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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Agricoltura</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Paraguay: popolazione indigena &#8220;innaffiata&#8221; coi pesticidi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 04:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Indigeni]]></category>
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		<description><![CDATA[I disturbi fisici che vanno colpendo 217 appartenentì alla comunità indigena Ava Guaranì sembrano dovuti alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati - ora assai ambite dai vicini coltivatori di soia. E qualcuno non esita a parlare di continuazione del genocidio ai danni dei nativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/eduardo-avila/">Eduardo Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/12/paraguay-indigenous-group-sprayed-aerially-with-pesticides/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nel Paraguay orientale, 217 appartenenti alla comunità indigena Ava Guaranì hanno manifestato recentemente disturbi fisici, tra cui nausea e mal di testa; si ritiene che ciò sia dovuto alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati.</p>
<p>Alcuni funzionari governativi hanno confermato che alcune zone dei terreni della popolazione indigena, nel distretto di Itakyry all&#39;interno del <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alto_Paraná_Department">Dipartimento dell&#39;Alto Paraná</a> [in], sono state irrorate, nonostante  <a title="Leggi l'articolo in spagnolo" href="http://www.ultimahora.com/notas/272060-Ministra-confirma-que-fumigaron-tierras-sin-cultivo-en-Itakyry">non venissero coltivati</a> [sp]. Secondo il blog <em>Interparaguay</em>, gli indizi indicherebbero come responsabili i coltivatori brasiliani di soia, in parte perché i territori della comunità indigena sono assai adatti a tali coltivazioni e per il contenzioso con gli stessi Ava Guaranì <a title="Leggi il post originale in spagnolo" href="http://interparaguay.blogspot.com/2009/11/ministros-comprobaron-la-fumigacion.html">sulla proprietà di circa 3.000 ettari di terreno</a> [sp].</p>
<p>José Ángel López Barrios, del blog <em>Bienvenidos!</em> <a title="Leggi il post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">descrive l&#39;isolata comunità dove è accaduto l&#39;episodio</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Itakyry es uno de los distritos del Departamento de Alto Paraná, distante a unos 450 kilómetros  de Asunción, capital de la Republica, se llega a el por caminos no pavimentados, su época de esplendor se dio en la época de las explotaciones yerbateras. Que termino al cabo de 100 años abriendo paso a la explotación de la soja en estos últimos tiempos……</p></blockquote>
<div class="translation">Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto Paraná, dista 450 kilometri dalla capitale, Asunción. Ci si arriva seguendo sentieri sterrati, e il culimie dello sviluppo si è avuto con la coltivazione dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mate">erba mate</a> [it]. Scomparsa questa da un centinaio d&#39;anni, aprendo la strada alla recente coltivazione della soia.</div>
<p>È la domanda per i fagioli di soia, e l&#39;aumento dei prezzi, a rendere preziosi i terreni adatti alla sua coltivazione. Parte di queste aree si trovano entro le terre ancestrali di comunità indigene come i <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guaran%C3%AD">Guaraní</a> [it]. Scrivendo su <em>Rescatar </em>, il blogger Carlos Rodríguez <a title="Post in spagnolo" href="http://rescatar.blogspot.com/2009/11/soja-y-genocidio-fumigan-indigenes.html">non considera isolato l&#39;incidente dei pesticidi</a> [sp] e lo definisce un &#8220;genocidio&#8221;:</p>
<blockquote><p>Hubo un tiempo en que en Paraguay los aborígenes no eran considerados seres humanos. Eran cazados como animales y sus crías rescatadas como trofeos.</p>
<p>(…)</p>
<p>Otros fueron apropiándose a bala y sangre de sus tierras y como los indígenas no hacían gestiones ante las instituciones encargadas de titular las tierras que siempre les pertenecieron, el hombre blanco si lo hizo y se plantea el contrasentido de que los legítimos dueños de estas tierras, hoy son “los invasores”.</p>
<p>Y siguen siendo tratados como animales. Sólo así se puede entender que los productores de soja les envíen aviones fumigadores para lanzarles venenos encima, tal como lo ha comprobado el Ministerio de Salud que socorre en estos momentos a los indígenas intoxicados por plaguicidas para soja.</p></blockquote>
<div class="translation"> Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano nemmeno considerati esseri umani: si dava loro la caccia, e i figli venivano &#8220;collezionati&#8221; come trofei.</p>
<p>(…)</p>
<p>Parte dei loro terreni sono stati espropriati a suon di sangue e pallottole, e dal momento che gli aborigeni non si sono mai rivolti a quelle istituzioni incaricate di fornire i certificati di proprietà per terre che appartenevano loro da sempre, ci è andato l&#39;uomo bianco: così, siamo all&#39;assurdo, per cui i legittimi proprietari sono considerati &#8220;intrusi&#8221;.</p>
<p>Continuiamo a trattarli come bestie. È solo così che si capisce come abbiano fatto i produttori di soia a mandare gli aerei a innaffiarli di pesticidi, cosa confermata dal Ministero della Salute, che ora si sta occupando di prestare loro soccorso.</p></div>
<p>Anche López Barrios <a title="Post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">afferma di vergognarsi degli abusi passati commessi in Paraguay ai danni delle comunità indigene [sp]</a>. In quanto discendente di immigrati, scrive che l&#39;episodio &#8220;gli fa venire voglia di tornarsene in Europa&#8230; ma a dire il vero&#8230; preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene&#8221;:</p>
<blockquote><p>Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de 38 siglos de existencia en sus propios y verdaderos territorios, no me parece apropiado…. Si no respetamos a nuestros mayores nuestros días se acortaran sobre la tierra y si anteponemos la avaricia a cualquier otra virtud caeremos sin remedio…..</p></blockquote>
<div class="translation">Prendersela con un popolo indigeno con oltre 38 secoli di storia per quella che è la loro unica e vera terra non mi sembra giusto&#8230; Se non rispettiamo i nostri antenati, abbiamo i giorni contati su questa terra, e se mettiamo la cupidigia davanti ad altri valori, non potremo che soccombere senza speranza&#8230;</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Guadalupa: i giorni dell&#039;acqua</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/guadalupa-i-giorni-dellacqua/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/guadalupa-i-giorni-dellacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 05:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle Antille Francesi l’acqua è di vitale importanza, e il recente convegno-evento svoltosi a Guadalupa ne ha rimarcato la centralità, ben al di là della regione stessa e inclusi problemi d'inquinamento. Ne discutono variamente blogger ed esperti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/fabienne-flessel/">Fabienne Flessel</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/19/guadeloupe-the-water-days/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><img title="Il mondo dell'acqua" src="http://farm1.static.flickr.com/196/484776493_411825502f.jpg" alt="Foto di Snap, ripresa con licenza Creative Commons" width="500" height="375" /></center></p>
<p>In <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guadalupa">Guadalupa</a> [it], isola delle Antille Francesi soprannominata anche “l’isola dall’acqua buona”, l’acqua è di vitale importanza. È fondamentale poiché definisce le due stagioni climatiche in Guadalupa, in quanto scarsa o abbondante: “Carême” è la stagione secca di 6 mesi e “Hivernage” è la stagione delle piogge e uragani che dura 4 mesi. Senza dubbio, i guadalupesi non dipendono soltanto dalla disponibilità delle risorse idriche ma anche dalla qualità di questo prezioso liquido.</p>
<p>Questo è il motivo per cui 46 anni fa, il  <a title="Sito del Consorzio in francese" href="http://web.lerelaisinternet.com/www.siaeag.fr//index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=20&amp;Itemid=2">Syndicat Intercommunal de l&#39;Alimentation en Eau et d&#39;Assainissement de la Guadeloupe </a> [fr] (Consorzio Intercomunale per l&#39;acqua potabile e le condizioni igienico-sanitarie) è fa parte delle istituzioni locali. Inizialmente forniva acqua a tre città e ad oggi offre servizi a tredici dei trentasei comuni esistenti. Ma ora il Sindacato deve affrontare parecchi problemi che vanno dalle difficoltà tecniche alle questioni ambientali e ha organizzato, negli ultimi otto anni, <em>Les Journées de l&#39;eau en Guadalupe</em> (I giorni dell&#39;acqua in Guadalupa) in modo da condividere riflessioni e progetti con i professionisti e il pubblico. Il blog <a title="Post originale in francese" href="http://www.jarrycafe.com/les-journees-de-leau-en-guadeloupe-du-13-au-17-octobre-2009">JarryCafé</a> [fr] incentrato sulla vita quotidiana di Jarry, centro economico della Guadalupa, promuove questo convegno di 5 giorni:</p>
<blockquote><p>Du 13 au 17 octobre venez vous informer au WTC de Jarry sur les problématiques environnementales de l’eau et ses enjeux dans les années à venir.</p></blockquote>
<div class="translation">Dal 13 al 17 ottobre venite a informarvi al WTC di Jarry sui problemi ambientali riguardanti l&#39;acqua e la posta in gioco per gli anni a venire.</div>
<p>La posta in gioco è davvero alta e il blog locale <em><a title="Post originale in francese" href="http://indiscretions.over-blog.fr/article-interview-amelius-hernandez-siaeag-14-10-09-37580154.html">Indiscrétions</a></em> [fr] riporta diversi temi discussi dal Presidente del Sindacato, quali il deterioramanto dei corsi d&#39;acqua e gli impianti di depurazione, l&#39;enorme spreco di acqua e la possibilità di avere delle scorte in caso di siccità. Oltre simili preoccupazioni, sembra che già da anni un&#39;enorme catastrofe ambientale abbia catturato l&#39;attenzione della popolazione guadalupeana, ovvero i problemi dovuti all&#39;uso del <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chlordecone#Kepone_in_the_French_Antilles">pesticida Kepone</a> [in], e <em>Indiscrétions </em> riporta la cauta dichiarazione del Presidente al riguardo:</p>
<blockquote><p>l y a eu des générations d&#39;agriculteurs qui ont utilisé des produits phytosanitaires qui ont pollué les nappes d&#39;eau, surtout en Basse-Terre. On dit qu&#39;il y a des eaux polluées…</p></blockquote>
<div class="translation">Ci sono state generazioni di agricoltori che hanno utilizzato prodotti fitosanitari che hanno inquinato le falde acquifere, soprattutto a Basse-Terre. Si dice che le acque siano contaminate&#8230;</div>
