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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Spagnolo</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Uruguay: variegate le reazioni online all&#039;elezione del neopresidente Mujica</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/uruguay-variegate-le-reazioni-online-allelezione-del-neopresidente-mujica/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/uruguay-variegate-le-reazioni-online-allelezione-del-neopresidente-mujica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 05:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
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		<description><![CDATA[Il candidato del partito di sinistra <em>Frente Amplio</em> ha vinto con il 51,9% nell'atteso secondo turno di votazioni. Nella storia del Paese, è il primo presidente con un passato di guerrigliero nei <em>Tupamaros</em> ma oggi con idee neoliberiste - e i rilanci dei blogger non mancano di sottolineare tali aspetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/mario-blanco/">Mario Blanco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/01/uruguay-mujica-is-president-after-run-off-election/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Finalmente è stato eletto il nuovo presidente dell’Uruguay: domenica  scorsa <a title="Pagina di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mujica" target="_blank">José “Pepe” Mujica</a> [it], candidato del partito progressista <em>Frente Amplio</em>, ha ottenuto la maggioranza dei voti al secondo turno. <a title="Post di GVO in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/10/28/uruguay-presidential-election-heads-for-runoff/" target="_blank">Il primo turno di votazioni presidenziali</a> [in] aveva avuto luogo l’ultima domenica di ottobre: in quell&#39;occasione nessun candidato era riuscito a raggiungere la maggioranza di voti necessaria per la vittoria diretta. Mujica era risultato in vantaggio con il 48,16% dei voti, insieme al neoeletto vicepresidente Danilo Astori [suo compagno di partito e avversario alle  primarie].</p>
<div id="attachment_109283" class="wp-caption alignright" style="width: 170px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/399px-Pepemujica2.jpg"><img class="size-medium wp-image-109283" title="Foto di José Mujica di Agência Brasil, ripresa da Wikipedia su licenza Creative Commons" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/399px-Pepemujica2-199x300.jpg" alt="Foto di José Mujica di Agência Brasil, ripresa da Wikipedia su licenza Creative Commons" width="150" height="230" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Foto di José Mujica di Agência Brasil, <a title="Foto da Wikipedia in spagnolo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mujica">ripresa da Wikipedia</a> [sp] su licenza Creative Commons</p>
</div>
<p>Il sito <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://elecciones.180.com.uy/articulo/Mujica-una-vida-de-pelicula" target="_blank">Portal 180</a> [sp] descrive la vita del primo guerrigliero salito fino alla presidenza dell’Uruguay: storicamente Mujica ha infatti partecipato al <a title="Pagina di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tupamaros" target="_blank">Movimento di Liberazione Nazionale - Tupamaros</a> [it] durante gli anni ’60, nelle cui file ha combattuto contro il governo di <a title="Pagina di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jorge_Pacheco_Areco" target="_blank">Jorge Pacheco Areco</a> [in]. È stato coinvolto in azioni armate come la <a title="Pagina di Wikipedia in spagnolo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Toma_de_Pando" target="_blank"><em>Toma de Pando</em></a> [sp] (Presa di Pando) e la <em>Fuga da Punta Carretas</em> (epica evasione dal penitenziario di Punta Carretas, dove rimase per 13 anni, recentemente <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.clarin.com/diario/2009/04/12/espectaculos/c-01501.htm" target="_blank">narrata in un documentario di History Channel</a> [sp]).</p>
<p>In seguito è stato tra i fondatori del <a title="Pagina originale in spagnolo" href="http://www.mpp.org.uy/" target="_blank"><em>Movimiento de Participación Popular</em></a> [sp], per il quale venne eletto deputato, senatore e più recentemente nominato Ministro dell’Agricoltura.</p>
<p>“Ni vencidos, ni vencedores” (“Né vincitori né vinti”), questo lo slogan scelto dal neopresidente per riassumere il significato della sua vittoria.</p>
<p>Nella blogsfera si leggono opinioni molto forti sui risultati elettorali. La reazione dell’autore anonimo del blog conservatore <a title="Post originale in spagnolo" href="http://ociomentario.blogspot.com/2009/11/hecho-innegable-y-triste.html" target="_blank">Ociomentario </a>[sp] può essere interpretata come delusione:</p>
<blockquote><p>URUGUAY ELIGIÓ POR PRIMERA VEZ EN SU HISTORIA UN PRESIDENTE ASESINO</p></blockquote>
<div class="translation">L’Uruguay ha eletto per la prima volta nella storia un presidente assassino.</div>
<p>Per l’autore del blog di sinistra <a title="Post originale in spagnolo" href="http://elpolvorin.over-blog.es/article-uruguay-mujica-el-presidente--40286063.html" target="_blank">El Polvorin</a> [sp], l’elezione di Mujica rappresenta un falso cambiamento:</p>
<blockquote><p>Como el nuevo portavoz del neo liberalismo en Uruguay disfrazado de Izquierdista, continua la política digitada por el FMI [Fondo Monetario Internacional], con dos caras y dos discursos, uno cuando viaje a Venezuela y el otro cuando viaje a EEUU, como Tabaré.</p>
<p>Nada habrá que esperar de estos nuevos neo liberales, “vuelve el pobre a su pobreza, vuelve el rico a su riqueza”.</p></blockquote>
<div class="translation">Come nuovo portavoce del neoliberismo in Uruguay spacciato per progressismo, [Mujica] continuerà le politiche del Fondo Monetario Internazionale, con due pesi e due misure, una quando si reca in Venezuela e l’altra quando va negli Stati Uniti, come [l’attuale presidente] Tabaré.</div>
<p>Non c’è niente da aspettarsi da questi neoliberisti, “il povero torna alla propria povertà, il ricco torna alla propria ricchezza”.</p>
<p>Tra coloro che invece celebrano il neopresidente, il blogger Antonio Giossa,  uruguayano residente in Argentina, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.giossa.com/paises/uruguay/habemus-pepe/" target="_blank">dà la sua interpretazione</a> [sp] sulle elezioni, spiegando che Mujica ha vinto l&#39;elezione per tre motivi principali:</p>
<blockquote><p>Primero y principal, será la continuidad del actual gobierno frenteamplista. Si bien su estilo lo diferencia un poco de Tabaré Vázquez, Mujica cumplirá a rajatabla el lineamiento planteado por el Programa Político del Frente Amplio.</p>
<p>Segundo, su personalidad y su carisma. Campechano, frontal, honesto, sin pelos en la lengua. Algo que a veces puede jugar en contra y cosechar rechazos, pero que también ha logrado generar una confianza casi absoluta de parte de los votantes y simpatizantes.</p>
<p>Tercero, el Frente Amplio logró demostrar, a partir del año 2004, que es una fuerza política que sabe ejercer el gobierno en forma responsable, efectiva y con un solo objetivo en mente: el bienestar del pueblo.</p></blockquote>
<div class="translation">Primo aspetto e il più importante, è nel segno della continuità rispetto all’attuale governo del <em>Frente Amplio</em>. Se il suo stile lo distinguerà da quello di Tabaré Vazquez, Mujica sarà in grado di soddisfare tutti i punti stabiliti nel programma politico del <em>Frente Amplio</em>.<br />
Secondo, la personalità e il carisma. La sua immagine di uomo del popolo, diretto, onesto, schietto nel parlare. È qualcosa che potrebbe rivoltarglisi contro e renderlo impopolare, ma è anche ciò che potrebbe fargli guadagnare la fiducia assoluta di  elettori e seguaci.<br />
Terzo, fin dal 2004 il <em>Frente Amplio</em> ha dimostrato di essere una forza politica capace di assumere la guida del Paese in modo responsabile ed efficace, con un unico obiettivo in mente: il benessere del Paese.</div>
<p>Mujica presterà giuramento come presidente nel marzo 2010 per un mandato di cinque anni.</p>
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		<title>Venezuela: riflessioni online contrarie al possibile conflitto armato con la Colombia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 04:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche la blogosfera venezuelana si esprime sui nuovi disaccordi governativi con la Colombia, mettendo in evidenza come un eventuale conflitto danneggerebbe popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/laura-vidal/">Laura Vidal</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/26/venezuela-thoughs-about-a-possible-conflict-with-colombia/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche la blogosfera venezuelana va esprimendosi riguardo <a title="Post originale in inglese su Global Voices Online" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/20/colombia-tensions-and-winds-of-war-with-venezuela/">i pesanti scambi verificatisi recentemente tra il Venezuela e la Colombia</a> [in]. Come di consueto nel clima politico del Paese, vi sono opinioni contrastanti riguardo le motivazioni del confronto in corso. Da un lato, questo è visto come un altro elemento per distogliere l&#39;attenzione dai problemi interni del Paese; mentre, all&#39;opposto, altri lo considerato una mossa per preservare la sovranità di fronte a una presenza militare statunitense con base in Colombia.</p>
<div id="attachment_108447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;"><a title="href="><img class="size-full wp-image-108447" title="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/venezuelahumo.jpg" alt="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." width="400" height="270" /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>L&#39;opinione pubblica internazionale e quella venezuelana continuano a chiedersi se l&#39;intenzione di dichiarare guerra da parte del <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Chavez">Presidente venezuelano Hugo Chavez</a> [it] siano serie, considerando altresì le effettive possibilità per il Venezuela di entrare in un conflitto armato per il quale non sembra essere preparato. Nel frattempo, violenti incidenti lungo il confine aumentano le tensioni e adombrano la situazione, rendendo difficile una riconciliazione tra i due Paesi in questi frangenti. Tuttavia, l&#39;opinione più diffusa nella blogosfera evidenzia che una guerra significherebbe un conflitto tra popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.</p>
<p>Sul blog <em>Venezuela News and Views</em> Daniel <a title="Post originale in inglese" href="http://daniel-venezuela.blogspot.com/2009/11/war-with-colombia-ex-president-speaks.html">cita un controverso ex-presidente venezuelano</a> [in] ed esprime il proprio punto di vista:</p>
