bolsa-família, Prouni, etc. E temos um governo que, apesar do grande defeito de não ter avançado mais nas conquistas sociais e de ter sucumbido aos defeitos da política tradicional, acaba de sancionar a anistia a cerca de 50 mil imigrantes ilegais que se encontravam no país até fevereiro de 2009, humanizando o problema migratório. Na contra-mão da discriminação, o Brasil se mostra como país acolhedor de imigrantes, dando exemplo ao mundo.</p></blockquote>
<div class="translation">Nei periodi di crisi, quando scemano opportunità d’impiego e d&#39;affari, la meschinità umana acuisce i pregiudizi in una specie di “etica da scialuppa di salvataggio” dove vige la regola: Io mi salvo, tu no! È il brodo culturale dove prospera il fascismo, la storia ci mostra come l’ideologia della destra abbia raggiunto l&#39;apice dopo la prima guerra mondiale, rafforzata dalla crisi del capitalismo nel 1929. Oggi in Europa la questione che porta la gente a votare per i politici di destra a ogni elezione è quella sulla restrizione dell&#39;immigrazione. La Francia ha delle quote mensili di espulsione. L’Italia incoraggia la denuncia degli stranieri con l’approvazione di una <a title="Articolo su Repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/ddl-sicurezza-8/ue-chiarimenti/ue-chiarimenti.html">legge che criminalizza l’immigrazione illegale</a> [it].</p>
<p>In Brasile, abbiamo un&#39;elite retrograda come quella che recentemente ha realizzato il colpo di Stato in Honduras e che nella vita di tutti i giorni si preoccupa di fomentare odio contro l&#39;”illetterato” Presidente Lula, contro<a title="Articolo in inglese di Global Voices" href="http://globalvoicesonline.org/2006/04/21/quotas-in-brazilian-universities-the-online-debate/">le quote delle politiche per l’affermazione razziale</a> [in] e i benefici statali come il <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bolsa_Fam%C3%ADlia">sussidio familiare</a> [in], il Prouni [Programma Università per Tutti], ecc. E il nostro governo, nonostante il grande difetto di non aver ottenuto un maggiore sviluppo sociale ed essersi piegato ai difetti della politica tradizionale, ha appena firmato una sanatoria per quasi 50.000 immigrati illegali entrati nel Paese prima del febbraio 2009, umanizzando così il problema dell’immigrazione. Invece di discriminare gli immigrati, il Brasile gli accoglie, fornendo un esempio a tutti i Paesi del mondo.</div>
<div id="attachment_86054" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/ritabarreto/3671718495/in/set-72157620686393846/"><img class="size-medium wp-image-86054" title="14.a Festa degli immigrati a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto, giugno 2009." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/imigrantes_rita_barreto-199x300.jpg" alt="14.a Festa degli immigrati a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto, giugno 2009." width="199" height="300" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">14.a Festa degli immigrati a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto, giugno 2009.</p>
</div>
<p><a title="Vai al blog in portoghese" href="http://poncheverde.blogspot.com/2009/07/lula-sanciona-lei-que-anistia.html">Vitor Vieira</a> [pt] reagisce invece con sarcasmo alla notizia di un’altra amnistia, sottolineando come già in passato in Brasile ci siano state delle sanatorie, sia nel 1988 che nel 1998, con l&#39;ultima che ha riguardato quasi 60.000 persone:</p>
<blockquote><p>Estrangeiros de todas as latitudes, podem vir para o Brasil e podem ficar clandestinamente aqui, porque em poucos anos será feita outra lei legalizando todo mundo. O Brasil é a mãe do mundo. Membros da Yakuza, podem entrar à vontade. Membros da máfia russa, podem chegar.</p></blockquote>
<div class="translation">Stranieri da tutte le latitudini possono venire in Brasile e rimanervi illegalmente poiché dopo un paio d&#39;anni verrà fatta un&#39;altra legge che li legalizzerà tutti. Il Brasile è la madre del mondo. Membri della <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza">Yakuza</a> [it], potete venire quando volete. Membri della mafia russa, siete i benvenuti.</div>