<p> Anche <a title="Post originale in francese" href="http://www.gaiasoleil.fr/welcome/index.php"><em>GaïaSoleil</em></a> [fr] spiega che l&#39;inquinamento da Kepone nelle acque guadalupeane, insieme ad altri argomenti, verrà affrontato durante la conferenza:</p>
<blockquote><p>Le problème de la pollution de rivières à la chlordécone est certes dans toutes les têtes lors de ces journées. Cette catastrophe écologique n’est qu’un aspect de la pollution générale des milieux aquatiques : d’autres produits phytosanitaires et d’autres pollutions, dont celles pouvant être occasionnés par les déchets ou les vidanges sauvages sont en cause.</p></blockquote>
<div class="translation">Il problema dell&#39;inquinamento da Kepone nei fiumi sarà di sicuro nella testa di ognuno di noi durante questi giorni. Questa catastrofe ecologica è solo un aspetto dell&#39;inquinamento globale  degli ambienti acquiferi: sono in gioco altri prodotti fitosanitari e altri tipi d&#39;inquinamento, come quello da rifiuto e da evacuazione.</div>
<p>Anche <a title="Post originale in francese" href="http://www.domactu.com/actualite/910911381764054/guadeloupe-eaux-necessite-verites-et-solidarites-dans-la-caraibe/">Domactu</a> [fr] ha parlato dell&#39;evento e ha sottolineato la cooperazione regionale sottintesa dal tema della conferenza: “eaux: nécessité, vérités et solidarités dans la Caraïbe” (acqua: necessità, verità e solidarietà nei Caraibi.) Anche <em>GaïaSoleil</em> insiste su questa caratteristica presentando gli ospiti stranieri e il loro contributo  al convegno:</p>
<blockquote><p>…les intervenants de Cuba, de République Dominicaine, d’Haïti ont eu l’occasion d’exposer les problématiques de l’eau sur leurs territoires et les solutions qu’ils ont choisies.</p></blockquote>
<div class="translation">&#8230;i partecipanti da Cuba, Repubblica Dominicana, e Haiti hanno avuto l&#39;occasione di esporre le problematiche dell&#39;acqua nei propri territori e le soluzioni che hanno deciso di adottare.</div>
<p>Quest&#39;ultima citazione da <em>Indiscretion </em> è altrettanto importante poiché va al di là della preoccupazione della Guadalupa per le sue acque e riflette un sentimento diffuso tra gli abitanti dei Caraibi: quello dell&#39;isolamento e dell&#39;assenza di cooperazione regionale:</p>
<blockquote><p>…Je vous parlais de l&#39;eau de la Dominique pour irriguer Marie-Galante. J&#39;ai vu, à Santo Domingo, une station d&#39;épuration qui fonctionne parfaitement, qui coûte moins cher à la construction que tout ce que nous avons. Il faut regarder ce qui se fait autour de nous. Nous avons beaucoup à donner, beaucoup à apprendre.</p></blockquote>
<div class="translation">&#8230;Vi parlavo dell&#39;acqua della Dominica per irrigare Marie-Galante. A Santo Domingo, ho visto un impianto di depurazione che funziona perfettamente, ed è meno costoso da costruire di tutto ciò che abbiamo. Bisogna guardare ciò che ci circonda. Abbiamo molto da dare, parecchio da imparare.</div>
<p><small>La foto iniziale del post, “<a title="Foto su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/snapr/484776585/in/set-72157600178893935/">The World of Water</a>”, è di<a title="foto-stream di Snap® su Flickr href="http://www.flickr.com/photos/snapr/"> Snap®</a>, ripresa da Flickr con licenza <a title="Testo inglese della licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.en">Creative Commons</a> [in].</small></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Strumenti online per monitorare il cambiamento climatico</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/strumenti-online-per-monitorare-il-cambiamento-climatico/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 05:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[In previsione della Conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a dicembre a Copenhagen (COP15), ecco una serie di strumenti online a cui ciascuno di noi può ricorrere per seguire l'andamento delle trasformazioni climatiche, e i loro effetti, in varie regioni del mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lester-bolicenni/">Lester Bolicenni</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/22/online-tools-to-monitor-climate-change/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Mentre si avvicina la <a title="Sito ufficiale di COP15" href="http://en.cop15.dk/">Conferenza sul cambiamento climatico</a> [in] (COP15) prevista a dicembre 2009 a Copenhagen, ecco alcuni strumenti online per monitorare le attuali trasformazioni climatiche. Utilizzando questi strumenti, si può imparare di più sugli effetti di tali cambiamenti, e contribuire a spingere verso le possibili soluzioni quanti hanno il potere di prendere decisioni.</p>
<p><strong>Sul campo</strong></p>
<p>L&#39;osservazione degli impatti del cambiamento climatico generalmente parte sul campo. Il fotografo <em><a title="Sito ufficiale di James Balog" href="http://www.jamesbalog.com/pages/home.php">James Balog</a></em> [in] si è recato in Alaska, USA, per seguire il progressivo scioglimento della calotta glaciale. Il video che segue illustra i risultati sbalorditivi del suo lavoro fotografico:</p>
<p><center><span style="margin: 0pt auto 10px; text-align: center; display: block;"><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="350" height="216" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oaTcsyNrEec&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="350" height="216" src="http://www.youtube.com/v/oaTcsyNrEec&amp;hl=fr&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></span></center></p>
<p>Visto che non tutti hanno macchine fotografiche costose e tempo libero per poter andare in Alaska, un altro approccio potrebbe essere leggere le esperienze delle persone in prima linea.</p>
<p><a title="Vai al sito di Climatefrontlines.org" href="http://www.climatefrontlines.org/">On the Frontline of the Climate Change</a> [in] è un progetto che raccoglie storie raccontate in prima persona sugli impatti del cambiamento climatico, nelle comunità indigene, su piccole isole e altre comunità vulnerabili. Il forum contiene numerosi contributi recenti inviati via email, soprattutto dal Sud Asia e dall&#39;Africa. Un partecipante e consulente per lo sviluppo africano, <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.climatefrontlines.org/en-GB/node/430">George Katunguka</a> [in], scrive dall&#39;Uganda:</p>
<blockquote><p>L&#39;impatto del cambiamento climatico non ha ricevuto molta importanza nel mio Paese, l&#39;Uganda, ma tali cambiamenti e i loro effetti vanno evidenziandosi dolorosamente. Secondo un recente rapporto sulle risorse d&#39;acqua, nel 2025 l&#39;Uganda probabilmente soffrirà forti mancanze idrico. La gente sta morendo di fame come nel recente caso della regione Teso, nell&#39;est dell&#39;Uganda; ci sono cambiamenti negli ecosistemi acquatici, come la diminuzione del livello del lago Vittoria; stagioni imprevedibili, perdita di terreno fertile e dei prodotti agricoli e quindi aumento della povertà delle famiglie, con tutte le implicazioni del caso. Che cosa stiamo facendo per evitare quest&#39;imminente catastrofe?</p></blockquote>
<p><strong>Dallo spazio cosmico a Google Earth</strong></p>
<p>L&#39;osservazione sul campo può essere verificata dall&#39;alto. Lo spazio è la prospettiva da cui osservare e analizzare la terra nell&#39;insieme. È difficile trovar posto su un&#39;astronave, ma per fortuna è facile trovare online immagini dal satellite.</p>
<div><center>
<dl id="attachment_102518" style="width: 310px;">
<dt><a href="http://na.unep.net/digital_atlas2/webatlas.php?id=11"><img style="margin: 0pt auto 10px; text-align: center; display: block;" title="Immagini satellitari del mare d'Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/aral_sea-300x192.jpg" alt="Immagini satellitari del mare d'Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004 1973/2004" width="300" height="192" /></a><small>Immagini satellitari del mare d&#39;Aral, Kazakhstan e Uzbekistan 1973/2004</small></dt>
</dl>
<p></center></div>
<p>Oltre alle agenzie e imprese spaziali che offrono servizi alle NGO, agli scienziati e alle persone comuni, il Programma delle Nazioni Unite per l&#39;ambiente ha creato un <a title="Guarda l'atlante" href="http://na.unep.net/digital_atlas2/index.php">atlante online</a> [in] che elenca i cambiamenti avvenuti in varie parti del mondo lungo i decenni. Tutte le immagini dal satellite possono essere viste sul <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_globe">globo virtuale</a> [in] di Google Earth, come spiegato sul <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/09/google-climate-change-tools-for-cop15.html">relativo blog ufficiale</a> [in]:</p>
<blockquote><p>In collaborazione con il governo danese ed altri, stiamo lanciando <a title="Guarda il video" href="http://www.google.com/cop15">una serie di riprese speciali via Google Earth</a> [in] per permettervi di scoprire i potenziali impatti del cambiamento climatico sul pianeta e le soluzioni per gestirlo.</p></blockquote>
<p style="clear: both;">Moltissime altre risorse son reperibili sui blog e sui siti delle organizzazioni internazionali. Cari lettori, sentitevi liberi di aggiungere le vostre fonti nella sezione dei commenti in calce a questo.<strong> </strong></p>
<p><strong>Scienza per chi deve prendere decisioni</strong></p>
<p>L&#39;osservazione è una questione centrale per quanti hanno il potere di prendere decisioni. I governi hanno avviato dei sondaggi per comprendere meglio questo fenomeno e come attenuarne gli impatti.</p>
<p>Nel 1998 la Commissione Europea e l&#39;Agenzia Spaziale Europea hanno avviato un programma spaziale chiamato <a title="Vedi voce in italiano su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Global_Monitoring_for_Environment_and_Security">Global Monitoring Environmental Security</a> [it] (GMES), per descrivere i cambiamenti in tempo reale grazie a dati ottenuti da più fonti. Il progetto fornirà un rapporto conclusivo nel 2014, con un allegato sulla sicurezza.</p>
<p>I Paesi in via di sviluppo colpiti maggiormente dal cambiamento climatico hanno compiuto dei passi simili, tra cui <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://rashidfaridi.wordpress.com/2009/10/21/india-to-launch-two-satellites-to-study-climate-change/">i recenti satelliti lanciati dall&#39;India</a> [in] per studiare il cambiamento climatico. Tali informazioni possono aiutare le nazioni a pianificare nuove politiche ambientali ed economiche.</p>
<p>In Sudafrica è stato creato un nuovo strumento economico orientato proprio a questo obiettivo. <a title="Articolo originale in inglese" href="http://allafrica.com/stories/200909040881.html"><em>AllAfrica</em> riporta</a> [in] :</p>
<blockquote><p>È stato realizzato un nuovo strumento analitico basato su uno studio, Mapping South African Farming Sector Vulnerability to Climate Change and Variability (Mappatura della vulnerabilità al cambiamento climatico e della variabilità del settore agricolo sudafricano), per aiutare i pianificatori a individuare le comunità più vulnerabili al cambiamento climatico e aiutarle a prepararsi a condizioni agricole profondamente diverse.</p></blockquote>