<blockquote><p>… La traduzione e pubblicazione di questo comunicato fa sì che venga considerato come qualcuno che non vuole entrare in guerra con la Colombia. Se la Colombia finirà per attaccare o meno è un&#39;altra questione, ma allora avrei bisogno di prove concrete, poiché, con la storia delle <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/FARC">FARC</a> [it] e anche dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_di_Liberazione_Nazionale_%28Colombia%29">ELN</a> [it], Chavez potrebbe avere il pretesto per far apparire la Colombia sotto attacco (…)</p>
<p>In altre parole, a meno che non venga provato che effettivamente gli Stati Uniti e la Colombia stiano preparando un&#39;invasione in Venezuela, la cui probabilità per me è inferiore allo 0.01%, mi oppongo apertamente e per questo sono considerato un traditore secondo i canoni chavisti. Senza aggiungere che sono un pacifista, un obiettore di coscienza, e non posso giustificare nessuna guerra eccetto una palese aggressione provata con chiarezza. E anche in quel caso, non prenderò una pistola per sparare, e sarò d&#39;aiuto solo in qualche ospedale o simili servizi (…)</p></blockquote>
<p>Gandica, <a title="Post originale in spagnolo" href="shttp://khandika01.blogspot.com/2008/02/googlefight-venezuela-gana-guerra.html">sul blog <em>Enigma Press</em></a> [sp] proprone un&#39;idea originale:</p>
<blockquote><p>Ahora bien esta es mi posición: Si estalla la guerra entre Venezuela-Colombia invito a la comunidad virtual de blogs de Venezuela a salir con la bandera colombiana. Y a toda la tribu electrónica colombiana a salir con la bandera de Venezuela. Y combatiremos -en esta guerra entre Venezuela y Colombia- a punta de balas de aguardiente y balas de ron en una zona temporal autónoma bajo los explosivos tonos del vallenato y nuestros joropos llaneros. Y después del combate, ebrios de felicidad, nos abrazaremos y reiremos como nunca antes. Que los políticos de Venezuela y Colombia y sus poderosos intereses y los perros de la guerra-Venezuela-Colombia se despedacen entre ellos.</p></blockquote>
<div class="translation">Ecco come la penso: Se dovesse scoppiare una guerra tra Venezuela e Colombia, invito la comunità virtuale venezuelana a scendere in piazza con la bandiera colombiana&#8230;e la comunità online colombiana a scendere in piazza con la bandiera venezuelana. Combatteremo - questa guerra tra Venezuela e Colombia - con superalcolici e proiettili al rum in uno spazio temporale autonomo soggetto al suono esplosivo del <em>vallenato</em> e del <em>joropos llaneros</em> (stili musicali). E dopo la battaglia, ubriachi di felicità, ci abbracceremo e rideremo come non mai. Lasciamo che i politici venezuelani e colombiani, con la loro voglia di potere, e i cani da guerra Venezuela-Colombia si facciano a pezzi.</div>
<p>Anche Facebook è uno strumento dove esprimere il dissenso su questo conflitto in crescita. Il gruppo “<a title="gruppo su facebook in spagnolo" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=196414800762">Paz entre Colombia y Venezuela</a>” [sp] è aperto a chiunque voglia unirsi alla discussione online.</p>
<p>Questo l&#39;obiettivo principale del gruppo:</p>
<blockquote><p>Este grupo no es para discutir si Chavez es bueno o malo o si Uribe hace las cosas bien o no, es solo para que, independientemente de la ideología política de cada uno de los miembros de este grupo nos unamos para RECHAZAR ROTUNDAMENTE UNA POSIBLE GUERRA ENTRE LOS PUEBLOS HERMANOS!.</p></blockquote>
<div class="translation">Questo gruppo non mira a discutere se Chavez sia buono o cattivo, o se Uribe sta agendo bene o male, ma, a prescindere dalle idee politiche dei membri del gruppo, ci uniamo per RESPINGERE CON FORZA UN&#39;EVENTUALE GUERRA TRA FRATELLI.</div>
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		<title>Video e iniziative online per fermare la violenza contro le donne</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/video-e-iniziative-online-per-fermare-la-violenza-contro-le-donne/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 04:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 25 novembre è stata la giornata internazionale per eliminare la violenza contro le donne. Ecco una raccolta di video con cui cittadini e organizzazioni di vari Paesi vanno contribuendo alle iniziative tese ad assicurare alle donne un mondo migliore in cui vivere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/25/video-end-violence-against-women-around-the-world/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il 25 novembre è stata la Giornata Internazionale per eliminare la violenza contro le donne, e tramite dei video molte persone e organizzazioni in tutto il mondo si sono espressi per porre fine alla violenza, contribuendo così alle iniziative per assicurare alle donne un mondo più sicuro in cui vivere.</p>
<div id="attachment_108214" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/2498526016_7512e16a87_b.jpg"><img class="size-medium wp-image-108214" title="Parole sulla violenza devono rompere il silenzio" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/2498526016_7512e16a87_b-300x113.jpg" alt="Parole sulla violenza devono rompere il silenzio" width="300" height="113" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Parole sulla violenza devono rompere il silenzio</p>
<p><small><a rel="cc:attributionURL" href="http://www.flickr.com/photos/circo_de_invierno/">Foto di circo_de_invierno</a>, da Flickr con licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/">CC BY 2.0</a>.</small></div>
<p>L&#39;UNIFEM, nel <a title="Canale YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/user/SayNoToViolence">canale <em>Say No to Violence</em> su YouTube</a> [in] ha già documentato <a title="Canale YouTube in inglese" href="http://saynotoviolence.org/">alcune delle azioni intraprese nel mondo</a> [in]  per porre fine alla violenza sulle donne. <a title="Canale YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=Vzh-faI1QrM">Questo primo video mostra</a> [in] la scuola media femminile Ngara di Nairobi, Kenya, dove le ragazze imparano a dire NO alla violenza, a lottare per i propri diritti e ad affrontare stupri, aggressioni, molestie e altre forme di violenza sessuale:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Vzh-faI1QrM&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/Vzh-faI1QrM&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Anche in Kenya, il Kenyatta National Hospital ha un centro di recupero per le violenze sessuali, dove le donne e i loro figli possono recarsi per ricevere cure in caso di violenze. Nel <a title="Video su YouTube in inglese" href="http://www.youtube.com/watch?v=cfc1TarQo3Q">video che segue</a> [in], raccontano come procede la gestione del centro, il contesto in cui si trovano, e donne che sono state vittime di violenze sessuali offrono testimonianze personali:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cfc1TarQo3Q&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/cfc1TarQo3Q&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>In Perù, l&#39;<a title="Video su YouTube in spagnolo" href="http://www.youtube.com/watch?v=Pjfk3LoGIUg">Associazione Flora Tristan</a> sta organizzando una grande manifestazione di protesta contro un altro aspetto connesso alla violenza sessuale: la negazione del libero accesso a metodi di controllo delle nascite e la nuova legge in base alla quale la pillola del giorno dopo (contraccezione di emergenza) non verrebbe distribuita gratuitamente. L&#39;associazione condurrà la campagna educativa in un parco a Lima e darà informazioni sul controllo delle nascite, distribuendo anche pillole del giorno dopo e informazioni per il controllo delle nascite come forma di protesta simbolica:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Pjfk3LoGIUg&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Pjfk3LoGIUg&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Nel contesto dell&#39;America Latina e della regione caraibica, UN-INSTRAW ha diffuso il video che segue come parte della propria campagna di sensibilizzazione:</p>
<blockquote><p>Latinoamérica y el Caribe es un lugar peligroso para las mujeres. Más de 50 por ciento de las mujeres de la región han sido objetos de agresiones. En la República Dominicana, por ejemplo, 1,453 mujeres fueron asesinadas entre los años 2000 y 2008. En el marco del Día Internacional para la Eliminación de la Violencia Contra la Mujer, UN-INSTRAW lanza un nuevo video sobre la seguridad de las mujeres latinas y caribeñas.</p></blockquote>
<div class="translation">L&#39;America Latina e l&#39;area caraibica sono luoghi pericolosi per le donne. Oltre il 50 per cento delle donne nella regione è stato oggetto di aggressione. Nella Repubblica Dominicana, ad esempio, 1453 donne sono state assassinate dal 2000 al 2008. Nell&#39;ambito della giornata internazionale per eliminare la violenza contro le donne, UN-INSTRAW ha lanciato un nuovo video sulla sicurezza delle donne in America Latina e nella regione caraibica.</div>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ev1zix0yqG0&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/ev1zix0yqG0&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>In Spagna, <a title="Video su YouTube in spagnolo" href="http://www.youtube.com/watch?v=7x59FDIeIcM">varie donne hanno participato al quinto seminario di autodifesa contro la violenza sessuale</a> [sp], dove hanno imparato a proteggersi nel caso dovessero fronteggiare situazioni pericolose. L&#39;allenamento mira a mettere le donne nella condizione di immobilizzare momentaneamente l&#39;aggressore in modo da poter fuggire via dal pericolo.</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7x59FDIeIcM&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/7x59FDIeIcM&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>E infine in Cile, <a title="Sito MySpace in spagnolo" href="http://www.myspace.com/coflaproducciones">Hip Hop Artist COFLA</a> [sp] ha realizzato una canzone intitolata <em>Femicidio</em>. Sebbene spesso i testi dei brani hip-hop <a title="Sito MySpace in inglese" href="http://www.feministing.com/archives/002622.html">sembrino promuovere la violenza contro le donne</a> [in], quest&#39;artista <a title="Video su YouTube in spagnolo" href="http://www.youtube.com/watch?v=tuBBX514sYo">ha prodotto un brano</a> [sp] condannando il fatto che gli uomini passino dalle promesse di amore e protezione alla violenza, all&#39;aggressione e perfino all&#39;assassinio:</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tuBBX514sYo&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/tuBBX514sYo&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Ci sono state attività simili nella tua città o nel tuo Paese? Commenta pure qui di seguito su eventuali iniziative locali per mettere fine alla violenza contro le donne!</p></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cuba: blogger informano e raccontano sul virus HIV/AIDS</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-blogger-informano-e-raccontano-sul-virus-hivaids/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-blogger-informano-e-raccontano-sul-virus-hivaids/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 02:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Spagnolo]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Sebbene Cuba abbia uno dei più bassi livelli di incidenza del virus HIV/AIDS nella regione caraibica, proseguono le iniziative educative per ridurre il numero di nuovi casi, oltre che per controbattere lo stigma della malattia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/eduardo-avila/">Eduardo Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/27/cuba-ongoing-hivaids-education-efforts/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Sebbene Cuba abbia uno dei più bassi livelli di incidenza del virus HIV/AIDS nella regione caraibica, proseguono le iniziative educative per ridurre il numero di nuovi casi, oltre che per controbattere lo stigma della malattia.</p>
