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	<title>Global Voices in Italiano &#187; Italiano</title>
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	<description>Il mondo ti parla. Stai ascoltando?</description>
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		<title>Arabia Saudita: la rabbia dei cittadini dopo le vittime delle inondazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 04:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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		<description><![CDATA[Jeddah, la seconda città dell'Arabia Saudita, è stata colpita da una tremenda inondazione provocando oltre 100 vittime e ingenti danni - soprattutto per via di infrastrutture inadeguate e malagestione edilizia. Molte le accuse online contro le autorità, mentre in migliaia hanno aderito al gruppo su Facebook di aperta protesta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/ayesha-saldanha/">Ayesha Saldanha</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/30/saudi-arabia-citizens-fury-at-flood-deaths/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La scorsa settimana <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jedda">Jeddah</a> [it], seconda città dell&#39;Arabia Saudita, è stata colpita da una tremenda inondazione e il conto delle vittime ha superato <a title="Articolo in inglese" href="http://www.nytimes.com/reuters/2009/11/29/world/international-uk-saudi-floods.html">quota 100</a> [in]. Le infrastrutture poco sviluppate e la <a title="Articolo in inglese" href="http://news.yahoo.com/s/afp/20091128/wl_mideast_afp/saudidisasterprotesttrialinternet;_ylt=Ai03_LJlYlI3z2oHvIApT_ALewgF;_ylu=X3oDMTM5ZG9yaGJqBGFzc2V0A2FmcC8yMDA5MTEyOC9zYXVkaWRpc2FzdGVycHJvdGVzdHRyaWFsaW50ZXJuZXQEcG9zAzEyBHNlYwN5bl9wYWdpbmF0ZV9zdW1tYXJ5X2xpc3QEc2xrA291dHJhZ2Vkc2F1ZA--">malagestione dell&#39;edilizia urbana</a> [in] sono state le prime cause individuate, e migliaia di cittadini hanno aderito ad un gruppo su Facebook che critica il governo. Come vedremo in questo post, i blogger sauditi hanno protestato vivacemente anche contro le autorità locali.</p>
<p>Su YouTube, <em>albaraa1994</em> pubblica un video dell&#39;<a title="Video in arabo" href="http://www.youtube.com/watch?v=TqXnRPxYV1k">inondazione</a> [ar]:</p>
<p><center>
<p><object width="425" height="344" title="Video in arabo" alt="Video in inglese" ><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TqXnRPxYV1k&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/TqXnRPxYV1k&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p></center></p>
<p><em>Saad Al Dosari</em> <a title="Post in inglese" href="http://aneyeonsaudi.wordpress.com/2009/11/28/jeddah-project-management-failures/">si concentra</a> [in] su un elemento in particolare:</p>
<blockquote><p>Se qualcuno volesse scrivere un libro sulla cattiva gestione dei progetti, troverà parecchi esempi in questa vecchia sposa del mar rosso, Jeddah. Una gestione progettuale fallimentare, è questa l&#39;unica spiegazione per quanto accaduto la scorsa settimana a Jeddah. Milioni e milioni di riyal [valuta locale] spesi in progetti che promettevano infrastrutture ipertecnologiche a una città da tempo dimenticata, e indovinate un po&#39;? quei progetti non reggono quattro ore di pioggia!</p>
</blockquote>
<p><em>Ahmed Al Omran</em> <a title="Post in inglese" href="http://saudijeans.org/2009/11/26/jeddah-disaster/">commenta</a> [in] furibondo:</p>
<blockquote><p>Tutto ciò non sarebbe successo se i cittadini avessero avuto voce in capitolo nella gestione della propria città. Non sarebbe successo se ci fosse stata trasparenza e responsabilità nella gestione del Paese. Sono furioso e disgustato.</p>
</blockquote>
<p><em><a title="Post in inglese" href="http://musesephere.blogspot.com/2009/11/sad-days-for-people-of-jeddah.html">MuSe</a></em> [in] commenta amaramente:</p>
<blockquote><p>Ironia della sorte la maggior parte delle vittime era straniera o povera, persino la morte discrimina. parecchi andrebbero  fatti fuori nei prossimi giorni, i tanti servitori dello stato infedeli e corrotti, ma sono pessimista, quelli continuano a contare sulla nostra memoria corta.</p>
</blockquote>
<p><em>Najla</em> <a title="post in arabo" href="http://www.najla2.com/wordpress/?p=790">è infuriata</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">ما حصل في جدة .. جريمة قتل..</div>
<div class="translation">Quel che è successo a Jeddah…è omicidio&#8230;</div>
<p><em>Zuhair Alghamdi</em> propone un&#39;<a title="Post in arabo" href="http://www.mushahed.com/?p=1096">idea</a> [a]:</p>
<div class="arabic">والأمر يتكرر كل عدة سنوات ولا افهم كيف لا يتم دراسة تلك الحوادث السابقة بجدية ووضع الحلول وخاصة أن الحالة لا تصل إلى ما تتعرض له دول مثل الفلبين وأندنوسيا مثلا حيث الأمطار الغزيرة حدث معتاد طوال السنة. وربما لو استعنا بخبراء من تلك الدول بدل أن نقع في نفس المشكلة كل عدة أعوام.</div>
<div class="translation">Ogni tanto succede, e non capisco perché non si studino i casi precedenti per trovare delle soluzioni, soprattutto dal momento in cui la situazione non è così grave come in Indonesia o nelle Filippine, ad esempio, dove le piogge torrenziali durano quasi tutto l&#39;anno. Forse dovremmo assumere gli esperti di quei Paesi, invece di subìre questi incidenti anno dopo anno.</div>
<p><em>Eman Al Nafjan</em> offre <a title="Post in inglese" href="http://saudiwoman.wordpress.com/2009/11/26/god-help-jeddah/">un suggerimento</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Le piogge torrenziali hanno provocato queste inondazioni per via della cattiva gestione dell&#39;area metropolitana. Milioni spesi in infrastrutture per scavare fognature, mettere tubature e asfaltare le strade ma quando i soldi arrivano finalmente all&#39;acquisto del materiale e alla commissione delle ditte, non bastano più. Negli scorsi anni la gente di Jeddah si è lamentata più volte di questo. […] Propongo al re di consegnare il comune di Jeddah all&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saudi_Aramco">ARAMCO</a> [it] così come ha fatto per il KAUST (<a title="Post in inglese su GVO" href="http://globalvoicesonline.org/2009/09/26/saudi-arabia-kaust-to-inspire-scientific-achievement-and-more/">Università King Abdullah di Scienze e Tecnologia</a> [in]) quando divenne evidente che le autorità intascavano parte del budget.</p>
</blockquote>
<p>Il KAUST è vicino a  Jeddah, e alcuni studenti hanno documentato i problemi sofferti nel campus per via delle piogge. Eric <a title="Post in inglese" href="http://sobersaudi.com/2009/11/26/a-rain-day-at-kaust/">riferisce</a> [in] quanto segue:</p>
<blockquote><p>Questa mattina, dopo una tempesta quasi romantica, si è scatenato l&#39;inferno; colpendo un pugno di case. […] Dopo aver superato le sirene e le code impressionanti dei volontari del pronto soccorso nelle strade sono riuscito a valutare i danni di un altrimenti innocuo acquazzone. Le strade erano coperte d&#39;acqua per due piedi [60 centimetri], e l&#39;intera popolazione femminile era stata evacuata dalle abitazioni (inviate a Jeddah almeno per la prossima settimana), e dieci studenti erano stati trasferiti a causa delle condizioni delle case risultate &#8220;inagibili&#8221; (in altre parole, non avevano solo infiltrazioni, l&#39;intero tetto era crollato nel bel mezzo della notte per via di un accumulo d&#39;acqua). Insomma, il KAUST è diventato un campo profughi nel giro di poche ore.</p>
</blockquote>
<p>Un altro studente del KAUST, <em>Nathan</em>, <a title="Post in inglese" href="http://saudiaggie.blogspot.com/2009/11/rain-in-thuwal-and-lots-of-it.html">scrive</a> [in]:</p>
<blockquote><p>La pioggia torrenziale è come un disastro naturale perché le infrastrutture qui non sono progettate per gestire la pioggia. Case inondate, strade allagate e network di telefonia mobile completamente fuori servizio. La pioggia è stata davvero forte, ne sono caduti circa 7,5 cm. Secondo il canale Tv meteorologico su Jeddah cadrebbero in media soltanto 54mm. l&#39;anno - abbiamo superato il limite per il prossimo anno e mezzo in una sola notte!</p>
</blockquote>
<p><em>Ibrahim Hudaif</em> <a title="Post in inglese" href="http://www.ihudaif.com/2009/11/29/rain-disaster-reaches-kaust/">si chiede</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Avranno almeno un piano di emergenza contro i disastri naturali per proteggere il super centro informatico del KAUST, lo <a title="Pagina web in inglese" href="http://www.kaust.edu.sa/research/labs/supercomputing.html">Shaheen</a> [in]?</p>
</blockquote>
<p>Infine, <em>Ahmad Qushmaq</em> rivela cos&#39;è che stavolta rende tali inondazioni un po&#39; <a title="Post in arabo" href="http://ahmadqushmaq.wordpress.com/2009/11/28/%D8%A3%D9%85%D8%B7%D8%A7%D8%B1-%D8%AC%D8%AF%D8%A9-%D8%AD%D9%83%D8%A7%D9%8A%D8%A9-%D9%85%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B1%D8%A7%D8%AB-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D8%B9%D9%88%D8%AF%D9%8A/">diverse</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">إن ما يميز “فضيحة” الأربعاء هو استخدام التكنولوجيا لتوثيق العورات التي كشفت. </div>
<div class="translation">Quello che fa la differenza nello scandalo di mercoledì è l&#39;uso della tecnologia per documentare queste evidenti mancanze.</div>
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		<title>Video: giovani di ogni parte del mondo si esprimono in 60 secondi</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10918/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 04:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tindaro Cicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa sub-sahariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il progetto <em>OneMinutesJr</em> offre ai giovani tra 12 e 20 anni di ogni parte del mondo l'opportunità di apprendere tecniche di comunicazione audiovisive per comunicare oltre confini nazionali, barriere linguistiche e distanze grazie a video di 60 secondi sui diritti di giovani e bambini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/juliana-rincon-parra/">Juliana Rincón Parra</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/tinoc/'>Tindaro Cicero</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/30/video-worldwide-youth-express-themselves-in-60-seconds/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_109061" class="wp-caption alignleft" style="width: 85px;"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/minutesjrth.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-109061" title="minutesjrth" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/minutesjrth-75x75.jpg" alt="TheOneMinutesJr Logo" width="75" height="75" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">OneMinutesJr Logo</p>
</div>
<p>Il progetto <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/">OneMinutesJr</a> [in] offre ai giovani di età compresa tra i 12 ed i 20 anni di ogni parte del mondo l&#39;opportunità di esprimersi, pronunciarsi ed apprendere tecniche di comunicazione audiovisive per comunicare oltre i propri confini, le barriere linguistiche e le distanze grazie a video della durata di 60 secondi.</p>