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		<title>Il cambiamento climatico nelle voci di blogger e cittadini</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 05:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri, 15 ottobre, oltre 9.000 blogger hanno preso parte al <em>Blog Action Day</em> occupandosi specificamente del cambiamento climatico. Questione che Global Voices Online continuerà a seguire attentamente nei prossimi mesi in vista  della conferenza ONU di Copenhagen di metà dicembre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/solana-larsen/">Solana Larsen</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/10/15/reading-the-world-on-blog-action-day/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><img class="alignright size-full wp-image-101424" title="Blog Action Day" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/bad-125-125.jpg" alt="Blog Action Day" width="125" height="125" />Ieri, 15 ottobre, oltre 9000 blogger hanno dedicato un post al cambiamento climatico come parte del <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.blogactionday.org/">Blog Action Day</a> [in], iniziativa annuale avviata da Change.org per unire i blogger di tutto il mondo su un unico tema e raggiungere così milioni di lettori.</p>
<p>Questa è la sintesi di quanto sta facendo Global Voices Online in tale ambito.</p>
<p>Nel corso dei prossimi due mesi Global Voices Online seguirà con molta attenzione le questioni ambientali sul cambiamento climatico. Speriamo di riuscire a dare spazio alle voci inascoltate nel dibattito globale in previsione della conferenza delle Nazioni Unite che si terrà a Copenhagen in dicembre (<a title="Pagina originale in inglese" href="http://en.cop15.dk/">COP15</a> [in]).</p>
<p>In novembre, all&#39;interno di <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.conversationsforabetterworld.com/"><em>Conversations for a Better World</em></a> [in], blog sponsorizzato dall&#39;<a title="Pagina originale in inglese" href="http://unfpa.org/">UNFPA</a> [in], due dei nostri autori, Eduardo e Belen, inizieranno a pubblicare post sulle dinamiche delle popolazioni e del cambiamento climatico - puntando soprattutto all&#39;America Latina.</p>
<p>Durante questo mese di ottobre, alcuni blogger di Global Voices Online hanno operato come mentori per <a href="http://globalchangenow.net/">31 ragazzi e ragazze provenienti da Africa e Danimarca</a> [in], i quali stanno organizzando una campagna online sotto gli <a title="Post originale in inglese" href="../2009/09/08/global-voices-bloggers-mentor-new-danish-and-african-bloggers/">auspici di MS ActionAid</a> [in] a Copenhagen. Ci hanno chiesto di riportare su &#8216;ciò di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo per far fronte ai danni causati dal cambiamento climatico&#39;. E così continueremo a occuparci anche di questo.</p>
<p><strong>Qualche appunto dai mentori</strong></p>
<p>In occasione del <em>Blog Action Day</em>, Jillian <a title="Post originale in inglese" href="http://jilliancyork.com/2009/10/15/blog-action-day-09-climate-change/">ha incoraggiato i lettori</a> [in] a visitare il blog della sua &#8220;assistita&#8221; <a title="Post originale in inglese" href="http://globalchangenow.net/ejanver/">Edith</a> [in], mentre Ali racconta che è stato il suo &#8220;assistito&#8221; <a title="Post originale in inglese" href="http://globalchangenow.net/claver/">Peter</a> [in], invertendo le parti, a fornirgli l&#39;ispirazione per <a title="Post originale in inglese" href="http://blog.novruzov.az/2009/10/it-is-blog-action-day-2009.html">scrivere un post sul cambiamento climatico</a> [in].</p>
<p>Gayle, sempre nel gruppo degli istruttori, ha scritto <a title="Post originale in inglese" href="http://gisforghana.blogspot.com/2009/10/climate-change-in-ghana-blog-action-day.html">un ampio post</a> [in] che evidenzia la situazione degli agricoltori in Ghana e Australia (i suoi Paesi), e nello Zimbabwe (la nazione del suo &#8220;assistito&#8221; <a title="Pagina originale in inglese" href="http://globalchangenow.net/john/">John</a> [in]).</p>
<p>Gayle <a title="Pagina di Twitter in inglese" href="http://twitter.com/gaylepescud/status/4575319227">ha poi usato Twitter</a> [in] per rilanciare il messaggio nel mondo australiano. Con sua sorpresa, è stata ricontattata via Twitter da ABC Radio in Australia, per poi avere contatti diretti con parecchi agricoltori via email. Dopo aver letto altre interviste ad agricoltori ghanesi, ha perfino parlato direttamente con uno di loro. E tra decine di link e risorse interessanti, ha trovato informazioni su come nel Ghana rurale le comunità ricorrano alle conoscenze tradizionali <a title="Pagina originale in inglese" href="http://grou.ps/par_cc/talks">per far fronte al cambiamento climatico</a> [in].</p>
<p>Gayle ha fatto quel che i blogger di Global Voices Online fanno in continuazione. È andata alla ricerca di voci che raramente è possibile ascoltare all&#39;interno dei media tradizionali internazionali.</p>
<p><strong>L&#39;ultima settimana su Global Voices Online</strong></p>
<p>Oggi Bhumika Ghimire ha pubblicato un post sul <a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/10/15/nepal-bio-gas-revolution/">futuro dei bio-gas in Nepal</a> [in], includendo il video di un gruppo di ricerca di un&#39;università giapponese che mostra l&#39;utilizzo dei bio-gas nel Nepal rurale.</p>
<div id="attachment_100876" class="wp-caption alignright" style="width: 175px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/susandesignstudio/3977100156/in/set-72157614614099992/"><img class="size-medium wp-image-100876" title="Frana causata dal tifone Ketsana in un paese della provincia di Pampanga, Filippine" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/landslide-300x199.jpg" alt="Frana causata dal tifone Ketsana in un paese della provincia di Pampanga, nelle Filippine. Foto dell'utente Flickr susancorpuz90" width="165" height="109" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Frana causata dal tifone Ketsana in un paese della provincia di Pampanga, nelle Filippine. Foto dell&#39;utente di Flickr <em>susancorpuz90</em></p>
</div>
<p>Sempre questa settimana, Mong Palatino <a title="Articolo originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/10/12/philippines-typhoon-disasters-and-climate-change/">ha informato sui blogger filippini</a> [in] che vanno mettendo in luce le connessioni tra il cambiamento climatico e le alluvioni devastanti che a Manila hanno ucciso più di 500 persone.</p>
<p>Saffah Farooq ha parlato dei cittadini delle basse isole nell&#39;Oceano Indiano che costituiscono lo Stato delle Maldive, <a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/10/11/maldives-gearing-up-for-copenhagen/">il cui destino può essere segnato</a> [in] dall&#39;esito di trattati come il Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Dal Kenya il blogger Samuel Maina ha descritto la situazione dei kenioti, talmente disperati per l&#39;assenza di pioggia da aspettare con sentimenti contrastanti <a title="Post originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/10/08/kenya-waiting-for-el-nino/">le pioggie di El Niño</a> [in] che potrebbero costringere all&#39;esodo migliaia di persone.</p>
<p>Sulle <a title="Pagina originale in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/-/topics/environment/">questioni ambientali</a> [in] Global Voices Online produce un flusso costante di articoli, alimentato dai blogger di tutto il mondo.</p>
<p><strong>Guardando avanti</strong></p>
<p>Mentre il <a title="Sito inglese di Blog Action Day" href="http://www.blogactionday.org/">Blog Action Day</a> [in] celebra la forza collettiva dei blogger nella spinta a cambiare le cose, incoraggiamo chiunque voglia non solo ad esprimersi sui mutamenti climatici ma anche a leggere quel che altri vanno scrivendo.</p>
<p>Nel corso delle prossime settimane, saremo sommersi da articoli di giornalisti che citeranno politici, attivisti e molti altri - ma quando la conferenza dell&#39;ONU sarà finita e le telecamere spente, quanti si troveranno ad affrontare immediatamente le conseguenze del cambiamento climatico <em>continueranno</em> a raccontare le proprie storie via Internet nella speranza di incontrare altri che li ascoltino.</p>
<p>Riprendendo il motto di Global Voices Online, ‘Il mondo ti parla. Stai ascoltando?&#39;</p>
<p>Per quanti si trovano lontano dal fronte del cambiamento climatico, ascoltare e collegarsi con gli altri è uno dei pochi modi con cui sia possibile far avvertire la questione come un problema reale che va risolto oggi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cellulare, ottimo strumento per servire meglio produttori e consumatori</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/il-cellulare-ottimo-strumento-per-servire-meglio-produttori-e-consumatori/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 05:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La telefonia mobile si è trasformata in uno strumento sempre più vitale per agricoltori, piccoli commercianti e fornitori di servizi, consentendo loro di prendere decisioni motivate basate su informazioni tempestive e portandoli verso l'indipendenza economica. Il fenomeno in crescita un po' ovunque nei Paesi in via di sviluppo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/aparna-ray/">Aparna Ray</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/22/mobile-empowered/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>“Bisogna chiamare Nimai perché dia un’occhiata all’impianto elettrico in cucina. Per piacere, vai a chiamarlo.” Negli anni ’90 mia madre avrebbe chiesto a mio padre di andare a cercare l’elettricista a casa sua, in modo da farlo venire e fargli riparare il guasto elettrico. Non c’era altro modo per contattare Nimai.</p>
<p>Oggi, il mio elettricista Barun ha un telefono cellulare con doppia Sim – mi ha detto che un numero è per il suo capo e il negozio di elettricità che lo subappalta, l’altro è per i ‘clienti privati’ che la sua ditta non conosce. Questa seconda attività sta crescendo, mi informa con orgoglio, e presto non avrà più bisogno di lavorare per il negozio. La famiglia, naturalmente, può contattarlo su entrambi i numeri.</p>
<p>La tecnologia dei cellulari e le opzioni di telefonia mobile a basso costo hanno messo in grado operatori come Barun di offrire servizi migliori e allargare il proprio raggio d&#39;affari. La storia è simile dappertutto nel mondo in via di sviluppo. Il commento di un lettore al post <a title="Post originale in inglese" href="http://blogs.broughturner.com/2005/12/mobile_phone_ad.html" target="_blank">L’adozione della telefonia mobile esplode in Pakistan</a> [in] sul blog <em>Brough Turner</em> fa risalire questo fenomeno indietro nel tempo fino al 2005:</p>