<p>Secondo i <a title="Sito ONU in inglese" href="http://www.unaids.org/en/CountryResponses/Countries/cuba.asp">dati del Programma delle Nazioni Unite per l&#39;HIV/AIDS</a> [in] si stima che il numero di Cubani affetti dal virus HIV sia 6.200 e che l&#39;incidenza tra gli adulti di età compresa tra i 15 ed i 49 anni è pari allo 0.1%. Circa il 57% di <a title="Post in spagnolo" href="http://www.bloggerscuba.com/post/sida-algunos-datos-de-cuba/">questi casi si riscontra nella capitale L&#39;Avana </a> [sp]. Tuttavia Mileyda Menéndez Dávila di <em>Juventud Rebelde</em> <a title="Sito in spagnolo" href="http://www.juventudrebelde.cu/suplementos/en-red/2009-11-07/el-vih-te-puede-tocar-a-ti/">osserva che tale quadro va cambiando</a> [sp] negli ultimi anni:</p>
<blockquote><p>Elemento distintivo en la expansión del VIH en Cuba es su distribución geográfica. Diez años atrás la epidemia se concentraba sobre todo en ciudades cabecera, fundamentalmente, además de otros poblados. En el 2006 no se reportaban casos en 41 de los 169 municipios cubanos: hoy todos tienen algún grado de afectación.</p></blockquote>
<div class="translation">Elemento distintivo nell&#39;espansione del virus HIV a Cuba è la sua distribuzione geografica. Dieci anni fa, la malattia era prevalentemente concentrata nei capoluogo e in altre grandi città. Nel 2006, non si riscontrava alcun caso in 41 dei 169 comuni cubani: oggi tutti i comuni hanno un qualche livello di contagio.</div>
<p>Parte di questo cambiamento può essere attribuito alla convinzione diffusa che l&#39;infezione colpisca soltanto gli altri, oltre ad una mancata prese di coscienza della gravità della malattia. Menéndez Dávila <a title="Post in spagnolo" href="http://www.juventudrebelde.cu/suplementos/en-red/2009-11-07/el-vih-te-puede-tocar-a-ti/">aggiunge</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Más bien abundan las disonancias entre el saber y el hacer cotidiano, y aunque se detecten nuevos casos por día, mucha gente prefiere ahogar su conciencia con sonsonetes adormecedores como «Eso no me tocará a mí», «Ya el sida no es tan grave porque los medicamentos alargan el plazo» y hasta «!De algo hay que morirse, ¿no?!».</p></blockquote>
<div class="translation">Esiste molta dissonanza tra il sapere e l&#39;agire quotidiano, e sebbene nuovi casi vengano scoperti ogni giorno, molta gente preferisce annegare la propria coscienza con considerazioni insensibili del tipo ‘A me non succederà mai&#39;, ‘L&#39;AIDS non è così grave perché le medicine allungano la vita delle persone&#39; e perfino ‘Si deve pur morire di qualcosa, no?&#39;</div>
<p>Sandra Alvarez è una blogger attivista che sta cercando di eliminare queste convinzioni erronee riguardo la malattia e il contagio. Sul suo blog <em>Negra Cubana Tenía que Ser</em>, spesso <a title="Post in spagnolo" href="http://negracubana.nireblog.com/post/2009/07/08/vihsida-y-diversidad-sexual-caminos-para-el-dialogo">condivide notizie</a> [sp] e statistiche sulla diffusione del virus HIV/AIDS a Cuba, oltre ad aneddoti personali. Una storia recente riguarda <a title="Post in spagnolo" href="http://negracubana.nireblog.com/post/2009/11/16/vih-y-sida-maternidad-y-paternidad">una sua amica, che è risultata positiva al test HIV, e ha deciso di avere un bambino</a> [sp]. Riguardo questa esperienza, scrive:</p>
<blockquote><p>Con ella y él aprendí que los seres humanos somos mucho más que cuerpos biológicos sanos o enfermos, o seres racionales que, en ocasiones, analizamos los hechos con pasmosa frialdad.</p></blockquote>
<div class="translation">Con lei, ho imparato che gli esseri umani sono molto di più che corpi biologici, sani o malati, o esseri razionali che, a volte, analizzano i fatti con lucidità sorprendente.</div>
<p>Sandra Alvarez collabora con <em>Bloggers Cuba</em> e tempo fa <a title="Post in spagnolo" href="http://www.bloggerscuba.com/post/vihsida-hazte-la-prueba/">ha scritto su quando è andata a fare il test</a> [sp]. Ecco come descrive alcune domande che le sono state poste al test:</p>
<blockquote><p>Y tú, hace cuanto tiempo no te haces la prueba de VIH?</p>
<p>Piénsalo, se puede vivir con el resultado…</p></blockquote>
<div class="translation">
<p>E tu, da quanto tempo non fai il test per l&#39;HIV?</p>
<p>Pensaci, perché dovrai vivere con il risultato…</p></div>
<div id="attachment_108369" class="wp-caption aligncenter" style="width: 307px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/sandra.jpg"><img class="size-medium wp-image-108369" title="Risultato negativo del test" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/sandra-297x300.jpg" alt="Foto di risultato negativo al test HIV, pubblicata con l'autorizzazione di Sandra Alvarez" width="297" height="300" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Foto di risultato negativo al test HIV, pubblicata con l&#39;autorizzazione di Sandra Alvarez</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>America Centrale: NO alla violenza contro le donne</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/america-centrale-no-alla-violenza-contro-le-donne/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/america-centrale-no-alla-violenza-contro-le-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Spagnolo]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Cresce l'attività online per portare all'attenzione generale la questione della violenza contro le donne nell'intera regione, con parecchi blogger che riflettono variamente sul tema: è ora di dire NO alla violenza e SI a una società più paritaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/renata-avila/">Renata Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/'>Bernardo Parrella</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/26/central-america-saying-no-to-violence-against-women/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nell&#39;intera regione dell&#39;America Centrale sono in corso attività e campagne online per portare all&#39;attenzione generale la questione della violenza contro le donne. Molte di queste iniziative vanno attirando l&#39;interesse e la partecipazione di parecchi blogger che riflettono variamente sul tema.</p>
<p><center>
<div id="attachment_108410" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women.jpg"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women.jpg" alt="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons."  width="400" height="300" class="size-full wp-image-108410" title="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons"/></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo<br />con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p></center></p>
<p>In Guatemala, recentemente è stata rilanciata la campagna pluriannuale (che va dal 2008 al 2015) “Uniti per porre fine alla violenza contro le donne” e <em>Radio Feminista</em> informa sugli eventi in corso nel programma collettivo <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.finalaviolencia.radiofeminista.org/">Fin a la Violencia</a> [sp]. L&#39;associazione <em>Riprendiamoci la Tecnologia</em> sta inoltre promuovendo <a title="Post in inglese" href="http://www.takebackthetech.net/take-action/16days">una maratona-blog di 16 giorni</a> [in] diffondendo nella blogosfera discussioni su temi connessi alla violenza contro le donne e a modi per prevenirla tramite l&#39;uso della tecnologia. Chiunque può <a title="Post in inglese" href="http://www.takebackthetech.net/write/blog-with-us">coinvolgersi nel progetto</a> [in] e intervenire al riguardo sul proprio blog, in qualsiasi luogo e lingua. </p>
<p><strong>Honduras</strong></p>
<p>Quando in qualche parte del mondo scoppiano delle crisi, le donne sono più  vulnerabili a subirne la violenza. Ad esempio, il blog honduregno <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/honduras-mas-feminicidio-y-violencia.html"><em>Género con Clase</em></a> [sp] ripubblica un articolo di Tacuazina Morales, che parla dell&#39;aumento dei casi di violenza e brutalità contro le donne avvenuti subito dopo il recente colpo di Stato. Ciò è parzialmente dovuto alla &#8220;&#8220; situazione di mancata protezione in cui sono venute a ritrovarsi le vittime e alla debolezza delle istituzioni preposte alla tutela dei diritti umani delle donne.&#8221; Secondo <em>Feministas en Resistencia</em>, <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/honduras-mas-feminicidio-y-violencia.html">si sono registrati circa 400 casi di violenza contro le donne </a> [sp] durante le dimostrazioni contro il colpo di Stato, incluse 23 violenze sessuali, alcune delle quali ad opera dei militari delle forze di sicurezza statali. </p>
<p><strong>Guatemala</strong></p>
<p>Nel confinante Guatemala, l&#39;impunità, che è la mancanza di processo o di punizioni per i colpevoli, è la conseguenza più seria di questo fenomeno. Secondo il blog <em>Género con Clase</em> fino al <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/poca-respuesta-de-guatemala-violencia.html">97% dei casi di violenze contro le donne guatemalteche restano impuniti</a> [sp]. Sul suo blog, il giornalista Montserrat Boix presenta diverse organizzazioni del Paese impegnate su tale tema, e mette anche in luce <a title="Post in spagnolo" href="http://montserratboix.nireblog.com/post/2009/05/23/guatemala-mujer-violencia-e-impunidad">la recente Legge contro il femmi approvata nel 2009</a> [sp].</p>
<p>Il blogger guatemalteco Ixmucane di <em>Cine Sobre Todo</em> <a title="Post in spagnolo" href="http://cinesobretodo.blogspot.com/2009/11/dia-internacional-contra-la-violencia.html">racconta delle donne migranti, particolarmente esposte alla violenza</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Unas de las situaciones en las que las mujeres están más indefensas es en la migración, porque están lejos del círculo familiar que las proteje, no conocen las leyes y muchas veces tampoco el idioma. Insisto que cuando hablo de migración, hablo de la migración dentro del país como hacia el extranjero. Y lo peor es que no se quiere defraudar a la familia que se queda, ya que ellos dependen muchas veces económicamente de ellas.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Una delle situazioni in cui le donne restano senza difesa è quando emigrano, perché si trovano lontano dal circolo famigliare che le protegge, non conoscono la legge del posto, e molte volte neppure la lingua. Quando parlo di emigrazione, intendo sia quella all&#39;interno del proprio Paese che fuori. Quel che è peggio, queste donne non vogliono abbandonare la famiglia rimasta a casa, perchè molti membri di tale famiglia dipendono economicamente da loro .</div>