<p>Il progetto <em>OneMinutesJr</em> nasce dallo sforzo congiunto della <a title="Sito in inglese" href="http://www.eurocult.org/">European Cultural Foundation</a> [in], <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutes.org/">della fondazione One Minutes Jr.</a> [in] e dell&#39;<a title="Sito Unicef in inglese" href="http://www.unicef.org/">Unicef</a> [in], insieme ad altre organizzazioni. Sul sito del progetto sono disponbili numerosi video della durata di un minuto provenienti da diversi Paesi, alcuni inviati da singole persone, altri come risultato di <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/?thisarticle=174">laboratori </a> [in] dove i giovani imparano ad esprimersi filmando e montando le proprie idee.</p>
<p>Questi brevi video descrivono preoccupazioni, ideali e sogni di giovani con situazioni assai diverse, ed offrono una finestra sulla loro vita quotidiana. Per esempio, dalla <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/?thissection_id=10&amp;movie_id=200900283&amp;series_id=30">Polonia, Ludmila Kierczak</a> [in] ha realizzato un video per parlare di se stessa. Per vederlo, cliccare sull&#39;immagine in basso <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/?thissection_id=10&amp;movie_id=200900283&amp;series_id=30">per andare sul sito OneMinutesJr</a> [in].</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/?thissection_id=10&amp;movie_id=200900283&amp;series_id=30"><img class="size-full wp-image-109059 aligncenter" title="whoami" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/whoami.JPG" alt="'Who am I' di Ludmila Kierczak" width="239" height="209" /></a></p>
<p>In Bangladesh, Mobasshera Tarannum Adiba illustra due articoli tratti dalla <a title="Pagina Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_Internazionale_sui_Diritti_dell%27Infanzia">Convenzione dei Diritti dell&#39;Infanzia</a> [it]. Nel video, <a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=xyC8avD4Xlg">Voglio Libertà, </a> si sofferma sull&#39;Articolo 12, &#8216;I bambini hanno il diritto di essere ascoltati e le loro voci vanno rispettate&#39;, e sull&#39;Articolo 16 che afferma il diritto di ogni bambino alla propria privacy.</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xyC8avD4Xlg&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/xyC8avD4Xlg&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Dalla Mongolia, <a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=cZM87XL71jk">Tuvdenjamts (Tuvden) Altankhyag illustra</a> il diritto di ogni bambino alla propria cultura:</p>
<p><center><object title="Video su Youtube" alt="Video su Youtube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cZM87XL71jk&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/cZM87XL71jk&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>E nel video che segue, Simone Tonge da Antigua e Barbuda, esercita il proprio diritto alla libertà di espressione sul tema: <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=QnBwfX9EtA0">Confessioni di una adolescente</a>:</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QnBwfX9EtA0&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/QnBwfX9EtA0&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Ibrahim Ide dalla Nigeria rilancia sui diritti dei bambini ad avere una famiglia che li ama e ne protegge i diritti, nel video <a title="Video su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=8QiDCP5l2x8">Con o senza</a>:</p>
<p><center><object title="Video su YouTube" alt="Video su YouTube" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8QiDCP5l2x8&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="261" src="http://www.youtube.com/v/8QiDCP5l2x8&amp;hl=es_ES&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
<p>Altri video da un minuto sono reperibili sul sito del progetto <a title="Sito OneMinutesJr in inglese" href="http://www.theoneminutesjr.org/">TheOneMinutesJr.org</a> [in], mentre sul canale di YouTube <a title="Video su Youtube" href="http://www.youtube.com/user/UNICEFoneminutesjr">UNICEF One Minutes Jr.</a> sono disponibili numerosi video realizzati dai giovani sul tema dei diritti dei bambini.</div>
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		<title>Mondo arabo: prime reazioni online al divieto dei minareti in Svizzera</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/mondo-arabo-prime-reazioni-online-al-divieto-dei-minareti-in-svizzera/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 04:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo d&#39;Urbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vittoria del recente referendum contro l'erezione di nuovi minareti ha scatenato una varietà di reazioni in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che il divieto non impedisca di professare la propria fede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/paolo/'>Paolo d&#39;Urbano</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/12/01/arab-world-reactions-to-the-swiss-ban-on-minarets/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Lo scorso 29 novembre, il 57.5% degli elettori svizzeri <a title="Articolo in inglese" href="http://english.aljazeera.net/news/europe/2009/11/2009112915164769444.html">ha approvato il divieto</a> [in] di costruire nuovi minareti sulle moschee, aprendo la strada alla modifica costituzionale. Il referendum riguarda solo la costruzione di nuovi minareti &#8211;non delle moschee&#8211; e non include i quattro minareti già esistenti.</p>
<p>Il provvedimento ha scatenato reazioni contrastanti in tutta la blogosfera arabo-musulmana: se alcuni blogger sono indignati, altri ritengono che questo divieto non impedisca di professare la propria fede.</p>
<p><em>Pierre Tristram</em>, un blogger libanese-americano che scrive su About.com, <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/11/29/islamophobe-swiss-ban-minarets.htm">apre il suo post</a> [in] critico nei confronti della decisione svizzera con il seguente paragrafo:</p>
<blockquote><p>Com&#39;è possibile che 59 milioni di persone siano così stupide, così <a title="Articolo in inglese" href="http://www.mindfully.org/Reform/2004/US-Election-IQ2004.jpg">titolava</a> [in] il quotidiano inglese Daily Mail all&#39;indomani della ri-elezione di George W. Bush nel 2004. Potrebbero inventarsene un&#39;altra simile da aggiungere alla galleria degli orrori: com&#39;è possibile che 3 milioni di svizzeri siano così bigotti?</p>
</blockquote>
<p>Tristram chiude il post con un commento sarcastico:  &#8220;La differenza tra lo svizzero medio e l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/me071030.htm">iraniano</a> [in] <a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/od/iran/p/ahmadinejad-profile.htm">Mahmoud Ahmadinejad</a> [in], l&#39;<a title="Post in inglese" href="http://middleeast.about.com/b/2009/04/21/ahmadinejads-anti-israel-show-at-un-racism-conference.htm">uomo simbolo del razzismo</a> [in], sta diventando sempre più impercettibile.&#8221;</p>
<p>Nel suo post, il blogger egiziano <em>Hicham Maged</em> cerca risposte a certe domande e <a title="Post in inglese" href="http://blog.hichamaged.net/flying-with-black-wings/">conclude</a> [in] in questo modo:</p>
<blockquote><p>In breve, mi auguro che gli svizzeri riconsiderino quanto è successo; non si tratta di capire se la legge protegga i diritti dei cittadini o meno, cosa che comunque sarà importante dibattere ed eventualmente correggere nelle opportune sedi giudiziarie del Paese, ma di considerarlo un errore fatale, l&#39;ultimo campanello d&#39;allarme prima di affondare in una palude di ignoranza piena di paura, rabbia e stupidità ~ Dovunque!</p>
</blockquote>
<p>Un altro blogger egiziano, autore di <em>Not Green Data</em>, ribadisce il concetto secondo cui &#8220;una moschea è una moschea,&#8221; ma <a title="Post in inglese" href="http://notgr33ndata.blogspot.com/2009/11/swiss-identity.html">si lamenta</a> [in] poiché il divieto svizzero altera l&#39;estetica dell&#39;edificio:</p>
<blockquote><p>Possiamo immaginare un pezzo di formaggio svizzero senz&#39;occhi - i suoi buchi? Oppure un coltellino svizzero senza bussola o cacciavite? È esattamente quello che gli svizzeri fanno alle moschee. Una moschea resta una moschea anche senza minareto, e svolgerà sempre la propria funzione. Semplicemente perderà in bellezza e identità architettonica.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger inglese <em>Matthew Teller</em>, scrittore-viaggiatore in Medio Oriente, si concentra sulla retorica di vari poster</p>
<div id="attachment_109213" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img class="size-full wp-image-109213" title="image5797878-300x199" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/12/image5797878-300x199.jpg" alt="Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti" width="254" height="168" />
<p class="wp-caption-text">Un poster del partito SVP che promuove il divieto dei minareti</p>
</div>
<p>degli attivisti svizzeri e analizza quelli di entrambi i contendenti. Quella che segue è la sua <a title="Post in inglese" href="http://quitealone.com/2009/11/30/swiss-rolled/">descrizione</a> [in] del poster qui a sinistra:</p>
<blockquote><p>Il ripugnante partito <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Democratica_di_Centro_%28Svizzera%29" target="_blank">SVP</a> [it] ha fatto ampiamente ricorso a quello che il Financial Times ha definito “<a title="Articolo in inglese" href="http://www.swissinfo.ch/eng/front/The_minaret_ban_hits_the_headlines.html?siteSect=105&amp;sid=11558450&amp;cKey=1259570958000&amp;ty=st" target="_blank">populismo stridente</a> [in]” per additare &#39;stranieri&#39; di ogni tipo come criminali, assistenzialisti o peggio, promuovendone la campagna con questo slogan: &#8220;Stop! Si al divieto dei minareti&#8221;. Osserviamo la grafica: minareti come missili, donne minacciose, il burqa come occultamento, nero, minaccioso, sulla bandiera svizzera si proietta un&#39;ombra da oriente, la croce viene cancellata.</p>
</blockquote>
<p>L&#39;algerino-americano <em>The Moor Next Door</em> ritiene che questa vicenda sia frutto di una lotta di potere e <a title="Post in inglese" href="http://themoornextdoor.wordpress.com/2009/11/30/on-the-minaret-ban/">commenta</a> [in] così:</p>
<blockquote><p>Per chi gli si oppone, il minareto rappresenta &#8220;l&#39;arrivo&#8221; dell&#39;Islam nelle Alpi. È lì e significa che la presenza musulmana è al di sopra di altri popoli e religioni. Vietandolo si nega l&#39;esistenza e il potere dell&#39;Islam.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>L&#39;estetica dell&#39;identità, e quindi del potere, sono gli elementi centrali di questa vicenda. In questo modo un popolo dubbioso della propria identità cerca di affermarla e definirla rifiutando quella del nuovo arrivato.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger siriano <em>Maysaloon</em> riflette in modo originale sul tema più ampio in cui questa storia s&#39;inscrive. Tralasciando bigottismo, paura e integrità architettonica, il blogger <a titlte="Post in inglese" href="http://maysaloon.blogspot.com/2009/11/swiss-have-voted-against-building.html">si concentra</a> [in] sul seguente argomento:</p>