<blockquote><p><em>Un altro fattore che ha contribuito…è stata l’introduzione del modello commerciale Calling Party Pays [CPP, pagamento delle sole chiamate effettuate e non quelle ricevute] tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001. Prima dell’introduzione del CPP, sia il chiamante che il ricevente pagavano i minuti di conversazione. Da quando c’è il CPP, paga solo chi effettua la chiamata. Di conseguenza i piccoli commercianti o gli artigiani come gli idraulici/riparatori TV/elettricisti (la cui domanda di servizi è in crescita) si sono dotati di una connessione mobile e sono raggiungibili tutto il giorno sia nel loro laboratorio che quando sono in giro.</em></p></blockquote>
<p>In realtà, l’impatto della telefonia mobile non è più ristretto alla sola connettività. Si è trasformata in uno strumento che consente agli agricoltori, ai piccoli commercianti e ai fornitori di servizi di prendere decisioni basate su informazioni tempsetive, portandoli dunque verso l&#39;indipendenza economica.</p>
<p>Così, dai <a title="Articolo originale in inglese" href="http://online.wsj.com/article/SB125126978512659859.html?mod=googlenews_wsj" target="_blank">pescatori del Kerala</a> [in] che seguono l’andamento del mercato ittico e possono fare affari migliori per i pesci da vendere l’indomani, agli <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.hindu.com/thehindu/holnus/006200908112180.htm" target="_blank">agricoltori dell&#39;Andhra Pradesh</a> [in] che usano i cellulari per reperire informazioni utili allo sviluppo delle coltivazioni, ovunque i piccoli commercianti si sono resi conto dell’immenso potenziale della telefonia mobile per migliorare la propria vita. E non sono certo gli unici. Come sottolinea Martine Koopman sul blog <a title="Post originale in inglese" href="http://martinekoopman.blogspot.com/">ICT4D in Zambia and Ghana</a> [in], la storia si ripete in Paesi come il Ghana, per esempio. In una visita sul campo per vedere alcune comunità di agricoltori che vivono a circa 6 km. da Salaga, ha osservato:</p>
<blockquote><p><em>Ora che hanno scoperto i vantaggi dei cellulari, tutti ne vorrebbero avere uno. Non soltanto lo usano per accedere ai dati di mercato, ma tutti i loro raccolti (igname, granturco, arachidi, verdure, ecc…) sono integrati nel sistema. Se i commercianti passano nel loro villaggio, saranno meglio posizionati nelle trattative. Hanno anche contatti con i commercianti nei mercati di Accra e Kumasi via telefono.</em></p></blockquote>
<p>Oltre alla diffusione di notizie sul mercato e sugli affari, l’impatto dei cellulari si avverte quando il loro crescnte utilizzo contribuisce a rendere più efficiente la distribuzione dei prodotti, a ridurre i costi legati alla ricerca delle informazioni, a combattere la dispersione dei prezzi tra i diversi mercati locali, com’è stato dimostrato <a title="Post originale in inglese" href="http://www.cellular-news.com/story/29361.php" target="_blank">in questo studio</a> [in] condotto in Niger.</p>
<p>Alla fin fine, a beneficiarne è lo stesso consumatore finale. Possiamo approfittare delle comodità offerte – a partire dalla basilare possibilità di poter chiamare un fornitore per ordinare via cellulare il raccolto fresco di giornata dal pescivendolo, fino al ricorso al <a title="Articolo originale in inglese" href="http://eyeline.mobi/asia/wsj-selling-potatoes-by-phone/">mercato virtuale</a> [in] sui cellulari per acquistare prodotti freschi direttamente dal produttore locale – oltre a godere di prodotti e servizi a prezzi concorrenziali nel lungo periodo.</p>
<p>“Nimai”, ha tuonato mia madre, “comprati un cellulare. Altrimenti, la prossima volta chiamo Barun.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riusciranno i social media a far decollare la microfinanza globale?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/7954/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 05:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli esperimenti di microfinanza (prestiti ridotti a piccoli imprenditori locali che non rientrano negli stretti parametri creditizi delle comuni banche) vanno ampliandosi sull'onda del social networking online. Resta tuttavia la domanda: saranno in grado i social media di creare un mercato davvero sostenibile per la microfinanza globale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/john-liebhardt/">John Liebhardt</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/21/can-social-media-help-make-microfinance-sustainable/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Le istituzioni di microfinanza concedono prestiti ai piccoli imprenditori che spesso non rientrano negli stretti parametri creditizi delle banche, perché privi di adeguato patrimonio o non generano reddito sufficiente a ripagare il debito. O anche perchè, agli occhi delle banche tradizionali, le loro necessità creditizie sono troppo modeste.</p>
<p>Con le banche fuori dal gioco, le agenzie di microcredito si inseriscono nel ruolo abitualmente assegnato all&#39;intrusione imperfetta dei parenti o a prestasoldi che spesso si rivelano degli sfruttatori. Il microcredito viene abitualmente associato ai Paesi in via di sviluppo, ma tali agenzie sono state avviate nei Paesi industrializzati.</p>
<p>La <a title="Voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grameen_Bank">Grameen Bank</a> [it], prima istituzione di microfinanza al mondo, è nata in Bangladesh nel 1983 grazie a <a title="Voce di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Yunus">Muhammad Yunus</a> [it], docente di economia che la fondò per contribuire alla riduzione della povertà tramite prestiti più che necessari a imprenditori che volevano avviare qualche attività. Non solo la povera gente ripagherà questi prestiti, sosteneva Yunus, ma lo stile creditizio della Grameen Bank diventerà un investimento sicuro. Nel 2006 Yunus ha ottenuto il Nobel per la Pace come riconoscimento del suo impegno. Tra l’anno del suo avvio e il 2008 la Grameen Bank ha erogato 7,6 miliardi di dollari.</p>
<p>Nell’era di Internet, i microcreditori hanno cominciato a esplorare nuove strade per replicare online il successo della Grameen Bank. Con l’emergere del social networking, in particolare delle reti peer-to-peer, questi prestatori hanno trovato la loro risposta. Resta valida tuttavia la domanda: potranno contribuire i social media a creare un mercato sostenibile per la microfinanza?</p>
<p>Questa è solo una delle questioni affrontate dutante <a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.idrc.ca/en/ev-140355-201-1-DO_TOPIC.html">un convegno</a> [in] appena svoltosi presso l&#39;Università di Harvard, dal titolo “Le tecnologie possono contribuire a ridurre la povertà nei Paesi in via di sviluppo?”</p>
<p>Una delle prime istituzioni di microcredito che hanno avuto successo via Internet è la statunitense Kiva, lanciata qualche  anno fa dopo il viaggio di una coppia in Africa Orientale nel 2004. Kiva sostiene di essere il primo “<a title="Pagina originale in inglese" href="http://www.kiva.org/about">portale di microcredito sociale</a>)&#8221; [in].</p>
<p>Ecco una buona descrizione di come funziona Kiva, da <em>Tales From Beyond the Glimpse</em>, un <a title="Post originale in inglese" href="http://talesfrombeyondtheglimpse.blogspot.com/2009/09/kiva.html">blog</a> [in] austriaco.</p>
<blockquote><p>Nel sito di Kiva puoi prestare denaro a chiunque ne abbia bisogno nel mondo per avviare un&#39;attività in proprio – del tipo, allevare capre, vendere frutta e verdura al mercato o produrre mattoni. Ogni richiesta di prestito è accompagnata dalla foto dell’imprenditore, una descrizione dell’attività e dalal spiegazione sull’utilizzo del finanziamento, in modo che tu sappia esattamente come verrà utilizzata la somma concessa – riceverai poi aggiornamenti onde sapere come sta andando l’attività.</p>
<p>L’aspetto migliore è che quando l’imprenditore ti ha restituito il prestito, puoi riprenderti i soldi oppure usarli per un altro finanziamento (mi piace quest’idea perché puoi concedere un piccolo prestito la prima volta e poi usare la stessa somma più è più volte ancora) – e i prestiti di Kiva sono gestiti da istituzioni di microfinanza che operano sul campo con molta esperienza in questo settore, per cui credo ti possa fidare che i tuoi soldi verranno utilizzati in maniera responsabile.</p>
<p>Ho fatto un prestito a Adjo Solomé, del Togo. Mi è piaciuta immediatamente perché lavora con una macchina da cucire!</p>
<p>Internet mi appassiona perchè ti permette di fare cose come questa in maniera così diretta.</p></blockquote>
<p>Kiva permette ai potenziali finanziatori di scorrere i profili delle persone che chiedono un prestito. Quando se ne seleziona una e gli si concede il prestito, Kiva assegna il denaro a uno dei suoi partner di microfinanza, un’agenzia che opera sul campo. Il beneficiario dovrà quindi ripagare il prestito, in genere con gli interessi. (L’applicazione degli interessi è materia controversa, ma comune, nel microcredito.) Il sito di Kiva consente ai prestatori di monitorare il processo creditizio mediante controllandone i pagamenti e altri aggiornamenti personali. Tutto questo va diffondendosi ad altri portali di microcredito.</p>
<p>Ciò che dà impulso a questi siti non sono soltanto i prestiti, ma i metodi utilizzati per rendere disponibili i finanziamenti. “I social network sono importanti”, <a title="Post originale in inglese" href="http://joncamfield.com/blog/2009/07/social_networks_not_facebook.html">scrive</a> [in] Jon Camfield nell’omonimo blog. “La fiducia – definita più comunemente capitale sociale in questo contesto – è la forza e il numero di connessioni interpersonali. Facebook, Twitter, MySpace e simili sono un modo comodo per tracciare questi legami (all’interno di un gruppo di persone connesse), ma è difficile che possano rimpiazzarli.&#8221;</p>
<blockquote><p>Ciò è senza dubbio una novità nelle teorie sullo sviluppo, e viene spesso descritto come la chiave di volta per uno sviluppo riuscito, ma anche una falsa pista (e per essere onesti, probabilmente è entrambe le cose).<br />
I social network giocano anche un altro ruolo importante. Oltre ad accrescere la fiducia, che permette di realizzare tutte queste transazioni, e al fornire dei canali di ritorno che le facilitano, contribuiscono anche (forse in realtà ne sono la causa diretta) alla diffusione della tecnologia. Disseminati attraverso i network si troveranno innovatori, sperimentatori e utenti della prima ora che creeranno, metteranno a punto e proveranno nuove idee, per poi diffonderle sia con il passaparola sia tramite le implementazioni più riuscite.</p></blockquote>
<p>Il matrimonio tra microcredito e social media opera in due modi. Primo, consente a un gruppo variegato di individui, ad esempio gli imprenditori, di comunicare e organizzarsi tra loro. Secondo, permette loro di entrare in contatto con il resto del mondo e comunicare il proprio messaggio. Le agenzie di microcredito vi si sono aggrappate, sfruttando la tecnologia per fare in modo che i potenziali finanziatori potessero dare un volto ai beneficiari. Forse questi legami interpersonali hanno origine nella stessa Grameen Bank, che cominciò a prestare denaro sulla base della fiducia e usando la pressione di altri microimprenditori per assicurarsi che i prestiti fossero ripagati. O, forse, i microcreditori online utilizzano le connessioni interpersonali come una difesa contro lo “stress da compassione”.</p>