<p>Nella <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_Cattolica">Chiesa Cattolica</a> [it], la <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Novena">novena</a> [it] consiste principalmente nel recitare preghiere ripetute per nove giorni consecutivi per chiedere qualche grazia particolare; allo stesso modo, Julio Serrano del blog <a title="Post in spagnolo" href="http://julitoserrano.blogspot.com/2009/11/dia-i.html"><em>Fellinada</em></a> [sp] ha scritto una serie di nove articoli a mo&#39; di &#8220;novena&#8221; per illustrare la complessità della violenza contro le donne. Egli chiede inoltre la grazia di sostiture la violenza con parole d&#39;amore: come preghiere ha usato nove storie reali di diversi tipi di violenza contro le donne e conclude il post con questa riflessione:</p>
<blockquote><p>Finalmente, no es un golpe bajo hablar del amor en este día, es una postura radical, política, amar es un acto social. Desde mi masculinidad y reivindicando a la mujer en mí, y a la mujer en el otro, y a las mujeres cercanas y lejanas, a mi mamá, a mi novia, a mis amigas, a mis hermanos, a mi papá, a mis amigos, y a aquellas tres hermanas y a lo que representan para nosotros hoy, para ustedes estas palabras llenas de amor&#8221;</p>
</blockquote>
<div class="translation">Infine, non è robetta da blog parlare d&#39;amore in questi giorni, ma è una posizione radicale e politica, amare è un atto sociale. Dalla mia parte virile e da quella vendicativa femminile in me e nelle altre donne, e per quelle donne vicine e lontane, per mia madre, la mia ragazza, gli amici, i fratelli, mio padre, per quelle tre sorelle e per quanto ci sono care oggi, per tutti voi, ecco le mie parole piene d&#39;amore&#8221;</div>
<div id="attachment_108411" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.flickr.com/photos/antiguadailyphoto/4107629095/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women1.jpg" alt="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons" title="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo<br />con licenza Creative Commons&#8221; width=&#8221;400&#8243; height=&#8221;300&#8243; class=&#8221;size-full wp-image-108411&#8243; /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>Rudy Girón del blog <a title="Post in inglese" href="http://antiguadailyphoto.com/2009/11/17/stop-violence-against-women/"><em>Antigua Daily Photo</em></a> [in] spiega perché dovremmo rifiutare la violenza come qualcosa di normale e perché dovremmo proporci come parte della soluzione rispetto al problema della violenza contro le donne:</p>
<blockquote><p>Non voglio sentir dire che i colpi di pistola sono una cosa normale. Mi rifiuto di considerare normali le azioni violente. Non voglio essere insensibile davanti a qualsiasi manifestazione di violenza. Non voglio vedere <a title="Post in inglese" href="http://antiguadailyphoto.com/2006/12/29/the-naked-gun/">pistole sguainate per la strada</a> [in]; davanti alle banche; nei camion che consegnano merci; e nei negozi del Paese. Non voglio esser parte del problema. Non voglio dire cose che sminuiscono le donne o qualcun altro. Non lo farò. Voglio esser parte della soluzione.</p>
</blockquote>
<p>Il mondo è in trasformazione continua, facendo emergere problemi più complessi che vanno risolti, ma grazie a Internet crescono anche le voci che partecipano alla conversazione e propongono idee per arrivare a delle soluzioni. Anche le persone più marginalizzate della società, le donne indigene povere, combattono per i propri diritti, come descritto nel <a title="Post in inglese" href="http://www.guatemalasolidarity.org.uk/?q=blog">blog Guatemala Solidarity</a> [in], perciò è ora di dire NO alla violenza e SI a una società più paritaria.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Colombia: tutelare la cultura afro-colombiana a San Basilio di Palenque</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/colombia-tutelare-la-cultura-afro-colombiana-a-san-basilio-di-palenque/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 04:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Arte & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Etnie]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[I discendenti degli schiavi africani fuggiti durante la colonizzazione spagnola vanno impegnandosi per preservare le proprie tradizioni culturali così come il Palenquero, ingua spagnola di origine creola parlata secondo le stime da 2.500 persone. Oggi il villaggio fa rivivere l'anima del continente africano in un angolo della Colombia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/catalina-restrepo/">Catalina Restrepo</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/09/colombia-preserving-afro-colombian-culture-in-san-basilio-de-palenque/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Il piccolo villaggio di <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/San_Basilio_de_Palenque">San Basilio di Palenque</a> [in] si trova nel nord della Colombia ed è stato fondato da una delle prime comunità di schiavi africani fuggiti durante la colonizzazione spagnola. Oggi i discendenti di quegli schiavi africani si stanno impegnando per preservare le proprie tradizioni culturali così come <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Palenquero">il Palenquero</a> [in], una lingua spagnola di origine creola parlata secondo le stime da 2.500 persone. Grazie alle storie sulla schiavitù tramandate di generazione in generazione e alle tradizioni musicali mantenute vive nel tempo, questo villaggio fa rivivere l&#39;anima del continente africano in un angolo della Colombia.</p>
<p>
<div id="attachment_105532" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/mompi26/4010843948/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/palenque.jpg" alt="Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons" title="Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons" class="size-full wp-image-105532" width="400" height="267"></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>Il blog <em>Azadón de Palo</em> ha intervistato M. Elena Salgado, una ragazza residente nel villaggio che risponde alla domanda, “<a title="Vai al post originale in spagnolo"href="http://azadondepalo.wordpress.com/2009/07/02/piel-prieta-con-sabor-a-papaya-y-a-patrimonio/">Come si vive a San Basilio di Palenque?</a>&#8221; [sp].</p>
<blockquote><p>Es un lugar pequeño, donde todos nos conocemos. Somos generaciones de todas las familias, desde las primeras que se refugiaron en los Montes de María (así se llama la zona que rodea a San Basilio). Nuestras casas son humildes, hechas con material que nos da la naturaleza; tierra, bahareque, tapia y cemento a la vista. Nuestros techos son de palma y lata, que ayuda a refrescar y soportar el calor.</p>
</blockquote>
<div class="translation">È un posto piccolo dove tutti si conoscono. Le nostre generazioni discendono dalle prime famiglie che si rifugiarono nei Monti di Maria (si chiama così la zona montuosa attorno a San Basilio). Viviamo in case umili, fatte con materiali che si trovano in natura: terra, mattoni e cemento a vista. I tetti sono di foglie di palma e lamiera che aiuta a mantenere la casa fresca e a sopportare il calore.</div>
<p>
<div id="attachment_105534" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/troskiller/3822956595/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/singer.jpg" alt="Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons" title="Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons" class="size-full wp-image-105534" width="300" height="444"></a>
<p class="wp-caption-text">Il gruppo musicale Las Alegres Ambulancias durante uno spettacolo a San Basilio di Palenque. Foto di Troskiller ripresa con licenza Creative Commons. </p>
</div>
<p>Nelle case riecheggiano le melodie afrocolombiane, ed è proprio partendo dalla tradizione che molti settori della società rivendicamo il proprio diritto. L&#39;essenza di questo concetto si rafforza come sottolinea il blog <em>Colombian Passport </em> dove viene pubblicato questo paragrafo sulla <a title="Vai al post originale in spagnolo"href="http://colombiapassport.com/2007/07/10/colombia-negra-otra-gran-nacion-por-descubrir/comment-page-1/">loro storia</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Lo que bien se sabe acerca de los colombianos negros es que son las personas descendientes de los que fueron traídos como mercancía, forzados por las compañías negreras europeas entre los siglos XV y XVIII a todo el territorio de las Américas.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Dei neri colombiani si sa per certo che sono i discendenti di tutti quegli uomini e donne trasportati come mercanzìa, costretti a lasciare l&#39;Africa per il territorio americano dalle compagnie europee di tratta degli schiavi tra il XV e il XVIII secolo.</div>
<p>Patricia Quintero Barrera <a title="Leggi post originale in spagnolo"href="http://etnicografica.wordpress.com/2009/05/21/hoy-dia-nacional-de-la-afrocolombianidad/">scrive</a> [sp] sul blog <em>Etnicográfica </em>:</p>
<blockquote><p>La Afrocolombianidad o Identidad étnica Afrocolombiana es el conjunto de aportes y contribuciones, materiales y espirituales, desarrollados por los pueblos africanos y la población afrocolombiana en el proceso de construcción y desarrollo de nuestra Nación y las diversas esferas de la sociedad Colombiana. Son el conjunto de realidades, valores y sentimientos que están integrados en la cotidianidad individual y colectiva de todos nosotros y nosotras. La Afrocolombianidad es un patrimonio de cada colombiano(a), indistintamente del color de la piel o el lugar donde haya nacido.</p>
</blockquote>
<div class="translation">L&#39;Afrocolombianità o Identità etnica Afrocolombiana è l&#39;insieme dei contributi e apporti, sia materiali che immateriali, sviluppati dai popoli africani e dalla popolazione afrocolombiana nel corso del processo di costruzione e crescita della nostra nazione e delle diverse sfere della società colombiana. Sono la somma delle diverse realtà, valori e sentimenti integrati nella quotidianità individuale e collettiva di tutti/e noi. L&#39;Afrocolombianità è patrimonio di ogni colombiano/a senza distinzione nel colore della pelle e nel luogo di nascita.</div>