<blockquote><p>L&#39;elemento fondamentale di questa vicenda non è né il valore architettonico o religioso dei minareti, né gli svizzeri bigotti. Quello che conta veramente è che per la prima volta dopo 400 anni, dall&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vienna" target="_blank">assedio ottomano di Vienna</a> [it] , i musulmani hanno un impatto concreto sulla vita dell&#39;Europa.</p>
</blockquote>
<p>Il blogger elenca i modi in cui l&#39;Islam ha influenzato l&#39;&#8220;occidente&#8221; e viceversa, per poi concludere come segue:</p>
<blockquote><p>In breve, i bigotti non mi preoccupano affatto. Possiamo vietare minareti e <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shari'a" target="_blank">shari&#39;a</a> [it], strappare via veli e disegnare vignette, ma questo non cambierà il fatto che l&#39;Islam adesso è in Europa e in America, e va diffondendosi in tutto il mondo.</p>
</blockquote>
<p>Per concludere, il commento di <em>weddady</em> su Twitter riassume bene il sentimento di molti. L&#39;utente <a title="Tweet in inglese" href="http://twitter.com/weddady/status/6226387648">sostiene</a> [in], &#8221; Nessuno adesso potrà negare che l&#39;Europa abbia un problema con i musulmani, né nessuno potrà negare la loro presenza sul territorio.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Venezuela: riflessioni online contrarie al possibile conflitto armato con la Colombia</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/12/10816/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 04:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Adamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra & conflitti]]></category>
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		<category><![CDATA[Relazioni internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
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		<category><![CDATA[weblog]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche la blogosfera venezuelana si esprime sui nuovi disaccordi governativi con la Colombia, mettendo in evidenza come un eventuale conflitto danneggerebbe popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/laura-vidal/">Laura Vidal</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/antonellaa/'>Antonella Adamo</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/26/venezuela-thoughs-about-a-possible-conflict-with-colombia/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Anche la blogosfera venezuelana va esprimendosi riguardo <a title="Post originale in inglese su Global Voices Online" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/20/colombia-tensions-and-winds-of-war-with-venezuela/">i pesanti scambi verificatisi recentemente tra il Venezuela e la Colombia</a> [in]. Come di consueto nel clima politico del Paese, vi sono opinioni contrastanti riguardo le motivazioni del confronto in corso. Da un lato, questo è visto come un altro elemento per distogliere l&#39;attenzione dai problemi interni del Paese; mentre, all&#39;opposto, altri lo considerato una mossa per preservare la sovranità di fronte a una presenza militare statunitense con base in Colombia.</p>
<div id="attachment_108447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;"><a title="href="><img class="size-full wp-image-108447" title="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/venezuelahumo.jpg" alt="Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons." width="400" height="270" /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di una bandiera venezuelana in fumo, di Mango Verde con Sal, ripresa con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>L&#39;opinione pubblica internazionale e quella venezuelana continuano a chiedersi se l&#39;intenzione di dichiarare guerra da parte del <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Chavez">Presidente venezuelano Hugo Chavez</a> [it] siano serie, considerando altresì le effettive possibilità per il Venezuela di entrare in un conflitto armato per il quale non sembra essere preparato. Nel frattempo, violenti incidenti lungo il confine aumentano le tensioni e adombrano la situazione, rendendo difficile una riconciliazione tra i due Paesi in questi frangenti. Tuttavia, l&#39;opinione più diffusa nella blogosfera evidenzia che una guerra significherebbe un conflitto tra popolazioni con un contesto storico assai simile e un profondo legame culturale.</p>
<p>Sul blog <em>Venezuela News and Views</em> Daniel <a title="Post originale in inglese" href="http://daniel-venezuela.blogspot.com/2009/11/war-with-colombia-ex-president-speaks.html">cita un controverso ex-presidente venezuelano</a> [in] ed esprime il proprio punto di vista:</p>
<blockquote><p>… La traduzione e pubblicazione di questo comunicato fa sì che venga considerato come qualcuno che non vuole entrare in guerra con la Colombia. Se la Colombia finirà per attaccare o meno è un&#39;altra questione, ma allora avrei bisogno di prove concrete, poiché, con la storia delle <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/FARC">FARC</a> [it] e anche dell&#39;<a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_di_Liberazione_Nazionale_%28Colombia%29">ELN</a> [it], Chavez potrebbe avere il pretesto per far apparire la Colombia sotto attacco (…)</p>
<p>In altre parole, a meno che non venga provato che effettivamente gli Stati Uniti e la Colombia stiano preparando un&#39;invasione in Venezuela, la cui probabilità per me è inferiore allo 0.01%, mi oppongo apertamente e per questo sono considerato un traditore secondo i canoni chavisti. Senza aggiungere che sono un pacifista, un obiettore di coscienza, e non posso giustificare nessuna guerra eccetto una palese aggressione provata con chiarezza. E anche in quel caso, non prenderò una pistola per sparare, e sarò d&#39;aiuto solo in qualche ospedale o simili servizi (…)</p></blockquote>
<p>Gandica, <a title="Post originale in spagnolo" href="shttp://khandika01.blogspot.com/2008/02/googlefight-venezuela-gana-guerra.html">sul blog <em>Enigma Press</em></a> [sp] proprone un&#39;idea originale:</p>
<blockquote><p>Ahora bien esta es mi posición: Si estalla la guerra entre Venezuela-Colombia invito a la comunidad virtual de blogs de Venezuela a salir con la bandera colombiana. Y a toda la tribu electrónica colombiana a salir con la bandera de Venezuela. Y combatiremos -en esta guerra entre Venezuela y Colombia- a punta de balas de aguardiente y balas de ron en una zona temporal autónoma bajo los explosivos tonos del vallenato y nuestros joropos llaneros. Y después del combate, ebrios de felicidad, nos abrazaremos y reiremos como nunca antes. Que los políticos de Venezuela y Colombia y sus poderosos intereses y los perros de la guerra-Venezuela-Colombia se despedacen entre ellos.</p></blockquote>
<div class="translation">Ecco come la penso: Se dovesse scoppiare una guerra tra Venezuela e Colombia, invito la comunità virtuale venezuelana a scendere in piazza con la bandiera colombiana&#8230;e la comunità online colombiana a scendere in piazza con la bandiera venezuelana. Combatteremo - questa guerra tra Venezuela e Colombia - con superalcolici e proiettili al rum in uno spazio temporale autonomo soggetto al suono esplosivo del <em>vallenato</em> e del <em>joropos llaneros</em> (stili musicali). E dopo la battaglia, ubriachi di felicità, ci abbracceremo e rideremo come non mai. Lasciamo che i politici venezuelani e colombiani, con la loro voglia di potere, e i cani da guerra Venezuela-Colombia si facciano a pezzi.</div>
<p>Anche Facebook è uno strumento dove esprimere il dissenso su questo conflitto in crescita. Il gruppo “<a title="gruppo su facebook in spagnolo" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=196414800762">Paz entre Colombia y Venezuela</a>” [sp] è aperto a chiunque voglia unirsi alla discussione online.</p>
<p>Questo l&#39;obiettivo principale del gruppo:</p>
<blockquote><p>Este grupo no es para discutir si Chavez es bueno o malo o si Uribe hace las cosas bien o no, es solo para que, independientemente de la ideología política de cada uno de los miembros de este grupo nos unamos para RECHAZAR ROTUNDAMENTE UNA POSIBLE GUERRA ENTRE LOS PUEBLOS HERMANOS!.</p></blockquote>
<div class="translation">Questo gruppo non mira a discutere se Chavez sia buono o cattivo, o se Uribe sta agendo bene o male, ma, a prescindere dalle idee politiche dei membri del gruppo, ci uniamo per RESPINGERE CON FORZA UN&#39;EVENTUALE GUERRA TRA FRATELLI.</div>
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		</item>
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		<title>Video-intervista con Diego Casaes, autore di Global Voices</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/video-intervista-con-diego-casaes-autore-di-global-voices/</link>
		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/video-intervista-con-diego-casaes-autore-di-global-voices/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 04:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Borgato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber-attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Portoghese]]></category>
		<category><![CDATA[Profili dei blogger]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Autore e traduttore residente a Salvador, in Brasile, tra l'altro Diego ha fatto informazione sulle potenziali restrizioni alla libertà online con la "Legge Azeredo" nel suo Paese e ora si appresta a fare lo stesso dalla conferenza sul cambiamento climatico di Copenhagen.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/author/david-sasaki/">David Sasaki</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/beatriceborgato/'>Beatrice Borgato</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/22/featured-author-diego-casaes/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p><center><iframe title="Video su dotsub.com" src="http://dotsub.com/media/fe55dd2f-0a54-408f-af56-f61a819f75eb/e/m" frameborder="0" height="347" width="420"></iframe></center></p>
<p>La scorsa settimana al <a title="Link al sito del Forum in portoghese" href="http://culturadigital.br/blog/2009/11/18/relatorios-das-curadorias-dos-eixos-do-forum-contribua-nas-plenarias/">Forum sulla Cultura Digitale Brasiliana</a> [pt] ho avuto l&#39;opportunità d&#39;incontrare Diego Casaes, autore e traduttore per Global Voices della città di Salvador, in Brasile. La maggioranza dei suoi post su Global Voices hanno contribuito a renderci consapevoli delle minaccie, provenienti dal sistema legislativo brasiliano, alla libertà di espressione sul web: la pericolosa “<a title="Leggi il post originale su GV in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2006/11/11/holding-the-line-for-internet-freedoms-in-brazilian-cyberspace/">Legge Azeredo</a>&#8221; [in] ne è un esempio concreto. Diego ha anche descritto le figure di cyber-attivisti come <a title="Post originale su GV in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/15/blogger-profiles-caribe-an-incurable-idealist-and-cyberactivist-in-brazil/">João Carlos Caribé</a> [in] e <a title="Post su GV in italiano" href="http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/brasile-rip-daniel-padua-pioniere-dellattivismo-digitale/">Daniel Pádua (recentemente scomparso per un cancro)</a> [it] e i loro sforzi a tutela della libertà individuale e dei legami sociali resi possibili grazie a Internet.</p>