<p>Ecco un esempio delle implicazioni personali da un&#39;<a title="Post originale in inglese" href="http://chinaphilanthropy.typepad.com/svg/2009/06/i-start-an-interview-with-wokais-casey-wilson.html">intervista</a> [in] pubblicata sul blog <em>China Philanthropy</em> a Casey Wilson, cofondatrice di <a title="Pagina originale in inglese" href="http://wokai.org/">Wokai</a> [in], un sito di micro finanza che è stato definito il <a title="Post originale in inglese" href="http://eapblog.worldbank.org/content/facebook-for-farmers-brings-microloans-to-people-in-rural-china">Facebook degli agricoltori</a> [in]. Qui la Wilson riporta un’esperienza positiva della microfinanza di cui è stata testimone.</p>
<blockquote><p>A livello microeconomico, una delle mie migliori esperienze è stata quella di una donna di Sichuan di 24 anni. Quando ne aveva 18 lei e il marito si sposarono e vennero assunti sostanzialmente come servi a contratto. La famiglia di lui li costrinse a indebitarsi perché viveva con loro e la coppia dovette andare a lavorare in città per quattro anni onde restituire il debito; lei riuscì anche a mettere da parte un po’ di soldi, così quando tornarono a Sichuan potè avviare un allevamento di anatre.</p>
<p>Comprò una certa quantità di anatre. Avviò l’attività, e tre mesi dopo tutte le anatre morirono. Pare che nello stesso periodo abbia scoperto l’esistenza di un nostro partner sul campo. Si recò da loro e ottenne sostegno e denaro per far ripartire l’attività con le anatre. Sono rimasta particolarmente impressionata perché: A- pur essendo così giovane è stata molto perseverante di fronte alle avversità e B– nel vedere dove sia riuscita ad arrivare grazie alla microfinanza e dove sarebbe ora senza di essa. Se il nostro partner non fosse stato lì per aiutarla, lei sarebbe rimasta con niente in mano, con l&#39;unica alternativa di tornarsene in città, e non avrebbe mai avuto gli strumenti per sollevarsi dalla povertà. Storie come questa mi danno davvero coraggio.</p></blockquote>
<p>Il nuovo sito francese <a title="Pagina originale in francese" href="http://www.babyloan.org/fr/accueil.html">Babyloan</a>[fr] opera in modo molto simile a Kiva e Wokai, collegando i donatori agli imprenditori. Ma questo è il primo sito che ha per obiettivo specifico i donatori europei. Punta anche a creare una comunità sociale. <em>The Traveling Spouse,</em> un blogger residente principalmente in Francia, <a title="Post originale in inglese" href="http://travellingspouse.blogspot.com/2008/08/babyloan.html">riporta:</a> [in]</p>
<blockquote><p>Babyloan spera di far diventare il sito una comunità sociale, in modo che i prestatori possano incontrarsi e condividere esperienze, e persino eleggere i rappresentanti nel consiglio di amministrazione.</p></blockquote>
<p>A giudicare dalle reazioni, questo sito ha attirato l&#39;attenzione di numerosi blogger.</p>
<p>Da Parigi, Emmanuel Brunet, che vive e <a title="Post originale in francese" href="http://emmanuelbrunet.free.fr/conseils-marketing/index.php?2008/10/20/270-babyloan-des-micro-credits-pour-de-grands-projets">scrive</a> [fr]:</p>
<blockquote><p>Moi j&#39;ai sélectionné Asfandiyor, Nishon, Gulchehra et Oygul, mes nouveaux amis du Tadjikistan.</p>
<p>Ils cherchaient 810 euros sur 9 mois pour acheter du bétail et ainsi produire du fromage, de la viande et probablement faciliter les activités agricoles. Dans 9 mois, ils nous remboursent les sommes données, sans taux d&#39;intêret. C&#39;est simple, ce n&#39;est pas contraignant puisque l&#39;argent n&#39;est jamais perdu et ça donne un vrai coup de pouce.</p>
<p>L&#39;argent remboursé pourra alors être injecté dans d&#39;autres projets ou vous être rendu directement.</p>
<p>En quelques jours, les amis du Tadjikistan ont trouvé les 810 euros nécessaires à l&#39;achat de bétail, grâce à d&#39;autres participants de France et de Suisse.</p>
<p>C&#39;est peut-être ça le développement (monétaire) durable… !</p></blockquote>
<div class="translation">Io ho scelto Asfandiyor, Nishon, Gulchehra e Oygul, i miei nuovi amici del Tagikistan. Avevano bisogno di 810 euro per comprare del bestiame per produrre formaggio, carne e probabilmente per usarli nelle attività agricole. In 9 mesi restituiranno la somma senza interessi. È semplice, non è vincolante perché i soldi non vanno mai persi e danno la spinta fondamentale. Il denaro ripagato sarà poi investito in altri progetti o ti verrà restituito direttamente.<br />
In pochi giorni i miei amici del Tagikistan hanno trovato gli 810 euro necessari per l’acquisto degli animali, grazie anche ad altri partecipanti dalla Francia e dalla Svizzera.</div>
<p>Forse è questo lo sviluppo (monetariamente) sostenibile…!</p>
<p>Dal <a title="Post originale in francese" href="http://lesenfantsduweb.blogspirit.com/archive/2008/11/30/un-peu-de-finesse-dans-un-monde-de-brut-babyloan-et-kiva.html">blog</a> [fr] <em>Les Enfants du Web</em>:</p>
<blockquote><p>L’intérêt est bien évidemment de suivre l’avancée du projet. Et on se dit qu’avec se genre de service notre argent arrive effectivement au destinataire…</p>
<p>J’ai donc décidé d’aider le projet de Chanthol Vorn, une cambodgienne qui veut développer sa petite épicerie ! Je contribue à hauteur de 20€ sur les 210€ nécessaire.</p>
<p>Je trouve le concept hyper intéressant mais le site en lui-même mériterait une interface un peu plus sympa. Que se soit au niveau des graphismes et de l’ergonomie, une version 2 n’est vraiment pas du luxe.</p></blockquote>
<div class="translation">L’interesse è ovviamente quello di seguire i progressi del progetto. E dicono che con questo genere di servizi il nostro denaro arrivi effettivamente al destinatario…<br />
Così ho deciso di contribuire al progetto di Chantol Vorn, un cambogiano che vuole ingrandire la sua piccola drogheria! Ho finanziato 20 euro sui 210 necessari.<br />
Trovo il concetto super-interessante ma il sito in sé stesso meriterebbe un interfaccia un po’ più carina. Sia a livello di grafica che di funzionalità, la versione 2 non è certo lussosa.</div>
<p>Da Domi, che <a title="Post originale in francese" href="http://www.mood-for.fr/babyloan-du-credit-pour-lutile-et-pas-pour-le-futile/">scrive</a> su <em>Mood-for</em>:</p>
<blockquote><p>Mmes Houessou et Gandaho veulent monter une petite boutique à Cotonou au Bénin pour nourrir leurs 4 enfants correctement. Elles ont déjà 340 euros sur les 460 dont elles ont besoin pour l’ouverture de la boutique. Je leur en ai prêté 30 et elles me le rendront dans 10 mois car, le saviez vous, les utilisateurs du micro-crédit remboursent mieux que la plupart des emprunteurs… Mes 30 euros, je pourrai ainsi les prêter à d’autres bientôt. C’est simple et efficace, c’est le micro-crédit à portée de chacun d’entre nous. Ca nous permet d’être utile.</p></blockquote>
<div class="translation">Le signore Houessou e Gandaho volevano aprire un piccolo negozio a Cotonou, nel Benin, per riuscire a dar da mangiare come si deve ai loro 4 bambini. Dispongono già di 340 euro sui 460 di cui hanno bisogno per l’apertura del negozio. Io ho prestato loro 30 euro che mi restituiranno in 10 mesi perché, sappiatelo, i destinatari del microcredito rimborsano meglio della gran parte degli altri debitori…I miei 30 euro li potrò così prestare subito a qualcun altro. È semplice ed efficace, è il microcredito alla portata di ciascuno di noi. Così possiamo essere utili a qualcuno.</div>
<p>I siti di Kiva, Wokai e Babyloan sono ricchi di funzionalità, ottima grafica e foto che scaldano il cuore. Chi partecipa a questi progetti non può fare a meno di sentirsi parte di una comunità. Le interfacce fanno inoltre sì che il processo del prestito sia trasparente. Con tutta la tecnologia che sostiene questi siti, tuttavia, un blogger si chiede se questi schemi supereranno il test di sostenibilità che spesso separa gli efficaci progetti di sviluppo da semplici buone idee.</p>
<p>David Costa, che <a title="Post" href="http://microfinance.fm/microcredit-online/not-enough-loans-on-kiva/comment-page-1#comment-8">scrive</a> [in] su <em>Microfinance.fm</em> a Zurigo, in Svizzera:</p>
<blockquote><p>Il mio interesse primario è guardare alla microfinanza come un’opportunità d&#39;investimento piuttosto che una donazione.<br />
Anche nel caso di Kiva chi prende a prestito deve pagare gli interessi ma, almeno, a parte i casi di fallimento, l’investitore può riutilizzare il proprio capitale o riprenderselo.<br />
Sono convinto che le donazioni e i sussidi a istituzioni non-profit come Wokai siano importanti, ma dal punto di vista di un investimento non hanno altrettanto potenziale di crescita.<br />
Nel caso di Kiva ci sono diverse opzioni: puoi prestare 4.000 dollari e vederti restituito, se necessario, tutto o parte dell’investimento. Nel caso di Wokai posso solo donare all&#39;omonima organizzazione – come utilizzano il denaro non è realmente importante in un’ottica di investimento. In realtà non è neppure un investimento.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>UE: netizen russi discutono sul latte distrutto per protesta dagli allevatori belgi</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/09/ue-netizen-russi-discutono-sul-latte-distrutto-per-protesta-dagli-allevatori-belgi/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 05:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre in Belgio gli allevatori che protestano contro il basso livello dei prezzi hanno innaffiato di latte i campi nei pressi della città di Ciney, in Russia l'utente di LiveJournal <em>Drugoi</em> ha lanciato una provocazione: si poteva trovare una soluzione migliore? Abbondano le repliche di ogni tipo e fattura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/neeka/">Veronica Khokhlova</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/09/17/eu-russophone-bloggers-react-to-dairy-farmers-protest/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Mercoledì 16 settembre, l&#39;utente di LiveJournal <em>drugoi</em> ha ri-pubblicato due foto della Reuters che mostrano allevatori belgi che <a title="Articolo in inglese dal sito della Reuters" href="http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSTRE58F4KG20090916">innaffiano di latte fresco i campi</a> [in] per protestare contro i bassi prezzi di mercato, <a title="Post in russo dal profilo di drugoi" href="http://drugoi.livejournal.com/3043798.html">riassumendo così la situazione</a> [ru]:</p>