<p>Infine, sul canale Asabbagh di YouTube trovate <a title="Vedi documentario su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=j7pULdFkuB8&amp;feature=geosearch">il trailer del documentario</a> [sp] che mostra com&#39;è San Basilio di Palenque oggi, una comunità non a caso dichiarata  dall&#39;UNESCO &#8216;Capolavoro del Patrimonio orale e intangibile dell&#39;umanità&#39;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sahara Occidentale: deportata Aminatou Haidar, attivista pro-indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la notorietà e i riconoscimenti a livello internazionale, l'attivista per l'indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco) è stata arrestata e deportata a Lanzarote, nelle Isole Canarie, sotto la giurisidizione spagnola. Anche Amnesty International continua a monitorare la situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/western-sahara-aminatou-haidar-deported/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_107094" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/sahara/"><img title="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/aminatou-225x300.jpg" alt="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" width="181" height="241" /></a><small>Aminatou Haidar, foto di saharauiak</small></div>
<p> <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aminatou_Haidar">Aminatou Haidar</a> [it] è un&#39;importante attivista per l&#39;indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco). Nata nel 1967, a vent&#39;anni è stata fatta “sparire” dalle autorità marocchine a causa del suo attivismo per riemergere solo tre anni dopo. Nel 2005, Haidar è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione di protesta ed è stata condannata a sette mesi in prigione per aver “incitato violente attività di protesta.”  Amnesty International <a title="Documento ufficiale di Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/010/2005/en/e8f78dc1-d476-11dd-8743-d305bea2b2c7/mde290102005en.html">l&#39;ha considerata</a> [in] prigioniera di coscienza, mettendo in dubbio la correttezza del processo contro di lei e altre 6 persone. Dopo il suo rilascio, Aminatou Haidar è stata onorata con il <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_F._Kennedy_Human_Rights_Award">Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani</a> [in], <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://afsc.org/ht/display/ContentDetails/i/15166/pid/449">, nominata</a> [in] per il Premio Nobel per la pace, e più recentemente premiata con il <a title="Vai al sito ufficiale in inglese" href="http://www.civilcourageprize.org/honorees.htm">Premio al coraggio civile</a> [in] a New York - tutto ciò per il suo impegno nel difendere i diritti umani nel Sahara Occidentale.</p>
<p>Nonostante i riconoscimenti ottenuti, fino a poco tempo fa Haidar ha vissuto in Marocco sempre con la paura di essere arrestata; cioè fino a venerdì 13 novembre quando, appena tornata a Laayoune (una città nella regione del Sahara Occidentale), è stata arrestata e successivamente deportata.  <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.csmonitor.com/2009/1117/p06s10-wome.html">Secondo la testata statunitense <em>Christian Science Monitor</em></a> [in], le autorità se la sono presa con lei per aver scritto “Sahara Occidentale” nei moduli alla dogana. Secondo gli ufficiali marocchini, Haidar ha rinunciato e “volontariamente ceduto per iscritto” la cittadinanza marocchina. La donna è stata quindi trasferita a Lanzarote nelle Isole Canarie, dove le è stata poi concessa la residenza spagnola su basi umanitarie, secondo l&#39;agenzia stampa spagnola <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.abc.es/hemeroteca/historico-16-11-2009/abc/Nacional/haidar-afirma-que-no-comera-hasta-que-no-le-permitan-regresar-a-el-aaiun_1131506786134.html">ABC</a> [sp].</p>
<p>Il blog pro-indipendenza <em>Sandblast</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://sandblast-arts.blogspot.com/2009/11/statement-morocco-expels-saharawi.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Sandblast+%28Sandblast%29&amp;utm_content=Google+Reader">ricorda</a> [in] ai lettori che Haidar non è l&#39;unica dissidente perseguitata per tale causa, infatti afferma:</p>
<blockquote><p>Dal 6 ottobre, quindici noti difensori dei diritti umani del Sahara Occidentale sono stati arrestati, detenuti e interrogati. Sette di loro, conosciuti come i Casablanca 7, sono stati processati in un tribunale militare per atti di tradimento dopo aver visitato dei parenti nei campi per rifugiati dei Saharawi, nel sud-ovest dell&#39;Algeria. Questi Saharawi sono stati bersagliati per essersi espressi contro la repressione dell&#39;occupazione marocchina nella loro patria e per aver sostenuto il diritto all&#39;autodeterminazione come è stato ricosciuto dall&#39;ONU in oltre 100 sue delibere. Ad agosto, le autorità marocchine hanno impedito a sei giovani Saharawi di andare in Gran Bretagna per partecipare al programma <em>Talk Together</em> con sede ad Oxford, che promuove il dialogo tra i giovani nelle aree di conflitto.</p></blockquote>
<p>Il blogger spagnolo <em>Bilbaobilonia</em>, riferendosi ad un recente discorso in cui il Re marocchino Mohammed VI ha affermato che chiunque sostenga l&#39;indipendenza del Sahara è un traditore, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://bilbaobilonia.net/2009/11/18/aminatou-haidar-la-traidora/">ha espresso sostegno</a> [sp] a Haidar:</p>
<blockquote><p>Ya lo dijo el rey Mohamed VI en su <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html');" rel="nofollow" href="http://bilbaobilonia.net/goto/http://www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html" target="_blank">discurso conmemorativo de la Marcha Verde</a>: en Marruecos sólo se puede ser patriota o traidor.  Claro que, si alguien se toma la molestia de examinar las raquíticas libertades que promueve la dinastía alauí o la <a href="http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/marruecos-y-sahara-occidental-liberacion-inmediata-de-8-presos-de-conciencia/">persecución a la que somete a la disidencia saharaui</a> , es fácil llegar a la conclusión de que en Marruecos, la traición es la forma más noble de patriotismo.</p></blockquote>
<div class="translation">Come ha già detto il Re Mohammed VI durante il discorso per la commemorazione della Marcia Verde: un marocchino può solo essere un patriota o un traditore. Ovviamente, se qualcuno si vuol dare la pena di esaminare le stentate libertà che la dinastia Alawite promuove o la persecuzione a cui sottopone i dissidenti Saharawi, è facile concludere che, in Marocco, il tradimento è la forma più nobile di patriottismo.</div>
<p>Il blogger <em>One Hump or Two</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://onehumportwo.blogspot.com/2009/11/aminatou-haidar-abducted-by-moroccan.html">si è dimostrato sorpreso</a> [in] per il fatto che le autorità marocchine se la prendano con qualcuno così noto: </p>
<blockquote><p>Ciò rivela che la polizia marocchina inseguirà ogni Sahrawi che sosterrà un referendum, anche quelli che hanno conoscenze e sostegni internazionali. I riconoscimenti assegnati ad Haidar (il più recente è <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.rfkcenter.org/node/387">il Premio al coraggio civile</a> [in]) avrebbero dovuto porla al di fuori di questi pericoli mostrando al governo marocchino che il mondo li sta guardando.</p></blockquote>
<p><em>Sahara Occidental </em><a title="Blog originale in inglese" href="http://saharaoccidental.blogspot.com/">continua a pubblicare aggiornamenti</a> [in] sul caso di Aminatou Haidar.</p>
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		<title>Paraguay: popolazione indigena &#8220;innaffiata&#8221; coi pesticidi</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/paraguay-popolazione-indigena-innaffiata-coi-pesticidi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 04:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ignone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I disturbi fisici che vanno colpendo 217 appartenentì alla comunità indigena Ava Guaranì sembrano dovuti alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati - ora assai ambite dai vicini coltivatori di soia. E qualcuno non esita a parlare di continuazione del genocidio ai danni dei nativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/eduardo-avila/">Eduardo Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/stefano-ignone/'>Stefano Ignone</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/12/paraguay-indigenous-group-sprayed-aerially-with-pesticides/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nel Paraguay orientale, 217 appartenenti alla comunità indigena Ava Guaranì hanno manifestato recentemente disturbi fisici, tra cui nausea e mal di testa; si ritiene che ciò sia dovuto alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati.</p>
<p>Alcuni funzionari governativi hanno confermato che alcune zone dei terreni della popolazione indigena, nel distretto di Itakyry all&#39;interno del <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alto_Paraná_Department">Dipartimento dell&#39;Alto Paraná</a> [in], sono state irrorate, nonostante  <a title="Leggi l'articolo in spagnolo" href="http://www.ultimahora.com/notas/272060-Ministra-confirma-que-fumigaron-tierras-sin-cultivo-en-Itakyry">non venissero coltivati</a> [sp]. Secondo il blog <em>Interparaguay</em>, gli indizi indicherebbero come responsabili i coltivatori brasiliani di soia, in parte perché i territori della comunità indigena sono assai adatti a tali coltivazioni e per il contenzioso con gli stessi Ava Guaranì <a title="Leggi il post originale in spagnolo" href="http://interparaguay.blogspot.com/2009/11/ministros-comprobaron-la-fumigacion.html">sulla proprietà di circa 3.000 ettari di terreno</a> [sp].</p>
<p>José Ángel López Barrios, del blog <em>Bienvenidos!</em> <a title="Leggi il post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">descrive l&#39;isolata comunità dove è accaduto l&#39;episodio</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Itakyry es uno de los distritos del Departamento de Alto Paraná, distante a unos 450 kilómetros  de Asunción, capital de la Republica, se llega a el por caminos no pavimentados, su época de esplendor se dio en la época de las explotaciones yerbateras. Que termino al cabo de 100 años abriendo paso a la explotación de la soja en estos últimos tiempos……</p></blockquote>
<div class="translation">Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto Paraná, dista 450 kilometri dalla capitale, Asunción. Ci si arriva seguendo sentieri sterrati, e il culimie dello sviluppo si è avuto con la coltivazione dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mate">erba mate</a> [it]. Scomparsa questa da un centinaio d&#39;anni, aprendo la strada alla recente coltivazione della soia.</div>
<p>È la domanda per i fagioli di soia, e l&#39;aumento dei prezzi, a rendere preziosi i terreni adatti alla sua coltivazione. Parte di queste aree si trovano entro le terre ancestrali di comunità indigene come i <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guaran%C3%AD">Guaraní</a> [it]. Scrivendo su <em>Rescatar </em>, il blogger Carlos Rodríguez <a title="Post in spagnolo" href="http://rescatar.blogspot.com/2009/11/soja-y-genocidio-fumigan-indigenes.html">non considera isolato l&#39;incidente dei pesticidi</a> [sp] e lo definisce un &#8220;genocidio&#8221;:</p>