<p><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/4120335948_8635361049_b.jpg" alt="4120335948_8635361049_b.jpg" border="0" height="463" width="500"></p>
<p>Presto Diego partirà per Copenhagen, dove dal 7 al 18 dicembre documenterà la <a title="Link al sito della COP15" href="http://en.cop15.dk/">Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico</a> [in]. È stato invitato a seguire la conferenza essendo uno dei 3 vincitori della competizione sul blogging &#8216;Think About It&#39; dove è possibile <a title="Pagina di Diego su Think about it" href="http://climatechange.thinkaboutit.eu/think2/blogger/silva">leggere i suoi post </a>[in] relativi al cambiamento climatico in Brasile.</p>
<p><strong>Trascrizione della video-intervista:</strong></p>
<p>Sono <strong>Diego Casaes</strong>, originario del Brasile e vivo a Salvador, nel nord-est del Paese. Sono il coordinatore della squadra di traduttori portoghesi e autore volontario per Global Voices Online.</p>
<p>David Sasaki: E come hai iniziato con Global Voices?</p>
<p>Diego Casaes: Ho iniziato con Global Voices quando ho incontrato Paula Goés (del gruppo traduttori portoghese) su Twitter. Mi ha proposto di scrivere sulle inondazioni in Brasile, era il maggio di quest&#39;anno. Da allora sono passati sette mesi.</p>
<p>DS: <em>Di quali altri argomenti ti sei occupato per Global Voices?</em></p>
<p>DC: Per la maggiore mi sono occupato di libertà d&#39;espressione e cyber-attivismo. Un paio di volte ho parlato dell&#39;ambiente. Principalmente cyber-attivismo.</p>
<p>DS: <em>Quali sono le differenze tra la blogosfera brasiliana e quelle del resto del mondo?</em></p>
<p>DC: Beh, sarà perchè siamo molto passionali quando discutiamo, ma la passione della vita quotidiana si fa evidente tra i blogger. Si mostrano ottimisti e discutono animatamente tra loro. Urlano su Twitter. Molti blog sono pieni di commenti … commenti piuttosto accesi. Persone appassionate. In effetti è interessante vedere come la blogsfera brasiliana si differenzi dalle altre.</p>
<p>DS: <em>E perchè credi sia così? È un fatto … culturale?</em></p>
<p>DC: Si, è possibile. Stavo parlando con un amico del Kazakistan e mi ha detto che la blogosfera locale non è molto attiva. I blog hanno parecchi post, ma non altrettanti commenti. In Brasile è assai diverso, i post dei blog hanno sempre tanti commenti. La gente ama discutere.</p>
<p>DS: <em>Bene, e quali sono gli argomenti di discussione tra i blogger brasiliani in questi giorni?</em></p>
<p>DC: In questo periodo, e in particolare nel 2009, si discute soprattutto di attivismo online, perchè ci sono tante leggi che vogliono controllare la libertà di espressione sul web. È questo l&#39;argomento centrale del momento con numerosi blog che ne parlano e discutono.</p>
<p>DS: <em>Di quali argomenti ti occupi nei tuoi blog personali?</em></p>
<p>DC: Esprimo il mio punto di vista su soggetti come la comunicazione e la libertà d&#39;espressione. Ho anche un blog sulla cultura giapponese: ascolto musica giapponese e vedo molti film d&#39;animazione. Poi scrivo di tutto ciò. Mi piace, nessuno immagina che puoi scrivere anche di cose simili. Non assomiglio affatto a un giapponese, ma amo questa cultura.</p>
<p>DS: <em>Andrai a Copenhagen, giusto? Per la Conferenza sul cambiamento climatico. Raccontaci di questa storia.</em></p>
<p>DC: Dunque, mi è stato chiesto da Global Voices di partecipare al concorso per blogger <em>Think About It</em> a Copenhagen. All&#39;evento di settembre per il lancio del concorso abbiamo saputo che avremmo dovuto occuparci del cambiamento climatico. E la settimana scorsa ci è arrivata notizia: io e altri due blogger siamo stati selezionati per rappresentare il Centro Europeo di Giornalismo alla COP15. Su 92 blogger ne sono stati scelti apprena tre.</p>
<p>DS: <em>Solana Larsen, direttore editoriale di Global Voices chiede: “Cosa hai intenzione di fare a Copenhagen dopo essere stato prescelto?&#8221;</em></p>
<p>DC: Spero di portare il punto di vista di blogger e giornalisti alla COP15. E avere la possibilità d&#39;incontrare qualche leader mondiale per chiedere se hanno proprio voglia di vedere la fine di questo pianeta! Vorrei provare a portare i media partecipativi dentro la discussione visto che ci saranno tanti giornalisti al COP15, ma per la prima volta ad un evento di tale rilevanza mondiale parteciperanno anche parecchi blogger. Perciò stavolta sarà diverso, e spero di fare un buon lavoro scrivendo sul cambiamento climatico.</p>
<p>DS: <em>Sylwia Presley chiede: “Com&#39;è cambiata la tua vita collaborando con Global Voices?”</em></p>
<p>DC: Da brasiliano metto molto passione in quel che faccio e penso che Global Voices fa parte di noi perchè impariamo dal sito e poi portiamo alcuni degli argomenti che discutiamo online nella nostra vita quotidiana, tra gli amici.</p>
<p>A volte parlo di temi quali le guerre di Paesi nella lontana Africa, o racconto della gente che muore di fame in Kazakistan. Penso che grazie a Global Voices sono più cosciente del mondo che mi circonda e di tutte le altre persone che vi vivono, non solo dei miei amici intimi.</p>
<p>DS: <em>Ethan, uno dei co-fondatori di Global Voices, chiede: “Dove posso imparare qualcosa sulla musica <a title="Vedi sito su Tecnobrega in inglese" href ="http://www.openbusiness.cc/2005/09/26/tecno-brega/">Technobrega</a> [in]?”</em></p>
<p>DC: Ho visto la sua domanda su Twitter e mi ha sorpreso perchè non ascolto <em><a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tecno_brega">technobrega</a></em> [in]. Ma dopo qualche ricerca ho trovato un sito web, <a title="Sito originale in portoghese" href="http://www.bregapop.com/home/">bregapop.com</a> [pt], dove vengono raccolti diversi stili di musica brega, incluso il technobrega ed è interessante che i profili delle band compaiano anche su Orkut, inclusi i loro numeri di telefono. Quindi per contattarli basta visitare questa community dove trovate i nomi di molti artisti, alcuni provenienti da Belém do Pará, località dove è emerso il genere del technobrega.</p>
<p>Molti i video di technobrega ripresi da YouTube che arricchiscono la comunità, è interessante il modo in cui usano i citizen media e le altre risorse web 2.0 sul loro sito. </p>
<p>DS: <em>Cosa ti piacerebbe vedere nel futuro di Global Voices per i prossimi cinque anni?</em></p>
<p>DC: Penso che il futuro di Global Voices sia quello di arricchire di contenuti il progetto Lingua e sono convinto che costruiremo una comunità sempre più nota. Molte altre persone vorranno contribuire con Global Voices. Oggi, qui al Forum, sono venuti in parecchi a chiedermi come poter collaborare con Global Voices. Credo perciò che la nostra comunità continuerà a crescere.</p>
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		<title>America Centrale: NO alla violenza contro le donne</title>
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		<comments>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/america-centrale-no-alla-violenza-contro-le-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cresce l'attività online per portare all'attenzione generale la questione della violenza contro le donne nell'intera regione, con parecchi blogger che riflettono variamente sul tema: è ora di dire NO alla violenza e SI a una società più paritaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/renata-avila/">Renata Avila</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/bernardo-parrella/'>Bernardo Parrella</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/26/central-america-saying-no-to-violence-against-women/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>Nell&#39;intera regione dell&#39;America Centrale sono in corso attività e campagne online per portare all&#39;attenzione generale la questione della violenza contro le donne. Molte di queste iniziative vanno attirando l&#39;interesse e la partecipazione di parecchi blogger che riflettono variamente sul tema.</p>
<p><center>
<div id="attachment_108410" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women.jpg"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women.jpg" alt="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons."  width="400" height="300" class="size-full wp-image-108410" title="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons"/></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo<br />con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p></center></p>
<p>In Guatemala, recentemente è stata rilanciata la campagna pluriannuale (che va dal 2008 al 2015) “Uniti per porre fine alla violenza contro le donne” e <em>Radio Feminista</em> informa sugli eventi in corso nel programma collettivo <a title="Blog in spagnolo" href="http://www.finalaviolencia.radiofeminista.org/">Fin a la Violencia</a> [sp]. L&#39;associazione <em>Riprendiamoci la Tecnologia</em> sta inoltre promuovendo <a title="Post in inglese" href="http://www.takebackthetech.net/take-action/16days">una maratona-blog di 16 giorni</a> [in] diffondendo nella blogosfera discussioni su temi connessi alla violenza contro le donne e a modi per prevenirla tramite l&#39;uso della tecnologia. Chiunque può <a title="Post in inglese" href="http://www.takebackthetech.net/write/blog-with-us">coinvolgersi nel progetto</a> [in] e intervenire al riguardo sul proprio blog, in qualsiasi luogo e lingua. </p>
<p><strong>Honduras</strong></p>
<p>Quando in qualche parte del mondo scoppiano delle crisi, le donne sono più  vulnerabili a subirne la violenza. Ad esempio, il blog honduregno <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/honduras-mas-feminicidio-y-violencia.html"><em>Género con Clase</em></a> [sp] ripubblica un articolo di Tacuazina Morales, che parla dell&#39;aumento dei casi di violenza e brutalità contro le donne avvenuti subito dopo il recente colpo di Stato. Ciò è parzialmente dovuto alla &#8220;&#8220; situazione di mancata protezione in cui sono venute a ritrovarsi le vittime e alla debolezza delle istituzioni preposte alla tutela dei diritti umani delle donne.&#8221; Secondo <em>Feministas en Resistencia</em>, <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/honduras-mas-feminicidio-y-violencia.html">si sono registrati circa 400 casi di violenza contro le donne </a> [sp] durante le dimostrazioni contro il colpo di Stato, incluse 23 violenze sessuali, alcune delle quali ad opera dei militari delle forze di sicurezza statali. </p>
<p><strong>Guatemala</strong></p>