<blockquote><p>[…] gli allevatori belgi, disperati per i bassi prezzi praticati sui loro prodotti, hanno deciso che fosse più conveniente innaffiare i campi con 3 milioni di litri di latte, piuttosto che venderli senza ricavarne profitto. Al momento, il prezzo del latte è fissato all&#39;incirca tra i 18 e i 20 centesimi di euro al litro, mentre il costo di produzione è di 33 centesimi. Secondo gli allevatori, solo un innalzamento del prezzo al litro fino a 50 centesimi permetterebbe loro di mantenersi in attività. Ma, per il momento, questa soglia è solo un sogno. In precedenza, gli allevatori avevano organizzato blocchi stradali e distribuito il latte gratuitamente. Adesso, la decisione estrema: i campi nei pressi della città belga di Ciney sono stati fertilizzato con milioni di litri di latte che non serve a nessuno. […]</p></blockquote>
<p>E di seguito il post scriptum di <em>drugoi</em> allo stesso post:</p>
<blockquote><p>[…] Avrebbero dovuto interpellare gli utenti di LiveJournal. I nostri esperti hanno sempre la soluzione giusta per ogni possibile circostanza. Ad esempio, il consiglio degli esperti qui poteva suggerire di donare il latte ai bambini africani che muoiono di fame. Vediamo chi hai dei commenti, e quali sono le proposte.</p></blockquote>
<p>L&#39;utente <em>drugoi</em> ha 41.453 lettori solo tra quanti sono registrati su LiveJournal, e, inutile dirlo, sono in molti ad aver risposto: finora, sono apparsi 774 commenti. Eccone alcuni tradotti qui di seguito:</p>
<blockquote><p><em>a_brosimov</em>:</p>
<p>Fossi Dio, li avrei [fulminati].</p>
<p>***</p>
<p><em>flymanager</em>:</p>
<p>Avrebbero proprio dovuto donarlo ai bisognosi. Esportarlo in Africa sarebbe stato troppo costoso.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>L&#39;Africa non accetta prodotti Europei, come nemmeno la Russia. Gli allevatori locali, infatti, hanno problemi ben peggiori di quelli degli allevatori europei.</p>
<p>[…]</p>
<p>Se donassero il latte ai bisognosi, il prezzo non salirebbe, perchè farebbero calare la domanda.</p>
<p>***</p>
<p><em>sokolhan</em>:</p>
<p>Meglio venderlo a 20 centesimi che buttarlo.</p>
<p>***</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Il secolo scorso, nei periodi di produzione eccessiva, lo avrebbero semplicemente buttato nel fiume; c&#39;è da dire che in questo caso, almeno, hanno fatto qualcosa di utile.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>Negli anni delle grandi carestie in Unione Sovietica, gli Stati Uniti offrirono a Stalin i propri prodotti gratuiti perchè da loro mancava del tutto la domanda. Eravamo troppo orgogliosi e rifiutammo categoricamente - per poi sbandierare la nostra &#8220;abbondanza&#8221; inscenando dei gran banchetti. Così i contadini furono costretti a bruciare il grano e gettare il latte nei fiumi. Sembra che queste misure abbiano migliorato la situazione - la domanda è poi tornata.</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Non sapevo delle &#8220;proposte di donazione&#8221; - ma se è vero che gli allevatori regalavano il latte, non c&#39;era però nessuno disposto a finanziare la consegna in Africa.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>In occidente si diceva che in Unione Sovietica molta gente moriva di stenti, se ne parlava anche sui giornali. Ma l&#39;URSS negava che ci fosse del vero in queste voci. Vennero anche organizzati enormi banchetti per gli ospiti europei e statunitensi, per dimostrare che non c&#39;era nessuna carestia. L&#39;occidente ci credette, così gli Stati Uniti smisero di offrire a Stalin gli aiuti umanitari.</p>
<p>[…]</p>
<p><a title="Articoli sull'Unione Sovietica di G.B. Shaw in inglese" href="http://www.garethjones.org/soviet_articles/bernard_shaw.htm">http://www.garethjones.org/soviet_articles/bernard_shaw.htm</a> [in]</p>
<p>In questa lettera aperta indirizzata al direttore del Manchester Guardian, Bernard Shaw dichiarava false le voci di carestie in Unione Sovietica. (Giovedì 2 marzo 1933)</p>
<p><em>pashyrey</em>:</p>
<p>In Unione Sovietica, la carestia fu provocata dal fatto che i raccolti venivano requisiti ai contadini e venduti in occidente. Poichè serviva denaro per l&#39;industrializzazione, e gas e petrolio non erano altrettanto popolari come adesso, il grano valeva molto di più.</p>
<p><em>lenin75ka</em>:</p>
<p>È vero, si vendeva il raccolto. E lo si lasciava anche marcire nei campi. In più, l&#39;occidente si rifiutava d&#39;acquistarlo, bastava la produzione propria, e il valore del grano stava crollando verso lo zero.</p>
<p>***</p>
<p><em>denver07</em>:</p>
<p>Be&#39;&#8230; prendiamo il Sudan, per esempio. Dove la gente muore come mosche. Questi, invece, buttano via il latte. È una mentalità simile alla nostra.</p>
<p><em>lavradar</em>:</p>
<p>Be&#39;, perchè allora non ne finanzi la spedizione in Sudan?</p>
<p>***</p>
<p><em>onlymax</em>:</p>
<p><a title="Articolo in russo dal sito della RG" href="http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html">http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html</a> [articolo pubblicato sulla Rossiyskaya Gazeta il 30 luglio, ru]</p>
<p><em>Per domani è prevista un&#39;azione dimostrativa senza precedenti nella regione di Ust-Labinsky, nella Repubblica del Kuban. Gli abitanti locali, disperati, getteranno i loro prodotti nel letame, spinti alla disperazione dai bassi prezzi del latte.</em></p>
<p>Stessa cosa nella regione di Stavropol.</p>
<p>***</p>
<p><em>pashaman</em>:</p>
<p>Tutto ciò è già successo&#8230; in Inghilterra&#8230; circa 100 anni fa&#8230; ma si trattava di verdure. Gettate in mare.</p>
<p>[…]</p>
<p>Anche i nostri allevatori [russi] vendono i loro prodotti a 10 rubli [22 centesimi di euro], mentre il prezzo di stoccaggio è di 30 rubli [67 centesimi di euro].</p>
<p><em>daily_winegraph</em>:</p>
<p>Dieci rubli mi sembra un prezzo troppo alto. Secondo le informazioni che ho io, il prezzo vero oscilla tra i 4 e i 6 rubli [8-13 centesimi di euro].</p>
<p><em>kolbaska</em>:</p>
<p>Quattro rubli al litro [8 centesimi di euro].</p>
<p>***</p>
<p><em>zanozanet</em>:</p>
<p>Avrebbero dovuto gettare il latte in una piscina, e poi far pagare 50 euro il biglietto per entrare.</p>
<p>***</p>
<p><em>leo_nardo</em>:</p>
<p>Possibile che in Belgio non ci siano orfanotrofi, o altri istituti per l&#39;infanzia?</p>
<p><em>mcsdwarken</em>:</p>
<p>Non credo proprio che in Belgio orfanotrofi o istituti simili patiscano la mancanza di latte.</p>
<p>***</p>
<p><em>tatti_anna</em>:</p>
<p>Possibile che oggigiorno il latte non serva a nulla? [&#8230;] Voglio dire, e la divisione del lavoro, allevatori che producono il latte, altri che fanno formaggio, fiocchi di latte […] Ma la gente è troppo pigra per produrre alcunché. È un modo di fare talmente russo&#8230; raccogliere, lasciar marcire, chiedere più denaro&#8230; è sempre questa l&#39;opzione più a buon mercato..</p>
<p><em>incogn1too</em>:</p>
<p>Il socialismo porta a questo: tutti vogliono gli aiuti di Stato.</p>
<p>***</p>
<p><em>sergey_sht</em>:</p>
<p>A proposito, nel 2002, quando l&#39;UE si rifiutò di comprare latte in polvere dall&#39;Ucraina, cosa che portò a una situazione simile, i nostri macellarono le mucche - scelta drastica. I belgi invece non fanno altro che gettar via il latte, attirare l&#39;attenzione, ma perlomeno non macellano le mucche! Resta da vedere chi adotta il comportamento più intelligente, in questo tipo di situazione.</p>
<p>***</p>
<p><em>red_tengu</em>:</p>
<p>Una volta prendevano ricchi sussidi dal governo e dalla UE, ma ora che i finanziamenti sono stati tagliati considerevolmente (per via dell&#39;Organizzazione Mondiale del Commercio e della crisi) - i profitti degli allevatori sono crollati. Nessuno vuol più comprare latte tanto costoso. In Lettonia, a proposito, il prezzo del latte è anche più basso - circa sei centesimi di euro al litro, e in alcuni casi gli allevatori non prendono niente, per il latte - perchè non contiene abbastanza grassi, tra le altre cose.</p>
<p>***</p>
<p><em>golovach_igor</em>:</p>
<p>Perchè ci sono così tanti allevatori, se a nessuno serve il latte? Tutti gli allevatori belgi dovrebbero darsi subito al citizen journalism, diventare blogger, vendere i trattori, comprare una macchina digitale e un computer portatile, e ancora avrebbero abbastanza denaro per comprare un biglietto per <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Perm%27">Perm</a> [it] - allora sì, ci sarebbe competizione!</p>
<p>***</p>
<p><em>rolliks</em>:</p>
<p>Un buon metodo per far soldi col latte:</p>
<p>Primo Giorno: alla guida di un convoglio di camion pieni di latte, entriamo a Bruxelles, e inondiamo le strade [di latte].<br />
Secondo Giorno: Col nostro convoglio di camion pieni di latte, arriviamo a Bruxelles. Che ormai puzza. E inondiamo di nuovo le strade [di latte].<br />
Terzo Giorno: Ci avviciniamo a Bruxelles. La puzza è terribile. Gli abitanti ci vengono incontro ai confini della città con un sacco di soldi. Vendiamo loro il latte.</p></blockquote>
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		<title>Myanmar: arrivano le uova finte&#8230;</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/08/myanmar-arrivano-le-uova-finte/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 05:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Pozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar (Burma)]]></category>
		<category><![CDATA[in breve]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo originale diMong Palatino  &#183; tradotto da Maria Grazia Pozzi &#183;  vai all&#39;articolo originale 
Il 31 luglio scorso i giornali del Myanmar (ex Birmania) hanno rilanciato la notizia di &#8220;uova contraffatte&#8221; introdotte nel Paese. L&#39;episodio è stato confermato dal Ministero della Salute che fornisce ulteriori dettagli. Pare che l&#39;albume del finto-uovo sia fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/mong/">Mong Palatino</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/mgpozzi/'>Maria Grazia Pozzi</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/08/07/fake-eggs-in-myanmar/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il 31 luglio scorso i giornali del Myanmar (ex Birmania) hanno rilanciato la notizia di &#8220;uova contraffatte&#8221; introdotte nel Paese. L&#39;episodio è stato confermato dal Ministero della Salute che fornisce ulteriori dettagli. Pare che l&#39;albume del finto-uovo sia fatto di acido benzoico, gelatina, una sostanza chimica sconosciuta e prodotti chimici utilizzati nella produzione di amido liquido e lievito in polvere. Il tuorlo dell’uovo è composto da una sostanza sconosciuta di colore giallo mischiata con altra sostanza non riconosciuta e cloruro di calcio. Questo fluido è noto come “acqua magica”. Le due parti vengono travasate in uno stampo di plastica e, grazie all&#39;acqua magica che forma un sottile strato divisorio, non si mischiano fra loro. Il guscio del finto-uovo è fatto da una miscela di cera di paraffina e da una sostanza bianca non meglio specificata che viene versata sullo stampo che, una volta asciutto, assomiglia in tutto e per tutto a un uovo vero. Il comunicato informa che, a parte l&#39;ovvia constatazione sull’assenza di sostanze nutritive, il prodotto nuoce alla salute e anche volendo rischiare, ahimé, un uovo sodo non si può fare perché il bianco e il tuorlo, bollendo, si uniscono. <em><a title = "Vai al blog originale" href="http://www.myanmar2day.com/myanmar-news/2009/08/fake-egg-in-myanmar/">Today in Myanmar</a></em> [in] rilancia la notizia con alcune foto.</p>