<blockquote><p>Hubo un tiempo en que en Paraguay los aborígenes no eran considerados seres humanos. Eran cazados como animales y sus crías rescatadas como trofeos.</p>
<p>(…)</p>
<p>Otros fueron apropiándose a bala y sangre de sus tierras y como los indígenas no hacían gestiones ante las instituciones encargadas de titular las tierras que siempre les pertenecieron, el hombre blanco si lo hizo y se plantea el contrasentido de que los legítimos dueños de estas tierras, hoy son “los invasores”.</p>
<p>Y siguen siendo tratados como animales. Sólo así se puede entender que los productores de soja les envíen aviones fumigadores para lanzarles venenos encima, tal como lo ha comprobado el Ministerio de Salud que socorre en estos momentos a los indígenas intoxicados por plaguicidas para soja.</p></blockquote>
<div class="translation"> Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano nemmeno considerati esseri umani: si dava loro la caccia, e i figli venivano &#8220;collezionati&#8221; come trofei.</p>
<p>(…)</p>
<p>Parte dei loro terreni sono stati espropriati a suon di sangue e pallottole, e dal momento che gli aborigeni non si sono mai rivolti a quelle istituzioni incaricate di fornire i certificati di proprietà per terre che appartenevano loro da sempre, ci è andato l&#39;uomo bianco: così, siamo all&#39;assurdo, per cui i legittimi proprietari sono considerati &#8220;intrusi&#8221;.</p>
<p>Continuiamo a trattarli come bestie. È solo così che si capisce come abbiano fatto i produttori di soia a mandare gli aerei a innaffiarli di pesticidi, cosa confermata dal Ministero della Salute, che ora si sta occupando di prestare loro soccorso.</p></div>
<p>Anche López Barrios <a title="Post in spagnolo" href="http://lopezbarrios.blogspot.com/2009/11/matte-larangeira-la-industrial.html">afferma di vergognarsi degli abusi passati commessi in Paraguay ai danni delle comunità indigene [sp]</a>. In quanto discendente di immigrati, scrive che l&#39;episodio &#8220;gli fa venire voglia di tornarsene in Europa&#8230; ma a dire il vero&#8230; preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene&#8221;:</p>
<blockquote><p>Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de 38 siglos de existencia en sus propios y verdaderos territorios, no me parece apropiado…. Si no respetamos a nuestros mayores nuestros días se acortaran sobre la tierra y si anteponemos la avaricia a cualquier otra virtud caeremos sin remedio…..</p></blockquote>
<div class="translation">Prendersela con un popolo indigeno con oltre 38 secoli di storia per quella che è la loro unica e vera terra non mi sembra giusto&#8230; Se non rispettiamo i nostri antenati, abbiamo i giorni contati su questa terra, e se mettiamo la cupidigia davanti ad altri valori, non potremo che soccombere senza speranza&#8230;</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L&#039;Avana</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-breve-arresto-e-tante-botte-per-yoani-sanchez-e-altri-blogger-a-lavana/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Resta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso Yoaní Sánchez, nota blogger cubana che ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo cyber-attivismo,  è stata brevemente arrestata (e percossa) dai poliziotti nelle strade de L'Avana, insieme ai blogger Claudia Cadelo (collaboratrice di Global Voices) e Orlando Luís Pardo Lazo. Ecco i resoconti diretti e le riflessioni dei netizen locali e internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/janine-mendes-franco/">Janine Mendes-Franco</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/gaiar/'>Gaia Resta</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/07/yoani/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Forse era soltanto questione di tempo, ma <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoani_Sanchez">Yoaní Sánchez</a> [it] - la più nota <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generationy/">blogger cubana</a> [sp], che ha ricevuto <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2008/04/08/cuba-blocked-blogger-yoani-sanchez-receives-prestigious-award/">svariati premi internazionali</a> [in] per il suo attivismo, incluso il recente Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University, che però non ha potuto ritirare per l&#39;<a title="post in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/10/cuba-ennesime-restrizioni-per-la-blogger-giornalista-yoani-sanchez/">ennesimo divieto</a> [it] a viaggiare fuori da Cuba - è stata <a title="Breve su Global Voices in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/cuba-arrestati-e-picchiati-diversi-blogger-tra-cui-la-nota-yoani-sanchez/">brevemente detenuta e percossa</a> [it] dalle autorità cubane venerdì 6 novembre insieme ad altri amici blogger, tra cui <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.octavocerco.blogspot.com/" target="_blank">Claudia Cadelo</a> [sp] (<a title="Profilo su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/author/claudia-cadelo/" target="_blank">collaboratrice di Global Voices</a> [in]) e <a title="Post su Global Voices in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/03/23/cuba-interview-with-blogger-orlando-luis-pardo-lazo/" target="_blank">Orlando Luís Pardo Lazo</a> [in]. Il gruppo si stava recando a <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-marchers-shout-peace-and-love.html" target="_blank">una manifestazione contro la violenza</a> [in] nella capitale L&#39;Avana.</p>
<p>La blogger spagnola Rosa Jiménez Cano, che lavora al quotidiano madrileno <em>El País</em>, ha riportato di <a title="Post originale in spagnolo" href=" http://www.rosajc.com/2009/11/07/yoani-sanchez-detenida-y-golpeada/">aver ricevuto</a> [sp] il seguente SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid:</p>
<blockquote><p>Fui detenida junto a Orlando L. Pardo y Claudia Cadelo nos llevaron a la fuerza estilo sisciliano. Golpes. Nos dejaron tirados en una esquina.</p></blockquote>
<div class="translation">Sono stata arrestata insieme a Orlando L. Pardo e Claudia Cadelo, ci hanno prelevato alla maniera siciliana. Botte. Ci hanno poi rilasciato in una stradina&#8221;.</div>
<p>Il mattino successivo all&#39;episodio, Yoaní <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=2468" target="_blank">ha pubblicato</a> [sp] questo resoconto sul proprio blog:</p>
<blockquote><p>Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: ‘Yoani, móntate en el auto&#39; me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos ‘agresores&#39; llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.</p>
<p>Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identificación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba ‘Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar&#39;, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: ‘No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios&#39;. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: ‘¿Qué hacemos? No quieren subir al auto&#39;. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.</p></blockquote>
<div class="translation">Vicino alla Calle 23, proprio all&#39;incrocio con Avenida de los Presidentes, abbiamo visto accostarsi una macchina -di marca cinese- con tre robusti sconosciuti a bordo. Sono scesi e uno mi ha detto, ‘Yoani, entra in macchina&#39;, afferrandomi con forza al polso. Gli altri due hanno circondato Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo, e un&#39;amica che stava venendo con noi alla manifestazione contro la violenza. Per l&#39;ironia della vita, è stata una serata piena di botte, urla e oscenità in quella che avrebbe dovuto essere una giornata di pace e armonia. Gli stessi ‘aggressori&#39; hanno chiamato una macchina della polizia che ha caricato le mie due amiche, mentre io e Orlando siamo rimasti alla merce&#39; della macchina con le targhe gialle, del terribile mondo dei fuorilegge e dell&#39;impunità di Armageddon.</div>
<p>Mi sono rifiutata di salire nella luccicante macchina Geely e abbiamo chiesto loro di mostrarci i tesserini o un mandato per prelevarci. Ovviamente non ci hanno fatto vedere alcun documento per confermare la legittimità dell&#39;arresto. Si è radunata una folla di curiosi e io ho urlato ‘Aiuto, questi tipi vogliono sequestrarci&#39;, ma loro hanno bloccato quelli che stavano per intervenire, urlando in modo da rivelare le basi ideologiche dell&#39;operazione: ‘Non immischiatevi, questi sono dei contro-rivoluzionari.&#39; Vista la nostra resistenza verbale, hanno telefonato a qualcuno, che doveva essere il capo, chiedendo ‘Cosa dobbiamo fare? Non vogliono saperne di salire in macchina.&#39; Direi che la risposta dall&#39;altra parte sia sta inequivocabile, perché hanno preso a colpirmi e spintonarmi, spingendomi giù la testa per infilarmi in macchina. Mi sono afferrata alla portiera… pugni sulle nocche delle dita… Sono riuscita ad afferrare un documento che uno di loro teneva in tasca e a mettermelo in bocca. Un&#39;altra scarica di cazzotti mi ha costretto a restituirglielo.</p>
<p>Il post di Yoani continua a descrivere le ulteriori brutalità inflitte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio:</p>
<blockquote><p>Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?&#39;… ‘Un secuestro&#39;, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.</p></blockquote>
<div class="translation">Ci hanno lasciati stesi a terra e doloranti in una strada di Timba, una donna si è avvicinata e ha chiesto “Cos’è successo?&#8230;” “Un rapimento”, ho cercato di dire, piangevamo ciascuno nelle braccia dell’altro in mezzo al marciapiede, pensando a Teo, per amore di Dio come faccio a spiegargli tutti questi lividi. Come farò a spiegargli che viviamo in un Paese dove può succedere tutto ciò, come farò a guardarlo e a dirgli che sua madre è stata picchiata in una pubblica strada perché scrive su un blog ed esprime le proprie opinioni in kilobyte. Come descrivere i volti dispotici di coloro che ci hanno spinto dentro un’automobile, il godimento che potevo vedere in loro mentre ci picchiavano, mentre mi toglievano la gonna trascinandomi mezza nuda verso la macchina.</div>
<p>Nel momento in cui scriviamo, il post di Yoani ha raccolto 1412 commenti.</p>
<p>Anche Claudia ha rapidamente riportato sul blog la propria versione dell&#39;accaduto.</p>
<blockquote><p>Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano in tre e ci minacciavano:</p>
<p>‘Forza, entrate in macchina.&#39;<br />
‘Fateci vedere i documenti, o fate venire un poliziotto.&#39;</p>
<p>Orlando avevo il cellulare in mano. ‘Pardo, non registrare&#39;, gli ha detto quello con la maglia arancione, mentre io tiravo fuori il telefonino. Nessuno mi ha notato e ho madato il primo <em>tweet</em>… In meno di tre minuti è arrivata un&#39;autopattuglia con due poliziotti—una donna e un uomo—esterrefatti per la scena. Davano gli ordini al rallentatore, la donna mi ha detto:</p>
<p>‘Non opporre resistenza.&#39;<br />
‘Non hanno i documenti,&#39; mi è venuto da dire per farle capire.</p>