<p>Nel confinante Guatemala, l&#39;impunità, che è la mancanza di processo o di punizioni per i colpevoli, è la conseguenza più seria di questo fenomeno. Secondo il blog <em>Género con Clase</em> fino al <a title="Post in spagnolo" href="http://generoconclase.blogspot.com/2009/11/poca-respuesta-de-guatemala-violencia.html">97% dei casi di violenze contro le donne guatemalteche restano impuniti</a> [sp]. Sul suo blog, il giornalista Montserrat Boix presenta diverse organizzazioni del Paese impegnate su tale tema, e mette anche in luce <a title="Post in spagnolo" href="http://montserratboix.nireblog.com/post/2009/05/23/guatemala-mujer-violencia-e-impunidad">la recente Legge contro il femmi approvata nel 2009</a> [sp].</p>
<p>Il blogger guatemalteco Ixmucane di <em>Cine Sobre Todo</em> <a title="Post in spagnolo" href="http://cinesobretodo.blogspot.com/2009/11/dia-internacional-contra-la-violencia.html">racconta delle donne migranti, particolarmente esposte alla violenza</a> [sp]:</p>
<blockquote><p>Unas de las situaciones en las que las mujeres están más indefensas es en la migración, porque están lejos del círculo familiar que las proteje, no conocen las leyes y muchas veces tampoco el idioma. Insisto que cuando hablo de migración, hablo de la migración dentro del país como hacia el extranjero. Y lo peor es que no se quiere defraudar a la familia que se queda, ya que ellos dependen muchas veces económicamente de ellas.</p>
</blockquote>
<div class="translation">Una delle situazioni in cui le donne restano senza difesa è quando emigrano, perché si trovano lontano dal circolo famigliare che le protegge, non conoscono la legge del posto, e molte volte neppure la lingua. Quando parlo di emigrazione, intendo sia quella all&#39;interno del proprio Paese che fuori. Quel che è peggio, queste donne non vogliono abbandonare la famiglia rimasta a casa, perchè molti membri di tale famiglia dipendono economicamente da loro .</div>
<p>Nella <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_Cattolica">Chiesa Cattolica</a> [it], la <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Novena">novena</a> [it] consiste principalmente nel recitare preghiere ripetute per nove giorni consecutivi per chiedere qualche grazia particolare; allo stesso modo, Julio Serrano del blog <a title="Post in spagnolo" href="http://julitoserrano.blogspot.com/2009/11/dia-i.html"><em>Fellinada</em></a> [sp] ha scritto una serie di nove articoli a mo&#39; di &#8220;novena&#8221; per illustrare la complessità della violenza contro le donne. Egli chiede inoltre la grazia di sostiture la violenza con parole d&#39;amore: come preghiere ha usato nove storie reali di diversi tipi di violenza contro le donne e conclude il post con questa riflessione:</p>
<blockquote><p>Finalmente, no es un golpe bajo hablar del amor en este día, es una postura radical, política, amar es un acto social. Desde mi masculinidad y reivindicando a la mujer en mí, y a la mujer en el otro, y a las mujeres cercanas y lejanas, a mi mamá, a mi novia, a mis amigas, a mis hermanos, a mi papá, a mis amigos, y a aquellas tres hermanas y a lo que representan para nosotros hoy, para ustedes estas palabras llenas de amor&#8221;</p>
</blockquote>
<div class="translation">Infine, non è robetta da blog parlare d&#39;amore in questi giorni, ma è una posizione radicale e politica, amare è un atto sociale. Dalla mia parte virile e da quella vendicativa femminile in me e nelle altre donne, e per quelle donne vicine e lontane, per mia madre, la mia ragazza, gli amici, i fratelli, mio padre, per quelle tre sorelle e per quanto ci sono care oggi, per tutti voi, ecco le mie parole piene d&#39;amore&#8221;</div>
<div id="attachment_108411" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.flickr.com/photos/antiguadailyphoto/4107629095/"><img src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/women1.jpg" alt="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons" title="Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo<br />con licenza Creative Commons&#8221; width=&#8221;400&#8243; height=&#8221;300&#8243; class=&#8221;size-full wp-image-108411&#8243; /></a>
<p class="wp-caption-text">Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons.</p>
</div>
<p>Rudy Girón del blog <a title="Post in inglese" href="http://antiguadailyphoto.com/2009/11/17/stop-violence-against-women/"><em>Antigua Daily Photo</em></a> [in] spiega perché dovremmo rifiutare la violenza come qualcosa di normale e perché dovremmo proporci come parte della soluzione rispetto al problema della violenza contro le donne:</p>
<blockquote><p>Non voglio sentir dire che i colpi di pistola sono una cosa normale. Mi rifiuto di considerare normali le azioni violente. Non voglio essere insensibile davanti a qualsiasi manifestazione di violenza. Non voglio vedere <a title="Post in inglese" href="http://antiguadailyphoto.com/2006/12/29/the-naked-gun/">pistole sguainate per la strada</a> [in]; davanti alle banche; nei camion che consegnano merci; e nei negozi del Paese. Non voglio esser parte del problema. Non voglio dire cose che sminuiscono le donne o qualcun altro. Non lo farò. Voglio esser parte della soluzione.</p>
</blockquote>
<p>Il mondo è in trasformazione continua, facendo emergere problemi più complessi che vanno risolti, ma grazie a Internet crescono anche le voci che partecipano alla conversazione e propongono idee per arrivare a delle soluzioni. Anche le persone più marginalizzate della società, le donne indigene povere, combattono per i propri diritti, come descritto nel <a title="Post in inglese" href="http://www.guatemalasolidarity.org.uk/?q=blog">blog Guatemala Solidarity</a> [in], perciò è ora di dire NO alla violenza e SI a una società più paritaria.</p>
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		<title>Yemen: guerra civile o conflitto per procura?</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/yemen-guerra-civile-o-conflitto-per-procura/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 05:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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		<description><![CDATA[Pur se non molti blogger sembrano occuparsi del conflitto in corso, alcuni stralci da vari post fanno risaltare una questione centrale di ampie conseguenze: si tratta di una guerra civile o di un conflitto più largo, una guerra per procura tra l'Arabia Saudita sunnita e l'Iran sciita?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/tarek-amr/">Tarek Amr</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/23/yemen-a-civil-or-proxy-war/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La <a title="Articolo originale in italiano" href="http://www.medarabnews.com/2009/11/18/la-crisi-yemenita-e-il-nuovo-scontro-settario-irano-saudita/">guerra in corso</a> [it] nello Yemen merita senz’altro l&#39;interesse di <em>Global Voices Online</em>, ma mi ha veramente colpito notare come non siano molti i blogger interessati al conflitto. Ecco quindi una serie di stralci tratti da post di blogger residenti in diversi Paesi dell&#39;area.</p>
<p>Il giornalista yemenita <em>Nasser Arrabye</em> tiene un diario su <em>Blogspot</em> per aggiornare sulla situazione. Lo scorso agosto <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/08/yemen-threatens-to-strike-al-houthi.html">descriveva</a> [in] le operazioni militari che opponevano il governo dello Yemen ai ribelli Houthi (movimento sciita <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zaydismo">zaydista</a> [it], così chiamato dal nome del fondatore Hussein al-Houthi):</p>
<blockquote><p>Il governo yemenita ha dichiarato giovedì scorso che avrebbe intrapreso azioni militari per liberare scuole ed edifici governativi usati come caserme dai ribelli Houthi a <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sa%27dah_insurgency">Sadaa</a> [in], nel nord del Paese.</p></blockquote>
<p>Il giornalista prosegue così:</p>
<blockquote><p>La dichiarazione è arrivata successivamente a notizie di intensi combattimenti avutisi questa settimana tra i ribelli e le truppe governative: negli scontri sono stati uccisi o feriti decine di soldati su entrambi i fronti.</p>
<p>“Da quando il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha ordinato l’interruzione delle operazioni militari, sabotatori e terroristi hanno continuato gli attacchi contro i cittadini e le forze di sicurezza, commettendo crimini odiosi indiscriminatamente, anche contro anziani, bambini e donne, oltre a rapimenti, case e strade distrutte&#8221;, prosegue la dichiarazione.</p></blockquote>
<p>Ma sembra che i ribelli Houthi abbiano un diverso punto di vista:</p>
<blockquote><p>I ribelli di al-Houthi hanno tuttavia affermato di essersi limitati a difendersi e di non volere un’altra guerra.</p></blockquote>
<p>Qualche mese dopo nessuno è stato più grado di fermare la guerra in corso. Ma a quel punto veniva sollevata anche una nuova domanda: nello Yemen sta prendendo piede una guerra civile o ci sono altre forze coinvolte in questo conflitto?</p>
<p>I ribelli Houthi hanno affermato che i sauditi stanno partecipando al conflitto, e che le loro truppe sono lì per sostenere il governo yemenita. Il governo, d’altro canto, l’ha negato. Nasser Arrabyee ha <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/saudi-intervention-in-war-against.html">scritto</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Un ufficiale yemenita ha negato lunedì scorso le affermazioni dei ribelli sul fatto che l’esercito abbia utilizzato una base saudita per attaccarli.</p>
<p>Le autorità saudite hanno “permesso all’esercito dello Yemen di utilizzare una loro base a Jabal al-Dukhan dalla quale hanno sferrato degli attacchi”, si legge in una dichiarazione di al-Houthi inviata via email.</p>
<p>L’ufficiale, che ha voluto restare anonimo, ha detto che al-Houthi cerca solo di nascondere i propri insuccessi chiamando in causa interferenze saudite. “Jabal al-Dukhan è in terra yemenita, non saudita”, ha aggiunto. Questa non è la prima volta che i ribelli di Al-Houthi accusano l’Arabia Saudita di intromettersi nel conflitto.</p></blockquote>
<p>Ma qualche giorno dopo Nasser Arrabyee <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/continuous-confrontations-between-al.html">ha scritto un altro post</a> [in] sul suo blog:</p>
<blockquote><p>Almeno 5 soldati sauditi e 15 ribelli Houthi sono stati uccisi nel corso di intensi combattimenti tra i ribelli e le forze saudite ad Al-Khuba e Jabal al-Dukhan, nell’area di Jaizan nel sud del Regno [saudita], hanno dichiarato fonti locali giovedì.</p>
<p>Il leader dei ribelli, Abdul Malik al-Houthi, ha dichiarato giovedì che l’esercito saudita sta bombardando le postazioni dei suoi combattenti sulla frontiera presso Al-Malahaid, a ovest di Saada, “con ogni genere di armi”.</p></blockquote>
<p>Così le dichiarazioni dei ribelli sul coinvolgimento saudita sono risultate vere, e ciò ha spinto il blogger Gregory [Johnsen] <a title="Post originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/big-question-for-saudi-arabia.html">a porre le seguenti domande</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ho l’impressione che l’idea di gettarsi in quel pantano che è la ribellione nel Nord non sia stata una decisione ben ponderata in Arabia Saudita, portando così a un’altra domanda che mi sto ponendo da un pezzo: chi è a gestire le opzioni yemenite in Arabia Saudita? Certamente non il Sultano. E anche se [il Ministro degli interni] Muhammad bin Nayef ha l’incarico di contrastare il terrorismo di Al-Qaida, l’Arabia Saudita non è gli USA e non è concentrata solo su Al-Qaida. La sua relazione con lo Yemen è complessa.</p>