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		<title>Israele: credere nella coesistenza: intervista all&#039;attivista Ibn Ezra</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/07/israele-credere-nella-coesistenza-intervista-allattivista-ibn-ezra/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 05:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se negli ultimi anni l'elettorato si è spostato a destra, non mancano gli israeliani che si oppongono alle politiche governative nei confronti dei palestinesi. Global Voices ha intervistato Joseph Dana, autore del sito Ibn Ezra, per parlare del suo coinvolgimento nell'attivismo pacifista e dell'ampio ricorso ai social media.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldanha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/22/israel-a-belief-in-coexistence-interview-with-activist-ibn-ezra/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche se negli ultimi anni l&#39;elettorato israeliano si è <a title="Leggi l'articolo in inglese" href="http://uk.reuters.com/article/idUKLB386884">spostato a destra</a> [in], esistono tuttavia degli israeliani che si oppongono alle politiche governative nei confronti dei palestinesi e fanno parte di gruppi come <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peace_Now">Peace Now</a> [it], <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gush_Shalom">Gush Shalom</a> [it], <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Profile">New Profile</a> [in], <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Machsom_Watch">Machsom Watch</a> [in], <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Israeli_Committee_Against_House_Demolitions">Israeli Committee Against House Demolitions</a> [in] e <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anarchists_Against_the_Wall">Anarchists Against the Wall</a> [in]. <em>Global Voices Online</em> ha intervistato l&#39;attivista <em>Joseph Dana</em>, autore del sito web <a title="Visita sito in inglese" href="http://josephdana.com/"><em>Ibn Ezra</em></a> [in], per parlare della sua attività all&#39;interno di <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ta%27ayush">Ta&#39;ayush</a> [in] (&#8221;coesistenza&#8221;), dell&#39;attivismo pacifista israeliano e dell&#39;uso dei social media per comunicare.</p>
<p><strong>Perché hai scelto il nome Ibn Ezra?</strong></p>
<blockquote><p>Sono uno studente di filosofia ebraica e così sono venuto a sapere del filosofo ebreo e spagnolo dell&#39;XI secolo <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_ibn_Ezra">Avraham ibn Ezra</a> [in]. Ibn Ezra era un commentatore della Bibbia e ha scritto parecchio sul tema della coesistenza tra arabi ed ebrei nella Spagna musulmana. Dovendo trovare un nome per il mio sito, questa mi è parsa la scelta naturale. Tra l&#39;altro è anche un interessante gioco di parole, visto che ibn Ezra significa letteralmente &#8220;figlio di Ezra&#8221;, come se noi attivisti discendessimo dal più grande di tutti, <a title="Sito in inglese" href="http://www.supportezra.net/">Ezra Nawi</a> [in], membro onorario di Ta&#39;ayush e figura di riferimento dei movimenti di sinistra sia israeliani che palestinesi a cui ho voluto rendere omaggio. </p>
</blockquote>
<div id="attachment_87070" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/ibnezra-300x225.jpg" alt="Joseph Dana documenta nuove costruzioni in un avamposto vicino agli insediamenti israeliani di Susya, zona meridionale della Striscia di Gaza" title="Joseph Dana documenta nuove costruzioni in un avamposto vicino agli insediamenti israeliani di Susya, zona meridionale della Striscia di Gaza" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-87070" />
<p class="wp-caption-text">Joseph Dana documenta nuove costruzioni in un avamposto vicino agli insediamenti israeliani di Susya, zona meridionale della Cisgiordania.</p>
</div>
<p><strong>Raccontaci qualcosa su Ta‎’ayush. Come ti ci sei avvicinato?</strong></p>
<blockquote><p>Sin dall&#39;inizio, Ta&#39;ayush ha realizzato soltanto azioni dirette, senza manifesti e dibattiti ideologici. In questo modo, il gruppo che è andato formandosi ha voluto rovesciare la tradizionale scala di priorità: dopo aver capito che i comunicati non sempre superano la prova &#8216;della verità&#39;, si è scelto il ricorso all&#39;azione come unico mezzo per trasmettere il rifiuto alla reiterazione delle incursioni, per essere presenti nei luoghi degli eventi. La strategìa adottata pertanto è quella dell&#39;azione diretta e non violenta pensata attraverso procedure decisionali in grado di rappresentare il consenso democratico. A fine dicembre 2000, Ta&#39;ayush ha anche redatto una carta di posizionamento politico, ma la sua elaborazione ha richiesto troppo tempo ed energia. Si è così deciso di abbandonare questo percorso, puntando invece al coivolgimento di chiunque si identifichi con i nostri interventi, ideati per esprimere delle posizioni chiare. Proteste fatte di azioni concrete, per opporsi alla segregazione quotidiana tra arabi ed ebrei in Israele, all&#39;occupazione, agli stenti, alla chiusura, alle limitazioni di movimento e alle incursioni militari di Israele nei Territori Occupati.</p>
<p>Come cittadino israeliano-americano, che segue con interesse il conflitto e si oppone all&#39;occupazione, ciò che mi ha colpito di Ta&#39;ayush è stata la sua eterogeneità in termini di voci e punti di vista. Gran parte delle organizzazioni e dei gruppi simili sono in realtà profondamente ispirati da rigide prospettive ideologiche. Ta&#39;ayush, nonostante l&#39;oppozione radicale all&#39;occupazione, non applica gli assunti fondamentali di alcuna idelogia e non si pone obiettivi a lungo termine. Si concentra sull&#39;azione diretta settimana dopo settimana. Come ebreo israeliano, poi, credo sia importante lavorare con i miei compatrioti che vogliono abbattere le barriere tra palestinesi e israeliani, ma senza far ricorso alla solita retorica anti-israeliana come fanno altri gruppi.</p>
</blockquote>
<p><center>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rEkvWFXvRfY&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rEkvWFXvRfY&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344" title="Video originale in inglese" alt="Video originale in inglese" ></embed></object></p>
<p></center></p>
<p><strong>Il tuo lavoro sostiene i palestinesi, li aiuti a resistere alle azioni di <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insediamenti_israeliani">colòni</a> [it], esercito e polizia, ma i tuoi video sembrano parlare dell&#39;attivismo in sé, non della causa palestinese in particolare. Lo fai perché il tuo è un pubblico israeliano?</strong></p>
<blockquote><p>Molto spesso siamo noi a interagire direttamente con colòni e soldati. In queste occasioni, i palestinesi tendono comprensibilmente a stare in disparte perché a loro si applicano procedure giuridiche diverse. Tanto per essere chiari, se un israeliano viene arrestato ha il diritto di vedere un giudice entro 24 ore mentre un palestinese può restare in cella anche per tre giorni. Per questo motivo i palestinesi preferiscono lasciare che siano gli attivisti israeliani a interagire con soldati e colòni. </p>
<p>Un altro aspetto importante delle nostre iniziative è quello di mostrare, nello stato di diritto, l&#39;interazione tra israeliani e soldati/colòni all&#39;opinione pubblica israeliana e alla comunità ebraica americana (il sito web è in inglese proprio perché il mio pubblico di riferimento è americano). Voglio sottolineare il quadro per cui gli israeliani che aiutano i palestinesi perdono alcuni diritti e sono per questo in grado di comprendere la sofferenza dei palestinesi, che vedono negati i loro diritti ogni giorno. L&#39;obiettivo è raccontare questo fenomeno e mostrarlo alle comunità ebraiche in tutto il mondo.</p>
</blockquote>
<p><strong>Pensi che l&#39;attivismo contro l&#39;occupazione sia diminuito o cresciuto in Israele ultimamente? In generale, come sono percepiti gli attivisti israeliani? Le grandi testate israeliane danno spazio alle iniziative di protesta?</strong></p>
<blockquote><p>Negli ultimi dieci anni Israele si è spostato sensibilmente verso destra poiché la società ha ampiamente accettato la linea dell&#39;occupazione e la tesi dell&#39;assenza di un interlocutore palestinese. La linea dei governi di &#8220;sinistra&#8221; sugli insediamenti successivi al <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_sei_giorni">conflitto del &#8216;67</a> [it] e l&#39;offensiva a Gaza hanno esposto la debolezza dei partiti tradizionali di sinistra come il <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Laburista_%28Israele%29">Labor</a> [it] e <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Movement-Meretz">Meretz</a> [in]. Per questo è come se la sinistra israeliana fosse morta. Al suo posto, però, si sta formando una nuova sinistra. Un movimento concentrato sull&#39;azione diretta contro l&#39;occupazione e altamente critico nei confronti di servizi militari e di sicurezza israeliani.</p>
<p>Questo fronte sta guadagnando consensi e visibilità, sebbene sia ancora una minoranza, ma gran parte degli israeliani lo considera un movimento radicale e discutibile. Di conseguenza gli attivisti sono spesso marginalizzati in ambito pubblico. Per correttezza, però, devo dire che le organizzazioni che seguono l&#39;occupazione, Peace Now, <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/B%27Tselem">B&#39;tselem</a> [it] e <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yesh_Din">Yesh Din</a> [in] su tutte, godono di un certo rispetto e stanno diventando importanti risorse di informazione. </p>
<p>Per quanto riguarda la copertura mediatica delle nostre iniziative, le grandi testate si limitano a trasmettere i filmati delle violenze dei colòni. Quello che non fanno è mandare in onda storie o filmati in cui <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tzva_HaHagana_LeYisra%27el">l&#39;IDF</a> [it] usa la violenza contro i pacifisti israeliani. Questa linea non è stata ancora oltrepassata in Israele poiché l&#39;opinione pubblica non mette in dubbio l&#39;autorevolezza dell&#39;IDF.  </p>
<p>Ho sfruttato moltissimo i mezzi di comunicazione digitale per far conoscere le iniziative di Ta&#39;ayush e ci sto riuscendo bene. Il mio <a title="Visita il sito in inglese" href="http://josephdana.com/">sito</a> [in] è ormai una fonte preziosa di filmati e commenti sulla realtà dell&#39;occupazione a sud della Striscia di Gaza. Gli aggiornamenti live su Twitter (<a title="Leggi il profilo in inglese" href="http://twitter.com/ibnezra">@ibnezra</a> [in]) pubblicati direttamente dalla Striscia hanno raggiunto il pubblico internazionale, spero solo che questa ondata possa crescere mentre l&#39;opposizione degli israeliani contro l&#39;occupazione continua trovare maggiore spazio.