<p>Anche <a title="Vai al blog in portoghese" href="http://mariabls.blogspot.com/2009/07/lula-o-bom-demagogo.html">Maria B</a> [pt] non è contenta:</p>
<blockquote><p>Que país de mierda.Enquanto a Itália torna crime a imigração ilegal, Lula, o bom transforma o Brasil na casa da Mãe Joana.Estou sendo polida.</p>
<p>Até hoje Lula só prestigiou o que não presta.Vamos aguardar o dia que vai privilegiar o que presta…sentados, por favor</p></blockquote>
<div class="translation">Che Paese di merda. Mentre l’Italia criminalizza l’immigrazione, Lula, il buono, trasforma il Brasile in un bordello. Per parlare educatamente.<br />
Finora Lula ha dato prestigio solo agli inutili. Aspettiamo il giorno in cui darà priorità alle persone utili….. ma non terremo il fiato sospeso.</div>
<p><a title="Articolo in portoghese" href="http://colunistas.ig.com.br/sakamoto/2009/07/02/anistia-a-imigrantes-afinal-o-que-e-de-fato-ser-brasileiro/">Leonardo Sakamoto</a> [pt], blogger che segue da vicino i fenomeni dell’immigrazione e della schiavitù dei nostri giorni, concorda sul fatto che la legge sia un buon passo nella giusta direzione, ma sottolinea come sia ben lontana dal risolvere il problema:</p>
<blockquote><p>A notícia é ótima, mas os problemas para os imigrantes ilegais não serão resolvidos de um dia para noite. Primeiro, porque o valor não é tão baixo em se tratando de famílias pobres com muitos membros: por exemplo, cinco pessoas terão que desembolsar R$ 490,00 – o que não é pouca coisa para quem já não ganha quase nada. Além disso, para obter o registro definitivo, o estrangeiro terá que, entre outras coisas, comprovar que está trabalhando. Considerando que muitos estão na informalidade – como uma parte considerável do resto da população brasileira – quais serão os documentos exigidos? Contracheque fantasma de oficina de costura ilegal?</p>
<p>É um primeiro passo, mas o ideal seria atingir algo mais profundo, que mude também a forma como vemos a América do Sul e como a “Sudamerica” nos vê.</p>
<p>Os preços baixos de roupas em ruas de comércio paulistanas como a José Paulino ou a Oriente, que tanto atraem os consumidores do varejo e do atacado, muitas vezes são obtidos através da redução dos custos no processo de produção. A maior parte dos funcionários utilizados na confecção dessas roupas é composta por imigrantes latino-americanos em situação ilegal no Brasil. Bolivianos, paraguaios, peruanos, chilenos formam um verdadeiro exército de mão-de-obra barata e abundante em São Paulo. Saem de seus países de origem em busca de uma vida melhor em solo brasileiro, fugindo da miséria. Das comunidades latino-americanas na capital paulista, os bolivianos destacam-se por constituir a mais numerosa. Além disso, encontram-se nas situações mais graves de exploração e degradação do trabalho humano.</p></blockquote>
<div class="translation">È un’ottima notizia, ma non risolverà i problemi degli immigrati illegali da un giorno all’altro. Innanzitutto perché l’importo da pagare per la regolarizzazione non è indifferente per le persone povere con famiglie numerose, cinque persone ad esempio dovranno pagare R$ 490.00 (circa 254 dollari Usa), non poco per chi già non guadagna granché. Oltretutto, per ottenere il permesso di residenza permanente, gli stranieri devono, tra le altre cose, dimostrare che stanno lavorando. Considerando il fatto che molti di loro lavorano illegalmente - come d’altronde gran parte della popolazione brasiliana – quali saranno i documenti richiesti? Buste paga fantasma di laboratori tessili illegali?<br />
È un primo passo, ma si dovrebbe aspirare a ottenere qualcosa di più profondo, che possa cambiare anche il modo in cui noi vediamo l’America del Sud e quello con cui il “Sudamerica” vede noi.</p>