<p>La mia idea è che non vi sia un preciso responsabile, ma che diversi soggetti gestiscano a turno la questione senza buone idee sugli obiettivi da perseguire, a parte rimbalzare di crisi in crisi cercando di impedire che i pazzi yemeniti e i loro problemi superino i confini.</p></blockquote>
<p>Sapphire ha lasciato un commento sul post di Gregory, <a title="Commento originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/big-question-for-saudi-arabia.html?showComment=1257592431993#c6430825506711060284">cercando di interpretare i motivi per cui l’Arabia Saudita abbia deciso in entrare in guerra</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ora, perché i sauditi hanno deciso l&#39;intervento militare in Yemen? Si dice che dopo aver dovuto concedere l’area dell’Iraq sul confine settentrionale agli sciiti iracheni, i sauditi non possano concedere e non tollerino un altro stato sciita al confine meridionale, ipotizzando che i ribelli Houthi possano riuscire a sconfiggere il governo centrale e conquistare l’indipendenza.</p></blockquote>
<p>La blogger egiziana Zeinobia <a title="Post originale in inglese" href="http://egyptianchronicles.blogspot.com/2009/11/this-is-not-regular-war-this-is.html">è preoccupata per l’intervento saudita</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Ufficialmente l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra ai ribelli Houthi; non è mia intenzione discutere se ciò sia giusto o meno, oppure se sia un conflitto all&#39;interno di un più ampio confronto regionale, ma voglio chiarire il fatto che probabilmente l’Arabia Saudita non riuscirà a vincere questa guerra in nessun modo nonostante tutta la tecnologia multimilionaria di cui dispone, semplicemente perché questa è una guerriglia tra le montagne!</p></blockquote>
<p>E prosegue così:</p>
<blockquote><p>Non so perché i sauditi abbiano scelto di impantanarsi come abbiamo fatto noi negli anni ’60, è una situazione chiaramente ironica, perché all’epoca sostenevano gli yemeniti contro di noi!!! Ho letto anzi notizie che riportano voci sull’uso di fosforo bianco contro i civili da parte dei sauditi!! È forse un <em>déjà vu</em>??!!??</p></blockquote>
<p>Ma sono solo i sauditi sono ad essere coinvolti in questa guerra? Una nave iraniana è stata bloccata al largo delle coste yemenite. Ciò ha fatto <a title="Post originale in inglese" href="http://narrabyee-e.blogspot.com/2009/11/al-houthi-linked-iranian-sailors.html">scrivere a Nasser Arrabyee quanto segue</a> [in]:</p>
<blockquote><p>Una nave iraniana carica di armi forse indirizzate ai ribelli di al-Houthi è stata intercettata il 26 ottobre 2009, sulle coste al largo di Midi, nel nord-ovest dello Yemen. L’equipaggio di 6 membri, 5 iraniani e un indiano, sono ora trattenuti per indagini nella capitale yemenita Sana’a. L’ambasciata iraniana a Sana’a ha negato che la nave stesse trasportando armi.</p></blockquote>
<p>Di conseguenza Gregory ha scritto che <a title="Post originale in inglese" href="http://islamandinsurgencyinyemen.blogspot.com/2009/11/why-why.html">nello Yemen è forse in corso un conflitto per procura</a> [in]:</p>
<blockquote><p>“Abbiamo quindi una guerra per procura tra l’Arabia Saudita e l’Iran,” ha affermato Simon Henderson (riferendosi a una dichiarazione di quest&#39;ultimo, direttore del <em>Gulf and Energy Policy</em> al <em>Washington Institute for Near East Policy</em>).</p></blockquote>
<p>Il coinvolgimento di Arabia Saudita, Iran, sunniti e sciiti, risveglia le riflessioni di Abul Maali Fayek, perché sembra che <a title="Post originale in arabo" href="http://lokmetaesh.blogspot.com/2009/11/blog-post_1876.html">stia succedendo ciò che temeva</a> [ar]:</p>
<div class="arabic">وقع ما كنا نحذر منه من إشعال الفتنة الطائفية بين السنة والشيعة،وعلى شيوخ الفضائيات أن يسنوا رماحهم ويجلسوا ليتفرجوا على معارك المسلمين بعضهم البعض،ولعل الشيخ عرعور وقناته الطائفية “قناة صفا” لعلهم يكونو قد استراحوا قليلا بعد أن شاهدوا الحرب الدائرة بين دولة عربية مسلمةوكبيرة فى الحجم والمقام هى المملكة العربية السعودية وبين مسلمين آخرين فى اليمن الشقيق هم جماعة “الحوثيين الشيعة” واستمرار تلك المعارك ليس فى صالح أحد</div>
<div class="translation">Ciò su cui vi stavo mettendo in guardia sta avvenendo, un conflitto settario tra sunniti e sciiti. E ora è il turno del clero che tramite le TV satellitari versa benzina sul fuoco del conflitto e tiene sotto controllo i combattimenti tra musulmani. E allora può essere, può essere che lo Sceicco Aarour e il suo canale satellitare “Safa” [filo-sunnita] siano felici di assistere alla guerra tra una grande e rispettabile nazione musulmana come l’Arabia Saudita e i fratelli nello Yemen, che sono sciiti Houthi. La continuazione di questo conflitto non fa bene a nessuno.</div>
<p>E in conclusione, Zeinobia <a title="Post originale in inglese" href="http://egyptianchronicles.blogspot.com/2009/11/this-is-not-regular-war-this-is.html">si chiede</a> [in] se la Lega degli Stati Arabi esista ancora e perché non assuma nessuna iniziativa per fermare questa guerra:</p>
<blockquote><p>Non so se faccia più ridere o piangere: il sangue arabo e musulmano non andrebbe versato in questo modo per mano di altri con sangue arabo o musulmano!! Alla fin fine siamo tutti fratelli.</p>
<p>Non capisco dove sia la Lega Araba quando serve, Amr Moussa pare essere fuori città, beh, secondo me sta perdendo punti come possibile candidato presidenziale [alle elezioni egiziane del 2011]!!</p></blockquote>
<div class="notes">Per ulteriori informazioni, si veda un altro recente post su Global Voices Online, <a title="Post su GVO in inglese" href="http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/saudi-arabia-well-defend-ourselves-for-the-right-reason/">Saudi Arabia: We&#39;ll Defend Ourselves - For The Right Reason</a> [in].</div>
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		<title>Sahara Occidentale: deportata Aminatou Haidar, attivista pro-indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Intra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la notorietà e i riconoscimenti a livello internazionale, l'attivista per l'indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco) è stata arrestata e deportata a Lanzarote, nelle Isole Canarie, sotto la giurisidizione spagnola. Anche Amnesty International continua a monitorare la situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/jillian-york/">Jillian C. York</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/elenai/'>Elena Intra</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/18/western-sahara-aminatou-haidar-deported/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><div id="attachment_107094" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/sahara/"><img title="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/aminatou-225x300.jpg" alt="Aminatou Haidar, foto di saharauiak" width="181" height="241" /></a><small>Aminatou Haidar, foto di saharauiak</small></div>
<p> <a title="Vedi voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aminatou_Haidar">Aminatou Haidar</a> [it] è un&#39;importante attivista per l&#39;indipendenza del Sahara Occidentale (dal Marocco). Nata nel 1967, a vent&#39;anni è stata fatta “sparire” dalle autorità marocchine a causa del suo attivismo per riemergere solo tre anni dopo. Nel 2005, Haidar è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione di protesta ed è stata condannata a sette mesi in prigione per aver “incitato violente attività di protesta.”  Amnesty International <a title="Documento ufficiale di Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/010/2005/en/e8f78dc1-d476-11dd-8743-d305bea2b2c7/mde290102005en.html">l&#39;ha considerata</a> [in] prigioniera di coscienza, mettendo in dubbio la correttezza del processo contro di lei e altre 6 persone. Dopo il suo rilascio, Aminatou Haidar è stata onorata con il <a title="Vedi voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_F._Kennedy_Human_Rights_Award">Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani</a> [in], <a title="Leggi articolo originale in inglese" href="http://afsc.org/ht/display/ContentDetails/i/15166/pid/449">, nominata</a> [in] per il Premio Nobel per la pace, e più recentemente premiata con il <a title="Vai al sito ufficiale in inglese" href="http://www.civilcourageprize.org/honorees.htm">Premio al coraggio civile</a> [in] a New York - tutto ciò per il suo impegno nel difendere i diritti umani nel Sahara Occidentale.</p>
<p>Nonostante i riconoscimenti ottenuti, fino a poco tempo fa Haidar ha vissuto in Marocco sempre con la paura di essere arrestata; cioè fino a venerdì 13 novembre quando, appena tornata a Laayoune (una città nella regione del Sahara Occidentale), è stata arrestata e successivamente deportata.  <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.csmonitor.com/2009/1117/p06s10-wome.html">Secondo la testata statunitense <em>Christian Science Monitor</em></a> [in], le autorità se la sono presa con lei per aver scritto “Sahara Occidentale” nei moduli alla dogana. Secondo gli ufficiali marocchini, Haidar ha rinunciato e “volontariamente ceduto per iscritto” la cittadinanza marocchina. La donna è stata quindi trasferita a Lanzarote nelle Isole Canarie, dove le è stata poi concessa la residenza spagnola su basi umanitarie, secondo l&#39;agenzia stampa spagnola <a title="Articolo originale in spagnolo" href="http://www.abc.es/hemeroteca/historico-16-11-2009/abc/Nacional/haidar-afirma-que-no-comera-hasta-que-no-le-permitan-regresar-a-el-aaiun_1131506786134.html">ABC</a> [sp].</p>
<p>Il blog pro-indipendenza <em>Sandblast</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://sandblast-arts.blogspot.com/2009/11/statement-morocco-expels-saharawi.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Sandblast+%28Sandblast%29&amp;utm_content=Google+Reader">ricorda</a> [in] ai lettori che Haidar non è l&#39;unica dissidente perseguitata per tale causa, infatti afferma:</p>
<blockquote><p>Dal 6 ottobre, quindici noti difensori dei diritti umani del Sahara Occidentale sono stati arrestati, detenuti e interrogati. Sette di loro, conosciuti come i Casablanca 7, sono stati processati in un tribunale militare per atti di tradimento dopo aver visitato dei parenti nei campi per rifugiati dei Saharawi, nel sud-ovest dell&#39;Algeria. Questi Saharawi sono stati bersagliati per essersi espressi contro la repressione dell&#39;occupazione marocchina nella loro patria e per aver sostenuto il diritto all&#39;autodeterminazione come è stato ricosciuto dall&#39;ONU in oltre 100 sue delibere. Ad agosto, le autorità marocchine hanno impedito a sei giovani Saharawi di andare in Gran Bretagna per partecipare al programma <em>Talk Together</em> con sede ad Oxford, che promuove il dialogo tra i giovani nelle aree di conflitto.</p></blockquote>