</p>
</blockquote>
<p><a title="Leggi il tweet in inglese" alt="Leggi il tweet in inglese" href="http://twitter.com/ibnezra/status/2703472683"><img src="http://tweetshots.com/tweetstock/wt4a672ea318da3.png" width="100%" border="0" /></a></p>
<p><em></em><br />
[Proprio adesso l&#39;esercito si accinge ad arrestare dei pacifisti a Safa &#8230;]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Donna egiziana uccisa in un tribunale tedesco a causa del suo velo</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/07/donna-egiziana-uccisa-in-un-tribunale-tedesco-a-causa-del-suo-velo/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 07:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[L'uccisione di  Marwa El Sherbini, musulmana residente a Dresda, accomuna i blogger egiziani nella condanna delle testate internazionali, che tendono a ignorare questi crimini di cui sono vittime i musulmani in Occidente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/lasto-adri/">Eman AbdElRahman</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/07/06/egyptian-woman-killed-in-german-court-for-being-veiled/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Era da troppo tempo che i blogger egiziani non si schieravano dalla stessa parte. Un <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://www.almasry-alyoum.com/article2.aspx?ArticleID=217708">nuovo crimine d&#39;odio</a> [in], avvenuto in Germania contro un&#39;egiziana musulmana di nome Marwa El Sherbini, ha rappresentato la migliore occasione per unirli di nuovo: nella condanna ai media internazionali, che ignorano queste genere di incidenti [di cui sono vittima] i musulmani in Occidente.</p>
<p>La storia inizia nell&#39;agosto 2008, quando Marwa presenta una denuncia per diffamazione contro il suo [futuro] killer, Alex, un disoccupato tedesco di 28 anni, dopo che l&#39;uomo l&#39;aveva definita “terrorista” perchè indossava l&#39; hijab (il velo islamico).</p>
<p>[&#8230;] Lo scorso mercoledì, Alex l&#39;ha accoltellata 18 volte a morte in un&#39;aula di tribunale tedesca, dopo che i giudici hanno deliberato la vittoria della donna, [&#8230;] e condannato l&#39;uomo a una multa di 2.800 euro per diffamazione.</p>
<p>Marwa, 32 anni, era la moglie di un universitario egiziano, titolare di una borsa di studio in Germania. Anche suo marito è rimasto ferito nell&#39;incidente, e ora è in ospedale, e lotta tra la vita e la morte.</p>
<p><em>Zeinobia</em> ha espresso la sua rabbia in un post intitolato “<a title="Leggi post originale in inglese" href="http://egyptianchronicles.blogspot.com/2009/07/what-if-she-were-lesbian.html">E se fosse stata una lesbica</a> [in]“, e ha detto:</p>
<blockquote><p>La donna è Marwa El-Sherbini, di 32 anni, era incinta del suo secondo figlio quando è stata accoltellata.<br />
[…]<br />
Questo è sicuramente un crimine razzista, ma al contrario di altri crimini d&#39;odio come quelli omofobici o antisemiti, non era sulle prime pagine dei quotidiani stranieri, e non so perchè! Per l&#39;amore del cielo, questo è un crimine razzista , una donna viene (&#8230;) accoltellata in questo modo,  in un&#39;aula di tribunale, e [il fatto] non viene ritenuto tanto importante da essere ripreso dai giornali, come invece dovrebbe essere! Era una madre incinta, per l&#39;amore del cielo!<br />
Possa Allah benedire la sua anima: è una martire del razzismo e dell&#39;odio.</p></blockquote>
<div id="attachment_83571" class="wp-caption aligncenter" style="width: 357px;"><a href="http://twitter.com/ahmedesmat/status/2467794438"><img class="size-full wp-image-83571" title="Ahmed Esmat su Twitter" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/ahmed.png" alt="Ahmed Esmat su Twitter" width="347" height="193" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Ahmed Esmat domanda su Twitter: &#8220;Il fatto è che i media europei non stanno seguendo l&#39;omicidio della dottoressa Marwa in Germania. Non venite a parlarmi di equità&#8221;.</p>
</div>
<p>Lo stesso pensiero è stato ripetuto da <em><a title="Leggi post originale in inglese" href="http://blog.hichamaged.net/i-hate-everything-about-you/">Hisham Maged</a></em> [in] sul suo blog, con il gioco di supposizioni <em>E se</em>:</p>
<blockquote><p>Giochiamo al gioco &#8220;E Se&#8221;, immaginate una situazione ribaltata, dove la vittima era un occidentale accoltellato in un posto qualunque del mondo o, mai sia, in qualche paese del Medio Oriente, da estremisti musulmani o da quelle che i media chiamano &#8220;minoranze&#8221; in Egitto! Ne avreste sicuramente sentito parlare in tutto il mondo, e anche su internet!</p></blockquote>
<p><em>Bikya Masr</em>, che ha seguito da vicino l&#39;incidente, si è chiesto <a title="Leggi post originale in inglese" href="http://bikyamasr.wordpress.com/2009/07/05/bm-opinion-marwa-the-symbol-to-gather-people-together/">se Marwa possa diventare un simbolo sotto cui unire le persone</a> [in]. Ha richiesto un&#39;azione immediata a livello diplomatico e nazionale:</p>
<blockquote><p>In tutto il Medio Oriente la rabbia è tanta. Questa rabbia, tuttavia, non deve sfociare in diatribe casuali contro i tedeschi, o contro la Germania:  perchè ogni futura campagna abbia successo, c&#39;è bisogno di coerenza. [Avremo successo] se Sherbini diventerà un simbolo che unisce le persone, come è stata Neda per l&#39;Iran.<br />
[…]<br />
Ma la gente crede davvero che Sherbini sia un simbolo? […] Gli egiziani dovrebbero essere indignati che una donna sia stata offesa perchè indossava un velo, e prima di tutto perchè  egiziana. Il governo dovrebbe mandare un segnale forte all&#39;Europa, [che ribadisca] che questo comportamento è inaccettabile, e invece rimane in silenzio. Questo lascia alla popolazione egiziana il compito di agire.<br />
[…]<br />
Sfiliamo per le strade di fronte all&#39;Ambasciata tedesca e richiediamo un&#39;inchiesta completa e un resoconto. Perchè se la Germania non può farlo, allora questo dimostra ancora una volta che l&#39;odio europeo per i musulmani e gli arabi è più forte della loro cosiddetta “libertà.” Sì, Marwa è un simbolo, ma deve essere un simbolo che unisce le persone, non che le divide.</p></blockquote>
<p>Un altro blogger, di nome <em>Sadafat</em> <a title="Leggi post originale in arabo" href="http://www.sadafat.com/?p=562">ha scritto</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">لو أن يهوديا أصيب بكلمة أو مزحة ثقيلة في ألمانيا لأقامت رئيسة الوزراء الدنيا ولم تقعدها ولتنادت فوكس نيوز وسكاي نيوز بالدفاع عن العنصر السامي واعلان الحرب على اعداء السامية، وأما الأخت المصرية هذه فلا بواكي لها.<br />
يجب ان تعلن الحكومة الألمانية ان هذا التصرف يمس المسلمين، يجب ان تضع في دستورها للغالبية الثانية من الديانيات وهم المسلمين حقوقا تحفظهم من العداء ضد الإسلام.</div>
<div class="translation">Se un ebreo fosse stato aggredito, in Germania, anche solo con a parole o per scherzo, il Primo Ministro avrebbe fatto di tutto, avrebbe chiamato Fox News e Sky News per difendere gli ebrei, avrebbe dichiarato guerra agli antisemiti. Ma nessuno piangerà per la donna egiziana morta lì.</div>
<div class="translation">Il governo tedesco deve sapere che questo atto colpisce i musulmani, e dovrebbe chiarire, nella sua Costituzione che i diritti dei musulmani, la cui religione è la seconda nel paese, siano tali da proteggerli dagli atti d&#39;odio contro l&#39;Islam.</div>
<div id="attachment_83572" class="wp-caption aligncenter" style="width: 373px;"><img class="size-full wp-image-83572" title="I blogger egiziani commentano e si sfogano su Twitter" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/07/marwa.png" alt="I blogger egiziani commentano e si sfogano su Twitter" width="363" height="489" /></p>
<p class="wp-caption-text">I blogger egiziani commentano e si sfogano su Twitter:</p>
<p class="wp-caption-text" style="text-align: center;"><em>Wael</em>: RIP Manwa, donna incinta col velo, accoltellata a morte con 18 fendenti davanti al figlio di 3 anni</p>
<p class="wp-caption-text" style="text-align: center;"><em>elmonkez</em>: Ecco uno dei motivi principali per cui la nostra vita non vale nulla, negli altri paesi: perchè il nostro governo non reagisce a orrori come questo.</p>
<p class="wp-caption-text" style="text-align: center;"><em>SomeMuslimMan</em>: Il mondo, che s&#39;indigna per la morte di Neda, è quasi indifferente a[lla sorte di] Marwa. Che entrambe riposino in pace!</p>
<p class="wp-caption-text" style="text-align: center;"><em>Waelabbas</em>: Esigo che l&#39;assassino di Marwa venga processato come se fosse un musulmano che ha accoltellato a morte un ebreo!</p>
<p class="wp-caption-text" style="text-align: center;"><em>harvarddr</em>: L&#39;assassino di Marwa dev&#39;essere processato come omicida di primo grado. Lo Stato di Diritto tedesco deve dimostrare di non essere razzista nei confronti dei musulmani.</p>
</div>
<p>Quanto a me, ho scritto queste righe sul mio blog <a title="Leggi post originale in arabo" href="http://www.lastoadri.com/2009/07/blog-post.html"><em>Lasto Adri</em></a> [ar]:</p>
<div class="arabic">بعد أن قال الغرب أن قاتل مروة الشربينى لا يمثل ألمانيا، وأن الحادث مجرد عمل فردى،<br />
لا أتوقع من الغرب -ذاته- أقل من أى يلغى من كل معاجمه فكرة أن المسلمين إرهابيين، ويؤمن أن بن لادن وأعوانه -مثلا- لا يمثلون العرب أو المسلمين فى شئ، وأفعالهم كلها فردية!وعلى رأى المثل.. لا تعايرنى ولا أعايرك.. دا التعصب طايلنى وطايلك!</div>
<div class="translation">Dopo che l&#39;Occidente ha affermato che l&#39;omicidio di Marwa non è rappresentativo della Germania, che è un atto individuale&#8230; mi aspetto che lo stesso Occidente cancelli da tutti i suoi dizionari  l&#39;idea che i musulmani siano terroristi, e cominci a convincersi che Bin Laden e i suoi amici -per esempio- non rappresentano per nulla gli arabi o i musulmani, e tutto quello che fanno sono azioni individuali!</div>
<div class="translation">Come dice il proverbio: Non incolparmi per qualcosa che fai anche tu. Siamo entrambi vittime dello stesso “estremismo”.</div>
]]></content:encoded>
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