<p>I prezzi bassi dei capi d&#39;abbigliamento venduti nelle strade di São Paulo come José Paulino o Oriente, che attraggono acquirenti al dettaglio e all’ingrosso, sono spesso possibili grazie alla riduzione dei costi di produzione. La maggior parte della manodopera impiegata per la produzione di questi vestiti è composta da immigrati latinoamericani che si trovano in Brasile illegalmente. Boliviani, paraguayani, peruviani, cileni formano un vero e proprio esercito di manodopera a basso costo a São Paulo. Lasciano i loro Paesi di origine per fuggire dalla povertà e alla ricerca di una vita migliore in terra brasiliana. La comunità latinoamericana più numerosa a São Paulo è quella boliviana. Sono anche i lavoratori che si trovano nelle peggiori situazioni di sfruttamento e degrado.</p></div>
<p>Il blogger prosegue spiegando come molti di questi laboratori operino illegalmente in seminterrati nascosti, senza aria fresca né luce del sole per non suscitare sospetti. Il rumore dei macchinari è soffocato da musica boliviana a tutto volume e i “dipendenti” sono chiusi a chiave, rivolti verso le pareti senza potersi vedere o parlare, per impedire proteste e richieste per migliori condizioni lavorative. Essendo clandestini, guadagnano salari bassissimi e vivono con la paura costante di perdere il lavoro, in alcuni casi i datori di lavoro ne sequestrano addirittura  i documenti d&#39;identità, senza lasciare loro alcuna altra scelta. Al termine di questo lungo, lucido e completo post, <a title="Post in portoghese" href="http://colunistas.ig.com.br/sakamoto/2009/07/02/anistia-a-imigrantes-afinal-o-que-e-de-fato-ser-brasileiro/">Sakamoto</a> [pt]  si domanda: “Dopotutto, cosa vuol dire essere davvero un brasiliano?”</p>
<blockquote><p>A história de nosso país é uma história de migrações, de acolher gente de todos os cantos do mundo (não tão bem, é claro - São Paulo, por exemplo, é a maior cidade nordestina fora do Nordeste e, ao mesmo tempo, ostentamos um preconceito raivoso e irracional). Mas não faz sentido que viremos às costas aos que vêm de fora e adotam o Brasil, mesmo que a contragosto. Eles são tão brasileiros quanto eu e você, trabalham pelo desenvolvimento do país, mas normalmente passam invisíveis aos olhos da administração pública e do resto de nós.</p></blockquote>
<div class="translation">La storia del nostro Paese è una storia d’immigrazione, di accoglienza verso gente di ogni angolo del pianeta (non sempre funziona bene, naturalmente – a São Paulo, ad esempio, nonostante sia la città dove vive il maggior numero di persone provenienti dal Nordest brasiliano, esistono pregiudizi odiosi e irrazionali nei loro confronti). Ma non ha senso voltare le spalle a chi viene dall’estero e si stabilisce nel Paese, a volte anche contro la propria volontà. Sono brasiliani come noi, che lavorano per lo sviluppo del Paese, sebbene siano di solito invisibili agli occhi dell’amministrazione pubblica e al resto di noi.</div>
<div id="attachment_84088" class="wp-caption aligncenter" style="width: 395px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/emersonik/3302157856/"><img class="size-full wp-image-84088" title="Centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile. Foto di emersonik, pubblicata con Licenza Creative Commons." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/3302157856_f49995159d.jpg" alt="Centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile. Foto di emersonik, pubblicata con Licenza Creative Commons." width="385" height="288" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile. Foto di emersonik, pubblicata con Licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>Gli immigrati che otterranno il permesso di residenza avranno tutti i diritti dei cittadini brasiliani, fatta eccezione per il diritto di voto e la possibilità di arruolarsi nell’esercito. La richiesta per la residenza temporanea deve essere presentata entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge e le domande vanno indirizzate al Ministero della Giustizia.</p>
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