<p>Il blogger spagnolo <em>Bilbaobilonia</em>, riferendosi ad un recente discorso in cui il Re marocchino Mohammed VI ha affermato che chiunque sostenga l&#39;indipendenza del Sahara è un traditore, <a title="Post originale in spagnolo" href="http://bilbaobilonia.net/2009/11/18/aminatou-haidar-la-traidora/">ha espresso sostegno</a> [sp] a Haidar:</p>
<blockquote><p>Ya lo dijo el rey Mohamed VI en su <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html');" rel="nofollow" href="http://bilbaobilonia.net/goto/http://www.diariotanger.com/__n979764__Discurso_de_SM_el_Rey_a_la_Nacion_con_motivo_del_34C2B0_aniversario_de_la_Marcha_Verde.html" target="_blank">discurso conmemorativo de la Marcha Verde</a>: en Marruecos sólo se puede ser patriota o traidor.  Claro que, si alguien se toma la molestia de examinar las raquíticas libertades que promueve la dinastía alauí o la <a href="http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/marruecos-y-sahara-occidental-liberacion-inmediata-de-8-presos-de-conciencia/">persecución a la que somete a la disidencia saharaui</a> , es fácil llegar a la conclusión de que en Marruecos, la traición es la forma más noble de patriotismo.</p></blockquote>
<div class="translation">Come ha già detto il Re Mohammed VI durante il discorso per la commemorazione della Marcia Verde: un marocchino può solo essere un patriota o un traditore. Ovviamente, se qualcuno si vuol dare la pena di esaminare le stentate libertà che la dinastia Alawite promuove o la persecuzione a cui sottopone i dissidenti Saharawi, è facile concludere che, in Marocco, il tradimento è la forma più nobile di patriottismo.</div>
<p>Il blogger <em>One Hump or Two</em> <a title="Post originale in inglese" href="http://onehumportwo.blogspot.com/2009/11/aminatou-haidar-abducted-by-moroccan.html">si è dimostrato sorpreso</a> [in] per il fatto che le autorità marocchine se la prendano con qualcuno così noto: </p>
<blockquote><p>Ciò rivela che la polizia marocchina inseguirà ogni Sahrawi che sosterrà un referendum, anche quelli che hanno conoscenze e sostegni internazionali. I riconoscimenti assegnati ad Haidar (il più recente è <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.rfkcenter.org/node/387">il Premio al coraggio civile</a> [in]) avrebbero dovuto porla al di fuori di questi pericoli mostrando al governo marocchino che il mondo li sta guardando.</p></blockquote>
<p><em>Sahara Occidental </em><a title="Blog originale in inglese" href="http://saharaoccidental.blogspot.com/">continua a pubblicare aggiornamenti</a> [in] sul caso di Aminatou Haidar.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Francia: prestigioso premio letterario comporta l&#039;“obbligo alla riservatezza”?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 05:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Galati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Premio Goncourt è stato assegnato alla scrittrice e commediografa franco-senegalese Marie NDiaye, da tempo però trasferitasi a Berlino principalmente per le scelte politiche del presidente Sarkozy. Tale posizione suscita le polemiche di un parlamentare, prontamente rintuzzate dalle repliche di blogger e intellettuali francesi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/suzanne-lehn/">Suzanne Lehn</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/davideg/'>Davide Galati</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/15/france-does-prestigious-literary-award-entail-a-duty-of-restraint/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>In Francia l’avvio della stagione letteraria di quest’anno ha visto la scrittrice e commediografa franco-senegalese <a title="Pagina originale di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marie_NDiaye">Marie NDiaye</a> [in] vincere il <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Goncourt">Premio Goncourt</a> [it] da tempo atteso [come prima scrittrice di colore e, più in generale, prima donna dal 1998]. Tuttavia da due anni la Ndiaye e famiglia si sono trasferiti a Berlino, soprattutto per le scelte politiche del presidente Nicolas Sarkozy. L’anno scorso, la giuria di questo prestigioso premio ha suscitato clamore selezionando come vincitore lo scrittore afgano <a title="Pagina originale di Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atiq_Rahimi">Atiq Rahimi</a> [in] per il suo romanzo in lingua francese <em>Syngué Sabour</em> [La pietra della pazienza]. La scelta di oggi sarà un’ulteriore opportunità per celebrare le differenze in una società francese in mutamento? O questo momento verrà invece rovinato dalle polemiche?</p>
<p>DW-World <a title="Articolo originale in inglese" href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,4884146,00.html">spiega</a> [in] :</p>
<blockquote><p>In un’intervista concessa alla rivista “Inrockuptibles” l’estate scorsa, la Ndiaye ha dichiarato come la decisione di lasciare la Francia per trasferirsi a Berlino fosse dovuta “principalmente a causa di Sarkozy”.</p>
<p>La polemica è cominciata quando Eric Raoult, parlamentare e membro del partito di governo UMP del presidente Sarkozy, ha presentato un’interrogazione al Ministro della cultura rispetto a tali dichiarazioni della NDiaye sul presidente, raccomandando di ricordare alla scrittrice l&#39;“obbligo alla riservatezza” che compete ai vincitori del Premio Goncourt.</p>
<p>Come risposta, l’establishment culturale francese è intervenuto nel dibattito accusandolo di atteggiamenti censori. Bernard Pivot, un membro della giuria del Goncourt, ha accusato Raoult di non saper nulla della scena letteraria.</p></blockquote>
<p>La NDiaye, nata nel 1967 da madre francese e padre senegalese, ha vinto il premio Goncourt con il romanzo “Trois femmes puissantes” (“Tre donne potenti”), la storia di tre donne che fanno la spola tra la Francia e il Senegal e sulle esperienze infernali dell’emigrazione dall’Africa.</p>
<p>“La storia di questi migranti è stata già raccontata molte volte, ma sarei felice di poter contribuire a farne comprendere meglio il destino,” ha spiegato la Ndiaye.</p>
<p>Cos’ha scatenato le ire di Eric Raoult? Niente meno che un intervista della scrittrice, quando in risposta alla domanda della <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.lesinrocks.com/actualite/actu-article/t/1257862620/article/raoultndiaye-on-nest-plus-en-1942/">rivista <em>Les Inrocks</em></a> [fr]: “Sta bene nella Francia di Sarkozy?”, ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>« Je trouve cette France-là monstrueuse. Le fait que nous (avec son compagnon l’écrivain Jean-Yves Cendrey, et leurs trois enfants – ndlr) ayons choisi de vivre à Berlin n’est pas étranger à ça. (…) Je trouve détestable cette atmosphère de flicage, de vulgarité… »</p></blockquote>
<div class="translation">“Trovo questa Francia mostruosa. Il fatto che noi (la Ndiaye, il suo compagno, lo scrittore Jean-Yves Cendrey, e i loro tre figli) abbiamo deciso  di trasferirci a Berlino non è estraneo a questo motivo. (…) Trovo odiosa questa atmosfera piena di volgarità, di atteggiamenti polizieschi…”</div>
<p>Il noto blogger e avvocato <a title="Post originale in francese" href="http://www.maitre-eolas.fr/post/2009/11/12/Prix-Busiris-pour-Éric-Raoult"><em>Maître Eolas</em></a> [fr] demolisce l’affermazione di Eric Raoult in un post ironico e ben argomentato, assegnandogli alla fine il “Premio Busiris” (“buse” può essere tradotto con “zuccone”).</p>
<p>Innanzitutto corregge un errore grammaticale:</p>
<blockquote><p>Tout d’abord, et le ministre de la culture et de la communication aura rectifié de lui-même, le devoir de réserve ne peut en tout état de cause être dû aux lauréats mais dû par les lauréats : cette erreur de préposition fait du lauréat le créancier alors que dans <del datetime="2009-11-13T17:48:02+00:00">l’esprit</del> la tête du député, il en serait évidemment le débiteur.</p></blockquote>
<div class="translation">Tanto per cominciare, e il Ministro della Cultura e della Comunicazione l&#39;avrà già corretto da sé, l’obbligo di riservatezza non è dovuto <em>ai</em> vincitori del premio, ma piuttosto dovuto <em>da</em> vincitori del premio: questa preposizione sbagliata fa del vincitore un creditore mentre <del datetime="2009-11-13T21:16:34+00:00">nello spirito</del> nella testa del deputato diventa invece un debitore.</div>
<p>E dal punto di vista giuridico? Tra i testi citati, il blogger richiama naturalmente la <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_dei_diritti_dell%27uomo_e_del_cittadino">Dichiarazione dei Diritti Umani e del Cittadino del 1789</a> [it] insieme alla <a title="Pagina originale di Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_europea_per_la_salvaguardia_dei_diritti_dell%27uomo_e_delle_libert%C3%A0_fondamentali">Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani</a> [it]. E l’”obbligo di riservatezza” viene tradizionalmente richiesto ai servitori dello Stato?</p>
<blockquote><p>Le devoir de réserve est souvent invoqué à tort et à travers par des gens qui n’y ont rien compris comme interdisant à un fonctionnaire de s’exprimer, y compris parfois sur des affaires purement privées.</p></blockquote>
<div class="translation">L’obbligo di riservatezza è spesso invocato a vanvera da persone che non capendone nulla lo utilizzano per proibire a funzionari dello Stato di esprimersi, a volte persino su affari puramente privati.</div>
<p>L’avvocato conclude la sua argomentazione sulla disonestà del deputato, prima di assestargli il colpo di grazia:</p>
<blockquote><p>Ajoutons à cela qu’en 2005, en tant que maire du Raincy, lors des émeutes de l’automne, il fut le premier à proclamer l’état d’urgence dans sa commune pourtant épargnée par les actes de violence afin de griller la politesse au premier ministre, ce qui montre une certaine tendance à la gesticulation inutile pour attirer l’attention sur lui.</p>
<p>Ce qui établit en même temps le mobile d’opportunité politique, et emporte la décision.</p></blockquote>
<div class="translation">Aggiungiamo a tutto questo il fatto che nel 2005, quand’era sindaco di Le Raincy, durante le rivolte autunnali nelle banlieues, [Raoult] fu il primo a proclamare lo stato d’emergenza nel suo comune, sebbene risparmiato dalle violenze, pur di anticipare il primo ministro, il che dimostra una certa tendenza ad agitarsi inutilmente pur di attirare l’attenzione su di sé.<br />
Ciò chiarisce al contempo il movente dell’opportunismo politico, e ne spiega la decisione.</div>
<p>Altri blogger hanno usato toni altrettanto aspri.</p>
<p>Su <em>Art contemporain, la peau de l&#39;ours</em>, Philippe Rillon <a title="Post originale in francese" href="http://rillon.blog.lemonde.fr/2009/11/10/marie-ndiaye-eric-raoult-et-le-devoir-de-reserve/">scrive</a> [fr]:</p>
<blockquote><p>Nous comprenons fort bien que le devoir de réserve s’impose à tout serviteur de l’Etat; mais depuis quand la littérature et les auteurs sont ils assimilés aux fonctionnaires avec leurs droits et devoirs?</p>
<p>Nous avions déjà une “Culture administrée”, nous voici maintenant “artistes fonctionnaires” comme si Paris était Berlin-est d’avant la chute du mur…</p>