<p>Yoani si aggrappava a un cespuglio, io mi aggrappavo a lei e la donna mi tirava per una gamba. Orlando era già stato trascinato via, fuori dal mio campo visivo. Un uomo alla fermata dell&#39;autobus ci guardava terrorizzato, la gente non diceva una parola. Il poliziotto, molto giovane, mi ha immobilizzato con una mossa. Avrei potuto scalciare un pò ma ero troppo scioccata nel vedere le gambe di Yoani che spuntavano fuori dal finestrino posteriore della macchina della Sicurezza di Stato.</p></blockquote>
<p>Il post di Claudia va avanti riportando la successione degli eventi nei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo:</p>
<blockquote><p>Poi è arrivata la prima telefonata, con un prefisso internazionale 00, e ho capito che nulla era accaduto invano, anche se eravamo stati tutti arrestati e la marcia sospesa. Quando più tardi ho visto il video portatomi da Ciro, ne ho avuto la certezza: sono spacciati; è iniziato il conto alla rovescia.</p></blockquote>
<p>Commentando l&#39;episodio, il blogger <em><a title="Post originale in inglese" href="http://marcmasferrer.typepad.com/uncommon_sense/2009/11/cuban-bloggers-arrested.html">Uncommon Sense </a></em>[in], che risiede all&#39;estero, esprime sopresa perchè “quelli di noi che vivono oltremare pensano che essendo Yoanì, Claudia e gli altri piuttosto noti, la dittatura di Castro non oserà mai arrestarli.” Ma arrestarli è proprio quanto sembrano aver fatto&#8221;. Il blogger prosegue:</p>
<blockquote><p>Naturalmente non dovremmo sorprenderci di quanto fa il regime quando si tratta di mettere a tacere l&#39;opposizione nell&#39;isola.<br />
E non dovremmo sottovalutare l&#39;importanza della protezione che forniamo ogni volta che ne leggiamo i blog. Ovviamente ciò non fornisce loro l&#39;immunità assoluta, ma è chiaro che una persona come Yoani Sanchez sarebbe stata richiusa nel gulag di Castro già molto tempo fa, se non fosse che è così nota.</p>
<p>Ciò che offriamo loro con ogni click è il supporto morale vitale per continuare a lottare per la libertà.</p></blockquote>
<p>Il blog <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu </em></a>[in], dopo aver pubblicato al volo le ultime notizie, ha continuato ad aggionare il post man mano che arrivavano maggiori dettagli, inclusa una nota delle 8:15 che prova le violenze fisiche tramite una foto mandata a <em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.penultimosdias.com/2009/11/07/knuck-knuck-knuckin%E2%80%99-on-my-nuca/">Penultimos Dias</a></em> [sp] da Orlando Luis Pardo. John R. del blog <a title="Post originale in inglese" href="http://cubanamericanpundits.blogspot.com/2009/11/beer-ice-cream-and-beaten-bloggers.html" target="_blank"><em>Cuban American Pundits</em></a> [in] ha saputo della detenzione di Yoani da <a title="Post originale in inglese" href="http://babalublog.com/2009/11/breaking-news-yoani-sanchez-arrested-in-cuba/" target="_blank"><em>Babalu</em></a> [in] e commenta così:</p>
<blockquote><p>Si può solo dire che il governo di Cuba ha paura, e che questi eredi del futuro di Cuba sono estremamente coraggiosi.</p></blockquote>
<p>Il blog ha fatto una ricerca tra i siti delle testate tradizionali per determinare la rilevanza della vicenda, ma è rimasto deluso perchè “l&#39;unica cosa che <a title="Notizia originale in inglese" href="http://www.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/04/cuba.trade/index.html">la CNN</a> [in] riporta su Cuba è che la birra Miller e il gelato Haagen Dazs potranno essere venduti a Cuba — pur se a costi maggiorati. Mentre dei cittadini cubani vengono sequestrati e picchiati perchè esercitano la libertà di parola, la Chicago Foods (e altre aziende) trattano la vendita di birra e gelato sull&#39;isola.” (<a title="Notizia originale in inglese" href="http://edition.cnn.com/2009/WORLD/americas/11/07/cuba.blogger.detained/index.html" target="_blank">Successivamente CNN ha riportato la storia dei blogger sequestrati</a> [in]). Il post prosegue commentando l&#39;embargo economico degli USA sull&#39;isola:</p>
<blockquote><p>Quanti affermano l&#39;arrivo di una nuova era a Cuba dovrebbero osservare da vicino l&#39;episodio accaduto a un pacifico gruppo di blogger cubani. Non è cambiato nulla. L&#39;oppressione regna ancora nelle città, mentre nelle aree vacanziere trasudano lusso e libertà.</p>
<p>Non so voi, ma io non mangerò più gelato Hagen Dazs nè berrò birra Miller.</p></blockquote>
<p>Oswaldo Payá del Movimiento Cristiano Liberación ha rilasciato <a title="Post originale in spagnolo" href="http://www.oswaldopaya.org/es/2009/11/07/mcl-se-solidariza-con-yoani-sanchez-darsi-ferrer-ylas-demas-victimas-de-la-represion/">una dichiarazione</a> [sp] in cui esprime solidarietà alla Sánchez e alle altre vittime della repressione. Anche <a title="Post originale in inglese" href="http://www.mybigfatcubanfamily.com/my_big_fat_cuban_family/2009/11/standing-with-yoani.html" target="_blank"><em>My big, fat Cuban family</em></a> [in] è solidale con le sorelle cubane:</p>
<blockquote><p>Posso permettermi il lusso di scrivere su qualunque cosa mi appassioni o mi diverta in qualsiasi momento. E lo faccio.</p>
<p>Oggi voglio informarvi, nel caso non lo sappiate di già, che un gruppo di blogger dissidenti è attualmente sotto stretta sorveglianza perchè scrivono dei blog a Cuba.</p>
<p>A differenza di me, loro parlano delle umiliazioni giornaliere di vivere nel gulag di Castro. Voi certamente capite che in un Paese comunista il dissenso non è solo scoraggiato ma spesso attaccato.</p>
<p>Tuttavia questi coraggiosi blogger persistono… Stanotte Yoani Sanchez e un gruppo di dissidenti sono stati prelevati, trattenuti e picchiati mentre si preparavano a partecipare, ironia della sorte, a una manifestazione contro la violenza.</p>
<p>La conoscevano, l&#39;hanno chiamata per nome e l&#39;hanno fatta entrare con la forza in una macchina in cui Yoani ha temuto di essere vittima di un sequestro che sarebbe terminato con la sua esecuzione. Sebbene lei e suoi compagni dissidenti siano stati duramente picchiati, poi sono stati rilasciati.</p>
<p>La sua sicurezza è qui. Nei blog come il mio.</p></blockquote>
<p><em><a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/cuban-blogger-yoani-sanchez-shaken-up.html" target="_blank">Along the Malecon</a></em> [in] inquadra l&#39;episodio nel contesto più generale e ritiene fermamente che “la leggenda di Yoani Sanchez sia cresciuta venerdì dopo che le autorità cubane l&#39;hanno afferrata per strada, spintonata dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”:</p>
<blockquote><p>Luis Eligio del gruppo di controcultura OMNI-Zona Franca e due rapper avevano organizzato la manifestazione. Il 20 ottobre la Sanchez era stata una degli oltre 10 blogger che avevano partecipato a una &#8216;protesta virtuale&#39; usando Twitter, cellulari, sms, e post per richiedere il rilascio dei prigionieri politici. Tutto ciò aveva creato difficoltà al governo socialista. Più forza viene usata dalle autorità, più semplice sarà per gli attivisti dell&#39;opposizione reclutare nuovi seguaci. Questi episodi contribuiscono inoltre a galvanizzare il sostegno internazionale alla Sanchez e agli altri blogger. Questo supporto cresce in maniera esponenziale, colonizzando il cyberspazio e rendendo difficile l&#39;attività del governo nel contrastarlo.</p></blockquote>
<p>In <a title="Post originale in inglese" href="http://alongthemalecon.blogspot.com/2009/11/peace-march-rather-shady-pro-government.html" target="_blank">un altro post</a> [in], il blogger evidenzia l&#39;opinione di quanti si mostrano un pò scettici riguardo l&#39;accaduto, come la giornalista cuban Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul <a title="Post originale in spagnolo" href="http://vladia.blogcip.cu/2009/11/07/huele-a-quema%C2%B4o-en-calle-g/" target="_blank">proprio blog</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Francamente, me resulta bien oscuro el asunto. ¿A partir de ahora seremos testigos de “espontáneas” marchas de protesta? ¿Contra qué violencia estaban pronunciándose esos muchachos con sus abstractos carteles? ¿Sería contra la que está ocurriendo en Afganistán, Honduras, o contra lo acontecido en la más importante base militar norteamericana donde un enloquecido disparó y dejó muertas a 13 personas y varios heridos?</p></blockquote>
<div class="translation">Francamente, trovo la questione piena di ombre. D&#39;ora in poi saremo testimoni di &#39;spontanee&#39; marcie di protesta? Contro quale violenza stavano manifestando questi ragazzi con quei cartelli? Contro quanto sta accadendo in Afghanistan, in Honduras, o contro ciò che è successo nella più grande base militare USA dove un folle ha sparato uccidendo 13 persone e ferendone molte altre?</div>
<p>La giornalista prosegue:</p>
<blockquote><p>Por lo que leo, parece haber sido una manifestación organizada sobre todo a través de algunos blogs, entre ellos Octavo Cerco; y también me asombra ver las posibilidades tecnológicas de que disponen: teléfonos celulares, rápidas conexiones a Internet que incluso les permiten subir los videos… En ninguna parte dice con claridad quién convocó esa marcha.</p></blockquote>
<div class="translation">Da quello che leggo, sembra che fosse una manifestazione organizzata principalmente tramite i blog, tra cui Octavo Cerco, e mi sorprende la tecnologia di cui dispongono: telefoni cellulari, connessioni veloci a Internet che permettono di caricare i video… Non c&#39;è scritto chiaramente da nessuna parte chi aveva convocato la protesta.</div>
<p><em><a title="Post originale in spagnolo" href="http://yohandry.wordpress.com/2009/11/07/yoani-sanchez-fuera-de-temporada/">Yohandry&#39;s Weblog</a></em> [sp] fa eco al suo scetticismo:</p>
<blockquote><p>Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en su blog. No comprendo cómo pueden subir sus videos a Youtube tan rápido, pero allí está. Ella misma por Twitter dijo que no había llegado hasta el performance, además de que explicó que estaba detenida.</p>
<p>Cómo pudo hacer Twitter detenida, cómo subió el video desde un carro de la policía?</p>
<p>Entra en acción Yoani Sánchez. Ahora bien, Yoani Sánchez cuenta a las siempre listas agencias y emisoras que tienen la misión de cubrir sus actividades lo ocurrido con ella y otros bloggers que se encaminaban al performance, quizás con el objetivo de provocar, nadie sabe.</p>
<p>Les dejo la grabación, ¡esos medios tan ágiles al servicio de Yoani! Adelanto que cuenta que ella tiene celular, computadora y seguirá haciendo Twitter, cosa que no acabo de comprender, cuando ella misma dice que no tiene libertad para trabajar en Cuba.</p>
<p>Y yo esperaré ahora la otra versión de lo ocurrido. Como dice el dicho, siempre hay un ojo que te ve.</p></blockquote>
<div class="translation">Bene, Claudia Cadelo ha caricato questo video sul proprio blog. Non capisco come facciano i suoi video a essere su YouTube così velocemente, ma è così. Lei stessa ha detto su Twitter che non era riuscita a raggiungere la manifestazione e che era stata sequestrata.</div>