<p>(…)</p>
<p>Il serait quand même étonnant qu’au lendemain d’une hyper-médiatique commémoration de la chute du mur, ce godillot vienne gâcher le spectacle idylique des dominos qui tombent.</p></blockquote>
<div class="translation">Comprendiamo bene l’obbligo di riservatezza come regola da imporre a tutti i servitori dello Stato; ma da quand&#39;è che la letteratura e gli scrittori sono assimilati ai funzionari pubblici con gli stessi diritti e doveri?</p>
<p>Abbiamo già avuto una “Cultura amministrata”, eccoci ora agli “artisti di Stato” come se Parigi fosse la Berlino Est prima della caduta del muro…</p>
<p>(…)</p>
<p>Non sarebbe stupefacente se all’indomani dell’ipermediatica commemorazione della caduta del muro questo suo convinto sostenitore rovinasse la visione idilliaca del domino in rovina?</p></div>
<p>Nel frattempo Marie Ndiaye, dopo un tentativo di smorzare i toni in un’<a title="Pagina originale in francese" href="http://www.europe1.fr/Culture/Ndiaye-revient-sur-ses-propos-excessifs-sur-Sarkozy/%28gid%29/253818">intervista a Radio Europe 1</a> [fr], che nel trambusto è passata inosservata, ha fatto appello al Ministro francese della Cultura Frédéric Mitterand. Quest’ultimo <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.leparisien.fr/flash-actualite-culture/marie-ndiaye-persiste-et-signe-frederic-mitterrand-juge-la-polemique-anecdotique-et-ridicule-12-11-2009-708919.php">giudica</a> [fr] la polemica “banale” e “ridicola”, e i <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2009/11/13/01011-20091113FILWWW00566-ndiaye-raoult-ne-regrette-rien.php">protagonisti</a> [fr] continuano a restare fermi sulle <a title="Articolo originale in francese" href="http://www.marianne2.fr/Marie-NDiaye-ou-la-fable-de-l-ecrivain-rebelle_a182772.html?com">rispettive posizioni</a> [fr].</p>
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		<title>Danimarca: immigrati pagati per lasciare il Paese</title>
		<link>http://it.globalvoicesonline.org/2009/11/danimarca-immigrati-pagati-per-lasciare-il-paese/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 04:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Diel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli immigrati di Paesi "non occidentali" ricevono 100.000 corone se rinunciano volontariamente alla propria residenza legale e tornano a "casa". Solo una delle originali iniziative promosse dal Partito Popolare danese anti-immigrazione per dimostrare la  scarsa accettazione degli stranieri, in particolare quelli di religione musulmana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<em>articolo originale di<a href="http://globalvoicesonline.org/author/solana-larsen/">Solana Larsen</a>  &middot; tradotto da <a href='http://it.globalvoicesonline.org/author/laurad/'>Laura Diel</a> &middot;  <a href='http://globalvoicesonline.org/2009/11/11/denmark-immigrants-offered-money-to-leave-the-country/'>vai all&#39;articolo originale</a></em> 
<br /><p>La Danimarca <a title="Articolo in inglese" href="http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1226698/Denmark-pay-immigrants-12-000-home-wont-assimilate.html?ITO=1490">offre agli immigrati</a> [in] di Paesi &#8220;non occidentali&#8221; 100.000 corone danesi (20.000 dollari statunitensi) se rinunciano volontariamente alla propria residenza legale per fare ritorno a &#8220;casa&#8221;. Questa è solo una delle originali iniziative promosse dal Partito Popolare danese anti-immigrazione per dimostrare la  scarsa accettazione degli stranieri, in particolare quelli di religione musulmana, in questa <a title="Voce su Wikipedia in italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danimarca">piccola nazione europea con 5,5 milioni di abitanti</a> [it].</p>
<p>Secondo il Partito Popolare, membro della coalizione dei due partiti di destra a capo del governo, ricompensando gli immigrati per lasciare la Danimarca <a title="Articolo originale in danese" href="http://www.tv2east.dk/artikler/udlaendinge-faar-100000-kr-tage-hjem">lo Stato potrà risparmiare sul lungo termine per i servizi sociali ed evitare molti “problemi”</a> [da]. “Costa parecchio avere degli immigrati mal integrati nella società danese,” ha affermato il portavoce del partito sui temi finanziari, Kristian Thulesen Dahl. Anche le autorità locali interessate a incoraggiare gli immigrati a lasciare il Paese hanno creato dei fondi per la campagna. Il governo non ha ancora calcolato quante persone potrebbero accettare l’offerta.</p>
<p>Circa <a title="Voce su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Denmark#Demographics">il 10% della popolazione</a> [in] è composta di immigrati o discendenti di immigrati compresi quelli provenienti dai Paesi confinanti e da altre parti del mondo. Negli ultimi anni il tema principale in politica e sui media sono stati l&#39;“integrazione” dei musulmani e altri immigrati &#8220;non occidentali&#8221;, e le tensioni sorte da un percepito scontro culturale. I politici danesi hanno creato alcune delle leggi immigratorie più restrittive di tutta l’Europa e continuano per questo a ricevere consensi nei sondaggi.</p>
<p><strong>Quanto per lasciare il Paese?</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-105774" title="pagina di facebook" src="http://globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/11/facebook-page-screenshot-300x262.png" alt="facebook page screenshot" width="300" height="262" />Per protestare contro la legge, <a title="Pagina di Facebook" href="http://www.facebook.com/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=191919317436">un gruppo pubblico su Facebook</a> [da] ha organizzato una campagna ironica per raccogliere 100.000 corone e convincere il leader del Partito Popolare danese, Pia Kjærsgård, a lasciare il Paese.</p>
<p>Il gruppo conta oltre 16.000 membri e il motto recita: “100.000 corone, cari amici, e forse lo farà”. I creatori del gruppo promettono di offrire una cifra più alta al Ministro dell&#39;integrazione Birthe Rønn Hornbech,  del Partito Liberale al governo, qualora anche lei fosse disposta a lasciare il Paese.</p>
<p>Il dibattito nel gruppo Facebook si è fatto acceso. Alcuni fanno commenti spiritosi su chi altro andrebbe cacciato dal Paese o cos’altro gli si dovrebbe fare, mentre altri ribattono che si tratta di un’offerta generosa del governo e che andrebbe accolta dagli immigrati che non sono felici in Danimarca e preferirebbero andarsene. Uno degli intervenuti ha espresso disaccordo per la grande pubblicità fatta e ricorda a tutti come una simile politica sia in vigore da diversi anni, sebbene la somma di denaro offerta fosse dieci volte inferiore. </p>
<p><em>Dan Cornali Jørgensen</em> commenta su Facebook [da]:</p>
<blockquote><p>Jeg har måske misforstået konceptet?<br />
Drejer det sig ikke om et lovforslag som giver ikke-integrerbare udlændige mulighed for at sige ja-tak, til en check på 100.000 kr. mod tilsagn om frivilligt at rejse hjem til deres oprindelsesland? Umidelbart virker det storsindet og absolut humanistisk, da vi må formode at 100.000… kr. er en anseelig formue i det pågældende land, og nok til at starte en anstændig tilværelse i det land som de tilsyneladende har så stærk tilknytning til…</p></blockquote>
<div class="translation">Ho forse inteso male il concetto?<br />
Si tratta mica di una legge che darebbe l’opportunità agli stranieri non integrati di dire “sì, grazie” a un assegno di 100.000 corone per ritornarsene volontariamente a casa nel loro paese di origine? Iniziativa magnanima e assolutamente umanitaria poiché va considerato che 100.000 corone sono una fortuna in certi Paesi e una somma sufficiente per rifarsi una vita decente nella nazione alla quale sembrano essere profondamente legati…</div>
</p>
<p><strong>I pensionati devono comunicare viaggi di durata superiore ai 2 mesi</strong></p>
<p>Un’altra iniziativa proposta questo mese dal Partito Popolare danese è una legge che <a title="Articolo in danese" href="http://www.berlingske.dk/politik/meldepligt-til-alle-pensionister">richiede a tutti i pensionati e a coloro che si sono ritirati prematuramente dal lavoro</a> [da] di informare il proprio Comune quando viaggiano fuori dal Paese per oltre due mesi di seguito. Presumibilmente l’obiettivo è quello di impedire alla gente, “ad esempio gli iracheni”, di ricevere la pensione in Danimarca pur avendo contemporaneamente dei salari in un altro Paese. L’esempio più noto è quello della deputata iracheno-danese, Samia Aziz Mohammad, che si è scoperto ricevere sussidi pensionistici nonostante il Parlamento iracheno le pagasse un elevato salario. Nel frattempo la deputata <a title="Articolo in danese" href="http://politiken.dk/indland/article812531.ece">ha restituito il denaro al governo danese</a> [da]. La stampa locale ha poi scoperto come un <a title="Articolo in danese" href="http://politiken.dk/indland/article761845.ece">altro pensionato</a> [da] fosse pagato dal Parlamento curdo.</p>
<p>I membri del Parlamento, sia quelli del Partito Liberale sia del Partito Popolare, hanno sostenuto che le nuove restrizioni ridurranno inoltre le vacanze di finti rifugiati nei Paesi di origine e il rimpatrio di familiari che trascorrono troppo tempo all&#39;estero.</p>
<p>La più importante associazione di pensionati in Danimarca, DaneAge, è <a title="Articolo in danese" href="http://www.kristeligt-dagblad.dk/artikel/345067:Danmark--Pensionister-raser-over-ny-meldepligt"> è andata su tutte le furie</a> [da] perché così tutti i pensionati danesi verrebbero in pratica sospettati di frode. Molti <a title="Articolo in danese" href="http://debat.bt.dk/index.php?id=1&amp;view=single_thread&amp;cat_uid=3&amp;conf_uid=65&amp;thread_uid=23198&amp;page=1">commenti apparsi sui giornali </a> [da] sostengono questo tentativo governativo di ridurre le frodi, mentre altri lo paragonano ai divieti di transito imposti in passato dalla Repubblica Democratica Tedesca.</p>
<p>Un blogger danese, <a title="Post in danese" href="http://sitestory.dk/wordpress/2009/11/08/pensionisters-meldepligt-er-chikane-og-tom-signalpolitik/">Erik Bentzen su <em>Dette og Hint</em></a> [da] scrive:</p>
<blockquote><p>Enhver kan sige sig selv, at meldepligten ikke dæmmer op for noget som helst, da den ikke indebærer nogen form for effektiv kontrol.</p>
<p>Det er ren chikane og tom signalpolitik, som øger kommunernes administrative arbejde til ingen verdens nytte.</p>
<p>Reglen er så amøbeintelligent, at den forhåbentlig giver bagslag, næste gang pensionisterne skal til stemmeurnerne.</p></blockquote>
<div class="translation">Chiunque può rendersi conto di come la nuova legge non fermerà alcuna frode, poiché non implica nessun tipo di controllo concreto. </p>
<p>Si tratta semplicemente di un fastidio e di vuota politica simbolica, che aumenta il lavoro amministrativo dei governi locali senza alcun motivo.</p>
<p>Questa legge rivela l&#39;intelligenza di un&#39;ameba e speriamo di vedere la reazione negativa dei pensionati la prossima volta che voteranno.</p></div>
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