<p>Come poteva essere su Twitter mentre la catturavano? Come ha fatto a caricare il video dalla macchina della polizia?</p>
<p>Yoani Sánchez entra in azione. Vediamo, Yoani Sánchez racconta alle agenzie e alle emittenti, la cui missione è riportare ogni cosa le accade, quanto è successo a lei e agli altri blogger che stavano andando alla manifestazione. Forse con l&#39;intenzione di provocare. Nessuno può saperlo.</p>
<p>Ecco la registrazione. Queste testate sono così solerti nel servire Yoani! Lei ha un telefono cellulare, un computer e continua a usare Twitter, non capisco come possa dire di non essere libera di lavorare a Cuba.</p>
<p>Sono in attesa della prossima versione dell&#39;accaduto. Come dice il proverbio: c&#39;è sempre un occhio che ti osserva.</p>
<p>Gli utenti dei social network connituano a seguire da vicino gli sviluppi. Anche mentre <a title="Post orginale su Twitter" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo" target="_blank">Claudia inviava dei <em>tweet </em>sull&#39;accaduto</a> [sp], sembra proprio quando stava succedendo - “<span class="status-body"><span class="entry-content">Estoy detenida</span><span class="meta entry-meta"><a class="entry-date" rel="bookmark" href="http://twitter.com/ClaudiaCadelo/status/5490743504"><span class="published timestamp"> </span></a> <span><a rel="nofollow" href="http://help.twitter.com/index.php?pg=kb.page&amp;id=75"></a></span></span></span>” è stato il suo primo <em>tweet</em> delle 14.25 - chi la seguiva su Twitter<a href="http://twitter.com/" target="_blank"></a> le ha dimostrato sostegno: un utente l&#39;ha definita “<span class="status-body"><span id="msgtxt5501566171" class="msgtxt es">muy valiente” (”molto coraggiosa”). </span></span></p>
<div><small></small></div>
<p><small></p>
<div class="contributors"><em>L&#39;immagine usata nell&#39;occhiello del post, <a title="Foto su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/2901480891/">&#8220;The Freedom of Speech&#8221;</a>, è di Caveman 92223, ripresa con licenza <a title="testo inglese della licenza crfeative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/deed.en">Creative Commons</a> [in]. Visita il <a title="Phootostream su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/">photostream su Flickr di Caveman 92223</a>.</em></div>
<p> </p>
<p></small></p>
<div class="contributors"><a title="Profilo su GV" href="http://globalvoicesonline.org/author/georgia-popplewell/">Georgia Popplewell</a> [in] e <a href="http://globalvoicesonline.org/author/firuzeh-shokooh-valle/">Firuzeh Shokooh Valle</a> [in] hanno contribuito alla stesura del post inglese originale.</div>
<p><a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/">Bernardo Parrella</a> [it] e <a title="Profilo su GV" href="http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/">Davide Galati</a> [it] hanno contribuito alla traduzione italiana.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Bolivia: effetti a catena per lo scioglimento di alcuni ghiacciai andini</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/9549/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 05:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Preoccupa lo scioglimento dei ghiacciai sulle Ande boliviane, e sembra inevitabile (se non imminente in certe aree) la minore disponibilità di acqua potabile nell'intera regione - con conseguenze più marcate per la vulnerabile e crescente popolazione migrante. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/eduardo-avila/">Eduardo Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/02/bolivia-water-shortages-due-to-melting-glaciers/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La <a title="Pagina di Wikipedia originale in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chacaltaya">catena montuosa del Chacaltaya</a> [in] contiene alcune delle vette più rappresentative delle Ande boliviane. Trattandosi di una delle poche località dove si poteva sciare in questo Paese montagnoso, tali cime sono ben note a chi vive nel Dipartimento di La Paz e agli appassionati stranieri. Queste montagne hanno ospitato anche partite di calcio a scopo benefico alle quali partecipava il Presidente boliviano Evo Morales per dimostrare come fosse possibile praticare lo sport anche a elevate altitudini.</p>
<p>Tuttavia il ghiacciaio di Chacaltaya va riducendosi a ritmi veloci e preoccupanti. Gli effetti del cambiamento climatico su questo ghiacciaio e su altri nella regione sono stati analizzati in un’indagine del prof. Edson Ramírez, docente all’Universidad Mayor de San Andrés, il quale <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://revistavirtual.redesma.org/vol5/articulo6.php?id=c1">stabilisce un collegamento diretto</a> [sp] tra l&#39;effetto serra e la scomparsa del ghiacciaio.</p>
<p>Ramírez e il suo team hanno studiato anche l&#39;analogo cambiamento che sta subendo un ghiacciaio nelle vicinanze e gli effetti sulla popolazione locale. Il ghiacciaio Tuni Condoriri va sciogliendosi velocemente, con la delusione degli appassionati di sci, ma soprattutto a danno di una popolazione migrante che dipende dal ghiacciaio per l’accesso all’acqua potabile e per le coltivazioni.</p>
<p>La riserva che raccoglie l’acqua del <a title="Articolo originale in inglese" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6496429.stm">ghiacciaio fornisce l’80% dell’acqua potabile alla città di El Alto e ad alcuni quartieri periferici di La Paz</a> [in]. Secondo il censimento più recente, <a title="Pagina originale di Wikipedia in spagnolo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/El_Alto">El Alto conta una popolazione di 827.000 persone</a> [sp], in continua crescita con un tasso del 5.1% annuo.<br />
Secondo la giornalista e blogger Mónica Oblitas, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://monioblitas.blogspot.com/2008/06/glaciar-nuestro-tesoro-se-derrite.html">questo tasso di crescita è più del doppio di quello medio nazionale</a> [sp]. Gli esperti prevedono interruzioni nella distribuzione dell’acqua e costi aggiuntivi per l’accesso alla stessa, e <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://observadorglobal.com/bolivia-un-futuro-sin-agua-informe-especial-n45.html">alcuni ritengono anzi imminente il razionamento dell’acqua</a> [sp]. Il team di <em>Observador Global [sp] </em> <a title="Articolo" href="http://observadorglobal.com/bolivia-un-futuro-sin-agua-informe-especial-n45.html">ha prodotto un video in 6 parti riguardante gli effetti della scarsità d’acqua su questa regione</a> [sp].</p>
<p>La città dà rifugio agli <a title="Pagina di Wikipedia originale in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aymara">emigranti delle comunità indigene Aymara dall’altopiano boliviano</a> [it], che vivono a El Alto spesso in condizioni di povertà. La blogger boliviana Cristina Quisbert descrive sul blog <em>Indigenous Bolivia</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://boliviaon.blogspot.com/2009/09/our-mountains-melt.html">la situazione che molti residenti sono costretti ad affrontare in termini di accesso all’acqua potabile</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ci sono ulteriori condizioni che rendono difficile l’accesso all’acqua. Molte persone arrivano a El Alto dalle campagne e si stabiliscono dove possono. Non avendo delle entrate, vivono in quartieri dove mancano acqua potabile e reti fognarie. Alcuni scavano delle fosse che devono essere profonde fino a 3 metri per riuscire a raggiungere la falda. Verso novembre comincia il periodo delle piogge e i residenti hanno una possibilità in più per raccogliere l’acqua. Alla fine, la penuria d’acqua aggiunta ai livelli di povertà attuali comporta spesso delle malattie.</p>
<p>Ci sono situazioni diverse. Io ho l’acqua potabile in casa, ma non così i miei vicini. Si tratta di un problema serio per le famiglie. Nel mio caso, condivido l’acqua con un’altra famiglia. Basilio e Juana hanno quattro figli. Sono in affitto. La casa in cui vivono non è collegata all’acquedotto. Quando ne hanno bisogno, prendono l’acqua da casa mia con un tubo, e alla fine del mese dividiamo il costo della fattura da pagare.</p></blockquote>
<p>Peraltro il Tuni Condoriri non alimenta solo la rete idrica cittadina, ma rifornisce di acqua preziosa anche le coltivazioni dell’Altipiano. Se le attività agricole sostenibili diminuiranno a causa della penuria d’acqua, un numero sempre maggiore di contadini cercheranno opportunità a El Alto, dove si troveranno di fronte ad analoghe difficoltà a causa dell’accresciuta domanda di acqua.</p>
<p><center>
<div id="attachment_102234" style="width: 410px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/350org/3748609135/"><img title="Attivisti sul ghiacciaio Chacaltaya" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/10/chacaltaya.jpg" alt="Tre attivisti di 350.org salgono al ghiacciaio Chacaltaya in Bolivia in preparazione dell'evento globale del 24 ottobre. Foto riprodotta con licenza Creative Commons." width="400" height="268" /></a><small>Tre attivisti di 350.org salgono al ghiacciaio Chacaltaya in preparazione dell&#39;evento globale del 24 ottobre. Foto riprodotta con licenza Creative Commons</small></div>
<p></center></p>
<p>È soprattutto l’immagine simbolica e di grande visibilità del ghiacciaio Chacaltaya a riscuotere l’attenzione del governo locale e degli attivisti sul problema del cambiamento climatico in Bolivia occidentale. <a title="Pagine originale di Facebook in spagnolo" href="http://www.facebook.com/event.php?eid=173999981920&amp;ref=nf">Un recente evento locale associato alla campagna 350.org è stato diffuso su Facebook</a> [sp], invitando i boliviani a fare un’escursione sul ghiacciaio Chacaltaya per osservare con i propri occhi gli effetti dell&#39;effetto serra.</p>
<p>Infine Oblitas <a title="Post originale in spagnolo" href="http://monioblitas.blogspot.com/2008/06/glaciar-nuestro-tesoro-se-derrite.html">conclude ponendo una serie di domande</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Chacaltaya ya no está y pronto dejarán de existir otros glaciares, ¿está el país preparado para esas pérdidas?, ¿somos conscientes de la importancia de tomar un rol activo e inmediato contra el calentamiento? Para muchos, el cambio climático no es un fenómeno global y no creen sentirse afectados, pero lo cierto es que absolutamente todos estamos en riesgo y no todos podemos enfrentarlo en las mismas condiciones. La lucha continúa, aunque ya sea tarde para lugares como Chacaltaya.</p></blockquote>
<div>Il ghiacciaio del Chacaltaya non esiste più e presto altri ghiacciai cesseranno di esistere. Il Paese è preparato a queste perdite? Siamo consapevoli dell’importanza di assumere rapidamente un ruolo attivo contro il surriscaldamento globale? Per molti, il cambiamento climatico non è un fenomeno globale e non si sentono coinvolti: invece siamo tutti a rischio, ma non tutti lo affrontiamo nelle medesime condizioni. La battaglia continua, anche se è già troppo tardi per località come il Chacaltaya.</div>
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